La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


sabato 23 luglio 2011

Laghi di Cancano e Torri di Fraele

Sapevo neppure che ci fossero queste torri e lo stesso vale per i laghi di Cancano e San Giacomo, è proprio vero che qualche volta si conosce meglio il resto del mondi che casa propria.
Comunque torniamo alla scoperta di questi posti ed al come sono arrivata ad organizzare una trasferta fin quassù in Valtellina.
Lo scorso inverno ho partecipato, come ogni anno, a diverse corse con le ciaspole ed ho conosciuto Iveta, una ragazza polacca che vive a Corte Franca da anni ormai col marito.
Anche lei appassionata di bicicletta, me la sono vista arrivare un giorno in biglietteria con una guida sui percorsi più belli da fare in nord Italia in sella ad una mtb..mai regalo è stato più gradito!
Tra le tante proposte descritte su questa guida del Touring trovo il Paso dell’Alpisella e le fonti dell’Adda.
Mi hanno incuriosito subito e ne ho parlato con Dado, tornato in sella dopo quasi due anni di assenza ed in lui
ho trovato subito l’ok per questa escursione da organizzare in un giorno libero per entrambi.
E martedì mattina alle sei siamo partiti alla volta del passo dell’Aprica e Bormio.
Ci fa compagnia Alberto, nuovo iscritto al nostro gruppo ciclistico ed amico di Dado, ciclista da sempre ed appassionato delle lunghe uscite in sella come noi.
La giornata è un po’ grigia, le previsioni danno pioggia nel pomeriggio ma noi siamo ottimisti e sull’ottimismo appunto puntiamo la giornata.
Abbiamo iniziato a ridere appena partiti e devo dire che a furia di ridere quasi mi faccio la pipi addosso… e la causa di queste risate sono le cose piu stupide, vecchie canzoni cantate a squarciagola o lo squillo del cellulare di Alberto che trila ogni 5 minuti… lui ufficialmente è al lavoro!
Arriviamo ad Edolo ed una pausa caffé è necessaria a tutti e tre per svegliarci definitivamente, le brioche sono un optional per scaldarci visto che le temperature sono piuttosto bassine.
Dopo una buona mezz’ora si riparte verso il passo ed i suoi tornanti.
Faremo una deviazione verso la località Stazzona, perché secondo i ragazzi si risparmiano circa 20 km di strada, un tornante dietro l’altro stretti stretti e se si incrocia un'altra macchina bisogna stare attenti mica poco.
Troviamo anche un cartello lungo la strada, vendono patate mele e gouda, il frutto dell’ eterna giovinezza… non so bene cosa sia ma mi terrò informata sull’argomento!
Ci vorranno circa tre ore per arrivare a Bormio e risalire verso la Valdidentro e la località Isolaccia dove ci fermeremo a far rifornimento di panini con la mortadella ed a bere un caffé.
La signora del bar, gentilissima, mi regalerà una cartina della Valtellina dettagliata e veramente bella, con un sacco di percorsi da fare in bicicletta.
Via che si riparte verso le Torri di Fraele!
Beh uno spettacolo simile non me lo aspettavo di certo.
Due torri di pietra costruite a ridosso della pietra montana del Parco nazionale dello Stelvio, messe a far la guardia ai vecchi passi che collegavano la Valtellina all’Engadina ed alla Germania, facevano parte di una vecchia fortificazione ormai distrutta sul passo del Fraele, detto anche “delle scale” per le traversine di legno che, utilizzate come gradini, venivano appoggiate sullo scosceso roccione sottostante per facilitare il passaggio.
Guardandole dal basso verso l’alto pare di vedere una scena di un qualche film, adesso tanto di “moda” con le torri maledette abitate da un qualche stregone tipo Moldegord o roba simile… fanno un certo effetto, ed a tratti pare si confondano con la roccia della montagna.
Lungo quei lunghissimi tornanti che salgono fin lassù abbiamo visto decine di ciclisti, impegnati a domare quelle pendenze quasi impossibili su strapiombi da brivido dove i parapetti non esistono proprio.
Mi sono venuti i brividi guardandoli salire.
Superate le torri dopo un tunnel scavato nella roccia viva, ecco aprirsi una valle e si vede il piccolo lago di Scale e, costeggiandolo, si vedono in lontananza le due costruzioni, quella della A2A che gestisce il bacino artificiale dei laghi di Cancano e le dighe e la casa che ospita l’ufficio informazioni del Parco dello Stelvio e la scuola Nazionale di Mtb Alta Valtellina.
Parcheggiamo il furgone e ci guardiamo in giro: alcune macchine, persone che si preparano per una passeggiata, ciclisti che arrivano dalla sponda del lago e le dighe dalle dimensioni impressionanti.
Scopro che esiste una terza diga sommersa, segnalata sulle cartine informative e guardo il profilo del lago che abbiamo intenzione di seguire.
Non vi è nulla di particolarmente impegnativo ma l’altitudine rende tutto più complicato, arriveremo fino a 2250 metri oggi.
Fa freddo e meno male che mi sono portata il giubbotto invernale, peccato aver dimenticato i guanti invernali ma pazienza, vedrò di scaldarmi strada facendo.
Via che si parte.
Fiancheggiamo il lago sinistro del lago di Cancano fino alla diga ed è un continuo saliscendi su di una strada a volte in terra battuta altre su vecchio asfalto molto deteriorato e pieno di buche.
Da ogni lato si guardi si vede acqua scorrere e spesso dovremo “guadare” piccoli ruscelli che ci si parano di fronte sulla strada.
La diga centrale che separa i due bacini artificiali si delinea netta davanti a noi e non sono poi cosi tanti i chilometri che ci separano da essa.
Il vento è gelido ma poco alla volta pedalando ci si scalda.
Mi fermerò speso per fare delle foto ed i ragazzi mi aspetteranno oppure sarò io a doverli rincorrere ma siamo in vacanza oggi giusto?
Ed allora tutto con calma please!
Superiamo la diga e seguiamo la strada lungo il bacino di San Giacomo.
Un susseguirsi di piccole cascinette ristrutturate, casette dalle imposte colorate e ciclisti, tanti ciclisti come noi.
Alcuni sbucano dai passi che portano al lago della Mora oppure a Livigno, con pesanti zaini sulle spalle e vestiti decisamente da inverno… c’è la neve sui passi.
Noi continuano a seguire le indicazioni per la chiesetta di San Giacomo ed una volta raggiunta, decidiamo di andare a Pia de Grat…non ho idea di cosa sia ma ci piace il nome ed allora giù seguendoli sentiero, attraversando una pietraia e guadando tre fiumiciattoli che con forza vanno verso valle.
Vediamo la deviazione verso il passo dell’Alpisella e scopriamo che è parte del percorso della maratona delle Alpi di mtb. 144 km di sterrati su e giù dai passi alpini tra Italia e Svizzera.
Che spettacolo.
Altro fiume ed altro guado cercando di non bagnare le scarpe e non congelarci i piedi e poi su quella strada tra i pini e gli abeti in discesa per chilometri verso quella piana il cui nome ci ha colpito cosi tanto.Sarà una discesa divertente, lunga ed appagante e sono veramente tanti i ragazzi e le ragazze in mtb che incontreremo lungo il percorso.
Giunti in fondo alla piana si decide di tornare verso l’alto e di seguire il percorso originale per cui, ora, tutto in salita ma con calma si arriva in cima ed è passata più di un ora dalla deviazione e tre dalla partenza.
Si continua.
Ecco di nuovo la diga centrale che attraverseremo in bicicletta ma mi fa una strana impressione vedere a pelo d’acqua le rovine delle costruzioni sommerse, quelle che un tempo erano abitazioni ora sono solo lo spettro di esse.

Vi è anche una lunga costruzione credo pre-bellica, sembra un deposito o parte di una caserma, chissà cosa era in verità.
Circa a metà della diga vi sono delle costruzioni al cui interno si vedono lucine verdi e rosse, deve essere la centrale di comando, da qua controllano il deflusso delle acque e credo regolino lo stesso in caso di troppa o troppo poca acqua nell’invaso.
Giunti dal lato apposto rifacciamo la strada di prima verso nord per raggiungere il Rifugio di San Giacomo che avevamo visto al mattino e che ci è stato caldamente raccomandato da Albano per il fatto che si mangia benissimo… e noi ascoltiamo i consigli degli amici per cui all’una e mezza siamo seduti senza perdere di vista le nostre biciclette e ci facciamo consigliare da una gentilissima ragazza sulla cucina di casa.
E si parte con gli antipasti seguiti da polenta e stracotto, costine e salame ai ferri.. e vinello rosso.
Abbiamo cominciato a ridere alle due ed abbiamo smesso alle sei e mezza.
E per finire dolce della casa a base di mirtilli e more in salsa con la panna e grappa alle fragole!
Ed in discesa andavamo come Mandrake dopo, con la testa leggera ed il cuor contento che la metà bastava.
Ed abbiamo riso tanto ma tanto ma tanto.
Arrivati al furgone abbiamo riposto le biciclette, ci siamo cambiati e vestiti caldi con il riscaldamento acceso e siamo ridiscesi a valle ma la storia non finisce qua.
E no perché Alberto aveva in serbo una sorpresa, la visita ad un suo fornitore che a Bormio fa formaggi e salumi per cui, dopoaver scorrazzato tra i vitellini cosi carini dagli occhi languidi che mi guardavano strano, mi sono ritrovata in mano un sacchetto con un formaggio Scimudin o un nome cosi, uno yogurt da mezzo kg appena fatto alle fragole e una Slinzega che credo sia una specie di bresaola, il tutto condito con la simpatia ed un caffé dal padrone di casa!
E vaiiiiiiiiii.
Ed ora verso casa, cantando vecchie canzoni di Mal dei Primitives fino a piangere dal ridere, intervallate da Ska a tutta manetta con Dado che guidava ballando.
Che giornata ragazzi.
Il bello è che la vogliamo rifare perché è stata troppo bella ma vorremmo farla in due giorno con tanto di sconfinamento in Svizzera, pane e wurstel e ritorno.
Prima della fine di questa strana estate la facciamo, potete scommetterci.

