La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


giovedì 19 giugno 2008

Il Monte Alto….è proprio alto!!!

Giornata di riposo e di riposare non se ne parla proprio.
Due commissioni, un aperitivo al bar con Dado e poi a casa, vestizione da ciclista e via tra i campi.
Il terreno è pesante, non drena l’acqua caduta per quasi due mesi di seguito, le pozzanghere sono profonde e le ruote grasse di Valchiria vi affondano e la fatica si fa sentire nelle gambe.
Oggi voglio salire sul monte Alto, fino alla croce e seguire il tracciato della Franciacortabike che si terrà il 29 giugno.
Attraverso Cortefranca evitando la strada asfaltata, conosco ogni sentiero qua attorno e mi avvicino al cimitero di Nigoline, una salita non male a ciottoli e poi asfalto fino in cima: tre tornanti spacca polmoni prima di tornare sulle strade bianche che attraversano i vigneti della Franciacorta.
Via veloce ora ed attraverso Adro e guardo il monte da lontano, come un miraggio che si presenta davanti agli occhi ma che non riesci a toccare, un traguardo che voglio toccare e mettere in tasca oggi pomeriggio.
Cavolo che caldo che fa, dopo tanta pioggia il sole è implacabile, come se volesse riprendersi il tempo perduto nascosto dietro le nuvole.
La pendenza della strada aumenta poco alla volta ed inizia ad avvicinarsi il momento di scalare e di alzarsi in sella…. Da lontano il monte mi guarda dall’alto ed io guardo lui, so che sarà fatica e sudore ma voglio provarci ed anche se sono sola in sella oggi e sarebbe sempre meglio essere in due, non si sa mai, mi avvicino sempre piu e la salita aumenta la pendenza e ed dura davvero ora.
Il passaggio in un borgo medioevale, una fontanella e decido che è meglio riempire la borraccia mezza vuota, la sete è sempre uno dei miei problemi; conosco questa strada, l’ho fatta spesso e quei tre tornanti sono proprio tosti ma non mollo, metto il rampichino e spingo sui pedali fino in cima. Un automobilista mi sta dietro ed evita di sorpassarmi in curva, mi ha lasciato il tempo di rientrare nel tornante, grazie davvero…. Un incitamento dal finestrino fa piacere, sempre!!
Su, su, sempre piu su fino alla cava poi la chiesetta degli alpini ed ancora la strada bianca che sale ancora e si trasforma in una pietraia… ma ho il tempo di vedere centinaia di farfalle di tutti i colori! Uno spettacolo incredibile tant’è che mi fermo e penso “ chissà se la loro polverina mi può dare una mano ad andare più veloce..”, l’ho raccontato talmente tante volte ad Elsa che quasi ci credo anche io… Ma si dai, qualche volta è bello credere anche alle favole che ci hanno raccontato da ragazzini e che ora raccontiamo ai nostri figli, la polvere di farfalla fa volare!
Ed allora dai che si pedala su per la salita e zitti!
E magari…. Quanto è tosta, alcuni pezzi li faccio a piedi, non riesco proprio a pedalare fino su. Poi il fango non aiuta di certo. Dove il sole non è riuscito a passare tra le foglie degli alberi del bosco è un pantano pazzesco, sprofondi con ruote, scarpe e non ne vieni fuori se non a spinta.
Ho perso di vista le frecce rosse che segnano il percorso e ad un certo punto ho perfino l’impressione di essere già passata da quel punto, oppure sono solo stanca e non molto obbiettiva, non so bene ma vado avanti.
Una freccia la vedo e mi indica ancora di salire e quello che vedo non mi piace: un solco profondissimo in un mare di fango d’argilla rossa, non riesco quasi a stare in piedi da ferma, spingere la bike diventa davvero difficile, continuo a scivolare e stò pensando seriamente di tornare indietro ma non cambierebbe di molto la situazione, avrei lo stesso problema scendendo… arranco su e su ed ancora e, finalmente, vedo che spiana, ci sono degli alberi e finalmente vedo la croce della cima.
Sono arrivata, stanca morta ma in cima.
Devo scendere ora e non sarà facile vista la salita e poco dopo iniziano i guai davvero: fango fango e fango ovunque! E quando questo finisce inizia la discesa tecnica nella pietra ed io la trovo un po’ da folli.
Scendo a piedi e faccio una gran fatica a stare in piedi anche cosi, cado e mi rialzo ed alla fine non so neppure quante volte sono caduta.
Sono letteralmente ricoperta di fango da capo a piedi, sono sprofondata fino alle caviglie e le scarpe sono avvolte da una massa uniforme marroncina.
Quando arrivo in fondo, tra i campi, mi siedo un attimo a riposare ed a pensare: non so se la faccio questa gara, non sono cosi brava e quelle discese sono davvero al di fuori della mia portata; ci ho messo quasi quattro ore per fare quello che sarebbe meta del percorso di gara, forse è meglio rinunciare stavolta.
Giro la bike verso casa, ancora una mezz’ora in sella prima di arrivare, mi ci vorrà tempo per lavare Valchiria, la catena da ingrassare e poi metterò me in lavatrice!
Però stò cosi bene dopo, la stanchezza pesa sulle spalle e nelle gambe, andrò a letto presto e domani sarò di nuovo pronta per un altro giro tra le mie vigne, sui miei monti e forse avrò anche il coraggio di domare quella brutta bestia che è la Franciacortabike!!!!

Kathy Pitton

lunedì 26 maggio 2008

12 ore mtb del Magredi


Ci ho messo un pochino di tempo a capire quale fosse il significato di questa parola…. terre magre.
Quella materia magra composta di terra e sassi che poco regala agli uomini anche se lavorata, tipica di questa parte del Friuli, ed è in queste terre che ho voluto provare una nuova avventura endurance di mtb a cavallo della mia Valchiria.
Due e-mail per inviare l’iscrizione, la risposta da parte dell’organizzazione e via che si parte, un sabato mattina, alla volta di San Quirino, Pordenone.
Accetto la sfida con me stessa per questa 12 ore che parte a mezzanotte del sabato ed arriva all’ora di pranzo della domenica, una battaglia con la stanchezza, il sonno ed il freddo.
Anche in Friuli in tempo è stato inclemente negli ultimi giorni ed ha piovuto tanto da lasciare vaste pozzanghere e veri e propri laghetti all’interno del parco che ospita questo evento sportivo.
All’arrivo ho la fortuna di incontrare proprio uno degli organizzatori, Livio, ed è sempre lui che mi indica dove parcheggiare e piantare la tenda che sarà il mio “campo base” durante tutta la gara.
Il posto affidatomi è esattamente sul percorso, accanto all’arrivo, ai servizi ed al tendone ristoro.
Il tempo passa veloce tra il piantare picchetti e far si che la tenda non mi crolli sulla testa ed il sistemate tutto quanto occorre; ho anche il tempo di provare il percorso prima che faccia buio, lo percorro piano e cerco di memorizzare i passaggi più ostici e tecnici, con la notte sarà più difficile capire come comportarsi in gara.
Il terreno è davvero pesante in alcuni punti ma ho passato di peggio in altre gare ed il pensiero corre alla 24 ore di Idro dello scorso anno, un mare di fango ed acqua che ci ricopriva dalla testa ai piedi, ti si appiccicava addosso e appesantiva la bike tanto da doversi fermare spesso a lavarla.
La sera arriva ed un cielo sempre più scuro non promette nulla di buono ma tutti siamo li, col naso per aria e diciamo “ma non vedrai, non pioverà stanotte…”, un modo come un altro per convincere noi stessi che andrà tutto bene ed anche l’evidenza delle prime gocce di pioggia non ci fa arrendere.
Ordiniamo la pizza tutti assieme e nel capannone centrale si cena e si conversa.
Mi ero messa un po’ in disparte, defilata, non conosco nessuno dei bikers friulani ma loro mi chiamano e mi invitano al loro tavolo; non siamo in tantissimi, molte squadre hanno dato forfait per il tempo, altre non hanno confermato l’iscrizione ed è un peccato perché i ragazzi dell’organizzazione si sono dannati per far si che andasse tutto bene; scopro pure che sono quasi tutte squadre dei vigili del fuoco e tra loro dei veri campioni che difendono i colori nazionali in gare di grosso livello.
Alla fine della cena sono “adottata” vigile del fuoco anche io.
Decido di riposare un po’ prima della gara ma dormire è impossibile, l’adrenalina fa battere il cuore veloce ma li, sdraiata in tenda, ripenso al percorso, cerco di vederlo nella mia testa come se fossi in bike e memorizzo quei due o tre passaggi che non mi piacciono molto.
Mi accorgo anche che mi pervade una calma serena, una consapevolezza: so che ce la posso fare, con calma come sempre ma arriverò fino in fondo; e so che dovrò dosare le forze, non ho cambio in corsa durante la gara, sono nella categoria Only e qua la classificano Extreme!
Ho preparato una serie di borracce, barrette energetiche, qualche piccolo panino, qualche cosa di dolce, tutto a portata di mano ed avendo la tenda vicino al percorso devo solo fare una piccolissima deviazione di alcuni metri per fare rifornimento…. E proprio carino il mio campo base con tanto di picchetto fuori e le insegne del G.C. Iseo scritte in rosso, ho fatto le foto per i posteri!
Dai che è ora, mezzanotte di avvicina; si parte in stile Le Mans, a piedi o di corsa e la bike 300 metri più avanti. Tutti quanti decidono di partire a piedi, c’è tutta la notte per correre,.
Via nel parco, lungo i muri perimetrali di questo bel posto, e poi fuori, sulle strada che fiancheggia i muri stessi e di seguito nel magredo friulano.
I primi giri scorrono veloci, i km si accumulano nelle gambe ma è tutto ok…. E poi il buio mi assale! La batteria dei fari ha mollato di punto in bianco e mi ritrovo all’oscurità più completa circa a metà percorso ed un attimo di paura e di smarrimento… che faccio ora?
Meno male che sono in una zona del percorso in cui si vedono le luci del paese vicino, in mezzo ai campi sarebbe stato molto peggio! Vado a memoria per un chilometro e mezzo poi mi raggiunge un altro ciclista e gli chiedo di rallentare giusto il tempo di uscire su strada: seguo la sua luce e ben presto sono all’arrivo, lo passo gridando “21” il mio numero per i giudici di gara e di corsa a cambiare la batteria.
Di nuovo nella notte spingendo sui pedali ma dopo tre ore inizia un diluvio incredibile, è talmente forte la pioggia che seppur con i fari al massimo quasi centro un albero all’interno del parco…ero a destra e credevo di essere dal lato opposto del sentiero.
Molti come me decidono di fermarsi un poco, sparando spiova velocemente o, almeno, si riduca l’intensità del temporale: mi rifugio nella tenda, mangio qualche cosa e mi stendo sul materasso ed iniziano i guai….i muscoli sentono la stanchezza ed il freddo e lo stare fermi non aiuta di certo. Mi avvolgo nella coperta dopo essermi cambiata e messa cose asciutte e poco a poco mi rilasso, mi scaldo e mi viene sonno!!! No non va bene cosi, sono le quattro e mezza del mattino, non si dorme ma si pedala! Meno male che il gallo dei contadini li vicino mi viene in aiuto tant’è che tutto ad un tratto si mette a cantare nonostante sia notte fonda, diluvi di brutto ed il sole sia in vacanza alle Barbados.
Dai Kathy che si riparte. Un the caldo dai ragazzi allo stand e via in sella a Valchiria per un altra lotta nel fango.
Ed è lotta davvero stavolta, fango ovunque ed in alcuni tratti si scivola, l’acqua non viene drenata dal terreno e sono talmente vaste le pozzanghere che puoi fare ciò che vuoi ma devi entrarci per passare oltre; ho fango sul viso, tra i denti e su per il naso, non capisco piu dove finisce il pantaloncino e dove iniziano le mie gambe ma tengo duro e via un giro dopo l’altro ed il cielo si schiarisce poco alla volta ed alzo il viso per far si che la pioggia mi lavi via un po’ di fango.
E qua la domanda di molti è: perché lo fai?
Il cosa mi spinga o ci spinga a fare questo non lo so, so solo che spesso, in queste “battaglie” contro gli elementi, la pioggia ed il fango, trovo il tempo per combattere altre battaglie, per sconfiggere altri demoni e paure e mi sento BENE ed ho sempre una gran voglia di ridere quando rivedo le foto, di come sono conciata all’arrivo di qualche gara, altro che Signora in tacchi a spillo e rossetto, sembro la reclame di una guerra di fango che però vinco!!!
Alle 8 del mattino la direzione di gara decide che per le condizioni pessime del tempo e del terreno, la gara viene interrotta e la classifica stilata in base ai risultati conseguiti sino a quell’ora.
Cerchiamo di lavare via il fango da noi stessi e dalle bike (prima loro), riesco a rendermi presentabile con tanto di gonna, maglietta e rossetto… siamo donne no? E che diamine ci spetta di diritto il farci belle!!
Iniziamo a smontare tutto, tenda e picchetti e poi ci avviciniamo al tendone ristoro per qualche cosa di caldo e le premiazioni.
La squadra che vince è la squadra dei vigili del fuoco che il prossimo mese andra ai campionati a Cuneo se non sbaglio… bravi ragazzi, tutti bravi.
Alla fine tocca anche a me.
Sono abituata ad avere spesso la maglia nera della mia squadra e se non me la danno mi arrabbio pure ma stavolta sono in cima: un trofeo per essere l’unica donna che ha finito la gara, un altro ancora per essere una lady categoria Extreme ed uno stupendo cesto con ogni ben di Dio dentro.
La mia foto ricordo e la promessa di tornate il prossimo anno magari con altri compagni di squadra a rifare una gara che mi è piaciuta, tempo a parte!!!
Ma al tempo, all’età ed alle donne non si comanda.

