La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


domenica 7 febbraio 2010

Oglio Chiese….persa nella nebbia!!


Vado o non vado, ci vado solo se esce il sole……poi sono da sola e non c’ho voglia……
Lo scorso anno era una marea di fango il percorso, quest’anno non credo sia nulla di diverso visto le piogge degli ultimi giorni, eppoi fa un freddo dell’accidenti.
Cosi, mentre per la testa mi passavano tutti questi pensieri, intanto preparavo la bike e la sacca con le scarpe ed il casco, fatto gasolio al camper ed a dormire presto che la sveglia è alle 5 e mezza.
Dado non ne aveva voglia e non ha ancora la tessera nuova per cui si parte in solitaria, buio pesto, alla volta di Leno, per il 10 Memorial Massetti, terza prova del Provinciale d’Inverno e prima tappa dell’Oglio Chiese Challenge.
Non credevo di trovare cosi tanta gente già alle sette e mezza alle iscrizioni al campo di rugby e mi tocca pure fare un poco di coda prima di ritirare il 903 da attaccare alla bicicletta.
Il caffè me lo faccio sul camper e trovo anche il tempo di leggere una rivista mentre aspetto che arrivino almeno le otto e mezza, prima di vestirmi e scendere a scaldare le gambe un po’.
In poco meno di un ora il parcheggio si è riempito di macchine e vedi ragazzi andar su e giù in bici lungo la strada ed all’interno del vecchio ippodromo, tutti a provare il percorso e la bike e vedere se tutto è a posto, se il “mezzo” risponde come si deve nelle frenate e se le forcelle lavorano o no….
Io gironzolo qua e la, saluto un po’ di gente e faccio quel “salotto” che descrive sempre il mio compagno di squadra Zambo.
Il freddo è pungente ed accanto a me una ragazza alla sua prima gara che trema letteralmente dal freddo battendo i denti e, sia Angela Peroboni che io cerchiamo di farla muovere e parlare per rincuorarla un pochettino prima della partenza.
Se non vedo male siamo in otto stamattina, Silvia con Jorge el mexicano e figlia al seguito e Laura che non vedevo da tempo, un brutto mal di schiena l’ha atterrata per un bel po’ ma ora, più grintosa che mai pronta al via di questa gara…e si leva la nebbia!!!
Danno il via per categorie ogni due minuti e, quando tocca a noi, il primo tratto all’interno dell’ipodromo sembra dissolto da un velo bianco a mezz’aria; manca un pelo che perda di vista il tracciato e dovrò togliere gli occhiali poco dopo la partenza, credevo fossero appannati, tipo talpa sui pedali insomma, ad inseguire le altre poco piu avanti di me e la moto scoppiettante dietro a ricordarmi che sono una polenta e mezza.
Adesso come adesso non saprei dire quanti km ho fatto a piedi e quanti in sella, so solo che qualche volta mi piantavo nel fango e pedalavo ma non andavo da nessuna parte, ma proprio non mi muovevo da dove ero, tipo pino solitario alternativo.
Che roba ragazzi.
Ma si può, invece di stare a casa a dormire al caldo sotto il piumone, essere qua, al freddo, in mezzo al fango a cercare di guadagnare terreno sotto le ruote oppure procedere a piedi e sprofondare nel fango e mi scappa pure da ridere!!
E poi mi metto a pensare a tutti quegli articoli letti durante le pause sulle riviste di settore (mtb naturalmente), leggere di persone che si fermano in cantina a guardare la bike in letargo agonistico invernale e ad ogni segno sul telaio collegare una storia, ad ogni sbavatura di fango rimasto sulle gomme collegare un uscita ed al fango raccoltosi sotto la sella attribuire quella discesa in quel sentiero tosto ma conquistato…..e penso a quante volte mi ha beccato mia figlia in cantina ad accarezzare la sella di Valchiria e portarmi a casa, come sempre un “ ma te sei fuori mamma..”.
Torno al presente nel sotto passaggio, invaso dall’acqua tipo piscina e meno male che c’è, penso io, cosi mi libera un po dal fango sulle ruote…..si però se ci cadi dentro come quel ragazzo davanti a me non è il massimo, fanghiglia marrone a gogò, e se poi bevi pure……..
Il traguardo è vicino e so di dover fare un giro in meno, me lo hanno praticamente urlato poc’anzi dalla moto che scortava il primo, Fabio Pasquali.
Sembra che il fango non lo fermi, ci vola letteralmente sopra….un superman in mountain bike!
Che forte che è, ed oggi anche suo padre, Pasquali Senior, era tra di noi in sella a gareggiare….Bella storia.
Per lavare la bike si fa a turno ed aspettare mi infreddolisce ancora di più ma ci sono solo due attacchi per l’acqua e 200 bike da lavare sono tante ma si chiacchiera e ci si confronta, il tempo sembra scorrere più velocemente e dopo aver lavato alla bene e meglio la bike è ora di pensare di lavare me.
Camper caldo ed acqua bollente, che bello, sembra portarsi via anche la stanchezza con i residui di fango.
Il ristoro è un richiamo irresistibile, the caldo e brioches, consegno il numero di gara e guardo le classifiche che sono già esposte…….grandi i ragazzi dell’Oglio Chiese, a volte aspetti le classifiche due ore prima di sapere in che posizione sei.
Sono quinta!
Credevo di essere piu indietro ma scopro che Silvia ed un'altra ragazza si sono fermate ed un'altra si è ritirata e sono a premio; ritiro il mio sacco, applaudo le altre premiazioni e poi si torna a casa.
Mi ci vuole sempre un po’ di tempo per mettere tutto a posto, lavare scarpe e tuta dal fango, il casco pieno di schizzi e controllare che Valchiria sia a posto, olio alla catena ed una carezza alla sella prima di spegnere la luce della cantina………….ciao cavallina.
Quel piccolo brillio del titanio li, dove si attacca al carbonio, quella piccolissima luce emessa per riflesso quando tolgo corrente, è il suo saluto.
Alla prossima ragazzi.
Kathy Pitton

