La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


domenica 20 giugno 2010

Sunset Bike 2010 …. tra diluvio e fragole.



Che volessi tornare quassù era chiaro, ne avevo parlato con i compagni di squadra e lo avevo promesso ai ragazzi di Pertica Bassa su Facebook ma speravo che il sole spuntasse da dietro le montagne della Valle Sabbia ma niente da fare, le previsioni davano acqua ed acqua è stata, a secchiate per di più!!!
Iscrizione ondine, tanto comoda che non cambierei col passato, spiedo e tavolo prenotato per sei, ci sarà anche Zambo con la tribù, al lavoro al mattino presto grazie al cambio turno con il collega Gaetano ed alle 13 sono a casa, un cambio veloce, Valchiria in macchina, sacca pronta, due farfalle al pomodoro per riempire la pancia ed alle 14.30 si parte per le coste e la valle.
Che la provincia di Brescia sia la pi estesa d’Italia d’accordo, ma per arrivare fin quassù ci vuole veramente tanto tempo e, da quando si legge il cartello con la deviazione per Pertica Bassa, si inizia a salire per quei tornantini stretti che sembrano non finire mai e sali e sali continuamente verso il cielo che nasconde il suo colore perché nascosto da batuffoli di bianco carichi d’acqua.
Nuvole talmente basse che ti avvolgono, è come se stessimo vagando per una landa nebbiosa che non finisce mai.
Che peccato non poter vedere quei campi inerpicati e verdi; intravedo le cascine e ed i vecchi fienili sparsi lungo i crinali, alcuni trasformati in case vacanza, altri ancora abitati da anziani che paiono senza tempo, donne con un fazzoletto annodato sotto il mento e uomini col cappello, seduti sotto il portico a guardare verso valle… chissà quali pensieri passano loro per la testa; e quelle poche macchine che incrociamo rallentano per far passare noi “stranieri”, quelli di fuori….
Eccola la in cima la chiesa del paese e, nel risalire l’ultimo tornante, dalla strada opposta sbuca la macchina di Mauro Zambo e famiglia, se ci fossimo dati appuntamento non saremmo riusciti ad arrivare assieme, sembriamo cronometrati al secondo.
Parcheggiamo lassu nel campo già reso pesante dalle piogge dei giorni scorsi e, sinceramente, spero di uscirne facilmente finita la gara, sembra già ora tutto un pantano.
Numero di gara da attaccare, le solite chiacchiere con quanti conosco ed il resto del tempo lo passo a preparare me e la bike per questa nuova avventura un po’ da incosciente: conosco il percorso. È duro, e con questa pioggia non sarà una passeggiata di sicuro…ma voglio finirlo il giro a costo di farlo a piedi e cosi sarà poi alla fine.
Conosco i miei limiti e queste gare sono fuori dalla mia portata ma la voglia di esserci è sempre grande ed allora accetto la sfida con me stessa, con la paura delle discese e , magari, con una buona dose di ironia verso gli sguardi di quanti un sorriso lo fanno nel vedermi ma a me va bene cosi, il resto conta ben poco.
Un attimo ed è già ora di partire…ed inizia a piovere più forte di prima; mi sa che ho fatto bene a mettere la giacca anti-acqua, tiene caldo e, sinceramente, visti gli 11 gradi che segna il termometro della mia macchina, non mi dispiace affatto anzi evito anche di bagnarmi la schiena.
Su per la salita fino alle fontane, poi nella stradina stretta che porta in centro al paese sempre in salita ed arranco già ma non mi fermo, fettucciato in salita rigorosamente a piedi con il ragazzo della moto che con una pazienza infinita mi segue piano piano; uno dei ragazzi della polisportiva che mi fa la foto “per la totale incoscienza” dico io….. o per il coraggio di provarci comunque dice lui….. eh ragazzi, dovete tenermi cosi!!!
Finita l’erba inizia la salta tosta sterrata, arrivo in cima ma lo scendere con quel viscido è una cosa diversa: a piedi che è meglio, giu fino ai gradini della chiesa dove più di qualcuno ha fatto un volo e dove mia figlia mi sorride dicendo” mamma stai stressando il ragazzo con la moto…”
Ed inizia la lunga salita fino al Granpremio della montagna dove c’è anche il ristoro idrico ed ecco in lontananza la moto del primo che arriva sparato; mi metto in parte, non voglio intralciare loro in discesa, vanno troppo veloci e per me non cambia nulla.
Ed è li che ho il tempo di guardarmi attorno: guardo giù come mi aveva detto Zaglio poco prima di partire “guarda Kathy, hai materiale per scrivere un tuo racconto…”.
Si è vero, nonostante l’acqua non dia tregua e cada sempre più forte, il guardare a valle ti da esattamente l’idea della bellezza di questo posto, non finirò mai di scriverlo e dirlo, sembra incantato; le nuvole basse non mi lasciano vedere il colore dei pascoli e dei declivi ma si stendono come veli da sposa rompendosi sulle cime, come impigliate da uncini invisibili e ti fanno sembrare tutto sospeso, ovattato, protetto ed il silenzio, rotto solamente dalle gocce di pioggia che cadono sulle foglie delle piante in fiore, sembra dirti… respira piano… non rompere quest’incantesimo…..
Ed è in questi momenti che mi rendo conto che nulla mi importa più di quanto vedo , di quanto sento e percepisco con ogni singola particella di me, e che le gocce che mi cadono sul viso sono parte di qualche cosa di molto ma molto più grande che ci circonda e che fa parte di noi, della nostra vita e del nostro essere.
Sempre in parte al sentiero, scendo piano per non scivolare ed all’incitamento di alcuni dei ragazzi che mi conoscono rispondo con un sorriso, con un “ tu vai… ci vediamo giu…”.
Mi fermo in una curva e cerco di star fuori traiettoria, è brutta e scivolosa ed ecco che vedo delle perle rosse che spuntano tra le foglie e l’erba…. Fragole selvatiche.
Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ne ho mangiate alcune e ricordo che ero in mtb in compagnia di un amico quando le abbiamo trovate; non posso non fermarmi ed assaggiarne alcune, lavate dalla pioggia incessante di queste ore.
E sarà mentre assaggio questo regalo della natura che mi passa accanto come una saetta Cristina Dusina e capisco che è meglio risalire in sella e scendere a valle.
Poco dopo imbocco l’ultima salita che porta al traguardo, lo passo con le parole di Bikeralf che mi salutano; ora cerco il viso di Elsa che vedo poco dopo sotto una tettoia ad aspettarmi…..
Una doccia calda per lavare via il fango ed un poco di stanchezza mentre Elsa trova il nostro tavolo prenotato e finalmente mi siedo, è finita anche stavolta, un solo giro ma era quello che pensavo di fare in fondo, nulla di più o di meno.
Arrivano gli altri, arrivano i panini con le salamine e lo spiedo e tra chiacchiere e musica, passa il tempo, iniziano le premiazioni e la serata si avvicina alla fine.
Ho portato con me una copia del mio libro con la foto dei Diavoli Rossi in copertina e ne regalo una copia a Manuel Bacchetti, Sindaco di Pertica Bassa ed organizzatore della Sunset… la foto ci ritrae proprio alla partenza della gara del 2008 e sono contenta che apprezzi il mio piccolissimo omaggio ma lui farà di più…. Mi farà salire sul palco e presentare questa mia “nuova avventura”, come la definisce Alfio Montagnoli, e mi farà omaggio di un pacco premio………
Un'altra copia la regalo a Giorgio el Medicano ed a Silvia con una piccola dedica ed in cambio ne ricevo un abbraccio ed un bacio.. che bello!!!
Non valgo un granchè come ciclista ma mi sono fatta un sacco di amici nel corso degli anni e non cambierei nessuno di loro con tutto l’oro del mondo.
Ho imparato ad amare questo mondo cosi tanto da considerarmi parte di esso e non ho proprio voglia di appendere la bike al chiodo…diventerei una vecchia brontolona, stresserei la vita a tutti e sarei decisamente infelice!
Alla prossima ragazzi

Kathy Pitton

domenica 13 giugno 2010

Coypus Cup… ovvero trofeo delle Nutrie, aerei compresi!!!



Dove diavolo vanno a cercarle non lo so ma di fatto un nome più strano di questo non lo potevano trovare, doppi sensi da parte dei maschietti presenti compresi.
Va beh comunque eccomi qua alla settima prova dell’Oglio Chiese Challenge in quel di Mezzane di Calvisano.
Quasi mi perdo tra le stradine della bassa e meno male che ho trovato un signore in giro presto in motorino altrimenti non la trovavo più questa frazione.
Parcheggio un po’ di traverso di fronte alla casa del prete ( lo scoprirò solo più tardi), numero 905 da attaccare alla bike, un caffè con due bustine di zucchero ed eccomi pronta in versione ciclista per passione.
Meno male che c’è Gaetano, un tesoro di collega che mi cambia volentieri il turno e posso correre la domenica mattina lavorando poi nel pomeriggio; per anni ho dovuto mediare i riposi festivi oppure prendere ferie quando volevo fare qualche gara nel periodo estivo e visto che sono quasi tutte d’estate potevo combinare ben poco!!! Non è che combini poi cosi tanto neppure adesso ma almeno ci posso provare un po’ più spesso e mi diverto un sacco.
Sento le altre ragazze parlare di argini stretti, fossi pieni d’acqua, un lungo single track dove sorpassare è impossibile…beh io decido che non provo niente, gironzolo senza meta qua attorno per scaldarmi un po’ e basta, avrò tutto il tempo che voglio per pedalare dopo il via.
Arrivano molti altri nel frattempo, alla fine saremo circa 120 alla partenza, ecco anche Ezio in compagnia di Eugenio che fanno “scarico” in questa gara dopo l’Mtb Race di ieri a Navazzo.
Purtroppo già prima della partenza della gara, in prova, un ragazzo si fa male sul serio cadendo dall’argine in controtendenza, cavolo mi dispiace ma non sarà l’unico oggi.
Via che si parte, chiamata nominale, griglie separate e partenza ogni due minuti; noi siamo le ultime assieme ai super gentleman ed è subito polverone, ma che polvere che non vedo più niente e mi entra nel naso ed in gola e dovrò bere mezza borraccia per riuscire a deglutire normalmente.
Da ora in avanti farò la mia gara in solitaria, senza fretta; un lungo tratto di strada bianca fino al bosco, il prato fino all’argine da scavalcare, di nuovo il sentiero nel bosco e qualche pezzetto di strada asfaltata, i campi coltivati da fiancheggiare in fila indiana e qualche ponticello di assi da superare eppoi eccolo quel sentiero di cui sentivo parlare: sconnesso, ci passi sopra saltellando, i sassi, le radici e la sabbia, da un lato la scarpata, dall’altro lato il mais e mi incito da sola: e dai kathy non mollare, hai fatto di peggio, e vedi di tirare fuori le palle, e non cadere e pedala che sei quasi in fondo……
I ragazzi addetti al percorso non sapevano se ridere o piangere!!! Però l’ho fatto tutto a manetta e niente tonfi.
Poi l’argine più largo con la ghiaia ed i sentiero che passa tra gli alberi, un poco stretto e devo stare attenta a non agganciarmi con il manubrio, i saltelli sulle radici, le moto che mi raggiungono e vediamo di non intralciare nessuno…
Piano piano finisco il primo giro e via per il secondo, stessa storia ma leggera deviazione e guado in un qualche cosa che sembra fango, letame di vacca ed acqua mescolati tra loro ed a giudicare dalle mosche che mi hanno inseguito fino al traguardo non credo di aver sbagliato di molto, un profumino che non ti dico però meglio quello dello smog di Milano.
Secondo giro secondo regalo.
Passando accanto al campo di volo del locale aereo club sento un vroooooooommmmmmmm dietro la schiena ma non è dietro è sopra…. Provate voi ad alzare la testa ed a vedere un aereo, che per piccolo che sia è sempre un aereo, che atterra nel campo accanto a quello che tu stai percorrendo in bicicletta; è enorme!!! E la mia testa che va già di suo da sola ha fatto tremila pensieri più o meno logici del tipo: adesso mi spiattella….. mi mitraglia………l’ala destra mi centra e mi taglia in due…….ma porco mondo stò qua doveva atterrare proprio adesso…….. e se perde il carburante e mi cade addosso???????
Lo so che sono pensieri senza senso ma diavolo mi sono un momento spaventata, solo un pochino dai; e poi li accanto c’è un tiro al piattello o al piccione non lo so ed il sentire tutti quegli spari un po’ mi ha inquietato . e se sbagliano mira????? Sono mica una quaglia io, magari un paserun gigante come dice il mio amico mezzo matto Super Mario ma non c’ho mica voglia di farmi impallinare ….
Torniamo seri e pedaliamo vah che siamo quasi alla fine del secondo giro e della gara per me ed ecco che sull’argine lungo il Chiese ( dove ho guardato anche le cascatelle artificiali ), nel sentiero con le piante a lato sento un: stai ferma li che passo a destra… ed un secondo dopo un'altra voce che dice passo a sinistra.. ed adesso che faccio??? Stavo anche saltellando su quelle belle radichette ed allora concentrazione, tieni ben salda la cavallina e sta dritta e pedala… uno per parte mi sono passati, praticamente all’altezza delle orecchie.
Certo che mi fanno prendere delle strizze…. E va bene che poi dicono Grazie Kathy!!!
Poi eccolo il traguardo, la gente che ti fa le feste ed è tutto finito e ti sembra appena iniziato.
Vado alla macchina, metto Valchiria nel baule e mi guardo attorno, nessuno in vista, mi tolgo velocemente la maglia fradicia di sudore e faccio per infilarmi la polo della squadra, alzo gli occhi e toh che c’è un tipo alla finestra che si sta facendo il segno della croce!! Ussignur andiam bene.
Una signora passa in bicicletta e mi dice: è la casa del prete……e va bene, dirà un rosario in più stasera, so mica cosa farci.
Due fette di melone al ristoro assieme ad un bicchiere di coca cola, non posso aspettare le premiazioni, di solito le donne ricevono sempre tutte un omaggio, stavolta devo rinunciare, il lavoro mi aspetta e devo fare parecchia strada fino a casa per rendermi presentabile ed infilare la divisa.
E’ stata come sempre una bella giornata, una gran bella pedalata da sola ma in compagnia di altre persone che come me amano la mountain bike e non hanno paura di sporcarsi un poco.
Guidando verso casa cerco di liberarmi delle mosche che inseguendo il profumino delle mie scarpe e della mia maglia, hanno deciso di emigrare dalle pianure della bassa fino sul lago utilizzando la mia macchina, cosi, tanto per cambiare aria….
Alla prossima ragazzi