Kathy Pitton

lunedì 12 maggio 2008

Una Conca d’Oro un po’ ammaccata.

Torno in Val Sabbia con la mia mtb dopo quasi un anno e combino un mezzo disastro! Probabilmente doveva andare cosi, ma va bene lo stesso.
Era un sacco di tempo che pensavo di fare questa gara, ne avevo letto sulle riviste di Mountain bike e sul web, mi attirava questa sfida alle porte di casa; un sacco di km da gennaio ad ora, 10 gare nel carnet personale e per prepararmi meglio i consigli di amici ciclisti più esperti…
Ci sono arrivata preparata, non sono un razzo in salita e conosco i miei limiti pertanto sono partita consapevole di dover faticare ed anche se ho la bike nuova, la mia Valchiria, le gambe sono sempre le mie vecchie gambe ed io sono sempre la vecchia Kathy.
Ma stavolta ci vorrà un po’ di tempo per riprendersi, dovrò leccarmi le ferite per qualche giorno.
Ormai siamo come il Trio Lescano del secolo scorso, Dado e Zambo mi fanno da spalle e via che si parte alle sette del mattino per Odolo.
Arriviamo presto, Mauro conosce tutte le scorciatoie, parcheggiamo tra altri furgoni, il colore di sempre ci avvolge ed è un piacere ascoltare i mille dialetti italici e le lingue straniere di quanti, come noi, passano i loro giorni di festa pedalando.
Ci sono tutti i campioni oggi, una griglia d’onore con nomi famosi, quelli che la bike la “usano” per lavorare.
Qualche volta li invidio per il tempo che possono dedicare allo sport che amo cosi tanto, ma forse mi diverto più io che pedalo solo per passione, dovendo rubare tempo al sonno ed alla mia famiglia per allenarmi.
Dai che si parte, ho il 1511 di pettorale.
Zambo parte alle 10 con la marathon, Dado ed io alle 11 per la classic, un percorso meno lungo e massacrante ma tosto da matti ugualmente.
Via e si inizia subito a salire ma scorre veloce sia la strada sotto le ruote che il tempo e ben presto si incrocia il percorso della marathon ed iniziano a passare alcuni che mi conoscono e mi incitano…Dai non mollare!!!
Mai si molla, assolutamente, devo essere proprio ko per fermarmi.
Il 20 km segnerà la fine della mia gara con gli altri e l’inizio della mia gara personale.
Discesa in single track, veloce e tecnica. Ci ho messo anni ad imparare a scendere senza danno da quei sentieri ed ora volo sulle ruote, impari sulla tua pelle come si fanno le curve, come si salta e come si schiva… ma se lungo il percorso salgono due ragazzini in bici per emulare i grandi che vedono in gara e te li trovi davanti all’improvviso, hai pochissimo secondi per decidere: o addosso a loro o a lato.
Sarà l’istinto materno, sarà quel non so che ma ho deciso di gettarmi a lato e mi si è capovolto il mondo. Sono rimasta senza fiato per la botta alle costole e velocemente mi sono arrivate alla mente le immagini di me stessa alla Gimondi del 2004, caduta nel canalone all’inizio della gara e fine della stessa dopo 4 ore di fatica pura con le costole rotte e non ti dico le botte varie.
Tagli, escoriazioni e quel dolore sordo che non passava ed uno dei due ragazzino che mi chiede con uno sguardo terrorizzato se stò bene.
Non sono riuscita a rispondere.
Dieci minuti ferma per poi decidere di ripartire; qualche biker mi ha chiesto se tutto era ok, facevo un cenno con la testa ma credo fosse più per rassicurare me stessa che loro.
Alla fine della discesa ho cercato qualcuno dell’organizzazione ma non ho trovato nessuno ed ho continuato.
Quando alla fine ho visto qualcuno dell’assistenza mi sono sentita dire che non avevano il servizio scopa e dovevo tornare in bike comunque all’arrivo, di tagliare il percorso ed andare ad Odolo.
Non avevo neppure idea di dove ero, come si fa a tagliare un percorso se non sai dove diavolo sei?
Ed allora mi aspettate all’arrivo, perché io arrivo.
Ho usato l’acqua della borraccia per lavarmi le ferite, ho fatto la salita del Bertone a piedi, sono arrivata in cima piangendo dal male, ho mandato un messaggio ai ragazzi dicendo loro che ero caduta e che ci avrei messo due ore in più del preventivato ad arrivare, di portare pazienza… li ho fatti aspettare e mi dispiaceva da matti, ho fatto far tardi a tutti ma non l’ho fatto apposta.
Avevo pensato di fare la gara in tre ore e mezza, l’ho fatta in cinque e sono arrivata conciata da cani ma sono ARRIVATA UGUALMENTE!!!!
Facendo la doccia mi sono resa conto delle botte ma passeranno come sempre.
L’ironia della cosa è che nel pacco gara c’e una bellissima maglia tecnica nera, il colore dell’ultimo arrivato: stavolta me l’hanno data in anticipo.
Ci ho fatto sopra una risata.
Un piatto di pasta e via che si torna a casa, oggi è la festa della mamma ed Elsa mi aspetta per festeggiare.
Avrò tempo per leccarmi le ferite e guariranno come sempre perché ho ancora un sacco di chilometri da fare, perché voglio salutare i miei amici biker in giro per l’Italia, perché il mondo su due route è appagante.

Kathy Pitton

domenica 20 aprile 2008

Vigna...lunga e bagnata

20 aprile ed appuntamento con la “classica” di primavera organizzata dalla mia squadra, la Vignalonga.
53 km tra le vigne della Franciacorta, percorsi che sono cosi famigliari a miei occhi ed alle ruote della mia bike.
Ci sarà da fare i conti con l’ acqua caduta ininterrottamente per una settimana ed anche se ieri il sole è sbucato dalle nuvole ed ha scaldato la terra, non credo che tutta quella pioggia si sia magicamente dispersa nella terra, pozzanghere e terreno molle ci faranno compagnia.
Alle otto si parte, poca la strada da fare stamattina e già si incontrano bikers che scaldano le gambe; parcheggiamo in un campo vicino alla partenza, pacco gara e numero da attaccare al manubrio e via a girare qua attorno per vedere se il terreno è davvero cosi pesante come pensiamo.
Sono davvero parecchie le pozzanghere e fango ce né in giro, ci sarà da sporcarsi un bel po’ oggi.
Ci si conosce quasi tutti, gli auguri di rito ed i gesti scaramantici che ognuno fa di nascosto vengono accettati con un sorriso ed è cosi veloce il tempo che passa che presto ci si avvicina alla partenza e si parte per il giro di prova, serve per sgranare il gruppo e far si che nelle griglie ci si metta per ordine di numero.
Pronti via!
Aspetto di proposito che si sgrani il gruppo, non sono molto ok stamattina ma la voglia di correre è più forte di tutto ed eccola quella sensazione che amo: adrenalina che scorre nelle vene, cuore che accelera e la consapevolezza di esserci, di far parte di un gruppo, di fare qualche cosa per me.
Prima salita e sento la moto dietro a me, credo di essere quella che chiude il gruppo ma non importa, so che riuscirò a finirla anche stavolta.
Iniziano i sentieri ed effettivamente il terreno e parecchio pesante, in alcuni punti si sprofonda non poco, faccio prima a piedi ma non voglio mollare e la mia musica mi fa compagnia….
Si avvicina il Muro della passione, il gran premio della montagna, quanto è tosto!!! Non sono mai riuscita a farlo in bici, la spingo su e faccio una gran fatica anche a piedi ed in cima un nonno con il suo cane mi offre una caramella per tirarmi su.
Buona! Grazie di cuore, un po’ di zuccheri non guastano mai.
Giù a capofitto per la discesa ed al bivio per il San Michele trovo Marina, un amica biker che mi fa un tifo da stadio e si è portata tutta la famiglia, fanno un casino che mi fa ridere da matti ma, in fondo, mi fa piacere.
Via ora, pezzi della Gimondi, sentieri nel bosco che conosco, vigneti a perdita d’occhio… un gran bello spettacolo offrono le mie colline della Franciacorta.
Ad un certo punto si leva in volo un bellissimo nibbio, è uno spettacolo!
E poco dopo ne vedo un altro ancora, sono una coppia che si leva in volo a caccia; sono tornati e sono bellissimi; erano quasi scomparsi dalle nostre campagne ed il fatto che siano tornati mi rende immensamente felice!!
I nativi americani consideravano i rapaci il simbolo della libertà ed io decisi, anni fa, di renderli parte di me, scegliendoli come simbolo per un tatuaggio.
Mi rendo conto di non andare tanto veloce, la stanchezza si fa sentire, ma questa lentezza mi permette di guardare attorno, di assorbire i colori di quanto vedo ed, essenzialmente, di guardare dentro me stessa.
Il traguardo è solo la fine del viaggio, il viaggio vero è quello prima di arrivare, quel “mentre”che ti permette di vivere queste sensazioni che sono si fatica e sudore ma è proprio questo il bello del viaggio, anche in Mountain bike.
Ed ecco l’ultima discesa; la moto mi ha “abbandonato” tempo fa, sa che conosco la strada per arrivare al traguardo e quando lo passo mi aspettano gli amici con il loro applauso ed il sorriso della mia ragazza che, come sempre, si è fatta accompagnare dal suo papà a fare le foto alla mamma “fuori come un geranio”.
Un the, un piatto di pasta ed il tempo passa e le premiazioni iniziano.
Tanti volti conosciuti sul podio, quelli che viaggiano davvero come treni;
e come ogni anno, una specie di tradizione ormai, chiamano anche me, ultima della squadra ma non ultima stavolta, per la maglia nera che porto con orgoglio, sempre.
Perché io c’ero!