domenica 31 gennaio 2010

1° Cross delle Torbiere






Il GLiso è sempre il Gliso e dobbiamo tenercelo cosi, un vulcano perennemente in eruzione ad inventare percorsi ed a trovare sentieri che manco morta ho trovato in tutti questi anni in mtb!
E dire che ne ho macinati di chilometri in Franciacorta sulla mia bicicletta ma lui, puntuale come un orologio svizzero, ecco che ti trova le varianti e se non ci sono, le inventa a suon di piccone e badile.
Facciamo un passo indietro e procediamo per ordine.
Sono tre anni che faccio il Campionato Provinciale invernale del Csi e quest’anno, sorpresa, scopro che c’è una gara nuova, il Cross delle Torbiere appunto, organizzata dalle Guide Mtb Iseo, ovvero sia il Glisoni su citato!
Il fatto poi che è a Clusane, a circa 1 km da casa mia poi è praticamente un invito a nozze e certo che la faccio… si ma devo imparare a fare i conti con le mie gambe però, che protestano di brutto visto che ieri sera hanno dato tutto quello che avevano alla ciaspolata a Vezza d’Oglio e che, stamattina, sono mosce e mogie che non vado neanche a spinta.
Cominciamo bene, anzi no, cominciamo con la sveglia che suona alle sette e mi sembra di essere appena entrata nel letto e, nello scendere, sento un cric croc alle ginocchia che mi fanno storpiare non poco il naso..ahi ahi ahi che male!
Si ma arriva Dado a prendermi col furgone, caffè praticamente tiepido e dai che andiamo la dietro la collina.
Cavolo c’è una marea di gente e coda alle iscrizioni.
Giorgio el Mexicano e Silvia, un sacco di ragazzi che ormai riconosco dal colore della giacca, qualche battuta e presa in giro ed arriva anche Zambo; poco dopo siamo a farci un altro caffè sul lungolago, meno male che devo scaldarmi!
Non c’è storia, le gambe non girano, sono stanca e la dimostrazione è la salita appena dopo la partenza; il fettucciato con la neve sgrana il gruppo ma, dall’inizio della salita in poi, non vedo piu nessuno! Mamma che impiastro e mi dispiace che Eugenio e Luca debbano fare da scopa e fine gara.
Luca mi dara anche un paio di spinte lungo la salita e mi dispiace un sacco che abbia dovuto aspettarmi e sopportare la polenta qua presente!
Devo imparare a scegliere ciò che voglio fare, due gare in due giorni sono impossibili ormai, ma mi piace cosi tanto stare in mezzo a questo “ branco di cavalli da corsa” che diventare un ronzino non mi attira proprio, anche se lo sono già…. Ma faccio finta di essere un cavallo baio di razza.
E con questa affermazione mi sono giocata anche l’ultima carta.
Ve beh, giu dalla discesa e quel sentiero con la scarpatella accanto che mi fa paura e sono cotta al punto che ho voglia di girare la bici ed andare a casa.
Quando sopraggiunge la moto che segnala l’arrivo del primo, Pasquali, mi sposto e lascio passare, da qua in poi con molta calma seguo il tragitto e mi avvicino a CLusane.
Luca è andato avanti, non sono più sola e sono contenta cosi, lascio passare quelli più veloci e cerco di non intralciare e quando entro nella parte finale del tracciato segnato dalle fettucce bianche sono sinceramente contenta di essere stata doppiata e che la mia gara finisca qua.
Vedo uno dei ragazzi del R.S. Bike che era in valle ieri sera e mi fa i complimenti, perché, lui dice di non essere riuscito neppure ad arrivare fino a qua in bike stamattina, figurati fare una gara.
Si ma lui è mica mezzo matto come me però.
Mi scappa dia ridere. Ieri sera sono stata brava ed ho corso e raggiunto l’obbiettivo prefissato ma oggi sono stata un vero disastro.
Il bello è che il disastro lo hanno anche premiato con un quarto posto ed un sacco di prodotti alimentari.
Mauro Zambo scappa a casa, deve lavorare oggi, Nonno Volante Natale Reboldi oggi ha fatto da spettatore perché, con i ragazzi del Mtb Iseo Racing, parte per Capo Verde nel pomeriggio per una settimana di relax ed allenamenti al mare… che invidia.
Dado mi accompagna a casa e si ferma un attimo a lavare la bike e per un bicchiere di succo; adesso mi metto tranquilla e cerco di riposare un momento, credo di essermelo meritato.
Chissà perché, seduta sul divano, mi ritrovo con le mani piene di depliants di gare in bike e ciaspolate varie in giro per la Lombardia…..
Deve essere una ben strana malattia la mia, chissà se è curabile o se sono condannata a vita.
Chissa’…..
Alla prossima ragazzi

Kathy Pitton

Correndo sotto le stelle

10à edizione della Ciaspolata al chiaro di luna di Vezza d’Oglio…. Credo di averle fatte tutte e dieci ed alla fine di ogni camminata o corsa che fosse dicevo: non ci torno piu…..
Ma non è mai cosi e, puntuale come ogni anno, mando l’email per l’iscrizione, ciaspole proprie con cena, la soluzione che ho adottato anni fa cosi, dopo la gara, mi fermo a cenare sotto con centinaia di partecipanti nella struttura del centro eventi Adamello di Vezza d’Oglio prima di ridiscendere a valle e tornare a casa.
Sono partita presto questo sabato gelido di gennaio e, con la scusa, mi sono fermata per un caffè a Breno dal mio amico Roger, ex maratoneta e componente della Protezione Civile che, nel corso degli anni, ha sempre fatto servizio a questa gara diventata una classica di ogni inverno in valle Camonica.
Stavolta non ci sarà a fare servizio ed a farmi da supporter, non sta’ troppo bene per cui sono io che faccio il tifo e correrò per lui.
Un bacio Roger.
Arrivo a Vezza presto, sono le tre e mezza e mi fanno parcheggiare al parking 8, veramente lontana dal centro ma mi assicurano, ci sarà un bus navetta che farà da collegamento tra i parcheggi ed il centro del paese.
Ritiro il numero e c’è già coda, siamo veramente in tanti; ogni anno aumentano gli iscritti, credo il numero sia vicino ai 4800 questa volta ed io sono il numero V 550.
Bene, ora devo aspettare un bel po’ ed un the caldo ci stà proprio bene ma i bar sono stracolmi di persone e fatico non poco a trovare un posticino dove stare un ora circa ad aspettare.
Mentre aspetto che il mio the si raffreddi un poco ho tempo per pensare a come “impostare” la mia gara… forse sembra una parola grossa ma ogni anno ho cercato di migliorare il tempo e sono passata dalle quasi 4 ore del primo anno (10 anni fa), alle due ore ed un minuto dell’edizione 2009 per cui, stavolta, voglio stare sotto le due ore e passare dal 101 posto assoluto ad una posizione nei primi 80…. Almeno ci voglio provare!
Arriva un duetto di “cantautori” camuni che, con fisarmonica e chitarra, si mettono a cantare canzoni in dialetto e ballate locali, intrattenendo gli ospiti del bar e devo dire che ci si diverte non poco.
E’ ora di andare.
Alle sei e mezza è praticamente impossibile entrare in piazza per la partenza ma conosco questo paesino di montagna abbastanza bene per sapere che se saldo da quel vicoletto arrivo a ridosso della chiesa e, praticamente, sulla linea di partenza….
Che rabbia però vedere una marea di gente che, tranquillamente, parte prima e taglia il percorso….
Ma perché dico io, allora non iscriverti e fatti la camminata senza chip per il rilievo del tempo ed il numero di pettorale! Quello che più mi fa arrabbiare è che la maggior parte sono ragazzoni grandi e grossi con tanto di scarpe da corsa ed un fisicaccio che te lo raccomando, quelli che poi, al bar, raccontano..…” e ma io sono arrivato qui, sono arrivato la….”…..ma aspettare lo sparo dello starter no è??????
Va beh, ognuno e responsabile per se stesso.
A piedi e spintoni lungo la strada che scende alla piana davanti al centro Eventi e poi ciaspole ai piedi e via; un po’ a piedi un po’ di corsa, non è facile con tutta questa marea di gente ma sento che le gambe vanno e mi scaldo e mi fermo solo al primo ristoro per un momento ed un bicchiere di the bollente.
Ormai la moltitudine di persone si è spalmata lungo il percorso e quando inizio a rientrare, dal lato opposto del torrente, vedo decine di lucine di persone che hanno deciso di fare la passeggiata nella notte sotto una luna che si nasconde spesso dietro alle nuvole con moooooooltaaa calma, cantando canzoni montane e con un bicchiere di vin brulè in mano.
Sento che posso farcela a migliorare il mio tempo ed anche se alcuni degli agonisti mi sfrecciano accanto veloci e leggeri, le mie gambe stanno tenendo bene ed il fiatone è sotto controllo.
Ed ecco il cartello con scritto 500 metri!!!
E le luci dell’arrivano sono come il richiamo di una sirena.
Il timer ufficiale segna 1h39minuti e 18 secondi al mio passaggio, ben 22 minuti in meno dello scorso anno!
E mi gaso non poco quando scopro che sono 49esima assoluta al traguardo; considerando poi i partiti prima e quanti hanno tagliato…beh sono contenta, tanto ma proprio tanto!!
Alla faccia di quanti non sanno cosa sia l’onesta’.
Sono sudata fradicia ed è assolutamente necessario cambiare la maglia ed ho una fame da lupi!
Quando poi le signore del servizio mensa mi portano il vassoio della cena scopro che la fame non è cosi tanta come credevo e sarà ben poco quello che mangio effettivamente: sarà l’adrenalina, sarà la stanchezza oppure semplicemente la contentezza fatto è che mangio la torta, quella si, il resto resta li ed un po’ mi dispiace.
Mi ci vuole più di un ora per tornare a casa e, quando arrivo, passo parecchio tempo sotto il getto dell’acqua bollente; adesso che tutto è passato la stanchezza mi salta addosso ed è l’ora di riposare un po’ perché, da testa matta quale sono, domani mattina ne combino un'altra delle mie…..
Alla prossima
Kathy Pitton

martedì 26 gennaio 2010

Vediamo un po'...