Kathy Pitton

sabato 12 giugno 2010

1° Carpenbike-Night on Bike




1° Carpenbike in the night.



Ed eccola la seconda prova della Night on Bike!!
Carpenedolo, quasi non so dove sia, guardo la cartina della provincia di Brescia per scoprire che è dopo Montichiari e giu di la….
Venerdì al lavoro ed alle cinque pronti via, al volo a casa a cambiarmi ed a buttare la bike in macchina e girare verso la città e la tangenziale; sono poco più di 40 km ma il traffico è parecchio e, nello stare in colonna, guardo verso l’’autostrada e sono tutti fermi! Meno male che non ho ascoltato il navigatore ed ho tirato diritto altrimenti sarei li ferma, a guardare continuamente l’orologio ed a maledire i lavori in corso e le automobili incolonnate.
Un caldo afoso ed opprimente mi fa pensare che sarà una gran sudata stasera, non credo che nella bassa bresciana il vento spazzerà il percorso di gara e meno male che ho sempre una gran scorta di bottiglie d’acqua in macchina.
Fino all’ultimo ho sperato che venisse anche Beppe ma gli impegni di lavoro lo fatto tardare e fa delle levatacce mattutine che te le raccomando, del tipo che alle 4 ha gia fatto colazione, ingranato le marce al camion e caricato la frutta al mercato generale di Brescia…. Se mi sento ancora lamentare dei miei orari mi prendo a pedate da sola, giuro…..
Arrivo a Carpendolo e c’è un traffico pazzesco, non pensavo che fosse un paesotto cosi movimentato; parcheggio di fronte alla chiesa ed a piedi raggiungo la verifica tessere, saluto un po’ di gente e torno alla macchina per preparare la bici e mettermi le scarpette da ciclista.
Ho anche il tempo per un caffè prima di tornare verso l’arco della partenza e fermarmi a fare due chiacchiere con BikerAlf e regalargli una copia del mio libro con una dedica molto personale; mi ha spesso accompagnato con le parole durante le gare e mi piacerebbe accompagnare lui, magari seduto comodamente in poltrona, a fare due risate leggendo le mie storie… anche se alcune le conosce già!
Vorrei provare il percorso ma so che le salite sono spaccagambe e preferisco restare in piazza ed ecco che vedo sbucare una maglia come la mia… Beppe!!!!
E’ arrivato anche lui, senza avvisarmi di proposito, per farmi una sorpresa e scopro che, poco dopo, arriverà anche Daniele Costa; bella sta cosa, finalmente mi sento parte di una squadra che corre davvero… di solito sono in solitaria!!!
Detto fatto sono le sette e mezza e ci chiamano in griglia e pronti via, la rotonda in piazza e la prima salita in una stretta stradina; la gente a guardare incuriosita, alcuni a fare il tifo altri che forse non hanno capito che è una gara e che saltano a lato strada quando si rendono conto che arrivano i primi al volo…. Io no però, cavolo se è tosta la salita fino lassù al castello ma non voglio mollare mettere il piede a terra, devo arrivare fino in cima e cosi sarà… brava me lo dico da sola!! Mi sembra di aver scalato la Madonnina di Provaglio ed in cima mi ci vuole un momento per riprendere fiato ma non ne ho il tempo e subito dopo la strada bianca eccolo il tranello….un bel muro da scalare fino ad un monumento poi giu per delle scalette di legno con i tronchi che sbucano qua e la e poi su un'altra volta ed altre scale….
Sono morta!!!
Esco dal percorso tra le fettucce a piedi tra gli sfotto degli “amici” bikers” che mi urlano di salire in sella e le frasi incoraggianti di Catia ed io, sguardo fisso davanti a me ascolto nessuno, arrivo fino alla discesa su erba, la faccio a piedi e poi salgo in sella e scendo in paese piu veloce che posso!!! E dai che comincia il secondo giro.
Il fiato corto, il bip bip del cardio che sembra urlarmi “ ma che cavolo fai…” ma è bello sentire la voce di Beppe e Daniele che urlano Vaiiiiiiiii
Sembro quasi una ciclista vera.
Altro giro altro regalo, su fino alla cima e poi giu, il pezzo a piedi e piu in discesa fino alla piazza e si riparte… giri fotocopia l’uno dell’altro fino a quando non sento la campana che decreta il fine gara.
Sono già pronti i ragazzi, ora tocca a loro mentre io mi mangio fette di anguria per placare la sete e panino per la fame.. e che fame!
Ad ogni giro urlo il mio incitamento ai ragazzi, a Beppe che è partito con una ruota semi frenata ed a Daniele che sembra volare. Se avesse più tempo per allenarsi sarebbe un vero drago ma ha tanto tempo davanti a se per migliorare…. Vai Daniele, vola… tocca a te ora.
Sono le nove passate quando finiscono la loro gara ed assieme ci avviciniamo al ristoro, acqua e frutta per scacciare la sete ed il caldo ed aspettare le classifiche.
Due chiacchiere con Roby, il mio istruttore di spinning e ciclista con la C maiuscola e la serata passa cosi, tra amici che condividono la stessa passione.
Adesso si deve tornare a casa. Beppe inizia nuovamente a lavorare alla 4 del mattino, Daniele ha le sue piscine ed il campeggio da controllare ed io ho la sveglia che suona presto perché i miei battelli partono, gara o non gara della sera prima.
Lungo la strada ho però il tempo di vedere dove sta Calvisano perché domenica mattina, se va tutto bene, verrò di nuovo da queste parti… Valchiria ha voglia di correre e le sue briglie le tengo solo io.
Kathy Pitton

lunedì 7 giugno 2010

24h di Idro, una endurance un po’ cosi…..



