La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


domenica 15 febbraio 2009

Sull’ottovolante nel Parco dell’Oglio


Tutti noi siamo stati in un parco giochi almeno una volta e, per ognuno, il gioco preferito era diverso ma per me, su tutti in assoluto, il migliore era l’ottovolante o qualunque altro gioco o mezzo che lo ricordasse anche solo da lontano.
E, complice una stupenda e gelida giornata di sole di febbraio, oggi mi sono divertita come una matta scatenata.
Alle 7.30, dopo il caffè di rito nella mia cucina, via alla volta di Orzinuovi per il Gran Premio Mtb Parco dell’Oglio, 4° Trofeo Piemonti Costruzioni, valico come 5° ed ultima prova del campionato Provinciale invernale Mtb C.S.I.
Le vie traverse prese da Dado ci fanno arrivare velocemente ed allora abbiamo il tempo per un caffè nella piazza centrale del paese per poi proseguire verso la frazione di Barco da dove partiremo per questa cross country… e dire che non mi piacciono molto, sono solitamente troppo veloci per me e mi doppiano sempre e mi piacerebbe tanto per una volta finire la gara senza essere doppiata dal primo!!!
Ci sono un sacco di ragazzi già in giro a scaldare le gambe e ci prepariamo come sempre, bardati e freddolosi in questa gelida mattina; tutti i campi attorno sono ricoperti di brina gelata, il terreno è durissimo e, sinceramente m spero rimanga tale… non il fango di domenica scorsa per favore, non reggerei ad un'altra domenica cosi eppoi qua non ci sono le docce, sarebbe un disastro.
Provo il fettucciato nel campo gelato, se il terreno tiene e non si scalda troppo, non sarà poi cosi pesante farlo; il sole rende tutto piu piacevole e si sopporta anche il freddo con meno fastidio.
Ci sono anche un sacco di ragazzi del Mtb Racing oggi, riconosco il colore delle loro tute bianche e verdi e poi i soliti volti noti, i saluti gridati passando in bike sulla strada prima di immettersi nei campi ed è un piacere il sorriso di Natale, classe 1941, che viaggia sulla mtb come un razzo e che oggi “conquisterà” la maglia di campione provinciale 2009 di categoria.
Quasi ora di partire, in griglia e via per il giro di lancio; ho freddo ed il non essermi scaldata a dovere lo pago quasi subito sentendo le gambe dure e non riuscendo a star dietro agli altri ma mi adatto e faccio la mia gara come sempre, senza troppe pretese ma senza rinunciare a combattere per arrivare in fondo.
Il terreno gelato resta tale e via che si viaggia e come sempre, i miei pensieri vagano con me, tra i sentieri che percorro e quello che vedo mi piace: campi, bosco, sentieri e strade bianche, le fettucce bianche e rosse che delimitano il percorso stesso e le persone che ti segnalano dove passare.. qualche passaggio stretto, occhio ai canali e poi via…. Via in uno stupendo sentiero nel bosco, un continuo saliscendi e cambio di ritmo, destra… sinistra, su e poi giu per qualche metro e sempre con l’occhio a registrare il fiume poco lontano, la sponda sabbiosa cosi vicina e le ruote della mia Valchiria su questo stretto passaggio tra rami e tronchi, via veloce e sentire il cuore che pompa e le gambe che finalmente girano e mi sembra di essere tornata ragazzina sull’ottovolante al mare dove mi portava papà.
Quanto mi sono divertita!!
E mi sembra passato un attimo e vedo da lontano il paesino e so che l’arrivo è vicino e mi rendo conto che non mi hanno ancora doppiato e cerco di pedalare piu velocemente per evitare che accada.
Incontro Lazzari Senior in bici contromano che sicuramente va incontro a Stefano per fargli delle foto, e mi grida Daiiiiiiiii Kathy….. e ci sono quasi….
Sento la moto da lontano e mi faccio da parte, arrivano i primi ed è giusto lasciarli passare ma non mi fermo e spingo e via che arrivo vicino al traguardo e sento un braccio agganciarmi ed il sorriso di Charlie della squadra organizzatrice, i Sachesghinghem…arrivo in parata con tanto di bacio “in corsa” sotto l’arco ed il sorriso del giudice che urla il mio numero e la foto fatta al volo dalla Grazia, sarà un bel ricordo.

Quando arrivo al traguardo di una gara è come se la molla del carillon si fosse scaricata tutta di un botto e l’adrenalina che fino ad un attimo prima mi spingeva, piano piano scema e mi prende una strana tranquillità, una serenità che da pace.
Un the caldo per placare freddo e sete, un pezzetto di dolce e due chiacchiere con altri sporchi di fango come me, il chiedere come è andata o il raccontare la propria esperienza è il rito dopo la bagarre; adesso devo pensare a lavare la mia cavallina ed a mettermi qualche cosa di asciutto e caldo,il furgone è poco distante e Dado arriverà solo tra una ventina di minuti.
Al lavaggio bici ci sono Cecco e Sandro e mi chiedono :Kate sei caduta?
Macchè caduta, perché dovrei esserlo? Vado piano ma non cado… o almeno è parecchio tempo che non mi succede.
Carico la bike sul furgone, mi cambio e vado a guardare le premiazioni e la piacevole sorpresa è che sono quarta e che premiano anche me, credevo che spettasse solo alle prime tre…
Foto, applausi, saluti…. Il tempo passa velocemente ed è ora di tornare a casa ma già stò pensando alla prossima volta.
E’ una strana malattia quella dei bikers, non si riesce a fare a meno del fango, del sudore e della fatica, una droga che non fa male, anzi!!!
Quando poi riesci a divertirti cosi come ho fatto io oggi, beh… non ha importanza se sei sporco di fango, stai bene con te stesso e con gli altri attorno perché, in fondo, sono come te.
E la prossima volta il mio obbiettivo sarà non farmi doppiare.
Kathy Pitton

domenica 8 febbraio 2009

Fare la spesa in mtb….


Uno potrà pensare: chissà cosa centra la spesa con la bike.
Al momento l’ho pensato anche io quando mia figlia mi ha detto: ma vai a fare la spesa in bici mamma?
Poi invece ho capito che la sua voleva essere una battuta per il fatto che, nelle ultime tre domeniche sono sempre arrivata a casa con il pacco premio contenente di tutto e di più…
Non sarà sempre festa, in fondo ho fatto garettine qua attorno con poche donne partecipanti ed allora è quasi scontato il fatto di portare a casa qualche omaggio, ma è un premio ed è bello riceverlo per qualche cosa che amo fare e che costa fatica fisica ma non fatica mentale, anzi…
Si stà cosi bene dopo aver fatto le gare, ci si incontra con un sacco di amici, si scherza e ci si prende in giro e qualche volta mi piace stare al margine di tutto ciò ed osservare, guardare ed ascoltare i discorsi, il continuo raffrontarsi ed il mettersi in gioco.
Vedo il viso di uomini che magari rubano tempo alla famiglia ed al lavoro per sporcarsi di fango, per arrivare a casa bagnati fradici e, forse, con i pantaloncini della tuta rotti da qualche cespuglio dove si è finiti per errore o perché la traiettoria di gara ci ha fatto passare troppo vicini agli stessi oppure ancora donne e ragazze con un filo di rossetto comunque, le unghie smaltate che sbucano dai guanti da ciclista che sono femminili piu che mai nonostante il fango, nonostante il viso sia, qualche volta, reso irriconoscibile dalla polvere o dalla stanchezza accumulata.
Ed ancora guardare le facce di quanti guardano a bordo campo o bordo strada e sorridono e magari pensano che siamo completamente fuori.. ma nonostante questo ti fanno un applauso e ti urlano Bravo!!!
Ma volevo raccontare la gara di oggi, l’8° Memorial Massetti di Leno, una cross country in pianura che sembrava una risaia di Vercelli, acqua ovunque, un fango denso ed appiccicoso che sembrava attaccarsi dappertutto e non mollarti mai ed il pedalare e non andare avanti ed ogni metro guadagnato sembrava una conquista.
Il gesto scaramantico promesso ad un amico di farsi due strisce sotto gli occhi con il fango fa sorridere qualcuno ma per un attimo mi sento un guerriero come gli All Blacks.
Alcuni tratti a piedi con la bike a spalla e mi sembrava di non riuscire a sollevare i piedi dal fango come se lo stesso volesse trattenersi le mie scarpe.
Quante volte ho detto a me stessa: adesso mi fermo, basta!!
Ma poi continui e vai avanti, qualcuno ti sorpassa e ti dice di non mollare e pedalata dopo pedalata arrivi al traguardo.
Un solo giro che mi è costata una fatica grandiosa anche perché la qui presente old lady ieri sera se ne è andata a ciaspolare per la classica in notturna in valle Camonica, un appuntamento a cui non so rinunciare da anni.
Dal candore della neve rischiarata, anche se per poco, da una splendida luna, al fango delle pianure della bassa bresciana, un salto di luogo e di stato incredibile.
Una doccia calda, il semplice cambiarsi d’abito ed ecco che la fatica se ne va via ed aspetti le classifiche ( e ce le faranno aspettare un sacco di tempo) mentre ti bevi un caffè e fai due chiacchiere con gli amici, Dado che fa la spola dentro e fuori del bar per vedere se sono stati finalmente esposti i risultati ufficiali e la premiazione alla fine con i vari premi in natura, pacchi contenenti alimentari di vario genere solitamente molto graditi da tutti.. ed uno spetta anche a me come quinta donna classificata.
Quasi non serve salutare anche perché tutti conoscono i calendari a memoria e gli appuntamenti per la prossima avventura nel fango non si segnano sull agenda ma nella mente e so che la prossima domenica, in un qualche altro campo di gara, ci saranno di nuovo tutti..
E ci sarò anch’io.
Kathy Pitton

