La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


lunedì 6 luglio 2009

Rampigolem: UN grazie a tutti!!



Organizzare una gara non è facile, tanto meno una gara in mtb in una zona piuttosto impervia, bellissima ed unica a decisamente fuori mano.
Per la prima volta ho toccato personalmente la fatica “mentale” di pensare a come rendere appetibile una competizione dove la fatica la fa da padrone, dove nulla è facile e dove, se sbagli qualche cosa, il tuo lavoro va perso.
Coinvolta dall’organizzatore ed ideatore in persona, Gabriele Bianchin, mi sono occupata della parte mediatica, delle comunicazioni alla stampa e sul web e del reperire parte dei premi e dei pacchi gara, nello specifico il vino in Franciacorta, decisamente la parte più facile e meno pesante visto il grande lavoro svolto dai ragazzi con picconi e pala a spianare la slavina che ha rovinato parte del percorso quasi al Gpm.
Ho cosi avuto modo di vedere l’altra parte della barricata, quella che di solito chi corre non valuta, quella che quando sei in griglia di partenza ed attendi lo start da parte dei giudici non vedi e, forse, non capisci.
Stavolta ho capito quanto sia faticoso anche mentalmente l’attendere le iscrizioni che arrivano nell’ultima settimana e fino all’ultimo non sai quanti saranno i partecipanti, se riuscirai a coprire le spese, se tutto andrà liscio e nessuno si farà del male, se il ristoro sarà sufficiente per tutti o troppo scarso e pregare perché Giove Pluvio non riversi la sua rabbia sul percorso.
Quando poi tutto finisce, quando tutti sono tornati a casa e resta solo da riporre quanto avanzato, il materiale da riportare indietro, allora si che ci si può rilassare e tiri un sospiro di sollievo… anche se durante la gara ero lontana, al lavoro, il pensiero correva lassù a Zone e pensavo: sara finita? Sarà andato tutto bene? Chi avrà vinto?
Non ho potuto fare molto se non quello per cui sono tagliata, scrivere, rompendo le scatole magari ai ragazzi di Pianeta Mtb e Mtb Passion ma ora, col senno del poi penso che ABBIAMO tutti fatto un buon lavoro di squadra, una squadra piccola magari, ma con tanta passione dentro.
Grazie di cuore.
Kathy Pitton

domenica 5 luglio 2009

9 ore di Bondo


Ho fatto endurance da 24 ore, da 12 e da 6, la 9 ore mancava all’appello nel mio elenco di gare fatte.
Già o scorso anno mi aveva incuriosito il nome, non sapendo che era una località trentina poco lontana dal lago d’Idro ma la concomitanza con altre cose da fare aveva fatto si che la perdessi ma quest’anno ero ben decisa a non lasciarmi scappare l’occasione di vedere com’era questa gara endurance dalla durata “anomala” per cosi dire.
Non ci ho pensato proprio su un attimo, ho spedito il fax per l’iscrizione ed ho cercato di fare qualche ora in piu in bike per essere allenata… più o meno!!
Alle cinque del mattino ho caricato tutto in macchina, tenda, sedie, tavolino, viveri vari, Valchiria e le tute da ciclista e via alla volta del lago d’Idro e Tiano.
Il tempo in macchina scorre abbastanza veloce anche in solitaria, musica che accompagna i pensieri mentre costeggio la parte del lago che non conosco, una leggera nebbia si alza tra le piante come un velo a nascondere le sponde; nomi di paesi noti e mi accorgo che dalla memoria appaiono immagini di tanti anni fa, da ragazza, quando andavo a sciare al Gaver e da qua passavo…. Quanto tempo eppure sembra ieri che passavo le mie giornate sugli sci da fondo tra i boschi di queste montagne.
Ormai sono vicina, vedo altre macchine con la bici sul tetto e poco dopo infatti, il cartello Bondo appare accanto alla strada e seguendo le frecce, vado al parcheggio per le tende: uno spettacolo! Tutto lo spazio diviso a rettangoli con le fettucce, ogni squadra ha diritto ad uno spazio delimitato, ci sta sia la macchina che la tenda e pensare che credevo di dover arrivare prestissimo per avere un posto accanto al percorso.
Tenda montata in poco tempo ( miracoli della tecnologia pop up), numero e pacco gara e già so che di quello speck ne vedrò ben poco con la mia belvetta a casa che lo adora, una bella cornice in legno dove metterò la foto ricordo ed è ora di bersi un caffè per una sferzata di energia.
Al bar molta gente e tra di loro vedo Claudia Paolazzi, conosciuta due anni fa alla 6 ore Morenica di Torino; due parole e scopro che è agguerrita nonostante sia la sua prima 9 ore anche se ammette di essere un poco preoccupata per il suo mal di schiena……ma dai campionessa!! Allora io che dovrei dire? Qualche volta non vado neanche a spinta eppure non ho proprio voglia di restare a casa e di attaccare la bike al chiodo.
Ci si da appuntamento in griglia e tornando verso il campo base mi accorgo che sono accanto al cimitero! Ridendo tra me e me penso che in fondo in ogni endurance che ho fatto avevo il campo base accanto al cimitero e non è mai andata tanto male, speriamo sia cosi anche stavolta.
Accanto a me ora te tende sono molte etra loro rivedo con piacere il viso di Oliviero con i suoi compagni di squadra, eravamo vicini anche ad Idro; di fronte ho The Doctor, un biker che conosco di vista ma a cui non riesco a dare un nome e, nonostante si scambi qualche parola, non gli chiederò il nome, resterà The Doctor per tutta la gara.
Prova percorso? No grazie! Scaramanzia forse o semplicemente la paura di vedere le difficoltà prima di doverle affrontare, avrò nove ore di tempo per affinare la “guida” lungo i sentieri e le strade di terra battuta.
Le 10 arrivano in un attimo, sento l’adrenalina amica che pompa nelle vene la voglia di pedalare, la voglia di tendere i muscoli e di sentirne la reazione, la voglia di andare e di faticare e mi metto in coda al gruppo come sempre, gli altri corrono, io assaporo il viaggio.
Ogni gara è un viaggio verso l’ignoto, verso il nuovo, una forma d’avventura che cattura pensieri ed anima, lasciandomi segni profondi ed indelebili di scoperta, lo scoprire luoghi e posti che altrimenti non potrei scoprire o vedere e che restano miei per sempre.
Lentamente finisco il primo giro, sentieri e strade nel bosco, qualche salita, alcuni tratti tecnici dove devi saper guidare la bike, ma essenzialmente un piacevole scorrere tra scorci bellissimi e sotto i rami di boschi antichi ed è qua che la mia mente torna indietro di quasi 40 anni, tra i boschi di un altro paese, una lingua diversa da quella che parlo ora ed il viso di una bambina dalle lunghe trecce bionde che corre sotto i rami di un'altra foresta con accanto due cani enormi che la accompagnano e lo sguardo vigile di un uomo che sorrideva nascondendo il sorriso un una fitta barba bianca che dopo poco la chiama per mostrarle alcuni scoiattoli…in flash back quasi doloroso; i ricordi sono belli perché nessuno te li può rubare e restano tuoi per sempre, qualunque cosa accada.
Torno in me e mi accorgo che il giro l’ho finito, che salgo per la salita posta poco prima del traguardo e dai tappeti che rilevano il tempo e via per il secondo giro con quelle salette poste sulla piazza che faccio sempre con la paura di cadere e quel ponte di legno su cui passo sempre a piedi tra gli sguardi divertiti degli spettatori.
Un falso piano su erba, una discesa a razzo e via per un altro campo fino ad un sentierino, saranno 10 metri ma micidiali!!
Il ristoro poco dopo dove il pit stop è obbligatorio e le signore delle case accanto col tavolino fuori dal cancello che ti offrono i biscotti fatti in casa ed un bicchiere di vino.
Ad un certo punto, in salita, mi si affianca Margherita Beltramolli che mi urla “ Kathy ci beviamo una birra”?
Eh si campionessa se bevo una birra adesso non arrivo più neppure a spinta!! All’arrivo dai, magari una coca cola….
Passa il tempo, accumulo km nelle gambe e la stanchezza inizia a farsi sentire; invidio Lorenza Menapace e Claudia Paolazzi che stanno correndo in una sfida sportiva al limite tra loro, una gara di durata tirata da matti che alla fine le porterà ad accumulare un numero di chilometri impressionante, prima e seconda in una sfida incredibile.
Pausa pasta, cambio maglia e via, si torna in pista e si alza in vento; da una giornata caldissima ed assolata tutto si trasforma in un tipico temporale di montagna con la pioggia che inizia a cadere dopo 5 ore e mezza di gara, rinfrescando noi ciclisti e l’atmosfera ma rendendo il terreno scivoloso e la velocità di gara per molti, me compresa, rallenta di molto.
Alcuni si fermano, altri non mollano e continuano a girare ed io pedalo pian piano senza fretta; in un sentiero una ragazza cerca di sorpassarmi ma scivola rovinosamente e con la sua ruota anteriore compisce la mia posteriore ma resto in sella non sapendo che quel colpo ha compromesso il copertone, me ne accorgerò non molto tempo dopo, in salita poco prima dell’arrivo: purtroppo non riesco a rimediare al guaio e la mia 9 ore si trasforma in una 7 ore mio malgrado.
Pazienza, il mio piazzamento non ne risente di certo, ho tempo per fare la doccia con calma prima che ci sia coda, mangio qualche cosa con calma ed inizio a riporre la bike e l’attrezzatura da campeggio sfidando i miei vicini che, ridendo, vogliono vedere come faccio a piegare la tenda in tre minuti come dicono le istruzioni… ce ne metto 7 considerando che sta piovendo a dirotto e vinco la scommessa!!
Ritiro le mie foto, un caffè per scaldarmi ed attendo l’arrivo dei primi allo scoccare delle nove ore di gara; una foto a Margherita dopo la nostra birra come promesso su quella salita, una alla mitica Lorenza ed a Claudia arrivata stremata ma sorridente, uno sguardo al mio mondo colorato su ruote grasse, il saluto agli amici e conoscenti ed un arrivederci alla prossima, non so ancora dove ma di sicuro un nome che mi piace lo trovo sul calendario nazionale mtb.
L’organizzatore, togliendomi il chip piombato da solitario ha chiesto se la gara mi era piaciuta… piaciuta? La considero bellissima.
Un giusto mix di tecnica, salita, discesa e piacere di pedalare in un contesto affascinante quale è il Trentino e di sicuro ci tornerò, magari con qualche compagno di squadra.
Quando arrivo a casa è notte fonda e la pioggia non ha ancora dato tregua, il vento squassa i rami e fa volare foglie; mentre scarico tutto dalla macchina la stanchezza si fa sentire ma stò pensando di far aggiustare la ruota posteriore velocemente perché so che tra non molti giorni c’è una gara sulla montagna poco lontano da casa mia…..
Mi piacerebbe esserci.
Kathy Pitton