Alle cinque in piedi, su dai che è tutto pronto, camper a posto e Valchiria ancora impolverata dalla corsa di ieri sera a Cavriana, sacche pronte, frigorifero pieno di cibarie varie, una cassa di acqua e di the freddo e via che si parte alla volta della Valsabbia ed il lago d’Idro e della sua 24h.
Ricordo ancora la mia prima endurance, tanti anni fa proprio su questo piccolo lago, sotto un diluvio universale e con talmente tanto fango che, una settimana dopo, stavo ancora togliendolo dagli angoli degli occhi. Ho ancora una di quelle vecchie maglie, una delle prima della mia squadra, l’ho lavata talmente tante volte ma le macchie scure che ancora si vedono sono di quel fango,non sono mai riuscita a toglierlo.
Era stata un impresa, vuoi per il fatto che non avevo mai fatto una gara del genere e non sapevo come gestirmi vuoi anche per il fatto che non avevo mai passato tante ore in sella.
Che bei ricordi però.
Ora, dopo anni, so come gestire la gara e me stessa, queste lunghe cavalcate mi portano a dover gestire fatica, fame e sete lungo un lasso di tempo dilatato dal tempo stesso anche se non sempre è facile farlo, in particolare quando l’età avanza, i kg in più non se ne vogliono andare e la sera prima te ne vai a fare una gara di Xcountry in notturna!!!
Alle sette del mattino sono già parcheggiata in posizione strategica per poter scappare domenica mattina presto, credo di essere tra i primi alla segreteria per il controllo tessere ed il ritiro del pacco gara e lo faccio anche per Zambo che arriverà più tardi.
Una passeggiata fino sul lungolago di Crone per ritirare il chip elettronico da tenere alla caviglia; è già molta la gente in giro, ferve l’attività tipica dei paddok di gara ed i ragazzi del gatto giallo si muovono frenetici qua e la…
Opto per un caffè seduta al bar ed ecco un ciclista molto particolare, il Dottor Formenti in sella ad una mtb dopo quasi un anno dal suo brutto incidente; è bello rivederlo in sella sorridente.
Il tempo sembra sempre volare più velocemente prima di una gara come se volesse dirti: Hey tu, muoviti e preparati che è ora…”
Incontro Ausilia Vistarini sulla sua mtb dalle ruote grandi e, poco dopo, Lorenza Menapace con uno splendido sorriso sulle labbra, stà decisamente meglio la sua spalla malandata se è qua pronta a dar battaglia a suon di pedalate.
Arriva anche Mauro Zambo, gli do una mano per la tenda e siamo pronti per il breefing capitani e per il primo piatto di pasta in compagnia del Gliso e della Grazia, armata di macchina fotografica.
Dai che è ora di partire, bike posizionate lungo il tracciato sotto gli striscioni di partenza e di corsa, in stile Le Mans… a piedi non di corsa, tanto avrò tanto di quel tempo per correre.
Vania e Patrizia a tenermi compagnia lungo il primo tratto fino all’inizio della salita che farò piu e più volte, molte delle quali a piedi.
E’ diverso il percorso rispetto allo scorso anno, alcuni tratti sono al contrario ed è quasi meglio visto che c’è lo spazio per sorpassare, anzi per farsi sorpassare visto che sono io quella che va piano!!!
Due giri all’ora, due ore di seguito poi pausa; le borracce si vuotano velocemente visto il sole a picco caldissimo che mi fa pizzicare la pelle, scotta cosi tanto che mi ritroverò con braccia, gambe e naso scottati.
E dire che la classica abbronzatura da ciclista mi faceva sorridere qualche anno fa, ora invece sono tutta a strisce e sembra che abbia i calzini bianchi anche quando non li ho.
Quante volte sono scesa lungo quel sentiero in single track fino alla cascata ed ho pensato di farci un tuffo dentro; e quante volte ancora arrivando sul lungolago e guardando tutte quelle ragazze in costume da bagno fare il bagno nel lago ho avuto voglia di farlo anche io….
Alle sei del pomeriggio ecco l’urlo di Super Mario che mi invita per la grigliata e non manca il solito abbraccio spiaccica costole che mi fa rimanere senza fiato.
Non andrò a quella grigliata ma farò compagnia a Zambo per una pizza!!! E dire che gli ho anche rotto le scatole sul fatto che siamo in gara e che non si mangia la pizza, cosi lui non l’ha mangiata optando per un piatto di pasta mentre io, oca giuliva, ho mangiato la pizza e di conseguenza ho avuto una lentissima digestione con conseguente sonnolenza e debug ciclistica totale!!!!
Alle 22.30 lui è ripartito per pedalare tutta notte o quasi mentre io ho pedalato nel letto del camper; che atleta che sono, una pollastra altro che balle!!!
La sveglia mi riposta alla realtà alle 4 del mattino, un caffè per cercare di svegliarmi un po’, una litigata furibonda con i cavi delle luci notturne e riparto in sella mentre il cielo si schiarisce poco alla volta.
E’ bello guardare l’alba pedalando, è un bel modo di riappacificarsi con il mondo.
Alle sei e mezza mi fermo per una doccia, un cambio veloce ed i saluti agli amici, la mia 24h di Idro si interrompe qua stavolta;alle 10 del mattino devo essere in servizio sul pontile di Iseo con una divisa che nulla ha a che vedere con quella da ciclista.
I colori della squadra li difenderà egregiamente Mauro per altre cinque ore e l’ironia della sorte è che lui macinerà decine di km ancora ma quella premiata sarò io, seppure non presente sul palco mi verrà assegnato il premio per la decima posizione tra le solorider femminili e sarà il mitico Gliso a ritirarlo per me.
Come sempre, quando torno da queste galoppate, dico a me stessa che è l’ultima volta, che non ne farò più…ma poi, sistematicamente, mi ritrovo iscritta a qualche altra gara e l’unica colpevole di questa o quella iscrizione è questa riccia e ciccia signora.
Ricordo una frase dettami in gara da un ragazzo di cui non ricordo il nome ma solo il viso: “ Chi vince Kathy, quello che arriva primo o quello che continua e va avanti con il suo passo?”
Non so dare una risposta esatta, so solo che, nonostante i pochi giri fatti ed i pochi chilometri percorsi io ho vinto, ma non quel premio tangibile bensì quelle belle emozioni, le sensazioni e l’assoluta ed impagabile libertà di essere me stessa.
Alla prossima avventura ragazzi
Kathy Pitton

Night on Bike- Cavriana





Non so chi sia più fuori, i ragazzi di Matteo dell’Emporio team che ne inventano una più del diavolo oppure io che, a ruota, li seguo in bike o quanto meno ci provo.
Era nell’aria da tempo questa novità ed eccola li, sulla homepage di Pianeta Mtb, quattro prove in notturna in centro abitato, nel cuore dei paesi tra stradine di ciotoli, giardini e violetti.
Ci vuole mica tanto a convincere Old Lady Kate e mi abbono al circuito, un poco per curiosità e molto per il fatto che, essendo di venerdì sera, non devo chiedere permessi al lavoro;
ma si deve fare sempre il conto con l’oste e se finisci di lavorare alle 17.30 e devi andare fino a Cavriana in provincia di Mantova devi correre, ma correre proprio tanto ed allora come si fa?
Si mette la divisa da ciclista sotto la divisa da marinaio sperando che non se ne accorga nessuno, carichi Valchiria e la sacca in macchina durante la pausa pranzo e via che si parte, imbocchi l’autostrada e tiè!!! Tutti fermi in colonna per lavori vari, vacanzieri in giro e traffico del fine settimana.
Andiamo bene.
Come faccio ad arrivare prima delle 19.00?
Appena riesco esco dall’autostrada e via lungo la tangenziale direzione Montichiari e poi giù di oi fino a Cavriana.
Parcheggio facile, verifica tessere con il sorriso di Matteo come saluto, due chiacchiere con Laura Moretta e Cristina Dusina, un saluto ad Alfio Montagnoli alle prese con microfono e casse ed è già ora di partire.
Mi dicono sia tosta…
E dopo 200 metri dalla partenza me ne accorgo da sola, stradine ciottolose e violetti rigorosamente in salita, discese velocissime con tanto di copertoni ammonticchiati per rallentare l’andatura dei più scalmanati, ghiaia dove devi galleggiare e la bici va dove vuole lei e non dove vorresti, un passaggio in piazzetta con un sacco di gente a guardare sti pazzoidi in mtb, due rampe di lancio da fare in apnea in salita ed altre in discesa che lascio fare agli altri e me le “scivolo giù” a piedi.
Un bel mix insomma, da fare e rifare fino al suono della campana che decreta l’inizio dell’ultimo giro al passaggio sotto lo striscione dell’arrivo.
Bella !!!
Non per me, (troppo “gnecca”) ma bella, mi sono divertita ed il risotto party alla fine è stato la ciliegina sulla torta.
E’ ora di sbaraccare Kathy, verso casa in un ora circa per dormire un pochino, ma solo un po’, anche perché alle cinque la sveglia suonerà di nuovo…
Chissà come mai non mi pesano mai queste levatacce quando c’è di mezzo la mia mtb…. Dai ora, a nanna, domani sarà un altra storia, una lunghissima storia di 24 ore in mtb.
Kathy Pitton

martedì 25 maggio 2010

Ho scritto un libro....un quasi libro.... questo qua insomma!!


Se non son matti non li vogliamo e chi mi conosce mi ha sempre classificata un pò fuori di melone.....
Però non mordo mica sapete? solo se mi fanno arrabbiare, allora scateno una guerra che Rambo sembra un pupetto dell'asilo nido in confronto.
Per tornare al titolo, ho raccolto quelli che definisco i miei raccontini piu belli di mtb( e che amici hanno definito tali)e li ho raccolti in questa pubblicazione.
Ai posteri l'ardua sentenza, io intanto continuo a pedalare, piano ma pedalo.

domenica 9 maggio 2010

Kathy sei un disastro!!!