mercoledì 20 luglio 2011

Granpremio Margherite – Solarolo di Goito

Ero stanca! Dovevo riposare!
Venerdi non sono andata a correre ma stamattina mi è presa la fregola di corsa ed alle sei ero a far colazione, alle sette meno un quarto in tangenziale a cercare questa frazione di Goito che non trovo neppure sulla cartina….meno male che c’è Google maps!
Una gara in puro stile bassa pianura, nessun metro di dislivello ma tanta erba, argini e campi, va bene cosi, si pedala, io sono contenta e non penso troppo e la mattina corre via veloce.
Quasi mi perso in questo territorio che per me non ha punti di riferimento, tutto piatto stile tabula rasa, un caldo allucinante già alle otto del mattino e nessun anima in giro a cui chiedere informazioni.
Paso e ripaso davanti ai cartelli che indicano il paese di Ceresara, alla terza volta mi viene un nervoso che basta!
E che cavolo, ho letto questo nome altre volte ne sono sicura, non ricordo dove ma l’ho in fondo alla memoria, magari prima o poi mi viene in mente, o, forse, ci sono già stata in qualche gara anni fa, non so ma mi infastidisce perfino rileggere sempre questo nome…il perchè appena lo so lo dico.
Finalmente vedo una macchina con le bike sul tetto prendere l’unica strada che non avevo ancora imboccato ed ecco una chiesa, tre case ed un bar, un cartello scritto col pennarello nero “iscrizioni” e sono arrivata finalmente.
Due o tre Ciao Kathy, la tessera in fondo allo zainetto che non trovo ed iscrizione fatta e siamo a posto.
Un caffè ordinato quasi a gesti ad un sorridente occhi a mandorla che però capisce ben poco della mia lingua, una mezz’ora a perder tempo qua e la ed è meglio che prepari la bike che è meglio.
Si parte alle nove e mezza, tre giri da 9 km, alle 11 sarà tutto finito ed all’una sarò puntuale al lavoro, come se nulla fosse!
Certo che è desolante non vedere anima viva in giro, forse perché sono abituata al caos del lungolago di Iseo, ai turisti, all’aperitivo al bar…qua ho incontrato si e no 6 persone ed ormai sono le nove del mattino!
Ho parcheggiato praticamente davanti alla chiesa della frazione, tolgo la bici dal baule e faccio due pedalate qua attorno e da dietro l angolo sbuca Gianmaria, era una vita che non lo vedevo, credo che l’ultima volta sia stata alla Conca D’Oro dove avevo avuto una giornata decisamente no ed avevo deciso di mollare le corse in mtb ….cosi non è stato evidentemente visto che son qua.
Pedaliamo in giro assieme per un poco chiacchierando del più e del meno, ci concediamo ancora un caffè prima della partenza e via che ci si schiera sotto l’arco blu.
Pronti via!
100 metri, curva a destra, altri 100 metri ed a sinistra nel campo ed inizia la gara.
Sono in fondo dietro ad Ulderino e faro tutto il primo giro seguendolo a ruota,… per la verità ci ho provato a superarlo ma non ci sono mai riuscita!
Cavolo ma non molla un secondo eppure mi sembra di andare abbastanza oggi.
Il percorso si snoda a ridosso di canali irrigui nei campi, tra strade bianche e qualche pezzetto di ciclabile, è veloce ed in un batter d’occhio sono al traguardo, ci passo sotto e via per un altro giro.
Lui è sempre li davanti ma ora ci provo… e riesco a superarlo!
Vado e pedalo, canticchio dentro di me una vecchia canzone dei Genesis, penso a chi vorrei fosse qua con me ma non c’è più e, poco alla volta, mi ritrovo nel pezzo di parco delimitato dalle fettucce colorate e mancano solo 300 metri al traguardo.
Chissà perché quando penso il tempo mi vola via ma anche se un mezzo sorriso amaro resta sul mio viso io stò continuando a vivere mentre altre persone, a modo loro, hanno rinunciato.

Non so chi ha fatto la scelta giusta, so solo che non posso stare ad aspettare per quel poco tempo che resta da vivere, si perché io vivo qua ed ora, ed il tempo fugge via, in un attimo appena trascorso mi sono ritrovata ad essere una donna di 50 anni quando solo ieri ero una ragazza di 25 con lo zaino a spalle a far scavi archeologici in Perù o ad inseguire zebre e gnu in qualche savana africana…
Tempore fugit.
Panta rei.
Questo non significa che non sia disposta ad allungare la mano dietro a me ma ora non lo posso fare, non ci sarebbe nessuno a prendere quella mano ed a stringerla ed allora pedalo, corro, scrivo, leggo, respiro e ricordo ogni singolo attimo ma non scordo neppure di toccarmi le ferite rimaste a segnare quel tempo.

Il ristoro è li, una coca cola a dissetarmi e spazzare la polvere dalla gola, le chiacchiere a spazzare i pensieri dalla testa, due risate per tornare di buon umore e rivedere il sole.
Valchiria torna in macchina, una sistemata veloce pulendo la polvere dalle gambe con l’acqua minerale delle bottigliette che tengo nel baule, una maglia pulita e sono quasi presentabile; aspetto Gian e gli scrocco un succo al bar aspettando le premiazioni…siamo entrambi a premio, lui terzo di categoria ed io quarta.
Un cestone enorme di prodotti alimentari graditissimi sempre sono il nostro premio ed alle 11.45 sono già in viaggio verso casa.
Lungo la strada decido di ascoltare un vecchio disco del Jethro Tull, che voglia di risentirli dal vivo in un bel concerto…
Ma ora pensiamo ad arrivare a casa, doccia al volo, un panino e la divisa da ciclista viene spodestata per un po’ da quella ufficiale di marinaio… ma solo per poco….
Ho già in testa dove andare tra qualche giorno e sarà un'altra storia da raccontare.

lunedì 18 luglio 2011

Piane di Bossico

E’ qua dietro l’angolo praticamente, 40 minuti di macchina ma siccome come sempre andiamo in giro per il mondo e non sappiamo cosa abbiamo dentro casa, non ci ero mai stata.
Avevo sentito alla radio, in non ricordo quale programma, una pubblicità sui sentieri di Bossico e siccome sono curiosa come una gatta ed ho un collega che abita li, mi sono fatta procurare delle cartine dei sentieri, ho coinvolto Dado nel progetto di una giornata lassa gironzolare in mtb ed ecco che è martedì e si parte alle 9 del mattino.
40 minuti di strada fino a Lovere, si sale per Clusone ed eccola li la deviazione per Bossico, una lunga serie di tornanti che sembrano salire e salire verso il cielo e poco dopo eccoci parcheggiati vicino al campo di calcio.
Due passi fino alla piazza per capire da che parte girare, un caffé al bar per svegliarci invia definitiva e due panini al supermercato li accanto per non morire di fame e siamo pronti…
Si torna al furgone, ci si infila le scarpette ai piedi, si inforcano le bike dopo aver sistemato lo zaino in spalla e via che si parte con la cartina a portata di mano.
Decidiamo di seguire le indicazioni per le Tre Mantelle salendo lungo una difficile salita che porta a mezzacosta sopra il paese e che,poco dopo, diventa una bella sterrata da pedalare in tutta tranquillità.
La vista è spettacolare da quassù, si vede tutta la valle sottostante, credo sia la val Borlezza.
Arriviamo alle tre Santelline, costruite attorno al 1900, raffigurazioni sacre che indicavano la via ai viandanti; decidiamo di seguire il sentiero a sinistra, in discesa, e si scende veloci nel bosco fino ad una sbarra che ci impedisce di continuare, c’è una riserva, non so se di caccia o cosa sta di fatto che non possiamo continuare oltre.
Seguendo il sentiero ci accorgiamo che diventa sempre piu tecnico e finiamo nel letto di quello che è, presumibilmente,il letto di un ruscello.
Si torna indietro.
Dalla santellina in poi, il sentiero sale a destra e decidiamo di arrivare alla chiesetta dei caduti.
La strada si snoda nel bosco, tutta pedalabile, ed è veramente bella cosi all’ombra.
Abbiamo lasciato l’afa sul lago oggi e sebbene il caldo si faccia sentire, il vento e l’ombra delle piante ci protegge ed in alcuni tratti ho quasi freddo.
Arriviamo alla chiesa dei caduti dopo quasi un ora in sella e ci troviamo u piccolo laghetto circondato da un prato in leggero dislivello, parecchi tavoli in legno con le panche per un pic nic e tanta gente a prendere il sole, bambini che giocano e cani che abbaiano qua e la seguendo i bimbi.
Come è tranquillo qua.
Decidiamo di consumare il nostro pranzo quassù.
La fontana di acqua li accanto ci riempirà le borracce più di una volta ed il tempo scorre veloce, si stà bene e le chiacchiere ci fanno compagnia.
Vediamo partire un gruppo di motociclisti tedeschi verso un sentiero che non avevo notato e, guardando la cartina, capiamo che va verso il colle di San Fermo a 1250 metri di altezza… ci guardiamo e via che si parte, deciso ad occhi chiusi, si va fin lassù.
La salita è durissima in alcuni tratti ed io farò parecchia strada a piedi con Valchiria a spinta ma mi consola vedere che alcuni motociclisti fanno una fatica dell’accidente a salire, non sono solo io ad avere problemi allora!
Dado mi precede di un bel pezzo e ad un certo punto lo sento chiamare: Kathyyyyyyyyyyyyyy ne vale la penaaaaaaaaaa!!!
Capirò quando arriverò in cima il perché di quell’urlo lassù.
Che spettacolo!
Arrivo in cima e mi si apre un mondo meraviglioso: il Monte Colombina domina una piana verde con al centro un laghetto circondato da fiori, un prato vastissimo puntellato qua e la da piccole cascine ristrutturate con i gerani alle finestre ed al centro di tutto ciò una chiesetta del 1902, ristrutturata dagli alpini negli anni 80, in pietra e legno con un piccolo portico davanti all’ingresso.
La chiesetta è chiusa ma si può guardare all’interno dalle finestrelle ai lati del portale d’ingresso, chiuse solo dalle grate di ferro battuto che riproducono fiori e foglie.
Stupenda.
Ci sediamo all’ombra accanto ad un ragazzone del posto, tatuato dalla testa ai piedi, con cui scambiamo due chiacchiere.
Quassù non hanno l’acqua ci racconta ed è l’unica cosa che manca, per il resto la pace, il silenzio, il sole ed il cielo a portata di mano sono una ricchezza inesauribile.
Parliamo del più e del meno, sarà gentilissimo a riempirci le borracce ed a darci informazioni per la discesa a valle.
Seguiremo il sentiero che porta alla località Forcellino seguendo una vecchia mulattiera e, sulla culma del monte, staremo a guardare a valle.
Da un lato la Val Borghezza, dall’altro il lago d’Iseo dall’alto ed a nord la Valle Camonica.
Che spettacolo!
Ma la parte più bella è il vedere tre coppie di falchi che volteggiano a caccia in un lento girare sopra le nostre teste, sono cosi rari ma quassù, nel silenzio assoluto, trovano il loro habitat naturale.
Iniziamo a scendere lungo il sentiero ma è duro e difficile, una frana ha mangiato il sentiero e si deve scendere nel bosco, praticamente con la bike a spalla ed aggrappandosi alle piante per non scivolare a valle lungo la scarpata.
Sarà lunga arrivare fino al ciglio di frana ed iniziare a scendere normalmente.