Kathy Pitton

lunedì 31 marzo 2008

Lessinia legend

Lessinia legend…..
….la tua leggenda adesso mi appartiene!!!

E si ragazzi, ci sono posti dove si vorrebbe andare ma non si trova mai il tempo, luoghi di cui hai sentito parlare e che non conosci e capita anche di sentire per tante volte di una gara in mtb sui Monti Lessini e ti prende una voglia di andarci che non ce nè proprio e vai che ti iscrivi, mandi il fax ed il percorso te lo guardi dopo e li cominciano i guai.
Porco mondo quante salite…
Va bene, ormai è fatta, la data si avvicina e ti rendi conto che di km nelle gambe ce ne sono ma che di salita ne hai fatta ben poca e quegli stramaledetti kg sul groppone non se ne vanno neppure con l’affettatrice ma tanto sai che ci andrai ugualmente e farai di tutto per tagliare il traguardo con il braccio alzato al cielo.
Stavolta siamo in tre sul furgone alle sette del mattino, Zambo viene con noi a Verona, fa la marathon….. Io e Dado la classic, più corta, tanto per non fare brutte figure ed arrivare tutti interi nel tempo limite delle cinque ore.
Una lunga coda all’uscita dall’autostrada fino alla zona di partenza, trovare un parcheggio non è cosi facile ed alla fine parcheggiamo in un campo tra le sterpaglie.
Mamma quanta gente, parlano di tremila iscritti più tutti quelli che vengono a vedere la partenza, i compagni, le mogli ed i figli…. un gran casino come sempre.
Tra il ritiro del numero e della busta gara non abbiamo praticamente il tempo di scaldare le gambe e la pagherò cara, partire a freddo è sempre un rischio in particolare per quelli come me che non hanno tantissimo allenamento ma non posso fare altrimenti e , poco dopo, vado in griglia con Dado, alle dieci si parte mentre gli altri,i temerari della marathon, partono dopo mezz ora.
Stavolta mi sono attrezzata per la mia sete, due borracce ed il camel bag sulla schiena, vediamo se arriverò ancora disidratata.
In griglia vedo visi conosciuti, qualcuno mi chiama per nome, altri mi fanno un cenno con la mano, Umbry del Team Sculazzo mi avvisa che i primi Km sono di asfalto per cui veloci, attenzione innanzi tutto.
Via che si parte ed intravedo la mia cucciola che mi scatta una foto; passerà la mattinata poco lontano al Museo-Parco Naturale di Bolca, un centro di ricerca sui fossili molto importante per le ricerche nel settore: la mia piccola scienziata si porterà a casa anche un fossile per ricordo, un pesciolino stampigliato su di un pezzo di roccia.
Inizia la salita ed inizia la fatica, il cambio che rompe le scatole e mi fermo per capire cosa diavolo non và: spero che la bike nuova arrivi presto, questa mi stà facendo diventare matta!
Si ferma un ragazzo, lo avevo conosciuto a Pomponesco, e in quattro e quattr’otto mi sistema il cambio e dai che ce la posso fare.
Qualche pezzo a piedi spingendo la bici, altri pedalando e canticchiando senza ipod stavolta, l’ho dimenticato nel marsupio sul furgone; tanti mi passano accanto, volano che sembra abbiano un motorino sotto il fondoschiena, il Vai kathy di alcuni mi fa, come sempre piacere e sorrido guardandoli… quanto sono giovani!!!
I ragazzi dello Sculazzo poi mi incoraggiano, Dai non mollare!! Ma io non voglio mollare, vado solo piano, tanto ho tempo fino alle tre.
Lo scorso anno feci la 6 ore Morenica a Vialfrè, Torino, e tra le poche Solo Ladies vi era la Paolazzi con la maglia di campionessa italiana, e tò che me la ritrovo qua in salita e mi saluta e le urlo di andare, dai campionessa, ci si rivede a Torino il prossimo autunno, puoi giurarci ragazza.
Ed un altro poco dopo: Hey Kathy ci si vede alla Sunset Bike a giugno… non lo so mica se ci torno la prossima estate, ho ancora le allucinazioni per quelle salite al tramonto in Valle Sabbia però ne era valsa la pena, alla fine ci hanno servito uno spiedo favoloso e la musica ci ha fatto compagnia tutta la serata.
Ormai lo sapete, quello che amo di questo sport sono le persone, i luoghi, la competizione sana che si sente nell’aria e nei piccoli gesti lungo il percorso; spesso mi fermo a chiedere se cè bisogno di aiuto quando qualcuno ha bucato, hanno aiutato anche me a volte ed un grazie era la sola cosa che potevo dare e dire in quel momento; capita di restare senza acqua ed è dura quando fa caldo e non mi è costato nulla il dare una borraccia delle mie ad un ragazzo in panne senza liquidi e con i crampi, ne avevo a sufficienza per tutti e due ed il traguardo non era poi cosi lontano.
Oggi devo un grazie particolare a Marino per quel “ molla i freni…” e si, li ho mollati in discesa e mi sono divertita come una matta, vincendo la paura che spesso mi ha frenata, mi spiace solo per quel ragazzo che ha fatto un volo dell’accidenti, spero che non si sia rotto nulla.
Il traguardo è arrivato, il mio braccio alzato ed un sorriso grande come una casa sulla faccia e Dado ad aspettarmi, ha fatto un tempone oggi, bravo e meno male che non ci volevi venire perché l’altimetria sembra l’elettrocardiogramma di uno che ha un infarto! (parole sue).
Devo averne tre o quattro dietro della classic ma non è molto importante, io c’ero.
Mi fermo un attimo con Paola e Giulia a chiacchierare e ci si da un appuntamento alla prossima gara; ritiro il mio pacco gara con la maglia da ciclista della Lessinia ed una bottiglia di vino bianco Soave da bere a casa con gli amici.
Mi sembra passato solo un attimo dalla sveglia delle 5 e mezza stamattina e la giornata è volata via tra una pedalata e l’altra, una salita da togliere il fiato ed una discesa da urlo, due chiacchiere con gli amici ed un arrivederci alla prossima.
Portiamo tutto al furgone ed aspettiamo Zambo che arriva poco dopo stanco ma lo so che è contento: basta guardarci negli occhi per vedere quello scintillio che ci accompagnerà fino alla fine della stagione.
Un cambio veloce, doccia e pappa: siamo un po’ tutti affamati.
All uscita dal tendone ristorante vedo Umbry con uno strano copricapo tipo capo tribu cannibale, ossa incrociate e teschio… he he he, ho fatto la foto per i posteri.
Ciao a tutti ragazzi, alla prossima.
Si torna a casa ora ed abbiamo voglia di canticchiare sulla strada del ritorno e non fa niente se fa un po male dappertutto… Un po della leggenda della Lessinia ora è mia.

Kathy Pitton

domenica 16 marzo 2008

Trittico e Lambrusco


Non avrei pagato un centesimo di scommessa su me stessa lo scorso dicembre se mi avessero detto che le avrei fatte tutte e tre: Aironbike, Fosbike e Granfondo dei tre comuni…. A modo mio, con calma, ma le ho fatte e sono contenta di averci provato. Stamattina un cielo grigio ed alcune gocce di pioggia ci hanno accompagnato fino quasi a Pomponesco ma poi, poco alla volta, il cielo si è aperto e la giornata si è trasformata in un giorno ideale per pedalare, ne caldo ne freddo, al giusta dose di tutto insomma.
Niente Elvis ad accompagnarci fin quaggiù in pianura stamattina ma Ligabue, visto che questa è la sua terra, e da allora Lambrusco e popcorn mi frulla nella testa e l’ho canticchiata sottovoce per tutto il percorso, veloce e piatto, duro e selettivo ma bello davvero.
Ma più che della gara in se, quello che oggi mi fa volare le dita sulla tastiera sono le persone, la gente, i ragazzi, tutti quelli insomma che ho conosciuto in questa breve ma intensa avventura nelle golene del Po’, una parte d’Italia da me molto poco conosciuta e che è stato piacevole scoprire ed apprezzare.
Negli ultimi sei/sette anni ho incontrato un sacco di persone in giro per l’Italia in bike, alcune le ricordo con piacere, altre sono solo visi e sguardi a cui non riesco ad associare un nome, altri ancora solo ombre presenti nel mio passato; quelli di cui ricordo il nome però sono la maggioranza ed è un vero piacere rivederli o risentirli, a volte solo con una email oppure un sms.
Non dimenticherò mai la simpatia di Flavio dei CO2 piemontesi, gli organizzatori della 6 ore Morenica o dello staff della 24 ore del lago d’Idro oppure i ragazzi di Pertica Bassa in Val Sabbia con la loro Sunset Bike al tramonto (neppure la fatica dimentico di quell’arrampicata!!!!!), e non dimentico la mitica Vecia Ferovia de la Val de Fiemme in Trentino.
Da quest’anno poi credo di avere dei nuovi amici tra i mitici del Team Sculazzo, Fabione, Umbry, la Paola, Tiziano e tutti gli altri di cui non ricordo il nome; ho incontrato stupende persone che amano la mountain bike come me, magari fanno notte col faro in testa per allenarsi un po’ e mettere km nelle gambe perché gli orari del lavoro non permettono altro.
Al mio arrivo oggi al traguardo (un giro solo per me), lo speaker mi ha chiamata per nome e, mettendomi un microfono nelle mani, mi ha chiesto di spiegare la “mia mountain bike”, il mio modo di vedere questa fatica trasformata in passione e stile di vita… e dire che di solito le parole non mi mancano! Stavolta ci ho messo un attimo a rispondere, pensavo di non riuscire a dire quanto sento ogni volta salgo sulla mia bici e parto; come fai a spiegare che la carezza del vento è un invito a chiudere gli occhi e pensare di essere ovunque nel mondo, come faccio a far “sentire” quelle sensazioni che mi regalano le gocce di pioggia sulla faccia a cui non scappo e che i muscoli non fanno male ma mi fanno sentire viva, mi fanno sentire vera e che se mi scappa una lacrima quando passo il traguardo non è debolezza ma sono semplicemente contenta?
Solo alcuni lo capiscono e lo si legge loro negli occhi.
Ho incontrato molta gente e tra di loro anche molti campioni ma la maggior parte sono come me, persone comuni che partono nelle retrovie ed arrivano dopo tutti, quando hanno già smontato tutto.
Ma sono convinta che questi siano i veri vincitori, senza la Bike full carbon ma con un vecchio cancello che pesa un quintale e mezzo, con cambio che rompe le scatole ed i freni che fanno di tutto meno che frenare ma si arriva comunque.
Ho incontrato vere Signore della mountain bike come Elena Zappa che ti saluta anche se sei un illustre sconosciuta e che ti dice In bocca al lupo oppure Adriana Tomasini, la dolcezza fatta persona che a fine gara pensa di portare due dolcetti ai figli a casa ma anche tante altre persone un po meno Signore, che ti guardano dall’alto in basso solo perché non sei un fuscello e non voli sulle ruote come loro….
Io vinco ogni singola volta passo il traguardo, vinco per me stessa e per nessun altro e nessuno sguardo dall’alto in basso mi farà mai smettere di essere quella che sono: semplicemente Kathy.
Per un attimo solamente oggi, quando i ragazzi del Team Sculazzo hanno preparato i trofei del Trittico, ho sentito salire una lacrima agli occhi e la mia ragazzina se ne è accorta…. Mi ha stretto la mano e tutto è passato ma dentro, non immaginate dentro di me cosa sentivo:uno di quelli era mio!
Per tanti potrà essere solo un pezzo di vetro decorato, un gadget come tanti altri da mettere nel sottoscala e da dimenticare ma per questa old lady significa essere riuscita a finire un circuito, aver raggiunto un obbiettivo ed essere pronta per conseguirne un altro forse più ambizioso, più duro ma altrettanto gratificante.
Spero tanto che Elena Zappa si riprenda presto dalla brutta caduta di oggi e di rincontrarla presto su di un altro percorso di gara, vincente come sempre.
Ragazzi, quando avete fretta di passare basta chiamare strada, non ho mai intralciato nessuno ed è perfettamente inutile ed estremamente pericoloso passare tanto vicino da agganciare gli altri.
Ci vediamo alla Lessinia Legend, sarò una di quelle lente ma arriverò prima o poi….
Kathy Pitton