Avete presente quei giocattoli a molla di una volta che li caricavi e loro andavano avanti fino ad incontrare un ostacolo ma, nonostante l’ostacolo stesso fosse insormontabile, continuavano ad andarci a sbattere una due tre quattro volte… e avanti fino ad esaurire la carica? Ecco, io sono cosi!
Un disastro mezzo annunciato perché lo so che non ce la faccio a fare le salite toste e se poi ci si mette anche una decina di giorni di pioggia praticamente incessante che rende il percorso una specie di pista da sci… andiam bene!
Ma la zucca dura che ho non si spacca neppure a suon di martellate ed allora mi iscrivo alla Conca d’Oro, già fatta due anni fa con relativa caduta ma almeno portata a termine.
Sabato mattina a preparare tutto, carico il camper e via verso la tangenziale perché non voglio fare le coste visto che non mi piacciono e già qua comincia ad andare tutto storto; sta di fatto che mi perdo il cartello della deviazione per la Valle Sabbia ed arrivo quasi sul Garda prima di riuscire a girare il bestione e tornare indietro.
Imbocco finalmente l’uscita giusta e mi riperdo il cartello per Odolo e finisco a fare un giro al lago d’Idro, cosi tanto per……
La scusa potrebbe essere che sono andata a vedere dove parcheggiare il camper per la 24h dei primi di giugno, sta di fatto che oggi sono persa in un mondo parallelo ed è meglio che rientri prima che combini qualche disastro con sto bestione di tre tonnellate e mezza!
Un neurone sperduto ha l’illuminazione di farmi girare verso Lumezzane ed eccolo il cartello con scritto Odolo!!!!
Meno male, cominciavo a pensare di chiamare aiuto… cosa che ho fatto in verità, con un paio di sms per chiedere “ma dove cavolo devo girare”????
Seguo le indicazioni per il parcheggio messe in paese dagli organizzatori e salgo su per la collina, parcheggio e ridiscendo in paese per fare la verifica tessere e ritirare il pacco gara, torno su e faccio mente locale: domani sarò cosi cotta all’arrivo che sto salita non la faro neppure con la funicolare, meglio trovare un parcheggio alternativo!
Riparto ed attraverso l’arco dell’arrivo e salgo dalla parte opposta della collina fino ad un parco con tantissimo posto per parcheggiare, bisogna fare solo un poco di attenzione al fango che poi non ti fa piu uscire se non a traino.
Ci metto quasi mezz’ora a rendermi conto che sono a duecento metri dal parcheggio di prima!!!
No no Kathy, non ci siamo proprio, ho ti dai una regolata o ti ricoverano alla neuro tra un po!
Nei camper vicini ci sono persone che conosco, si chiacchiera un poco poi decido di ritirarmi, un piatto di pasta, uno zapping veloce alla tele e qualche capitolo di un libro portato per l’occasione ed a nanna! Si fa prima a dirlo che a farlo… mi rivolto tutta notte nel letto, mi addormento e mi sveglio ogni mezz’ora, e che cavolo succede insomma????
Ho perfino l’impressione che dondoli tutto o forse è solo la suggestione della notizia della scossa di terremoto della sera prima con epicentro proprio Odolo, non lo so, sta di fatto che arrivo a mattina piu stanca della sera prima, cerco di svegliarmi con un caffè e la gran brutta idea di finire la pasta della sera … è ancora qua che va su e giu…..
Ad un certo punto mi bussano alla porta…o mamma è già arrivato Beppe, compagno di squadra e di avventura per oggi….ma sono ancora in pigiama! Lo spedisco a fare la verifica tessere cosi mi rendo quantomeno presentabile.
Poco dopo eccolo di ritorno e con lui Zambo e la Giusy che quest’anno farà nevicare visto che è alla sua seconda gara! Magra com’è sembra arrampicarsi come un gatto lungo le salite più toste, peccato abbia paura delle discese altrimenti sarebbe spesso a premio.
Caffè e torta di pesche per tutti e ci si prepara all’avventura distribuendo i depliant della nostra Rampigolem naturalmente e, cosi facendo, quasi facciamo tardi in griglia.
Tante facce note e la voce di Zaglio che mi chiama: sei venuta a tribulare un po’ Kathy???
Mi sa proprio di si sai?
Stranamente non sento quella sensazione allo stomaco che ho ogni volta che aspetto la partenza, è come se mi mancasse qualche cosa oggi; Giusy invece è eccitata, sembra voglia partire addirittura prima… la invidio un po’ e le faccio i miei auguri, vai vola ragazza.
Pronti via lungo la strada asfaltata, la velocità mi sembra da folli se penso che sono su due ruote di bicicletta eppure pedalo e cerco di star dietro a tutti loro…ma poi vedo la prima salita, asfalto e tornanti che mi ricordano tanto la strada per Polaveno; Beppe mi affianca dicendo che è già stanco ma mi semina poco dopo, qua l’unica già stanca sono io mi sa.
Da li in poi un susseguirsi di salite, strade sterrate e sentieri attraversati da piccoli torrenti, un continuo saliscendi che mi lascia senza fiato e le due moto dietro che fanno da chiudi pista non aiutano di certo il morale.
E tantomeno lo aiuta la frase” ma la finisci o ti fermi? Se no arriviamo alle tre..”
Quando passo il controllo chip dopo una lunga salita lungo uno sconnesso sentiero stavo già meditando il ritiro e poco dopo vedo Alberto scendere dalla strada che io avrei dovuto fare in salita… ha una faccia che non racconta nulla di buono.
Si ferma perché non si sente bene, una tosse che ricorda tanto una polmonite lo fa sobbalzare ogni volta che tossisce ed assieme torniamo verso il paese di Odolo, facciamo affiancati la lunga salita che porta al traguardo e, visto che Grazia è in giro a far foto, lo invito nel camper per riposare un po’.
Io sono stanca ma lui non si sente proprio bene; un the caldo, un aspirina ed una coperta calda di pile che lo avvolge e si addormenta per un po’…maglio cosi.
Nel frattempo faccio la doccia e mi vesto, metto la mia Valchiria nel gavone, ripongo tutto e mi siedo fuori con una tazza di caffè in mano a pensare, a rimuginare su questa giornata del cavolo.
Odio non finire ciò che comincio, è una forma di tradimento verso me stessa, mi sento decisamente col morale a terra…
Ci tenevo cosi tanto a riuscire a fare la valle Sabbia cup ma mi sa che non avendo fatto questa gara non riesco a finire il circuito ma più di tutto è la rabbia di non aver tenuto duro, di aver mollato, io, quella che dice agli altri non mollare mai.
Lo so che passa ma ora è cosi che i sento.
Quando Alberto si sveglia lo vedo decisamente meglio e gli presto la mia giacca visto che la sua è bagnata, me la renderà tutta profumata con l’ammorbidente( parole sue).
Mi siedo ad aspettare che qualcuno della mia squadra arrivi, leggo un po’ ma intanto penso a quella salita, se solo l’avessi affrontata con piu decisione forse, solo forse…
Arriva Ezio, il mio vicino e poco dopo Mauro ed ecco che spunta anche Giusy; tutti fanno la stessa faccia quando mi vedono li seduta gia cambiata ma l’unico a capire come mi sento veramente e Zambo, lui sa che covo una rabbia sorda dentro, è mio amico da tanto tempo e mi legge come un libro aperto.
Andiamo assieme al pasta party, le chiacchiere con Giorgio el Medicano e Silvia, finiamo la pasta e ci preoccupiamo per Beppe che ancora non si vede arrivare ed intanto uno scroscio di pioggia arriva… come se tutta l’acqua scesa nei giorni scorsi non fosse stata abbastanza.
Poco dopo uno squillo del telefonino avvisa dell’arrivo di Beppe sano e salvo e ci avviciniamo al parcheggio perché c’è un premio per il primo della squadra che ha passato il traguardo!!!
Riesco a chiudere la magnifica giornata con un ruzzolone nell’erba fangosa di una salitella fatta per tagliare un pezzo di prato per ben due volte e me ne torno al camper a cambiare la tuta piu mesta di prima, con Mauro Zambo che sopporta il mio ruggito isterico in silenzio.
Scusami Mauro, tu non centri nulla nella mia giornata no!
Arriviamo al parcheggio e con tanto di foto immortalo la consegna a Zambo di un sacco di patate, proprio un sacco di patate, come premio speciale! È stato forse l’unico momento della giornata in cui ho riso un attimo.
Tra una cosa è l’altra è arrivato l’ora di andare a casa, si riparte verso valle e verso il mio lago…quello giusto stavolta, ne Garda ne Idro mail mio Iseo.
Saluto i ragazzi con un sms, mi conoscono abbastanza bene da capire che ho bisogno di stare da sola e lungo la strada ho tempo per pensare un po’…. Forse è ora che appenda la bike al chiodo oppure che faccia altro….forse, solo forse.
Poi magari domattina sarò in bicicletta sotto un acquazzone dell’accidenti cantando a squarciagola fregandomene altamente del fatto che i vicini di casa pensino che sia matta da legare.
Kathy Pitton

giovedì 6 maggio 2010

Rampigolem news!!!




Nonostante manchino ancora due mesi alla partenza di questa 6° edizione della Rampigolem, il Comitato Organizzatore ha già messo all’opera “uomini e mezzi” per far si che, come ogni anno, la gara sia un successo.
Aperte ufficialmente le iscrizioni, non verrà comunque meno la qualità dei servizi che hanno contraddistinto le passate edizioni di questa affascinante gara che scala le pendici del Monte Guglielmo a Zone, con uno splendido colpo d’occhio sul lago d’Iseo.
Come per il 2009, resta valida è la convenzione stipulata con gli albergatori di Zone che darà la possibilità a chi deciderà soggiornare qualche giorno prima della gara del 4 luglio di partecipare alla stessa senza pagare l’iscrizione.
Ulteriori informazioni le potete trovare sul sito ufficiale della gara www.rampigolem.it

domenica 25 aprile 2010

Agnosine Bike, una spina qua ed una la….


Certo che bruciano le graffiate delle spine dei rovi selvatici, me ne sono tolta sette o otto dalle gambe e dalle braccia arrivata a casa dalla Agnosine Bike, sembra che abbia fatto una brutta discussione con un gruppo di gatti piuttosto maldisposti.
Se poi ripenso al momento in cui ho deciso di fare questa gara della Brescia Cup dove io centro come i cavoli a merenda mi vien voglia di prendermi a schiaffi da sola.
E tutto ciò per provare a fare la Valsabbia Cup; il bello è che la parte più tosta deve ancora arrivare, con gli amici del Gatto Giallo di Odolo alla Conca d’Oro ed alla 24h del lago d’Idro, la Rampinight a Preseglie ed un altro paio di cui non ricordo il nome ma è meglio cosi, vah……
Come dice mia figlia, devo essermi persa qualche neurone per strada e non me ne sono neppure accorta perché se pensassi un po’ prima di prendere certe decisioni sarebbe molto meglio per me, le mie gambe e tutto quello che ci sta attaccato!
Ormai è andata per cui partiamo con un poco di ordine: levataccia alle 5 e mezza, colazione, bike in macchina e via verso la città, appuntamento con Zambo a metà strada e lo seguo lungo le Coste verso la Valle Sabbia.
Due messaggi con la parte della squadra che se ne va sul Garda a fare la Paola Pezzo e piano piano ci avviciniamo a questo paesino dove anche i balconi sono in pendenza, o vanno in su o in giu….. Ma qua la pianura deve essere solo un concetto astratto, sono tutte rampe di lancio le strade…ed il giro di lancio sarà una bella scommessa da fare tutta in sella!
Numero da attaccare, il 920 che resterà mio fino alla fine del circuito nel caso mi salti in mente di farne un'altra della Brescia Cup, i convenevoli di rito con il caffè e la torta offerti dall’organizzazione ed è ora di far finta di fare i ciclisti seri, almeno per quanto riguarda me.
La ruota di Valchiria da montare, scarpette e casco e pronti via verso l’arco dell’arrivo.
E qua la cosa che mi ha fatto girare le scatole in questa giornata: un pinguino di uno, pancione, sigaretta in bocca e vino che gli usciva da tutti i pori visto il colore del naso se ne esce con uno: “ma per quelli da un certo peso in su fanno una categoria a parte”??
Zambo era poco più avanti, eravamo io ed un altro biker come me, non un fuscello di certo, ma persone normali che hano il coraggio di mettersi alla prova… mi sono fermata e gli ho detto bello forte e chiaro: “ Certo che abbiamo una categoria a parte, quelli con le palle!! Poi ne hanno fatta un'altra, la categoria dei rompi c******i che chiacchierano tanto ma che non sanno fare un cavolo”!!!!
Credo sia sprofondato talmente tanto da essere scomparso dalla faccia della terra sto testa di ********….lasom perder vah che è meglio!
Le nove e mezza arrivano in un attimo, giu per la discesa che sembra non finire più con i freni tirati che fumano, andiam bene!! Se poi penso che devo rifarla in salita, alla faccia del giro di lancio, non arrivo più neppure se mi spingono.
Ormai sono qua e devo finire per cui, con mooooolta calma salgo fin dove ce la faccio e poi a piedi e quando passo sotto l’arco con scritto arrivo e penso che sto solo cominciando un momento di sconforto mi viene ma non voglio mollare subito, vorrei almeno provare.
Sin dall’inizio sapevo che avrei fatto uno solo giro di gara sui due richiesti alle donne, devo essere al lavoro alle 13 per cui la prendo con la dovuta calma e piano piano cerco di salire per i sentieri e le mulattiere e devo dire che mi piacciono anche, forse perché ho il tempo di guardarmi attorno…ma ecco che sento il brommm brommm della moto che anticipa il primo, corre da far paura…….
Sento le prime spine mordermi le gambe quando cerco di far passare senza intralciare e sarà un susseguirsi di graffi e segni fino a quando il bosco non finisce e lascia il posto a quel sentiero scosceso che entra in paese.
L’urlo di Zambo che mi dice di non mollare mentre mi supera e si butta giu per quel sentiero come un matto scatenato, anzi un Demone rosso vestito, e cerco di seguirlo, rigorosamente a piedi fino alla scalinata…..
Poi un'altra scala ancora, e poi quella da fare con la bike in spalla in salita (con Sandro che mi da una mano), il passaggio dietro la chiesa e, finalmente, dico finalmente perché cominciavo a straparlare, l’arrivo passato mano nella mano con Giorgio el Mexicano, grande amico oltre che biker come me ( lui moooltooooooo meglio di me)!
Sono talmente stanca che non scendo neppure dalla bike, mi serve da stampella, saluto alcune persone e scappo alla macchina, scaravento tutto dentro Valchiria compresa, mi cambio almeno le scarpe e scappo verso valle e il mio lago.
Non ho il tempo di guardare le classifiche ma sapere dove sono è facile, basta girare la classifica a gambe all’aria, in fondo…..proprio in fondo ci sono anche io.
Guidando verso casa mi guardo per un attimo nello specchio e mi accorgo di avere il viso arrossato dal sole e le classiche righe della maglia sul braccio, l’abbronzatura da ciclista è già in agguato; mi passo le mani sui graffi, che bruciano, e cerco di capire se ci sono danni altre a quelli visibili… tutto ok sembra! Cervello a parte naturalmente.
Mia figlia è abituata ormai alle mie fughe precipitose casa/lavoro, bike/lavoro, gara/lavoro per cui come arrivo si incarica di scaricare la sacca mentre faccio la doccia al volo e mi infilo la divisa, 15 minuti ed eccomi trasformata da ciclista più o meno seria in marinaio e via, in servizio dalle 13 alle 19.
Ora, mentre scrivo, la stanchezza è davvero tanta ma sono, in fondo, contenta.
Una gara in piu che non era assolutamente nelle mie prospettive perché considerata troppo dura per le mie capacità, la possibilità di provare a fare questo circuito anche se la strada da percorrere è ancora molto lunga ma la voglia di provarci è grande come grande sarà la fatica.
Ma il solo pensiero di mollare, di smettere, un poco mi angoscia perché, come scrive un mio grandissimo amico, sarebbe come vivere senza passione e senza passione non si vive, si sopravvive e basta.
Kathy Pitton

domenica 18 aprile 2010

Ciao Vignalonga!!