Vediamo una casetta ristrutturata dopo quasi un ora di discesa e se c’è una casa ci sarà una strada pensiamo… e cosi infatti!
Poco dopo ecco uno slargo nel bosco e l’inizio di un largo sentiero battuto che porta a valle…sembra il canalone della Gimondi, divertente da scendere in bike anche s piuttosto tecnico ma poco alla volta e con molta attenzione si arriva in fondo senza danni o quasi, quei graffi qua e la che son solo medaglie.
Arriviamo in località Monte di Lovere, seguiamo per la località Prati di Sta e dopo una lunghissima discesa che pareva non finire mai su di una strada di pietra battuta siamo alla fontanella della Località Pila; da li alla Piazzetta di Bossico sono solo pochi minuti.
Arrivati in piazza prendo il cellulare e chiamo betta, una carissima amica che qua risiede e lavora, seguo le sue indicazioni ed arriviamo all’ambulatorio dentistico dove svolge la sua attività, ci offre un paio di bottiglie d’acqua, scambiamo due chiacchiere e la promessa di rivederci per una cena senza biciclette naturalmente!
Un saluto e si scende nuovamente ma…ma siamo morti di fame!

Al bar della piazza di fronte alla chiesa ci fermiamo ed ordiniamo due piadine, coca cola e caffè.
Ora, seduti al fresco della piazzetta, ci accorgiamo di essere stanchi; ci sono 35 gradi ma il vento ti fa percepire una temperatura inferiore, ho le braccia ed il viso arrossati dal sole e stasera sarà meglio mettere della crema per evitare di trovarmi col naso spelato.
Dopo aver pranzato/merendato visto l’orario, ci avviciniamo al furgone ma prima una puntatiti al negozio di alimentari dove stamane ho comprato i panini, mi interessa quel formaggio di malga piccante vorrei portarne a casa un pezzetto.
Le bike a bordo, le scarpe ed il casco nella sacca e via che si parte verso casa.
Arriveremo verso le sette di sera, stanchi morti ma veramente contenti, valeva la pena arrivare fin lassù; hoscoperto dei posti stupendi poco lontani da casa dove la pace e la tranquillità fanno da cornice a dei paesaggi incredibili.
A volte si cerca lontano da casa quello che hai dietro l’angolo senza neppure saperlo….ma ora lo so!
Le piane di Bossico sono veramente belle e ci sono decine e decine di sentieri da battere con le ruote di Valchiria e ci tornerò lassu magari seguendo il sentiero fino al Rifugio Magnolini a 1680 metri di altezza.
So che da li posso passare alla Val di Scalve ed alla distesa infinita dei suoi boschi dove di solito vado a far sci di fondo durante l’inverno, sarebbe bello fare gli stessi sentieri pedalando.
 Prima o poi ci andrò.

martedì 12 luglio 2011

Balla con i lupi

Bella storia questa qua, lupi veri, grigi, al guinzaglio, che giravano tra di noi biker senza il minimo timore, ne da parte nostra che da parte loro.
E sono veramente belli da guardare, maestosi e fieri.
Avevo letto di questa corsa di notte con i lupi grigi tempo fa, su Mtb Magazine e ne avevo cercato notizie su internet decidendo, poco dopo aver letto, di partecipare prima o poi.
Lo scorso anno ci avevo pensato ma non mi andava di andarci da sola per cui, quest’anno, con l’amico Dado rientrato in sella dopo quasi due anni, partenza alle sei e mezza alla volta di Monticello Brianza dove abbiamo un appuntamento virtuale con Lorena, Simona e Robert.
Seguiamo le indicazioni del navigatore dopo l’uscita di Agrate e presto ci troviamo in questo paesetto brianzolo dove cerchiamo Villa Greppi da dove partirà questa pedalata notturna.
Che bel posto però!
Un antica dimora nobile divisa in tre grandi costruzioni all’interno di un parco bellissimo, e su ogni gigantesca terrazza un gruppo musicale, blues, jazz e rock… ad ognuno il proprio genere musicale insomma.
Consegno il modulo di iscrizione e ritiriamo i nostri pacchi gara, una bella maglia con i lupi disegnati sopra, una quantità di dolci e la borraccia personalizzata come ricordo oltre che ad una medaglia di plastica che vale come buono pasto.
Ci sono centinaia di persone che girano per il parco, genitori con bambini piccoli per mano, ragazzi che ridono, ciclisti più o meno seri, gente con vecchi cancelli colorati e biker dalle bike tecnologiche fino ad una bicicletta elettrica!
E va beh che non è una competizione ma una bici elettrica non me l’aspettavo proprio, sono poi 15/18 km, si può pedalare tranquillamente…..non avevo fatto i conti con l’oste!
Al parcheggio incontriamo le ragazze con Robert, si stanno preparando e poi, tutti assieme si va alla partenza e si aspetta tra musica, birra alla spina e panini alla salamella.
Alle 21.30 pronti via!

I lupi grigi sono davanti con i ragazzi del Torrevilla, gli organizzatori, si scende lungo il viale di ingresso alla villa e giu per la strada e poi finalmente lo sterrato da mordere con le ruote di Valchiria.. ma non si morde un bel niente!
Non è una competizione e qua vanno tutti piano, anzi no pianissimo, ci metto mezz’ora per fare due km.
Il percorso è bellissimo ma c’è troppa gente ed è piu il tempo che passo ad agganciare e sganciare il pedale che quello che passo realmente in sella a pedalare….nelle discese poi non vanno proprio per paura, nelle salite “perché ci sono i sassi che si muovono” oppure “perché è in piedi….”.
Sinceramente dopo un po’ faccio di tutto per superare qualcuno ed andare avanti.
E dire che la location è bella, la musica che ti coglie all’improvviso dietro una curva con la Cavalcata delle Valchirie di Wagner è intrigante e coinvolgente e le illuminazioni lungo il percorso veramente belle….quando poi da lontano vedo la scritta Pedala coi lupi incendiata ad arte beh non posso dire che non mi piace, anzi!
Ma resta il fatto che c’è gente che cade a destra e sinistra senza motivo apparente, cade nelle ortiche, nel fossetto li accanto, nel campo di grano e sul sentiero da fermo!
Uno mi è venuto addosso solo perché si è sentito sfiorare da un qualche insetto! Ussignur…
C’è gente senza casco, bambini che sono stufi e piangono e mamme mezze isteriche perché i papa’ sono andati avanti senza di loro, coppiette che si spronano a vicenda e “fenomeni” che sembra stiano facendo la Dolomite Superbike!
Ho dato due giri di pedale e mi sono involata, raggiunta poco dopo da Dado e via verso l’arrivo di sta cosa strana.
Il bello è che mi è pure piaciuta, per l’atmosfera, per l’organizzazione perfetta, per la musica e gli effetti speciali ma, secondo me, c’era troppa gente sul percorso.
Forse la soluzione sarebbe far partire due gruppi distinti, i meno esperti dietro e gli altri davanti oppure mettere un limite alle iscrizioni seppur sia per beneficenza, ma questo non spetta a me ne deciderlo ne farlo.
Alla fine arriviamo al parco, mettiamo la bici sul furgone e, dopo un cambio veloce, via al pasta party; la coda è lunghissima e mentre aspetto che tocchi a noi dado opta per una media alla spina, fresca, deliziosa che scende in gola come un rosolio che allieva fatica ed arsura….mi ritrovo mezza brilla per il fato che è da mezzogiorno che non mangio nulla!
Meno male che tocca a me al ristoro: paella valenciana, pasta al pesto, maccheroni al ragù, cotoletta, wurstel ai ferri, due muffin alla crema, una fetta d crostata ed una bottiglia d’acqua!
Alla faccia della dieta del ciclista.
E ci accomodiamo nel salotto del jazz, mangiando in compagnia di musica stupenda ed altri che, come noi, sono affamati e stanchi ma contenti di essere li.
Ad un paio di ragazzi che si lamentavano del “percorso difficile” non sono riuscita a non dire “ma difficile dove scusa? Per gli ultimi due km di salita!!!????
Abbiamo fatto veramente tardi, è mezzanotte e mezza e siamo ancora qua…Lorena e Simona arrivano poco dopo a cena ma noi decidiamo di partire verso casa, abbiamo parecchi chilometri da macinare ed anche ieri sera, alla festa celtica, ho fatto tardi per cui, se domattina voglio essere al lavoro con una faccia decente meglio avviarci!
Sbagliamo l’uscita da parcheggio ed usciamo dall’entrata… e uno!
Sbagliamo strada e finiamo quasi a Lecco … e due!
Finalmente troviamo le indicazioni per Milano ma l’ingresso della tangenziale è chiuso per lavori.. e tre!
Cambiamo direzione ma non troviamo l’autostrada… e quattro!
Aiuto la birra ha colpito ancora!
Decidiamo di fermarci ad un distributore per un paio di caffé a testa per schiarirci le idee e finalmente siamo sulla strada giusta.
Ho fatto la doccia alle due e mezza del mattino e mi è sembrato un secondo solo tra l’appoggiare la testa sul cuscino ed il suonare della sveglia al mattino alle sette e mi ci sono voluti tre caffé e sembrare almeno sveglia., un pochino solo però.
Fa nulla, forse ci torno anche l’anno prossimo con la scusa che i lupi sono belli ed io li adoro, che vendono la bandana con i nomi di tutti quelli che hanno partecipato nell’edizione precedente e la mia la voglio per i posteri, i nipotini di quando farò la nonna pedalante su è giù per il lungolago.
Non una gara stavolta ma, qualche volta, in buona compagnia, è bello anche cosi!

