La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


domenica 10 giugno 2012

Terremoto in Emilia

La vaga sensazione di dondolare sul soppalco ed un secondo solo per capire che non è solo un sogno ma realtà ed i sensi si allertano, la paura mi secca la saliva in bocca, il battito accelera e sento ogni singola vibrazione della pelle, la mente corre lontano a 35 anni fa, alle urla di terrore che rimbombavano nelle orecchie, alla folle corsa verso un qualunque punto che non si muovesse, che non sobbalzasse….
E mi ritrovo sulle scale di casa con il piumone in braccio, le chiavi del camper ed apro la porta uscendo di corsa in pigiama con la voce di mia figlia che mi dice” è tutto finito mamma!... ma non riesco a pensare se non a quei giorni di ragazza, alla casa dei nonni rasa al suolo da un nemico invisibile ma spietato come il terremoto, al pianto dei bambini ed al terrore puro negli occhi della gente friulana.





 
Sembra solo ieri ed era il 1976.
Al mattino la rincorsa ai messaggi su Facebook, sapere che gli amici stanno bene ma che la terra continua a tremare, che torri antiche e palazzi crollati feriscono il cuore della gente e che, purtroppo, ci sono dei morti.
Non so in verità perché è scattata questa molla nella mia testa, la voglia di fare qualche cosa che andasse al di là del sms solidale che non so mai se arriva o no ed io seguo il cuore più del cervello ed ecco che, il giovedì mattina, scrivo un post sulla mia bacheca, uno su Twitter, un altro ancora su di un foglio di carta che distribuisco nella mia via ed inizia questa cosa che non so come definire, una corsa al portarmi materiali che posso portare giu col camper, un aiuto vero e concreto per chi ha perso casa e lavoro ed ora ha solo una tenda sulla testa.
In 72 ore ho ricevuto 13 quintali di materiale vario, coperte, trapunte, lenzuola, sacchi a pelo, abiti per bambini, ombrelli……una marea di roba che ho stipato in casa fino a non riuscire più ad entrare.
Ho riempito il camper talmente tanto, da pavimento a soffitto, da lasciar solo lo spazio nella postazione guida, testando i freni per vedere quanto mi serve per fermare questo bestione con 700 kg in piu del dovuto, due tute e due maglie di ricambio ed eccomi in viaggio….
Ma prima ho passato il tempo a telefonare a destra ed a manca alla Protezione Civile fino a trovare chi mi indirizzasse verso la destinazione giusta che sarà il campo sfollati di Pegognaga.
Quante volte ho fatto questa strada per arrivare alla Aironbike di Guastalla o la Fosbike di Carpi, il ponte sul grande Po e le cascine la sotto ma stavolta è diverso.
Alcuni tetti di quelle stesse cascine sono crollati, le strade sono transennate perché troppo pericoloso passarvi, le fettucce che di solito delimitano i campi gara ora segnano percorsi obbligati all’interno dei paesi e stavolta non vi è quel colore dato dalle maglie dei ciclisti ma la tristezza di combattere contro un nemico invisibile e vigliacco che colpisce a tradimento, senza preavviso, lasciando dietro di se solo paura e non gioia.
Poco alla volta arrivo a Pegognaga incassando non poche strombazzate dai camion che mi seguivano visto la mia andatura da lumaca, esco dall’autostrada ed il paese è li, poco dopo il ponte e ciò che vedo è strano all’inizio, cioè tutto normale… o meglio cosi sembra ma avvicinandomi comincio a vedere le strade sbarrate dalle transenne, le fettucce tirate all’imbocco di alcune vie, poca gente attorno come se il tempo si fosse fermato.
Chiedo ad un signore fermo accanto alla strada dove è la tendopoli e mi indica la strada sbarrata poco più avanti, aggiro le transenne ed ecco l’ingresso del campo di calcio comunale presidiato dalla protezione civile in uniforme.
Mi avvicino e parcheggio e chiedo del responsabile e scopro che avevano avvisato del mio arrivo, mi fanno entrare all’interno del campo dove parcheggio e mi si avvicina il “capo campo”, il signor Giuseppe a cui dico quello che ho portato….. “ sei arrivata giusto in tempo…”
Aveva piovuto tutto il giorno e la gente nelle tende aveva freddo per cui le mie coperte e trapunte, cosi strane all’inizio di giugno, sono apprezzate e gradite dai più…..
E qua inizia una parte che non mi piace, cioè il vedere gente che si accaparra coperte come se dovesse venderle fin quando non do fuori di matto, chiudo le porte del camper e non do più nulla a nessuno!!!!!
E che cavolo.
Ed allora mi raggiunge il capo della Protezione civile…… qualche volta penso che la divisa dia alla testa a qualcuno, con tutto il rispetto per i più ma sto tipo qua proprio non mi va giù; il fatto poi che si metta a darmi ordini come se io facessi parte di un qualche reggimento poi…
I ragazzi volontari del campo mi invitano alla loro tavola per cena, chido loro cosa c’è da fare domattina e vedo la meraviglia nei loro occhi, “…ma ti fermi”?
Certo che mi fermo, fino a giovedì sera per cui quattro giorni.
Alle 11 me ne vado a letto, tra una scossetta e l’altra, ed è una sensazione strana, come se stessi cadendo……ma alle 4 di notte sento armeggiare alla porta del camper e dopo un mio urlo intimidatorio chiedo chi è….
In poche parole trovo fuori dalla porta uno della Procivil che mi chiede una coperta perché ha freddo.
Ma cribbio santo hai mica visto che ora è?????????????????????????????
Mattino presto, la sveglia suona e si inizia una lunga tre giorni di lavoro, lavare pomodori, tagliare verdure, preparare i piatti per 200 pasti alla volta, riempire le grosse celle frigorifere con l’acqua in bottiglia portata dai camion, le casse di versure da sistemare, le decine di chili di pasta da versare nelle vasche d’acciaio e consegnare alla ditta che cuoce, la frutta da preparare, le scorte da controllare e tra una cosa e l’altra far camice agli extra comunitari che le regole ci sono in un campo sfollati e non si può fare come cavolo si vuole, che gli orari dei pasti sono affissi e che non sono a casa loro per poter comandare il pranzo o la cena all’ora che fa loro più comodo.
Ma quello che più mi ha ferita ne profondo è veder gettare il cibo, lo sguardo di presa in giro quando ti dannavi l’anima per far tutto in poco tempo cercando di rispettare idee e religioni diverse e non veder dalla parte opposta un ben che minimo sguardo di intesa o una mano d’aiuto.
Questo mi ha ferita.
Ma il dolore più grande è stato vedere giovani coppie con due figli piccoli dormire in macchina e presentarsi al campo solo per lavare i bambini, non chiedendo nulla di più se non un po’ di calore; neppure a pranzo si fermavano perché, detto da uno di loro..: ho perso la casa ma il lavoro l’ho ancora per cui posso comprarmi il prosciutto da solo….
E poco dopo discutere con un altro che vuole la coca cola o la fanta e non l’acqua ed allora non ci ho più visto e gli ho detto di uscire dal campo ed andare al supermercato a comprarsela la coca cola….
I quattro giorni sono volati via, tra stanchezza e sfinimento, tra lo sguardo impaurito di qualche bambino ed il sorriso sdentato di un anziano che regala uno spiraglio di sole a me ed agli altri volontari; stoccare i vestiti dividendoli tra tipologie in scatoloni diversi, distribuire i giocattoli tra i bambini o i lecca lecca vedendoli sorridere, raccontare loro una storia e cercare di essere serena anche quando la terra continua a tremare sotto i piedi o quando, alle 4 di notte, la scossa sarà cosi forte da farmi cadere dal letto.
Oppure prendere mezz’ora di pausa, seduta fuori dalla cucina di campo e chiacchierare con il vice sindaco, Stefano, parlando dei danni strutturali alle scuole ed il suo dubbio sul cosa fare, sul come iniziare a lavorare, tra beni culturali che vorrebbero conservare e buon senso che dice di buttar giù tutto e ricominciare.
Ed ascoltarlo mentre mi racconta di quando, tre anni prima, aveva imposto al consiglio comunale di adottare le normative anti - sismiche e sentirsi deridere e sbeffeggiare come matto per il fatto che li di terremoti non ne sarebbero venuti mai…..
Ed ancora discutere con l’Asl che ci imponeva la cuffia sui capelli mentre le tubature delle foglie, esplose, riversavano il contenuto sulla strada al di la del muro o vedere gente che, pagata per assistere le persone, se ne stava tranquillamente seduta a leggere il giornale mentre i volontari, tutti, si dannavano per far funzionare anche quello che era impossibile far funzionare.
Questo terremoto mi ha lasciato dei segni, non fisici ma morali.
Riconosco la grandiosa dignità della gente emiliana che, tutta assieme, si sta muovendo per tornate alla normalita.
Guardo ammutolita le persone che già stanno approfittando della situazione augurando loro ogni possibile accidente esistente ed ancora da inventare o scoprire.
Abbraccio con il cuore in mano i ragazzi che ho conosciuto in questi giorni, tutte quelle persone che, con me, hanno cercato di far vivere il campo sfollati come se fosse una piccola cittadina senza problemi.
Io sono dovuta tornare a casa, da mia figlia ed al mio lavoro ma loro sono ancora la, con le maniche arrotolate, la schiena curva e tanta voglia di fare e sono sicura che faranno, tanto.
Con il pensiero sono ancora la con loro e le foto resteranno per ricordare i loro volti, facendomi compagnia.