Caspolada al chiaro di luna

Ci sono cose che, per ognuno di noi, diventano una piacevole tradizione e si fa di tutto per mantenerle.
Cosi è per me la Ciaspolata a Vezza d’Oglio che faccio da anni e mi dispiacerebbe mancare a questo appuntamento con la neve che vedo dalle finestre di casa mia ogni qualvolta guardo verso la Valle Camonica a nord.
Ogni anno il numero dei partecipanti è aumentato, dalle poche centinaia della prima edizione alle migliaia delle ultime ed il clou è stato oggi, la 9° edizione, con 4500 iscritti.
Conosco il paesino di Vezza e so che i parcheggi sono pochi ed allora parto presto, verso le 14.30 per far si di arrivare prima di molti e parcheggiare vicino all’arrivo.
Qua sul lago piove da giorni, lassu nevica da tanto che la neve raggiunge inaspettate altezze; erano anni che non si vedeva cosi tanta neve che porta con se si la bellezza dei bianchi fiocchi ma quassu anche la paura di slavine e valanghe.
Leggo ogni giorno di piccoli paesi della valle isolati da piccole slavine lungo le strade di collegamento ed è con un poco di timore che guardo le montagne avvicinandomi a loro.
Arrivo alla deviazione per i parcheggi e sono gia tantissime le macchine, meno male che sono partita presto!!
Il posto lo trovo e via a piedi fino in paese, un bel pezzo di strada in salita con ciaspole e zaino al seguito, non scenderò più fin quaggiù fino a quando non sarà ora di ripartire alla volta di casa.
Arrivo alla palestra attrezzata per la distribuzione dei pettorali e delle ciaspole per quelli che non hanno le proprie e mi rendo conto di avere un sacco di tempo a disposizione prima della partenza, andrò a bermi un caffè.
Il traffico si congestiona a tal punto che devono fermare le auto che salgono in valle, le strette stradine del paese di montagna non sono fatte per il passaggio di migliaia di auto in un lasso di tempo cosi breve, trovare un parcheggio ora sarà praticamente impossibile.
Pian piano la piazza si riempie di gente, vedo un sacco di persone che conosco e che a casa non incontro mai, amici di mtb e semplici conoscenti con cui scambiare due battute ed un saluto.
So che parecchi componenti della squadra Mtb racing sono qua stasera ma incontrarli in mezzo a migliaia di facce non è facile, vedo però un vecchio compagno di studi, Roberto, con la nipotina, parteciperà anche lui senza fretta a questa camminata.
Io non ho fretta ma non voglio neppure prendermela troppo comoda, vorrei arrivare velocemente e tornare a casa ad un orario decente, domani Dado passa a prendermi alle 7 per andare in bassa Bresciana a correre in mtb…
L’orario di partenza arriva e bang!! Partono i fuochi d’artificio ed i ragazzi della corsa agonistica, poco dopo tutti noi, una massa enorme di persone che scemeranno dalla piazza fino alla piana dove indossare le ciaspole e via, camminare nella notte sotto la luna che ha deciso di farsi vedere dopo notti e notti nascosta dalle nubi.
Non piove e non nevica, cosa che era prevista per questa nottata… in fondo è meglio cosi.
Inizia questa gara-non gara, questa corsa nella neve con le racchette ai piedi che ti fanno camminare in modo strano, una postura che presto mi farà rallentare perché innaturale e sembra che scottino le gambe ed i piedi.
La mia gamba non vuole saperne di guarire e quando le chiedo poco di più del solito urla vendetta ma tengo duro e dopo 4 km, appena dopo il ristoro, decido che è meglio non forzare e prendo il percorso corto, 7 km anziché 10.
In fondo competo solo con me stessa.
Inizio ad essere stanca e mi rendo conto di rallentare, mi passa anche un bambino col cane… resto un po’ male in verità ma non so che farci.
Quando vedo il cartello 1km al traguardo, beh il sollievo è parecchio, sono cotta.
Mi rilevano il tempo elettronicamente e mi tolgo le ciaspole dai piedi, è un sollievo poter camminare di nuovo con un andatura normale!
Musica, un enorme falò, la telecronaca di Tele Boario ed un sacco di persone fanno sembrare tutto, ed in fondo lo è, un enorme festa.
Mi avvicino al centro Adamello ed entro nella grandissima sala adibita a ristorante per i partecipanti, la mia iscrizione comprende una cena completa e, poco oltre l’ingresso, mi sento chiamare… Kathyyyyyyyyyy!!!
E toh che ti vedo Super Mario, conosciuto a Guastalla lo scorso anno all’Aironbike e che ho rivisto parecchie volte nel corso della passata stagione di gare in mtb.
E’ veramente un piacere e parliamo del più e del meno e scopro che ha fatto niente popo di meno che l’agonistica, la gara degli Iron man, quelli che corrono tra le nuvole…gli Sky runners… a però, bravo!!!
Ci si da appuntamento alla prossima Aironbike del 1 marzo, un saluto ed ora pappa perché sono morta di fame.
Ti siedi e poco alla volta passa la stanchezza e ti rilassi mangiando un piatto caldo in compagnia di moltissimi altri che hanno passato la serata come te a scorrazzare tra la neve.
Ma ora è meglio tornare verso vale, verso casa.
Nell’uscire mi accoglie una nevicata con fiocchi pesanti, che fortuna però che non abbia nevicato durante la gara.
Raggiungo la macchina e parto con calma, ci vorrà un ora e mezza per tornare a casa e mi rilasso mentre guido, le gambe sono pesanti ma in fondo la stanchezza è quanto mi aspetto alla fine di una gara, grande o piccola che sia, significa che ho lottato e che sono arrivata…
I numeri dicono 4391 persone alla partenza, 45 a nella categoria femminile e 101 in classifica generale..
Non male in fondo per una old lady… fino alla prossima.
Kathy Pitton

domenica 1 febbraio 2009

Tra i fiocchi delle terre basse.


2° Gran premio le Magnolie, domenica 1 febbraio.
Questo è quello che si legge sulla scheda gara di Pianeta mtb ma se una domenica mattina d’inverno decidi di farla ti ritrovi nelle “terre basse” della pianura bresciana, quasi un ora di strada da casa mia e ci avviciniamo tra una danza di fiocchi di neve quasi inaspettati.
Le previsioni parlavano di neve in pianura ma non credevo che azzeccassero cosi bene quello che mi si è presentato davanti agli occhi stamattina e ad un certo punto ho pensato che Dado si fosse girato dall’altra parte a dormire anziché vestirsi e caricare la bike sul furgone.
Ma poi sento il rumore ormai famigliare del motore del suo “bolide” bianco e preparo la sua tazza di caffè con 4 cucchiai di zucchero, gli apro il cancellino e prima ancora che sia in casa ha già la tazza fumante tra le mani.
Partenza! E siamo sicuri di non sbagliare strada stavolta? Lo scorso anno ci eravamo trovati da tutt’altra parte ma stavolta tutto liscio e poco alla volta ci avviciniamo a Verolanuova, sede dell’ agriturismo che organizza il 2° Gp di Mountain bike delle Magnolie.
Leggo i cartelli con i nomi dei paesi, alcuni li conosco altri sono completamente sconosciuti e ad un tratto dico: ma non era Offlaga quel paese col detto sulle oche? Una roba del genere: “i fera i oc col martel de paia”…..beh iniziamo a ridere che quasi dobbiamo fermarci per non finire fuori strada! Va beh avrò sbagliato detto o magari paese oppure tutti e due e magari anche il dialetto ma non credevo di sbellicarmi cosi dalle risate.
Vediamo l’agriturismo da lontano, arrivati.
Non sono molte le macchine stamattina, forse la neve ha scoraggiato più di qualcuno che, magari, ha preferito stare a casa al caldo.
Numero di gara: 302, uno in più di domenica scorsa.
Il solito chiamarsi ed il prenderci in giro che fa parte del colore della tribù dei pedalatori mangiatori di fango, un altro caffè per scaldarci e si avvicina l’ora della partenza.
Ci si veste in fretta, la bici giù dal furgone e via a pedalare per scaldarci un poco; non passa molto tempo ed uno dei giudici di gara ci chiama a allo striscione di partenza dicendo: ci siete tutti? Non è che ce ne mancano alcuni come domenica scorsa? Credo stia parlando di noi due quando la scorsa settimana ci siamo presentati allo striscione di partenza con 15 minuti di ritardo sul gruppo!!! Che figure…
Via! a pochi metri dalla partenza vedo un biker a terra, spero non ci siano danni; poco dopo si entra in un fettucciato tipo prova speciale in un campo arato……un pantano dove si sprofonda ed in un attimo si sgrana il gruppo ed i primi davanti già sono in fuga.
La mia gara è come sempre tranquilla, non cerco di fare più di quanto il mio corpo permetta, con calma arriverò ugualmente alla fine.
E sarà bello fare tutta la gara con una ragazza alla sua prima esperienza di gara, in alcuni punti siamo state ruota a ruota a pochi centimetri una dall’altra, assieme abbiamo fatto un paio di centinaia di metri in più sbagliando percorso ma, alla fine, ci siamo aspettate: credo sia stata una specie di solidarietà al femminile in un mondo quasi esclusivamente di competenza maschile dove noi, l’altra metà del cielo, facciamo le nostre piccole intrusioni in rosa.
Sentieri nel bosco resi scivolosi dalle piogge degli scorsi giorni e dalla neve che scende senza tregua stamattina, strade infangate dove le ruote slittano quando passi da un solco all’altro e le zolle di terra rossa e grassa che si attaccano ai copertoni nell’attraversare i campi e dove devi cercare di stare nella scia di chi hai davanti o che è passato poco prima per non sprofondare; percorso reso duro dal clima invernate ed il freddo che poco alla volta rende tutto più pesante e la stanchezza non tarda a farsi sentire.
Un “guado” da passare e le foto di rito lungo il percorso, gente che non conosci che ti incita e ti sembra di andare più veloce con quelle parole gridate da sconosciuti che ti sorridono; poco alla volta ci si avvicina al traguardo e di nuovo si entra nel campo e sembra che la terra voglia trattenerti ma sai che è la stanchezza a farti pensare cosi, a rendere più faticosa una fatica conosciuta ed amica.
I giudici ci aspettano e ci indicano il traguardo, la nostra gara finisce prima degli uomini, un occhio di riguardo per le “quote rosa” che sono pochissime anche oggi.
Un profumo di carne arrosto mi avvolge all’arrivo ed il ristoro accoglie tutti con pane e salamina, vin brulè e tanto altro ma prima lavo Valchiria dal suo carico di fango ed aspetto Dado che aveva un giro in più da fare.
Poco alla volta arrivano tutti, i visi stanchi e resi quasi irriconoscibili dal fango, le maglie delle squadre che sembrano tutte dello stesso colore ma tutti con un sorriso sulle labbra a scambiar battute ed impressioni sull’ennesima domenica mattina nel fango.
Mi cambio e mangio un panino, un paio di battute con Charlie, con Graziano e Luca, Ermanno dell’Agnosine che mi chiede se potrà leggere il resoconto di gara (era lui a terra alla partenza) e ci si avvicina al banco della giuria e si aspettano le classifiche.
Chiamano le due donne al ritiro premi e ridiamo rendendoci conto che siamo nella classifica mista con i ragazzini!!!!
Anche Dado ha il suo momento di gloria con il settimo posto della categoria M5/6 assieme a Natale ed Alberto.
Le foto per ricordare un momento della nostra vita e stavo uscendo quando mi richiamano dentro: alle due signore in mtb un altro premio!!! Per la classifica femminile stavolta.
Si torna a casa e lungo la strada si parla di tutto e di più, si mandano gli sms agli amici per raccontare loro della nostra “impresa sportiva” della domenica e già si pensa alla prossima volta, un altro percorso, altro fango, forse altra neve a raffreddare le mani ed il viso ma, di sicuro, un’ altra serie di risate, un'altra giornata da ricordare con un sorriso.
Ed io ci sarò ragazzi!
Kathy Pitton

domenica 25 gennaio 2009

Partenza… col botto!!