Mi è mancata quest’anno, da matti.
E l’essere li al mattino a salutare gli amici ed i compagni di squadra che, in sella alla bike, erano pronti a partire, mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Il fare le foto della partenza non è il mio lavoro e neppure il mio hobby, il mio grande amore sono quelle due ruote dai copertoni artigliati, il fango che si attacca addosso a loro ed a me e l’assoluta sensazione di libertà che questo mondo mi da.
Ma il mio lavoro oggi non ha permesso che facessi parte di questa festa, alle 12 ero in divisa sul pontile di Iseo a far partire turisti più o meno per caso, ma il pensiero era la’, ad Adro, sotto quell’arco con scritto Arrivo….
E ricordo ogni singola Vignalonga, come se tutto fosse iniziato ieri… Vero Alberto?
Ricordi quando abbiamo iniziato ad andare in mtb?
Io che dovevo perdere peso e tu che consegnavi i giornali con la Graziella del Giornale di Brescia, se non ricordo male era gialla o giu di li.. e ti arrampicavi su per la strada di Polaveno con quella bici che di tecnologico avevo solo le tue gambe mentre io giravo con un vecchio cancello rosso che pesava mezzo quintale ed aveva un cambio solo e non funzionava neppure quello.
Quanti anni sono passati?
E quanti anni in meno avevamo noi due….
Eppoi ti sei inventato la Vignalonga edizione uno, tre percorsi uno sull’altro, lungo/medio/corto ed avevi girato giorno e notte per segnarlo con nessuno a darti una mano se non occasionalmente.
Ricordo ancora l’iscrizione di me stessa, Dado e Daniele Gatti, il caos della partenza in seguito al temporale della notte precedente e le piante cadute sul percorso e tu che avevi dormito praticamente sulla vespa per cercare di mettere tutto a posto, la decisione di annullare il percorso piu lungo e la partenza dall’Acquasplash di Cortefranca con i colombiani in prima fila.
E noi tre tapini a perderci lungo il percorso perché non si vedevano bene le fettucce e quei km fatti in più con quello della moto che ci rincorre ad un certo punto per farci tornare indietro e l’arrivo al traguardo con Dado e Daniele che, cavallerescamente mi spingono avanti per farmi arrivare prima! Ed avevi finito tutto al ristoro ed avevo fregato le brioches dallo zainetto di mia figlia.
Poi l’edizione due, sempre da Cortefranca ma con partenza dalla via dietro le scuole ed un percorso che faccio tutt’ora tanto era bello; i tavoli sotto il portico del municipio per il pasta party e ti eri dimenticato trecento panini col salame sotto i tavoli……
E’ stata anche l’edizione in cui mi hai dato la prima maglia nera ufficiale ed un vaso di terracotta che ho ancora e che ho sempre considerato un premio alla tenacia.
Poi le due edizioni seguenti ad Adro, sempre da maglia nera ma portate a termine a testa bassa e chi se ne frega se arrivo ultima….
Anche col pasticcio dello scorso anno quando da due percorsi ne sono saltati fuori tre!!
Ma al di la di tutte le edizioni passate quella di quest’anno è quella che mi dispiace di più, primo perché non c’ero e secondo perché leggo che non la farai più.
Capisco la tua delusione perché c’erano molte meno persone dello scorso anno ma tre gare in concomitanza a pochi km l’una dall’altra non sono cerro l’ideale.
Il fattore clima poi ha giocato un ruolo decisamente determinante, so di molta gente iscritta che non si neppure presentata alla partenza, vuoi la pioggia del giorno prima, quella della notte, il cielo plumbeo del mattino ed ho sentito uno dire che non correva perché nell’aria ci sono anche le ceneri del vulcano finlandese……
Poi, forse, un'altra cosa ha fatto, per cosi dire “scappare” molti…. La tua Vignalonga è dura Alberto e lo sai!!!
Ho scritto Dura non brutta, anzi è un percorso bellissimo, mai uguale, scorci di panorama da foto ed un immersione full nella Franciacorta ma con un po’ di pioggia si trasforma in un percorso micidiale, adatto solo a quelli che hanno un “manico” della madonna….
I ciclisti come me, quelli che se la prendono…comoda, hanno non pochi problemi a finire la tua gara a meno che non siano come la sottoscritta, gnucchi e testoni che non mollano mai.
Probabilmente, se fossi stata alla partenza stamattina, non l’avrei finita oppure sarei stata in giro cinque ore, tenendo in ballo anche tutta l’organizzazione e sebbene sia abituata a far parte delle classifiche leggendole alla rovescia, mi dispiace tantissimo far aspettare tutti, vuoi perché se ne tornano tutti volentieri a casa dopo una pedalata del genere, vuoi perché di domenica la maggior parte “media” con la famiglia/mogli/figli/compagno/compagna la passione per la bike e magari il pomeriggio deve andare a portar loro al cinema….. sai com’è, non tutti sono come i nostri a casa che si preoccupano quando NON VAI IN BIKE.
Non sono nella posizione di dirti fai cosi o fai cola, ci mancherebbe ma mi permetto di dire una cosa: il Gliso vulcanico che conosco da trent’anni non è quello che molla, è un gnaro testone che mentre ne fa una, tre le inventa, due le sta studiando ed un altro paio stanno germogliando… vedi come hai tirato assieme il Cross delle Torbiere in quattro e quattr’otto!
Comunque vada Alberto, quando parlo con amici delle gare che faccio ( e mi porto a casa sempre della matta scatenata…vista l’età), ho sempre citato le mie “performance” alla Vignalonga con le relative maglie nere, e le ho tutte, con orgoglio, perché?
Perché io c’ero.
Sinceramente spero di poterci essere ancora.
Alla prossima
Kathy Pitton

domenica 11 aprile 2010

2° Green Bike


Non mi è ancora passato il dolorino da sella di giovedì e della mia “cavalcata” in sella a Merlino per le colline di Forli che eccomi alle sei e mezza di domenica 11 aprile a mettere bike e sacca sul camper e partire, un freddo che sembra tornato l’inverno e le prime gocce che promettono giornata uggiosa sul parabrezza, e dirigermi verso Gottolengo, bassa bresciana, per partecipare alla seconda Green Bike, prova dell’Oglio Chiese Challenge.
Riesco anche a perdermi in una stradina di campagna e far retro marcia col bestione non è cosi semplice…. Però riesco a non andare a navigare nel fosso li accanto e, finalmente dopo quella che mi sembra un eternità, arrivo in paese e trovo l’oratorio ed il parcheggio… bastava seguire le altre macchine con le bike sul tetto…. Kathy cominci bene stamattina!!!!
Un caffè mi ci vuole per svegliarmi in via definitiva, due chiacchiere con i ragazzi del Montirone e via a prendere il numero, verifica tessere compresa.
Torno al camper per scaldarmi un po’, un in bocca al lupo a Zambo che è a fare la Brescia Cup ad Urago Mella via sms e passo il tempo che resta, poco per la verità, a decidere se metto l’invernale o i pantaloncini corti…..troppo freddo per i miei gusti, pantaloni lunghi e via…..e comincia a piovere!
Ma no dai cavolo!
Mi metto anche l’anti acqua và, male che vada lo tolgo più avanti.
Due pedalate per scaldarmi, Graziano Cantoni a farmi compagnia per un momento ed ecco che ci chiamano in griglia; partenza per categorie scaglionati ogni due minuti e le donne sono ultime con i senior.
Via che si parte, strade sterrate lungo i fossi e poi quel grande campo, tutto fettucciato, sembra non finire più… e faccio scappar da ridere a quelli della Croce Rossa per come “affronto” le curve strette, rido al pensiero…. Lasciam perdere va che è meglio! Imparerò mai.
Poi quel lungo tratto nel campo con l’erba alta, una strettissima striscia dove passa giusto la bici e se arrivano quelli dietro più veloci son guai…e non faccio in tempo a pensarlo che arriva la moto dei primi… e va bene che sono partiti 15 minuti prima di noi ma porco diavolo volano davvero!!
Mi dispiace sempre stare in mezzo alle scatole e loro vogliono correre e vincere e spesso mi fiondo in mezzo all’erba per farli passare… ormai lo sanno e passando mi dicono anche Grazie Kathy!!!
Dai dai ragazzi che tanto io arrivo lo stesso, basta non prendersela.
Poi quel campo arato, quella terra bella morbida con le zolle smosse dall’aratro, una goduria affondarci dentro con le ruote e poi di nuovo strade bianche e quei due ponticelli poco prima dell’arrivo….
Pronti via, altro giro altro regalo.
Stessa sorte, piano piano mi rifaccio il percorso cercando di non intralciare i veloci e facendo il possibile per fare la mia gara, rispondendo alle battute e sorridendo ai fotografi.
Io mi diverto cosi; spesso mi porto a casa della matta scatenata un po’ fuori di testa ma in fondo penso che siano solo un poco invidiosi, io vivo bene nella mia pelle, vivo le mie emozioni per quelle che sono, emozioni, ed è cosi bello essere consapevoli della propria esistenza.
Passo il mio traguardo vittoriosa, due parole con una ragazzina che è una promessa della mtb, Stella, ed il suo nome è già una promessa…. Sarai una grande tra non molto, hai una determinazione negli occhi di quel viso dolcissimo che ti rende speciale: continua cosi, hai in me la tua più grande tifosa!
Valchiria al suo posto nel gavone del camper, una doccia bollente ( ustionante per la verità…ho sbagliato a regolare la temperatura), una ripulita alla veloce e si va al ristoro dove trovo una crostata da favola, buona da morire! Consegno il numero, ritiro la mia tessera e mi avvicino a Matteo dell Emporio Team per salutarlo… e mi dice: ma se vai via a chi lo diamo il premio?
Perché, sono a premio?
Ma non premiate solo le prime tre?
Invece no, tutte premiate le donne!!
La voglia di restare è tanta ma devo essere al lavoro all’una e mezza!!
Presto fatto, fanno le premiazioni delle donne per prime ed eccomi a ritirare il premio per la mia “fatica”! mi dispiace solo che Laura Moretta sia andata già via, forse era stanca… dopo il suo bellissimo viaggio in Australia!!!!! Non credo di aver mai invidiato tanto una persona… Sidney…..che voglia di partire!!
Bene, ora si torna a casa di corsa, ma proprio di corsa; arrivo nel parcheggio di casa mollo il camper, mi precipito di sopra mentre tolgo la tuta al volo su per le scale con mia figlia che mi rincorre…. Esattamente sette minuti dopo esco dalla porta in uniforme, gonna e tacchi ma senza rossetto… non ne ho il tempo ed all’una e mezza sono regolarmente in servizio a sostituire la mia collega Michela, quel tesoro di ragazza che mi fa il favore di lavorare al mattino lasciandomi il turno pomeridiano cosi posso scorrazzare in giro per campi di gara in mtb!!
Adesso mi resta la bike da pulire ed un sacco di roba da lavare per far si che domenica sia tutto pronto per un altro posto da vedere, per un altra strada bianca da percorrere con le mie ruote grasse perché c’è un circuito dal nome che mi incuriosisce…. Martesana.
Vedremo com’è.
Kathy Pitton