Per chi ama la mtb come me certo che cè ne sono di gare da scegliere nel calendario di Pianeta Mtb.
Ma ognuno di noi ha quella più congeniale, quelle a cui è più affezionato oppure quelle a cui è più portato.
Bisogna saper scegliere ed adattare se stessi e la preparazione a quello che si vuole raggiungere a fine stagione.
Leggendo il Blog di beppe 65, amico oltre che new entry nel gruppo degli autodefiniti Diavoli Rossi del G.C.Iseo, ho trovato un suo post con la domanda " e tu da che percorso sei?"
Bella domanda.... e si perchè indubbiamente ti fa pensare....
Dunque: Cross Country ci provo e riprovo ma al di la della partecipazione pura e semplice e del venir doppiata alla fine del primo o secondo giro non vado; mi spiazzano queste gare veloci, adatte ai giovani od a quelli che l'allenamento non lo pianificano ma lo fanno (io lo pianifico, lo affino, lo sogno... poi gironzolo senza senso per campi ma una vera tabella di allenamento non c'è...)!
Granfondo: si , quelle si, ho tempo per scaldare le gambotte, percorsi lunghi che mi lasciano il tempo di adattare il cervello ed il corpo allo sforzo.
Endurance: mi piacciono da matti! posso andar piano, essendo una solitaria o Lone Rider che dir si voglia, alcune sono in contesti paesaggistici stupendi, altre in luoghi conosciuti ed organizzate da Dio con tanto di musica e fuochi d'artificio, altre ancora sono uniche nel loro genere e ci vuoi andare perchè almeno una volta nella vita si deve......
Poi c'è tutto il resto: ciaspolate, corse a piedi, una maratona (solo nei sogni più reconditi ma c'è), una partecipazione all'europeo amatori che vorresti fare ma che è in Austria e non riesci ad andare perchè è lontano e sei al lavoro, nuote longhe attraverso il lago o altri laghi...........
Una pazza scatenata di 50 anni che non ha nessuna idea di mollare.....
Lo so lo so che magari dovrei stare a casa un pò di più ma sai che NOIA MORTALE?
Poi magari mi metto pure a fare l'uncinetto......
Bah.....magari tra 10 o 15 anni............. adesso non se ne parla proprio!
E domenica si va a CLusane al Cross delle Torbiere, prima o dopo arriverò anche io....

domenica 24 gennaio 2010

Via, si parte!!!



Ci siamo, anzi meglio dire ci risiamo, altra stagione sui pedali, altro giro di boa……o di circuito!
Prima gara del Campionato Provinciale Invernale del Csi, 12° Trofeo A. Merici a Desenzano.
Eppure sembra appena passata la scorsa edizione, non mi capacito del fatto che sia passato un anno intero ed eccomi qua di nuovo a cercare di far girare le gambe ed i pedali e salire su quelle ripide ascese disegnate sul percorso, seguite subito dopo dalle discese su sentieri nel bosco dove, qualche volta, finisco con lo sfiorare i rami bassi e saltello sui sassi e sulle radici che affiorano qua e la.
Nonostante la durezza della gara mi piace e stavolta abbiamo fortuna e non troviamo il fango della passata edizione ma solo tanto ma tanto freddo.
Una gelida mattinata mi ha accarezzata stamattina quando ho aperto la porta di casa e messo Valchiria sul camper e sono quasi corsa in casa a scaldarmi mentre aspettavo che arrivasse il compagno di viaggio storico, Dado.
Si lui, Dado, che brontola ogni singola volta che gli dico “guarda che domenica c’è la gara tal dei tali o tal altra…..”, che mi guarda storto ogni volta passo dal suo laboratorio e gli lascio qualche locandina che pubblicizza una nuova garetta più o meno vicino a casa; eppure eccolo qua, puntuale come sempre, a buttar la sacca sul sedile dietro e mettere la bike accanto alla mia ed accettare il mio caffè americano slavato come dice lui, tanto poi ci fermiamo a berne un altro…..
Guida lui oggi, autostrada e poco dopo siamo a Desenzano a cercare il mobilificio/sponsor dove fare le iscrizioni; le facce note di sempre e le battute al Gliso oggi in veste segretario; è cosi strano vederlo seduto dietro al tavolo delle iscrizioni e non sulla sua bike ma oggi va cosi per lui.
Ci trasferiamo alla partenza con relativa pausa caffeina lungo la strada ed eccoci alle prese con la vestizione e la preparazione della bicicletta tra saluti e sfottò, facciamo finta di scaldarci altrimenti ci stanchiamo subito e le nove e mezza arrivano in un attimo: tre giri previsti per le donne e quattro per gli uomini.
Pronti via ed ecco subito la prima salita da fare a piedi, tutti in fila indiana ma poi si sgrana il gruppo e resto indietro e, con calma, comincia la mia gara.
Mia perché diversa dall’agonismo dei più, io vado piano anche perché più di cosi non riesco a fare.
Alcuni pezzi a spinta altri ancora sui pedali, senza fretta e senza prendermela troppo; seppure sia un percorso duro mi piace, ha quel non so chè che non me lo fa pesare come spesso è successo in altre gare. Ed eccolo il traguardo che passo e riprendo il giro, il secondo, sempre con calma e con i ragazzi dell’Mbo schierati sulla strada che mi urlano Daiiiiiiiiiiiiii.
Ho la mia musica con me ed intanto penso e, come sempre, stacco la spina ed i pensieri vagano qua e la, ci pensa Charlye a riportarmi alla realta passandomi accanto e facendomi una battutaccia, come al solito!
Eccola l’ultima salita con le pietre e so che poco dopo c’è il traguardo, in fondo alla discesa sul sentiero e c’è Dado ad aspettarmi che mi prende in giro con il suo: “Ma ti sei fermata a chiacchierare con tutti? Ti ho dato 20 minuti…….come al solito!”
Mettiamo le bike nel garage del camper, due chiacchiere poi doccia calda finalmente!!!! Mi rendo conto solo ora di quanto sia il freddo che ho incamerato, ho i piedi e le mani congelati e mi scaldo volentieri accanto alla stufa e mi accorgo che già ho dimenticato la fatica di poco prima.
Ci si deve ritrasferire alla sede del mobilificio per rendere i numeri e ritirare le tessere e scopro che le ragazze le premiano tutte: quinta.
Niente di che come risultato ma comunque un risultato, il mio.
Ci mangiamo un panino al ristoro, del the caldo gradito da tutti, qualche dolce e le uova sode che non assaggio ma che Dado gradisce molto, anzi troppo… non le ho contate ma credo sia meglio cosi: colesterolo a mille!!!!!!
Premiazioni e foto di rito e tutti a casa pensando già alla prossima domenica.
Stò un gran bene mentre torno verso casa, stanca si ma rilassata al contempo; sono tornata nel mio mondo fatto di ruote grasse e fango, fatto di ragazzi che corrono come delle saette e vincono, di uomini che si mettono in discussione ed alla prova in ogni gara e di ragazze che sono femminili come non mai seppur coperte di sudore e fango…ed anche di questa Old Lady quasi cinquantenne che si diverte a stare in mezzo alle scatole di tutti, arrivando tra gli ultimi ma finendole tutte!
Alla prossima ragazzi