domenica 9 marzo 2008

Fosbike

Fossi e bike


Porco mondo piove!
Già la cera di Dado stamattina è tutta un programma, quando arriva gli passo una tazza gigante di caffè ed una cioccolata con le nocciole per tirarlo su…”ma non poteva star su il tempo ancora una mezza giornata? Sembra un dispetto fatto apposta per farmi tribulare in sella alla bike.”
E si perché si torna in pianura, a San Marino Carpi provincia di Modena e se sono bagnati i sentieri lungo gli argini sai che ridere pedalare stamattina.
Il cielo e proprio color piombo ma verso Mantova sembra schiarire ed un piccolo pezzetto di cielo azzurro sembra sbucare dalle nuvole, spero esca un poco di sole.
Stiamo andando a fare la Fosbike, la seconda tappa del Trittico del Po, un circuito di pianura per mountain bike.
Il nome mi ha incuriosito da subito e, leggendo qua e là, trovo un sacco di notizie e tra queste anche il fatto che si devono attraversare alcuni fossi, alcuni in sella altri a piedi ed il primo praticamente a ridosso della partenza, a circa 100metri dalla stessa.
Bah, vediamo cosa combino stavolta.
Numero sulla bike, due borracce perché ho sempre sete e via a vedere com’è. Un bel po di fango, questo è certo ma è pianura, non dovrebbe essere difficile arrivare in fondo, guai a mollare.
Dai che si va in griglia e Fabione mi urla un saluto e mi dice anche che ha un mio premio in macchina, quello del quinto posto dell’Aironbike di domenica scorsa. Mica lo sapevo di aver preso un premio! Forse la preoccupazione per il fatto che Dado non arrivasse più al traguardo, forse semplicemente perché non vinco mai nulla certo è che non pensavo di avere diritto alla premiazione. Grazie ragazzi.
Pronti via e non sono ancora tutta seduta sul sellino che già devo scendere per attraversare il primo fosso e poi via, sulla strada e si viaggia veloci.
Il gruppo si sgrana poco alla volta ed ognuno inizia la propria gara con se stesso e con gli altri ma il fantasma più grande è sempre e solo dentro di noi.
Ho la mia musica nelle orecchie oggi ed è piacevole viaggiare con i Rolling Stones a palla e mi pare proprio ridicolo il fatto che alla maratona di New York abbiano proibito agli atleti di portare il loro lettore mp3, viene considerato doping! Ma che siamo diventati tutti matti? Doping! Ma dai che allora è meglio riempirsi di porcherie chimiche per andare veloci. Sarà poi più salutare un po’ di Rock’n roll vecchia maniera……io canto e chi se ne frega se quando mi sorpassano e stò cantando The wall oppure I’m a rock’n roll singer degli AC/DC qualcuno sorride e pensa che sono fuori…questo è il mio modo di essere e se mi volete sono cosi, fuori ma con il sorriso sulle labbra sempre.
Qualche ragazzo mi passa vicino e dice “vai kathy” e voi non avete idea di quanta carica mi danno, una birra nelle gambe…va bene una birra piccola visto che vado piano ma mi piace da morire e vi adoro tutti….. vedete di pedalare che dovete arrivare bene in classifica.
Un'unica cosa manca… mi piacerebbe vedere tante ragazze in griglia, veramente tante. Donne anche se sporche di fango, magari col rossetto come la sottoscritta e con le unghie lunghe, con la grinta e la determinazione che ci appartiene da sempre magari con le lacrime agli occhi ma con la voglia di fare e di lottare. Forse un giorno ci saranno tante Giulia ed Elena, Erika ed Anna, tante old ladies come me a cui non interessa molto il posto in classifica ma che riescono a divertirsi un mondo comunque.
Se non ci fosse tutto stò fango che mi fa scivolare di qua e di la, sembra di essere su di uno snowboard non in bicicletta, magari andrei più veloce; però i km li macino ed anche se sembra passata un eternità arrivo al traguardo che passo con il braccio alzato, come sempre.
E non ditemi più che le gare in pianura sono facili, cavolo devi sempre pedalare come un matto!
Chissà dove è Dado, non vorrei abbia bucato un'altra volta ma abbiamo i cellulari oggi cosi, nel caso, siamo in comunicazione…… vado a bermi un the caldo, ho sete e, sinceramente, una fame da lupo. Hanno delle torte buonissime, la focaccia, un sacco di frutta fresca e the e bevande varie a volontà.
Eccolo finalmente, ultimo e un po’ stravolto.
Come al solito una sequela di bip bip bip bip perché ovviamente è colpa mia se lui si fa trascinare ogni domenica a spasso per l’Italia a pedalare!!! Ma va là che in fondo sei contento, lo so….
Pasta party ed un bicchiere di vino rosso, un caffè e via a lavare le bike che sono piene di fango che sembra colla e cemento mescolati, si fa un sacco di fatica a pulirle in modo decente.
Ci siamo tolti il fango di dosso ed il circo colorato ha tolto il suo tendone, restano pochi segni attorno del passaggio di 350 bikers e del loro seguito.
Un saluto ai pochi rimasti ed un appuntamento alla prossima domenica a Pomponesco per un'altra cavalcata magari con il sole cosi ci abbronziamo un pochino.

Kathy Pitton

domenica 2 marzo 2008

Aironbike 2008


Scommetto che state pensando “ha sbagliato a scrivere…” e invece no! Aironbike è proprio il nome giusto, non parlo della piu famosa Iron Bike, quella è per i tosti alla Rambo, a me piacciono le cose un poco più tranquille e gli aironi sono bellissimi.
Ed allora, come al solito, rompo le scatole al compagno di viaggio preferito e via che si parte, un quarto alle sette del mattino, bike nel furgone e una tavoletta di cioccolata con la C maiuscola, sottolineata ed anche in grassetto visto che l’ho portata apposta per Dado da Lucerna, dalla chocolaterie più antica della Svizzera.
Destinazione Guastalla, Emilia Romagna, la zona di Don Camillo e Peppone tant’è che Brescello è li vicino.
Il sole si alza all’orizzonte e sembra una palla di fuoco, senza occhiali da veramente fastidio ma preannuncia una giornata stupenda ed un gran caldo.
Abbiamo fatto tutta la strada con la musica preferita di Dado, mica lo sapevo che era un appassionato di Elvis Presley, il re del rock’n roll…. Wow, non male come inizio di giornata.
Arriviamo e sistemiamo il furgone nel parcheggio con tanti altri, pettorali e chip da ritirare, un caffè al bar per far passare un po di tempo e stiamo a guardare dei mostri appesi alle pareti del bar: dei siluri impressionanti! Uno aveva una bocca tanto grande che avrebbe potuto ingoiare la mia testa e la signora del bar mi ha detto che quello era un esemplare piccolo! Alla faccia del piccolo dico io, se ti trovi di fronte un mostro simile batti tutti i record di nuoto pur di scappare.
Fa già caldissimo e sono solo le nove del mattino, decidiamo di vestirci leggeri, pantaloni corti e giacca estiva per ripararsi dal vento che, vi assicuro, aveva raffiche notevoli.
Via a far girare le gambe un pochino prima di metterci in griglia ed attendere la partenza delle dieci in punto.
Musica, vociare, il solito mondo colorato che non ti stanca e ti fa sentire a casa ogni domenica mattina.
Elena Zappa mi saluta e mi dimentico di complimentarmi con lei per il titolo italiano appena conquistato, lei è una tosta e vola sulle ruote grasse, io arranco un po’ ma arrivo, prima o poi…
Dai che si parte, strada sterrata veloce, argini del Po da seguire e gli occhi corrono al fiume che attraversa la nostra pianura Padana, immenso e maestoso. Non lo avevo mai visto da cosi vicino, è veramente bellissimo, e ci sono tantissime persone che pescano, che passeggiano e prendono il sole, un ragazzo in canoa risale a fatica la corrente e sembra una dura lotta tra lui ed il grande fiume…
Ci sono un sacco di cascine qua attorno ed alla memoria arrivano le scene dei film di Don Camillo e della sua tonaca svolazzante, di quell’Italia che non esiste più se non su vecchie pellicole ormai abbandonate, ma non credo verranno dimenticate.
I chilometri scorrono sotto le ruote ed un po’ la stanchezza si fa sentire; arriva la parte di gara con la prova speciale, un percorso tutto su e giù che ricorda molto il 4cross, una tecnica di corsa mtb dove 4 atleti si sfidano a tutta su dossi e discese.
Esco da quel tratto che sembro frullata a velocità doppia!
Ho parecchia sete forse anche per il fatto che il vento fortissimo solleva molta polvere, la sento tra i denti ed i capelli, negli occhi e sulla pelle ed il sole cosi caldo fuori stagione non aiuta di certo.
Passo il traguardo e mi fermo e guardo gli altri sfilare uno alla volta.
Aspetto Dado e mi toccherà farlo per quasi due ore con non poca preoccupazione tanto che , ad un certo punto, vado dall’organizzazione e chiedo piuttosto energicamente, che lo trovino! Sono io quella che va piano, ero preoccupata di brutto, stavano smontando tutto e di lui neppure l’ombra.
Ad un certo punto parte un quad alla sua ricerca e, poco dopo, riappare dicendomi che stava arrivando.
“Adesso lo mordo”! è il primo pensiero che mi passa per la testa ma poi, nel vederlo arrivare con il copertone avvolto attorno al manubrio ed una camera d’aria al collo non riesco a dire altro che “ ma che diavolo è successo”?
Ha bucato due volte! Dico io, una volta va bene ma due è proprio sfiga nera, cosi si è fatto gli ultimo otto chilometri a piedi con la bike in spalla.
Probabilmente si è fermato un attimo a riposare proprio mentre passava la moto scopa sul percorso e non lo ha visto.
Portiamo tutto al furgone, ci togliamo la roba sporca ed andiamo a mangiare qualche cosa: siamo entrambi affamati.
E’ finito quasi tutto ma ci recuperano due porzioni super abbondanti di tortellini, una caraffa di bianco fresco, tre brioches e due bottiglie di acqua, caffè ed anche una fettina di crostata.
Poi con calma andiamo a vedere se ci sono delle foto nostre, lui ne trova due ma io non trovo nulla, pazienza, stavolta niente ricordo della gara.
Decidiamo di andarcene ed arriva di corsa uno dell’organizzazione e gli consegna una scatola che è il premio dell’ultimo arrivato: contiene ogni ben di Dio. Formaggio, vino, pasta, riso, gnocchi, biscotti… conviene arrivare ultimo qualche volta!
Ed anche il pacco gara era notevole, con un salame intero, una confezione di gnocchi e delle barrette, mica male davvero.
Non risultiamo in classifica, lui perché quando è arrivato non c’era più l’addetto al cronometraggio, io perché mi sono fermata alla fine del primo giro ma mi sembrava di aver capito che fosse quello che dovevo fare… va beh, ok comunque bellissima gara che rifarò di sicuro il prossimo anno e la prossima domenica torno da queste parti di sicuro ma quella sarà un'altra storia.
Abbiamo parecchi km da fare per tornare a casa e le montagne che all’andata erano alle nostre spalle ci si parano davanti bellissime, svettano in questo cielo azzurro e terso in una giornata ventosa e caldissima di inizio marzo, un acconto di primavera molto piacevole dopo un freddo e lungo inverno.
Vediamo perfino un camionista fermo sulla corsia di emergenza in mutande che, seduto dietro al suo tir, prende il sole….robe da matti.
Eppoi dicono che siamo noi biker quelli fuori come balconi….