Eh si, nuova stagione e nuove pedalate.
Ed un inizio cosi non me lo aspettavo di certo.
Ieri sera cena dei coscritti ma sono stata brava stavolta, niente abbuffata ma solo un piatto ed un litro d’acqua al posto del vino e, seppur con dispiacere, sono scappata a casa alle 11, abbandonando tutti gli amici e la festa ma la voglia di rimettermi in gioco, di pedalare era forte ed avevo già deciso di venire fino a Desenzano del Garda per questa gara del Csi.
Ed allora pronti via alle sette e mezza stamattina, col Dado di sempre a farmi compagnia.
Poco traffico ed una giornata stranamente serena visto il maltempo che ha caratterizzato tutto il periodo invernale fino ad ora, certo che il terreno sarà un pantano unico ma lo si sa, se scegli la mtb come sport, il fango ti è compagno come le pulci per i cani.
Eccolo in centro sportivo vicino all’ospedale, ci sono già le macchine di molti nel parcheggio e le facce sono quelle di sempre o quasi, qualche saluto ai giudici di gara che conosco da anni ormai e la solita prassi per l’iscrizione e ritiro del numero: 301.
Giù le bike dal furgone, ultimo controllino e vestizione d’ordinanza, fa freddo ma avremo tempo per scaldarci.
Il saluto di Charlie dei Sachesghingem e le sue battute scherzose, il saluto urlato di Natale, un ciao veloce a Giorgio e via per il giro di prova.
Cavoli se tira, uno saliscendi nervoso e molto fangoso ma bello, proprio bello e se lo dico io che sono una schiappa nel cross country ….
Piccolo problemino: non avevamo calcolato di metterci cosi tanto a fare il giro e ci siamo fermati pure con dei ragazzi che avevano bucato per tanto siamo arrivati al traguardo CHE ERANO GIA PARTITI TUTTI!!!! …..botto numero uno!
Oddio e adesso?
Via che si parte ugualmente ad inseguire il gruppo… inseguire magari è un po’ grossa anche perché dopo mica tanto mi passa il primo!
Ah andiamo bene.
Però non mollo ed anche se devo fare qualche pezzo a piedi mi piace stò percorso.
In alcuni punti faccio prima a piedi tanto è il fango ma poi su e giù ed ecco che mi ripassa il primo.
Che lumaca che sono ma non fa niente, va bene cosi, riesco anche a trovare il fiato per scambiare due battute con i giudici lungo il percorso e piano piano mi avvicino al traguardo ma poco prima, in cima alla collina, ho il tempo per intravedere il lago e delle barche a vela che si lasciano guidare dal vento; bello, sembrano farfalle posate sull’acqua.
Uno spettatore in cima ad una salita attira il mio sguardo: Roberto Zappa, il “nostro” dottore volante senza mtb! Da non credere quasi.
Ma dice che la stagione per lui inizierà più avanti, c’è ancora troppo fango e fa ancora troppo freddo. Alla prossima Doc ed un saluto ad Elena per favore.
Ultimo strappo, qualcuno mi incita e poi sento un clanc…. Ma non sono io, è uno dei ragazzi di testa a cui si spacca la catena e stava lottando per il secondo posto.
Non ci penso neppure un secondo, tant’è che sento le mie labbra aprirsi e dire: vuoi la mia bike?
Non servono parole per dire o fare altro: tolgo il numero e lui parte tutta birra con Valchiria e per un attimo sento un vuoto… la mia cavallina vola verso il traguardo senza di me ma so di aver fatto la scelta giusta: arrivare ultima non cambia nulla.
Dado mi sorride e credo mi abbia approvato anche col suo silenzio; al traguardo arriverò spingendo una bike non mia col numero di gara in mano.
Botto due: unica donna per cui prima per forza!
Recupero e do una pulita a Valchiria e vedo qualcuno sorridere e dirmi: ah però, bella cavallina la tua! Certo che è bella, qualche volta mia figlia mi da della matta scatenata e dice a suo padre: la mamma è giù che parla con la bike!!
Non è che le parlo, non sono cosi fuori, è che magari parlo da sola mentre le stò sistemando il cambio o oliando la catena ma gli altri non lo sanno ed allora pensano che parli con la mia bicicletta.
Va beh insomma, stà di fatto che la mia bici non stà in garage ma in lavanderia al caldo perché ho deciso che va bene cosi.
Ristoro e fetta di dolce, un cambio veloce ed aspettiamo la premiazione: uno stupendo mazzo di gerbere gialle ed arancio ed un grande sacco di carta con ogni ben di Dio dentro sono la parte “fisica” che mi porto a casa ma sono solo marginali rispetto a quanto mi resta dentro, quella parte intangibile di sensazioni, di gratificazione e di appagamento che mi danno la forza e la voglia di fare, di provarci ancora, di mettermi in gioco.
Le premiazioni vanno avanti ed io saluto con un “ciao ragazzi” e sono molti i visi che mi sorridono e mi chiedono: domenica a Verolanuova Kathy?
Si ci sarò.
Kathy Pitton

domenica 11 gennaio 2009

Ciaspoluna

Durante l’anno sono tre gli sport che pratico: bike naturalmente quasi sempre, nuoto tra una cosa e l’altra e nei mesi freddi corsa con le racchette da neve.
Sono divertenti da matti!!
Nelle valli qua attorno al lago ne fanno parecchie ed hai sempre l’imbarazzo della scelta; alcune sono un must di stagione, altre sono novità e cerco sempre di scegliere località dove non ho mai corso.
Lo scorso inverno avevo letto di questa ciaspolata sotto le stelle in Valle Trompia ma non ero riuscita ad iscrivermi per tempo per cui quest’anno ho fatto tutto ancora prima di Natale, cosi non ci sono stati problemi.
Sabato pomeriggio alle tre, ciaspole in macchina, tuta da fondo addosso, zaino con un cambio e due barrette parto alla volta di Bovegno via Polaveno, un ora di macchina ad andatura tranquilla. Risalgo la valle e leggo man mano i nomi dei paesi mentre li attraverso e ripenso ad una lontana estate di 30 anni fa e mi tornano alla mente volti e sensazioni e sorrido….
Che bello essere giovani, con la spensieratezza dei 17 anni, nessun pensiero ,nessuna preoccupazione per quello che ci può riservare il futuro, tutto è li davanti a noi da costruire, come una tavolozza bianca su di cui far scorrere un pennello e colorare il nostro giorno, il nostro domani.
Bovegno arriva presto, non è cosi facile trovare un parcheggio, dovrò camminare un bel po’ prima di arrivare al ritrovo per il ritiro del numero di gara… veramente non è proprio una gara, non verrà stilata una classifica ufficiale ma sono cosi abituata alla competizione anche se in modo tranquillo che diventa una gara anche quando non lo è.
Alcuni visi che conosco mi sorridono, so che c’è Zambo con i colleghi di lavoro, altri amici di Iseo e vecchie conoscenze , alcuni compagni di pedale del G.C.Iseo ed un sacco di altra gente, parlano di 1200 concorrenti, un gran caos insomma.
Ritiro in numero ed intravedo Dario, un ragazzo che gareggia in bike, lo incontro a volte sui campi di gara, sembra Goldrake pronto alla battaglia; lo scorso anno si era piazzato al secondo posto ed è pronto a ripetersi anche questa volta.
Le sei arrivano presto e si parte ad andatura tranquilla, e’ asfalto e si inizia a salire lungo il fianco della montagna: 550 metri di dislivello in un km e mezzo: da matti.
Nelle strettoie del sentiero si formano lunghe file, non è agevole passare, di correre non se ne parla proprio.
L’inizio della neve ed il mettersi le caspole ai piedi segna l’inizio della gara vera e propria e dove riesco corro ma il sentiero è veramente erto e non sempre è facile anche se ho i ramponi.
Su e sempre più su, se guardi verso il basso vedi una serie infinita di lucine nella notte che si muovono come lucciole a segnare il passaggio dei concorrenti e se guardi il cielo vedi le stelle ed una luna stupenda a rischiarare il passaggio.
Quando arrivo in cima, beh lo spettacolo è assicurato; col fiatone mi fermo un attimo a guardare a valle e penso che tutta la fatica che ho fatto è stata ampiamente ripagata dallo scintillio delle luci a valle, dal vedere la neve brillare sotto i raggi tenui della luna.
Non posso fermarmi tanto, fa freddo e voglio scendere a valle per scaldarmi con un the caldo offerto dagli alpini; la discesa tanto desiderata è altrettanto faticosa anzi a volte lo è di più vista la pendenza ma la voglia di arrivare è tanta e ben presto sono a valle: 2h e 45 minuti.
Non so se sia un buon tempo o meno, non avendola mai fatta non ho un tempo di riferimento ma sono contenta cosi; so che Dario Giovanardi è arrivato terzo, Zambo arriva 5 minuti dopo di me, altri li vedo sfilare man mano e seduta con un the bollente in mano mi sento, come sempre , bene!! Un altro giorno facendo ciò che mi piace, correre con il vento tra i capelli ed anche se fa un freddo dell accidenti, mi sento appagata.
E’ ora di tornare verso casa, ci sono parecchi chilometri da fare ed un piccolo passo da fare in macchina per tornare nella valle parallela e verso il mio lago.
Piano piano scorre il paese accanto ai finestrini e non posso non chiedermi “ chissa che fine avrà fatto….”
Un pezzetto del mio passato che riaffiora dai ricordi lontani e sepolti dentro la mia memoria, un antica emozione ormai dimenticata e dilavata dal tempo ma non posso non sorridere quando penso che in un giardino di queste case, su di un muretto di cemento fresco,anni fa una persona incise il mio nome con un bastoncino ed aspettò che asciugasse per essere sicuro che non andasse via con la prima pioggia….
E’ notte fonda quando arrivo a casa e prima di riposare un po’ è normale andare a guardare il mio angelo dai capelli color miele che dorme tranquilla sotto le coperte.
Ed allora il passato torna al suo posto perché il mio futuro è un altro, è lei.
Kathy Pitton