venerdì 9 aprile 2010

Divagazioni……….. su strada


8 aprile, giovedì:giorno di riposo o almeno cosi dovrebbe essere ma tant’è che eccomi in macchina alle 10.30 del mattino ad imboccare l’autostrada a Rovato, direzione Forli.
Una marea di km per andare in Romagna ma non in vacanza bensi per fare una gara su strada, il 9° Gran Premio Estense.
La mia prima esperienza di gare su strada era stata ad Occhiobello, Rovigo, il 13 febbraio scorso e mi era piaciuta e la voglia di riprovare la sensazione di velocità che mi da questa bicicletta è grande e cosi, Merlino in macchina e via.
Mi sembra cosi strano smontare queste ruote tanto sottili e leggere in confronto a quelle della mia Mtb, due modi diversi di fare bicicletta e, naturalmente, due biciclette diverse tra loro.
Arrivo a Villagrappa verso le 14 e mi piace questa distesa di alberi da frutto, sembra vagamente di essere nelle valli di Calino, al posto dei vigneti alberi a perdita d’occhio; bello attraversare queste collinette su stradine strette al cui fianco si trovano lunghi fossati per irrigare i campi, ci passa una macchina sola per volta ed incontro decine di ciclisti che passano la loro pausa pranzo in sella.
Mi ci vuole un po’ per trovare la sede del centro sociale dove si fanno le iscrizioni e mi accoglie una rubiconda e simpatica signora che in accento romagnolo mi dice: soccia…..le ben la c’fan tot….
Qualche volta mi servirebbe un interprete…
Comunque, numero 3 da attaccare alla maglia, rigorosamente a sinistra cosi lo leggono i giudici Uisp al passaggio sul traguardo e via a preparare me e la bicicletta.
Mi sembra passato solo un attimo e già ci chiamano in griglia, si parte per categorie e le donne con i G5/G6.. praticamente i nonni o giù di li… ma solo per l’anagrafe però perché partono come delle schioppettate e non li vedrò quasi più fino all’arrivo!
Com’è diverso dalle gare in mtb, velocità e asfalto, e mi ci vuole un momento per capire come fare, i cambi sono diversi e cerco i freni dove non sono, meglio far mente locale e cercare di non cadere e fare danni.
Un lungo rettilineo, una curva secca a destra e via su per la salita che sembra facile ma arrivo in cima con la lingua a penzoloni… e poi giu per una discesa dove vanno tutti sparati come delle pallottole e quando guardo il contachilometri mi viene un attacco di strizza… alla faccia!!!!
Tiriamo i freni va che è meglio.
Lascio che il gruppo “scappi” davanti a me, dieci giri del percorso non sono pochi e alla fine saranno 63 km da fare, mica pochi per me.
Anche se tutto è più veloce ho comunque il tempo per me ed i miei pensieri e mi guardo attorno, assimilo i colori e le sfumature di questo paesaggio che non conosco e riesco anche a schivare tre galline brune che attraversano la strada tra una cascina e l’altra; vedo alcuni anziani che lavorano nell’orto e dei ragazzini che giocano a bordo campo con un vecchio pallone e sorridono quando passo.
La partenza a scaglioni fa si che lungo il percorso ci sia sempre qualcuno e ad un certo punto mi passano tre e mi dicono “attaccati dai”.. facile a dirsi ma a farsi un po’ meno… dopo dieci minuti ho il cuore che esce dalle orecchie urlano “ ma azzzz Kathy, piantala che stò scoppiando”!!!
MA STI QUA AL POSTO DELLE GAMBE HANNO LA MOTO DI VALENTINO ROSSI O COSA????
Eppure continuo a pedalare e macinare chilometri e quando passo dal traguardo e finisce tutto è come quando ad un bambino togli il giocattolo preferito, quasi mi dispiace.
Torno alla macchina, due chiacchiere con i vicini di parcheggio, un cambio veloce e via alle premiazioni….. sono seconda!!! Ed un po’ mi gaso anche!
E sono seconda anche nel circuito di appartenenza della gara, il Memorial Menegatti.
Magari non sarà una gara titolata nazionale, ma è pur sempre un traguardo raggiunto e se penso che fino a 12 anni fa la bicicletta era solo un mezzo per andare in paese a prendere il giornale un poco sorrido….
E’ proprio vero che ad una certa età si torna ragazzini e se ripenso a quante volte ho demolito la Graziella di mia madre per fare cross nel campo di fronte alla Resinex ….( questo pezzo lo capiranno solamente gli iseani), oppure nei canneti a Sassabanek o alle buche al Ciochet…..
Ma lasciamo il passato dove deve stare, nei ricordi.
Carico tutto in macchina, chiedo un aiuto al navigatore ed inizio il viaggio verso nord alla volta di casa; la stanchezza è tanta e le soste per un caffè lungo la strada saranno molte e quando arrivo è notte fonda.
Il caldo dell’acqua della doccia e del mio letto poco dopo sono un ulteriore premio, chissà perché scricchiolo sempre tutta dopo una gara… ma è bello addormentarsi con un sorriso.
Ma quando mi sono svegliata stamattina l’unica cosa a cui ho pensato, a parte i sette o otto caffe per svegliarmi, è stata: stasera scarico con Valchiria per vigneti e neanche un pezzetto di asfalto se non giusto quello per uscire dal garage ed attraversare fino al campo dall’altra parte della strada…..
La bicicletta da strada è bella… ma ti devi fermare di fronte ad un sentiero scosceso, mentre con Valchiria posso andare e scoprire ogni angolo di mondo e non mi fermerò mai, fino a quando non avrò raggiunto l’orizzonte.
Kathy Pitton

lunedì 22 marzo 2010

Granfondo 3 Comuni Memorial Ugolini

Una montagna come casa.


Chissà perché, quando accade qualche cosa, quando ti senti persa, torni a casa o in quel luogo in cui ti sei sentita protetta.
Ed un solo posto al mondo mi ha fatto sentire cosi, è un piccolissimo angolo sulle montagne del mio paese natio, una casetta di legno e pietra ferma nel tempo e lontana da tutto, dove si sente solo il gocciolare della neve che si scioglie ed il vento che urla tra le pareti di roccia, sullo Jungfrau.
Per salire fin quassu ci si inerpica lungo una vecchia strada e solo ruote artigliate e pesanti riescono a vincere la pendenza e lo spessore della neve che si presenta in uno strato reso duro dal gelo; e giunti in cima, dove la strada scompare e gli alberi si diradano, a piedi con lo zaino a spalle si va avanti per quello che sembra un lungo tempo ma che, in chilometri, son pochi.
La chiave appesa dietro all’unico scuro aperto come un occhio sulla vallata sottostante, stà li da almeno 50 anni, ed il cigolio della porta di legno gonfiata dall’umidita mi danno il benvenuto nel silenzio più assoluto ma all’interno, il cui unico chiarore è la luce che entra dalla finestra, trovo quel mondo di ricordi e di calore che fanno parte del mio passato e di tutta la mia vita.
Una sola telefonata giorni fa per chiedere “il permesso” di raggiungere questo angolo di mondo e la certezza di trovare un nido quassù, un posto tutto mio dove pensare e guarire quelle ferite che non si vedono ma che fanno più male di quelle che sanguinano.
Una montagna di legna per scaldare la stanza, vecchie coperte fatte a mano con lana grezza ma caldissima, tappeti dai colori sbiaditi dal tempo a rendere accogliente l’ambiente rigido e freddo di questa vecchia baita di montagna ed un armadio di legno dipinto che racchiude al suo interno un piccolo tesoro di cui cibarsi….
I miei “fratelloni” d’oltralpe , quelli che ancora ora a quasi 50 anni mi chiamano “piccola”, quelli che mi hanno curato le sbucciature sulle ginocchia a 5 anni cercano ora di curare quello che non si vede, quello che mi rattrista, lasciandomi sola con i miei pensieri nella solitudine più assoluta del silenzio che urla più di mille sirene dentro la mia testa.
Cinque giorni il cui unico contatto con il mondo sono stati alcuni messaggi con il telefono, cinque giorni per decidere che, comunque, vale la pena di vivere ogni singolo momento anche se fa male e vorresti scappare, che vale la pena soffrire un po’ se poi vedi la felicità nello sguardo di un'altra persona a cui daresti la tua vita se la volesse, una piccola frazione della mia vita vissuta per comprendere che nulla di quanto ci accade è dovuto al caso ma stà scritto nel nostro destino anche se, ne sono convinta, solo noi siamo gli artefici di tutto questo.
Ed allora scendi a valle lasciandoti alle spalle una montagna di emozioni, ricordi e rimpianti, metti nello zaino le tue cose ed in un angolo del tuo cuore chiudi un cassettino con dentro tutto e decidi di tornare e riprendere la tua vita da dove l’hai interrotta…..
Devo correre e correrò fino a quando non troverò un poco di pace interiore.