Kathy Pitton

lunedì 18 febbraio 2008

DaKa mtb team alla riscossa

E dai che si parte.
Un freddo becco stamattina, il solo uscire dal tepore del letto mi mette in crisi ma ho talmente rotto le scatole a Dado per farlo ricominciare a pedalare con me che non posso rimandare.
Lui arriva puntuale alle sette ed un quarto, avevo fatto in caffè apposta per lui, io la mia dose massiccia l’ho già bevuta e me ne serve un sacco di caffeina, ero a ciaspolare ieri notte….
Tutto pronto, metto il naso fuori dalla porta e mi si congela tutto! Diavolo che freddo polare, perfino le bici sul furgone sembrano tenersi strette strette per scaldarsi.
Dado poi ha i pantaloni corti, mamma che brividi solo a guardarlo.. brrrr.
Ha lasciato il furgone acceso con il riscaldamento a palla, un caldino accogliente mi avvolge e via che si và a Verolanuova cioè si dovrebbe andare aVerolanuova ma il mio compagno di viaggio ha altri pensieri.
Ha il cervello congelato dal freddo (parole sue) e parte per Orzinuovi! Va bè che sono li in giro tutte e due per le terre bresciane basse ma non sono la stessa cosa.
Meno male che sono solo mezza addormentata e mi accorgo che gira a destra invece che a sinistra… inversione ad u in tangenziale che se ci beccano altro che pedalare… e via per la strada giusta stavolta.
Arriviamo alla cascina Le Magnolie, cavoli che bel posto, peccato non ci siano le mie colline franciacortine a completare il paesaggio, qua è tutto piatto, sembra quasi spoglio ai miei occhi ma forse solo perché sono abituata al dolce sali e scendi dello sguardo attorno a casa mia.
Andiamo a prendere il nostro numero di gara ed un caffè per scaldarci, il freddo non molla, anzi si è alzato anche un vento che gela ulteriormente gli entusiasmi; ce ne stiamo sul furgone una buona mezz’ora al caldo prima di decidere che è ora di smettere di chiacchierare e preparare le bike.
Ho un bel daffare a cercare di scaldarmi, su è giù per la strada, nel campo, lungo una stradina bianca, pedalare e pedalare fino a quando almeno i denti non smettono di battere ma il vento non molla, è tagliente come un rasoio.
Stiamo finendo il giro di riscaldamento quando un assistente al percorso ci avvisa che mancano 5 minuti alla partenza, giusto in tempo, mi piazzo dietro a tutti e via che si parte per le strade che ho appena percorso per scaldarmi.
Pianeggiante e scorrevole, bei sentieri, passa Dado a tirare e ma guarda li….. ha i pantaloncini rotti! Ci sganasciamo dalle risate, una presa d’aria sul fondoschiena col freddo che fa!
Poi mi accorgo che è più veloce di me, ho nelle gambe i km di ieri notte sulla neve e gli dico di andare che io arrivo.
Poco più avanti il percorso si intreccia e mi avvisa che c’è una specie di guado da fare ma è facile, nessun problema e cosi mi avvicino al traguardo del primo giro, lo passo e via per il secondo.
L’unica difficoltà è un campo arato dove c’è un tracciato fettucciato tipo prova speciale, meno male che il terreno è duro e gelato altrimenti sarebbe stato un bel pantano.
Via via veloce, pedalo per stare calda ed in una strettoia lascio passare un gruppo di ragazzi veloci e sento un : Tutto ok?
Si grazie, vai tranquillo, adesso arrivo…
Poco oltre il percorso si intreccia di nuovo e mi dispiace proprio che un addetto al percorso mi faccia un segno e mi offra di “tagliare” il campo…perché? Per guadagnare tre minuti? Avrà visto un volto stanco, credo lo abbia fatto solo per questo ma NO GRAZIE, io arrivo con le mie gambe e con le mie forze, ultima magari ma lealmente, il resto non è importante.
Taglio il traguardo a braccia alzate, come sempre e con l’applauso di alcuni ed il BRAVA di un giudice che , ormai, mi chiama per nome.
Che bella sensazione però.
Aspetto Dado, lui ha un giro più di me da fare ed assieme andiamo a berci il the caldo ed a mangiare qualche cosa al ristoro.
Ci cambiamo, le bike al caldo nel furgone e ci avviciniamo al salone della cascina, ci sono le premiazioni: noi due siamo fuori ma tutto quel casino li dentro è piacevole.
Mi chiama Il Gliso ad un certo punto per presentarmi Ivan dei Sachesghinghem, un gruppo di Mtb simpaticissimi; è quello che mi ha chiesto “Tutto ok”’ poc’anzi lungo il percorso e vuole sapere se sono io quella che scrive di mountain bike….
Anche lui legge le nostre avventure e ne sorride ed a me fa piacere.
Mi sento spesso dire da chi non è nel mondo della mtb che quest’ambiente è una specie di circo…Beh a me questo circo piace da matti! E non importa se possono pensare che siamo matti da legare, che non abbiamo tutte le rotelle a posto e che, a volte, siamo cosi impiastrati di fango da sembrare clown, noi ci divertiamo e pure parecchio.
Eppoi ora il mio amico Dado ha ripreso ad andare in mtb ed allora DaKa mtb team alla riscossa!!!
Kathy Pitton

lunedì 11 febbraio 2008

Un giro tra le vigne.

Chissa cosa mi spinge a fare certe cose, chissà perché, col rischio di far sorridere qualcuno, ogni sacrosanta domenica mattina mi imbarco in qualche situazione più o meno complicata… Bah!!!
Gliso arriva puntualissimo a casa mia alle sette e mezza, tutto pronto, bike smontata e caricata e via, alla volta di Castenedolo.
Si chiacchiere del piu e del meno, M. Grazia oggi non fa il giudice perché la gara la organizza la FCI non il CSi, per cui starà a bordo pista a guardare ed a segnare i tempi di Alberto, i miei no, per favore, niente figuracce…
Sono sempre nelle retrovie, che importa che tempo faccio, mi piace guardare le facce eccitate dei ragazzi pronti a scattare al via come dei cavalli da corsa, sono veloci come il vento.
Hanno gambe allenate e cuori forti e tanti ma tanti anni in meno di me.
Vado a dare un occhiata al giro di lancio, uno zig zag nel campo che mi mette subito nei guai con il cambio, devo aver combinato qualche cosa ieri nello smontare e rimontare tutto, fa un crac croc strano che non mi piace per niente; forse è meglio che mi scaldi un po’ le gambe qua attorno nelle stradine a lato del campo di gara dove l’erba è gelata ma il sole sta arrivando e presto scalderà l’atmosfera.
Mi hanno detto che c’è un vigneto in pendenza da risalire e discendere diverse volte, non lo vedo ma credo sia meglio cosi, mi tengo la sorpresa per dopo e stò tranquilla, mai agitarsi prima dell’uso….
Suona una specie di sirena e si va in griglia.
Le donne davanti ma mi defilo ed entro nell’ultima con un giudice di gara che mi fa segnali con le braccia e mi invita ad andare davanti con le altre.
Naaaa, meglio di no, preferisco stare dietro a tutti cosi non intralcio il traffico.
“ Tu sei Kathy vero? Leggo quello che scrivi di Pianeta Mountain Bike… mi piace, mi fai sorridere ogni volta.”
Non ricordo il suo nome, Armando credo o qualche cosa di simile; so che era in gara nelle retrovie ma che il suo ragazzo stava davanti, una promessa della bike…..
Scusa se non ricordo il tuo nome correttamente ma mi ha fatto piacere sapere che qualche biker legge le mie parole e che riesce a riconoscere questa old lady nelle gare a cui partecipo; spero che il sorriso che affiora alle labbra di queste persone sia quello di qualcuno che sa cosa si prova pedalando, che capisce che in fondo, ad un certo punto della vita di ognuno, la classifica abbia ben poca importanza.
Via che si parte ed il chilometro di lancio fa si che si sgrani il gruppo e non si creino troppi intasamenti all’inizio dei sentieri della vigna.
Una salita subito, il terreno sta mollando e di nuovo quel crac al cambio… Uno spettatore mi dice che sembra il rumore di un carro armato. Mamma che fatica!
E giu nel primo filare ed in fondo su per il secondo e giù nuovamente… mi sembra di essere ubriaca senza bere e di uva non ce né neppure un acino!
Poi via tra i sentieri e le stradine del circondario. Sono cotta alla fine del primo giro e devo farne tre!
Oggi non và ed il cambio in panne non aiuta di certo.
Un po’ a malincuore decido di fermarmi alla fine del giro e quando mi avvicino al giudice per dire “mi fermo” mi è uscito un sospiro dalle labbra.
Stavolta è andata cosi, non sarò neppure l’ultima in classifica ma non sono riuscita a fare di più.
Guardo gli altri arrivare, applaudo ad Alberto al traguardo, smonto la bike, dstribuisco i volantini della Vignalonga e della Rampigolem ed invito i ragazzi li attorno a partecipare alle “nostre” gare di casa.
Torno a casa e passo il pomeriggio a cercare di capire cosa diavolo ha il cambio e trovo un pezzo di legno conficcato tra le ruote dentate: ecco perché non volevano saperne i cambi di entrare ed io non riesco a fare le salite con lo stellone!
Pazienza, ci si vede domenica prossima ragazzi e non spingete, io vado piano.
Kathy Pitton

lunedì 28 gennaio 2008

Non si guarisce proprio....