domenica 4 gennaio 2009

Il ghiaccio punge…

15 giorni!!
Va beh che era Natale, poi qualche giorno in vacanza a Barcellona, poi ancora l’ultimo dell’anno ma cominciavo ad essere stufa di fare la pelle di leone stravaccata sul divano e quel che è peggio, tutto stò ozio mi dava il tempo di pensare a quello che tre settimane fa mi ha detto il medico ed, innanzitutto, di stare ad ascoltare questo strano dolore all’anca ed alla coscia sinistra…
No, assolutamente non va bene cosi!
Ci vorrà tempo lo so e la mia testardaggine non aiuta di certo in questo caso, non voglio prendere farmaci, non voglio il cortisone e non importa se ci vorrà più tempo… io alla mia passione non rinuncio!
Anzi sono fermamente convinta che mi possa aiutare ad uscirne più in fretta, la determinazione non mi è mai mancata.
Ed allora stamattina, con un gelido sole dai raggi gelati, mi sono preparata, bardata come un marziano e via nell’aria fredda di gennaio!!
E faccio presto a scaldarmi, la musica a far da contorno alle strade stranamente silenziose, solo il cric croc del ghiaccio che si rompe sotto le ruote oppure il fruscio dei copertoni nella neve; è faticosa, sembra che voglia trattenermi tra le sue fredde spire come una serpe ma la voglia di andare avanti è più forte di tutto questo e spingo sui pedali sorridendo perché procedo a zig zag e, ad un certo punto, faccio pure una specie di testa coda.
Non è una caduta vera e propria ma il ghiaccio è duro e punge attraverso i guanti e la tuta; nessun danno, solo un po’ di freddo.
Ci sono un sacco di altri ciclisti in giro, pochi in mtb ma un cenno di saluto lo si scambia volentieri tra i componenti di questa strana tribù colorata in giro nonostante il freddo e la neve.
Il giro finisce presto, un ora e mezza a cavallo dell’ora di pranzo e torno verso casa facendo strade secondarie con poco traffico, il tempo per pulire Valchiria ed una doccia bollente ma la testa è già altrove… devo andare sul sito di Pianeta Mountain Bike e dare un occhiata ai calendari di gara…..
Kathy Pitton

sabato 20 dicembre 2008

Silenzio…

Turisti, partenze dei battelli, gruppi da accompagnare, visite guidate, promozioni, relazioni sul turismo, riprese televisive sul lago, fiere all’estero… la mia vita di tutti i giorni, un caos di voci e persone, una baraonda di visi, ma ora mi spetta il silenzio assoluto!
Quanto aspetto, ogni anno, quel periodo in cui il silenzio fa da padrone della mia giornata, nulla da fare od organizzare, nessun orologio da guardare e solo silenzio… oppure quel sssssssssssss dei copertoni sui sentieri, sulle foglie bagnate che ovattano tutti i rumori, oppure il tec tic della catena che cambia ruota dentata o il sibilo leggero dei freni.
Ed una giornata come oggi, col sole che scalda poco alla volta il gelo degli scorsi giorni, con la giacca invernale che da quasi fastidio, non posso stare a casa e non serve neppure pensare che sono già in bike fuori dal garage, ipod pronto e via.
Poco asfalto ed ecco i miei sentieri attraverso la torbiera, solo il silenzio a far da padrone in questo angolo di Franciacorta; pozzanghere immense danno l’idea delle piogge incessanti delle scorse settimane, il livello delle vasche naturali è talmente alto che i sentieri sembrano disegnati sull’acqua stessa e quei pochi germani che ancora non si sono rintanati e si godono la calda giornata di sole sono a pochi centimetri dalle mie ruote.
Solo il fruscio dei copertoni a farmi compagnia e non accendo neppure la mia musica oggi perché il silenzio rende tutto attorno a me cosi bello, cosi rilassante che non desidero null’altro.
Mi è mancata cosi tanto la bike in questi giorni passati, mi mancava la sensazione di benessere che mi regala ogni volta ad ogni uscita; mi mancava il non sentire la tensione dei muscoli sotto il tessuto della tuta invernale, mi mancava anche il dolore degli stessi muscoli alla fine di ogni uscita.
Ma oggi la sensazione è diversa, piu intensa, perché un dolore antico e nuovo allo stesso tempo non mi regala la stessa serenità di sempre in quest’uscita.
Un mare di emozioni contrastanti, di rabbia assoluta, di voglia di urlare al cielo, di piangere.
Rabbia assoluta perché dico no, non potete dirmi che non posso più pedalare, perché sarebbe come tagliarmi le gambe e rinchiudermi in gabbia.
Voglia di urlare al cielo che no!!! Non ci stò, ditemi che non tocca a me anche stavolta.
Voglia di piangere perché le lacrime scendono da sole, non riesco a fermarle ed in fondo non voglio fermarle perché io non posso fermarle.. cosi come un nuovo dolore non fermerà me!
I guerrieri combattono in piedi, guardando il nemico negli occhi e, forse, vivranno un giorno solamente, ma da leoni!

lunedì 15 dicembre 2008

Intervista mancata.............

Qualche volta capita che qualcuno voglia farti un intervista... e ti scappa da ridere.. almeno a me è successo cosi! chi vai ad intervistare? un illustre sconosciuta che, in fondo, non ha assolutamente nulla di speciale.
Chi me lo ha chiesto è una persona conosciuta durante le mie scorribande in mtb in giro per l'Italia ed, in fondo, mi ha fatto piacere anche se mai verrà pubblicata.
Ma va bene cosi.
La metto qua sul mio blog per mia futura memoria, per quel solo secndo in cui sono stata "importante".



Sarebbe esagerato, attribuirgli il titolo di "personaggio" del 2008, ma di certo, non crediamo di sbagliare definendola una delle più originali interpreti dello scenario Off Road del nord Italia.
Di lei, conosciuta prima, per i suoi diari,attraverso i quali ci ha reso "correi"delle sue imprese agonistiche,e poi sui campi di gara,ci ha colpito l'aspetto un po’ teutonico: bionda,occhi azzurri,fisico,non ce ne voglia un po’ robusto, ma sopratutto la grande passione e la grande serenità, con cui vive la “ sua” mountain bike, alla luce di tutto questo,abbiamo voluto saperne di più,ad iniziare dal nome ..Kathy Pitton

K…Kathy da Katheryne, sono nata ad Aarau (Svizzera),ma risiedo a Iseo (Bs) ,da quando avevo 12 anni, divento Caterina quando nel 1979 prendo la cittadinanza italiana, ma tutti mi conoscono come Kathy, in quanto al cognome,mio padre è di origini friulane, da cui o da qui ..Kathy Pitton

D.. quando la folgorazione per la MTB ...
K….la passione per la mtb, è cresciuta in me poco a poco, tutto ha avuto inizio dieci anni fa dopo un brutto periodo di malattia, mi ha aiutato ad uscirne,mi ha dato nuove motivazioni, mi ha aiutato inoltre, a perdere i trenta chili in meno che attualmente mi ritrovo, o meglio che non mi ritrovo,ne ho ancora parecchi da smaltire , ma non ho fretta con il tempo se ne andranno….
D…Marathon o Cross Country, e che biker sei?
K….Marathon…decisamente, non sono tagliata per l’XC ,qualche volta ci ho provato,ma spesso quando io concludevo il primo giro,gli altri avevano finito la corsa,..no,senza esitazioni dico Marathon, li riesco a trovare il mio equilibrio,li riesco a trovare la carburazione giusta,(mi ritengo un diesel),e poi la lunga distanza mi fa scoprire nuovi scenari,e mi fa conoscere tanta gente con cui condividere la fatica, e la gioia di vivere questo meraviglioso sport…
D…..stagione 2008…e come ti stai preparando per il 2009
K….stagione 2008..vorrei dimenticare la brutta caduta di Odolo( Bs) ,nella Conca d’Oro,per il resto è stata una stagione che vorrei rivivere,ho conosciuto tanta gente,ed in particolare ho instaurato un bel rapporto di amicizia,con il Team Sculazzo, per il 2009 mi sto preparando alternando palestra, piscina e sci da fondo , ma principalmente cerco di star bene con me stessa,senza forzature,divertendomi, se non ci fossero questi presupposti cadrebbe tutto……
nel 2009 vorrei correre il River Marathon Cup, la 24 ore della Val Rendena e di Idro, poi la Via dei Saraceni,… mi ci vorrebbe una settimana per elencarle tutte
D…..sogno nel cassetto?
K…..tanti sogni…cosa vuoi vivo alla giornata, il domani è una cosa sconosciuta,preferisco affrontarlo man mano,sogni…quello che ogni genitore vorrebbe: vorrei vedere mia figlia sorridere,saperla felice…credo sia il sogno principale, poi magari qualche raid nel deserto…la muraglia cinese…il ponte sul fiume Kway ,il deserto del Mohhwe..e tante altre mete, tutto ovviamente in stile Kathy , zaino in spalla e via…..
D…..riflessione finale….
K….so’ che molti mi considerano un po’ “fuori”, mi guardano con un sorriso della serie” ma perche non te ne stai a casa”,io so’ solo che faccio quello che mi piace e che amo,senza illusioni,conosco i miei limiti, la considero se vuoi una sfida con me stessa,…seguo le emozioni del momento,mi commuovo, quando taglio il traguardo e mi dico “Kathy anche stavolta è fatta”,mi commuovo alle premiazioni, insomma tante emozioni, ed un mare di forze dentro che mi spingono ad andare avanti, ed avanti ancora….quindi bikers, rassegnatevi….vedrete ancora per molto questa inguaribile Old Lady, ho ancora tanti sentieri, da scoprire…………