mercoledì 1 luglio 2009

Staffetta del Po.


Bello l’ambathon!!!
Eccoli tutti a pensare “che roba è”???
Avevo il dubbio tra duathlon e biathlon e non sapendo bene cosa dire mi è uscita questa combinazione: ambathlon appunto.
Tutto inizia un mese fa, leggo sul sito del Team Sculazzo di questa loro nuova iniziativa e la curiosità prende velocemente il sopravvento, un email per chiedere informazioni, un giro di sms tra amici ciclisti per chiedere se qualcuno è interessato, ma visto che nessuno ama correre quasi desisto ed ecco la folgorazione: Marina, ex ciclista ed ora maratoneta.
Le mando un messaggio e neppure un minuto dopo la risposta da parte sua con la domanda “ quando si parte”?
Martedì 30 giugno, a riposo dal lavoro per cui nessun problema a partire nel primo pomeriggio ed alle 14.30 siamo in macchina alla volta di Guastalla, Reggio Emilia.
Con calma arriviamo in pianura, le chiacchiere e la musica ci tengono compagnia ed arriveremo con tanto anticipo ma per entrambe è una giornata di vacanza, niente figli da accompagnare in giro, niente lavoro, solo la voglia di stare assieme, chiacchierare del piu e del meno e goderci il pomeriggio passeggiando su e giù lungo l’argine del Po cercando di abbronzarci un pochino al caldo sole di questa torrida e strana estate.
Come è strano il Lido Po in estate, l’ho conosciuto due anni fa alla fine dell’inverno per la mia prima Aironbike, l’ho visto la scorda primavera per la stessa gara con acqua ovunque in seguito alla piena del fiume, ora sembra di essere al mare.
Per un attimo mi preoccupo e penso di aver sbagliato giorno, sono le 17.30 e non vedo nessuno in giro ma ecco che arrivano i ragazzi dello Sculazzo team ed in un attimo una frenetica attività fa prendere forma al parterre di questa gara, la 1° edizione della Staffetta del Po, podismo e mtb assieme.
Chissa cosa combino oggi, le partenze a razzo mi fanno sempre un po’ paura, ci metto un sacco di tempo a “carburare”, spero di non scoppiare subito.
Pronti e schierati a pettine, partono i podisti per la prima frazione, alcuni sembrano volare ed un attimo dopo vedo sparire anche Marina tra di loro e mi sembra passato un solo attimo che già iniziano ad arrivare i primi ed il cambio avviene velocemente e due minuti dopo il primo eccola sbucare in fondo alla pista, la mia compagna d’avventura, Marina Beccaria dell’Atletica Franciacorta, e mi fa segno vai Kathy vai e mi trovo a pedalare a perdifiato accanto al fiume, ad imboccare sentieri dal fondo durissimo dove saltelli qua e là e giù da un argine poco dopo e poi su….. ho il cuore in gola ma penso anche che sono solo 10 km e sono testarda e non mollo mai, mai e poi mai…
Mi scorre davanti agli occhi quello che vedo, il percorso famigliare dell’Aironbike della scorsa stagione e parte di quello di quest’anno, terreno che conosco e che so essermi amico e 37 minuti dopo sono al traguardo a dare il via alla corsa di Marina per la terza frazione; poco tempo per bere qualche cosa, un po’ di zucchero che eccola arrivare di nuovo, sembra che voli sulle sue magre gambe da corridore, tanto diverse dalle mie.
Un'unica cosa mi spaventa, la notte che si avvicina e quel tratto nel bosco già scuro di suo che senza la luce del sole diventa un problema per chi già vede poco di suo ma passa anche quello ed ecco che vedo due maglie conosciute, i colori del Team di casa, fermi sull’argine: Marino e Paola con una capretta appena nata in braccio, forse abbandonata dalla madre perché spaventata da noi bikers…come faccio a non fermarmi?
Marino mi urla”vai e finisci il giro” e li mi rendo conto che sono ancora in gara ed allora cerco di recuperare ed andare piu velocemente che posso e mi sembra di volare fino alla sabbionaia poco prima del traguardo.
A 300 metri dall’arrivo ecco Marina che mi aspetta e mi corre accanto e fa il tifo per i miei ultimi metri di gara e salta e corre e ridiamo assieme per aver finito questa strana cosa iniziata per gioco, questo Ambathlon come ho deciso di chiamarlo a dispetto del suo nome vero, Duathlon.
Una meritata doccia per lavar via la polvere che ci ricopre da capo a piedi e poi al panino party con salamella e scoprire che ci hanno chiamato per le premiazioni e di aver diritto ad un premio.
Un ora passata a salutare i tanti amici, a chiacchierare in compagnia e presto arriva l’ora di ripartire alla volta di casa, sono molti i km che ci aspettano da fare nella notte ma resta come ogni singola volta il piacere di aver fatto qualche cosa di bello per noi stesse, quella sensazione di benessere che dura per giorni e che ci fa star bene.
Nei prossimi giorni prenderà forma una nuova gara ed una nuova storia per me stessa per ritrovare ancora dentro di me la serenità che mi regala ogni volta questo stupendo mondo da cui non mi voglio staccare.
Vorrei fare un applauso personale ad Umbry, Tiziano, Fabione, Enzo, Simone, Gianluca e tutti quelli di cui non ricordo il nome ma che saluto ogni singola volta, i ragazzi in nero e giallo che hanno organizzato questa stupenda manifestazione sportiva portando 117 staffette e 7 singoli alla prima edizione della Staffetta del Po: siete stati grandi!
Ma del resto lo si sapeva già, visto il successo del Vostro Trittico del Po e del River Marathon Tour di quest’anno.
Alla prossima ragazzi
Kathy Pitton

mercoledì 24 giugno 2009

Ausilia........Biancaneve:Campionessa Italiana Single speed e la dolcezza in persona in sella ad una Mtb


Tempo fa, durante una gara in mtb in mezzo al fango, un uomo accanto al percorso di gara mi disse, vedendomi passare sporca ed infreddolita...: certo che una donna è ben poco femminile cosi combinata!
Credo non ci sia nulla di più falso in quelle parole.
Ho visto ragazze con le unghie laccate che sbucavano dai guanti da ciclista, in griglia di partenza più agguerrite dei loro compagni di squadra maschi, altre ancora con vezzose maglie a fiori e farfalle ed io sono una che parte sempre con un filo di rossetto sulle labbra!
Ma c'è una biker che considero la donna più dolce e femminile del circuito endurance italiano: Ausilia Vistarini, campionessa italiana single speed.
Un sorriso che disarma, una timidezza che conquista ed una dolcezza che dimostra quanto possa essere femminile una donna in bike seppur sporca di fango e polvere.
Ho avuto il piacere di conoscere questa campionessa e sono orgogliosa di aver pedalato per alcuni tratti con lei.

martedì 23 giugno 2009

Dedicato a.....

