La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


lunedì 8 maggio 2017

Qualche giorno a Monzambano

Non ricordo il tempo di concedermi una vacanza rilassante.
Ne ho un disperato bisogno, tra lavoro stressante, fiere in giro per il mondo, casa, famiglia, gatto etc.
Approfitto del ponte lungo del 25 aprile e me ne vado a Monzambano, paesino della mantovana lungo le rive del Mincio e della lunghissima ciclabile che porta a Mantova ed al Po.
Il camper sembra conoscere la strada a memoria ormai, ci vado appena posso ogni anno ed è il posto più incantevole e rilassante che io conosca.
Le colline moreniche abbracciano lo sguardo e son gia in vacanza guardando fuori dal finestrino.
Arrivo, registrazione e scendo nell'oasi camper, la preferisco al grande parcheggio alto, è più rilassante e la vicinanza del laghetto e degli animali mi fa sentire in pace con me stessa e con la natura circostante.
La mia bici nel gavone del camper a farmi compagnia, due libri e tanta voglia di stare sdraiata al sole, in solitudine, a rimuginare sui pensieri, sui tanti problemi, sul lavoro e sulla stanchezza infinita che mi sfibra il corpo e l'anima.
Il cielo azzurro si nasconde tra i rami degli alberi altissimi di questo angolo di paradiso ed il vento soffia leggero, accarezzandomi la pelle e scompigliandomi i capelli.
Gia dopo due ore sono in pace col mondo intero, il libro aperto sulle ginocchia ma lo sguardo non accarezza le parole sulle pagine ma vaga seguendo le oche e le papere di vario genere che popolano questo angolo di mondo, nuotando nel laghetto al bordo del quale sono parcheggiata in quella che definisco l'area sosta camper più bella che conosca.
 Due passi in paese, tanto piccolo che in 15 minuti son già di ritorno con un sacchetto di pane e due o tre cose comprate al negozietto della piazza.
La sera arriva piano piano, saluto i vicini belgi di campeggio e mi rintano all'interno della mia casetta su ruote, sono stanca e rilassata e l'oscurità mi culla nella prima notte in cui dormo come un sasso da tanto tempo.

 Il mattino arriva con il quac quac delle oche fuori dalla porta alla ricerca di qualche briciola di pane.
Il caffè a bordo lago, seduta arrotolata in una coperta è il risveglio più bello che c'è!

 Con calma preparo la bici e decido di andare verso il lago di Garda, non seguendo la ciclabile del Mincio ma seguendo la ciclo-via che sale e scende dalle colline moreniche, aggirando castelli e vecchie costruzioni militari di cui non conoscevo neppure l'esistenza.



E' proprio vero che la bicicletta ti da la possibilità di passare in luoghi che di solito in macchina ti sono precluse. Le lunghe strade bianche tra i filari di vite che fiancheggiano le cascine sono di una bellezza unica; qualche anziano contadino che falcia l'erba che mi saluta passandogli accanto, uno con cui scambio due parole chiedendo informazioni sul forte posizionato sulla collina.
La calma con cui posso pedalare mi regala tutta la serenità di cui ho bisogno e che mi rilassa tantissimo.......
 Dopo chilometri  tra le colline ecco il fiume e mi avvicino alla città di Peschiera del Garda.
Il passaggio sotto il ponte dell'autostrada, il sentiero sotto il bastione del castello e la discesa verso il ponte che entra in centro storico.
C e una gondola che dondola sull'acqua, con tanto di gondoliere fermo ad aspettare i turisti che desiderano fare un giretto romantico.
E pieno di turisti stranieri ed anche quando mi fermo al bar sotto le mura del vecchio carcere militare della cittadella, la lingua parlata è il tedesco... anche da parte del cameriere che mi chiede cosa voglio bere! un sorriso mi scappa e, sebbene il tedesco mi appartenga come madrelingua, preferisco chiedere una spremuta in italiano.
  Mi fermo un attimo anche a guardare le rovine romane degli scavi li accanto; infatti la piazza è tutta uno scavo, vuoi per rimetterla a posto, vuoi per trovare resti di vestigia antiche.
Una straniera in uno stentato inglese mi chiede se so dove si trova la ciclabile, dall'accento capisco che è tedesca e le indico la strada, la stessa che riprenderò di li a poco per tornare verso "casa".
Ripongo la mia bici nel gavone, saluti i vicini di camper che girovagano anche loro in bici, elettrica però..... e decido che stasera si va a cena al Caminetto dove sono già stata lo scorso anno e dove fanno fantastici piatti di cucina mantovana.
I capunsei!!!!!!
Madonna che buoni.