martedì 9 dicembre 2008

Mountain bike lato B

Adesso c’è tutta stà roba, chiavette, hard disk tascabili, cd, mini disk…ma vi ricordate i vecchi Lp? Ne ho ancora una montagna in una scatola in cantina e continuo a rimandare ad un altro giorno il trovare un vecchio giradischi funzionante, un vecchio stereo come il mio vecchio Akai, (chissà che fine ha fatto) cosi, solo per vedere se la musica è uguale a quel tempo e capire se, qualche volta il lato B del disco è meglio del lato A, quello ufficiale…
E quel lato B magari ti regala un sacco di emozioni, cosi a pelle, e non le dimentichi.
Come la Mtb.
Griglie di partenza, pettorale, chip, tempo in gara, tempo in prova, freni nuovi, telaio piu leggero e che se non è in titanio non va bene, posizioni in classifica e di categoria…questo è il lato A.
Ma il lato B, quello si che è uno spasso!!!!
Si, anche quello che guardano i maschietti..
Ma vuoi mettere le risate del rubare il panino a Dado al ristoro perché era l’ultimo ed avevo una fame dell’accidenti? E lo spiedo a fine gara che se avevo perso due etti ne rimetto quattro o la pizza prima della 12 ore a Pordenone alla tavolata dei Vigili del Fuoco?
Oppure quella volta a Guastalla alla Aironbike che mi ero persa Dado sul percorso ed alla fine me lo hanno trovato quelli con il quad che arrivava a piedi e ci siamo abbuffati di tortellini freddi ma di un buono che basta; o lo scompisciarsi dalle risate perché quasi si schianta su di un albero perché una ciclista si stava spogliando a lato strada con il suo lato B in bella mostra abbellito da uno strepitoso perizoma bianco?
Quanti km in giro per l’Italia quest’anno noi due, una coppia di vecchi amici da sempre con una sola cosa in comune, la Mountain bike.
Sono stata ovunque; in Veneto, in Friuli, Piemonte e Liguria, la mia Lombardia e in Emilia Romagna.
Ho scoperto paesi e posti che non dimenticherò facilmente ed ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di persone; di molte ricordo il nome, di altre solo il viso ma fanno parte di me adesso, della mia vita come ciclista.
Chissà perché poi non è mai pesato il fatto che la domenica mattina la sveglia suonasse alle sei, ore in macchina o sul furgone per arrivare in paesi sconosciuti, pedalare per ore a volte nel fango e sotto la pioggia per poi ritornare a casa ed alla vita di tutti i giorni, ma dentro avere la consapevolezza di aver scoperto un altro angolino di mondo in sella.
Adesso la stagione non favorisce le scorribande tra i campi e, qualche giorno, il freddo è cosi intenso da scoraggiare anche le pedalate più brevi ma la mia mente stà già pensando alla prossima stagione; ci sono un sacco di posti dove andare e dove ritornare.
Ho voglia di rivedere alcuni amici, imparare a conoscerne altri ed a condividere con loro quella bella sensazione di quando attraverso il traguardo e penso: E vai Ka che sei arrivata anche stavolta!!!
E la festa poi al pasta party, le foto ricordo e la maglietta della gara e dimenticarsi di guardare la classifica cosi capita che, se per un qualche strano caso vinco qualche cosa, vado a casa senza ritirare il premio…. Oppure di risultare prima in classifica solo perché non si sono presentate altre ragazze alla partenza…
Sarà anche il lato B della mia Mtb ma è divertente.
E nessuno potrà mai portarmi via quelle bellissime immagini impresse nella mente, quei tramonti rosso fuoco a cui ho assistito solo perché mi sono fermata a riposare in cima ad una salita troppo dura per le mie gambe, oppure quell’arcobaleno sul lago perché non avevo fatto in tempo a rientrare ed avevo preso una lavata sotto un acquazzone estivo ed ancora quelle albe rosse e rosa perché non avevo tempo di allenarmi anche solo quel poco ed allora levatacce alle cinque per macinare qualche km nei campi.
Metto nel lato B anche lo sguardo divertito di qualcuno che mi vede arrivare in bike sporca di fango e scuote il capo ridendo, oppure il “mamma sei fuori” della mia Elsa che non si meraviglia più se le dico: “mi piacerebbe andare la…..” e si preoccupa se per tre giorni non esco a pedalare.
Capita di scoprire che una canzone ti piace più di un'altra anche se è sconosciuta e che sa regalarti un sacco di emozioni ed è questo che mi da questa parte del mondo su due ruote artigliate; non sarà agonismo e la voglia di vincere ma è tutto il resto, ed è a questo “resto” che non voglio rinunciare, perché è divertente, perché mi fa sorridere, perché mi fa stare bene.

Kathy Pitton

giovedì 20 novembre 2008

In letargo? Non se ne parla ……

Un mese!!!! Roba da crisi di astinenza con tanto di ululati alla luna.
Era esattamente un mese che Valchiria dormiva nel suo angolino al caldo: bisogna riposare, hai fatto troppe gare quest’anno, alla tua età non devi esagerare altrimenti viene il mal di schiena….
A stare ad ascoltare tutti mi sento una vecchia bacucca da mettere in una casa di riposo che deve assolutamente appendere la bike al chiodo.
Ma stiamo scherzando?
L’ultima gara è stata la 6 ore Morenica a Vialfrè ( To ) il 19 ottobre scorso, il giorno dopo scarico un paio di ore e poi il nulla assoluto; il lavoro mi ha portato oltr’alpe per due fiere ma le gambe reclamavano e tutto quel star seduti, su e giu dagli aerei….
Oggi finalmente un giorno tutto per me o quasi: una bella giornata e all’una non c’è assolutamente niente che possa trattenermi, infilo le scarpette e via in bici.
La Riserva delle Torbiere sembra un altro mondo con i colori dell’inverno, poche foglie e quelle poche sul sentiero a fare da cuscinetto alle ruote smorzandone il rumore, attutendo anche quel fruscio che di solito mi accompagna nelle scorribande tra i campi.
Non ci sono più gli animali che, di solito, scappano al mio passaggio, hanno freddo e se ne stanno rintanati o sono volati al caldo fino alla prossima primavera: beati loro, fa un freddo!!
Un mese senza pedalare mi sembra un eternità e le gambe me lo confermano, mi stanco prestissimo ed in salita faccio parecchia fatica ma poi tutto rientra nella normalità, basta andare piano e le salite si affrontano e vincono, le discese si fanno magari non a manetta ma si scende.
E’ cosi gratificante veder scorrere ai lati dei sentieri i campi e le cascine, il vedere i contadini che preparano le viti all’inverno e mi salutano sollevando la mano e con un sorriso; quante volte mi hanno vista passare e quante volte ho chiesto loro dell’acqua perché la borraccia era vuota e mi chiedono ora se non ho freddo, se i ciclisti non vanno in letargo fino a primavera o se pedalano tutto l’inverno…
Credo che il sorriso dipinto sulla mia faccia risponda loro senza bisogno di parlare.
Incontro altri come me che, incuranti del freddo, pedalano sui sentieri della Gimondi ed il saluto nasce spontaneo tra i componenti di questa tribù a cui non tarpi le ali, anzi le ruote, neppure durante l’inverno.
Due ore solamente ma come si sta bene.
Torno a casa e dopo una doccia bollente decido che io in letargo non ci vado proprio e, tempo permettendo, gironzolerò per la mia Franciacorta in lungo ed in largo e magari scoprirò ancora qualche sentiero e proverò a seguirlo per scoprire dove andrà a finire.
Kathy Pitton

martedì 28 ottobre 2008

E vaaaaaaaaaaaiiiiiiiiiiiii

Da oggi 28 ottobre 2008 il Gruppo Schiva la Frasca team di Fabione ci ha ingaggiati ufficialmete con somma gioia della sottoscritta e di Dado ( sullo sconcertato perchè non ha capito...)!!
Unica condizione: non rompere mai assolutamente i maroni!
Sarà fatto!!!
A resto del mondo si ma ai componenti del Team no.
Yuppiiiiiiiiiii

lunedì 20 ottobre 2008

Polenta e Mountain bike


….e la domanda scatterà in automatico: che cosa centra la polenta con un fine settimana in sella?
Centra eccome se alle due di sabato pomeriggio, mentre stò facendo mente locale sulle “strategie di gara” arriva un sms di Dado che ci invita ad uno spiedo per la sera.
Alla faccia dello stare leggeri perché domani si va a Vialfrè alla 6 ore morenica.
Come si fa a dire di no? Ed ecco che alle 20.30 puntuali ci ritroviamo seduti attorno ad un tavolo ed arriva di tutto, ravioli al burro, spiedo con polenta, tanta polenta, patatine e tiramisù il tutto accompagnato da vino rosso…. Mamma aiuto domani devo pedalare.
Ed alcuni conoscenti al tavolo accanto che ci dicono: ma gli “atleti” non dovrebbero stare leggerini la sera prima di una gara ed a nanna presto? Certo ma gli atleti veri però…noi facciamo finta.
A casa presto ci andiamo, ma sono pur sempre le 23 e l’alba arriva talmente veloce che appena suona la sveglia penso di aver fatto casino e di averla impostata male: mi sono appena infilata sotto le coperte….
Che sonno, sono le cinque del mattino e ci vogliono tre tazze di caffè per svegliarmi un po’.
Arriva Dado col furgone, si carica tutto, controllino di sicurezza per non dimenticare niente, un commento alla sua tuta nuova di zecca stile boxeur e via in autostrada.
E’ lunga la strada ma due chiacchiere aiutano a far passare il tempo allegramente, la radio accesa ci fa compagnia…e sento gli amici di Radio Deejay con il loro programma mattutino “I guerrieri” e, senza dir nulla a Dado, mando loro un messaggio: Kathy e Dado del G.C.Iseo in partenza alle sei del mattino per il Piemonte per una gara endurance in mtb a Vialfrè.
Sosta caffè e brioches in autogrill e via di nuovo… proprio durante la pausa caffè la radio a annunciato al mondo intero che eravamo per strada all’alba per assecondare una passione, definendoci Guerrieri!!! Wow.
I cartelli si susseguono lungo il bordo della strada, usciamo ad Ivrea e, cartina alla mano, si cerca Vialfrè. Giroliamo un po’ a vuoto, vediamo un'altra macchina con le bici nel baule e poco dopo ecco il cartello giallo con scritto 6 ORE MORENICA.
Arrivati.
Parcheggiamo all’interno del Parco naturale, ci sono già un sacco di persone in giro in bike, pacco gara e verifica tessere come rito sempre uguale in ogni gara e mi ricaccio in macchina perché fa un freddo dell’accidenti.
Brrrr. Un momento ancora al caldo, una stiracchiata come i gatti e dai che cominciamo a preparare tutto.
La bici è a posto, le scarpette ed il casco, guanti e quasi sembriamo dei bikers veri.
Qualche km per scaldare le gambe, il cambio rompe un po’ le scatole ma l’organizzazione ha pensato anche a quest’eventualità ed un meccanico della Bican in due secondi regola tutto e fila tutto liscio ora.
Mi sento chiamare e mi trovo di fronte i ragazzi di MTB PASSION, che piacere vederli di persona; li troverò lungo il percorso molte volte nel corso della giornata a fare foto e filmati e, spesso, una battuta la facciamo quando mi resta il fiato tra una salita e l’altra.
E’ diverso il percorso rispetto allo scorso anno, leggermente più lungo e più tosto, l’ultima salita nel bosco è davvero ostica per me ma in compenso la discesa tecnica poco dopo la partenza la faccio piano all’inizio ma a tutta poi… e non sono mai caduta!!!! E dai che ad invecchiare si acquisisce in esperienza, almeno stavolta niente lividi come ricordo.
Il tempo scorre e mia figlia viene a salutarmi, ci ha raggiunto qualche ora fa con il papà ed ora vanno a pranzo con Natalina, una mia cucina che vive poco lontano da Vialfrè; io devo smaltire ancora la polenta e lo spiedo di ieri sera, meglio accontentarmi di qualche biscotto e di una banana con un the caldo al ristoro atleti.
E Dado decide una strategia di gara tutta sua: confondere il nemico stravaccandosi sull’erba pancia all’aria a prendere il sole!
C’è di bello che noi due riusciamo a divertirci come dei matti tutte le volte e se accorge anche Fabio, lo speaker ufficiale; lo abbiamo incontrato ovunque in giro per l’Italia alle varie gare a cui abbiamo partecipato e due parole si scambiano volentieri; anzi mi ha “ufficialmente” incaricato del compito di scrivere il resoconto di gara, lo faccio sempre e quasi quasi sono più brava a buttar giù parole che con la bike.
Ma la mia Valchiria mi porta in giro e la considero parte di me: non c’è Kathy senza di lei.
Decido per un ultimo giro, sono stanca ora e Dado mi aspetta ed il traguardo lo passiamo assieme in parata con le braccia alzate: anche questa in saccoccia.
La doccia è un film come lo scorso anno, tanto gelata che gli urli che si sentono rendono l’idea di quanto sia piacevole farla ma voglio lavar via la polvere e resisto qualche minuto…ma che freddo!!!!! Il mio vicino di box ha detto fatto strani versi per tutto il tempo… ve lo lascio immaginare.
Vestita e pulita mi sento meglio e ci si rilassa volentieri; consegna del chip e pasta party che non è un pasta party ma una merenda Sinoira a base di formaggi, pane, salcicce in umido e una valanga di polenta!!! Quanto è buona ragazzi.
Rilassati ed in buona compagnia si attendono le classifiche ufficiali e le premiazioni: Dado 32esimo dei Solo Men e 70esimo nella classifica generale; terza Solo Ladies per me e 72esima nella classifica generale.
Una foto ricordo sul podio che finirà con le altre tra i ricordi, un cesto pieno di roba da portare a casa ma un sacco di soddisfazione personale: esserci stata anche quest’anno.
Il posto sul podio è stato una piacevole sorpresa ma ciò che conta per me, come sempre, è questo mondo fatto di sportivi veri e sportivi “quasi veri”come me che però ci provano e si divertono; il poter dire di aver passato una domenica ancora pedalando all’aria aperta assieme a persone che amano le mie stesse sensazioni, che hanno le mie stesse emozioni.
E non fa nulla se mi fa male dappertutto, se la polenta devo smaltirla a furia di pedalate e se per tornare a casa abbiamo fatto due ore di coda in autostrada per attraversare Milano anche perché è stato bello vedere Dado cantare e ballare al volante, sentirlo urlare un “Bionda” alla signora della macchina accanto.
Non ho ancora deciso se questa gara è stata l’ultima della stagione, domani guardo il calendario di Pianeta Mountain Bike e vedrò se qualche posto mi risulterà più simpatico o intrigante di un altro.
Alla prossima.
Kathy Pitton