giovedì 7 luglio 2011

Giro d'Italia in rosa

Sono andata a vedere le ragazze del giro passare, poco dopo la loro partenza da Rovato... le trovo bellissime. Mi girano giusto un po le scatole quando penso al tam tam mediatico dei giro d'Italia degli uomini e tutti li a guardare ed applaudire, mentre stamattina solo brontolamenti da parte dei soliti sportivi da bar con relativa birra davanti per il fatto che dovevano chiudere le strade mezz'ora.  Mondo al maschile che quanche volta mi fa girare le palle alla grande.  E dire che la fatica è la stessa anzi, forse, per motivi biologici, per le donne la fatica è maggiore particolarmodo in alcuni periodi ma quasto evidentemente non conta, se non  hai il pisello sei meno.... e che cavolo! Comunque lo spettacolo c'era eccome ed erano bellissime. Ed il mio spirito era con loro e lo sarà fino alla fine del giro d'Italia donne...e ragazze, dimostrate  a sti pirlotti che sui pedali la determinazione è donna, che la fatica è la stessa e che la caparbietà con cui arrivate al traguardo è da grandi campioni, anche senza il pisello!

martedì 5 luglio 2011

Xc Castiglione delle Stiviere

Ultima prova del circuito Night on bike 2011, ultimo venerdi sera di corsa dal lavoro a casa, cambio praticamente sulle scale, bike in macchina e via verso Castiglione. La conosco questa gara, il percorso che sale su quella scalinata fino all’orologio del castello che sembra partire verso il cielo, la discesa lungo la scalinata che porta in piazza e le scale nel parco.
Ma la scalinata non si dimentica facilmente, sembra una rampa di lancio, forse è per questo motivo che l’hanno chiamata Stairway to night… proprio una scala verso la notte a toccar le stelle.
Comunque arrivo, parcheggio, cerco la verifica tessere che non è nel arco come lo scorso anno ma nella piazza di partenza, un caffe anzi due cosi mi sveglio dal torpore pomeridiano, due chiacchiere con Simone e me ne torno alla macchina e preparo la mia bicicletta chiacchierando con Fabio Pasquali ed i suoi.
Sono sinceramente stanca dopo la gara di martedì sera con relativo arrivo a casa a notte fonda, il mercoledì al lavoro, il giovedì a far pacchi gara fino a tardi per la Rampigolem, oggi al lavoro e le corse fin quaggiù ma il circuito lo voglio finire e vorrei tenermi il quinto posto nella classifica generale femminile.
Un giro in giro, l’incontro con Paola anche lei reduce dalla staffetta di martedì, i soliti amici e le persone che incontri dappertutto in gara, le chiacchiere per passare il tempo ed è ora di partire, donne nell’ultimo gruppo.
Pronti via, la salita subito verso il cielo spacca fiato e gambe e l’ultimo pezzo lo faccio a piedi ma non sono la sola però!
La lunga discesa verso la scalinata e la piazza ma già sopraggiungono i ragazzi partiti prima di noi, Fabio mi chiama a gran voce e li lascio passare, non avrebbe senso non farlo, hanno vantaggio di tempo e velocità.
Arrivo in piazza, giro attorno al monumento e ecco sopraggiungere una faccia conosciuta con la gomma posteriore a terra…. E mi chiede se gli do la ruota di Valchiria… è no, stavolta no!
Devo finire la gara, a costo di farla a piedi.

Arrivo al parco, il saliscendi dei sentierini e l’altra scalinata, la ghiaia che schizza ovunque al passaggio e le teste di cavolo che pacificamente in mezzo non hanno ancora capito che se gli si va addosso si fanno male……per me qualcuno è suonato tanto ma tanto proprio, particolarmente quelli che arrivano da paesi lontani che proprio non vogliono adeguarsi alle abitudini ed alle usanze locali.
Il bello è che guardano tranquilli i bambini sul percorso di gara e quando gli arrivi praticamente addosso e gli urli “Stradaaaaaaaaaaaaaaa” ridono anche, pare ti prendano per il culo….
Che faccian poi loro, io vado per la mia strada, evito ciò che posso ma di sicuro non vado a cadere io per la stupidità altrui.
Il primo giro va, il secondo è una mezza agonia, metà lo faccio a piedi ma arrivo al traguardo, a piedi o no io arrivo.
E cosi sarà infatti.
Nona su dieci ragazze, quinta nel circuito su sedici, io sono contenta cosi.
Aspetto le premiazioni facendomi una sommaria doccia con le bottiglie di acqua che tengo nel baule, mi cambio e torno al ristoro per il mio panino con la salamela e la birra offerta dall’organizzazione e mi siedo in compagnia della signora Pasquali con la quale chiacchiero un ora circa.
Il tempo passa, arrivano le premiazioni, salgo sul palco due volte con Fazione che mi fa le foto, applaudo alle altre ragazze e la serata volge al termine.
Torno al parcheggio con quella strana apprensione che mi prende sempre quando lascio Valchiria da sola, sono terrorizzata dall’idea che me la rubino, metto i sacchi premio nel baule..e sono praticamente la spesa di due settimane, parto e me ne torno verso casa.
Arriverò a notte fonda, sono tutti a dormire mentre scarico la macchina e metto le cose a posto; il tempo per una doccia ed una stanchezza assoluta si impadronisce di me, una notte di sonno pesante mi farà bene anche perché la sveglia è li che mi guarda e so che suonerà alle sei e mezza del mattino….
Ma sono contenta cosi, il mio mondo mi ha regalato ancora emozioni, un sorriso e la voglia di provarci ancora.

sabato 2 luglio 2011

All Finisher Night on Bike 2011

Finita! e stavolta sono riuscita a meritarmi il premio per la 5° piazza!

Eccomi in compagnia dell'amico/speaker Alfio Montagnoli...che mi mette sempre in crisi col microfono!

Grazie BikerAlf.

giovedì 30 giugno 2011

3° Staffetta del Po

Eccola li la locandina della staffetta dei ragazzi dello Sculazzo, fatta la prima con Marina, replica lo scorso anno, non posso di certo mancare stavolta.
Tiziano gentilissimo mi manda il modulo di iscrizione via fax visto che il mio pc da i numeri…sarà il caldo…..messaggio a Marina e siamo già iscritte d’ufficio!
Alle quattro di questo afosissimo martedì 28 giugno si parte per Gualtieri e l’Emilia Romagna, autostrada e chiacchiere.
La solita uscita dalle parti di Guastalla, i pochi chilometri fino a questo paesino che saprà sorprendermi ed eccolo la in fondo l’arco rosso della partenza e quello blu dell’arrivo pochi metri dopo, in una piazza spettacolare dove svetta la torre dell’orologio.
Scopro cosi che è il paese di Ligabue, il pittore non il Liga nazionale rockettaro, e la piazza è un quadrato perfetto di palazzi uno più bello dell’altro da cui passi per i portici o per arcate che by-passano da parte a parte, sotto le quali trovi scalinate antiche, affreschi e dipinti.