 Il trittico di primi è da sballo.
Segue un "Bocconcino", praticamente un pezzetto di brasato su di un letto di polenta, il dolce non piò mancare e mi portano una panna cotta su di un letto di  caramello e fragole. Me ne torno al camper sazia e con un sorriso sulle labbra che, forse, non mi si vedeva da tempo.
A volte bisogna coccolarsi, e come per magia, tutto appare più chiaro, semplice, facile... anche s e magari non lo è.
Un altra notte passa con un riposo che mi lascia rinfrancata e rilassata; un altra mattinata all'insegna del dolce far nulla in riva al laghetto, circondata da oche giganti, papere cinesi, germani reali e tutta una serie di pennuti starnazzanti che qua svernano e fanno nidi.


 Oggi che faccio?
Salto in sella nel primo pomeriggio e mi dirigo verso Mantova seguendo il fiume stavolta.
Resto sulla parte destra, non asfaltata, un lungo sentiero sterrato tra gli alberi, molto poco frequentato dai turisti che, a cavallo delle E-bike , preferiscono la parte sinistra del fiume in quanto asfaltata.
Solo dopo chilometri  devo attraversare un ponte ed immettermi sulla parte sinistra con tutti gli altri ciclisti.
E sono tanti.
Ma ognuno pedala con i suoi pensieri e poco alla volta, mi avvicino alla splendila Borghetto sul Mincio, vista tante volte ma affascinante come sempre.
Un giorno festivo, per cui centinaia di persone si sono riversate in questo pittoresco paesino caratterizzato dallo scorrere dell'acqua, dai mulini a pale di legno e ferro che girano e rigirano su se stesse spinte dalla forza dello scorrere dell'acqua.....
Bello come sempre.
Decido di continuare ed arrivo a Volta Mantovana.
Lungo la strada si affacciano ponti, scorrono torrenti, sbucano castelli tra le piante sulle colline..... la natura regala tanto se lo sai apprezzare.

Una sosta per un caffè, un poco di riposo e poi, piano piano, me ne torno indietro, dopo aver macinato ore sui pedali ed aver fatto tanti chilometri.
Una calda  giornata si trasforma in una tiepida serata che passo seduta fuori, chiacchierando con i vicini e giocando con il loro bellissimo Toby, un cagnolino riccioluto simil barboncino, anziano e sordo ma di una dolcezza infinita.
Le stelle presto rischiarano la notte e quando rinfresca, entro in camper e passo la serata a leggere con il sottofondo dello stormire delle foglie mosse dal vento e del televisore acceso, che mi fa compagnia ma che non guardo se non sporadicamente.
La notte scorre ma mi sveglia uno scroscio d'acqua verso le 4 del mattino.
Mi sa che  l'ultimo giorno non lo passero sui pedali; volevo arrivare a Castellaro Lagusello, poco distante, dove, oggi 25 aprile, c e una festa dei fiori che volevo visitare e fotografare.
Ma la pioggia non mi invoglia ad andarci e me ne sto al caldo a leggere.