domenica 5 ottobre 2008

Su e giù per i fossi del Delta Polesano


Che fine settimana!
Sabato mattina presto via di corsa al lavoro in divisa, assisto alla posa della prima pietra in un cantiere da parte di autorità della Regione, poi all’inaugurazione della nuova sede degli uffici della navigazione sul lago, buffet con ogni ben di Dio, un paio brindisi e poi meglio scappare a casa altrimenti domani non salgo in bici neppure col paranco.
Tutto pronto, bike in macchina, Elsa che si porta i compiti da fare strada facendo per seguire stà mamma un po’ fuori di testa che gironzola per l’Italia in Mountain bike e dai che si parte per Adria, Rovigo, delta del Po, il padre dei fiumi italiani.
Una zona a me quasi totalmente sconosciuta ed anche per trovare una sistemazione per la notte mi sono affidata ad internet, un B & B dal nome carino tipo Casina Badoer e dalle foto intriganti, due email alla Signora Patrizia che lo gestisce e via per un'altra avventura.
Avevo visto questa gara anche lo scorso anno tra i calendari di Pianeta Mountain bike ma non avevo avuto tempo per venire fin qua, ma stavolta non me la sono lasciata scappare; sono senza “scorta” oggi, i miei compagni di bike di sempre, Dado e Zambo, hanno impegni di lavoro e famiglia per cui affronterò il Delta in solitaria.
Le foto trovate sul web mi rimandano immagini di pianura senza grosse difficoltà tecniche, niente salite spaccagambe a cui abbiamo fatto l’abitudine con le gare lombarde, ma so per esperienza che le gare di pianura sono altrettanto toste per via della velocità e speriamo che il fondo sia asciutto altrimenti ci sarà da tribulare nell’Oasi naturale di Panarella….
Due ore e mezza di macchina con al musica a palla, arriviamo ad Adria giusto in tempo per ritirare il pacco gara ed il numero, non dovrò fare la fila domattina presto: ho il 1009 su fondo rosa… e una bellissima maglia da ciclista con una rana in bicicletta, il simbolo della squadra locale, la mtb Tuttinbici; maglia sequestrata subito da mia figlia che si innamora della ranocchia ed a me resta solo da pedalare!
Ora dobbiamo trovare il nostro B&B.
Il navigatore trova il paesino ma alla fine seguo le indicazioni datemi da Patrizia via email: campagna a perdita d’occhio, terra grassa e nera, qualche cascina qua e la e già in macchina cominciano a dirmi: ma sei sicura che ci sia anima viva da stè parti?
Un lungo rettilineo, due curve e Tana!
Un incanto: sembra la casa delle fate e degli gnomi tra i boschi.
Una casa colonica ristrutturata con materiale naturale con il metodo della bioarchitettura, legno decorato con colori naturali, decori incisi a mano nelle vecchie tavole che ricoprono pavimenti e pareti ed anche soffitti… e le stanze!!
Mia figlia resta con gli occhi sgranati a guardare il soffitto della stanza azzurra destinata a lei: sulla parete di fronte al letto lo zodiaco dipinto che con la luce si illumina; la stanza gialla invece con fiori secchi e vecchi bauli a far da armadi, il profumo di essenze naturali ovunque ed il soffitto del bagno trasparente che lascia vedere le vecchie travi del tetto.
Uno spettacolo !!!!
La cura assoluta dei particolari in ogni loro parte rende l’atmosfera unica; vecchi mobili ristrutturati e decorati, soffitto di travi i legno tra le quali trovi dipinti a carattere campagnolo, animali e fiori e… E non so come descrivere quel piccolo paradiso:
Il sentirti a casa anche se non è casa tua e Patrizia che ci accoglie come vecchi amici, con un sorriso e ci troviamo seduti attorno ad un tavolo a chiacchierare come se ci conoscessimo da sempre.
Bello davvero questo connubio di anime sconosciute che si trovano e si riconoscono.
Ci sistemiamo, preparo Valchiria e faccio un giro per rendermi conto di come è il terreno li attorno e lo trovo secco ed asciutto, sarà una gara veloce domani.
Arriva presto la sera e l’ora di cena e la padrona di casa ci prepara una gigantesca insalata con ogni colore possibile, mangiare colorato fa bene all’umore, poi una pasta al farro con verdure e come dolce della dolcissima ricotta con il miele.
Tutto buonissimo ma mi sa che, con il buffet di stamattina e la cena di stasera sarà ben complicato correre domani.
Presto arriva la notte e mi addormento pensando alla gara ma il profumo delle essenze presenti nella stanza mi rilassano a tal punto che dormo praticamente nove ore ed è la sveglia a destarmi stamattina e non l’agitazione pre-gara.
Colazione presto in compagnia dei gatti di casa ed è ora di abbandonare la tranquillità di questo angolino di mondo incantato e di buttarci nella mischia della gara.
Un saluto a Patrizia con la promessa di tenerci in contatto e via verso il paese per i rituali che mi accompagnano in ogni gara: un giro per scaldare le gambe, ancora un caffè, le borracce ed un bacio da Elsa, il mio porta fortuna preferito.
Le donne sono poche come sempre per cui prima griglia con i mostri sacri della bike, Longo ed altri nomi famosi, visi sconosciuti stavolta, sono cosi lontana da casa.
Bang e via che si parte.
I primi km sono talmente veloci che sembra di volare sul pavè di Adria, si toccano punte ai 40 all’ora, pazzesco.
Si entra nello sterrato lungo un argine e quello che mi colpisce è la polvere sollevata dai ragazzi del gruppo di testa, quasi non vedo chi mi precede.
Da li in poi un susseguirsi di argini sa salire o scendere, praticamente non si passa quasi su asfalto; il tratto dentro l’Oasi naturale mi risulta pesante con i tratti nella sabbia dove arranco a spinta e mi sembra di non andare avanti.
Resto sola ad un certo punto e ho quasi paura di aver sbagliato strada ma poi vedo una macchina dei pompieri che mi rassicurano: sono sul percorso giusto.
Cosi avanti, cercando di non perdere tempo, di non fermarmi ai ristori, di spingere sui pedali e recuperare un pochino di tempo ma 54 km sono tanti e dopo due ore di gara sono cotta: e si kathy, invece di mangiare e bere prima di una gara si fa a meno!!!
Ma la vita è bella anche per quello no???
Ma non mollo e mi avvicino alla fine, riesco anche a superare due ragazzi ed arrivo al traguardo alle 13.05, 54 km in due ore e cinquanta minuti.
Adesso qualcuno starà ridendo della mia media ridicola dei 18,4 all’ora contro i 31 tenuti dal primo arrivato…ma io vado piano, non sono ultima, ho in media 20 anni più di loro e vinco sempre quando arrivo senza danni a me ed a Valchiria.
E sapete quale è stato il premio più bello? Mia figlia che mi mette la sigla di Rocky a manetta quando arrivo alla macchina, a me, alla mamma fuori di testa in mtb che però arriva sempre.
Sono 10° tra le donne ed ho due o tre ometti dietro in classifica ma come sempre questo è poco importante per questa old lady.
Un mega pranzo-party con pasta pollo allo spiedo e torta, vinco anche un paraorecchie per le uscite invernali in bike, c’è un sole splendido e la gara mi è proprio piaciuta.
E’ ora di tornare a casa ora, ci sono quasi 300 km da fare e siamo tutti un po’ stanchi ma mi resterà il ricordo di queste terre basse, del delta cosi maestoso, di quei sentieri tra un canale e l’altro che sembravano non finire mai, dei sistemi di irrigazione artificiale che guardati dai campi sembrano enormi uccelli con le ali spiegate che al posto delle zampe hanno le ruote e quel colore tanto scuro della terra coltivata, cosi poco usuale da noi sulle colline della Franciacorta.
Chissà dove andrò a pedalare la prossima volta….

Kathy Pitton

domenica 28 settembre 2008

Una Gimondi all’anno…..