….credo che l’allontanarmi da tutto e da tutti mi abbia fatto bene, mi sembra di avere di nuovo delle solide radici sotto i piedi e di non vacillare piu.
Ed allora posso tornare a casa, tra le mie cose ed a guardare due occhi azzurri che mi sorridono quando entro dalla porta, gli stessi due occhi che capiscono molto di più di quello che normalmente si potrebbe chiedere ad una ragazzina; e quel suo “ ti ho lavato Valchiria mamma” mi stringe il cuore e l’abbraccio stretta stretta.
Passa cosi poco tempo ed eccomi a caricare bike e sacca sul camper e ripartire verso la pianura della bassa Lombardia, lungo il Po, dove fanno la Granfondo dei tre comuni, memorial Ugolini, ultima prova del River Marathon Cup.
Le ho finite tutte quest’anno, nonostante la brutta caduta alla Aironbike, il vento di Asola e la neve di carpi alla Fosbike; non ha piovuto negli ultimi giorni e gli Slowbikers hanno provato il percorso di quest ultima prova trovandolo scorrevole e veloce.
Poco alla volta il parcheggio preso il centro sportivo si riempie e si trasforma nel solito e colorato accampamento, siamo zingari e girovaghi per amore….della mtb!
Due passi fino alla piazza della partenza, un caffè guardando la piazza che rivedo da anni ormai anche se, da sola, non è cosi bello come quando avevo il mio compagno di squadra ed avventure Dado con me, ma presto anche lui tornera a correre perché, quando si ha una passione, non la si può tenere dentro, nascosta, deve uscire e trovare il suo spazio.
Me ne torno al camper per leggere un po’, ascoltare un poco di musica e riposare.
Come ogni volta l’alba sembra raggiungermi di corsa e la sveglia me la danno le voci di quanti, arrivati presto, hanno parcheggiato accanto a me, un caffè veloce ed a prendere il numero, il 391 stavolta.
I saluti e lo scambio di battute fanno da cornice al prepararsi; di fronte a me fabio Pasquali con la compagna con cui scambio due chiacchiere e poi via, verso la linea di partenza e le griglie di partenza sperando che quelle quattro gocce di pioggia che ho sentito siano solo un illusione; per scaramanzia metto il giubbino anti acqua nella tasca posteriore della giacca ma spero proprio di non doverlo togliere da li.
Siamo in tantissimi e la voce di Alfio ci tiene compagnia mentre le note di Tunderstruck degli AC/Dc esce dalle casse mentre arrivano le 9.30 e la partenza di questa nuova avventura o sfida che sia.
Non ho il mio ipod oggi, sarà la mia testa a decidere quale sarà la colonna sonora di questa domenica mattina e forse I wanna be a rock’n roll singer è quella giusta mentre pedalo.
Via lungo l’argine per il giro di lancio di 5 km che serve a sgranare il gruppo e lascio correre la strada sotto le mie ruote con calma, lascio sfilare i ragazzi che vogliono dare tutto e subito, prendo il ritmo che sarà mio fino alla fine e nel ripassare sotto l’arco dell’arrivo inizia il lungo giro di questa gara, su e giu dagli argini e sulle strade bianche che li costeggiano.
Tanti sono fermi lungo il percorso, forature o rotture e mi dispiace, finiscono anzi tempo la loro avventura ed è sempre un peccato doversi fermare.
Chissà perché ogni gara mi permette di pensare e di ragionare su tante cose; lascio gli altri a correre per raggiungere traguardi e posizioni in classifica, il mio correre altro non è che il raggiungere qualche cosa di poco tangibile ma non meno importante: la serenità interiore.
Ed il come la raggiungo a volte è un mistero anche per me ma so’ solo che stò cosi bene quando arrivo al traguardo e che quello star bene dura per giorni interi.
Poi ecco che all’improvviso i pensieri vengono distratti da un movimento, da un piccolo tesserino che , spaventato a morte da tutta sta gente, mi passa prima accanto e poi mi attraversa la strada: una lepre dalle lunghe orecchie!!
Mi è capitato spesso di vederne girando per le campagne ed una volta, investendone una in pieno, l’ho pure portata a casa per poi scoprire,con parecchio sconcerto, che era viva e vegeta e che, come ho aperto lo zaino, si è data alla fuga saltando qua e la!
Passa il tempo e macino km e non sono stata ancora doppiata ma non faccio a tempo a formulare il pensiero che super Fabio Bionic Man mi passa accanto seguito a ruota da altri due… Fabio Vai vai…..
Uno dei suoi segugi gli chiede”ma a te fanno il tifo anche i doppiati”?
Non ho sentito la sua risposta ma rispondo io….: gli faccio il tifo perché se lo merita, perché è una bella persona e perché ho l’abitudine di guardare le persone negli occhi e quello che vedo nei suoi mi piace ed è bello.
Punto.
Arrivo, doccia, pasta party al tavolo con Angela Peroboni con cui chiacchiero mezz’ora aspettando le premiazioni.
Come all finisher ho diritto allo zaino del circuito e sono soddisfatta cosi, era uno degli obbiettivi 2010 e l’ho raggiunto ma quello che non mi aspettavo era di essere a premio perché le donne, poche come sempre, le premiano tutte.
Le foto, gli applausi e tutto finisce con il saluto agli amici, un bacio a Vania con l’arrivederci alla 24h di Idro in giugno e si torna verso il parcheggio, è ora di partire.
Lungo la strada la musica mi tiene compagnia ed i pensieri sono liberi di andare, mi piace sempre questa sensazione di libertà, questo girovagare da un luogo all’altro per correre e scoprire posti nuovi; guardando nello specchietto retrovisore vedo arrivare un “branco” in moto, sono un numero infinito in formazione a V, il capo davanti con la sua donna sul sellino posteriore e tutti gli altri schierati ad occupare tutta la parte centrale dell’autostrada.
Li guardo passare, con i loro giubbotti in pelle, il casco e gli occhiali, sembrano guerrieri di un mondo perduto e non posso non ripensare ad un tempo lontano, 30 anni fa, in un'altra vita, il rombo di quel motore sotto la sella……sempre due ruote erano.
Ma quella è un'altra storia, ora le ruote sono sempre due ma il motore non sta sotto la sella ma sopra e sono io.
Kathy Pitton

domenica 14 marzo 2010

Fosbike…….senza fosso!!

Alcune gare le ricordi perché hanno un particolare oppure è il nome che ti affascina ed allora decidi di farla; altre volte ancora sei talmente abituato ad iniziare la stagione con le gare di pianura che ti iscrivi ad un circuito come se fosse un dovere/piacere ed è quello che capita a me ogni anno con la Fosbike.
Terza prova del River Marathon Cup e seconda prova del Prestigio Mtb eccomi in quel di Carpi ieri sera alle sei, camper parcheggiato tra molti altri e due passi fino alla sede della Polisportiva San Marino per vedere se è possibile ritirare già da ora il numero per la gara di domani mattina; mi dicono di no ma l’occasione è buona per far due chiacchiere con Stefano, uno degli organizzatori, e dargli la bottiglia di Franciacorta come omaggio da parte del G.C.Iseo oltre all’invito a partecipare alla nostra Rampigolem del 4 luglio prossimo.
Stò cercando di allargare i confini strettamente regionali della nostra gara, di farla conoscere e, magari, di far conoscere un poco di più anche la nostra zona geografica, conosciuta si per il vino ma c’è molto altro da vedere e scoprire.
Comunque sia, bottiglia consegnata e ritorno alla mia casa viaggiante, un piatto di pasta in solitaria ed un po’ di tempo a far zapping col telecomando, ma è uno sport che non mi piace proprio, spengo tutto e dopo una lunga ed animata discussione con la bombola vuota del gas che non voleva saperne di farsi cambiare, accendo la stufa e vado a dormire non senza aver dato uno sguardo al transatlantico parcheggiato accanto a me, un mastodonte con garage, officina e non so che altro al suo interno!
Chissà perché il mattino sembra sempre corrermi incontro quando sono in giro per gare da sola e mi accorgo che non è stato il suono della sveglia a svegliarmi ma le chiacchiere dei tanti bikers arrivati nel frattempo, il parcheggio è strapieno di gente che va avanti ed indietro, di bike scaricate dalle macchine e numeri da attaccare.
Il mio è il 539 e lo attacco a Valchiria, una controllatina alle gomme ed alla catena ed eccola pronta a partire; preparo la ciclista qua presente e via che si parte, qualche km per scaldare le gambe che fa un freddo dell’accidente.
Nell arrivare ieri la cosa che mi ha colpito di più è stata la neve che da noi è sparita quasi subito ma qua è ben presente sia lungo la strada che sul percorso; mi dicono che fino a mercoledi ne avevano 50 cm e pensavano di dover rimandare tutto.
Quando mi avvicino alla linea di partenza noto una cosa: il famoso fosso da attraversare a piedi 100 metri dopo la partenza stessa è pieno di acqua gelata ed hanno posizionato l’arco gonfiabile a lato del prato… peccato cavolo, era la particolarità di questa gara il dover scendere pochi metri dopo essere partiti per saltare quel fosso e poi via!
Ma credo proprio che con tutta quell’acqua e la neve sarebbe decisamente improponibile rischiare di bagnarsi a pochi metri dal via e dover fare 50 km di gara poi.
In griglia un sacco di facce famigliari, Natale mi chiama e mi saluta mandandomi un bacio ed aspetto il via chiacchierando con Eugenio del più e del meno.
Via che si parte, occhio a non agganciarsi e cadere subito!
Strada asfaltata per i primi chilometri e poi inizia un mare di fango, neve ed acqua gelata!
Giro a destra e la bici va a sinistra, metto i piedi a terra e sprofondo fino alle caviglie in una melma gelata di neve sciolta e fango, esco dal sentiero perché mi pare che l’erba sia meno faticosa e mi trovo nelle pozzanghere sulle quali si stende una crosta di ghiaccio che rompo con le ruote della bici…. Che roba!!!
Ma li, a testa bassa, ad andare avanti.
E quando arrivo sulla strada asfaltata e vedo un gruppo che va a destra mentre le frecce indicano a sinistra un po mi arrabbio ma vado avanti a piedi dove non riesco a pedalare e, porco mondo io non taglio il percorso, faccio un giro solo e quando arrivo arrivo!!!
E sono quasi sulla strada nuovamente quando arriva l’uomo bionico, Fabio Pasquali, sembra Robocop!
Come diavolo faccia a volare sopra il fango non lo so, lo invidio e lo ammiro allo stesso tempo e spingo avanti la mia Valchiria sorridendo a Stefano che fa la staffetta da un incrocio all’altro in moto da cross.
Ed i km scorrono piano sotto le ruote ma scorrono ed ecco il cartello degli ultimi due chilometri e, poco dopo, la linea del traguardo.
Sono stanca e le gambe fanno male ma è bello sentire il proprio nome ed il nome della mia squadra dal microfono dello speaker ed intravedo un viso famigliare, una persona di Iseo che fa foto e mi chiama e facciamo due chiacchiere: sono qua per una manifestazione in un paese poco lontano, hanno visto tutto l’ambaradan della gara ed han deciso di fermarsi a curiosare.
Porto Valchiria al lavaggio ma, dopo aver visto la coda le faccio fare un tuffo nel ruscello li vicino, giusto per togliere il più grosso del fango ed altri seguono l’esempio; non è che si pulisca proprio bene ma almeno la metto nel gavone del camper con un paio di kg di fango in meno sulle ruote, il resto lo farò con calma a casa.
Doccia bollente e via al pasta party che è un polenta party in verita: un piattone di polenta morbida con sugo e formaggio….Buona!!
Guardo le premiazioni, applaudo alle ragazze, un saluto a Naty che torna verso la macchina con me ed è ora di tornare a casa con calma.
I Genesis mi fanno compagnia lungo la strada ed accompagnano i miei pensieri; se potessi tracciare la strada che seguono nel loro vagare sarebbero mille arabeschi, a volte colorati a volte grigi.
Oggi avevano un colore opaco, forse come sono io ultimamente; sorrido certo, parlo con i miei mille amici, scherzo sul fatto che qualche volta le lumache vanno piu veloci di me ma come lascio tutto questo mi sento un po’ sperduta, come se non avessi più le ali per volare.
Vorrei tanto prendere quel raggio di sole lassù e tenerlo stretto ma mi sa che devo raggiungerlo pedalando e Valchiria mi darà una mano.
Kathy Pitton