Ho voluto dedicare un piccolo spazio del mio mondo sul web a due donne che considero uniche: Anna Mei e Lorenza Menapace.
Quante volte me le sono viste sfrecciare accanto nelle gare importanti ed avrei voluto avere la loro forza, la loro tenacia, io che poca importanza do alla classifica, che se arrivo ultima non mi volto indietro speranzosa di vedere se qualcun'altro avrà la maglia nera....anzi!
Sono orgogliosa di aver avuto modo di conoscerle e sono contenta di dar loro strada sui sentieri e sulle strade che ci accumunano nella nostra passione.

Una grande campionessa tricolore: Anna Mei


Vittoriosa alla 6ore del Barboj ed alla 12 ore della Lunigiana, Anna Mei incarna la tenacia e l'unicità di quanti hanno fatto della passione della loro vita un punto fermo: la Mountain Bike.
Questo è il mio segno di rispetto per chi considero Grande!

Una grande campionessa: Lorenza Menapace


Una portacolori d'eccezione per la nostra endurance Mtb, Lorenza Menapace, ha vinto la 24 ore di Monaco percorrendo quasi 450 km in solitaria.
Una grande Donna, un atleta d'eccezione assoluta.
Questo vuole essere il mio tributo alla sua unicità.

domenica 14 giugno 2009

Granfondo dei Colli Piacentini…per il vino devo tornare!

Altro giro altro regalo. Ovvero altra gara ed altro pacco gara ma stavolta sono tornata a mani vuote, la mia bella e buona bottiglia di Gutturnio mi è esplosa in macchina per il caldo cosi sono arrivata a casa mezza ubriaca per le esalazioni senza berne neanche un goccetto!
Avevo letto di questa gran fondo sui vari giornali di settore, dicevano fosse “facile” e nemmeno molto lunga la Classic , l’iscrizione viene automatica e parto alle sei del mattino in solitaria.
Poco prima di uscire dall’autostrada a Fiorenzuola una macchina mi sorpassa e vedo il conducente che mi saluta ma capirò solo più avanti che è Natale Reboldi, anche lui iscritto alla gara ma a quella Marathon pero’….
Ci avviciniamo a Carpaneto assieme, il navigatore mi da strane indicazioni e faccio qualche km in più del previsto con Natale accodato alla macchina; arriviamo comunque e parcheggiamo vicini, poco distanti dalla partenza e dai servizi di gara.
La coda per il numero ed il pacco gara, il chip da noleggiare, tutte quelle cose che ormai facciamo in automatico, scambiando due chiacchiere con gli amici ed i conoscenti ed il tempo scorre veloce e dopo aver litigato con la ruota davanti di Valchiria che non voleva saperne di andare al suo posto e con il gentile aiuto di uno dei ragazzi del Team Bachetti, preso da compassione profonda vista la mia disperazione, sono pronta e faccio un giretto attorno per capire come sarà il percorso.
Tutti mi hanno detto che è facile ma mi sembra strano visto che la gara è inserita in un paio di circuiti importanti, comunque vedremo, affronterò i problemi legati al percorso man mano mi si presenteranno.
Che sono stanca è lampante, non penso di aver mai fatto 14 gare di seguito in cosi poco tempo, ed aver scorrazzato per tutta la Franciacorta un gruppo di turisti Modenesi per cantine ieri non aiuta di certo le mie performances sportive ma cosi è e va bene, avrò tempo per riposare nelle prossime settimane.
Le due parole con Alfio Montagnoli sono una piacevole abitudine ormai ed ecco che lo start arriva puntuale alle 9.30; asfalto veloce per quasi 8 km poi inizia la mia tortura: un continuo saliscendi su sentieri sterrati, single track sia in salita che in discesa, belli ma troppo pesanti per le mie gambe.
Saranno molti i km che farò a piedi in salita e qua vorrei ringraziare due persone, due splendidi ragazzi che hanno sopportato questa old lady che andava solo a spinta: Tiziano ed Andrea, i due motociclisti che si sono alternati a chiudere la gara con me.
Che pazienza devono avere!!
Al primo ristoro c’è anche un Tino…. Voglio un Crodino, che si è offerto di darmi un passaggio sul camioncino…..nooooo dai, qualche km ancora, vediamo fin dove arrivo.
Anche appena prima del secondo ristoro l’addetto dell’ambulanza mi ha chiesto se volevo ritirarmi e devo dire che ci ho pensato per un secondo, ho pensato “ma si dai, fermiamoci” ma subito dopo una sabbia sorda mi ha chiuso lo stomaco ed un “no grazie” mi è uscito da solo dalle labbra e sono risalita in sella ed ho pedalato fino alla cima di quella stramaledetta salita e poi giu per i sentieri nel bosco e quando avevo di fronte altri sentieri che non riuscivo a fare mi mettevo Valchiria in spalla e salivo a piedi e poco alla volta sono arrivata a 10 km dall’arrivo; ovvio che il passaggio alla deviazione della gara corta fosse scontato ma non mi tornavano i conti con il contachilometri e non mi torneranno fino alla fine: mi hanno sempre detto 39 Km ma io ne ho fatti 46,800 ed altri come me avevano piu o meno la stessa distanza alla fine; poco male in fondo, li ho pedalati ( o spinti).
Al cartello dei 5 km all’arrivo sorrido, ho tenuto duro e sono arrivata fin qua ora è questione di poco ed ecco quell’incredibile sentiero stretto e tecnico che ha messo a dura prova la mia capacità di guida della bike: un continuo saliscendi, su e giu, destra sinistra salto….. una specie di ottovolante tra le piante, duro perché stanca da morire ma molto divertente e sembrava non finire più.
Poi la strada e quel ragazzo con la gomma a terra a pochi km dall’arrivo e come fai a non fermarti a dare una mano? Tanto la classifica l’avranno già chiusa o quasi, ultima o penultima non cambia nulla e gli passo il mio fast, sembra funzionare e ripartiamo assieme.
Poco dopo vediamo un ragazzo con una stupenda maglia che riproduceva un capo indiano che pedalava in un modo tanto strano… mezza rotazione avanti dei pedali e poi indietro…… cambio rotto, ruote dentate andate, sta di fatto che erano 20 km che pedalava in quel modo.
Gli abbiamo dato “un passaggio” !!!!
Un po lo abbiamo spinto, un po’ lo abbiamo tirato, sta di fatto che siamo arrivati al traguardo cosi, sembravamo a braccetto, un piccolo gruppo di amici in sella alle loro biciclette.
Mi dispiace solo che ho chiesto i loro nomi per ricordarli ma purtroppo ero cosi stanca e stordita dal calore opprimente che non sono riuscita a memorizzarli, mi sarebbe piaciuto chiamarli per nome la prossima volta.
Devo aver bevuto due litri tra the ed acqua all’arrivo, una doccia fredda mai tanto gradita, il pasta party, uno sguardo alla classifica del corto che non è esposta (la lunga si), mi piacerebbe vederlo scritto il mio nome però… anche se non è importante quanto sono arrivata, tanto se c’è un primo deve esserci anche un ultimo no?
Al ritorno in macchina la sorpresa: avevo parcheggiato all’ombra stamattina ma ora è in pieno sole, ci saranno 50 gradi dentro e non riesco a salire anche perché la mia bellissima bottiglia di vino è esplosa e le esalazioni sono piuttosto “ubriacanti”…forse per questo che in autostrada ho cantato a squarciagola “non saràààààà un avventuraaaaaaaaa” di Battisti, mi avranno presa per matta scatenata sicuramente.
Ora tutto è tornato al suo posto, le divise da ciclista, le scarpe, la mia bike in garage ed io a picchiettare le dita sulla tastiera del pc per raccontare questa domenica che ho passato nel modo che amo di più…..e voi sapete qual è, giusto?
Alla prossima ragazzi.
Kathy Pitton

domenica 7 giugno 2009

Oltrepò Mtb Race: un disastro con risvolto gastronomico!