Non trovo la rima per continuare.
Passato velocemente quest’anno ed ecco l’appuntamento di casa, quello a cui non puoi mancare ma se inizio a scrivere dalla fine della giornata la giornata stessa non sembrerà un gran che visto l’epilogo.
Non risulto in classifica ed è una rabbia sorda quella che ho dentro: il mio posto, anche se tra gli ultimi mi spetta, è mio e lo voglio ad ogni costo.
Ero cosi contenta ieri sera, finito il lavoro tardi sono passata dal palazzetto dello sport e già sentivo nell’aria il suono della giornata di oggi, i colori delle bandiere sventolare al vento, il vocio delle persone a guardare curiosi i bikers che scorrazzano per il paese a scaldare le gambe… E l’alba arriva veloce, il preparare tutto ciò che serve, il mangiare quello che credi possa aiutare a reggere meglio la fatica ed è già ora di uscire di casa in bike ed avvicinarsi al paese.

L’incontrare visi noti e volti sconosciuti, in chiamarsi ed incitarsi che fa salire l’adrenalina e ti fa sorridere.
Un caffè al bar con gli amici e via, le foto di rito e le dieci si avvicinano presto e la prima griglia è già schierata ed allora entri, tanto sai che i dieci minuti in più o in meno di riscaldamento non ti cambieranno le cose ed in griglia scambi quattro chiacchiere con gli amici, Natale mi urla un saluto e pronti via tra due ali di folla fino in piazza e poi su dai che si inizia a salire.
E’ da stamattina che sento un rumorino strano, anche Dado e Zambo me lo hanno fatto notare, e, purtroppo, mi rendo conto che la ruota davanti è leggermente frenata… cosa diavolo faccio ora? Non so che fare e decido di continuare.
Beh…un agonia arrivare su al canalone!
Mi toccava spingere rapporti diversi per riuscire a salire in scioltezza e sono arrivata esausta.
Quante volte ho provato e riprovato la Gimondi quest’anno! Su e giù da Polaveno fino a riuscire a fare un tempo per me fantastico, quasi 20 minuti in meno della prima salita anni fa.
Quanti km ho macinato per riuscire una volta a fare bella figura nella gara di casa e tutto va a rotoli per uno stupido pistoncino che rompe le scatole sul disco del freno e mi rallenta si perché vado cosi veloce di solito…. Che scatole.
Il canalone è sempre la mia Nemesi e lo faccio piano anche se a furia di riprovarlo ormai lo conosco come le mie tasche…cosi non è per quel ragazzo che ha finito la sua gara proprio li, con danni notevoli e mi dispiace proprio tanto.
Il vedere tutti quegli addetti della croce rossa attorno a lui, il suo viso insanguinato, la posizione innaturale delle gambe…santo cielo ragazzi ma andate piano!!! Potete correre quanto volete appena più giù, potete volare se lo volete davvero ma qua…
Non vale la pena rovinarsi la vita in quella che dovrebbe essere una stupenda giornata di sport e di sole.
Via ora, pianura e vigneti ma è dura spingere una bike con una ruota che gira sempre meno; sono stanchissima e presto i crampi si fanno sentire. Meno male che il ristoro di Passirano arriva ed anche l’assistenza meccanica: Gotti Junior in due minuti mette tutto a posto e mi dice “devi averne fatta di fatica”!!!
Si tanta ma adesso è ok.
Ed arriva Monterossa: lo scorso anno era stata durissima col fango mentre stavolta la trovo veramente bella… i ragazzi all’inizio della prova speciale ridono quando dico loro che la faccio a piedi ed anche all’uscita del fettucciato mi sorridono e mi avvisano che gli ultimi sono ancora al ristoro…wow, tra gli ultimi del gruppo sono in testa allora! Ed ecco la discesa nel vigneto e la fine della speciale, il tecnico armeggia col tappetino dicendomi che c’è un chiodo.
Via di nuovo tra i campi e presto ecco la seconda prova speciale, a Monterotondo: entro nel fettucciato ed inizio a girare mente i tecnici prendono il sole, diavolo sono proprio in solitaria ormai….un Katyyyyyyy arriva dalla strada: è Natale Reboldi che ha finito la gara in un tempo strepitoso e mi fa compagnia per tutto il tracciato.
Che forte che è, vorrei avere la sua birra addosso ed ho 20 anni meno di lui.
Mi augura un buon fine gara e parte, andrà a casa in bike e credo abbia un sacco di km da fare ancora, praticamente fa scarico appena dopo la gara. Un fenomeno quell’uomo.
Via per la Madonna del Corno; un addetto della protezione civile mi avvisa che forse hanno già chiuso il cancello orario ma l’unico modo per saperlo è arrivare la e vedere…il tappetino c’è ma non il tecnico, passougualmente ed inizio la salire, un po’ in bike ed un po’ a piedi ed arrivo in cima ed inizio a scendere e giu fino in paese e poi in piazza e poi al traguardo col mio braccio alzato e le lacrime agli occhi come sempre quando sento il mio nome ed il mio numero, F 15.
E Dado e Dante e mia figlia ad aspettarmi, gli altri ragazzi della squadra e gli amici e quella festa che amo al di là di ogni cosa, della fatica e del sudore e dei muscoli che fanno un male cane.
Pasta party ed il piacere di scoprire che come gruppo abbiamo vinto 100 kg di pasta…mamma quanto pesano i sacchi!!!!
Sono già la tre, giro la bike verso casa contenta come sempre: mi aspetta una doccia calda e l’aspettare le classifiche, sarò tra gli ultimi ma non importa….
Invece no.
Non so perché ma non risulto in classifica, neppure nelle prove intermedie e la cosa mi fa imbestialire fino a farmi venire mal di stomaco.
Io non ho mai tagliato una gara nella mia vita, non m’importa arrivare ultima perché esiste un primo solo se ci sono quelli come me!!!!!
Quelli che si fanno in quattro per riuscire ad allenarsi di notte o al mattino presto magari quando fa un freddo cane o piove ma se non si può diversamente lo si fa con la passione unica di chi ama davvero questo sport; di quelle persone che pensano ancora che uno sport come la mountain bike possa cambiarti la vita solo in meglio, insegnandoti ad amare davvero la natura e ad apprezzare un bel panorama, un bel tramonto ed un alba sul lago.
Di quelle persone che pensano ancora e sempre più intensamente che la bike possa anche salvarti la vita se davvero lo vuoi ed allora combatti contro le salite più toste e se arrivi in cima senza fiato sarai contento perché avrai ancora quel poco di fiato per fare wow quando guarderai giù e ti renderai conto di dove sarai arrivato, e se i muscoli urleranno sarai contento di sentire quel dolore perché significa che le gambe funzionano, che il cuore batte nel tuo petto come un tamburo di guerra, la tua guerra e che vincerai ogni singola volta, solo per te stesso!!
Kathy Pitton

lunedì 1 settembre 2008

South Garda bike e una nuova Diavolina rossa…



31 agosto, seconda edizione della South Garda bike.
Lo scorso anno me l’ero persa per questioni di lavoro ma quest’anno mi sono scritta ancora alla fine di giugno ed oltre a Dado che fa parte del mio mondo in bike da tempo, una gradevole novità mi fa sorridere: Elsa cavalcherà Pendragon , la mia “vecchia” bike per la sua prima gara in mtb…
Non una gara vera e propria ma dovrà in ogni caso fare quasi 20 km con qualche salitella qua e la.
E’ bello vederla alle prese con la maglia della squadra al mattino presto, le borracce ed il casco nella sua sacca e sul furgone di Dado saranno 6 le bike da caricare.
Via che si parte, un’ora in macchina e Medole arriva presto e anche il colore dei bikers già in giro il mattino presto, i parcheggi pieni di camper e furgoni e biciclette dappertutto.
Parcheggiamo vicino al campo sportivo con le docce dietro l’angolo, all’arrivo sarà comodo averle lì a portata di mano e con piacere sento la voce di Giorgio e Silvia che mi chiamano per un saluto. Visi conosciuti ovunque, i ragazzi dello Sculazzo li riconosco da lontano per il colore scuro della maglia, il tempo passa veloce tra un saluto e l’altro.
Cerchiamo la segreteria per regolare le solite procedure d’iscrizione ma non riesco a trovare il mio nome nell’elenco degli iscritti, meno male che tengo sempre tutti i documenti da parte; devo aspettare che arrivi qualcuno dell’organizzazione per sistemare questo disguido e mi pare proprio strano visto che Dado risulta regolarmente iscritto e l’iscrizione l’abbiamo fatta assieme. Va beh, a posto lo stesso, mi danno un numero altissimo ma va bene cosi, avevo comunque deciso di fare la middle; capirò solo all’arrivo che mi hanno messo tra gli escursionisti e mi dispiace un po’ non essere nella mia categoria, la MW2… va bene cosi, velleità agonistiche non ne ho, voglio solo divertirmi pedalando.
Torniamo al parcheggio per preparare le bike e mi sento chiamare… un viso che conosco ma il nome mi sfugge.
Un vecchio compagno di studi che ha iniziato da poco ad andare in bici, si lancia nell’impresa della Marathon da 60 km, bravo!!! Due parole, un in bocca al lupo e ci si vede alla prossima.
Tattica di gara? Praticamente nessuna, solo la voglia di misurarmi come sempre con me stessa, il tagliare il traguardo come traguardo personale e null’altro, la voglia di sentire che i muscoli reagiscono alle sollecitazioni e, soprattutto, godermi il paesaggio.
Girando tra le vie del centro storico un'altra voce mi chiama: un piacere immenso conoscere finalmente Natale, un 67enne in splendida forma che vola sulle ruote della mtb come un giovanotto!!
Cavolo pero, ho ancora 20 anni di tempo per fare il giro del mondo un paio di volte almeno in bici, deve essere bellissimo a quel età avere ancora voglia di mettersi in gioco.
Dai, si fa sul serio ora, Elsa sta girando qua attorno con gli altri per scaldarsi, le chiedo di avvicinarsi e la voglia di darle un buffetto sulla guancia rivela tutta la mia parte “mammesca” e vederla stare in sella cosi naturalmente mi fa sentire bene, sarà anche orgoglio di mamma ma non so che farci.
In griglia sono già tutti schierati, le dieci si avvicinano e l’energia nell’aria si sente, palpabile come sempre…bang parte la marathon…..bang e parte la middle…..
Km in pianura, veloci come il vento, un polverone che non vi dico, qualche passaggio su asfalto e di nuovo strada bianca e poco alla volta si avvicina la prima salita, quella che porta al Radar della Nato… incrocio Silvia e Giorgio, stanno tornando in dietro, deve essere successo qualche cosa, di solito non mollano mai, mi dispiace ragazzi. La salita non è lunghissima ma si sente nelle gambe, il gruppone si è già allungato e sono nelle retrovie come sempre ma le gambe girano e affronto la salita senza fretta e poi giù per la discesa e via tra stradine di campagna e sentieri.
Bella mi piace, il percorso e un susseguirsi di cambi di ritmo, mai monotono, non troppo tosto ma neppure facile; veloce, stramaledettamente veloce quello si.
Eccola la Rocca di Solferino, passiamo all’interno, non l’avevo mai vista, bella davvero e poi giù sulla strada per poi risalire in un bosco.
Uno stupendo toboga tra le piante, mi sembra di essere sulle montagne russe, viaggio veloce e mi diverto da matti.
A quel punto il percorso incrocia la marathon e gli Elite stanno arrivando e devi dar strada e non voglio stare in mezzo a rompere le scatole quindi alcuni sentieri li faccio in parte a piedi per lasciarli passare, sono talmente veloci sti ragazzi.
Si scende e si torna su strada poi via velocemente fino al traguardo che passo a braccia alzate, lo faccio sempre perché vinco ogni volta che sento il bip bip del chip che segna il mio tempo. Piano mi avvicino al parcheggio e sono tutti lì ad aspettarmi e la mia ragazzina mi dice che si è divertita, che le è piaciuto, che siamo tutti matti ma che è bello stare in mezzo a noi: una nuova diavolina rossa!!!!
Doccia calda per lavare via la fatica e la polvere ( e quella è davvero tanta) poi via al pasta party che diventa un anguria party e li, seduti, scambiamo quattro chiacchiere con gli altri lì attorno.
Aspetto le classifiche e sarà a questo punto che scoprirò di essere nella categoria escursionisti; poco male, fa lo stesso, non sono ultima e risulto terza in questa categoria.
Il mio premio? L’aver passato una bella giornata in bike, l’aver avuto il piacere di rivedere vecchi amici, l’aver visto mia figlia muoversi in bici come se fosse la cosa che ha sempre fatto fin dalla nascita, l’aver passato un attimo seduti allo stesso tavolo con Paola e Marino del team Sculazzo, l’aver rivisto Elena Zappa dopo la brutta caduta a Pomponesco più in forma che mai…..
Insomma l’essere stata ancora una volta, per un giorno intero, nel mondo della Mtb.
E volerci tornare ancora.