mercoledì 30 maggio 2012

Iseo Soncino in sella





Fantastico giro in giro oggi, sotto un sole che mi ha cotto braccia e naso ma la voglia di un lungo giro in bike ha avuto la meglio sul mal di schiena.
Partiti da Iseo alle 8.30 alle 11.45 eravamo sotto il castello a farci una piadina, coca cola e caffè per poi girare la bike e tornare alla volta del nostro lago...... anche perchè alle 16 dovevo essere al liceo di Adro a prendere mia figlia....
Alle 15.10 ero a casa, doccia al volo e puntualissima all'appuntamento con Elsa, un poco stravolta ma ok.
Riassumendo:
117 km in sette ore circa, pochissimo asfalto visto che abbiamo seguito l'Oglio il più possibile... con tanto di aironi e cicogne in volo.
E un oca assassina che voleva beccarmi il fondoschiena assolutamente da cui sono scappata urlando e pedalando come una matta, sotto lo sguardo divertito del contadino e di Dado....

domenica 20 maggio 2012


E che palle.
Una povera pirla parte alle sei del mattino per Milano, si presenta alla verifica tessere e si sente dire: Federazione?
No grazie, voi non correte!
Ma porco mondo io voglio solo pedalare, mica mi frega delle vostre menate Udace, Scain, Uisp, Fci, Csi... e chi più ne ha più ne metta!
Dio che maroniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
Ma vi mettete daccordo una volta per tutte e la pianatte di far diventare matti tutti con le tessere che se sono blu non vanno bene le volete rosse, pero devono avere una sfumatura violetta e con scritto A al posto di B di traverso!
Voglio solo poter pedalare punto! delle vostre emante burocratiche non me ne può fregare di meno e mettetevi daccordo cavolo....

lunedì 14 maggio 2012

1° Starterbike


Lo sappiamo tutti che il Gliso di notte non dorme ma studia vie alternative dove pedalare ed ecco che spunta l’ultima sua creatura, sbucata da uno dei tanti sentieri del Monte di Iseo, figlia dei tre tronconi più il boschetto e nipote del Senrierù, altra creatura nata tre anni fa per la Vignalonga.
Ma il bello del Gliso è proprio questo, inventare quello che poi a noi pedalatori piace confermate e consolidare nel tempo, le famose tracce del Gliso che ormai abbiamo nel Dna e che non ci togliamo di torno neppure con un vaccino di nuova generazione.
Giovedì scorso avevo provato il percorso in totale solitudine e devo dire che lo avevo trovato bello tosto, bello però…. Da la in cima ho fatto anche delle foto, un bel panorama davvero ed anche se sulle varie varianti in discesa del Sentierone appunto avevo tribolato non poco devo dire che mi era piaciuta………
Ma qualcuno o qualcosa ci mette sempre lo zampino ed ecco che le previsioni del tempo, ormai quasi sempre azzeccatissime, mettono temporali fortissimi durante la notte tra sabato e domenica e quella discesa con la pioggia mi spaventa non poco….
Ma come fai a non presentarti ad una gara fuori dalla porta di casa e davanti alla palestra che frequento da 12 anni?
Ed ecco che alle sette la sveglia suona puntuale, saluto mia figlia che parte con suo padre per Udine con il mio camper per il concerto dei Metallica e dei Radiohead ( che nervus la mia musica….), mi vesto da ciclista e metto Valchiria in macchia, cinque minuti e sono alla Starter dove è gia tutto un fermento nonostante alle 4 stanotte si sia scatenato un diluvio universale con vento e grandine….ed anche ora piove che è un piacere.
Siamo in pochi, magari un poco folli ma buoni, 54 per la precisione, li a ritirare numero e pacchettino regalo cercando di tirarci su di morale per non pensare alla lavata che ci attende ed ai fanghi gratis che ci spettano di diritto in una pedalata del genere.
Dado con la faccia dell’appena alzato che mi guarda di sottecchi dicendomi “vedi di portarti il cellulare che s e servisse…” e Mauro che arriva direttamente dal turno di lavoro notturno a dare una mano ad Alberto, entrambi senza bike ma comunque nel mondo delle gare; tanti amici ed in primis Simone, titolare della palestra e sponsor della gara oltre che uno dei miei istruttori da tempo, tutti li, col naso per aria cercando di capire se smette oppure no.
Un caffé, due chiacchiere e sono le nove e 19, forse è meglio darmi una mossa.
La bike e pronta, il mio numero da abbonata, 447, le gambe un poco meno pronte e la giacca anti- acqua per cercare di stare un po’ al caldo comunque, quattro pedalate qua e la e via che si parte per il breve giro di lancio su per la “salita dei dottori” e poi il primo troncone.
Cecco mi fa compagnia per un pezzetto ma io sono lentissima vicina a lui per cui dopo circa 2 chilometri sono sola lungo le irte rampe dei tre tronconi.
Avevo messo in programma la gara in solitudine, so di non riuscire a partire in salita dando quel poco che ho per cui non me la prendo più di tanto, pedalo con il rampichino sbuco dal primo tratto, salgo la salita su asfalto, mi fermo per una battuta con Zambo e riprendo a piedi il secondo tratto in ciotoli dove spesso scivolo, arrivo a Bosine e mi immetto nel famigerato terzo troncone, lungo e ripido ma piano piano arrivo su.
Attraverso la strada verso il boschetto e sento l’urlo di Natale Reboldi che è li a far foto e che mi urla bonariamente che questa non è proprio la gara per me… ma lo so anche io Naty, ma il fascino dell’edizione 1 è sempre li in agguato e se non mi fossi iscritta probabilmente starei a mangiarmi le mani ora!
Sento la moto in lontananza e so che già i primi stanno arrivando ed allora esco dal sentiero del boschetto cercando di non intralciare nessuno, attraverso il campo nell’erba alta e mi bagno quel poco che ancora avevo asciutto, mi sembrava di nuotare nell’acqua non di essere nell’erba.
Giù nel sentiero nel bosco, l’attraversare la strada, un latro tratto di bosco e finalmente il tratto della Gimondi che porta al Mafa dove il fango non c’è e finalmente posso pedalare senza continuare a scivolare di qua e di la.
Sento il telefono che vibra in tasca ma non ho tempo per rispondere e vedo Dado subito dopo con il Giudice di gara ed è stato lui ad inviarmi il messaggio, preoccupato dal fatto che non mi aveva ancora vista arrivare e la domanda del giudice. Non ti ritiri?
Neanche morta guarda!
Io non mi fermo a costo di arrivare all’una!!
La lunga salita al Mafa lenta ma costante, la deviazione a destra e poi giù nello scivoloso sentiero creato da Alberto, la pioggia lo ha reso una pista da pattinaggio, le ruote vanno dove hanno voglia loro, tratti in sella e tratti a piedi ma intanto vado avanti e non mi fermo.
Il mio timore era di intralciare gli altri ragazzi durante la gara ma l’essere in pochi e con un giro di 13 km ha fatto si che ci si spalmasse lungo il percorso e cosi ho potuto arrivare in fondo senza intralciare nessuno. L’ultimo tratto, quello del Gimondino che ogni biker iseano conosce bene, la breve discesa sui sassi ed il sentierino con la pianta in mezzo e poco dopo la lunga discesa veloce che porta in paese attraversando prima Via Bonomelli e Via Bonardi per poi risalire un tratto della strada verso Polaveno e la discesa verso il traguardo….
E sto ridendo mentre attraverso l’arco dell’arrivo come se il fango attaccato alle gambe e l’acqua piovana che mi scorre addosso fossero una carezza e poco mi interessa se mi ci vuole mezz’ora per togliere fango da ovunque.
Lavo la mia compagna di viaggio, la asciugo e la metto in macchina, un panino al bar della palestra, la fetta di torta promessami da Sarre se avessi finito la gara, due bicchieri di the perché ho una sete che berrei il lago intero ed è l’ora delle premiazioni.
I miei compagni di squadra sono tutti a premio e mi fa piacere ed anche io lo sono, seconda ed ultima donna visto che eravamo solamente in due… certo io con Nadia Tosi centro poco, mentre lei faceva il primo giro io stavo ancora partendo ma non mi metto certo al suo livello, anzi, ammiro quella ragazza per la tenacia e la determinazione che ha, io arrivo al traguardo, ci sono sempre e mi piace far parte di sto ambaradan.
Il resto è colore, quello delle maglie delle squadre.
Il resto è calore, quello dell’abbraccio degli amici e dei compagni di squadra.
Tutto il resto per me è passione e divertimento.

martedì 8 maggio 2012

Conca bagnata e fotografata!


Ecco che arriva la Conca, una bestia che mi spaventa ogni volta e che mi lascia sempre il segno.