Kathy Pitton

sabato 9 gennaio 2010

Risaia Bike


Quando è suonata la sveglia stamattina alle sette ho nascosto la testa sotto il cuscino, anche perché sentivo sulla grondaia delle gocce molto poco rassicuranti.
Noooo sotto la pioggia non mi va oggi, se piove mentre sono in bike ok ma partire sotto l’acqua è tutta un'altra storia.
Chissà com’è sta di fatto che alle nove è mezza ero in garage a mettere Valchiria in macchina, sacca pronta ed io con i pantaloni da ciclista nascosti sotto la tuta, si va a Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara, appena dopo il Po’ credo, si credo…. perché non ho la piu pallida idea di dove sia questo paese.
Ormai la macchina conosce la strada quasi a memoria per l’Emilia Romagna e da casa mia per l’autostrada ci si mette proprio un attimo; ascolto la radio ed il tempo passa veloce fino a quando non cominciano a cadere le prime gocce di pioggia anche qua.
Le previsioni davano brutto tempo ma verso il Veneto dovevano esserci delle schiarite ma poco prima dell’aeroporto di Verona stavo per voltare la macchina e tornare a casa: un diluvio incredibile tanto che, seppure in autostrada, si viaggiava a 30 km all’ora!
Solo che non puoi fare un inversione ad U e tornartene tranquillamente indietro per cui avanti cosi ed alla prima uscita esco, ultime parole famose! Solo che poi pensi che magari la non piove, che è solo una situazione locale, e piu scuse trovi e più vai avanti e non ti fermi e le uscite si susseguono a lato e non esci…
Sono un impiastro!
Quella striscia di cielo appena più chiara che vedevo laggiu poi sembrava una specie di richiamo della foresta, sicuro che la non piove… il dove sia il là non si sa pero’ andiamo avanti.
Sulla Transpolesana il diluvio prima aumenta poi inizia, finalmente, a calare.
Chissà perché mi fanno sempre questo strano effetto le terre piatte della pianura, sembra sempre che manchi qualche cosa e che l’orizzonte sia spoglio, vuoto; ovunque guardo vedo canali, pozze, piccoli laghi artificiali, fiumi e poi lui, il Signor Po, immenso come sempre, stracolmo d’acqua da far paura! Non deve essere il massimo vivere a ridosso degli argini, con quello che si sente poi al telegiornale son grata alle mie montagne che, seppur faticose da risalire, mi danno quel senso di protezione che qua mi mancherebbe sicuramente.
Eccolo il paese di Jolanda di Savoia ed ecco il centro sportivo da dove parte la 10° edizione del GP delle Venezie e 1° Trofeo centro Sportivo Jolanda; alcune macchine sono già qua anche se è presto e come spesso accade ultimamente, mi ritrovo con il numero 1 da attaccare alla maglia.
Ho tempo per sgranocchiare qualche cosa e le 14 arrivano presto con la partenza dei ragazzi del ciclocross e del duacross, a noi ruote grasse toccherà la partenza delle 15.
Preparo la bici, vesto me stessa ed inizio a pedalare per far passare il tempo e scaldarmi un po’, fa freddo ed il vento forte alzatosi da poco non aiutano certo ma dopo poco più di un km di percorso decido che lo percorrerò tutto in gara ed ora gironzolo solo per le strade qua attorno: sembra di essere in una gigantesca risaia.
Mi dicono che stamattina presto ha diluviato e lo si vede nei campi, enormi laghetti dove si sprofonda fino alle caviglie e dove le ruote fanno ben fatica ad avanzare: sarà una bella battaglia oggi!
Ed ecco il fischio di richiamo, ci si schiera e via lungo il tracciato nei campi.
Non credo di aver mai faticato tanto a fare il primo giro di gara ed il pensiero di doverne fare altri 5 mi demoralizza non poco; anche gli altri ragazzi arrancano nel fango e nell’acqua, alcuni sono letteralmente ricoperti di fango dalla testa ai piedi, io, andando piano e non stando a ruota degli altri, riesco a stare “pulita”…più o meno!
Il primo mi doppia a 100 metri dal passaggio sul traguardo e mi fa un regalo: un giro in meno e gara finita un momento prima,,,, lui non lo sa ma l’ avrei baciato!!
Sarà veramente tanto il fango da lavare via alla fine della gara, sia da me che dalla bike; meno male che il centro sportivo è bel attrezzato e si lava via tutto o quasi, altrimenti sai che macello arrivata a casa! Non ho la moglie o compagna che urla vedendo il fango da pulire una volta arrivata a casa, sono io stessa che qualche volta dico: ma in che cavolo di situazioni ti cacci Kathy!!!
Smonto la ruota di Valchiria, butto tutto nel baule della macchina e mi concedo una pausa caffè al bar del centro sportivo dove riconsegno il numero e ritiro il mio premio ma è ora di tornare a casa e le gocce di pioggia iniziano nuovamente a cadere: ci hanno proprio lasciato finire la gara più o meno asciutti ma adesso il Signor Inverno ha deciso di fare il suo lavoro, per cui pioggia e vento tornano a far da padroni.
Il ritorno verso casa è, come sempre, e forse è solo una sensazione, più veloce ma ho il tempo per pensare e sorrido al fatto che stamattina non volevo neppure uscire dal letto mentre invece sono stata in un paese a me sconosciuto, a 200 km da casa, a pedalare in campi e sentieri talmente intrisi d’acqua da sembrare risaie; potremmo lanciare una nuova moda, uno sport alternativo, un Risaia Bike Park…. Potrebbe essere un successo!
Arrivata a casa ho messo la macchina in garage ma non ho tolto la mia bike dal bagagliaio perché domani, forse……
Ma quella è un'altra storia.
Alla prossima ragazzi