Se penso alla gara mi viene solo voglia di nascondermi sotto un tavolo ma se apro il frigorifero mi viene un sorriso grande cosi!
E si perché va beh andare in giro a pedalare, ed i risultati sono quel che sono, ma il bello di queste escursioni in giro sono un ottima scusa per imparare la cucina locale e perché mai privarmi di gustare le specialità delle varie zone d’Italia a casa con tranquillità?
Sarà meglio cominciare dall’inizio: Oltrepò Mtb Race, la trovo su di una rivista all’interno di un pacco gara e da li al decidere di farla passa un secondo e mezzo… fa niente se mi dicono “guarda che è dura…”, la farò piano e pace al risultato.
Montalto Pavese, Lombardia si ma ci vogliono due ore di macchina da casa mia e devo partire decisamente presto se voglio arrivare ad un orario decente, ritirare il numero con calma e , magari, bermi pure un caffè.
Certo che solo al guardare la strada che porta a questo paese arrampicato per stè colline penso che sarà dura da pedalare e non aiuta certo il mezzo disastro provocato dal vento di ieri, rami ed alberi spezzati, foglie e cartelli a bordo strada, cassonetti rovesciati, le raffiche devono essere state veramente forti per fare tutti questi danni.
Parcheggio facilmente, numero 291 e pacco gara ricchissimo e presto è ora di mettersi al lavoro con la bike che mi aspetta nel baule della macchina; monto le ruote e cerco di regolare e sistemare il cambio, un poco di olio e sembra tutto ok!
Due chiacchiere con Umbry dello Sculazzo team e con Paola ammirando il suo tatuaggio nuovo sul braccio e dopo un attimo è già ora di entrare in griglia: sono sola stavolta, nessun amico/compagno di squadra ad accompagnarmi ma di amici ne ho molti nel mondo della Mountain bike compreso Ugo de Creso, lo speaker che mi saluta e fa sorridere con le sue battute!
Ci avvisano che è quasi ora di partire e di fare molta attenzione alla prima discesa, veloce ma molto rovinata dalle intemperie…mai stato tanto vero un annuncio!
Salite ripide fin da subito e la mia “dolce” mole le paga essendo partita velocemente e la discesa ti invoglia a la sciar andare ma i trattori hanno segnato profondamente il terreno al loro passaggio ed i solchi sono profondi; la terra sembra sgretolarsi in sabbia grossolana e come tocchi i freni le ruote partono per conto loro.
In alcuni punti faccio veramente fatica a tenere Valchiria alle briglie e poco dopo pagherò la voglia di velocità: derapata, perdo il controllo e volo.
Poco male, atterro sul “soffice” ma poco dopo inizierà a gonfiarsi anche il ginocchio e la mia gara finirà al 12 km.
Pazienza, non mollo quasi mai ma questa volta è quasi inutile cercare di continuare: mi ero fatta indicare la Costa Pelata come la chiamano qua, praticamente il Gran premio della montagna e da dove sono sembra irraggiungibile; chiedo all’assistenza se possono riaccompagnarmi al traguardo ed in macchina arrivo nella zona arrivo.
Credo che il ritiro sia sempre uno smacco, personalmente è una sconfitta perché non mi piace mollare a ragion veduta credo sia stata la scelta migliore: il livido è proprio grosso ed il ginocchio avrà bisogno di un sacco di ghiaccio.
Cerco di non prendermela anzi riesco anche a sorridere quando Ugo mi intervista e gli dico che ci riproverò l’anno prossimo.
Un salto al pasta party che non funziona ancora e mi accontento di un panino e poi torno nella piazzetta del paese dove mi diverto tra bancarelle di formaggi, salumi, vino e miele del Pavese!
Una sinfonia di sapori da portare a casa e la borsa che caricherò poco dopo in machina sarà parecchio pesante, diciamo che è il mio premio di partecipazione alla gara, una specie di ricompensa per essermi alzata alle 5.30 stamattina e per aver fatto 400 km tra andata e ritorno e non aver neppure attraversato il traguardo.
Torno verso casa cercando di fare in fretta, ho fatto una promessa ieri sera a mia figlia e voglio mantenerla: essere a casa prima delle 16.00.
Riesco ad arrivare, cambiarmi e ritrasformarmi nella mamma in tacchi a spillo e rossetto ed andare al concerto per pianoforte, violino e chitarra dell’Accademia Monteverdi che lei frequenta e sentirla al suo primo concerto da solista e riuscirò anche a commuovermi a vederla là, sul palco, a vincere le sue paure e le sue ansie e suonare fino all’applauso che segna la fine della sua prova.
Questo ha trasformato la mia giornata un po’ cosi cosi in una giornata da podio perché si è vero che amo la mountain bike al di la di tutto ma ho un qualche cosa di molto ma molto più importante che mi aspetta a casa: Elsa.
Per qualche giorno mi leccherò i graffi e le escoriazioni ed ascolterò le sue tirate “ e mamma quando è che la pianti…. Guarda li se una signora deve avere le gambe tutte graffiate…..” sapendo benissimo che se non esco in bici per due giorni di seguito mi domanda se sono malata, se è tutto ok!
Non so ancora dove andrò la prossima volta ma da qualche parte mi troverete a pedalare.
Kathy Pitton

lunedì 1 giugno 2009

24 ore per un avventura.