Ruggisce si sta gara qua, graffia come un leone arrabbiato a cui hai rubato l’osso preferito, le sue salite mi lasciano senza fiato e mi strapazzano la schiena che è un piacere.
Sono anni che la faccio, cado, mi rialzo, riparto, litigo con i sentieri ed il Bertone, che prego i ragazzi della moto scopa di lasciarmi in pace e di andare pure avanti senza di me che tanto arrivo…
Lo scorso anno ho perso la Trebisonda e mi sono ritrovata a girare di qua e di la senza aver ben chiaro dove diavolo fossi, arrivando poi al traguardo per vie traverse dopo quattro ore, sconvolta e dolorante!
E mi si chiede: perché diavolo ti iscrivi allora?
Verissimo rispondo, ma se la mettono sempre nel pacchetto di sette o otto gare a cui mi iscrivo a gennaio per risparmiare un po di soldi poi è naturale che ci venga e la faccia o quanto meno parta, poi vedo di volta in volta.
Ma sono giorni di pioggia battente, anzi settimane che piove, la conoscenza del percorso fa si che mi spaventi non poco tutta quest’acqua che sembra voglia spazzare via tutto e lasciare solo un mare di fango e sono questi i pensieri che mi passano per la testa mentre alle sette di sabato sera risalgo le coste di Nave verso Odolo e guardo il fiume di pioggia che scende lungo i tornanti della strada che sale in valle, portando con se terra rossa e sassi e rallentando di molto la velocità del mio bestione.

 Ma ho un appuntamento stasera, cena a casa di Silvia e Giorgio e voglio arrivare ad un orario decente visto che hanno una figlia piccola.
Mentre faccio gli ultimi chilometri avviso che sono in arrivo e salgo seguendo le indicazioni per il parcheggio; il grande parco Rinascita, allargato dal comune, è davvero immenso ma fradicio come mai in seguito alle piogge e ci provo ad entrare nell’erba per parcheggiare ma sentendo le ruote slittare e sprofondare decido che è meglio uscire al volo dall’erba e parcheggiare sul solido asfalto vah……
E lascia il segno la piccola “escursione” nell’erba bagnata, il muso del camper è impiastrato di fango ed erba e neppure la pioggia battente riesce a pulire quel macello.
Giorgio arriva in compagnia del figlio, 5 minuti di macchina ed eccomi a casa loro, in cucina seduta al loro tavolo e tra chiacchiere su biciclette e gare, passa la serata in compagnia gustando la cena ed il bicchiere di vino rosso che mi concedo.
Isabel, la piccola di casa, mi omaggia di un suo pensiero, un disegno col mio nome sopra, lo appenderò in camper come ricordo della serata e sarà lei stessa a portarlo a bordo, riaccompagnandomi per la notte con il suo papà.
Il pensiero di come sarà la gara al mattino dopo mi fa compagnia tutta notte, ma il sonno e la stanchezza presto avranno la meglio sui pensieri e sarà la sveglia alle sette della domenica mattinata svegliarmi, colazione al volo e due passi fino alla segreteria della gara per il ritiro del numero e del chip.
Trovo i ragazzi che da anni chiudono la gara in sella alla moto scopa, faccio loro una foto e sorridono dicendomi” ti scortiamo anche stavolta”?
Fino alla fine ci penso, la faccio o no?
Il numero lo attacco solamente alle nove, dopo averci pensato più e più volte ed allora salta in sella Kathy, pedala, dove arrivi arrivi.
Pronti via lungo la discesa della partenza rinnovata, Sali e poi discendi nuovamente per poi risalire lungo i tornanti asfaltati e poi via lungo la stradina nel bosco, a volte cementata ed altre no, la stessa che si fa alla Rampinight ma alla rovescia per poi iniziare a salire…

Sembra senza fine ed il terreno bagnato non aiuta.
Ed allora stacco la spina, non penso più alla fatica, al mal di schiena, alla testa che fa male e lascio scorrere le emozioni lungo la pelle cosi come le gocce d’acqua che cadono mentre altre ancora le sento saltare da una foglia all’altra mentre passo sotto le piante; un ‘ora poi un'altra ed il tempo sembra mangiato dal mio non sentire, dal mio non voler mollare.
È solamente il passaggio sopra un tappeto dei chip scollegato che mi fa rinsavire sentendo altri che, irosi ed urlanti, maledicono chi ha staccato i cavi facendo si che l’intertempo convenisse rilevato, con somma rabbia per chi ha velleità di tempi e classifiche, con totale indifferenza per chi la classifica non la guarda neppure.
Sorrido passando davanti ad una casa con alcune persone raccolte fuori dal cancellino a fare il tifo ed alla battuta stile “ varda che gatuna che ve so!” rispondo con un miaooooooooo ansimante e ci rido sopra.
C’è ancora una discesa, brutta, ma poi finisce anche se la fai a piedi e mi siedo in fondo ad essa togliendo la macchina fotografica dalla tasca posteriore ed iniziando a far fotografie.
Tanti avranno pensato che fossi fuori, pedala e vai al traguardo no?
Ma il mio, di traguardo, era già raggiunto.
L’essere qua oggi, nonostante tutte le magagne che ho, la sordità che un po’ alla volta si sta impossessando della mia vita facendomi assistere senza sentire allo scorrere di tutti i giorni, la schiena che fa sempre più male e sembra non avere soluzione, le cadute di inizio stagione che hanno lasciato il segno e che si fanno sentire ad ogni cambio climatico, mi fa sentire ancora parte di qualche cosa, mi da la certezza di poter ancora vivere questa passione nonostante tutto e di tenerla mia fino a quando avrò un po’ di fiato per pedalare.
Al passaggio di un amico che si ferma con un sorriso, risalto in sella ed arrivo al traguardo cercando con gli occhi qualche viso famigliare e sentendo quelli che, al punto Winning Time, stavano discutendo sul fatto che alcuni tappeti non fossero attivi.
Doccia calda, un cambio veloce, un piatto di pasta in compagnia mentre si svolgono le premiazioni, due parole con Adriana che, alle prese con un problema alla spalla mi chiede un consiglio come Kinesio terapist e,poco dopo, siamo al camper dove le applico un tape preventivo e guardando l’orologio, decido che è ora di tornare.
Perdo tempo sistemando le cose sul camper e mettendomi in condizioni di viaggiare per poi rifare la strada fino a casa, con calma sotto un temporale tremendo.
Ho tante cose che mi passano per la testa e tante persone da ringraziare, Gerva che ad ogni gara si fa applicare il tape sulla schiena fidandosi della mia terapia alternativa, Giusy che mi fa compagnia in alcuni istanti di queste trasferte, gli altri compagni di squadra che fanno sempre quadrato attorno a me e mi fanno sorridere.
Andrea Leali della Odolese che, ogni anno, mi fa sentire a casa anche se sono un disastro come ciclista ed al mio amico Mario Verlato, Supermarioracing, per la sua esuberante ed unica presenza sui campi di gara, come amico, meccanico e ciclista/podista, unico pazzo scatenato che fa il palio con me e che mi abbraccia stretto stretto ogni volta.
Ed un grazie speciale a G.R. per avermi messo in condizioni di esserci anche stavolta, fino in fondo.
Un grazie anche a Te, sebbene la tua presenza non fosse fisica, perchè ti ho intravisto a cavallo della tua bike li, tra gli altri, con lo sguardo a terra come hai sempre fatto quando gareggiavi, con quegli occhi con le pagliette gialle che sorridono anche quando non lo fa il viso e che mi fanno stare bene quando li guardo.

martedì 24 aprile 2012

24h di Cremona



Mai fatta per cui mando l’iscrizione in solitaria a Max e pronta più o meno come al solito, venerdì sera me ne vado in quel di Cremona a cercare il Piazzale Azzurri d’Italia dove piazzare il camper e creare il campo base.
Ho tempo per fare un giro e controllare una parte del percorso, il parterre e le varie postazioni cercando quelle che mi interessano per via della presenza di amici ed amiche.
Una cena veloce, due o tre pagine di un bel libro e presto mi avvolgo nel piumone e dormo fino alla sveglia datami dai camion dell’organizzazione che, già al mattino presto, si muovono qua e la per preparate tutto.
Una colazione veloce e sporto il camper su richiesta di uno dei posteggiatori, solo pochi metri più in la e mi metto vicino ad una coppia di ciclisti di Bergamo.
In poco tempo il grandissimo piazzale si trasforma in un enorme e colorato campeggio, le tende abbassate, tavolini con tovaglie colorate, biciclette di tutti i colori e maglie delle squadre più disparate, facce allegre ed una gran voglia di pedalare che si sente nell’aria che ci circonda.
Ha piovuto tantissimo negli ultimi giorni ed il trovare il sole al mattino è un gran bel regalo, speriamo solo che duri per tutte due le giornate e che la pioggia dia una tregua a tutto e tutti anche perché mi stanno crescendo le alghe ovunque, capelli compresi!
Scendendo dal camper mi sento chiamare ed ecco che spunta Andrè parcheggiata li vicina, compagna di pedale in quel di Cedole ed anche qua visto che gareggia in squadra da tre con delle compagne.
Andiamo assieme a ritirare il numero ed il pacco gara, le spiego come funziona la storia del chip e ce ne torniamo al campeggio improvvisato, chiacchierando del più e del meno aspettando l’ora di pranzo.
L’orario di partenza è abbastanza anomalo, le 15, di solito si parte a mezzogiorno ma cosi ho il tempo di prepararmi qualche cosa di caldo, fare tutto con calma e saltare in bike per fare un giro al paddok alla ricerca delle amiche che corrono in squadra con nome di Wonder Women.
Ed eccole la, Grazia e Sonia, Barbara e Mara, sedute sotto la loro postazione a bordo pista e come ci salutiamo?? Con un calice di Prosecco, alla faccia della gara imminente!