Che bello!
Parcheggiamo nella piazzetta appena dopo, vicino alle docce messe a disposizione per noi dall’amministrazione comunale, il calorosissimo benvenuto dalle “donne” del team che si occupano del reparto iscrizioni e segreteria, ritiriamo il nostro numero, 181 come lo scorso anno, e ci sediamo per un caffè ed un attimo di riposo prima della gara.
Al bar trovo Paola che, con ancora il polso dolorante dopo la caduta e relativa frattura, ha deciso di fare la podista oggi anziché pedalare vista l’impossibilità momentanea.
Con due chiacchiere e di fronte ad un caffè il tempo sembra correre via ed è ora di trasformarci in atlete più o meno serie.
Fa un caldo micidiale, sembra di respirare acqua tanto è alto il tasso di umidità; la bike è pronta, io anche, Marina è gasata come mai, ci siamo spruzzate una bottiglietta a testa di Autan per fregare gli elicotteri a forma di zanzara che girano qua attorno ed oggi vedremo di correre a perdifiato ed arrivare col sorriso stampato sul volto.
Una bella sorpresa ci viene svelata da Tiziano poco dopo: non avevo guardato bene la locandina della gara sulla quale siamo immortalate all’arrivo dello scorso anno…una copia per ciascuna, per i posteri naturalmente!
Quando sarò una vecchia nonna potrò raccontare ai miei nipotini delle pedalate fatte sugli argini del Po con un sacco di amici e le foto, i numeri gara e le locandine saranno il ricordo più bello, da mostrare a loro ma, principalmente, per me, per ricordare quelle sensazioni che ho provato, le emozioni che ora vivo e che allora ricorderò con piacere.

Dai ragazzi è ora di partire.
Prima frazione di podismo, 2 km per Marina che li farà lentamente, da brava maratoneta ed al suo giungere in piazza, la mia partenza a razzo dopo la chiamata del mio numero di pettorale.
Una strada stretta, curva a sinistra a gomito e su per uno strettissimo sentiero lungo l’argine, non vedevo neppure dove mettevo le ruote dal fogliame delle canne a lato dello stesso.
Arrivata sull’argine via lungo uno sterrato, giu sulla ciclabile e via per campi… per poco.

Mi avevano detto della sabbia ma non pensavo cosi però… ti pianti dentro e non ti muovi più!
E come mi fermavo mi assalivano nugoli di zanzare affamate che non mi pungevano le gambe o le braccia ma la faccia,il collo ed il fondo schiena attraverso la stoffa dei pantaloncini ste stronzissime bestiole ronzanti!
Certo, dalle altre parti avevo messo l’anti zanzare…
E poi mi sentivo pungere l’orecchio destro, solo il destro….sul sinistro ho un percing, sta a vedere che era quello che le faceva scappare, se cosi fosse me ne sparo in giro sette o otto cosi evito di impiastrarmi di essenze ed oli vari cercando di evitare di essere perennemente ricoperta di ponfi che danno un prurito fastidiosissimo
Comunque sia ho cercato di fare il possibile per correre a perdifiato, pedalare per la verità e dopo 21 minuti sono arrivata al traguardo dando il via libera alla partenza della terza frazione, quella di corsa per Marina.
Avevo il cardio che faceva bip bip bip… decisamente senza fiato!
E mi è parso proprio un attimo e Marina era già al traguardo, non ero riuscita neppure ad abbassare i battiti sotto soglia che mi sono rifondata sotto l’arco rosso, su per l’argine e via per le stradine del percorso di 11 chilometri.
Solo quando sono arrivata agli ultimi due chilometri, quelli che passavano sul sentiero nel bosco da fare tipo ottovolante a testa bassa mi sono rilassata un attimo, sapevo che poco dopo sarebbe finita.
Ho sceso l’argine a piedi, paura di cadere, e sono entrata in piazza dando il via all’ultima frazione, ho atteso qualche minuto e mi sono avvicinata alla torre dell’orologio per aspettare la mia compagna di viaggio, l’ho accompagnata al traguardo io in sella e lei di corsa mano nella mano in segno di vittoria e, felici come mai, ci siamo abbracciate poco dopo sotto uno scroscio di applausi da parte della gente e degli altri ragazzi.
Sapevamo di aver fatto un buon tempo ma quello che conta di più e che, per un altro anno, abbiamo condiviso fatica, sudore e passione, rinsaldando un rapporto di amicizia che ci lega da anni ed anche se non ci vediamo spesso sappiamo che basta che una chiami e l’altra arriva, senza troppe domande…solo il “dove si corre?”
Una doccia dopo aver riposto bike e scarpette da corsa in macchina, il pacco gara da ritirare e ci mettiamo in fila per la cena ma iniziano le premiazioni e siamo orgogliosamente terze.
Certo il premio è un salame, il Lambrusco che accompagnerà una cena tra amici, i biscotti da sgranocchiare davanti al televisore ed una maglia tecnica da mettere in un'altra gara, oltre al formaggio ed altre cose ma per noi è un premio che vale tanto anzi tantissimo.
Si cena in compagnia, si chiacchiera e si parla di gare fatte o da fare, di questo o quel posto, di sogni e desideri ma è ora di andare, si torna a casa.
Lo speaker, sapendo la nostra provenienza lombarda ci aveva chiesto se saremmo state a casa al mattino dopo…profeta in patria credo…mi sono ritrovata ad entrare in autostrada ed uscirne poco dopo, obbligata, per chiusura della stessa per lavori.
Ho gironzolato a vuoto per un bel po prima di trovare un cartello che mi ricordasse più o meno dove fossi, direzione Mantova, seguire quella strada e giungere a casa verso l’una di notte, decisamente stanca di guidare.
Marina mi ha tenuta sveglia con le chiacchiere e meno male, altrimenti mi sarei fermata da qualche parte a dormire.
Ora, mentre scrivo, penso già al fatto che c’è un altro duathlon dalle parti di Orzinuovi, devo informarmi sulla data, vedere se sono libera dal lavoro, avvisare Marina e ripartire per una altra corsa contro il tempo, contro le zanzare che hanno trasformato il mio orecchio destro in un orecchio stile Dumbo e duellare contro le vespe che sembrano adorare la cicciotta di questa signora pedalante.
Con le ali ai piedi, sempre e comunque perché ci sono un sacco di posti da scoprire e che voglio conoscere.

martedì 28 giugno 2011

Franciacorta Bike senza chip!

Ne conosco il percorso a memoria, potrei farlo ad occhi chiusi fino in cima al Monte Alto, la discesa no, troppo tecnica meglio guardare bene dove si mettono le ruote.
Ma….
E si ci sono i ma, i se ed anche i forse.
Ma se lavori dalle 13 in poi e se arrivi troppo tardi al lavoro forse potresti avere dei problemi e, con i tempi che corrono, meglio tenerselo il lavoro va che è meglio.
Per cui opto per fare la Franciacorta Bike in versione fotografo, partenza alle sette del mattino da casa con Dado (si il mio amico Dado, ricomparso dopo quasi due anni di stop agonistico), Alberto al seguito e via per campi fino alla partenza della gara ad Erbusco.
Gironzoliamo per il parterre, salutiamo qua e la, a chi chiede dove abbiamo il numero diciamo che lo abbiamo lasciato a casa, abbraccio Simona con immenso piacere e ci concediamo un caffé in un bar del centro.
Ritorniamo alla partenza e comincio a rincorrere Cristian, Michele, la Giusy e compagnia bella per le foto da mettere sul blog della squadra.
Non vedo arrivare Zambo e lo chiamo al cellulare…stà tornando verso casa, ha dimenticato le borracce! Beata gioventù che se ne va!
Alle 9 via verso il Monte Alto per essere all’inizio della cementata prima dell’arrivo del gruppo di testa e faremo una bella sudata, fa un caldo micidiale ed il sole picchia di brutto, sarà dura per i ragazzi in gara oggi.
All’inizio della stradina che porta agli alpini una macchina ci suona ed ecco Giorgio il Messicano che, in macchina, cerca di raggiungere una postazione per far foto…anche lui!

Ma siamo tutti fotografi oggi?
E chi pedala?
Guardo l’orologio e sono le 9.45, non mancherà ancora molto all’arrivo dei primi ragazzi scatenati come furie ed ecco che si sentono le moto in lontananza, gli apripista che indicano l’arrivo imminente dello squadrone.
E li vedi da lontano, sembrano non avere neppure sentore del fatto che sono in salita, la stessa salita che a me, Dado ed Alberto ha tolto il fiato, loro no, sembrano in sella ad una moto.
Che forti che sono.
Ora aspetto l’arrivo delle mie maglie, i miei compagni di squadra.
Il primo a passare sarà Thony Viola, Carlo poco dopo, poi Massimo, Michele, Cristian ed ecco spuntare Zambo che , nel vederci, alza le braccia e ci urla “ e la ola”????
Accanto a lui la mia amica Simona, scatenata sui pedali e Giusy poco dopo che mi dice di aver visto parecchi cadere; è l’incubo di ogni gara, veder cadere gente, sentire le sirene dell’ambulanza sapendo che significano guai grossi.
Lasciamo passare tutti e torniamo giu verso l’arrivo mentre Alberto si avvia verso Iseo.
Ridendo e scherzando stiamo macinando un sacco di chilometri, quasi quasi ne facevo meno a fare la gara; comunque rieccoci alla partenza/arrivo, ci si confonde con i ciclisti presenti e ci abbuffiamo di frutta al ristoro degli atleti ed ecco la conferma: tre feriti gravi per una caduta in gruppo pochi chilometri dopo la partenza, molti contusi che so sono arrangiati a tornare con le proprie gambe.
Sembra che la colpa sia da imputare ad un dosso appena dopo una curva, il sole in faccia ha fatto si che non lo vedessero e, cadendo uno, gli altri siano finiti uno sopra l’altro.
Vedo uno dei ragazzi della MBo tutto graffiato sulle gambe e mi conferma il suo ritiro, è sempre un dispiacere ma l’importante è poterlo raccontare in piedi sulle proprie gambe, non in un lettino d’ospedale.
Ne vedo un altro, tutto fasciato e nonostante questo sanguinante, spingere le bike con una mano e zoppicando avviarsi al parcheggio. L’ho rincorso, gli ho preso la bici e l’ho portato al parcheggio, l’ho aiutato a metterla in macchina ed a sistemare le sacche.
Aveva spalla e gomito fasciati, una bruttissima abrasione sulla schiena che sanguinava copiosamente ma sembrava non voler mollare la bicicletta e la maglia della squadra sebbene praticamente distrutta.
Gli ci vorrà un po’ per rimettersi in sesto ma mi auguro di rivederlo presto in gara e ci siamo dati un appuntamento alla prossima, come si fa di solito tra biker e devo dire che ci ho pensato tutto il giorno, chissà che fatica ad arrivare a casa e guidare in quelle condizioni ma un aiuto non lo ha voluto, risoluto e coraggioso.
Sicuramente starà già meglio e sarà in garage a preparare la sua bike per la prossima corsa.
La compagnia è bella, avrei voluto aspettare l’arrivo dei ragazzi ma devo tornare ad Iseo, preparami e cambiare divisa, da ciclista a marinaio, e via al lavoro.
Torniamo via strade secondarie e come pensavo, abbiamo fatto piu di 50 km avanti ed indietro a seguire la gara dai vari punti di osservazione, se avessimo fatto il percorso ne avremmo fatti di meno ma oggi è andata cosi, qualche volta senza chip a rilevare il tempo, tanto tra qualche giorno corro di nuovo con Marina, la nostra staffetta annuale con i ragazzi dello Sculazzo!