Kathy Pitton

mercoledì 6 gennaio 2010

37° Caspolada della Val di Non




Vi capita mai di avere un pensiero fisso in mente, una di quelle cose del tipo” io la ci voglio andare…”, ecco quella li!
A me capita di continuo, come se avessi un baco nel cervello che va di qua e di la lasciandomi la voglia di andare a fare questo o quello… e la Caspolada di Fondo in Val di Non era una di queste; migliaia di persone che letteralmente prendono d’assalto il paese di Fondo che, ogni anno, prendono parte a questo evento sportivo divenuto nel tempo prima prova di Coppa Italia di corsa con le racchette da neve, poi prova di Coppa Europa.
Atleti di molte nazionalità diverse che si mescolano ai semplici amatori, anziani a braccetto che cantano e genitori che si trascinano i figli al seguito sulle slitte, una varia e colorata umanità che si mescola per dare vita a questa festa sportiva, ad una gara nella neve.
Erano anni che volevo venir fin quassù e stavolta sono partita addirittura prima, arrivando il mattino precedente; un ottima organizzazione aveva previsto l’arrivo dei camperisti e ci siamo sistemati vicino ad un palazzetto dello sport, poco distante da dove passa il bus navetta che trasporta da un paese all’altro tutte ste’ persone; solo che il giorno prima il pettorale lo consegnano solo a Fondo ed allora decido di andarci a piedi a mò di allenamento… quanto mai! 5 km all’andata ed altrettanti al ritorno con 5 gradi sotto zero! Mamma che freddo.
Sono tornata al camper semi congelata, altro che mamma Terminator come dice Elsa!
Devo dire che ho dormito un gran bene però ed al mattino a parte un leggero doloretto alla schiena, tutto ok e pronta a ciaspolare su e giù per sta valle che non conosco!
Alle otto colazione, pantaloni da fondo e giacchino leggero e sono pronta a raggiungere Romeno da dove si parte….e siccome sono fulminata che di più non si può decido di andarci a piedi tanto per scaldarmi un poco; non ricordavo fosse cosi lunga però!
Mi accorgo che il telefono squilla e mi chiedono dove sono, ovviamente arrivando in bus sono già tutti alla partenza e mi tocca pure correre per arrivare in tempo ma non sono pronta a quanto mi trovo di fronte: un fiume immenso di persone, circa 6000, con ciaspole ai piedi, zaino in spalla, cani al seguito, un rebelot da paura!
Ed io che volevo correre…alla faccia.
Addirittura mi accorgo che sono già partiti mentre decine di autobus stanno ancora scaricando centinaia di partecipanti poco distanti dalla partenza…va beh io parto!
Correre all’inizio è quasi impossibile, una ressa tale non è facile da tagliare ed allora mi metto a lato percorso dove la concentrazione di persone è decisamente meno e via, finalmente riesco a correre un poco, niente di che ma almeno vado abbastanza veloce.
Quello che vedo davanti a me è un immenso serpentone di persone, un sacco di donne vestite da Befana visto la ricorrenza odierna, ma ci sono anche un sacco di ragazzi con le parrucche più incredibili ed i trucchi da clown sui loro visi; certo che han proprio voglia di far festa,altro che gara!
I cartelli dei km si susseguono a lato pista, ed il tempo passa come passa il freddo iniziale ma ho fatto bene a vestirmi poco, è un po’ come in bike, il corpo muovendosi si scalda e meno sei vestito meno ti stanchi… coperti si ma senza esagerare; vedo tante persone che iniziano col togliersi le giacche a vento ed i pile più pesanti ma poco dopo avranno freddo….. non saranno pochi quelli che dovranno essere portati al traguardo con le motoslitte dell’assistenza lungo il percorso.
Quello che mi dispiace è che ad un certo punto la pista disegnava una curva piuttosto lunga ed ampia e molta gente ha tagliato il percorso, guadagnando almeno un paio di km e molti di loro avevano il pettorale da agonista….
Ognuno decide per se stesso come fare le cose ma se decidi di affrontare una sfida, personale o meno che sia, abbi almeno il coraggio di portarla fino in fondo; certo, si fa fatica, è dura e se magari non sei allenato ti fa male la schiena.. ma allora stai a casa! Cosa ti metti in gioco a fare se poi non hai il coraggio di finire ciò che hai iniziato………questo ovviamente è il Kathy-pensiero, ciò che IO reputo giusto, il resto del mondo può fare ciò che vuole.
Al ristoro sidro di mele caldo e qualche biscotto poi via di nuovo e mi piace il freddo sulla faccia mentre le mie gambe scottano per la fatica.
L’ultima salita e si entra in paese tra le strette stradine di Fondo, una folla festante di persone che guardano, applaudono o chiamano chi conoscono o riconoscono tra i corridori.
1h18 minuti ed una manciata di secondi.
Classifica?
Non lo so, anche perché per la categoria non agonisti viene stilata solo in ordine alfabetico ma so’ per certo che alcuni agonisti sono dietro a me… piccole soddisfazioni per una Old Lady.
Ciò che so invece è che due ore dopo arrivava ancora gente, cantando con i bicchieri di Vin Brulè in mano, gruppi di ragazzi che ridendo passavano il traguardo tra gli applausi della gente mano nella mano o a braccetto e diretti di corsa ai banchetti in piazza per un panino con i Kalb-bratwurst cotti li al momento e buoni che mmmmmmmmmm… ne ho mangiati due di panini.
Mi sono fatta stampare il diploma di partecipazione e lo metterò nel mio album dei ricordi con le foto ed il numero di pettorale, come faccio sempre quando torno da uno dei miei “raid” come li chiama mia figlia.
Il bello è che, mentre scendevamo lungo i tornanti che portavano all’autostrada alla volta di casa, nonostante un fastidioso mal di schiena stavo pensando che , magari, l’anno prossimo andrò a fare quella in Val Gardena di ciaspolata, oppure quella di Pragelato in Piemonte ma è meglio che stia zitta con i miei a casa… sssssssssss segreto, altrimenti iniziano a rompere già da ora!!!
Alla prossima ragazzi.
Kathy Pitton

lunedì 4 gennaio 2010

Ufficialità.... Ferrara Winter Cup 2009

FERRARA WINTER CUP 2009 MTB DONNE

cognome nome società 1^ 2^ 3^ 4^ 5^ 6^ 7^ 8^ 9^ 10^ 11^ 12 tot pos.

PITTON Caterina Iseo 0 0 0 0 0 18 0 0 24 0 0 24 64 1^
PAMINI Giulia Pamini 12 12 12 0 0 0 24 0 0 0 0 0 60 2^
UGATTI Silvia Borghi 0 0 0 0 0 0 0 0 0 24 0 0 24 3^
EMALDI Gabriella Ped.B.N. 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 24 0 24
ZANGHERI Laura Baracca 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 20 0 20


Classifica completa su www.cicloclubestense.it

domenica 3 gennaio 2010

Dopo la battaglia col fango

13° Gran Premio Bosco della Panfilia


Ieri la Pineta di Volano, oggi il bosco della Panfilia ma sempre di mountain bike si tratta!
Dopo la cena decisamente grandiosa di ieri sera, eccoci a cercare il paese di Sant'Agostino, dalle parti di Ferrara, accompagnati da un freddo gelido.
Visto che siamo in Emilia Romagna e che anche oggi c'è una gara di mtb perchè non farla, dico io.... "tu sei fuori..." dice mia figlia!
Ma lei è li che dorme pacifica ed io cerco il centro sociale di questo paese dove si fanno le iscrizioni e col numero uno in mano, vado a vedere dov'è la partenza.
ci andiamo in camper, si parcheggia facilmente li vicino, preparo Valchiria ancora infangata da ieri, mi vesto bene per proteggermi dal fango e mi avvicino all'argine e lo risalgo per la partenza.
l'erba gelata scricchila sotto le ruote ed è un continuo esercizio di equilibrismo seguire il sentiero indicato dalle fettucce ma non si può stare fermi, si gela.
Mi sento chiamare e con sorpresa vedo Fabio Pasquali, sorpreso quanto me di vedermi cosi lontano da casa: lui la conosce.dice che il percorso è bello ma ha sentito altri cilcisti del posto preoccupati per il sentiero lungo il fiume, esondato nei giorni scorsi ed ora ritiratosi ma lasciando 20 cm di fango gelato... speriamo non si scongeli allora!
Pronti via, siamo in pochi e partiamo assieme, mtb e ciclocross; un ragazzo che fa duathlon decide di fare il percorso solo a piedi senza bici e capiro poco dopo il perchè.
il primo tratto è scivoloso ma bello, alcuni passaggi su dei ponti di legno ma poi inizia la colla, il mastice, il duello col fango....non vai avanti, non riesci a camminare, le scarpe non escono piu dal fango e quando cado non riesco ad alzarmi senza l'aiuto di un altro nelle mie stesse condizioni.... una cosa da matti! non mi era mai capitato un fango del genere, colloso e tremedo come le sabbie mobili.
Quando Pasquali mi doppia mi grida " ma le andiamo a cercare col lanternino però è......".
Credo proprio sia vero!
Ma non mollo e continuo a girare fin quando il giudice di gara non ci ferma e dichiara finita la gara...o la lotta nel fango che dir si voglia!
BValchiria pesa almeno 4 kg di più, un impiastrata pazzesca ed io non sono da meno.
Cerco il punto lavaggio bike e mi trovo una fontanella che basta si è no per dar da bere agli uccellini, lasciam perdere va là che è meglio.
carico tutto sul camper e pazienza se mi ci vorrà una giornata a pulire tutto...... ho vinto di nuovo la mia categoria ed invece di trofei o coppe mi danno una fornitura di caffè, pasta e detersivi per sei mesi, a me va bene cosi.
Il ritorno verso casa, lo scaricare tutto, lavare la bike (e mi ci vorrà quasi un ora), mettere tutto a posto... lo faccio meccanicamente ma la testa è ancora la, tra quelle pinete e quel bosco, perchè nonostante il fango ed il freddo, io mi sono divertita e già penso a quando sarà la prossima....