Ma Endurance è anche e soprattutto questo, una gran voglia di divertirsi oltre che di pedalare.
Altre facce che conosco, Beppe del Team Barilla, i Tava Bike con Giuseppe Frumento, i ragazzi del Nuvolera Team, gli Zaina………..le facce da endurance che ormai fanno parte della 24h Cup e che la rendono ciò che è, una festa itinerante su ruote.
Trovo Ducoli Sandro con il suo Val Rendena Team e già che ci sono mi iscrivo alla gara che si terrà a settembre ed alla Serenissima del 30 giugno…. Lo so che sono un pò in anticipo sui tempi di marcia ma 15 euro di sconto non sono pochi per cui pronti via che sono iscritta e come andrà lo vedrò al momento.
Tornata al camper faccio due chiacchiere con i ragazzi li accanto e vedendone uno che zoppica gli offro una “nastrata” con il mio kinesio tape….
Seguono chiacchiere a nastro e caffé e presto il trasferimento in piazza Maggiore per il saluto alle autorità e la partenza che sarà alle 15 in punto.
L’aria è fresca ma il sole regge ed il vedere l’azzurro del cielo dopo settimane di pioggia rende tutto più scorrevole e bello; ci ammassiamo tipo reggimento degli alpini sotto i portici e poi, dopo un discorso di cui ho sentito ben poco, si parte, una lunga sfilata in città tra la gente che ci guarda sorridendo, avranno pensato che siamo una manica di matti che basta…
Ed inizia il lungo scorrere del tempo scandito solo dai pedali che girano, dalle incitazioni di quanti guardano lungo il percorso, dagli amici che ti chiamano per nome e dal battere del cuore nel petto che scandisce tempo e stanchezza alo stesso modo ma basta saperlo ascoltare e si trova il ritmo giusto, la cadenza che ti lascia rifiatare e non affatica e le gambe girano anche se piano… si perché io sono in solitaria, senza assistenza per cui o mi riesco a gestire o sono kaput ancora prima di cominciare.
Vi è la discesa lungo un argine che mi spaventa e che non ho mai fatto in sella, per tutte le volte in cui vi sono passata ma sin dall’inizio mi pareva di sentire una scarica elettrica sul collo arrivando li ed ho voluto ascoltare il mio istinto scendendo a piedi di traverso, facendo fatica a stare sulle scarpette e scivolando ma mai in sella a Valchiria perché qualcosa mi diceva non farla Kathy e cosi è stato.
Ho pedalato lungo la strada sterrata nel bosco, piacevolissima, fino all’inizio del lungo toboga col fango compatto, nuovamente nel bosco fino al “sabbione” dove immancabilmente mi piantavo come un salame continuando a piedi fino all’inizio del sentiero successivo e sbucando al Nido dei Caroni (che credo siano i calabroni) dove dei ragazzi simpatici distribuivano acqua, the caldo e qualche volta caffé, torroncini e fette di dolce e, dulcis in fundo, bicchieri di vino rosso!
Da li in poi fino al parco del Po, un passaggio nel pioppeto dove sembrava nevicasse tanti erano i soffioni che volavano, una salita lungo l’argine ridiscendendone poco dopo, stavolta in sella, per affrontare la salitella che portava su asfalto delimitato dalle transenne con un folto pubblico sempre presente, la scaletta da scendere ed il sentiero che finiva nuovamente su erba e poi da li fino all’arrivo sfilando a lato delle tende dei solitari e delle strutture delle squadre. E da li si ricominciava, un giro dopo l’altro e perdi il conto del tempo se non che inizia a fare freddo e decidi di fermarti e scaldarti un poco con un piatto di pasta.
Ma il bello arriva adesso con lo sbucare di Super Mario lungo il percorso in sella ad una vecchia vespa 125 che mi insegue all’urlo di Paseruuuuuuuuuuunnnnnnnnnnn!
Che ridere! È partito da Mantova per portarmi tre caschi da bambino per la nostra scuola di mtb Diavoli Rossi e già che è li ci facciamo le foto in sella alla sua vespa, ridendo come dei matti e come solo degli amici veri sanno fare!

Endurance è anche questo.
E poi lui ed i suoi amici partono e me ne vado al pasta party ma sarà un grande sbaglio; vuoi il freddo, vuoi non so cosa dopo aver mangiato iniziano i guai con una fortissima nausea e dolori addominali seguita poco dopo da vomito e capogiri.
E la serata finisce cosi, raggomitolata sotto una coperta cercando di far passare il tremore ed il freddo e soprattutto il gran mal di pancia.
Mi addormento poco dopo e saranno solo le quattro del mattino quando mi sveglierò, sudata fradicia e scombussolata di brutto!!!
Mi alzo, cambio, mi preparo the caldo e zucchero, preparo la bike non sapendo ancora cosa farò ma attacco i fari ed alle 5 e mezza sono fuori a pedalare, rientrando in pista nel bene e nel male, quel che viene viene e pace.
E devo dire che lo stare al caldo i ha fatto bene, sono vestita pesante ma mi sento decisamente meglio per cui una pedalata dietro l’altra mi porta a vedere l’alba lungo il Po ed è uno spettacolo, peccato non aver preso la macchina fotografica.
Quanti giri ho fatto lentamente guardandomi attorno, fermandomi ad osservare ed ascoltare, ho guardato un ragno enorme inseguire un insetto piccolo, una lucertola uscire al sole per scaldarsi ed il levarsi in volo di non so quale specie di volatile, il tutto in una specie di limbo interiore che mi fa stare tanto bene con me stessa.
Ed arrivare al ristori dei Caroni trovandovi Margherita Beltramolli dopo due anni che non la vedevo e fermarmi a chiacchierare mezz’ora senza pensare ne al tempo ne ai giri da fare raggiunte poco dopo da Astrid de Rosa che è in gara come single speeder ed anche lei si ferma a chiacchierare sotto lo sguardo attonito di quanti si dannano per guadagnare tre secondi sull’avversario.
Ma è ora di ripartire e raggiungo il parco e la discesa poco dopo e la salitella fino alla strada…. E poi il disastro.
Non so bene cosa è successo, non riesco a ricordarlo, so solamente di aver preso una legnata bestiale cadendo contro le transenne finendo con un braccio incastrato tra di esse, la bike sotto di me ed un dolore bruciante e fortissimo che toglieva il fiato. Chi ha assistito al volo dice che ho sbattuto violentemente la testa contro il metallo, ( meno male che ho un gran buon casco) ed ho perso i sensi per un momento. Ricordo quando mi hanno tolto il braccio incastrato ed il dolore da svenire quando mi me lo hanno raddrizzato, le parole della signora della croce rossa e le voci dei ciclisti che si sono fermati vedendomi a terra tutta storta.
Ma sono una testona torella e poco dopo mi sono seduta contro il parere della Croce Rossa e di seguito alzata nel vedere la mia Valchiria tutta storta… quello è stato il dolore più grande.
La mia compagna ferita, non io! Chi se ne frega delle botte, quelle passano, la ciccia fa da ammortizzatore ma la mia Valchiria….. quasi piango.
E la mano gentile di quel ragazzo che l’ha sollevata, le ha tolto la ruota e le ha raddrizzato il manubrio riconsegnandomela in condizioni di ripartire, quasi lo abbraccio. Ho continuato a piedi fino al traguardo dove volti amici mi aspettavano con uno sguardo apprensivo e mi hanno accompagnata fino al camper dove mi sono seduta cercando di capire se i danni fossero più seri di quanto pensassi e dandomi della stupida per non essere risorsa all’aiuto del medico, anzi scappandone.
Dopo un ora e mezza ero di nuovo in pista, per gli ultimi due giri fatti stile Donzelletta vien dalla campagna, praticamente a piedi ma a testa bassa perché io alle 15 volevo essere al traguardo della mia 24h di Cremona.
E cosi è stato, sebbene dolorante ed acciaccata, piena di botte ed escoriazioni e quasi non riuscendo a muovere il braccio destro ma ero li, al traguardo tra gli amici e le amiche che nella borraccia dell’ultimo giro hanno messo il pirlo con l’aperol per finire in bellezza.
Una doccia calda lava via stanchezza e polvere, le botte restano a memoria per qualche giorno ma non importa, sono quelle medaglie che ogni biker porta addosso alla faccia di quelli che ci dicono che la mtb non è fatica, è uno sport che non conta nulla… magari pensano che il calcio sia lo sport migliore, dove in campo 11 giocano ed altri 80.000 urlano ma si sentono sportivi e magari invadono il campo, prendono a coltellate il vicino solo perché porta una maglia diversa, insultano i giocatori perché si sentono offesi per il fatto che non giocano come loro vorrebbero…. Ma la palla è rotonda e dall’altra parte ci sono sempre 11 giocatori.
Sarebbe cosi bello il rispetto delle scelte e d elle idee altrui.
Io valgo nulla come ciclista, faccio numero il più delle volte ma so che le pacche sulle spalle ce le scambiamo volentieri ed un calice in compagnia di qualche amico ciclista lo berrò sempre e quando ho bisogno di qualche cosa so che dai miei amici delle ruote grasse troverò sempre una spalla ed una mano.
Anche questo è endurance ma soprattutto questa è la mountain bike.