 Alle due inizio a radunare le varie cose ed a preparare il camper per tornare verso casa.
alle tre squilla il cellulare: Ornella, un amica di Montichiari, chiede se sono al lavoro...
Alla mia risposta negativa chiede dove sono e quando le dico che sono  a Monzambano, Basita mi dice: ma io ero a Castellaro stamane!!!!!!
cioè praticamente eravamo a cinque chilometri l'una dall'altra, avremmo potuto quasi chiamarci a voce.
Mi chiede di passare da casa sua al ritorno e verso le 5 sono a Montichiari, fetta di colomba pasquale e caffè....
Chiacchierando il tempo passa e ben presto me ne riparto alla volta di casa.
Sembra che sia passata solo un piccolo lasso di tempo dalla mia partenza venerdi mattina ed invece siamo gia a martedi.
Domani si torna in ufficio, al lavoro ed alla vita di tutti i giorni.
Già un velo di nostalgia mi passa sugli occhi ma la vita è cosi, un poco di tempo per te e tanto tempo per gli altri.
Ora pensiamo agli altri viaggi, quelli per lavoro, che quest'anno sono davvero tanti.
alla prossima volta ragazzi.



















mercoledì 12 aprile 2017

Ultra Franciacorta

Se vuoi puoi.
E sono queste parole che mi sono girate in testa mentre facevo l'iscrizione.
Se vuoi puoi.
Forma fisica? zero assoluto
Km percorsi: forse 15
Infortuni vari: tanti
Eta: troppi anni sul groppone
e con queste premesse mi iscrivo da incosciente alla seconda edizione dell'Ultra Franciacorta, gara su strada di 12h, prova del campionato Italiano Iuta ultra maratone.
Il venerdì sera porto il camper a Provaglio, a pochi chilometri da casa, cosi son già sul percorso ed a pochi metri dalla partenza e zona ristoro e compensazione; stranamente come mi metto nel letto mi addormento tipo sasso e mi svegliano solamente i rumori fatti dai ragazzi che posizionano le transenne lungo il percorso di gara al mattino del sabato verso le sei.
Caffe e colazione, scarpette ai piedi e mi avvicino all'arco della partenza dove gia è tutto un fermento. Mi avvicino a Giorgio Boniotti per avere un secondo pettorale che attacco alla maglia sotto il mio numero ufficiale, ovvero il 16.
Ed alle sette del mattino, tra runner veri e campioni vari mi metto in fondo e parto. Al passo come sempre.
12 ore sono tante se le passi girando su di un percorso di gara che, sebbene mai noioso, poco alla volta diventa tanto famigliare che ti accorgi se hanno spostato una foglia dal giardino che fiancheggi; ma il bello è che la testa vaga, i pensieri si accumulano e volano, le idee si accavallano e diventano progetti ed avere tanti visi sorridenti al tuo passaggio, vuoi che siano spettatori o addetti al percorso, aiuta non poco.
Certo, il caldo presto si fa sentire, si toglie la felpa e si va avanti, tra i sorrisi dei compagni di squadra e l'incitamento della gente che, quando passi dal traguardo, ti applaude e spinge con le parole a continuare, non mollare.
Mollare.
Quante volte ci ho pensato.
Dopo l'infortunio dello scorso settembre che mi è costato sei mesi di terapie, stampelle e medicinali vari, il buttarsi in un impresa del genere è decisamente da incoscienti... ma questo combattere con me stessa che vuole andare a tutti i costi fa si che la parte "razionale" cozzi perennemente con la parte "incosciente" di Kathy, una guerra interna che non ha mai un vero vincitore od un perdente, ma una specie di somma dei due lati di me, una somma che porta spesso a giornate sul divano a leccarsi le ferite, le vesciche e le escoriazioni ma con un sorriso ebete e deficiente che disarma.... E lascia interdetta pure me, che ne sono la protagonista!
Quante volte mi sono detta: Kathy piantala!!!!!!
Ma la voglia di provarci vince sempre.
Ed allora ti ritrovi a zoppicare lungo la strada rallentando il passo, salendo sul camper ogni due o tre giri e consumare un vaso intero di arnica che spalmi sulle gambe dolenti e, finita l'arnica, iniziare con Artiglio del diavolo ed altri gel vari per non sentire il male... e togliere le solette dalle scarpe perché hai come l'impressione che facciano scaldare troppo i piedi e continui cosi, invidiando la compagna di avventura che viaggia con un paio di calze/scarpe con le dita, che pare viaggiare molto meglio di tanti altri con mega scarpe iper tecniche.....
avrei pagato oro per viaggiare a piedi nudi e devo dire che solo l'ultimo barlume di buon senso mi hanno fatto desistere dal togliere le scarpe e continuare senza nulla ai piedi.
Quante volte mi è passato accanto Fabio, compagno di squadra che ad ogni giro mi dava il cinque; quante volte Gabry, Simone, Ivan e tanti altri, passando dal traguardo, mi urlavano Vai kathy!
E tutto questo alimenta quella forza che abbiamo dentro, che esce quando pensi di non  farcela più e dici B asta!!!!! ma poi non riesci a smettere.
Ammirare la corsa sciolta di Giorgio Calcaterra, il re delle ultra maratone, che pareva volare sull'asfalto mi ha fatto capire che ci sono persone nate per correre ed altre, come me, per camminare, magari ore, senza smettere mai di sorridere.
Ed un po alla volta il tempo è passato e le sette della sera sono arrivate, 12h che mi hanno lasciato tanto.
Tanto male ai piedi e mi salteranno nuovamente le unghie degli alluci, tanta stanchezza e la schiena che fa male ma anche tantissima soddisfazione per i km percorsi che poi cosi pochi non sono. Tanta soddisfazione per i 6 giri in piu dello scorso anno e ne avevo in preventivo solo uno in più, questo a dimostrare, solo a me stessa, che se voglio posso. Sempre.
Ed ho corso anche per Davide, il figlio di Giorgio, che purtroppo di corse non ne farà mai.
Ed è la sua foto che avevo attaccata sulla maglia, quel secondo pettorale che porterò da ora in poi finché riuscirò a correre o camminare in giro per le gare podistiche della zona.
La prossima?
Non lo so, ma prima o poi le scarpe da running o da bike le rimetto di sicuro.