Iniziata venerdi mattina con il carico materiale sulla macchina, tenda, sedie pieghevoli, tavolino, materassino coperte e, naturalmente, Valchiria, e finita domenica pomeriggio alle 17, quando tutto quanto è tornato al suo posto a casa tra le mille domande di mia figlia e la schiena che urla vendetta!
Ma come sempre del resto, mi restano attaccate sulla pelle una grande quantità di emozioni, di sensazioni e la voglia di ricominciare tutto da capo nuovamente a dispetto di quanto pensavo in gara, quel “chi cavolo te lo fa fare, ti pagassero almeno…”.
A filmare le scene probabilmente ci sarebbe da vincere un qualche premio a Paperissima, mi sono ingarbugliata nelle corde della tenda almeno tre volte ed i picchetti che li martellavo nel terreno e loro paff che risaltavano fuori e la location poi… io ho valutato la vicinanza delle “comodità” del campeggio, i bagni, le docce ed il parta party ma l’essere vicino al cimitero ha fatto si che fino a sabato mattina fossi in completa solitudine, ma in compenso gli alti muri del cimitero stesso hanno protetto la tenda dal vento fortissimo della notte.
Arrivando prima dell’inizio della gara ho visto l’accampamento crescere poco alla volta ed animarsi di gente e colore, ho avuto il tempo di ritirare il pacco gara ed il numero con calma (ed anche di dimenticare le tessere della Fci in giro), di fare una passeggiata sul lungolago di Idro e di cenare con un gelato e fragole comodamente seduta a guardare l’area Partenza/arrivo prendere forma ed i ragazzi del “Gatto Giallo” muoversi come formichine per allestire tutto.
Il sabato mattina sembrava un altro mondo: camper e tende ovunque, ragazzi in bike a provare il percorso e dai primi commenti mi è venuta la pelle d’oca: duro e tecnico!
Ecco lo sapevo, decido di tornare dopo due anni e mi ribaltano il percorso e lo fanno difficile cosi stà Tartaruga Zoppa farà una fatica dell’accidenti!
La decisione di non provare il percorso per scaramanzia è quasi ovvia, cosi non mi spavento subito e stò tranquilla che è meglio.
Alle nove arriva anche il mio compagno di squadra e di avventura El Zambo Solitario e si accampa poco lontano seguito appena qualche minuto dopo da Beppe, anche lui in solitaria.
Breefing capitani, le regole da seguire durante la gara ed in un attimo arriva l’ora della partenza, rigorosamente in stile Le Mans che faccio, come sempre, senza correre ma con calma, avrò 24 ore di tempo per pedalare e macinare chilometri.
Qualche km in paese e poi a lato di un torrente fino alla prima salita, lunga e veramente impegnativa fino all’inizio di un sentiero nel bosco dove puoi lasciar correre le ruote della bici ma attenzione alle radici che affiorano, ai sassi che cadono dai lati e giu giu giu fino allo strappetto della cascata e di nuovo su per un lungo singletrack …. E via in discesa poco dopo su di una strada bianca fino al salto che ti porta sotto un ponte e nel greto di un torrente.
Quante volte ci sono passata sotto, quante volte ho dovuto scendere dalla bici perché non riuscivo a salire lungo la stradina pedalando e quante altre volte ho avuto paura di non riuscire a controllare Valchiria in discesa.
Spesso mi sono fermata a far passare i ragazzi più veloci, quelli che in squadra fanno due giri a manetta poi si fermano e che, qualche volta, hanno poco “rispetto” dei solitari che pedalano 24 ore e sono, di conseguenza più lenti.
Il percorso è, a mio avviso, molto bello, tecnico e vario ma concede poco spazio ai sorpassi ed è successo più volte che nella foga agonistica, una sgomitata più o meno volontaria facesse volare qualcuno giù dal sentiero nel bosco sottostante; io ho cercato di intralciare il meno possibile a discapito dei miei tempi al giro, ma non avendo velleità di podio la cosa non mi ha cambiato le vita di molto.
Quello che invece ha reso la mia 24 ore speciale sono state alcune persone che considero grandi per mille motivi: Anna Mei che passandomi accanto mi ha dato una pacca sulle spalle dicendomi di non mollare e lo ha fatto più volte, Ausilia Vistarini, la Biancaneve della mtb, che ad ogni sorpasso mi incitava ad andare avanti, a Margherita Bertamolli col suo sorriso ed a Ilaria Balzarotti con un orsetto attaccato sotto la sella (credo sia il suo portafortuna) ed a tutte quelle ragazze e donne che lottano per le prime posizioni e di cui non ricordo il nome che mi hanno spinta ad andare avanti e non mollare mai!
Ed a quei ragazzi che pare abbiano una moto sotto il fondoschiena e non una mountain bike, come Ermanno dell’Agnosine, come Zorro degli Slowbikers, Cristina Dusina che è una forza della natura e di quanti che ho conosciuto in questi anni in migliaia di km in bike che ad ogni passaggio mi dicevano una parola o mi offrivano qualcosa da bere o assistenza.
Ad altri amici che, seppur non in gara, mi hanno appoggiato come Dado che, libero dal lavoro, è venuto fin lassù per fare il tifo oppure Giorgio dei Crew che mi sono trovata lungo il percorso ad urlarmi “dai kathy…sei fuori” ed ancora Super Mario che alle otto la sera, ad un passaggio dal traguardo mi grida che la grigliata è pronta……
Si perché la mtb è anche tutto questo, l’appoggio incondizionato di persone che non conosci ma che sono parte di questo mondo e gli amici che ti incoraggiano ad andare avanti nonostante sia dura, nonostante faccia freddo e l’unica cosa che vorresti è riposare ed è li che scatta quello strano meccanismo che fa diventare la fatica un amica da cui non riesci a staccarti e di cui non hai paura.
Di notte ho deciso di riposare, non vedevo bene le asperità del terreno lungo i sentieri ed i fari sembravano solo peggiorare le cose e la decisione di fermarmi è stata per me la più giusta seguita, poco dopo, anche da Zambo.
Le ultime ore del mattino fino allo scoccare della 24 esima ora le ho passate pedalando e nell’ultimo giro ho visto poco avanti a me tutte le Ironwoman dell’endurance assieme e mi sono accodata per un attimo, ho passato il traguardo con loro, con il “brava” di Ausilia nelle orecchie mi sono avvicinata al mio “campo base” per riposare finalmente e, da brava sentimentale, due lacrime mi sono scese a rigare le guance: è stata la mia prima endurance veramente in solitaria, senza assistenza ma sono riuscita a finirla e per quanto magari non sia una grande performance, è il mio risultato e conta per me stessa.
Ora che tutto è finito e nonostante il mal di schiena e la stanchezza che tarda ad andarsene la voglia di fare qualche altra gara, di vedere altri posti è grande…. Chissà dove andrò la prossima volta.
Kathy Pitton

mercoledì 27 maggio 2009

Comincia l’avventura!!

Certo che una la penso e un’altra la invento….
Chissa come mai, raggiunta una certa età, si torna indietro e ci si comporta come dei ragazzini, divertendosi come dei matti.
Mai e poi mai avrei pensato, anni fa, di iniziare a far gare in mtb; certo, in bici ci sono sempre andata ma gare….mi sembrava una cosa da ragazzi, da gente con tanto di manico e coraggio da buttare, non certo per signore quarantenni in tacchi alti e rossetto, men che meno di buttarmi nell’endurance.
Ma quando, nel 2007, feci la mia prima 24h ad Idro, sotto un diluvio universale accompagnata dalla mia ragazzina che faceva il tifo, mi ha preso un virus brutale che non mi molla più e che mi tengo ben stretta addosso!!!!
Mi è entrata nel sangue quella sensazione di festa unica nel suo genere, una specie di Woodstock della mtb, dove i bikers si mescolano ai bambini sui loro tricicli, dove belle ragazze si stendono al sole per abbronzarsi e signore più soft stanno sedute all’ombra a leggere un libro, il tutto accompagnato da musica a palla di giorno e le parole dello speaker che dal palco parla ed incita chi passa dal traguardo senza fermarsi o chi parte per un altro giro.
Ed il tutto condito dal profumo delle grigliate, dalle lattine di birra divise con i vicini e dalle risate che si spargono sopra questo accampamento colorato con tende bellissime, altre rappezzate alla bene e meglio ed altre ancora che della tenda hanno ben poco ma è un unico mondo: gli endurancers.
E stamattina, quando sono partita alle 8 per andare ad Idro, avevo la macchina piena di picchetti in legno preparati da Zambo ( anche lui si è imbarcato in quest’avventura), martello e chiodi, nastro colorato ed i cartelli che ci identificheranno nel bel mezzo dell’accampamento, scelti in base ad una specie di legge non scritta che ti fa seguire l’istinto ed ecco che saremo El Zambo Solitario e Tartaruga Zoppa alla riscossa!!!!
La location del nostro accampamento: accanto al cimitero!!! E si perché se devo aver paura di qualcuno sono di certo i vivi, non i morti; anzi, magari tra gli spiriti locali trovo quello che mi proteggerà in questa bella follia: 24 ore in sella a cercar di fare più km possibile, pedalare nel calore del sole cercando di vincere la sete ed il caldo non pensando, pedalare nel buio della notte cercando di vincere quei fantasmi dentro che affiorano proprio quando la stanchezza si fa sentire e ti morde la gola, aspettando quel chiarore nel cielo che indica l’alba ed il giorno che segnerà la fine della tua sfida al mondo.
E per quanto folle possa sembrare agli occhi dei più, ci si sente dei conquistatori, dei guerrieri, ed anche se l’unica cosa che porteremo a casa sarà una foto ricordo, avremo la consapevolezza di avercela fatta.
Kathy Pitton

domenica 24 maggio 2009

Divinus Bike muy muy caliente!!!