Macchè!
Neanche dopo alcuni giorni col mal di gambe si riesce a guarire dall’attacco virale fangoso.
Va beh, ci vorra qualche giorno ancora ed allora, per non andare in crisi di astinenza, domenica mattina carico tutto in macchina e parto alla ricerca di Barco, dalle parti di Orzinuovi.
Quasi mi perdo tra i paesi della bassa bresciana, nomi del tutto sconosciuti sfilano al lato della strada, Maclodio, Zurlane, un Fenile Salnitro che sembra uscito da un errore di stampa... Forse è meglio chiedere a qualcuno anche perchè il navigatore mi fà le pernacchie e mi porta dappertutto meno che a Barco.
Un paio di indicazioni da parte delle persone del posto e mi infilo in una stradina in mezzo alla campagna, una cascina qua ed una là, un freddo gelido e poca foschia, un silenzio quasi irreale per quelli che come me sono abituati al rumore del traffico.
Ecco un cartello giallo, MTB, e lo seguo fino a quando non scorgo dei nastri bianchi e rossi a delimitare delle stradine di campagna.
E cominci a vedere un pò di gente, poca per la verita, forse è presto oppure fa veramente freddo fuori dalla macchina.
Seguo le indicazioni e parcheggio di fronte ad una cascina.
Ritiro il numero di gara, il 5 stavolta, saluto alcuni biker che conosco e sento la voce del Gliso, lui c’è sempre a correre nel fango delle nostre fredde domeniche invernali.
Quando torno alla macchina trovo un signore anziano fermo accanto alla macchine e che mi chiede “ E la bici en dò èla schetà”? Ha un sorrido sul viso come per dire “siete tutti matti”, ed allora apro il baule e gli mostro in mio cavallo su ruote... si mette a ridere e scrollando il capo si allontana verso le stalle.
E’allora che vedo decine e decine di teste di mucca che sbucano da quelle aperture nella struttura che ho di fronte, sono proprio tante; e sento uno dei ragazzi li accanto che vuole mettere il numero ad una di loro e cavalcarla....
Ribadisco: una manica di matti! Ma un matto bello, la voglia di divertirsi innanzi tutto senza far del male a nessuno se non due risate in compagnia.
Via a scaldare le gambe ed incontro Adriana, va forte come un treno, ed intravedo la Zappa, la leader delle classifiche femminili e mi fà piacere il loro saluto, sono una del gruppo, quelle che hanno voglia di sporcarsi la domenica mattina, ma il rossetto sempre!
Via che si parte, la voglia di pedalare è forte, forse solo per scrollarsi di dosso il freddo.
Strade bianche, sentieri nel bosco, uno slalom tra le piante su e giù dai dossi e sui tronchi, una specie di ottovolante divertente anche se faticoso.
Terra, sabbia, fango ed anche un poco di letame, sono quasi in panne a metà gara, le gambe non girano oggi e sono già stanca ma se mi fermo è peggio, mi raffreddo.
Alcuni canali a lato dei campi sono pieni d’acqua che corre veloce, ponticelli fatti di tavole per attraversarli ma c’è posto per uno, massimo due, e l’irruenza dei giovani che vogliono passare prima si paga... Patasplash nell’acqua! Un ragazzo davanti a me fa un tuffo, lui e bike al seguito.
Mamma che fredda deve essere ed ora deve pedalare fino al traguardo bagnato fradicio.
Brrrrr lo faccio io per lui, solidarietà credo.
Arrivo alla fine, con le gambe che gridano vendetta e lo stomaco che vuole la sua parte.
Tanto fango come sempre da lavare via, le guance rosse dal freddo ed un pò di stanchezza ma si stà bene.
Tanto bene.
Kathy Pitton

mercoledì 23 gennaio 2008

Le volete le nonne?

Avete presente quando le gambe hanno “il nervoso”? quando sembra vogliano andarsene in giro da sole e mollarti li a polentare sul divano?
Ecco cosa facevano le mie gambe venerdi pomeriggio.
Ed è allora che mi arriva addosso una mandria di quei virus selvaggi che colpiscono solo i biker...la fame di fango, il desiderio assoluto di sporcarsi ed andare in giro con quel sorriso da rincitrulliti che ci colpisce e non ci abbandona più fino a fine stagione.
Un giro veloce di sms tra amici e la notizia che domenica pomeriggio c’è una garettina a Cellatica arriva con un bit bit del cellulare, la prima prova del Campionato Provinciale d’inverno 2008 del C.S.I.
Beh non resisto, vado giù in cantina ed accarezzo la sella del mio cavallo alato: quanto mi sei mancato Pendragon.
La catena è ok, le ruote un poco sgonfie ma si rimedia velocemente, una bella lavata e lucidata ed un giro nel parcheggio praticamente in pigiama sotto lo sguardo divertito della vicina che penserà che sono completamente ammattita ma è cosi bella la sensazione... cosi appagante.
La domenica mattina arriva velocemente, preparo la sacca e rispolvero i miei pantaloni da ciclista, un rito che conosco bene e tutto trova un posto, le scarpe, il casco, la borraccia ed un paio di caramelle.
Tutto in macchina e pronti via, 15 minuti di strada fino a Cellatica, è qua dietro l’angolo subito dopo la collina.
Mi accorgo che il sole scappa e si nasconde e lascia posto alla nebbia, una cortina fumogena che avvolge tutto tra le sue braccia e nasconde il resto del mondo ai miei occhi, rende tutto il paesaggio irreale come un mondo fatato raccontato in un libro di storie.
Mi manca la compagnia di Dado stavolta, aveva degli impegni di lavoro, e di Elsa che mi accompagna da sempre ma oggi non se la sentiva : Vai tu mamma!
Arrivo e parcheggio e ci sono già un sacco di persone in giro a provare il percorso e da come arrivano infangati posso solo immaginare come sia il terreno: negli ultimi giorni il tempo è stato clemente e ci ha regalato uno splendido sole ma prima ha piovuto ininterrottamente per quasi una settimana ed ha lasciato un terreno pesante, fango ovunque nei campi e tante pozzanghere ma ho voglia di buttarmici a capofitto, senza pensarci troppo.
Altri della squadra arrivano, Il mitico Gliso, Cantoni, Zambo, altri di cui dimentico il nome, vedo facce note ed illustri sconosciuti ma siano TUTTI CONTENTI, abbiamo tutti i sintomi di quel virus, la voglia di mangiar fango e nebbia, di avere freddo e di cercare di scaldare i muscoli pedalando e chiamandoci l’un l’altro.
Vado ad iscrivermi e la frase mi esce spontanea: Le volete le nonne?
Il giudice mi guarda e dice: di nonne non ne vedo qua attorno!
Credevo di essere l’unica degli over 40 ma ve ne sono molti altri come me che non riescono proprio a guarire.
Arriva la partenza e via tra i campi: 4 giri di un circuito pianeggiante di otto km, facile ma pesante.
UN campo con un fettucciato tipo prova speciale mi mette subito in difficoltà, cavoli quanto e dura ma via, fino alle stradine di ghiaia, si viaggia piu veloci ora... fino ad un campo arato dove il fango arriva alle caviglie, di corsa a piedi che è meglio.
E mi sorpassa una trappolina in bike, avrà si e no 12 anni e mi dice: ti aspetto signora? Per un attimo ho avuto il morale sotto le ruote... Mi sono sentita vecchia, fuori posto ma è una sensazione che è durata poco, il tempo di capire che lei non ha visto una biker in difficoltà ma una persona con cui fare un pò di strada, e mi ha raccontato di lei, della scuola, di suo fratello, della sua passione per la bike...io non rispondevo...il fiato mi serviva per pedalare non per chiacchierare!
Poi mi accorgo che non ha il numero di gara: un infiltrata molto giovane ma molto intraprendente.
E brava Giò: tra qualche anno ti troverò su qualche campo di gara e sarai veloce come un razzo, lo sò, si vede da come stai in sella, da come gestisci la bike senza problemi, da vera MANGIATRICE DI FANGO.
Quando arrivo al traguardo lei si ferma e mi saluta un attimo prima di passare lo striscione con scritto Arrivo ed è un piacere guardarla, leggerle negli occhi la soddisfazione di aver fatto una gara da “grandi” senza potrela fare veramente, mescolandosi in mezzo a quegli adulti che l’hanno accettata nella loro tribù senza fare domande, senza porre condizioni.
Ora fa freddo stando fermi, ci si cambia, al ristoro un bicchiere di the caldo fa piacere e la fetta di panettone ce la siamo guadagnata tutti.
Le premiazioni sono il rito finale del “nostro circolo di matti”e visto che le donne sono praticamente pochissime un premio spetta anche a me ma non è per questo che sono qua, chi pedala lo capisce.
Il mio premio è l’aria che ho respirato, la nebbia in cui ho potuto perdermi, il fango che ho mangiato ed il sorriso che mi porto appresso, fino alla prossima.
Kathy Pitton

martedì 20 novembre 2007

Due ruote a riposo

Eccola la stagione fredda, il vento che taglia il viso, screpola le labbra e fa lacrimare gli occhi.
E’ arrivata pian piano, come ogni anno e ci fa riporre negli armadi le tute, le scarpe con gli attacchi ed il casco.
E’ il momento di smontare le ruote, di controllare che i cambi siano a posto, di ingrassare la catena dopo una strigliata con acqua e sapone, si controllano i copertoni e si mette a riposo il “cavallo”.
Ma la mente di un biker corre alla prossima stagione, al calendario gare che viene aggiornato giorno per giorno ed inizia a delinearsi una nuova serie di sfide con se stessi.
Farò un circuito Marathon oppure la 24 ore Cup?
Ci sono un paio di nuovi circuiti la prossima stagione, sembrano interessanti…
Chissà dove mi porterà la mia passione per le ruote grasse, su quale crinale mi fermerò a guardare il panorama dall’alto, quanti saranno i chilometri nelle gambe a fine stagione?
Avrò ancora la determinazione di portare a termine estenuanti Marathon al limite delle possibilità fisiche?
Forse sceglierò solo percorsi soft in pianura dove la velocità la fa da padrona lasciando poco spazio al guardarsi attorno a se oppure uscirò solo qualche volta sulle mie amate colline franciacortine, lasciando la competizione in un angolo a casa… Forse, solo forse.
Perché un cuore di biker non è mai stanco di sfidare se stesso, di combattere le sue paure e di vincerle.
Kathy Pitton