giovedì 6 aprile 2017

Corri con la Proloco Flero

Si riparte...
Credo!
Comunque domenica mattina alle sette ero per strada con le scarpette da corsa ai piedi direzione Flero.
Ormai ci vengo da qualche anno per cui la macchina va quasi da sola ed il prendere la Corda Molle A 35 fa si che ci arrivi in pochissimo tempo.
Gia tanta gente sotto l'arco blu della partenza, visi conosciuti da anni e gente nuova mai vista.
Iscrizione, ritiro cartellino, due chiacchiere ed un caffè con Giorgio, ed è ora di partire, testando se il polpaccio tiene o se fa ancora le bizze. le stampelle le ho lasciate qualche tempo fa ma da ancora fastidio.
Il percorso ormai lo conosco a memoria, gira e rigira siam sempre qua attorno, per cui via che si marcia. Fino ad un centro punto in compagnia di Giorgio, poi lui si immette nel percorso lungo ed io giro per il corto, meglio prevenire che curare no?
Ed è piacevole quel passeggiare lungo le strade, il tempo scorre piano e la strada si spalma sotto le scarpe.
Hanno rifatto alcuni tratti di strada ed hanno costruito una ciclabile nuova; a volte in pochi mesi tutto cambia e ti ritrovi tra scorci gia visti ma con particolari nuovi.
Ed ecco la in fondo l arco azzurro dell'arrivo, c e chi arriva correndo, chi chiacchierando e chi, come me, passeggiando tranquillamente.
Un veloce ristoro, la colomba come regalo d'arrivo, due saluti ai conoscenti e me ne torno verso la macchina e verso casa.
Ancora una volta, nonostante siano anni che giro tra stradine e carrarecce in bici ed a piedi, me ne torno a casa con un sorriso sulle labbra....
Tieni duro Kathy, non mollare.
Mai.