14° GP Pineta di Volano


Volevo iniziare bene il 2010, cosi il 1 gennaio via a pedalare con Dado e Mauro lungo il lago, una cosa tranquilla ma volevamo inaugurare la stagione pedalando.....e non solo! almeno per quanto mi riguarda.
Il pomeriggio stesso camper pronto, Valchiria tutta lustra nel garage della mia casa su ruote e via, alla volta delle Valli di Comacchio.
Ho trovato sul web questo volantino del Ciclo club Estense dove vio era anche questa garettina, il 14° Gran Premio Pineta di Volano e, visto che non conosco la zona ed il mare è bello anche d'inverno, via ad iscrivermi.
Il ritrovo è al Bagno Pinguino, sulla spiaggia; ho riso mezz'ora, visto che di solito chiamo "pinguini" i rompiscatole, numero 6 sulla maglia e via al Bagno Cormorano... mi sa che mi perdo tra i volatili oggi.
La partenza è nel bosco, prima il ciclocross poi la mtb ma ecco che inizia un grandioso scroscione di pioggia, seguito poco dopo dalla grandine, poi acqua gelata, neve, acqua di nuovo, vento che non ti fa stare in piedi... bell'inizio!
il percorso si snoda nel bosco e segue, a tratti, alcuni canali dove il vento è davvero tremendo, stare in piedi tra fango e pozzanghere già non è semplice, con il vento di traverso rischio sempre di finire in acqua ed il clima non è proprio l'ideale per un bagno fuori stagione.
E' una strana giornata e mi sembra che finisca molto velocemente questa gara, sei giri del percorso segnato nel bosco, gli applausi dei alcuni spettatori ed alla mia faccia sorpresa rispondono che le altre due ragazze si sono ritirate, risulto prima assoluta femminile ed, inoltre, vincitrice della Ferrara Winter Cup per somma di punti, quattro gare invernali su sette totali.....
Sorpresa è dir poco; mi fa piacere certo ma realizzo solo verso sera tutto l'ambaradan! ed allora si festeggia, si torna a cena ad Ostellato al Borgo Tassone, dove siamo stati piu di unmese fa e dove non eravamo riusciti a mangiare i secondi perchè troppo abbondanti i primi piatti..... stasera salama da sugo! specialitò ferrarese che mi ha sempre intrigato e che non ho mai assaggiato..una favola! una bomba nel vero senso della parola ma dopo una pedalata va bene cosi.
Vado a dormire stanca ma contenta perchè vado piano in bike ma però non mollo mai e la testardaggine aiuta qualche volta!
Domani sarà un altra corsa....
Alla prossima ragazzi.

giovedì 31 dicembre 2009

Tiriamo le somme.........

2009 in saccoccia, finito!
Guardandomi indietro vedo un sacco di pedalate, una marea di nuovi amici, gare finite e traguardi conquistati, qualche volta con le lacrime agli occhi oppure tra gli ultimi ma sempre, sempre, con le braccia alzate al cielo.
Tutte vittorie per me, al di la del risultato, del tempo o del posto in classifica.
Qualche soddisfazione per dei premi conquistati inaspettatamente, qualche delusione per non essere riuscita a fare una gara piuttosto che un altra perchè i mille impegni non l'hanno permesso ma, tutto sommato, una bella stagione, 32 gare all'attivo in mtb ed alcune sulla neve con e ciaspole, altra mia passione.
Cosa chiedo al nuovo anno?
1000 Km in più in sella........tutto qua!
Ed il dove andrò a pedalare lo scopriro' strada facendo, con lo zaino in spalle e la macchina fotografica in mano, davanti al ristoro di un qualche gara che non ho mai fatto ed a cui vorrei partecipare proprio perchè non l'ho mai fatta; mille angoli di mondo che vorrei scoprire per memorizzarne le immagini e sorriderne al ricordo, nuove conoscenze e mille spunti per scrivere i miei racconti, come quella volta in cui una lepre decise di piombare sotto le ruote della mia Valchiria facendomi fare un volo dell'accidenti......però mi sono portata a casa la lepre.....senza farla in salmì semplicemente perchè era ancora viva ed è scappata dal mio garage......
Oppure quando per una disattenzione sono finita nel fosso a lato del sentiero che risaliva la valle Camonica oppure ancora lo scontro con una mucca in discesa da un monte e l'atterraggio un un montone di letame!!!
Avventure da morir dal ridere che non dimenticherò mai, in compagnia di amici da sempre come Dado o Zambo, o, semplicemente, in solitudine tra le vigne della mia Franciacorta.
Auguro a tutti, sinceramente, un anno pieno di salute innanzi tutto, di soddisfazioni e tante, ma tante, pedalate.
Auguri ragazzi!

domenica 27 dicembre 2009

1° Ciaspocollio



E si, me le vado proprio a cercare col lanternino le cose piu strane, stare a casa una domenica neanche a parlarne; il bello è che passo ore sul web a cercare cose alternativa da fare visto che con la bike sono, più o meno, ferma.
Le ciaspole mi sono sempre piaciute, tre o quattro gare, ed alcune prove di Coppa Italia, le faccio ogni anno ma ho una predilezione per le edizioni di partenza, le novità assolute e, sinceramente, mi piace passare alcune ore alla ricerca di queste novita’… poi unisco il fatto che a Collio Val Trompia ho una zia che vedo pochissimo ed una caterva di cugini di vario grado ed ecco che, il sabato pomeriggio parto con la tribu al seguito ed in camper raggiungo il paese montano nella valle parallela al mio lago, 50 km o poco più da casa mia.
La neve caduta la settimana scorsa è sparita sotto la pioggia battente, solo qualche mucchietto agli angoli delle strade sembra voler ricordare che è inverno e che siamo in montagna; un comodo parcheggio a 200 metri dagli impianti di risalita e dalla partenza della gara di domattina e la sera presto scende avvolgendoci nel silenzio.
Cena tra cugini e davanti ad una pizza si scherza e si parla del più e del meno e poi via a nanna nel tepore del camper che ci aspetta.
Alle otto del mattino sono in piazza davanti al municipio a ritirare il mio numero, il 98, ed incontro un sacco di amici bikers che, come me, fanno attività alternative alla mountain bike durante l’inverno; due chiacchiere e le solite battute poi via a prepararsi.
Alle 9. 40 viene dato il via al gruppo di 250 persone circa presenti alla partenza e da subito sappiamo che le ciaspole serviranno a poco!
Salita tosta poco dopo la partenza e dopo poco meno di un km ho già il fiato corto e lo avrò fino alla fine della salita su quel sentiero stretto e pieno di radici affioranti, tronchi d’albero e ghiaccio infido che fa cadere molte persone; leggo alcuni cartelli a lato del sentiero e scopro di essere sulla pista del Bike Park Pezzeda, la pista di downhill e freeride per bikers con un sacco di manico… discese che non hanno nulla di normale, dei muri con pendenze da capogiro e, nelle curve, assi di legno per far da appoggio……………da matti tanto!!!!!
Quanto mi piacerebbe aver 25 anni in meno ed avere il coraggio di lanciarmi già da quei canaloni pieni di rocce e piante, ai miei tempi non esistevano percorsi simili, anzi era una novità anche la mtb……………..e dire che dicevano che non sarebbe durata che un paio di stagioni!!!!
Alla faccia.
Si arriva fino al rifugio Larice sulle piste da sci ed ho quasi voglia di fermarmi quassù visto che ci tornerò più tardi per pranzare ma quando inizio qualche cosa la voglio finire e seppure il percorso sia durissimo voglio terminare la mia fatica, cambiarmi e risalire in seggiovia per pranzare in pace!
Qualche volta la voglia di mollare è stata forte ma ci ha pensato Madre natura a farmi andare avanti facendomi scorgere le cascatelle dei ruscelli parzialmente gelati; sembravano dei piccoli monumenti all’inverno, oppure ancora quando gli stessi ruscelli ho dovuto guadarli facendo attenzione al ghiaccio presente che si nascondeva e mimetizzava con la roccia ed un paio di volte, forse la stanchezza, forse la poca attenzione, un paio di atterraggi sul “morbido” molto poco eleganti li ho fatti.. pazienza, fa parte del gioco.
La vista da lassu era decisamente spettacolare ed anche mentre scendevo a valle e sulla testa mi scorrevano i seggiolini degli impianti di risalita, nonostante la stanchezza stavo bene….ed il vin brulè degli alpini ha aiutato non poco a scaldare gli animi ed a velocizzare la discesa sul ghiaccio, voli compresi!
In fondo è un gioco dove il giocattolo principale siamo noi, delle pedine da muovere su di un enorme parco giochi e dove a vincere è solo la consapevolezza di sé!
Quando poi, seduta sulla seggiovia, risalivo la montagna senza fatica stavolta e vedevo molti dei concorrenti ancora alle prese con la discesa scivolosa e dura allo stesso tempo ho sorriso ma non per rimarcare il fatto che io avessi già finito e loro no, ma perché ho visto sul loro viso la stessa espressione che avevo poc’anzi, la consapevolezza di aver raggiunto uno scopo…. Unicamente l’arrivare in fondo e poter dire “Io c’ero!”.
Il fatto poi di avere una zia che gestisce un rifugio sulle piste da sci e ti prepara un pranzo da leccarsi i baffi aiuta non poco nonostante abbia i muscoli che sprizzano acido lattico da ogni dove. Tornare a valle sembra sempre più veloce della risalita e la strada di casa sembra scorrere più velocemente del giorno prima; ora, mentre scrivo, penso già a cosa posso fare la prossima settimana, a dove andrò a cacciare il naso, in sella a Valchiria o con le ciaspole ai piedi.
Alla prossima ragazzi.