Il resto conta ben poco.

martedì 3 aprile 2012

6° South Garda Bike

South Garda Bike
Eccola qua!
Quando torno alle gare che ho fatto anni fa, magari presentandomi alla edizione uno e dal numero accorgersi che il tempo è scappato alla grande nella clessidra della mia esistenza provo piacere per il fatto che ci sono ancora sui pedali a dispetto di tutto ma al contempo considero che cavolo sto invecchiando.. come tutti lo so ma io sento il mio di tempo che passa!
Al circuito sono iscritta da tempo, due gare già fatte ed altre due da fare con quella bestiola della Conca che di solito non finisco perché non ce la faccio ad aspettarmi per la chiusura il 6 maggio… va beh, da qua a là vedremo!
Comunque alle sette di sera eccomi al parcheggio dei camper tra tanti altri, due passi in paese fino alla gelateria del Parco che trovo chiusa, il ritorno e la cena in solitaria con la compagnia delle parole che escono dal televisore; un buon libro poco dopo ed una lunga notte un poco agitata con tanti pensieri per la testa che esulano dalla mountain bike ma vanno sul personale e sulle emozioni…….
Lascia perdere Kathy, sembra essere il responso alle sei e mezza del mattino.
Mi alzo presto, caffé e fettina di dolce, due passi fino alla segreteria per il ritiro del numero e del pacco gara mio e di Beppe che, nuovamente, ha dovuto rinunciare per questioni di lavoro. L’incontro con Giusy, la vestizione, l’olio che scalda le gambe in questa freddissima mattina di aprile, la nebbia che scende e rende tutto strano quando solo ieri il termometro segnava 25 gradi e si sudava da fermi, i brividi che mi fanno decidere per la maglia a manica lunga ed i pantaloni corti e le prime pedalate per capire se ci sono oppure No.
Eppure sono tranquilla, mi sento bene ed ho voglia di pedalare.
Poco dopo incontro Marcello, compagno di squadra arrivato in solitaria e determinato a riscattare il tempo dello scorso anno; pare che tutti e tre siamo qua per ribadire qualche cosa, una sfida con noi stessi ed il cronometro che scandisce tempi e classifiche ma che , in fondo, scandisce solo il tempo tra una pedalata e l’altra ed il nostro tempo personale, la sfida che vinciamo ogni giorno semplicemente sorridendo.
Angelo, il mio maestro di yoga, insegna che i limiti li poniamo noi, siamo i soli artefici delle nostre sconfitte e delle nostre conquiste e se impariamo a non porci limiti e confini possiamo andare molto oltre e conquistare ciò che desideriamo.

Ho sempre avuto problemi in salita, il peso, il poco allenamento, le menate varie.. ma stavolta la salita alla torre l ho fatta tutta in sella, col rampichino ma in sella.. ed ho chiesto strada a due ragazze che in salita nei sentieri non andavano e mi sono divertita da matti lungo quelle discese dimenticandomi del fatto che nel tecnico valgo poco ma stavolta ho lasciato correre Valchiria e lei, da fedele compagna, mi ha portato giù senza danni.
Solo il vento contrario e fortissimo mi ha fermato ad un certo punto facendomi fare un “fuori pista” tra i rovi…. E le risate dell’infermiere quando mi sono presentata con decine di spine dappertutto da togliere…..
Ma prima delle risate dell’infermiere ho visto passarmi accanto, nel punto in cui i percorsi avevano in comune l’arrivo, Cattaneo e Deho ad una velocità pazzesca, sembravano in moto…. Cavolo che andare!
Poi tutto è andato veloce, il passaggio del traguardo, la doccia veloce al camper, il pasta party in compagnia di amici, l’incontro con Marika che questa gara la vinceva ma ora, in versione mamma, si è presa un po’ di riposo agonistico, il saluto ai compagni di squadra e la lettura del messaggio arrivato con un bit bit che annuncia tempo e posizione in classifica, il ritorno al camper e la partenza verso casa, il tutto in uno strano stato di euforia generale, un benessere fisico e mentale che dura tuttora.
Certo il mio tempo è nulla paragonato alle prime ma ci ho messo 18 minuti meno dello scorso anno e per me equivale ad una vittoria importante, il premio personale da portare dentro, tra i ricordi che serbo sempre delle mie gare qua e la…
Ora per un po’ dovrò saltare gare e scorribande, arriva Pasqua e di conseguenza i turisti ed il lavoro chiama.. il tempo per le pedalate si dirada ma il desiderio di tornare in sella è grande, già ora penso alla prossima volta in cui riuscirò a scappare…. Tra qualche giorno forse…..

domenica 18 marzo 2012

Tra Lambrusco e Prosecco pedalo all'Aironbike



Tra Lambrusco e Prosecco il River è finito!



Sembra passato solo un attimo ed è già tutto finito.

Mi sembra solo ieri di aver scaricato il modulo di iscrizione, fatto il bonifico online ed aver spedito tutto via fax per paura di non aver compilato sul web in modo corretto ed eccomi seduta al tortellino party  ed a tirare le somme del circuito e della Aironbike edizione 13°.
Abbiamo avuto fortuna con il clima stavolta rispetto alla corsa edizione, il sole ci ha accompagnato evitandoci le pedalate estenuanti nel fango e sotto la pioggia e tutte e quattro le gare sono volate, un mese di trasferte al di qua e di la del grande Po, il camper sempre pronto, le facce note e quelle meno conosciute a cui ora sorrido, i vari pacchi gara distribuiti per casa o negli armadietti della cucina pronti per essere sbranati dai lupi presenti in casa mia a seguito dei vari inviti di mia figlia verso gli amici musicisti ma in fondo mi fa piacere veder apprezzato il mio “sforzo” sui pedali.
E poi, in bella mostra sul pianale della cucina c’è la fantastica bottiglia di Prosecco in versione magnum che mi hanno regalato all’arrivo della gara di domenica, il mio premio per l’ultima donna agonista arrivata al traguardo a fine gara a pieni giri… e si, perché stavolta l ho fatta tutta, ultima o non ultima, la gara l ho ultimata e chi se ne frega se la scopa mi seguiva.
Anzi devo dire che lo avevo dato per scontato, volevo finirla a tutti i costi tanto da avvisare Umberto  e Fabione del fatto che, prima o poi sarei passata dal traguardo e di avvisare la moto di lasciarmi in pace.
Ma il River Marathon Cup è iniziato quattro settimane fa a Pomponesco con una gara sofferta e dolorosa per  via della spalla rotta il 12 febbraio scorso in quel di Leno, una sola settimana di stop forzato con il braccio al collo, il mettere e togliere il tape kinesiologico per accelerare la guarigione, il seguire una tabella ben precisa in palestra atta solo ed esclusivamente al recupero più veloce possibile ed eccomi in griglia in una calda mattinata di febbraio.  Ma un solo giro quella domenica, pregiudicando l inserimento in classifica finale ma il dolore era troppo forte ed a malincuore la rinuncia a proseguire dopo il primo giro di 25 km.
Pazienza, andrà meglio la prossima volta.
Ma le altre testardamente concluse, a denti stretti anche se ho dovuto passare dall’ambulanza per farmi dare del ghiaccio a fine gara ma con la soddisfazione tutta personale di averla finita anche se tra gli ultimi al traguardo.