lunedì 23 gennaio 2017

Sant'Antonio Abate - Cogozzo di Villa Carcina

Si ricomincia
Visita medica passata per il buco della serratura, polpaccio guarito al 70% per cui gambe in spalla e provo.
Si provo!
Perche la fisioterapista mi ha detto:"prova a forzare senza correre in salita"-
Ed allora eccomi qua, di sabato pomeriggio a 4 gradi sotto zero, a cercare di fare un giro 7 km senza sbrindellarmi di nuovo.
I compagni di squadra ci sono, loro volano sull'asfalto come delle schegge e mi sento tanto piccola accanto a loro ma il piacere di essere parte di qualche cosa mi da quello sprint che ho perso tempo fa.
Al banco dell'iscrizione l'inossidabile Vanna a cui chiedo anche il libretto Brescia Running per riprovare a compilarlo tutto per fine stagione, una piccola soddisfazione personale sempre e solo per me stessa.
Dai che parto in compagnia del compagno di squadra e cammino, Giorgio. Il percorso lo conosciamo a memoria, lo si fa da qualche anno per cui via e gambe in spalla lungo l'unica salita dovuta ad una deviazione per lavori in corso. Il lungo fiume, il Mella, scorre sotto le scarpette piano e mi scaldo con un the bollente al ristoro lungo la strada. Due chiacchiere con quanti non vedo da mesi e la strada si macina sa sola. Il bello è che sembra perfino di non camminare, il sole splende in questa freddissima giornata di gennaio.
Veder passare il primo in pantaloncini e canottiera mi fa venire una bronchite solo a guardarlo, bardata come sono stile bradipo al Polo Nord.
Mi passa Simone che viaggia stile treno, poco dopo ..... emmmmmm non ricordo il nome, Nicola credo. Poi arriva Giorgio che ha fatto il lungo mentre sono al ristoro a bere the caldo e sgranocchiare una fetta di dolce. Ritiro il mio premio di partecipazione, una bottiglia di vino, e poco dopo me ne vado  verso la macchina, è ora di tornare a casa.
Spero che questo inizio 2017 porti bene e che il mio rapporto tra medici e fisioterapisti sia finalmente finito.
Ora penso a cosa faro da qua in avanti, tra bici, corsa e nuoto... decidendo tra me e me se mettere in calendario qualche evento o se fare solo qualche cosa qua e la, man mano leggerò qualche cosa che mi intriga... vediamo dai,
Alla prossima, sperando che non passi troppo tanto tra un racconto e l'altro!