Qualche volta penso che i detti dei nonni abbiano sempre un fondo di verità e quello che “ le stagioni non ci sono più” oggi è più azzeccato che mai!
Fine maggio, per cui primavera, e ti ritrovi con 37 gradi che scottano e bruciano, specialmente se vai a correre in mountain bike per le colline del Soave, a Monteforte d’Alpone, per la settima Divinus Bike.
Come spesso succede, mi lascio catturare da un nome, che sia un luogo o una gara non è importante ed ecco che inizio ad organizzare la trasferta, il mio fedele amico Dado di sempre( che credo ormai mi odi un po’) che passa alle sei del mattino a casa col furgone e via che si parte, destinazione Veneto stamattina, per andare a pedalare su sentieri sconosciuti tutti da scoprire e vedere com’è questa Divinus Bike.
Anzi Di-Vinus visto che nel pacco gara abbiamo trovato una bottiglia di Soave da portare a casa e bere fresca con gli amici.
Lungo la strada intoniamo perfino un “ il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei fanti il 24 maggioooooo” che non centra nulla con la Torre di San Martino della Battaglia che abbiamo intravisto dall’autostrada ma siccome li oggi facevano una rievocazione storica della guerra con gli austro-ungarici ci si è intruppato il cervello è storia per storia ci veniva da cantare quella del Piave.
Va beh, comunque si arriva a Monteforte velocemente ed alle otto siamo già nel parcheggio ad attaccare il numero sulla bicicletta ed abbiamo tutto il tempo per fare volantinaggio per la nostra Rampigolem del 5 luglio prossimo, attacchiamo anche uno striscione gigantesco lungo la strada dove tutti i bikers devono passare per cui lo leggeranno per forza.
Fa un caldo incredibile e sono solo le otto del mattino, non oso pensare a quello che sarà tra un po’.
Un giro per orientarsi, due pedalate fino in piazza per un altro caffè, uno scambio di saluti con quanti si incontrano spesso nelle gare in mtb e passa il tempo ed è ora di andare in griglia.
Griglia di merito per me ( e di sicuro si sono sbagliati) e Dado poco lontano, tanto mi raggiunge lungo il percorso.
Sono anni che partecipo a queste gare e per la prima volta vedo una griglia rosa! Tante, tantissime ragazze, non ne ho mai viste cosi tante assieme e quasi mi emoziono; quante volte ho detto che mi sarebbe piaciuto vedere piu ragazze in griglia di partenza, con lo smalto alle unghie ed il rossetto perche siamo donne anche se in mtb sporche di fango, donne orgogliose di essere li, accanto ad amici o compagni, nel mondo che ci siamo scelte per essere diverse ma noi stesse, sempre e comunque.
Ci si scambia qualche frase di incoraggiamento, si chiedono consigli a quelle che conoscono il percorso, ci si prepara mentalmente alla fatica che sarà tanta oggi con il sole a picco che brucia e da cui non puoi scappare.
Scambio un buon augurio con Marika e dobbiamo tapparci le orecchie per lo sparo della prima salva e la partenza della nostra griglia ed inizia la gara contro se stessi.
Subito in salita e sembra non finire mai e la spinta di un ragazzo è decisamente ben accettata e da li in poi sarà un susseguirsi di saliscendi fino a restare senza fiato, per la pendenza si ma principalmente per il caldo: è micidiale.
Il percorso è veramente bello, un susseguirsi di colline e vigneti e mentre sali o scendi vedi altri sopra di te nella collina accanto e sembra un pallottoliere colorato formato da centinaia di ciclisti dalle maglie colorate.
Riesco a salire per tratti dalla pendenza importante in bici ma il caldo mi stà togliendo energie e la decisione di fare il percorso corto non tarda ad arrivare.
Al primo ristoro riempio tutte e due le borracce, bevo quasi due bottigliette d’acqua ed il resto va a rinfrescare il casco e, di conseguenza, la mia testa che sta cocendo sotto il sole.
La pelle delle braccia inizia a bruciare, la maledizione dei biondi, e penso che la crema solare non serve a nulla se la lasci nell’armadietto del bagno a casa!!!
Un bel sentiero in discesa, un paio di derapate da quasi brava che mi gaso un po’( solo perchè non sono caduta altrimenti sentivate che rosario) e giù per strade velocissime; un piccolo ruscello attraversa la strada e tutti sembrano cercarlo per raffreddare un po’ le gambe e poi via di nuovo, sentiero dopo sentiero, fino a quando non sento la voce di Dado che mi raggiunge ed andiamo avanti per un pezzo assieme.
Sono tanti gli amici che mi sorpassano, ci si incita a vicenda come se quello fosse il nostro doping e, piano piano, intravedi il fondo valle e sai che l’arrivo è vicino ed allora vai più veloce, la voglia di arrivare, di una doccia fresca e di bere qualche cosa che plachi la sete ti fanno spingere sui pedali e voli fino al traguardo.
L’unica cosa a cui penso nel passare il traguardo è bere, acqua o altro non importa ma voglio bere, è incredibile la quantita di liquido che il mio fisico ha richiesto oggi, mi sembra di bruciare.
Vedo arrivare Alessandro Arabia, il mio coach virtuale e lo saluto e mi complimento con lui per il tempo: lui ha fatto il percorso lungo nel tempo in cui io ho fatto il corto…. Sembra una moto non un ciclista!!
Ora ci si rilassa, la doccia tanto sognata toglie un po’ di fatica anche se, poco dopo, ricominci a sudare ma ora siamo arrivati e non importa più; il pasta party, due chiacchiere con gli amici, un bravo a Natale che è secondo di categoria ( mi sento una polenta accanto a lui…20 anni più di me e vola!!) e l’ora di tornare si avvicina.
La classifica riporta solo gli atleti del lungo, non ho idea della mia posizione ma ormai va bene cosi, non è cosi importante in fondo.
Il caldo torrido ci accompagnerà fino a casa ma mi porto dietro, come sempre, un sacco di emozioni e di belle sensazioni ed un'altra avventura già prende forma nella mia testa… vedremo dove mi porterà Valchiria la prossima volta.
Kathy Pitton

domenica 17 maggio 2009

9 colli off road ed un bicchiere di San Giovese.


Lo scegliere le gare in base al nome mi porta spesso cosi lontana da casa che la trasferta si trasforma in una piccola vacanza ed inizia col caricare la bike ed i bagagli in macchina questo fine settimana sui pedali.
330 km da percorrere ed arrivare allo stadio di Cesenatico e ritirare il pacco gara dell 8° edizione della 9 Colli Off Road e poi alla ricerca del piccolo albergo che ho prenotato online e la fortuna mi ha sorriso stavolta perché è praticamente dietro l’angolo ed a due passi dal mare.
Il tempo per mettere tutto in camera, Valchiria compresa sotto lo sguardo sorpreso dell’albergatore e via in spiaggia, a piedi nudi nella sabbia… che bella sensazione, era tanto tempo che non lo facevo.
Ma il pensiero và alla gara di domattina, all’altimetria, all’arrivo in salita tosta sotto l’arco medioevale di Montiano, questo paesino a pochi km dal mare dove però non trovi un metro di strada o piazza in piano!!!! O Sali o scendi, nessuna via di mezzo.
Va beh ci penserò domattina e poi devo ancora capire sta storia della partenza alla “francese”…
Il suono della sveglia mi ruba un bel sogno e giu a far colazione alle sei e mezza del mattino, nessuno in giro a quest’ora, solo le Old Lady suonate come me che vanno in bicicletta per l’Italia.
Alle sette e mezza sono già a Montiano, parcheggiare è abbastanza facile e la bike e pronta poco dopo, bandana del Pirata, due borracce per la sete che mi terrà compagnia di sicuro sotto questo sole e zaino in spalla.
Nella piazza bandiere e transenne che fanno parte dell’arredamento di ogni gara di mountain bike, l’arco colorato della partenza e lo striscione dell’arrivo che si tende sotto uno stupendo arco antico ma se guardo giu mi vengono i brividi: sembra la salita della Madonna del Corno, quella chiamata muro del Pianto…ogni bikers bresciano e bergamasco la conosce e sa quanto è dura ed il sapere che è all’arrivo, cioè quando sei cotto dopo ore in sella, mi da un po’ da pensare.
La voce dello speaker mi è famigliare e guardalo la Biker Alf, Alfio Montagnoli per la cronaca!
Un saluto e le due battute di rito come sempre quando ci incontriamo in giro per l’Italia e chiedo come funziona sta cosa della partenza francese: praticamente parti quando vuoi tra le 7.30 e le 9.00.
Però mi dicono che con il mio numero devo partire alle 10 nella griglia degli agonisti… ma no che non aspetto due ore qua in giro e dai che parto tra gli escursionisti, forse non risulterò nella classifica finale ma che importanza ha? In fondo io vinco sempre quando vedo lo striscione “Arrivo”per cui via che si parte per una nuova avventura.
Parecchi tratti di trasferimento in asfalto ma saranno molte le volte in cui mi fermerò nell’arco della mattinata a guardar giu per i crinali delle colline ai piedi degli Appennini, uno spettacolo grandioso!
Sembra tutto disegnato con la riga, sembra che persino le piante di pesche ed albicocche che si perdono a vista d’occhio, siano “ordinate”in grandi appezzamenti quadrati e qua interviene mia figlia che , all’arrivo , mi spiegherà la cosa delle Centurie romane, cioè il fatto che in epoca romana il territorio di conquista venisse diviso in quadrati o rettangoli di una strana unita di misura detta Iugero….cioè la quantità di terreno che un bue poteva arare in un giorno! Non ho parole!!!!
Va bene comunque stà di fatto che che Iugero o no ho pedalato per ore in un territorio bellissimo, curato e piacevole davvero.
E ad un certo punto , su di una stradina bianca, pareva avesse nevicato tanto era lo spessore del polline di pioppo sul terreno e, passandoci in mezzo con la bike, si sollevava regalandomi delle suggestive sensazioni di leggerezza.
Poi quel single track lunghissimo, divertente tanto da sembrare un ottovolante, e mi sono dimenticata della fatica, del sudore che mi colava sul collo e delle gambe che non volevano più saperne di andare in salita ed allora mi sono fermata per un momento, una barretta ed una borraccia d’acqua seduta a bordo sentiero a guardare gli altri passare ed a rassicurare quanti mi chiedevano se era tutto ok.
Via che riparto e poco dopo mi ritrovo ad imboccare un cunicolo scavato nella roccia con torce a terra per illuminare la strada ma lo stordimento dato dal passaggio dalla luce del sole al buio totale mi spaventa per un momento ma mi regala poco dopo la sensazione di scivolare letteralmente sulla roccia fino all’uscita dalle “segrete” di questo castello.
Bellissimo!!!
La deviazione per il “corto”, una trentina di km o poco piu, dettata più dallo scrupolo di seguire le indicazioni del mio doc. in seguito ad un piccolo incidente occorsomi la scorsa settimana, mi porta abbastanza presto verso il traguardo e verso quella micidiale salita vista poco prima di partire.
Un pezzo dovrò farlo a piedi, non riesco proprio a stare in sella, la pendenza è troppa, ed anche cosi la fatica mi sembra enorme e lo spiazzo davanti ad una casa mi regala un attimo di sosta per riprendere fiato e vedo che anche altri lo fanno.
Gli ultimo metri a piedi e poi la mano “gentile” di qualcuno che mi spinge in salita per farmi passare sotto lo striscione in sella ed al mio arrivo vedo gli occhi blu della mia ragazzina, venuta fin quaggiù per veder arrivare la sua mamma fuori di melone come dice lei…. E qua partirà la lezione di storia di cui ho scritto poche righe fa!
Le foto di rito ed un arrivederci ad Alfio alla prossima volta, una doccia calda che con la polvere lava via anche un po’ di stanchezza e poi tutti al pasta party con tanto di piadina e fragole grosse, succose e dolci ed un bicchiere di vino rosso con cui brindo a me stessa ed a tutti quelli che , come me, non hanno paura di mettersi in gioco attaccandosi un numero alla schiena e pedalare per ore arrivando stanchi ma con un sorriso, magari tra gli ultimi, ma sentendosi bene.
Alla prossima ragazzi.
Kathy Pitton