E forse la più sofferta è stata la Fosbike, lunga quasi 60 chilometri, tra argini e golena, campi ed erba che tutto fanno meno che agevolare le pedalate ma la compagnia di Angelo prima e del ragazzo sulla bici scopa poi hanno fatto si che arrivassi al traguardo con un sorriso nonostante tutto, la schiena a pezzi e la spalla che sembrava volersi staccare dal  tronco.
Ed ora, alla Airon, sorridere al sole che  mi  scalda nonostante al mattino il fresco si faccia sentire sulla pelle. Ma la mia Aironbike comincia nella mattinata di sabato con la partenza per Guastalla non prima di aver ritirato la mia fettona di crostata di lamponi che considero il mio porta fortuna e che sarà la colazione prima della gara, il seguire l’autostrada conoscendo ormai il percorso a memoria, arrivare al Lido Po e parcheggiare nel solito angolo vicina al percorso ma non cosi vicina alla pizzeria che di sera diventa ritrovo di giovani e della loro musica a palla; e due passi fino al tendone dove si ritirano i pacchi gara ed i numeri, il saluto alle ragazze dello Sculazzo e quella passeggiata lungo la riva del grande fiume per vedere se qualche cosa è cambiato ma lui scorre placido, lontano mille miglia dalla furia dello scorso anno dove tutto ha travolto e sradicato lasciandone i segni ancora oggi.
Ogni anno trovo qualche nuova scultura in legno, tronchi trasportati dal fiume lungo la rive che qualche mano artista locale trasforma in un animale, un serpente od un gallo. Sono belli, originali e diversi, piacevoli da guardare e ben si collocano nell’ambiente circostante, come se ne facessero parte da sempre.
Dopo un pasto veloce decido di provare il percorso; scarpette allacciate e via seguendo le frecce lungo la ciclabile prima, giù da quell’argine che mi spaventa sempre e che faccio a piedi, seguendo le indicazioni e le voci di quelli del team che stanno ancora segnando il percorso stesso.
Un passaggio strano tra alberi caduti e grigi, dove la forza dell’acqua ha devastato tutto e lasciato il segno ed il passarci in mezzo mi fa capire con che forza è arrivata fin qua portando di tutto oltre ai rami spezzati ed ai tronchi ma la parte più bella è quel lungo passaggio accanto al fiume, lungo almeno quattro chilometri, un sentiero che sembra non finire mai ma gradevolissimo sia da fare che da ammirare, il passaggio tra le piante reso nervoso dalla discontinuità del terreno che richiede moltissima attenzione e quel ponte sotto cui si passa e che da anni è il ritrovo dei viveur locali…..anche questo fa colore e fa parte della mia Aironbike!
La lunga doccia calda, un piatto di pasta in compagnia della musica in sottofondo ed un buon libro da leggere mentre attendo l’arrivo di Giusy, compagna di squadra che arriverà tardi, molto tardi, tanto che ero già nel mondo dei sogni da un po’…. E’ riuscita a svegliare qualche persona nei camper accanto perché non riusciva a togliere la ruota della sua bike e metterla nel gavone del camper ma poi, dopo vari tentativi, finalmente si dorme ed il mattino arriva subito, sembra passato solo un attimo ed è già ora di afre il caffè e vestirsi da ciclista, togliere le bike e controllare che tutto sia ok, oliare la catena ed entrare in griglia.
Ma prima due parole con Antonella Incristi, ciclista di livello conosciuta personalmente solo quattro settimane fa ma già amiche, forse perché in sintonia, forse perché  entrambe con le origini ben piantate in Friuli e con un piede lei in Sicilia ed io in Svizzera ma mi piace quel chiacchierare in dialetto ladino che ricorda tanto la mia infanzia e mio padre,  le auguro di vincere e lei, di rimando, promette di vincere anche per me!
Ora si parte e lascio defilare la maggior parte lungo il giro di lancio, cerco di trovare il mio ritmo ed a testa bassa inizia la mia gara, quella con me e null’altro. E troverò anche il tempo di salutare alcuni amici lungo la strada, di fermarmi al ristoro a bere Sali e the freddo, sgranocchiare una barretta e continuare, passaggio sul traguardo mentre Alfio Montagnoli mi saluta e riprendere il giro, leggermente diverso ma bello… si bello.
Decisamente inedito rispetto a tante altre edizioni e sono veramente molte le volte che ho partecipato a questa gara ma stavolta mi intriga di più, mi piace ed anche quando mi raggiungerà la moto scopa non me la prenderò più di tanto, la finirò ugualmente.
Ed a cinque chilometri dall’arrivo vedrò una maglia poco più avanti, Ulderino Richetto, partecipante anziano a queste gare di pianura che conosco da anni che cerco di raggiungere a tutti i costi… ma raggiungo altre due ragazze prima dl traguardo, escursioniste che hanno voluto fare il percorso completo nonostante a loro fosse destinato un giro solamente.
Ed ecco che, come passo il traguardo, mi si presenta un magnum di Prosecco per brindare, ultima agonista all’arrivo ma a pieni giri. E me ne torno al camper in compagnia di questa mega bottiglia che porterò a casa e berrò in compagnia di alcuni amici alla prima occasione.
Il piattone di tortellini, il bicchiere di vino rosso in compagnia, le risate con Sonia Ravenoldi e le altre ragazze e lo spanciarsi dal ridere con il Doc delle ruote grasse, Roberto Zappa, che con ironica sornioneria, apprezza il perizoma a vista di Sonia e con discorsi più o meno seri, arriveremo alla premiazione dove applaudo gli amici e le amiche.
Tornando a casa farò strada normale, con tranquilla serenità, arrivando a casa più o meno nello stesso tempo che avrei impiegato facendo l’autostrada, seguendo strade secondarie poco trafficate ma che mi danno modo di guardare attorno, di osservare, di vedere cose che la velocità in autostrada non ti permette.
Prima o poi verrò qualche giorno al parco del Mincio qualche giorno, portandomi Valchiria naturalmente e scoprendolo poco alla volta una zona che poco conosco ma che vorrei diventasse mia.
Ora, mentre scrivo, rivivo questa ultima trasferta per il River ma so già che, nonostante ogni anno dica che sia l’ultima, l’anno prossimo sarò ancora quaggiù, nella golena tra sabbia e tronchi, a brindare con una bottiglia di Lambrusco alla mia voglia di pedalare.
Alla prossima ragazzi!

venerdì 16 marzo 2012

Fosbike 2012...


Il fosso non c’è più!
Cavolo non c’è più.
E dire che i primi anni era cosi caotico il passaggio poco dopo la partenza, venti metri e giù dalla bici, salto del fosso e via di nuovo lungo la strada fino all’inizio dello sterrato….
Va beh pazienza, il fosso non c’è più ma ce ne sono tanti altri da passare in gara, alcuni su e giù dagli argini, altri su dei ponticelli creati per l ‘occasione con assi di legno e poi i passaggi creati nei campi tra un canale di irrigazione e l’altro con dei grossi tubi che fan si che non si debbano fare tre chilometri per passare dalla parte opposta.
Insomma ce né per tutti i gusti qua a Carpi.
Non ricordo nemmeno più la prima volta che venni quaggiù in compagnia di Dado, era ancora il Trittico del Po se non ricordo male e questa è la 21 esima edizione per cui ne è passata davvero tanta di acqua sotto i ponti e di chilometri sotto le mie ruote.
Sono arrivata alle due del pomeriggio di sabato, parcheggiato al solito posto tra le villette in un parcheggio defilato rispetto alla strada, ormai i residenti riconoscono il camper e mi salutano quando mi vedono scendere; a volte è capitato che altri concorrenti parcheggiassero qua accanto ma di solito preferiscono sostare quei 600 metri più in la, attaccati alla partenza ed al centro sportivo dove avviene sia la consegna tessere che le premiazioni ma fanno sempre festa li il sabato sera e preferisco poter dormire un po’ e godermi la tranquillità.
Decido di fare un giro, mi vesto e son pronta a partire. Appena scendo dal camper un signore, residente nella via stessa mi chiede “ e allora signora, siamo pronti per domani”???.
Rispondo con un sorriso mentre lui continua a trapiantar rose nel vialetto di casa sua… il bello è anche questo, far parte del luogo anche se non lo sei, accettata dalla gente che ormai ti considera parte del baraccone colorato organizzato ogni anno dai ragazzi della Saltafossi, un circo che dura un giorno soltanto ma che attira ogni volta 500 o 600 persone sulle loro bike colorate e, di seguito, altrettante tra famigliari ed accompagnatori.
Faccio praticamente sei pedalate e suona il cellulare, Alberto Francescon che mi chiede dove sono e perché non vado a ritirare il pacco gara per cui deviazione, due chiacchiere con i ragazzi, ritiro numero e pacco regalo e torno al camper per depositare il tutto e riparto…
Seguo le indicazioni per un po’ e poi, come spesso mi capita ultimamente, mi perdo lungo il percorso! Non è possibile cavolo ma la mia testa registra una cosa ma mi manda da un'altra e cosi torno sui miei passi, riprendo dalla prima indicazione utile e seguo finalmente la strada giusta ed arrivo al primo ponte sul fosso, quello che anni fa, in una domenica con tanto ma proprio tanto fango, mi aveva regalato un tuffo nel canale fuori stagione con Dado che si sbellicava dalle risate. Lo faccio o no????
E lo faccio si, ed in sella anche, dimenticando per un attimo la paura di quei passaggi tecnici che spesso mi hanno messo in crisi.
A furia di farli anche una polenta come me impara o no????
Pedalata dopo pedalata mi ritrovo all’arrivo ed è guardando il contachilometri che penso ci sia qualche cosa che non va… dichiarati ufficialmente 54 km in totale ma se il giro ne misura 31 ed i giri da fare sono due… la somma non mi torna.