mercoledì 28 dicembre 2016

Un Natale diverso

Grazie Umbria.
Si, devo principalmente ringraziare le genti Umbre per il loro orgoglio, la voglia di tirarsi su e la determinazione.
Ma la storia comincia in agosto con la prima scossa di terremoto; e mi si accappona la pelle, forse perche la memoria corre al lontano 1976, al Friuli, alle ferite aperte allora in famiglia e mai chiuse del tutto.
E decido di fare qualche cosa, qualunque cosa ma se non sai a chi appoggiarti diventa difficile. La mobilitazione iniziale è caotica e non riesco, a malincuore, ad organizzare un viaggio per scendere e dare una mano. Me ne resto a casa a guardare le immagini al telegiornale, col magone in gola a volte, altre ancora con le lacrime che bruciano penando a 4 anni fa, al dolore di amici ciclisti che in Emilia hanno perso tutto in un attimo. La voglia di organizzare qualche cosa rimane forte ed alla fine, con mia figlia, decido sul cosa fare: pacchi di Natale solidali!
Il ricavato andrà tutto laggiu in qualche modo ed inizio a pensare al come organizzare il tutto, a chi chiedere informazioni ed aiuto e con la testardaggine che sempre mi accompagna, inizia questa nuova storia. Contatto amici Umbri conosciuti per lavoro  in giro per mezza Europa e poco alla volta, comincio a capire come fare, dove andare e cosa portare.
La lunga preparazione dei pacchi natalizi, le persone da contattare etc. portano il lavoro ad ingrandirsi sempre di più. Con piacere un giovane amico, Michele Consoli ed i suoi ragazzi del gruppo l'Orizzonte mi danno una mano ed iniziano ad arrivare ordini.
Sono letteralmente centinaia i cuscini che abbiamo cucito e consegnato, raccogliendo un bel gruzzolo con cui abbiamo iniziato ad acquistare materiale di vario genere.
Stipato il camper con tutto quanto, il mattino del 23 dicembre sono partita alla volta dl lago Trasimeno dove sono ospitati gli abitanti di Castelluccio e Norcia.
Un viaggio lungo otto ore per via del traffico, delle code e del carico del camper che mi ha fatto guidare con la dovuta prudenza. Arrivata  a Magione alle 19, il tempo di salutare Michele Benemio, titolare del villaggio Le Tre Isola e mi ritrovo a cena con i terremotati, col sindaco di Magione ed altri ospiti che non ho avuto il piacere di conoscere. Si cerca la normalità anche nelle piccole cose, come può essere una cena, che vede 80 persone sedute in seno ad una famiglia decisamente molto allargata; ed anche il semplice gesto di far aprire una bottiglia di spumante al signor Franco, il re delle lenticchie di Castelluccio ed ospite piu "anziano", diventa una specie di festa!
Ci si rende conto che, quando hai perso tutto, anche il sorriso diventa una ricchezza!
Il mattino seguente inizia lo scarico del camper.
I materiali sono davvero tanti:
1 paio di scarpe da donna n. 39
13 giacche a vento
4 cappotti
4 pantaloni da sci
1 pelliccia
1 montone
1 sciarpa
7 felpe
7 giacche
5 pile
45 confezioni di bagnoschiuma da 200 ml
19 maglioni
6 paia di stivali Pirelli
650 merendine e brioches
10 lenzuola
1 coperta
63 bagno doccia da 500 ml
35 shampoo
31 paia di calze di lana
25 maglie intime
35 paia di mutande
2 accappatoi
6 deodoranti
10 balsamo
1 giubbotto in pelle
7 paia di pantaloni in lana
Il tutto viene riposto nel market della struttura, non aperta al pubblico e viene distribuita a richiesta con la super visione di Nicola che controlla che nessuno faccia il furbo!
 Le giornate sono bellissime nonostante sia inverno ed il sole, dopo aver fatto capolino tra la nebbia del mattino, illumina un territorio ferito ma bellissimo.
le colline ricoperte di ulivi, i declivi verso il lago tanto diverso dal mio Sebino, le sponde selvatiche che lasciano intravedere le barche dei percatori e la grande isola li di fronte, l'isola Polverosa, dove vi sono un ostello ed un vecchio convento....
Un paesaggio veramente incantato.
Nel pomeriggio faccio un giro ( piuttosto lungo in verità visto che saranno 5 km all'andata ed altrettanti al ritorno) ed arrivo al centro di magione. Ho saputo che una coppia di giovani di Norcia, dopo aver perso casa e negozio, hanno deciso di aprire qua uno spaccio di prodotti locali, norcini appunto!
e quale occasione migliore per acquistare alcuni regali di natale saporiti?
Il negozio, in centro al paese, è affollatissimo di gente che, quando si accorge che il mio accento non è propriamente del posto, mi dice: "Noi compriamo solo roba nostra, umbra, perchè il nostro paese deve risorgere".
Orgoglio Umbro assoluto. e come dar loro torto? a parte il fatto che vi si trovano eccellenze gastronomiche davvero notevoli, che senso avrebbe arricchire ditte straniere quando è possibile far lavorare gente del posto assicurando cosi la RINASCITA DI UN COMMERCIO LOCALE ED IL MANTENIMENTO DI POSTI DI LAVORO CHE ALTRIMENTI ANDREBBERO PERSI?
Il pomeriggio passa veloce e la sera della vigilia, tradizione locale vuole che babbo natale arrivi dal lago in barca.
E mi incammino alle 16 verso San Feliciano per vederlo arrivare.
Dicono che sul Trasimeno vi siano i tramonti più belli in assoluto... le foto che ho fatto rendono poco ma vi assicuro che è stato un vero spettacolo!