giovedì 14 maggio 2009

Pacco gara Franciacortino alla Rampigolem 2009

Zone (Bs)
Il 5 luglio sembra ancora lontano ma già giungono le iscrizioni a questa gara di mountain bike che guarda il lago d’Iseo dall’alto del Monte Guglielmo ed il Comitato Organizzatore ha deciso di rendere il pacco gara più ricco con una bottiglia di vino della vicina Franciacorta, oltre alla pompa tascabile personalizzata, agli integratori ed alla bottiglia d’acqua.
Unica nel suo genere in quanto totalmente off road in assenza totale di traffico, la Rampigolem vuole, con la sua 5° edizione, bissare il successo delle passate edizioni, in particolare l’edizione 2008 che ha visto alla griglia di partenza il campione italiano Cominelli, giunto al traguardo in 40 esima posizione in quanto attardato da ben due forature durante la gara.
Ricordiamo inoltre la possibilità di gareggiare gratuitamente utilizzando la convenzione stretta tra il C.O. e gli albergatori di Zone, rendendo la gara stessa una piccola vacanza in un incantevole angolo di terra bresciana.
Informazioni sulle iscrizioni e descrizione percorso le potrete trovare sul sito www.rampigolem.it.

venerdì 8 maggio 2009

Una lepre in mtb

Finalmente il mio giorno di riposo ed il sole splende alto nel cielo e non posso pensare ad altro che alla mia mtb.
A mezzogiorno in punto parto, zaino in spalla, due borracce, una vaga idea del dove andrò in sella a Valchiria e via… sterrato a dieci metri da casa mia, strade bianche e mi avvicino alle colline di Corte Franca ed alla salita in ciotoli del cimitero di Nigoline; inizio a salire ed ecco che sbuca dalla curva una macchina in retromarcia e, sinceramente, un bello spavento non me lo toglie nessuno!!! Ma io dico, con tutto lo spazio che c’è, in retro devi scendere da quella strada? Bah, valla a capire la gente!!!
Un po’ lo spavento, un po’ la pendenza, sta di fatto che non riesco a ripartire ed allora scendo con l’idea di ricominciare dal basso; stà di fatto che vedo la strada sterrata li accanto, un invito a seguirla e visto che non la conosco, non ho bisogno neppure di pensare un secondo che le ruote vanno per conto loro in quella direzione.
Entra nel bosco e poco dopo inizia a salire, un fondo smosso dalle piogge insistenti appena finite e dai detriti delle piante, ma seguito a pedalare e mi ritrovo a fiancheggiare un ruscello e la strada è delimitata ai lati da vecchie mura in pietra e, poco più avanti, uno slargo ed una cascina.
Bel posto, non ci ero mai stata prima e dire che sono anni che giro per la Franciacorta in bike; seguo la strada e trovo anche un piccolo ponte in legno a scavalcare il ruscello ed anche due bisce nere piuttosto lunghe che mi attraversano la strada…. Una strizza!!! In dialetto li chiamiamo bes bastuner, credo sia chiamato Frustone in altre parti d’Italia, ho trovato il nome scientifico, viridiflavus, su Google... va beh, comunque si chiami mi sono presa una strizza che saltavo sulle gomme della bike che sembravo na rana.
Poco dopo incrocio la solita strada sterrata che va verso Adro e sbucano tre ragazzi del Racing in allenamento, mi piacerebbe seguirli ma mentre loro fanno un km io ne faccio mezzo....
Passo per il paese di Adro e decido di fare la salita fino agli alpini, praticamente un pezzo del percorso di gara della FranciaciortaBike, non avendo una meta precisa vado un pò a naso, decido strada facendo dove girare. Salgo su, dura come sempre quella salita e poi giù fino al lago a Paratico con l’idea di andare a mangiare un gelato alla Gatta! Niente da fare, tutte le gelaterie sono chiuse e mi devo tenere la voglia di dolce ed accontentarmi di una barretta alle nocciole!
Seguo la strada lungo il lago pensando di raggiungere Tavernola Bergamasca ma la strada non mi piace, troppo traffico e poco dopo giro la bike e torno verso casa via sterrati ma poco prima di girare nella mia via, decido di proseguire per la Riserva delle Torbiere e la Gimondi Bassa....
Che strano giro stò facendo! Il percorso permanente lo conosco a memoria, ogni sentiero ed ogni curva mi sono cosi famigliari, ogni sasso sembra essere al suo posto da anni ed il terreno ha tenuto bene nonostante le piogge.
Poco prima del maneggio di Monterotondo la mia giornata si trasforma in un qualche cosa di veramente inaspettato! Una lepre decide di buttarsi sotto le mie ruote ed io faccio un volo in un cespuglio di spine a bordo sentiero, resto a terra io e la lepre anche.
Ci ho messo un momento a togliermi spine dappertutto, ma davvero dappertutto... un male dell’accidenti e lei li , a zampe per aria, un bestione da far salmi per un esercito!
L’ho presa per le orecchie e l’ho infilata nello zaino, magari se mi vedeva qualcuno mi beccavo anche una multa ma io mica l’ho fatto apposta di metterla sotto, è lei che si è buttata sotto le ruote.
Me ne sono tornata verso casa con lo zaino decisamente pesante e mi sono accorta solo dopo che spuntava un orecchio dall’apertura, qualcuno sicuramente avra pensato che avevo cacciato di frodo da qualche parte... ma il bello arriva adesso.
Apro il garage, appoggio la bike al muro per lavarla, tolgo lo zaino e lo metto nel cestino della bicicletta di mia figlia ed il tutto comuncia a saltellare qua e la... mi sembrava di essere in un film di Harry Potter.
Il vicino curioso, quello che spia sempre dalla finestra ne avrà da raccontare per una settimana, come minimo pensava che stessi facendo delle strane macumbe... comunque sta di fatto che la lepre mi ha rosicchiato un pezzo di zaino e quando ho chiuso il garage, era li che saltava in giro buttando per aria le lattine di colore di Dante.
Robe da matti!
Il bello è che sono andata in paese e l’ho raccontata a Gabriele che credo stia ancora ridendo.
Quando sono tornata a casa ho aperto il garage e lei è balzata verso la libertà, come è giusto che sia.
Ho fatto 68 km in mtb oggi, ed è stata una giornata decisamente strana ma questo non toglie il fatto che non la dimenticherò; credo che queste cose, queste avventure se vogliamo chiamarle cosi, capitino solo a quanti come me vanno in giro anche solo per guardarsi attorno senza dover correre a tutti i costi ed allora hai il tempo di “assaporare” anche queste cose, questi incontri fuori dal comune. Ho un pò di graffi nuovi in giro alle gambe e sulle braccia ma li considero una specie di riconoscimento per la mia passione per le ruote grasse ed una specie di “grazie” da parte della lepre con le orecchie lunghe.
Kathy Pitton

mercoledì 29 aprile 2009

Rampigolem news ( 3 )

Nonostante il clima ben poco primaverile porti ancora copiose nevicate ad imbiancare la cima del Monte Guglielmo, il Comitato Organizzatore della Rampigolem non si lascia scoraggiare e continua il proprio lavoro.
Continuano, nel frattempo, ad arrivare telefonate ed email per ricevere informazioni in merito alla convenzione stipulata con gli albergatori della zona che renderà possibile soggiornare in hotel e gareggiare gratuitamente, trasformando cosi la gara in una breve vacanza con la famiglia e sono inoltre arrivate le prime iscrizioni che, al momento, nonostante manchino ancora più di due mesi alla gara, hanno raggiunto le 50 unità.