lunedì 22 ottobre 2007

Una merenda Sinoira


6 ore Morenica

E che cosa è mai questa parola strana?
Mi sono posta la stessa domanda leggendo l’articolo pubblicato su Pianeta Mountain Bike.
E l’ho dovuto chiedere ad un piemontese cosa fosse….una merenda tardi, una mezza cena……. Una mangiata in compagnia insomma a base di salame,prosciutto, formaggio, patate, salsa di prezzemolo, pane casereccio….un buon bicchiere di rosso come finale.
Ed allora perchè non fare quest’esperienza culinaria regionale?
E via che si parte, domenica mattina alle sei per raggiungere Vialfrè, provincia di Torino con la bike in macchina naturalmente.
Il viaggio è lungo ma poche le macchine in circolazione a quest’ora del mattino, si viaggia veloci ed ecco l’uscita dall’autostrada indicata sulla cartina.
Qualche problema a trovare questo paesino piemontese disperso nell’anfiteatro morenico di Ivrea ma quando appare sembra appoggiato sul declivio di una collina, nascosto dalla foschia mattutina; sembra ripiegato su di se per il freddo: 1 grado! Praticamente Polo Nord.
Un freddo gelido mi morde le guance ed ho un bel daffare a saltellare qua e la per farlo passare.
Siamo nel Parco naturale delle Pianezze, un bellissimo bosco di castagni e, qua e la, dei laghetti con cigni ed oche…sembrano congelate anche loro dal freddo.
Qua fanno un raduno di scout ogni estate, piu di 2000 ragazzi si radunano con le tende, le chitarre ed il loro colore.
Ma oggi il colore è diverso, è quello che io amo di più….la tribu dei biker al completo per questa nuova gara endurance, la prima edizione della 6 ore Morenica.
Camper e macchine parcheggiate in file vicine, mamme che rincorrono i piccoli, ragazzi e ragazze che preparano la bike per questa nuova corsa di resistenza che metterà a dura prova il fisico, la resistenza e la testa soprattutto.
Fa freddo ma già sento il sangue che corre veloce e mi scalda le gambe, la musica a palla e lo speaker che fa un po’ di casino contribuiscono all’atmosfera festosa.
Presentano man mano le squadre dai nomi più fantasiosi…I Lecca lecca, I Cavalieri, le Totine scatenate ( sei stupende ragazze torinesi), Le Bistecche roventi ( un gruppo di ragazzi in carne che faranno tutta la gara cantando), alcuni vestono strano con le corna sul casco e la coda da diavolo attaccata alla maglia……
Ho il numero personalizzato, il 503 ed il mio nome stampato a caratteri grandi vicino al nome della mia squadra: G.C. Iseo.
Alle borracce ci pensa Elsa, come sempre; la bike è pronta, un po’ di olio alla catena…sono due giorni che il cambio rompe le scatole, fa un rumore strano quando cambio ma sembra ok ora.
Via che si parte per un giro di ricognizione: bosco, strade bianche, sentieri ed un paio di discese….. bella tosta, ma molto bella.
Il percorso è un giusto mix di scorrevolezza e tecnica, dai che ce la posso fare.
L’ora della partenza si avvicina, mi dicono che si parte in stile Le Mans…e che roba è?
Si piazza la bike sulla linea di partenza e si va a 300 metri ed allo sparo si corre, si salta sul mezzo e via! Mi scappa da ridere. Correre io?
Assieme ad un altro paio di “ragazzi” la faccio a piedi, è tanto lunga la giornata che di correre proprio non abbiamo voglia.
Sulla bike e via, prima salita ed il gruppo si sgrana nel bosco, sui sentieri e sulle strade bianche, poi le dicesce, via via veloci fino alla fine del circuito per poi ricominciare cercare di farne il più possibile, chilometri su chilometri ed il freddo scompare e lascia il posto poco alla volta alla stanchezza, alla fame ed appena posso, passo dal ristoro e mangio qualche cosa altrimenti finisci il carburante e non vai più.
Ad un certo punto lo speaker al microfono dice “ e vedo una maglia del G.C. Iseo, un gruppo che organizza una bella gara della Brescia Cup “……mi sbraccio per farmi ascoltare e dire che le gare sono due, Vignalonga e Rampigolem….. e ci tengo a dirlo! E’ la mia squadra dopo tutto e mi alzo in piedi sulla bike per far vedere la maglia e la scritta…sarà anche campanilismo ma quello è il nome del mio paese! Ed anche se vado piano ci sono anche io!
Giri su giri, meno male che ho la mia musica nelle orecchie, canticchio pedalando per sentire meno la stanchezza, sono cinque ore che sono in sella e mi accorgo che la lucidità vien meno e vado sempre più lentamente ma le sei ore scadono tra poco e sarà finita.
Passo il traguardo con un sorriso al fotografo e mi fermo poco dopo, vicino alla macchina dove ripongo tutto e mi posso riposare un attimo.
Il rituale della doccia sembra un film di Ridolini:le docce ci sono, un po’ bucoliche… tende tirate tra le piante, acqua gelida all’inizio che poco alla volta si scalda ma quando arriva calda sei già zompato fuori dal freddo…….va bene che tonifica e che in Norvegia ci si rotola nella neve ma a me piace calda!!! Ci facciamo una risata e quando senti l’urlo dell’ultimo arrivato sotto l’acqua è una risata unica.
Saremo anche una manica di matti ma è divertente.
Adesso vediamo un po’ come è questa merenda Sinoira: esattamente come me la avevano descritta i piemontesi…pane patate, affettati e formaggio ed un bicchiere di vino rosso.
Divoro tutto e mi rendo conto che ho una fame da lupo anzi no da lupa!
Iniziano le premiazioni e stavolta SONO SUL PODIO. Dicono che chi la dura la vince, sono sesta e mi faccio anche un balletto dalla felicità: foto con il presidente della società organizzatrice e premio da portare a casa, una bottiglia di Erbaluce di Cluso, un bianco piemontese famoso…..lo berrò a casa in compagnia, riguardandomi le foto di questa giornata fredda ma bellissima.
Si torna a casa con la promessa di tornare il prossimo anno magari non da sola ma con la squadra e di fare un'altra merenda alla piemontese.
Kathy Pitton

lunedì 1 ottobre 2007

La mia Gimondi Bike

La mia bestia nera, ecco cosa è la Gimondi Bike.
Sono quattro anni che ci provo a scendere dal canalone senza accopparmi… quante botte e quanti lividi dappertutto.
Ero arrivata al punto di dire “adesso basta, appendo la bike al chiodo..”
Ma ho vinto la bestia stavolta, l’ho fatta senza cadere mai e sono arrivata sporca di fango da far paura ma ruggendo come una leonessa.
Ho cercato di prepararmi, in qualche modo: tempo per allenarmi un gran poco ma ritagliando di qua e di là un po’ di km nelle gambe ci sono.
Leggendo tutte quelle riviste di Mtb mi sono fatta un idea approssimativa dell’alimentazione migliore, di come e cosa mangiare e cosa escludere ( un qualche dolcetto qua e la però ce l’ho fatto stare…); ed ecco che alle 5 e 40 del mattino di domenica 30 settembre la qui presente signora salta giù dal letto e si fa un piatto di pasta con olio e grana!
Come colazione mica male anche se quei biscottini ai lamponi mi guardavano con due occhioni tristi che non ho resistito.
Poi la vestizione del guerriero su ruote: pantaloncini imbottiti, maglia della squadra, calzini d’ordinanza e tutto il solito armamentario dei bikers…borracce con i Sali per non avere sete e le barrette se ti viene fame ed il traguardo è lontano ed il ristoro l’hai già passato.
Ha piovuto piuttosto forte nei giorni scorsi e stanotte mi sono svegliata sentendo le gocce battere sulla grondaia…che rabbia!
Sarà tutto un pantano lassu alle Terre Rosse.
Va bè, mi faccio accompagnare in paese con il furgone giusto per evitare un po’ di gocce, ne prenderò tante durante la giornata in gara.
Sono d’accordo con alcuni compagni di squadra di trovarmi da Gabriele davanti alla tabaccheria eppoi, tutti assieme, ci avviciniamo allo striscione della partenza per la foto di gruppo.
Siamo in tanti del G.C. Iseo quest’anno, se non ho capito male 45 e ci si prende in giro bonariamente:
“ e che tempo pensi di fare tu……”
“ e romp mia le bale…”
“ vedi di arrivare senza farti male”
E in fondo è la sola cosa che mi interessa, arrivare senza farmi male.
Sono migliaia le persone in giro per il paese, circa 2500 iscritti ufficiali più gli infiltrati dell’ultima ora, e tutti sono qua con camper e macchine, famiglie al seguito, amici e conoscenti, un carnevale di dialetti veneti e piemontesi, alcuni sono arrivati dalla Sicilia, parecchi stranieri…non trovi un posto letto nel raggio di 15 km.
Giriamo un poco per il paese per scaldare le gambe, fa freddo e penso di aver fatto bene a mettere la giacca pesante; incontro conoscenti che mi fanno gli auguri, amici che mi urlano” in bocca al lupo Ka” e come sempre, per un momento solamente, mi attanaglia lo stomaco questa strana sensazione di paura mista ad euforia, un crampo che passa poco dopo ma che è li presente e mi fa respirare più velocemente.
E’ ora di andare in griglia, sono davanti ed ogni volta mi chiedo perché mi mettano qua, con i campioni che volano sulle ruote mentre io vado piano ma mi viene ripetuto che le donne sono talmente poche che vanno nella griglia d’onore.
Ed i minuti scorrono veloci ed arriva lo sparo e si parte ed inizio a pedalare e sento il cuore che va già a mille per l’emozione…..un attimo e siamo in piazza sfilando tra due ali di folla che urlano ai campioni davanti ( ci sono proprio tutti i famosi stavolta) ed urlano anche a noi…si anche a noi.
La salita a Polaveno è lenta per me e presto mi raggiungono i ragazzi della squadra tutti in seconda griglia e tutti loro mi danno un aiuto morale…” dai Kathy, dai…”: Stefano davanti a tutti ( è un grande, arriverà appena dietro i grandi campioni) eppoi gli altri man mano,Gliso (che sarà secondo della sua categoria), la pacca sulla schiena di Cecco e Ago, Piero e Giglio, l’urlo di Gabri, la spinta di Zambo……
Ed ecco la cima, la deviazione per i pollai e la mia Nemesi….il canalone!
Come previsto è un pantano pazzesco; alcuni si buttano a capofitto e cadono poco dopo, altri più bravi (o fortunati) arrivano alla fine incolumi, qualcuno si fa male molto seriamente ed io……lo faccio a piedi.
E si, cavolo! Ho fatto tanti di quei voli giu di li che non ho proprio voglia di farne altri.
Arrivo in fondo talmente infangata che non mi si riconosce, la bike tanto piena di argilla rossa che non frena e non entrano i cambi. Un signore ha attaccato una canna dell’acqua e sta facendo un lavaggio bike in extremis ma va bene cosi!
Da qua inizia la parte “veloce”, per me è piu facile andare avanti.
Quei saliscendi tra i vigneti della Franciacorta sono piacevoli e la pioggia non ha appesantito tanto il terreno; via cosi fino alla prova speciale della Monterossa, un tracciato cronometrato tra il vigneto ed il roseto della villa.
Praticamente passo a piedi il controllo elettronico della partenza sotto lo sguardo divertito degli addetti; pensavo di aver finito ma non ricordavo che poco dopo c’era il fettucciato di Monterotondo.
Altra prova speciale in mezzo al fango con la musica a palla e poi di corsa verso la Madonnina.
Ancora una fatica.
Ho le gambe tanto pesanti e la sete mi prende alla gola, sarà stata la pasta con il grana di stamattina ma almeno non ho avuto fame durante la gara; e mi accorgo che più mi avvicino al traguardo più mi sembra di andare veloce e quando vedo lo striscione con scritto Finish beh….. un secondo, uno solo, ma un po di magone mi è venuto: L’ho finita!
E passo il traguardo facendo un urlo che sembra un ruggito: ho vinto la mia besta.
Piena di fango, stanca, una sete che morde la gola ed il solo pensiero di fare una doccia calda ma ho un desiderio: sapere cosa hanno fatto gli altri e sono tutti li, al pasta party e quando arrivo mi danno due pacche sulle spalle e mi sento…..mi sento VIVA.
E mi congratulo con loro, tutti bravi, dal primo all’ultima.
E’forse questo il bello di una squadra: uno davanti a tutti a vincere, gli altri distribuiti in classifica uno dietro l’altro e qualcuno a chiudere la fila…..ma con orgoglio perché non sono ultima.
Questa volta ho vinto la mia bestia, la prossima volta voglio cavalcarla.
Kathy Pitton