Va beh ci penserò domattina.
Torno alla mia casetta su ruote, doccia calda, accendo la tele e mi preparo la cena; quando sono in giro cosi, in solitaria, il che succede molto spesso ultimamente, non ho voglia di uscire e girare la sera, forse perché non conosco ne il posto bene le la gente qua attorno e, sinceramente, da sola non sto poi cosi male, ho sempre un buon libro, un paio di cd da ascoltare oppure cerco tra i tanti canali del televisore se uno spettacolo mi attira più di un altro.
La sera passa cosi, velocemente e presto mi ritrovo con la testa che ciondola sulle pagine del libro che sto leggendo, mi appassiona ma sono stanca e decido che è meglio dormire.
Fisso la sveglia e poco dopo spengo le luci e le braccia di Morfeo mi portano nel suo mondo.
E deve avermi amato alla follia Morfeo per non lasciarmi svegliare, non ho sentito la sveglia e neppure l’andirivieni delle macchine al mattino.
Alle 8.30 sono ancora in pigiama, mi rendo conto che la gara parte tra un ora, ho ancora tutto da preparare e mi scordo della colazione, forse l’unica cosa importante che proprio non avrei dovuto scordare.
Alle 9.20 entro in griglia praticamente di corsa e meno male che un amico mi ha chiamata al telefono chiedendomi dove fossi finita ed un attimo dopo la gara parte e si inizia a pedalare.
Sono un diesel per cui la velocità all’inizio non arriva e lascio sfilare tutti senza fretta, il tempo non è un problema….
Il primo giro ok, buon ritmo, pedalata tranquilla ma costante, passaggi che conosco e paesaggio da guardare, qualche saluto a chi mi chiama per nome e via lungo le stradine ed i campi, raggiunta ad un certo punto da un ciclista senza casco, pantaloni lunghi tenuti alle caviglie con dello scotch arancione e con una mtb con le sacche attaccate dietro!!! E pedalava ad una velocità spaventosa.
Angelo si chiama e mi tirerà fino alla fine del primo giro, facendo si che gli stessi a ruota, dandomi le dritte per alcuni passaggi ed una mano “mentale” quando capiva che non ce la facevo più….
Si perché se non mangi sei come una macchina senza benzina, ad un certo punto vai in riserva e puf…….passo il traguardo e riparto, sperando che la strana sensazione di vuoto nelle gambe passasse…..
Il secondo giro è leggermente diverso per cu ho sperato che fosse più corto ma mi sbagliavo e me ne sono accorta al 45 esimo chilometro, quando ho pensato” e dai Kathy che ne mancano solo 7 o 8..”.
Al 55 esimo quasi urlo che non ce la facevo più ma avevo un altro angelo su ruote a seguirmi, perché il primo aveva dovuto andare a casa… il ragazzo Scopa!!!! Eh si, chissà perché faccio sempre amicizia con loro io…. Polenta!
Va beh comunque sono arrivata, passato il traguardo con segnati 59 km 560 metri, seduta per terra con un'altra ragazza appena arrivata, e siam state li a consolarci a vicenda per un momento ma più che altro me ne stavo li perché alzarmi era un vero problema.
Arrivare al camper è stato come un gran premio della montagna, fare la doccia l’attraversata del lago a nuoto, vestirmi una mezza maratona ed arrivare al pasta party un avventura nella jungla.
Ero talmente stanca che non sono neppure riuscita a mangiare, ho bevuto succhi, coca cola, caffè… qualunque cosa contenesse caffeina e zucchero e mi potesse tirare su….
Ed il viaggio verso casa è stato altrettanto faticoso.
Di solito non ho problemi a guidare il mio bestione ma stanca com’ero, e con il vento teso sull’autostrada tenerlo in carreggiata è stata dura e mi sono fermata tre volte lungo la strada del ritorno per riposare un attimo riuscendo perfino a litigare con un pinguino scemo che aveva parcheggiato nello spazio scarico camper andando a bersi un caffè fregandosene altamente se altri dovevano scaricare le acqua grigie! Ed ha scaricato chimico ed acqua grigie dappertutto meno che nello scarico sto deficiente!
Secondo me dovrebbero fare un esame ad alcuni camperisti per vedere se sono in grado mentalmente di gestire un veicolo del genere nel rispetto delle norme, senza far cretinate che poi ricadono sulla testa anche di quelle persone che le regole le conoscono e le rispettano.
Mamma che nervus!!!!!
Deve solo ringraziare che ero ko altrimenti lo mettevo al tappeto sto cretino patentato.. e sto pensando di pubblicare la targa di quel mezzo… quasi quasi…..
Comunque a casa scarico, lavaggio, ri-doccia, riposo…….alle 20 ero a nanna……..ma già penso alla mia gara di domenica prossima, la Mia Aironbike…..
Sculazzo arrivo!

martedì 6 marzo 2012

4° Xbionic - Asola






Eccola di nuovo, quarta edizione e quarta partecipazione per me.
 Sono tantissime le gare a cui ho partecipato e sono molte quelle che seguo dalla prima edizione e la Xbionic è una di queste. Sebbene sia una gara di pianura ( il che non guasta visto la mia scarsa preparazione) diventa dura semplicemente per il fatto che devi pedalare e pedalare e pedalare, senza un attimo di tregua e l’erba diventa pesante se vuoi tenere una buona media.
 Comunque sia, eccomi di nuovo a preparare sacca e scarpette, casco e Valchiria, mettere tutto sul camper ed aspettare Giusy che oggi viaggia con me. In ritardo…….eh!!!!!
Avevamo accordato di partire alle sei e mezza del mattino ma alle sette meno dieci non è ancora arrivata ed io odio essere in ritardo, sarà che ho l’orologio svizzero incorporato nel DNA, sarà una questione di abitudine ma non mi piace aspettare; comunque alla fine arriva e si parte, due chiacchiere lungo la strada accompagnate da un po’ di musica ed alle otto circa siamo ad Asola ma ovviamente, essendo tardi, i parcheggi vicini al tendone sono occupati e ci dirottano verso il grande parcheggio del centro commerciale a circa 800 metri ma in bike si fa presto ad arrivare alla verifica tessere.
Verifica fatta, pacco gara ritirato, due chiacchiere con amici e conoscenti e la sorpresa di vedere due compagni di squadra della vecchia guardia che, di solito, fanno gare su strada, G. Franco e Gianpaolo, che hanno deciso di venire a questa gara ieri sera.
Chip a posto e ci si ritrova poco dopo nel piazzale del parcheggio accanto al camper, vestizione e siam pronti per pedalare. La gara è di circa 52 km, un giro di lancio e due giri di 21 chilometri, ma non so cosa farò, devo sempre tener presente che la frattura alla spalla rompe ancora le scatole e fa male dopo circa due ore in sella per cui mi adeguerò man mano pedalo.
Arriva anche Beppe, gli altri sono dispersi tra le centinaia di ciclisti presenti, circa 1100 mi dicono, e poco alla volta ci si avvicina alla partenza ed alle griglie.
So che il regolamento cita testualmente che, se si arriva dopo le de ore esatte dallo scoccare della partenza, si verrà dirottati verso il traguardo per evitare di tenere tutta l’organizzazione in piedi fino alle 15 ed oltre lungo il percorso.
Beppe mi comunica l’intenzione di fare il “corto” ed io lo seguirò a ruota credo… vedrò lungo la strada dai!
Partenza e via lungo la strada asfaltata ad una velocità pazzesca per me, tipo 38/40 all’ora! Sarà meglio mettersi da parte e lasciar sfilare il gruppone che è meglio, senza rischiare di restare senza benzina ancor prima di partire; inizia lo sterrato e l’andatura rallenta, mi sento spesso chiamare ma non capisco che è per cui scusate se non rispondo ma l’orecchio sordo non aiuta di certo, dico ciao stela a tutti e bon!
Ecco che si ripresenta il traguardo, lo si passa tra le ultime posizioni e via per il giro lungo tra argini ed erba.
Pedalo praticamente in solitudine, poco importa, e mi guardo attorno: il paesaggio è cosi diverso da casa ma ha quel fascino particolare che lo rende diverso. Qua l’occhio spazia lontano, nulla a fermare la vista, nessuna montagna o collina, solo campi ed erba.
La media che riesco a tenere non è poi cosi male ma la spalla fa un male del diavolo e presto, troppo presto, devo iniziare quelle strane manovre di guida con un braccio solo e non è facile gestire le vibrazioni e le zolle d’erba senza cadere, arriverò a due chilometri dal traguardo in un ora e 35 minuti, per me un buon tempo… certo che i primi hanno fatto tutta la gara con lo steso tempo ma per me è un record.
Li devo decidere: se continuo ne avrò per un'altra ora almeno ma la spalla non regge lo so… il dolore è già sordo e profondo, lo pago per alcuni giorni di seguito di solito per cui, a malincuore, decido di fermarmi ad una curva ed attendere o scattare delle due ore che mi permetterà di essere comunque in classifica ad un giro. Che inizio di stagione del cavolo, sebbene conosca i miei limiti  mi dispiace non finire le cose che comincio ma posso farci ben poco e sinceramente devo prendere atto del fatto che il mio ortopedico me lo avesse detto, doloroso e lungo da passare.
Accidenti a quella pianta!
Mi reimmetto sul percorso e mi avvicino al traguardo mentre alcuni miei compagni di squadra mi superano a razzo… come vanno veloci loro….
Arrivo, Alfio mi chiama come al solito per una piccola intervista e poi via verso il camper ed una doccia calda e mentre sono sotto la doccia arriva Giusy che ha finito la sua prova. Sbuco dal finestrino del bagno e la spavento non poco facendola ridere! Passa anche un amico di vecchia data, Gianmaria, lo saluto, due parole e si torna dentro al caldo, mi vesto e sono pronta a andare al pasta party.
Una lunghissima fila ci aspetta e tocca aspettare quasi mezz’ora prima di arrivare alla distribuzione dei piatti per il nostro pranzo. Nel frattempo parlo con uno dei ragazzi dell’Emporio che mi propone di fare squadra alla 24h di Rendena a settembre…. Ci devo pensare ma di solito preferisco fare le endurance in solitaria, regolando il mio passo alla prestanza fisica del momento, se sono stanca mi fermo, se ho fame mangio, se ho sonno dormo mentre se sono in squadra un qualche regola me la devo porre… vedremo dai, non so neppure se avrò le ferie in quel periodo e con il lavoro strano che faccio non  posso prendere impegni cosi a lungo termine.
Ci sediamo a pranzo e nel frattempo espongono le classifiche che non guardo come sempre mentre Giusy è interessata non poco e sono contenta per lei nel sapere che è nona ed a premio!!!
Ma poi aggiunge: guarda che sei arrivata 14 esima… impossibile dico io, siamo in quasi 70 donne sarò tra le ultime sicuramente.
Ma la curiosità prende il sopravvento e mi avvicino ai fogli esposti: mi hanno messo a pieni giri anziché con un giro in meno…non ci sto, non mi piace sta cosa e vado a cercare Matteo dell’organizzazione per comunicarlo. Mi manda dai ragazzi della Champion chip e comunico la stessa cosa a loro, verificano e dicono ok ci pensiamo noi!!!!
Dopo la premiazione di Giusy torniamo verso casa facendo strani discorsi che spaziano dalla religione alla storia, ai libri letti e  da leggere, alle prossime gare ed a mille altre cose che ora non ricordo neppure più.
Una sosta a Provaglio al camper service per svuotare le cisterne d’acqua facendo spostare una coppietta appartata a sbaciucchiarsi….. erano imbarazzatissimi ed a me scappava da ridere… ma proprio qua dovevate stare? Con tutti i campi che in sono in giro? Va beh, beata gioventù….
Arrivo a casa, smontare il tutto è il lavoro più lungo, pulire la bicicletta, lavare la divisa, pulire il camper e sembra sempre che non finisca mai; lavatrice partita e finalmente posso riposarmi un poco sul divano ma ben presto salgo nello studio e cerco sul web i risultati dei miei compagni di squadra per pubblicarli sul sito e l’amara sorpresa di non essere in classifica morde un po’…. Anche Beppe non c’è!
Scrivo una e-mail alla Sdam sperando mi spieghino perché…. Perché mi girerebbero ben le scatole l’esser stata onesta e poi finire addirittura cancellata dalle classifiche!!!
Ma al mattino dopo mi arriva una e-mail di rettifica con l’inserimento nella classifica ufficiale sia del mio tempo che quello di Beppe.. cosi siamo a posto dai!
Ora la spalla pulsa ed è un fastidioso compagno di lavoro questo dolore ma da un lato penso che si, sono caduta, ma facendo quello che mi piace fare però e non inciampata con le ciabatte in casa magari. Sarà solo una delle tante ferite di battaglia che ogni biker si porta appresso con orgoglio, tanto di spalle ne ho due giusto? E domenica ci sarò a Carpi, un giro solo se proprio non ce la faccio ma ci sarò…..