Kathy Pitton

domenica 13 dicembre 2009

In bici con Babbo Natale!






Anzi no, 200 Babbo Natale in giro per le strade di Montebelluna, un colpo d’occhio veramente bello, tutte quelle bianche barbe svolazzanti, pantaloni e giubba rossa e cappellino con relativo ponpon bianco.
Uomini, donne, ragazzi e ragazze, bambini nei seggiolini dei genitori o con le proprie biciclettine colorate a sfilare tra la gente in piazza tra gli sguardi divertiti degli adulti ed increduli dei piu piccoli.
Bella domenica questa, niente gara ma solo una pedalata per beneficenza organizzata alla grande dai Diavoli del Montello e da Pedali di Marca, due realtà trevigiane ben presenti nel mondo dello sport delle ruote grasse.
Ambasciatore d’eccezione dell’Unicef per Guinea Bissau, la pluri campionessa di sci Deborah Compagnoni.

Ed è cominciata come sempre leggendo un trafiletto su Pianeta Mtb questa giornata e mezz’ora dopo ero già a caricare la bike sul camper; qualche cosa di diverso dalla gara domenicale o dalla pedalata per la Franciacorta, un pizzichino di bonta’ natalizia ci vuole visto il periodo e visto che è pro Unicef e non mi sono mai vestita da Babbo Natale in vita mia, via che si parte alla volta del Veneto, Montebelluna per la precisione.
Alle nove del mattino sono a ritirare il pacco gara composto, per l’appunto, da un abito da Babbo Natale completo di barba bianca e berretta, orsetto portachiavi con la maglia dell’Unicef e tanto di numero per la bike.
Mia figlia inizia a ridere nel vedermi infilare la tunica rossa sopra il completo da ciclista, ma il bello viene quando scendo dal camper e mi metto in bicicletta, letteralmente circondata da decine di ciclisti che fanno HoHoHo….. da morire dalle risate!
Partenza un poco caotica alle 10.30 e sfilata fino alla piazza dove il sindaco e le varie autorità ci salutano ed elogiano il nostro modo alternativo di fare beneficenza eppoi via per le strade del paese scortati dalle macchine della protezione civile e dagli Alpini, tutti vestiti di rosso naturalmente.
I ragazzi della squadra locale, i Diavoli del Montello appunto, ci fanno da apri pista e via cosi fino al primo ristoro.
L’andatura è proprio da crociera, sono molti i bambini che seguono il gruppo con le loro biciclettine e dopo il ristoro a base di the caldo, pandoro e panettone, si riparte fino al bivio del percorso corto e lungo: i piccoli e molti altri seguono la strada più breve fino al traguardo, noi continuiamo per il percorso più lungo che il mio contachilometri indicherà in poco meno di 30 km alla fine.
Secondo ristoro, molto gradito da tutti… brule caldo e Pinza, un dolce locale che non ho mai capito di cosa sia composto; sembra polenta con l’uvetta! Buonissimo.
Via verso la fine del “giro turistico” ed all’arrivo ci attende un'altra tavolata con dolci e cioccolata calda, molto gradita oltre che molto buona.
Due chiacchiere, si ripone tutto nel bagagliaio e sembra volata questa giornata diversa dalle solite domeniche in sella, un giorno iniziato con basse e grigie nuvole che sembravano portare acqua o neve e finito con un pallido sole che ha reso piacevole una giornata invernale.
Torno a casa senza quella sensazione di piacere che lascia l’adrenalina dei dopo gara ma con una serenità diversa: forse è pochissimo di fronte alle disgrazie del mondo ma oggi, 200 Babbo Natale hanno voluto contribuire e far sorridere alcuni bambini meno fortunati di noi.
Il numero 21 con il disegno di uno strano barbone in bici lo metterò tra i ricordi di gara e nell’armadio avrò un completo in più… se vi serve un Babbo Natale sapete dove sono!!!
Hohoho

Kathy Pitton

mercoledì 9 dicembre 2009

Per ricordare Franca


Non potrei parlar di lei, Franca, come avrebbero potuto fare altri amici che con lei hanno condiviso veramente tanti momenti, a volte intensi, altri invece leggeri ma altrettanto importanti.
Ho avuto però il piacere - e la fortuna - di conoscerla e frequentarla quanto basta per capire da subito quanto fosse dolce quella ragazzotta del Nord-Est.

Per niente appariscente, non una prima donna e nemmeno una biker d'alti ranghi, perlomeno in senso sportivo.

Da podio invece la sua persona, il suo modo di porsi, sorridere, di dare la giusta importanza a quello che molti - anzi no, mi correggo, pochi - considerano un mondo agonistico e prettamente sportivo.

Per Franca le 24 ore erano motivo d'incontro, riunione, divertimento e spensieratezza.

Certo, pedalava, eccome se lo faceva, ma pareva esser più che altro una scusa.

Ho pensato, prima di mettermi alla tastiera, se fosse stato giusto o meno scrivere qualche riga su di lei, al significato stesso che avrei potuto e dovuto dare alle mie parole, o all'articolo stesso.

Io che non la frequentavo come altri che - meglio di me - avrebbe saputo raccontare di lei.

Dei suoi pregi, e perchè no, difetti; dei suoi viaggi avventurosi, e del suo inesauribile sorriso.

Sorriso che spero si sia portata lassù, ora che lei è certamente una delle stelle più brillanti nel cielo.

Un sorriso che vorrei riuscire ad avere io, quando con gli amici delle 24 ore la ricorderò.

Non tutti la conoscevano, e per questo molti si potrebbero chiedere: ma chi era Franca?

Franca era una dei tanti, ma era soprattutto una di noi.

Anzi, Franca era, ed è, tutti noi.


Franca.......era Margherita.......e Sandro.......ed Ausilia.........

Franca era Livio........Lillo..........Giuseppe........Roberto...........