Kathy Pitton

mercoledì 20 agosto 2008

Un giro in giro……al lago.

Finalmente un giorno di riposo, stacco la spina da turisti per caso e fai da te e me ne vado a zonzo in bike.
Parto alle due del pomeriggio, il sole alto nel cielo ed inizialmente penso di aver fatto una cavolata ma poi la giornata si rivela per quello che è… stupenda.
Passo a prendere Dado al suo laboratorio, praticamente lo rapisco ( e lui si lascia rapire visto che spegne il telefono per non farsi trovare dai clienti) e via che si parte per la litoranea verso nord.
Obbiettivo: giro del lago, pausa gelato da qualche parte e ritorno tre ore dopo o giu di li.
Fino a Marone la strada è trafficata dai vacanzieri, molte automobili e cerchiamo di farla a tutta per raggiungere Vello e la sua ciclabile sulla vecchia strada che costeggia il lago e, come sempre, la troviamo affollata di ciclisti come noi che a bordo lago si godono una bella giornata di sole.
Quelle pareti a strapiombo sul lago, il vento qua sempre presente e quelli scorci di panorama unici sono foto da incorniciare e riguardare nelle serate d’inverno, delle cartoline che ci faranno compagnia quando la bike starà ferma in garage e non potremo uscire…
Via fino alla fine della strada chiusa al traffico, su per la vecchia costiera fino a Pisogne e poi a seguire la provinciale verso Lovere e la parte nord del lago..
Meno male che era stanco!!!! Una tirata di quasi trenta km in poco meno di un ora e un quarto e dovevamo fare solo un giro in giro!
Pausa gelato: un fragola nocciola che mi fa venire voglia di un bis ma lo so che non si può, la ciccia non se ne va di sicuro ed allora in sella e dai che si riparte per la parte più bella del lago.
La sponda bergamasca, quella che ho sempre definito “selvatica” per quelle pareti a strapiombo sull’acqua, per quella strada in parte ricavata dalla roccia viva dove passa una sola macchina alla volta e dove si deve fare parecchia attenzione.
Accendo il fanale di coda di Valchiria ed un altro che tengo attaccato allo zaino, non si sa mai che non mi si veda in galleria… ma Dado ha un altro programma: non conoscevo questo pezzo di stradina che passa sotto l’Orrido dei Bogn.. le pareti sono lisce ed altissime sull’acqua e dei tunnel scavati ti permettono di passare li sotto evitando le gallerie per qualche pezzo… che bello questo posto.
Sembra la facciata di una cattedrale gotica.
Ci sono un sacco di persone qua attorno a prendere il sole, chi gioca a volano o a carte su tavoli attrezzati, qualche tenda, bello davvero.
Strada costiera ora e quei tunnel che un po’ mi fanno paura, le macchine ti passano veramente vicine ma presto siamo fuori ed arrivati a Riva di Solto decidiamo di fare una pausa caffè.
Seduti a guardare il lago ed a prendere il sole come i turisti veri, vediamo arrivare il battello di linea e la voglia di rompere le scatole ai colleghi in servizio prevale su tutto ed allora ecco che inforco la bike e mi presento a pontile e li prendo bellamente in giro con tanto di linguaccie finali.
A volte è bello fare un po’ i bambini!
Dai che è ora di ripartire; la strada sale un po’poi ridiscende lungo la costa e i km aumentano e la stanchezza comincia a rendere le gambe pesanti, le borracce sono quasi vuote ma siamo quasi arrivati.
Decidiamo di fermarci un attimo al nostro Covo dei Bikers per bere ancora qualche cosa in compagnia poi, dopo aver salutato gli amici, ognuno torna a casa sua: ci si sente domani per organizzare un uscita assieme o, semplicemente per sapere se le gambe fanno male….
A casa il contachilometri segna 78 km, non male per un giro in giro in compagnia.
Fino alla prossima.
Kathy Pitton

martedì 12 agosto 2008

Guglielmo in notturna… a raccogliere stelle cadenti!

11 agosto, aria di vacanza qua attorno ma siamo col naso per aria a vedere se le nuvole di questa strana estate hanno deciso di farci vedere la luna e le stelle oppure no.
Un uscita serale in gruppo, una notturna senza fretta per risalire il monte Guglielmo, una cena in compagnia e la discesa verso valle con i fanali sul casco…. Mi attirava questa cosa, lo scorso anno non avevo potuto andare ma stavolta non me la perderei per nulla al mondo.
Il solito gruppo, alcuni del G.C. Iseo, altri ancora del Racing team e della Free Bike Erbusco, una squadra di amici che hanno in comune la passione per la mtb e che, stavolta, lasciano a casa la competizione.
Ho preparato tutto ieri sera, i fanali montati sulla bike, lo zaino con quanto mi potrà servire, un fast in più, non si sa mai speriamo solo non serva a nessuno.
Dado ed io partiamo tardi, entrambi abbiamo lavorato fino alle sei; altri sono partiti alle quattro del pomeriggio da Iseo in bike, alcuni in macchina fino a Zone per poi iniziare da li a pedalare verso la cima:
pausa caffe per tirarci su di morale al bar di Cislano e su in furgone fino alla Croce di Marone; incontriamo alcuni ragazzi in salita, chi va forte e chi fa parecchia fatica ma piano piano arriveranno tutti..Il tempo di parcheggiare e le bike sono già pronte, siamo partivi già bardati di tutto punto, zaino e scarpette, casco e guanti e dai che si parte: non è molta la salita da qua ma è salita e partire sulla cementata diventa prima un problema poi una presa per i fondelli uno con l’altro e dai che cominciamo a ridere fin da subito.
Come sempre salgo piano ed ho il tempo di guardarmi attorno; qualche goccia di pioggia disturba l’atmosfera ma poi smette ed ho il tempo di guardare il cielo verso valle colorarsi di rosso scuro e rosa sul lago, il nostro amato lago: è una cartolina tanto è bello ed i colori lo rendono unico.
Arrivo all’ultimo tornante e Dario inizia a scattare le foto e visto che a me e Dado ha tagliato la testa riscendiamo per poi risalire e rifarla di nuovo tra le risate di tutti.
Alcuni del ragazzi sono gia seduti ad aspettare, altri sono ancora sul monte e scenderanno tra un po e l’atmosfera è quella di una combriccola di pazzoidi che scorrazzano qua e la con la bike: alcuni avventori della trattoria ci guardano ed ascolto i loro commenti: ma dove vanno questi qua di notte? E come scenderanno?
Vedrai che stanno qua a dormire….
Mi fermo ancora a guardare verso valle, tra una spaccatura della montagna ed il colore dell’acqua da quassù è verde smeraldo e gli ultimi raggi di sole riflettono sull’acqua, uno spettacolo!
Dai che si entra al caldo, abbiamo fame e si sente un profumino di grigliata che è un invito a tavola.
Poco alla volta siamo tutti seduti e siamo davvero in tanti, battute e scherzi, pacche sulle spalle ed il tempo vola via davanti al cibo ed a qualche bicchiere di vino, chiacchiere e racconti di avventure.
Alcune storielle di Dario e Dado fanno ridere talmente tanto che presto ci ritroviamo con le lacrime agli occhi e credo di non essermi divertita cosi tanto da un sacco di tempo.
Presto arrivano i caffe e bisogna cominciare ad organizzarci per il ritorno ma la luna che dovrebbe rischiarare il percorso si nasconde e non lascia il suo chiarore; neppure le stelle cadenti di San Lorenzo ci fanno il regalo della loro scia luminosa ed allora accendiamo le nostre torce, i fari sui caschi e sulle bike e saremo noi le stelle luminose che scendono a valle…..
Gabriele ad aprire la pista ed io a chiuderla perché la più lenta e prudente, con Sandro a farmi da cavaliere e guardando dall’alto vedo il chiarore delle nostre luci lasciare la scia in discesa e mi sembrava di essere parte di una storia di elfi e folletti dei boschi: luci che passano veloci e non vedi più un attimo dopo, solo il rumore dei copertoni sulla ghiaia e sulla terra dei sentieri verso il basso, un silenzio irreale rotto solo qua e là per un attimo dai nostri richiami o dai freni che per un attimo sibilano per rallentare la corsa.
In Croce di Marone ci fermiamo e mettiamo le bike sul camioncino di Dado.
Presto siamo a seguire gli altri verso Zone e poi giù lungo la litoranea del lago: i ragazzi davanti e noi a far loro da “Scopa” con tanto di lampeggianti a far da schermo e protezione, come quelli “veri” insomma.
Arrivati ad Iseo tutti in piazza berci la birra della staffa, per concludere una bellissima serata.
Alcuni paesani ci chiedono cosa abbiamo combinato e sentendo della nostra discesa dal Guglielmo in bike con i fari la frase “si toc mac” non si fa attendere.
E’ mezzanotte e poco alla volta ognuno di noi prende la strada di casa con un ciao alla prossima ragazzi.
Mi sono divertita da matti ed ancora adesso, mentre scrivo queste righe, ho il sorriso stampato sulla faccia.

Kathy Pitton