lunedì 5 marzo 2012

Du pas soi sercoi...


L’ho trovata in Internet sta ciaspolata qua, cercando non so più che cosa.
Valle di Scalve, pista degli abeti tra gli abeti appunto, credo una delle piste da fondo più belle io abbia mai calcato con gli sci e con la bike naturalmente.
Anche se la spalla sinistra rompe ancora un po’ decido di andarci nonostante domani mattina abbia la X Bionic Challenge ad Asola, ma ho voglia di muovermi dopo una settimana di sedentarietà forzata  passata tra Lugano e la fiera, i treni ed i mezzi vari per andare e venire dalla Svizzera è tantissima per cui alle cinque e mezza del pomeriggio salto in macchina con zaino al seguito, ciaspole  sul sedile posteriore e via verso la via Mala e la valle.
Ci metto poco più di un ora ad arrivare lassù e risalendo quella bellissima valle e la spettacolare strada che ne costeggia il fiume mi rendo conto che è veramente in piedi e capisco del perché feci quella  faticaccia la scorsa estate quando passammo una giornata intera su e giù per questa valle in mountain bike, Dado ed io.
La pista degli abeti è sulla strada che porta al passo del Vivione, parcheggio semi vuoto e pochissima gente in giro.
 Mi ero abituata alle centinaia di persone nelle ciaspolate fatte durante quest’inverno con Barbara e Francesco, alle migliaia di Vezza d’Oglio o della Val di Non ma qua la tranquillità regna sovrana.
Attraverso il ponte, mi avvicino agli spogliatoi usati tante volte per lasciare lo zaino quando venivo qua a sciare e trovo la zona iscrizioni ma il mio nome non risulta tra gli iscritti seppur avessi mandato una email di conferma settimana scorsa dall’ufficio ma mi iscrivono seduta stante senza troppi problemi, mi consegnano il biglietto per il ritiro del gadget alla fine della serata e siamo a posto. Torno al parcheggio e decido di dirigermi al bar per qualche cosa di caldo sebbene la temperatura esterna non sia poi cosi bassa, sette gradi circa, ma un vento fastidioso si è levato e preferisco aspettare al caldo.
Un the,ed il tempo passa veloce.
Alle sette e mezza esco e chiamo Michela, una collega di lavoro che dovrebbero essere presente stasera con delle amiche ed infatti eccola nel parcheggio, due parole con loro e poi me ne torno alla macchina, preparo le mie cose ed aspetto le otto per la partenza.
Vorrei correre almeno per buona parte del percorso, finirla il più velocemente possibile ed essere a casa verso le 22 cosi da poter dormire almeno sette ore prima della levataccia delle 5 e mezza di domattina.
Alle 20 pronti via.
Il terreno è gelato, la neve battuta per gli sci da fondo è gelata e fa da fondo compatto, senza ciaspole si scivolerebbe facilmente; inizio la mia “corsa”, piano all’inizio ma sento le gambe bene seppur un po’ pesanti e riesco a procedere bene per quasi 40 minuti.
Il percorso si snoda lungo la pista da fondo lunga 10 chilometri ma la conosco bene e so dove deviare nel caso sia particolarmente stanca; la deviazione tra corto e  lungo non è molto lontana ed al ristoro bevo al volo una tisana della valle, fatta con le erbe di questa zona, ha un spore strano, particolare, un misto tra mentuccia e camomilla ma il colore scuro indica la presenza di altro.. buona comunque.
Prima di partire avevo chiesto a Michela se poteva lei ritirarmi il gadget di fine gara perché cosi posso partire subito dopo il mio arrivo ma pensandoci durante il percorso potevo farlo tranquillamente anche io….
Eravamo circa in 120 alla partenza, tutti tranquilli meno io; ad un certo punto ho distanziato tutti forse perché ero l’unica che voleva andar via presto, gli altri oltre all’iscrizione per la camminata avevano pagato anche per la cena in uno dei ristoranti locali e quasi mi dispiace ripensando al piatto di cervo con polenta di quella volta con Dado  e le nostre bike in giro per questi monti…
Un silenzio incredibile mi accompagna e quasi mi dispiace andar veloce perché sono “rumorosa” nel bosco ed in quel piccolo tratto sul ponte di legno il raspare delle ciaspole è fastidioso a sentirsi.
Alla deviazione del percorso di fondo dei 5 km attraverso e torno verso il traguardo, arrivo marciando di buon passo, saluto un esterrefatto organizzatore che mi chiede….ma l hai fatta di corsa????
Forse sono abituati ad avere poca gente che fa la passeggiata più per stare in compagnia che altro, io giro  con le ciaspole tutt’inverno di qua e di la ed un poco di agonismo devo averlo nel sangue no???
Mi dirigo verso la macchina, ripongo tutto e parto, neppure un caffè mi trattiene ancora qua. Scendo nuovamente lungo la via Mala e di nuovo penso alla fatica lunga 18 km in salita fatta la scorsa estate ma ricordo anche la soddisfazione una volta arrivati quassi, le scorribande per la pista da forno che in estate diventa un lungo sentiero percorribile in bicicletta ed il Sali scendi lungo i ponti in legno come se fosse una specie di ottovolante tutto per noi.
E si ci torno in bike la prossima volta, forse ancora con Dado o qualche altro compagno di squadra che si lascerà coinvolgere da questa old lady sempre alla ricerca di qualche cosa di nuovo da fare e da provare.