Il Comitato Organizzatore è certo che saranno in molti ad accettare la sfida ed a conquistare la cima del Monte Guglielmo!!!
Con dispiacere ci vediamo costretti, per direttive della Federazione Ciclistica Italiana, a non organizzare la gara allievi ed esordienti inizialmente prevista dal programma.

Ulteriori informazioni sulle iscrizioni e sulla tipologia del percorso le potrete trovare sul sito della gara stessa: www.rampigolem.it

domenica 19 aprile 2009

Vignalonga da maglia nera!!


Le colline di casa, quei filari di vite dove spesso mi sono fermata per guardare le poiane appollaiate tra i rami delle piante, le strade bianche dove da anni passo ed ascolto il fruscio dei copertoni sulla ghiaia e quelle salite dove il respiro si fa corto ed il cuore accelera fino a diventare un tamburo di guerra nel petto….casa mia.
Un angolo di mondo che non cambierei con null’altro, un orizzonte infinito dove far scorrere lo sguardo e perdermi nei pensieri che passano nella testa con la carezza del vento sulla pelle del viso….la mia Vignalonga è anche questo.
Ogni anno penso… “no non la faccio, è troppo dura” ma poi, ogni volta, mi iscrivo e mi metto in griglia e come va và ed è innegabile ormai che la voglia di pedalare ha il sopravvento sul resto.
Stamattina tutto pronto come sempre ma mancherà il compagno di viaggio di sempre, il mio amico Dado, anzi no, ci sarà comunque perché arriva a prendermi alle 7.30 ma non farà la gara in forma ufficiale ma come Bike Angel per me.
Non ne aveva voglia, non gli andava di iscriversi ma lo avrò accanto come sempre fino alla fine, una scorta speciale assieme a Francesco dell’organizzazione che farà la scopa in bike.
E non immaginate quanto mi piaccia l’idea di non avere la moto dietro che accelera e sbuffa ma la voce ed il viso di un amico che sa che in salita non valgo un accidente e che le discese troppo tecniche mi spaventano ma che, comunque, mi ha incoraggiato dall’inizio alla fine.
Ed inizia cosi una altra giornata in sella a Valchiria, nel mondo della mtb dove mi trovo cosi bene ed i visi conosciuti che fanno un sorriso ed un saluto è d’obbligo per tutti ed è piacevole sentirsi chiamare da Zaglio e sentirsi dire…”leggo i tuoi resoconti di gara…”.
In questo mondo in cui sono entrata in sordina, in punta di piedi anni fa e da cui faccio fatica a staccarmi anche se, ormai lo so, dovrò andarmene prima o poi come ciclista e rimanere come spettatrice, ma è cosi difficile mollare; ed allora attacco il numero 62 alla bike e via a scaldare le gambe su e giù dalla strada ma non voglio neppure esagerare perché la salita all’inizio è dura da matti per me e la conosco e so che devo tenermi le energie, già ne ho poche!
Una ragazza mi chiama e, finalmente, conosco di persona Marika con la quale spesso chiacchiero in rete su Facebook ed una parola tira l’altra e presto danno il via alla gara.
Ci si sgrana su per la salita ed alla torre di Adro inizia una specie di battaglia con le pietre, il terreno sdrucciolevole e la pendenza che non perdona…accetto anche una spinta dai ragazzi del Rodengo Saiano …su su finche riesco e poi piede a terra ed a spinta.
Ed incontro alcuni ragazzi a cui si è rotta la catena e che mestamente tornano verso la partenza, la loro gara finisce qua; poco dopo incontro anche Zambo con il copertone tagliato ma riesce a riparare in qualche modo con Francesco e riparte in salita dicendomi che farà il corto visto il tempo che ha perso…io avevo deciso ancor prima di partire di fare il corto, altrimenti non arrivo più.
Riesco anche a fare alcuni tratti in salita in sella ma su alcune pietre la ruota dietro scivola e cado malamente ed è forse un bene perché mi arrabbio e se poco prima avevo meditato il ritiro ora sono decisa ad arrivare a tutti i costi, ultima ma non mollo!!
Ed arriva la cima e la croce e la vista sul crinale è fantastica ma ora l’attenzione deve andare alla micidiale discesa tra le rocce dove scivolare è un attimo e piano piano scendo a valle; ma finita la parte rocciosa inizia il pantano vero, quel terreno tanto inzuppato d’acqua che risucchia scarpe e caviglie e si pattina e, come sempre, il pensiero del “ma chi diavolo me le fa fare ste robe qua” arriva e rido quasi da sola.
Dado fa strada, mi avvisa quando diventa particolarmente pericolosa ma comincio ad andare e , come dice Francesco, inizio la mia gara.
Passo davanti a casa e la voglia di infilarmi in garage è grande ma via sulla strada e verso la Riserva delle Torbiere e all’improvviso mi accorgo che non siamo sul percorso provato giorni fa ma veniamo deviati su altri sentieri che si conosco, ma che non facevano parte della gara! Sono tranquilla per il fatto che la scopa mi segue e se per lui è ok lo è anche per noi ma pare strana questa deviazione e presto mi rendo corto che per un qualche motivo stiamo deviando parte del percorso originario e ci avviciniamo alle Cantine Berlucchi tagliando quasi 10 km di percorso.
Non capisco ma continuo a pedalare e quando arrivo sul ponte della statale e mi dicono che il traguardo è a 5 km è quasi un sollievo, sono cotta…talmente cotta che quasi taglio la strada ad Ermanno dell’Agnosine….scusa scusa scusa scusa!
Vigne ed ancora vigne e la salita cementata della Ferghettina che taglia le gambe definitivamente, gli ultimi tornanti a piedi e giu nella strada sterrata fino in fondo ed il cartello che indica 500 metri all’arrivo mi sorride.
L’arco del traguardo lo passo ma non ho voglia di alzare il braccio stavolta, sono stanca, forse troppo.
Poi, come ogni singola volta, passa tutto, si ripone la bike sul furgone, una doccia fredda per lavare via il fango e cambiarsi, un panino e le chiacchiere con gli amici fino alle premiazioni ed è bello vedere i volti sorridenti di quanti hanno fatto di questo sport uno stile di vita.
E come ogni anno alla Vignalonga premiano le maglie nere e del percorso corto sono io: sono la maglia nera storica di questa gara e sinceramente ne vado orgogliosa perché essere ultima significa anche che io ero qua in griglia stamattina, che ho pedalato tre ore nel fango, che sono stanca morta ma che stò bene e che ho avuto la fortuna di essere circondata da un sacco di amici e da due angeli in bicicletta.
Se per voi è poco…beh, mi dispiace per voi!
Kathy Pitton

martedì 14 aprile 2009

Rampigolem news( 2 )

La neve brilla ancora sotto i raggi del sole sulla cima del Monte Guglielmo ma il Comitato Organizzatore della 5° Rampigolem non si fa certo intimorire e prosegue con i preparativi.
Riscuote successo, tra i molti bikers che già hanno chiesto informazioni via email o telefonicamente, la convenzione con gli albergatori locali che darà modo agli atleti di gareggiare gratis ed agli accompagnatori di passare un fine settimana all’insegna della natura con uno sguardo sul lago, potendo approfittare delle possibilità escursionistiche offerte dal territorio di Zone e delle sponde del Sebino restando poco lontani dal “campo di gara” e dagli atleti.
Verrà riproposta anche quest’anno una gara parallela per allievi ed esordienti ed è, inoltre, in preparazione un pacco gara che riscuoterà sicuramente un notevole successo.
In distribuzione in questi giorni nelle varie manifestazioni mtb della Lombardia ( e non solo) il volantino esplicativo della gara, dove potrete trovare ulteriori informazioni sull’iscrizione alla stessa, descrizione percorso e dislivelli che sono inoltre consultabili sul sito web www.rampigolem.it.
Siete pronti ad accettare la sfida?

Comunicato stampa