martedì 18 settembre 2007

Torbiere e ciclisti

1200 metri.
E’ la lunghezza esatta del tratto di pista ciclabile che entra a Cremignane, costeggia ( ho scritto costeggia non attraversa) la Riserva delle Torbiere ed esce alla stazione di Provaglio.
Quel tratto di pista fa parte della ciclabile Brescia- Paratico e si snoda tra le colline ed i vigneti della Franciacorta in uno scenario davvero splendido e silenzioso.
Negli ultimi tempi spesso si è letto sui quotidiani locali che quel tratto verrà chiuso ai ciclisti e gia nel mese di aprile venne rifiutato il passaggio ad una gara ciclistica locale.
Verrà trovato sicuramente un percorso alternativo che non costeggi la Riserva naturale…ma perché?
Le bici non inquinano, non fanno rumore, pertanto non interferiscono con l’eco sistema della Riserva stessa; difficilmente un ciclista si ferma, se non per riposare un attimo su di una panchina, visto che quella pista viene utilizzata per attraversare velocemente la zona e raggiungere le varie stradine secondarie che si snodano in Franciacorta evitando le strade asfaltate di cui spesso si sente parlare per gli incidenti ai ciclisti stessi.
Ed allora perché togliere loro la possibilità di stare “ fuori dalle scatole”?
Seppoi vogliamo mettere i puntini sulle “i”…….su quel tratto di pista passo spesso in bike, alle sei del mattino e c’è un sacco di gente che pesca.
So che in quel tratto è consentito con un permesso speciale ma perché all’interno della stradina ci sono moto e motorini?
Quelli fanno rumore ed inquinano, la mia bike no.
E perchè nessuno dice niente quando nei pomeriggi d’estate ci sono un sacco di persone che fanno il bagno ALL’INTERNO DELLA RISERVA, quando è espressamente vietato con tanto di cartelli ed avvisi?
Mi chiedo spesso se fanno più rumore i copertoni della mia bike sulla ghiaia o le scarpe dei podisti che vi corrono durante la giornata…….
Inquiniamo di piu noi ciclisti o le persone che percorrono il percorso vita o vi passeggiano la domenica, con il vociare dei bimbi a far da cornice sonora….
Non sono di certo queste le persone che possono arrecare danno alla Riserva delle Torbiere, non i ciclisti che pedalano in silenzio ne i podisti che in queste stradine si allenano; e neppure i bambini che ridono o si rincorrono nei pomeriggi d’estate che qua trovano un oasi di pace ed ombra.
I problemi veri sono altri: la pesca di frodo a cui le guardie non riescono a far fronte vista la scarsità di mezzi e personale e la maleducazione delle persone che vedono i cartelli di divieto e li coprono con vernici spry; l’immondizia lasciata da quanti fanno un pic nic e poco si curano di quelli che verranno dopo e la filosofia del “chi se ne frega” di cui siamo circondati.
Personalmente so che in quel tratto di strada trovo la pace nel silenzio che mi circonda e mi fa compagnia senza il traffico delle macchine e l’unico “rumore” che sento è il fruscio delle mie ruote grasse sul terreno ed il battito del mio cuore.
Non toglietecelo.
Kathy Pitton

martedì 7 agosto 2007

La Vecia Ferovia

La “Vecia ferrovia” sbuffa ancora


Ed il treno vaaaaaaa……sbuffando sale e vaaaaaa……
Ma è un treno ben strano quello che risale la Val di Fiemme, da Ora a Molina, un convoglio colorato di 1200 bikers, non di carrozze. Non lo sferragliare delle ruote sulle rotaie a far scintille ma il fruscio dei copertoni sulla ghiaia; non il fischio del treno sui ponti ed alle uscite dalle gallerie ma le voci che si rincorrono e chiamano, quell’incitarsi a vicenda che aiuta. E tutti quelli come me hanno bisogno di un po’ di tifo in una gara che su 37 km ne ha 30 in salita.
Ma è stata un avventura nuovamente, iniziata una domenica mattina alle 5 con le bike da caricare sul furgone di Francesco, un caffè con Dado per svegliarsi e poi via, due ore e mezza di strada fino in Val di Fiemme, in Trentino.
Il rituale del ritiro dei pacchi gara e del numero di pettorale eppoi via a scaldare un poco le gambe prima di entrare in griglia ed attendere la partenza e lo scoprire con piacere che verrà data dall’ultimo conduttore di questo trenino dimesso nel 1960, un treno voluto e costruito dall’imperatore austro-ungarico e che per anni ha risalito la valle fino a Molina.
La gara si snoda sul tracciato di questa vecchia ferrovia tra coltivazioni di mele a distesa, salendo e salendo, senza un attimo di riposo e, con stupore, accorgermi che alcuni pedoni sono più veloci di me!!
Ed ecco la prima galleria: entro e non vedo piu nulla. I fari posizionati a far luce creano delle zone d’ombra che ti lasciano cieco ad avanzare e sentire solo il terreno sotto le ruote, terra battuta e sassi, ma andare via veloci e vedere il chiarore alla fine, l’uscita alla luce del sole.
Ed una voglia improvvisa, quella di fare tuuuuuuuuu all’uscita della galleria mi prende e mi ritrovo, con altri accanto, ad imitare il fischio del treno ridendo ( e lo abbiamo fatto per tutte e 5 le gallerie).
Ho pedalato quasi tutta la gara con un gruppo di vigili del Fuoco volontari di Molina, vestiti con le uniformi d’epoca; quel tocco di folklore locale che fa piacere avere attorno quando la posizione in classifica poco importa.
All’arrivo un attimo di panico: vedi il cartello con scritto “ 500 mt.” e pensi “ è finita” ed all’improvviso ti trovi un muro da scalare!!!
“Ma volete proprio farmi arrivare senza fiato e con la lingua sotto le ruote!!!!!”
Arranco su e sento una “mano amica” sul fondo schiena e la voce di una signora che mi dice “dai che sei arrivata..”
Passo sotto l’arco dell’arrivo, sento il mio nome ed il numero di pettorale, quel “…mamma sei fuori…” che è il mio regalo e l’unica cosa a cui penso e scendere dalla sella e far riposare i muscoli delle mie gambe che urlano vendetta.
Siamo in una bellissima pineta ed attorno c’è il solito ambaradan delle gare in mtb: gente che fa una grigliata, qualcuno prende il sole ed altri si riposano sotto le piante, i bambini si arrampicano sulle piante come Tarzan con corde tese appositamente per loro, musica e tanto colore.
E’ ora di tornare a casa, altre tre ore in macchina con calma dopo una bellissima giornata con gli amici sapendo che la Vecia ferrovia sbuffa ancora e lo farà a lungo.
Kathy Pitton

giovedì 19 luglio 2007

Rampi Night

Devo fare in fretta oggi pomeriggio, a casa di corsa a togliere la divisa e saltare in macchina, tutto è già pronto per andare a Preseglie, Val Sabbia.
Era stata Elsa, mia figlia, a portarmi questo volantino nero e rosso ed a chiedermi “ La fai questa mamma vero? Ci sono le salamine…”.
Quello che devo “Fare” è pedalare, e non mi costa poi cosi tanto visto che la mountain bike è la mia passione.
Un ora di strada ed ecco Preseglie e lo svincolo per il motodromo del Galaello, dove c’è il ritrovo di questa gara in notturna.
Ci sono già un sacco di ragazzi in giro in bike, provano il percorso ma io, guardando un paio di salite segnalate, decido di tenermi le energie per dopo, per la gara.
E’ una grandissima pista da motocross, mi dicono sia conosciuta a livello internazionale e vi vengono svolte gare molto importanti e le foto appese alle pareti della segreteria lo dimostrano: foto di campioni del passato e del presente con tanto di dediche ed autografi, poster e maglie personalizzate, immagini di facce sorridenti dopo le gare e foto di evoluzioni in moto pazzesche.
Ritiro il mio numero, il 119, lo attacco alla bike e via a pedalare per scaldarmi un poco le gambe. Arriva tanto in fretta l’ora della partenza e c’è sempre quel attimo, un paio di secondi non di piu, in cui lo stomaco si torce come in uno spasmo di paura, ma ti avvicini al nastro della partenza ed aspetti il via.
E’ la prima volta che parto in formazione “da cross”, tutti allineati in fondo ad un prato davanti a delle griglie di metallo che, quando si abbassano, danno il via.
Li lascio sfilare i ragazzi, davanti a me; c’è un imbottigliamento poco più avanti dove il circuito si stringe e poi si inizia a salire…su, sempre piu su.
Parecchi tratti li faccio spingendo la bike, sono troppo erti per me ma ,nonostante tutto, non mi va di fermarmi e tornare indietro e quando mi chiedono se voglio fermarmi un secco “no” è la mia risposta.
Piano arrivo in cima ed iniziano le discese in uno scorrevole single track, non troppo tecnico per la mia preparazione ed i chilometri scorrono sotto le ruote.
Vengo doppiata ad un certo punto dal primo in classifica, un campione, Ramon Bianchi, e cerco di non intralciare chi lotta per la classifica.
Sento da lontano la voce dello speacker che annuncia l’arrivo del primo, sento la musica ed il profumo delle salamele arrosto che, qualche volta, sono un ottimo doping…ti fanno andare piu in fretta.
Arrivo al traguardo trafelata ma con un braccio alzato: è la mia vittoria, arrivare sempre.
E trovo pure qualcuno che mi riconosce e dice “ Hey ti ho vista alla Iron Man di Idro..” ed ancora..” Bionda signora non mollare”.
Ripongo la bike, mi cambio velocemente e via a gustare il mio panino con la salamela che ho guadagnato pedalando mentre Elsa guarda meravigliata i ragazzi che fanno pazzesche evoluzioni con le bici da trail, su e giù da casse e sacchi ed ostacoli di ogni genere.
Poco dopo iniziano le premiazioni e mi fermo a guardare, premiano Alberto, il mio “capo squadra”, faccio un tifo da stadio, ma sento anche il mio nome tra le donne premiate: sono quarta.
Mi porto a casa una giacca antivento, una foto ricordo ed un applauso ma dentro di me porto molto di più: la voglia di fare, di esserci, la voglia di provarci, sempre.
Kathy Pitton