E poi la Franciacorta Bike la posso fare quando voglio, basta uscire dal garage, prendere il primo sentiero li vicino a casa e seguirlo, il Monte Alto non è tanto lontano da casa mia.
Sempre con le ali ai piedi, buone pedalate a tutti.

domenica 26 giugno 2011

Medieval Race

16.30, venerdì pomeriggio e scappo letteralmente dal lavoro, corsa a casa, cambio tattico da una divisa all’altra, bike in macchina e via verso la tangenziale, navigatore impostato su San Giovanni in Croce e si va in provincia di Cremona.
Lo scorso anno i era piaciuta questa corsa nel parco della villa della Dama con l’ermellino di Leonardo, su e giu tra piante e casette sparse in questo parco immenso e scuro, sembrava di essere in una foresta tropicale, il laghetto costeggiato più volte e le insidiose salitele da tre metri create ad arte per spezzare la schiena di vecchie signore pedalanti inseguite da un nugolo di zanzare feroci che vista la ciccia esposta, han deciso di banchettare…ma stavolta le frego hehehe, la prima cosa che ho messo nello zaino è stato l’Autan!
Mi ci vuole quasi un ora e mezza ad arrivare fin laggiù, canticchio sulle note di un vecchio cd dei Nomadi ed il tempo passa piano piano; chissà se anche qua ha piovuto forte come da noi nel pomeriggio di giovedì…
Arrivo, parcheggio nella piazza principale, cerco la verifica tessere ma non la trovo! Hanno spostato la logistica al campo sportivo e ci metto un bel pezzetto a piedi ad arrivare fin laggiù.
Sonia cerca lo stesso posto cosi come gli altri ciclisti qua attorno, ci si rimpallano le informazioni, dopo il passaggio a livello laggiù a destra, si arriva al banco della Tagracer e ritiro il mio numero, il 902, che mi sta accompagnando dall’inizio di questo circuito.

Bike pronta, io anche, due chiacchiere con Angela ed il gentilissimo Diego a cui chiedo in prestito l’olio per la catena e sono pronta a pedalare, più o meno insomma.
Le face conosciute sono tante come sempre, ci si scambia un saluto ed a volte basta un mezzo sorriso senza tante parole in mezzo e ci si capisce al volo, parti della stessa tribu che trovano il loro posto nel colorato carrozzone delle gare su ruote grasse.
Stavolta non si entra nel parco dal cancello principale, la casa della Dama con l’ermellino è ingabbiata nelle impalcature dell’impresa che sta lavorando al restauro per cui si entrerà dalla porta di servizio diciamo, un ingresso laterale che immette direttamente all’interno del parco passando prima su di un pezzo della ciclabile.

Partenza per categorie come al solito, non siamo in tantissimi ma la stagione è ricchissima di gare e ci sono i mondiali a Montebelluna a cui molti non vogliono mancare seppur con poche o nessuna possibilità di classifica.
Quest’anno hanno aggiunto un giro di lancio in un campo di mais appena tagliato, ecco si proprio quello con le canne tagliate che sotto le ruote fanno un casino micidiale e sembra sempre che vogliano bucarti copertoni e scarpe se appoggi i piedi a terra; comunque, stongioni o no si parte e si gira attorno al campo, un allungo velocissimo e sono subito dietro a tutti.
Ma le old Lady vanno piano, non si fermano e prima o dopo arrivano! Eh si.
Perchè se lo scorso anno ci avevo messo 1h e 20 a fare i miei tre giri …il quarto non ci penso neanche morta a provare a farlo….quest’anno, con un giro di lancio in più, sono arrivata al traguardo in 1h 00 minuti e 27 secondi il che equivale, per le mie scarse capacità di velocità, un record personale e se qualcuno ride lo morsico tutto!
Considerando anche che sono un anno più vecchia….va benissimo cosi.
E che cavolo…chi ha fretta passi pure avanti, a me piace anche guardarmi attorno, fare due chiacchiere con gli addetti al percorso, quelli dell’ambulanza, special modo quel baffone alto e moro, sono simpaticissimi per cui…..
Traguardo con sorriso, via alle macchine altrimenti le zanzare ci assalgono come i Vietcong infilandosi anche sotto i pantaloncini da ciclista, una doccia sommaria con due bottiglie di acqua minerale, mezzo litro di anti-zanzare spry e via al ristoro a mangiar fette di anguria, pesche e qualche pezzetto di crostata.
Alfio mi sequestra facendomi raccontare la Black Forest Ultra Marathon, passano i minuti ed ecco la premiazione…ho fatto bene ad ascoltare le ragazze, Sonia, Angela e Barbara ( che mi vogliono presentare non ricordo chi, bell’uomo ciclista 53enne..vedremo) e fermarmi perché a premio ci sono anche io.

Torno verso la macchina e nella piazza ora animata di gente gira una colorata giostra con i cavalli, mi piacerebbe farci un giro ma credo che la gente riderebbe di me…immagino già le loro facce, io una signora su di un cavallo che gira sulla giostra, un gioco riservato ai bambini…
Eppure sto a guardarli un po’ e la voglia di salire per un giro è fortissima ma meglio saltare in macchina, la strada è lunga fino a casa.
Ancora oggi dopo tre anni di navigatore non sono riuscita a capire perché al ritorno mi calcola sempre un percorso diverso dall’andata…e per di più più corto di quasi 20 km, misteri della tecnologia, la stessa tecnologia che si è mangiata 415 numeri di telefono della mia rubrica su di un cellulare ultra moderno che fa anche massaggi e pastasciutta al ragu!
Ad un cero punto della strada un faro illumina la notte.. e se non son svelta a frenare tiro sotto un carabiniere che con una torcia in mezzo alla carreggiata voleva indicarmi di fermare la macchina ed accostare…ussignur!
Mi guardano un pò storto!

Va beh non sono in abito da sera, ho due o tre baffi di fango sul viso, sono in pantaloncini da ciclista e canottiera e con la bike buttata sul sedile dietro della Mercedes..ma la macchina è mia mica rubata!
Che ci fa vestita da ciclista signora???
Ma secondo voi una vestita cosi che ha anche la bici in macchina dove è stata? Ad un Rave party?
Visto che brontolo sempre ma che fondamentalmente sono una brava ragazza mi mollano dicendo vada piano..lason perder scèc!
Arrivo a casa a mezzanotte, sono stanca ma per la guida più che per la gara, la doccia lava via polvere e decisamente concilia il sonno, il letto è un miraggio dove mi rintano e chiudo gli occhi sulla giornata appena trascorsa.
Buonanotte mondo di ciclisti che pedalano nelle calde sere d’estate, buonanotte viaggiatori con le ali ai piedi.
Buonanotte amici miei.

giovedì 23 giugno 2011

Black Forest Ultra Mtb Marathon

Foresta Nera…. Un nome che ha sempre evocato nella mia memoria la saga del Magdeburg, l’epopea della guerra dei 30 anni nel 1630, uno dei periodi pù neri della storia teutonica, eppure ha avuto sempre un fascino tutto particolare di cavalieri, principi, oscuri castelli che nascondevano un qualche antico segreto, battaglie concluse con campi disseminati di cavalli feriti e cavalieri morenti…
La storia è sempre stata una delle mie passioni, lo scoprire che quello che siamo oggi lo dobbiamo a quanto fatto dai nostri avi nel passato e considerando la quantità di sangue diverso che scorre nelle mie vene, rivivo un po’ la storia passata della mia famiglia…
Sono svizzero/lombardo/friulano/celtica oppure longobardo/celtica/slavo/friulano/svizzera.
Fate vobis.