Franca era Luciano.........Flaviano...........Alberto.........Eros..........io.

Franca era chiunque prenda la mountain bike come uno strumento per riunirsi condividendo più passioni: dallo sport alla natura, al piacere ed il calore di un'amicizia sincera.

Ciao Franca.

martedì 8 dicembre 2009

Scalinata verso il cielo... e cosa ho trovato in cima!!!!


Sapori in bicicletta.




Unire l’utile al dilettevole, bella storia questa!
Utile l’andare in mtb cosi ci si tiene in forma, si ha il sorriso facile e si scoprono posti nuovi ed, essenzialmente, si smaltisce il dilettevole cioè la parte più bella del mio scorrazzare per l’Italia….:la gastronomia locale!
Perché chissà com’è ma sta di fatto che trovo sempre di quei posticini dove si mangia da sciogliersi tutti in brodo di giuggiole, dove i sapori più fantastici mi vengono presenti su dei piattoni che son si belli da guardare ma ancor di più da mangiare.
Ostellato, provincia di Ferrara, è qua che ho scovato questa gara in mtb nota come 16° G.P. Le Vallette, all’interno dell’omonima oasi naturale delle Cicogne.
Visto che c’è un lungo ponte, carico il camper e via, alla volta dell’Emilia Romagna con l’intenzione di proseguire poi per la Toscana e far felice mia figlia e portarla a Volterra, patria dei Volturi e delle tante storie di fantasmi ora di moda tra i ragazzi.
Arriviamo in questo paesino alle sei di sera e non è facile trovare il parcheggio camper ma leggendo i cartelli vedo l’indicazione per questo Borgo Tassone: una vecchia cascina, trasformata prima in agriturismo ed ora in un centro per il turismo rurale.
Hanno delle casette in legno nel bosco, lunghi sentieri dove passeggiare, un laghetto ed il loro ristorante dove servono cucina tipica Ferrarese.
Chiedo se posso parcheggiare il mio mezzo e, visto la gentilissima disponibilità ad ospitare la nostra “ingombrante “ presenza per la notte, decidiamo di fermarci per cena: mai una decisione fu cosi saggia.
Ci presentiamo all’ora concordata e si presenta Andrea, il menù con le gambe… si perché lui stesso si definisce cosi: inutile presentare un impersonale pezzo di carta colorata con un lungo elenco di piatti quando invece lui stesso ci elenca gli ingredienti e la storia del piatto stesso, come viene cucinato ed il perché…..
Ci lasciamo consigliare e ci arriva, poco dopo, un immenso piattone con tortelli dai colori più strani, il viola del radicchio ed il bianco della ricotta fresca, l’arancione della zucca ed il verde della mentuccia, una sinfonia di sapori da lasciar senza fiato.
E le lasagne di zucca poi…..il tutto innaffiato da un deciso vino rosso locale.
Non credo di aver mai mangiato cosi bene!
Devo promettere a mia figlia di tornare da queste parti anche il prossimo anno a far gare cosi mangiamo il secondo ma al dolce non rinunciamo… crostata di zucca naturalmente.
Alla faccia della gara di domattina.
Il camper ci accoglie con il calore della stufa accesa e la notte passa tranquilla in questo camper stop molto ben illuminato ed il mattino mi accoglie con una leggera nebbiolina che intravedo dalle tende del finestrino.
Trovare l’Oasi naturale è facile ad eccomi alle 9 del mattino in versione ciclista al banco d’iscrizione ed al ritiro numero: il 33.
Un giro per capire cosa mi aspetta e farò un sacco di idro-bike stamattina!
Il percorso si snoda sulle sponde di questa immensa palude dove le cicogne nidificano e mi sembra di essere a casa, nelle mie Torbiere; pedaleremo nei campi a fianco delle stradine bianche ed in alcuni punti le ruote sprofonderanno non poco nell’acqua.
Un lungo giro che ci porterà a passare ben sette ponticelli di legno che collegano un isolotto all’altro, una full immersion nella natura quasi addormentata di questa stagione; una stupenda giornata fredda si, ma con uno splendido sole a rendere tutto più piacevole.
Ciò che mi ha colpito inoltre sono state le tantissime sculture di ogni tipo che sono disseminate lungo i sentieri e le strade bianche di questa oasi naturale, un modo molto diverso di mostrare opere d’arte in un contesto ben diverso dalle pareti di una galleria d’arte o di un museo, un modo decisamente unico di mostrare l’opera dell’uomo a confronto con l’opera della natura.
La mia gara?
Bella, come tutte del resto, lo sapete.
Mi perdo con i pensieri tra i sentieri, stacco la spina e volo con la fantasia e mi guardo attorno e fotografo con la mente ciò che vedo per poi raccontarlo cosi, con le parole, cercando di rendere vive delle sensazioni e trasformare le stesse in emozioni…. Non sempre ci riesco lo so ma mi piace provare….
Arrivo con foto, parecchio fango da lavare via e la fortuna indiscussa di avere doccia bollente sul camper quando sul campo di gara non c’è; riconsegna del numero e ritiro premio in natura, un sacchettone di prodotti vari che Elsa divide tra un armadietto e l’altro della nostra casa su ruote.
Appena dopo pranzo via verso la Toscana, lasciamo la Pianura Padana alle spalle ed iniziano le colline e poi gli Appenini e mentre sempre più mi avvicino a Volterra mi rendo conto di capire benissimo il motivo che ha spinto tanti stranieri a trasferirsi quaggiù.
Antichi casolari disseminati sui pendii coltivati ad olivo, poderi trasformati in locande e ristoranti, antiche rocche a guardia di un glorioso passato…bellissimo!
Ed ecco la rocca di Volterra, lassu a guardia di chi giunge da valle, e saranno decine e decine i tornanti da fare fino alle Fonti di Docciola, una delle porte di ingresso della città e parcheggio per camper consentito dal comune.
Ci accoglie una variopinta comunità di camperisti, saranno un centinaio i mezzi parcheggiati ordinatamente sullo sterrato; ed eccola li la porta di ingresso alla cittadella, con le due scalinate che sembrano arrampicarsi verso il cielo alla cui base si trova l’antica Fonte e la vasca di raccolta dell’acqua.
Per arrivare a città alta dovrò fare due soste, fiatoneeeee!!!
Praticamente faccio scarico su e giu dalle scale non sui pedali.
Mi reputo fortunata, ho avuto la possiblità di viaggiare per il mondo e di vedere moltissimi posti ma esistono ancora moltissimi luoghi che mi lasciano senza fiato per la bellezza, per la loro unicità e credo che Volterra sia uno di questi posti; mia figlia mi ha raccontato la storia di New Moon e della protagonista, Bella, della magia di quei racconti….. la città stessa, a mio avviso, ha un che di magico che ti avvolge mentre cammini per le sue antiche stradine, tra i palazzi e le piazze lastricate; visitando alcuni dei tantissimi musei ho visto dipinti rinascimentali dai colori fortissimi i cui personaggi sembravano uscire dal dipinto stesso mentre nei saloni degli antichi palazzi sembrava di vedere dame in complicati abiti danzare al suono di musiche dimenticate… che belle sensazioni sono state.
Ma come ogni bella cosa, presto finisce ed i quattro giorni di vacanza sono volati via e si torna verso casa sotto una pioggia battente.
Ora, dopo aver scaricato Valchiria dal camper ed aver riposto tutto e mentre stò scrivendo queste parole, la voglia di ripartire è grande e credo proprio che non passeranno molti giorni dalla mia prossima avventura, magari sempre unendo l’utile al dilettevole, la mia mtb ai sapori della cucina locale perché non ci sono storie… davanti ad un buon piatto ed un bicchiere di vino non conta più il dialetto che parli, si è tutti amici e si chiacchiera volentieri.
Alla prossima ragazzi.

Kathy Pitton