sabato 13 marzo 2010

Crono a squadre Brescia Cup



“ …e vacci dai che domani la racconti”.
E sono state forse queste parole di Fabione Casali a farmi decidere in via definitiva di partecipare a questa 2° Conosquadre a Montichiari, sede niente popo di meno che degli Internazionali d’Italia, gara valida come prologo per la Brescia Cup.
Ed il tutto è iniziato con un pasticcio di iscrizioni dove io facevo solo da supporter e fotografa alle due squadre iscritte, poi invece uno non poteva, l’altro ha il raffreddore ed un altro ancora il braccio al collo ed ecco che, venerdi mattina alle otto mi arriva il messaggio di Gabriele con scritto “ tieni pronta la bike”!
Mi è venuto il mal di stomaco!
Non sono capace di fare le partenze a razzo, non sono un razzo in salita, ho paura nei passaggi troppo tecnici e le scale, oddio le scale….. sono sempre state il mio incubo peggiore.
Dopo un ora contrordine ed ho tirato un sospiro di sollievo, ma dopo neanche un ora di pace ecco la chiamata alle armi: serve alla squadra, due staffette iscritte e manca il sesto.
Non sono neppure riuscita a pranzare dalla strizza! E adesso che faccio?
Mi schianto di sicuro…….
Poi il messaggio di Fabione su Facebook ed altri amici che dicono: ma dai, fregatene, fai fin dove arrivi e basta…..
Ed alle 16.30 fuori a razzo dall’ufficio ed a casa di corsa, Valchiria già pronta in garage che sembra ammiccare per questa nuova avventura, mi vesto da ciclista e via, alla volta di Camignone dove mi trovo con Zambo e si parte alla volta di Montichiari.
Il terzo componente della nostra squadretta è Giuseppina Ferrari, poche gare all’anno ma veloce in salita anche per il fatto che pesa la meta di me; certo che siamo un bel trio, Zambo che va come un treno e che deve andar piano ed aspettarci, Giusy che va velocissima in salita ma che le discese e le scale le fa a piedi ed infine io, Old Kate che va piano in salita, lascia andare in discesa e che le scale le fa……….finalmente le fa!
Comunque andiamo per ordine.
Arrivo e parcheggio, verifica tessere con il solito caos perché abbiamo cambiato i nomi dei componenti delle squadre e ad un certo punto l’addetto ci chiede: ma si può sapere chi è rimasto degli iscritti originali?
Meno male che ci facciamo una risata sopra e, per chiudere le operazioni burocratiche, ci concediamo anche un caffè al ginseng per tirarci su di morale.
Giusy arriva dopo mezz’ora circa e mesta mesta ci avvisa di aver dimenticato il casco!!!!
E adesso che si fa?
Senza non si parte ed in due la crono non può partire, pena la squalifica.
Meno male che i ragazzi della RS Bike di Rodengo Saiano risolvono tutto prestandone uno per la durata della gara e via a provare il percorso, poco meno di tre chilometri da fare a tutta.
La salita alla rampa del castello è dura, poi un fettucciato tra le piante e le prime scale che tutti o quasi fanno a piedi, troppo ripide e corte; una discesa lungo un sentiero bagnato e poi la salita chiamata “delle bestemmie” e capisci il perché quando ci sei sopra!
Hanno gettato della segatura per far assorbire l’acqua ma è ripida e si scivola e mi consolo nel vedere che non sono solo io a farla a piedi e quei pochi che la fanno in sella sono proprio dei draghi.
Poi giu ed in fondo alla strada quel ponte di legno che mi sembra la pedana di lancio di un missile!
Zambo la fa senza fatica, per me è una scalata da fare a piedi ed il problema è scendere dall’altra parte… tipo slitta col fondoschiena, tra i sorrisi dei presenti ed il “ vai Kathy….”! di non ricordo chi ma sono queste le cose che mi fanno andare avanti perché se non hai velleità di classifica è l’atmosfera che respiri che rende questo sport unico ed irrinunciabile.
La discesa subito dopo la rampa di legno è quella che porta al traguardo ed alla fine delle fatiche ma in fondo eccola la mia nemesi: le scale!
Una lunga serie di gradoni lunghi in pietra e ciotolo ma in fondo ce ne sono tre corti ed altissimi e mi spaventano a morte. Se cado qua non mi rialzo di certo.
E non so bene da dove ho tirato fuori quello che mi è servito per farli ma mi ci sono buttata a capofitto ed a quella che a me sembrava una velocità da capogiro, con un urlo di rabbia che mi è uscito dall’anima.
Da li, poche centinaia di metri ed il traguardo, passato con un altro urlo ed il braccio alzato e, vedi te se non combino un qualche casino, quasi vado ad intercettare la squadra che partiva in quel momento….. meno male che non ho colpito nessuno, altrimenti sai quante ne prendevo;
nel frattempo sono arrivati i componenti della seconda squadra, Gabriele, Stefano e Carlo che partiranno alle 21.16.30, una squadra ogni minuto e mezzo, loro faranno un tempone.
Abbiamo portato le bike in macchina e cambiate le scarpe e, mentre aspettavamo Giusy, Zambo mi ha detto: da dove hai fatto uscire quella rabbia con cui hai fatto le scale? Non le hai mai fatte prima….
E’ vero, la paura mi ha sempre frenato ma stavolta, forse quegli strani pensieri che mi girano per la testa da qualche tempo, mi hanno tolto quei freni dettati dalla paura stessa e mi hanno liberata dal idea di non saperli fare.
Oppure è semplicemente una forma di incoscienza, del pensare o la va o la spacca e del resto poco importa.
Due chiacchiere davanti alla pizza offerta ad ogni atleta dall’organizzazione, il solito via vai di quanti conosco e le battute che ne seguono anche da parte degli amici che dicono: ma te conosci tutti qua?? E si torna verso il traguardo per veder partire ed arrivare i nostri compagni di squadra, per le foto che andranno ad arricchire i ricordi, per dare ancora un occhiata a quella pedana su di cui siamo sfilati per un minuto prima di partire e che, la prossima volta, non mi farà più paura.
Tornando a casa si chiacchiera del più e del meno e già penso ad un altro posto, un altro percorso, senza scale magari ma da fare con un sorriso sul viso anche se ci sarà una marea di fango.
Valchiria è la mia compagna di viaggio, silenziosa si in quanto “cosa”, ma nessuno più di lei sa quanto sia importante per me il senso di “conquista” ogni qual volta passo un traguardo, qualunque sia il posto in classifica.
Kathy Pitton

domenica 7 marzo 2010

X Bionic con la bora!!!!



Cambiamenti climatici, surriscaldamento terrestre, piogge che si trasformano in tifoni tropicali, uragani improvvisi ed onde anomale che si abbattono sulle navi… i giornali ci hanno abituati a queste notizie e se ci dicono che nevica a marzo mentre dovrebbe esserci un po di primavera brontoliamo un poco, ci arrotoliamo una sciarpa attorno al collo e via.
Ma che la bora di Trieste avesse deciso di cambiar direzione e trasferirsi in Lombardia e per la precisione ad Asola questa domenica proprio non me l’aspettavo.
E dopo questa mise en place un po’ strana veniamo ai fatti della giornata che è meglio vah!
2° edizione della X Bionic, valida come 2° prova del River Marathon Cup e prima prova del Prestigio Mtb ( vale una stella).
Lo scorso anno con Dado era stata divertente, un poco lunga ma bella, classica gara di pianura, argini da salire e scendere e lunghi rettilinei da fare a tutta ed era stata una bella giornata di sole ma stavolta l’inverno che non vuole mollare si è preso una bella rivincita regalandoci si una giornata con qualche raggio di sole ma, a seguito delle piogge dei giorni scorsi ( e qualche inaspettato fiocco di neve), una distesa di fango dove pedalare diventa davvero difficile e faticoso ed un vento tale da far cadere parecchia gente.
Più di una volta mi sono trovata a sbandare di qua e di la facendo parecchia fatica a stare in piedi.
Stavolta con me c’è Zambo, al secolo Mauro Zamboni, che ha deciso praticamente all’ultimo momento di partecipare e, di conseguenza, con un numero piuttosto alto e nelle griglie di coda alla partenza.
Siamo in tantissimi schierati lungo il vialone che da il via alla gara, lo scorso anno poco piu di 600, stavolta i ragazzi dell’Emporio Team hanno fatto l’amplein: 1500 iscritti, un numero davvero notevole per una gara di inizio stagione.
Noi donne siamo tutte assieme in una griglia, siamo in 22 se non ho contato male e rivedo volentieri Marika, Vania e molte altre, ci si scambia qualche frase portafortuna e poco dopo, con la musica nelle orecchie,via lungo la strada per il lunghissimo giro di lancio che sgranerà il gruppo.
Non sarà una gara facile, ho la spalla dolorante a seguito della caduta delle settimana scorsa e, fintanto pedalo in pianura fila tutto liscio, ma come inizia il fango si inizia ad usare anche la forza delle braccia e li iniziano i guai e fa un male dell’accidenti.
Zambo mi supera gridando di avere problemi al cambio ma sembra un missile rispetto a me; non me la prendo, con calma cerco di mantenere un ritmo costante e avanti cosi.
Sono tanti i ragazzi che mi salutano passando, sono anni ormai che giro per i campi di gara di mezza Italia e loro sono abituati a trovarmi un po’ ovunque nei vari percorsi, tipo prezzemolo insomma; cerco sempre di non rompere le scatole a quelli che hanno fretta di passare ma porto a termine le mie gare, tutte, con serenità, sapendo che la mia testardaggine me le farà finire sempre e comunque, prima o poi si arriva in fondo.
Mi piace cosi tanto rivedere ogni domenica i loro volti, Roby l’istruttore di spinning, Super Mario che mi abbraccia e mi solleva per aria nonostante io gli urli di non farlo, Umberto e Marino, i ragazzi degli Slowbikers o gli Mbo, è come se ogni fine settimana mi facessi un regalo da far durare esattamente sei giorni per poi rifarmene un altro la domenica successiva.
Di questa gara ricordo soprattutto il vento, talmente forte che sembrava volermi fermare e mai, dico mai una sola volta è stato a favore! O da destra o da sinistra o dietro, raffiche da paura; ho visto alcuni ragazzi volare letteralmente a terra, senza grossi danni per fortuna ma comunque è un peccato dover interrompere una gara, è come se mancasse il sale alla giornata e tutto diventa insipido.
Poi il fango, quello bello grasso che si appiccica dappertutto e rende davvero difficoltoso pedalare, quello che speri finisca presto e lasci spazio ad una strada bianca seppur piena di pozzanghere ma su di cui puoi pedalare ed andare avanti.
E finalmente sento da lontano la voce di Alfio Montagnoli e so che la gara stà finendo ed il traguardo è la, appena dopo quelle piante ed allora mi sento più leggera e diventa più facile guidare Valchiria fin sotto lo striscione dell’ arrivo.
Due parole con Alfio ed il suo microfono e la stanchezza sembra lasciarmi ed arriva il benessere, quello che mi fa star bene e sorridere; mi avvicino al camper fermo tra decine di altri nel parcheggio, Valchiria nel garage interno ed un dolce calore mi accoglie, mi rilasso un po’ aspettando l’arrivo di Mauro.
Il resto è quella routine che fa parte di ogni singola gara, grande o piccola che sia, il pasta party e le premiazioni, due chiacchiere con gli amici e l’appuntamento alla prossima gara, la prossima domenica sarò di nuovo in terra emiliana.
Un po’ di musica ci accompagna verso casa e siamo entrambi silenziosi, stanchi, ognuno con i propri pensieri; il bello di essere compagni di squadra è che si conoscono le sensazioni l’uno dell’altra e non bisogna spiegare come ci si sente, lo si sa e lo si capisce.
Negli ultimi tempi alcune cose non hanno girato per il verso giusto, lasciandomi un po’ di amarezza e parecchia tristezza da smaltire, ma so anche che , poco alla volta, riuscirò di nuovo ad essere serena perché il dolore passa, restano solo le cicatrici ma quelle le puoi nascondere.
Nel mio modo di vedere e vivere la mtb ho imparato che si deve saper accettare la fatica cosi come il sudore perche’ fanno parte di questo sport; spero di poter vivere ed accettare anche altre situazioni, accettando di pagarne lo scotto se è questo che devo fare, se questo significa poter continuare a sorridere.
Oggi è un giorno cosi.
Kathy Pitton