Torniamo a bomba, cioè al come mi sono ritrovata li a Kirchzarten tra altri 6000 biker semi-congelati dal freddo.
Ci sono gare che hanno un fascino tutto particolare e che una volta nella vita vuoi fare assolutamente.
La scorsa stagione avevo passato una magnifica settimana in Francia per la Roc d’Azur cimentandomi alla mia maniera in quattro gare differenti e divertendomi non poco; quest’anno volevo qualche cosa di nuovo, diverso ed unico ed il fascino di questa 14 esima edizione della Black Forest si è fatta di punto in bianco irresistibile.
Mandata l’iscrizione ancora a gennaio e non sapendo ancora a cosa andavo incontro, ho avuto anche da scegliere tra ben cinque diversi percorsi!
Escludendo a priori la extreme da 116 km per una questione di logica incapacità fisica, valutando che la marathon 85 potesse essere troppo lunga comunque ho optato per la Short Track di 43 km. escludendo anche quella da 65 e la Power da 55 km.
Posso sempre tornarci un'altra volta no???
Comunque via che si parte, sono circa 500km ed in camper ci vuole un po’.
La Svizzera è il mio paese d’origine ed ogni volta passo il confine mi ritrovo a guardare quelle montagne con un occhio diverso dal turista di passaggio; io li su quei pendii ho imparato a sciare, sono ruzzolata dalla slitta centinaia di vote, mi sono arrampicata mille volte durante le vacanze estive ed ho camminato per decine di chilometri nelle escursioni con lo zaino in spalla, io qua sono a casa.
Dopo il lungo tunnel del Gottardo ci fermiamo al Sant. Gothard Rasthütte per il pranzo, per quei sapori della memoria che mi fa piacere rivivere di volta in volta, con mia figlia che brontola perché acasa non le faccio mai il Rösti di patate o la torta di mele con la panna come la faceva Mutti Geiser, la mia tata/mammadue che Elsa ha conosciuto e ricorda seppur vagamente.
Siamo a metà strada ed è ora di rimettersi in viaggio.
Il tempo non promette nulla di buono, piove a tratti e fa freddo; da lontano le cime delle Alpi mostrano ancora i valloni pieni di neve che luccica da lontano, resterà sicuramente per tutta l’estate.
Piano piano ci si avvicina al confine con la Germania, quei confini che ormai esistono solo sulla carta almeno per noi europei.
Dal confine al paese di Kirchzarten ci sono solo 80 km ed in poco tempo eccoli al’ingresso del campeggio che avevo in precedenza contattato; una decina di minuti dopo eravamo già alla piazzola a noi assegnata e, come partecipante alla Black Forest, pago un prezzo irrisorio: 10 € a persona al giorno tutto compreso, piscina, sauna, utilizzo di tutti i servizi, docce calde, lavanderia, scarichi per il camper, centro fitness e chi più ne ha ne metta!
Il campeggio è enorme, più di 500 piazzole, circa 1800 persone ed almeno 1500 mtb!

Ma che bello basta.

Qua attorno ci sono almeno 300 km di piste ciclabili più la mitica Swarzwald Straße, la ciclabile più lunga d’Europa che attraversa da nord a sud tutta la Foresta Nera, 450 km, e più di 200 km da un lato all’altro, tra Germania e Svizzera….un vero paradiso per chi ama pedalare.
Un unico neo: piove a dirotto e fra un freddo micidiale!
Alle 21 sono a dormire sotto il piumone.
Il mattino dopo si presenta comunque freddo e grigio, la pioggia ha dato una piccola tregua ma i vicini mi dicono che hanno appena sentito le previsioni del tempo e sono pessime… uffa!
Ho avuto la fortuna di nascere con questo dono strano, il poli-glottismo, imparo una lingua ad una velocità incredibile e negli anni ne ho imparate bene otto e qua mi sento decisamente a casa: francesi e tedeschi, belgi ed olandesi, svizzeri, inglesi ed italiani, qualche spagnolo…..ad eccezione del russo le ho parlate tutte, alla spesa al supermercato oppure al ristorante od alla lavanderia o semplicemente tra vicini di camper mentre si montava o sistemava la ruota della bicicletta.
Credo che anche la stessa passione faccia si che il dialogo tra stranieri diventi più facile, si capiscono le motivazioni, le lunghe trasferte e le tribulate in sella, si è parte di un insieme di cose che ci rende diversi ma simili, ci accomuna rendendoci amici e rivali allo stesso tempo ma con quella lealtà che qualche volta alcuni dimenticano.
Mi incammino verso il centro sportivo e ritiro il numero che mi accompagnerà in questa avventura, il 6205 con un paio di bellissime copri scarpe in regalo, materiale vario ed il Road Book della gara con altimetrie, postazioni di controllo ed aiuto e ristori.
Decisamente utile.
So che dovrò salire per 30 km e di seguito scendere per 13 fino all’arrivo….
Qua l’organizzazione è impeccabile, alle 9 del mattino della domenica ci si ritrova in stazione, 1300 partenti nello Short Track e tutti, dico tutti, verranno trasferiti in treno alla partenza.
Le bike vengono messe su dei tir con rimorchio, ogni singolo pedale rivestito da una “calza” di gomma piuma per far si che non rovini le altre biciclette, ogni bici viene messa una di testa ed una di coda sui camion dagli addetti al trasporto e portate alla partenza; noi le raggiungeremo dopo mezz’ora di treno appositamente messo a disposizione dalle ferrovie tedesche per l’occasione.
Dalla sala d’aspetto assistiamo in silenzio allo scatenarsi di un vero e proprio uragano, vento fortissimo, grandine ed acqua a catinelle, diciamo pure che il morale è a terra; saliamo sul treno, si chiacchiera ma lo sguardo è sempre al finestrino ed alo scatenarsi degli elementi… ma non poteva regalarci una mezza giornata di sole????
Arriviamo alla partenza, la mia corsa un po’ preoccupata a recuperare Valchiria tra migliaia di altre bike e sinceramente un po’ di strizza mi è venuta quando non riuscivo a trovarla…peccato che non avessi guardato il numero del camion che me l’ha portata fin quassù.
Alla fine la trovo, esattamente dove doveva essere ed è tutto in ordine, tempo a parte; ci sono circa 10 gradi, piove a secchi e saltello per non raffreddarmi ma è tutto inutile.
Mi rifugio con decine di altri ciclisti in ricoveri di fortuna, sotto tetti, piante, balconi ma è inutile, il freddo non si placa e per quanto faccia finta di non sentirlo morde eccome!
Ma la gente è meravigliosa: ti chiama per nome ( e’ scritto sul numero), ti incita, si complimenta con te per il coraggio, è un continuo accumularsi di autostima e ad un certo punto non lo sento più il freddo e mi avvicino alle griglie di partenza: sono nella prima.
Da li alla partenza cercherò di pedalare un po’, lo spazio lo consente, saltello, faccio pipi, bevo, risaltello, pedalo e poi via che si parte.
Un anello per tornare in paese ed il primo controllo, non ricordo nemmeno più quante volte sono passata sui tappeti per il rilevamento chip, e poi via sulla lunghissima salita su strada bianca nel bosco, bosco cosi fitto da non farti vedere il cielo, alberi tanto alti che ti chiedi come facciano a non spezzarsi sotto il loro stesso peso e quelli scorci stupendi nelle vallate sottostanti dove scorrono i fiumiciattoli che hai passato poco prima, pezzi di lago di cui non ricordo il nome se non di uno, il Titisee, le case arrampicate sui crinali…un susseguirsi di immagini che mi sono rimaste impresse un poco alla rinfusa mentre pedalavo col fiato corto in salita.
Ma ciò che non posso dimenticare sono le centinaia di persone che, sotto la pioggia, ci incitava con campanacci, trombe tirolesi lunghissime dal suono talmente forte da stordire, i ragazzini che ti rincorrevano per darti un sorso d’acqua o, semplicemente, per dirti Bravo!!!
E nel pezzo più duro, quando ho iniziato pensare “non ce la farò mai”, le vignette un metro per un metro con disegnati ciclisti che si arrampicavano con i denti lungo una montagna e la scritta “Du macht das für Spaß”..lo fai per divertirti!
Eh si, lo facciamo perché ci piace, per divertirci per cui non posso prendermela con la bicicletta oppure la salita, ho scelto io di essere qua, non si molla Kathy.
Eppoi guardi il Road Book e ti accorgi che manca pochissimo alla cima, che i 30 km sono quasi finiti, sai che poi si scende a valle e da li in poi non mi fregava più nulla della pioggia, delle mani gelate e delle ginocchia che facevano male per il freddo.
Al ristoro mi fermo, mangio qualche cosa bevo e riparto, la discesa è lunghissima non tecnica ma ripida e fa freddo. Devo fermarmi poco dopo la meta, le mani non le sento più e non so se freno oppure no ed anche i freni sanno di bruciato, pausa di qualche minuto e via che si ricomincia.
E senti l’aria dell’arrivo negli ultimi chilometri e la voglia di arrivare è tanta e la voce in lontananza dello speaker è come il richiamo di una sirena, significa riposo ed allora ci metto ogni goccia di energia rimasta e quando entro nello stadio di Kirchzarten con centinaia di persone che urlano “Gut gemacht” beh riesco anche a commuovermi! Che oca che sono ma è più forte di me.
Elsa mi aspetta al traguardo con la macchina fotografica ed io sono al settimo cielo, il mio ruggito lo sentiranno in tanti.

Ho il mio certificato di partecipazione in mano, gli occhi che mi brillano, il cuore che canta a modo suo la mia conquista ed il resto della giornata è cosi confuso tra stanchezza, doccia bollente, cena tedesca per festeggiare ed a nanna presto perché sono cotta.
Mi concedo ancora un giorno di vacanza ed al ritorno devio verso Laufenbourg in Svizzera dove ho un pezzo di cuore e famiglia, il mio fratellone Hans che vedo pochissimo purtroppo, ma dieci anni di differenza di età, strade diverse nella vita e modi diversi di vedere le cose hanno fatto si che io viva in Italia e lui lassù dove è diventato un rappresentante importantissimo dello stato elvetico.
Lo abbraccerò stretto stretto sia all’arrivo che alla partenza, ci si lascia sempre con un velo di tristezza negli occhi ma la promessa è di rivederci presto stavolta e prima di partire mi dice:
Tu a 70 anni sarai ancora a pedalare in giro…
Magari , chissà…..
Lungo la strada non faccio altro che guardare fuori dal finestrino cercando di assaporare e memorizzare ogni singola gola di montagna, le striature lasciate dal ghiaccio e dall’acqua sulle rocce, il colore delle foglie ed il diverso colore del cielo verso le cime, la quasi impossibile locazione di alcune malghe sui pendii tanto erti da sembrare strapiombi e le bestie che pascolano che paiono arrampicarsi sulla nuda roccia.
Il lago dei quattro Cantoni, il lago di Lucerna e quello di Lugano e poi Como per avvicinarmi sempre di più a quel lago che ho scelto come casa tanti anni fa, dove c’è casa e famiglia ma qualche volta guardo a nord con un po’ di nostalgia.
Ma posso sempre tornarci.
Kathy Pitton

lunedì 13 giugno 2011

24h lago d’Idro 2011- Campionato Italiano Endurance Solo

Era stata la mia prima 24h in solitaria nel 2007 ed allora non avevo la più pallida idea di che cosa fosse e cosa significasse pedalare e stare in sella per cosi tante ore, di notte al buio, sotto una pioggia scrosciante, con i pensieri che sembravano avere vita propria e mettevano a nudo paure ed angosce.
Non avrei mai immaginato che questa specialità potesse affascinarmi cosi tanto nonostante non abbia mai ottenuto risultati eclatanti ma ogni anno, guardando il calendario di 24h Passion, ne scelgo alcune e faccio di tutto per poterci essere; non sempre il mio lavoro permette fine settimana interi liberi, devo per tempo organizzare turni e cambi con i colleghi, più o meno contenti di farmi questo favore.
Sono arrivata ad Idro all’una di notte di Sabato, in arrivo da Carpendolo e la sua notturna cittadina, ho parcheggiato il bestione nel parcheggio del centro sportivo che fa da logistica e segreteria all’evento e mi sono messa a dormire con le gocce di pioggia a far da ninna nanna e cullare il mio dormiveglia.
Sarò tra i primi, alle otto del mattino, a ritirare numero e chip, a bere un caffé in compagnia di Leali e del Signor Gaioni della Tagracer che, ieri sera, ha cronometrato la mia “performance” notturna.

Ci scherziamo sopra, saluto il Dottor Formenti e me ne torno al camper, metto il numero a Valchiria e me ne vado in centro, sul lungolago, per vedere se e cosa è cambiato nel parterre arrivo/partenza… pare tutto uguale salvo forse 100 metri dopo la partenza, una deviazione in meno.
Un altro caffé ed è ora di tornare alla base, preparare le borracce, mangiare qualche cosa e pensare alla lunga giornata che ho davanti.
Al parcheggio trovo Luisella con i suoi compagni di squadra, parliamo un po’ del più e del meno per poi tornare ognuno ai propri preparativi ed ai pensieri che ne conseguono.
Verso le 11 mi avvio verso la zona partenza; questa volta sono proprio in solitaria, nessuno della squadra e nessuno che mi accompagna per l’assistenza in loco; ho preparato tutto al meglio, borracce piene e barrette, frutta secca e quella fresca per le soste, qualche panino e, naturalmente, il ristoro fisso dove vi è acqua e riso freddo a volontà.
Sul lungolago incontro Lorenza Menapace, ci abbracciamo e parliamo un po’; ha dentro di se parecchia tristezza e vuole vincere la maglia tricolore da portare alla nonna anziana come regalo.
Capisco la sua motivazione, devi averne una grande dentro ogni volta per affrontare queste dure prove da sola, contro tutto e tutti, critiche comprese.

Anche per me ogni endurance che provo a fare e finire diventa una sfida, contro me stessa e nessun altro, la gente può dire e pensare ciò che vuole, io so che posso e voglio provarci, il resto conta poco.
Alcuni anni fa conobbi una persona tutt’ora speciale ed unica nel mio cuore che mi disse: “Quando l’allievo è pronto il maestro appare”.
Allora fui io il maestro insegnandogli la determinazione, il camminare a testa alta ed a guardare le persone negli occhi senza paura e con sicurezza, il non mollare e l’affrontare i propri demoni con coraggio….
Ora le cose sono cambiate, sono io l’allievo, sono io a dover trarre insegnamento da ciò che provo e da ciò che sento.
Il mio maestro ora è quell’insieme di attimi vissuti o voluti vivere e sfuggiti tra le dita come sabbia, quelle emozioni e quel dolore che rende ognuno di noi unico ed inimitabile, quell’insieme di cose che mi ha fatto decidere di smettere di pedalare per poi non riuscire nell’intento, sentendomi perduta come senz’aria.
Ho augurato a Lorenza di vincere quella maglia, cosa che ha fatto alla grande.
Come grandi sono state tutte le ragazze, Ausilia, Anna, Ilaria, Luisella e tutte le altre di cui ho scordato il nome ma che, con determinazione, hanno pedalato nella notte, sotto l’acqua, senza smettere mai.
Passaggio dopo passaggio sotto quell’arco sul lungolago con la gente a guardare ed applaudire, gli incoraggiamenti di chi ti conosce e chiama per nome hanno fatto si che le ore passassero e che quella salita, prima dura ed a piedi, diventasse amica ed in sella, piano piano, fino all’inizio del sentiero che portava alla cascata, giù in discesa fino in paese per poi ricominciare.

Verso le 19 una voce tonante sopra le altre mi chiama per nome ed ecco Super Mario che, presente come ogni anno in veste di meccanico, mi invita a cena…carne alla griglia!
Accetto l’appuntamento per le 21.30 e continuo a pedalare; alcune gocce di pioggia nel pomeriggio sono cadute, poi era tornato il sole ed è stato un continuo mettere e togliere la mantellina anti-acqua.
In uno dei tanti passaggi sul traguardo ecco spuntare Giorgio Pasotti con le stampelle! E dire che lo scorso anno aveva gareggiato in coppia con Silvia ma quest’anno un ginocchio ballerino operato da poco lo immobilizza.
Peccato.
Un bacio e due parole, un abbraccio con lo speaker Elio che ci fa le battutacce e via che riparto per un altro giro.
Alle 21.30 sono puntuale all’appuntamento per cena e tra una goccia di pioggia e l’altra, due sorsi di birra scusa artigianale ricevo un piatto con costine, pane abbrustolito e coppa ai ferri!
A però, mica male…peccato che la pioggia inizi a cadere di brutto con violenza ed il pensiero di scendere lungo quel sentiero verso la cascata di notte, sotto una pioggia battente e con luce artificiale mi impaurisce non poco.

Me ne torno al camper, mi scaldo un po’ con un vecchio maglione ed una tazza di the e la stanchezza, ignorata fino ad ora, si presenta a richiedere il conto: nove ore in sella non sono poche.
Decido di riposare fin quando nons mette di piovere e cado nel mondo dei sogni fino alle 4 del mattino.
Endurance significa non fermarsi mai, non mollare fino alla fine ma il mio corpo ha chiesto una tregua ed io l’ho concessa.
Farò ancora un giro al mattino presto, battendo i denti dal freddo e decido di finire qua la mia 24h del lago d’Idro 2011; alle 12 devo essere in servizio allo scalo di Iseo, devo partire e tornare verso casa.
Un salto al tendone del ristoro, due brioche ed un caffé e via verso la valle ed il mio lago.
La doccia calda di casa lava via la polvere ed il sudore ma la stanchezza resta a farmi compagnia nel lungo pomeriggio al lavoro sotto una pioggia battente.
Quello che mi resta di questa avventura è una ridda di emozioni, di amici incontrati nuovamente da cui hai avuto un sorriso ed a cui hai risposto nello stesso modo.
I flash nella memoria di un papero attaccato al casco di una ragazzo che, ogni qual volta mi passava vicino mi diceva “dai dai..”; oppure il maialino sul casco di un altro ancora che, con la pioggia, si era inzuppato tanto d appiattirsi sul casco stesso ed ancora il piccolo gufo del “Grande” Capo gufo di Trento, presente in squadra più agguerrito che mai.

Facce e persone a cui ripenso con piacere e che so di incontrare ancora su qualche sentiero, non sappiamo quando ma sappiamo che sarà cosi tra qualche tempo.
Ad una ragazza che leggendo il mio blog lascia un piacevole messaggio chiedendomi cosa provo nella ricerca dell’agonismo a tutti i costi rispondo che sinceramente non lo so!
Ogni qual volta ho provato a smettere mi sono sentita come senz’aria e pur sapendo che le gare diventano sempre più faticose e le mie performance sono quel che sono in loro trovo probabilmente quanto mi manca nella vita di tutti i giorni, seppur essa sia ricca di impegni, lavoro, famiglia, amici e sogni, come tutti del resto.
Forse, solo forse, vorrei che alcuni di quei sogni non restassero tali   come lo è stato per  Val Rendeva oppure la Roc d’Azur o ancora la Rando Rouge in Francia per cui non vedo perché non possano avverarsi alcuni dei pensieri che girano per la mia testa matta.
Ma tutto questo, per quanto folle agli occhi di tanti, in fondo non è altro che quello che io chiamo vita, molto semplicemente la mia Vita.
Alla prossima