 La sera passa veloce e la stanchezza arriva presto.
E' un Natale decisamente diverso dal solito questo.
Michele Benemio mi invita a passare la giornata  con la sua famiglia e, sinceramente, non mi sono mai sentita cosi serena nel giorno che , per me, rappresenta solo brutti ricordi.
Piacevole la conversazione, fantastica la compagnia,  cibo eccellente, ed il tempo se ne è andato piano piano scorrendo nella clessidra come se fosse rallentato.

 E la sera, passata sul camper a leggere un libro, mi ha vista stare col sorriso sulle labbra. Una sola cosa è mancata: la presenza di mia figlia. Il secondo natale senza di lei che è stata a casa, a guardia della guarnigione a suo dire, a far compagnia al gatto....
Il primo è stato tre anni fa quando era in Messico...

Il ritorno verso casa il mattino del 26, nel caos delle giornate di festa con una sosta     " tecnica" per il pranzo di Natale posticipato, a Pegognaga dove Resia, Ivan e Lara mi aspettavano.
Altro giro del tavolo con tortellini in brodo, secondi vari e dolci....
La strada poi verso casa ed è parso cosi veloce l'arrivare a casa, sembra quasi di non essere neppure partita.
Ma negli occhi ho ancora lo sguardo del Signor Franco che, invitandovi ad andarlo a trovare a Castelluccio mi dice: " però dovrai dormire sotto una pianta perché la mia casa non c e piu..."
Oppure il signore sulla carrozzina, di cui non ricordo il nome, che volendo scavalcare le recinzioni messe dai vigili del fuoco per andare a controllare il suo bestiame, si è spezzato una gamba; o ancora il chiacchiericcio dei bambini che dicevano " siamo in vacanza perchè è un Natale strano" con l'incoscienza ed innocenza dei più piccoli.
Ancora lo sguardo triste di quella signora anziana con foulard in testa come faceva la mia nonna, gli occhi sperduti a guardare un orizzonte sfuocato nel rosso della sera, forse cercando un punto di riferimento che non trova più.





 Ho decine di persone da ringraziare per l'aiuto datomi in questo viaggio per cercare di dare una mano, se dimenticherò qualcuno me ne scuso ma la memoria a volte mi gioca qualche tiro mancino.
Ringrazio di cuore:
Michele Consoli ed i ragazzi dell'Orizzonte
I colleghi di navigazione Lago Iseo
La Nuova Cordata di Iseo
Il Gruppo Ciclistico Ftc Equipe
Gabrìele Aielli e l'Atletica Franciacorta
Grazia e Gliso
Mara Gregorelli
Il gruppo ciclistico G.C. Iseo
Selvatiko e Daniela del Ciclostello ( andateci in vacanza che è un posto figoso tanto)
I residenti della 1° Traversa di via Vecchia a Cremignane
il Ristorante Rosengarden
La famiglia Borghetti
I ragazzi del Fork Mtb ( Dado-Ghigo-Coffe-Inve-Sbardo-Alby)
Patrizia e Vincenzo
Michy e Jaky ed i loro amici.
Doriana
Se ho scordato qualcuno scusatemi ma eravate davvero tantissimi.
Alla prossima ragazzi!











giovedì 13 ottobre 2016

Un anno senza Urcis

Urcis.
Un nome che racchiude in se tutto un anno di attesa, la certezza di divertimento, risate e birra a volontà. Eppoi lo spiedo.
Ma racchiuso in questa parola strana sta tutto un mondo, fatto di pedalate, risate, sudore e fatica, amici, fenomeni, terra e fango, polvere e sabbia.....
E da sempre ne faccio parte.
Ma quando si mette assieme sfiga, età, poco allenamento e, forse, un poco di voglia in meno, capita che ti fai male seriamente una settimana prima e passi questa settimana cercando di rimediare, tra un medico ed un altro, tra cure improbabili e tentativi che sfociano, irrimediabilmente, nella delusione del "lasciar perdere" perché altro da fare non c'è.
Quanti anni sono passati dalla priva volta su ruote grasse lungo gli argini del fiume nel parco dell'Oglio? non lo ricordo neppure. Era una gara invernale, a febbraio se non ricordo male, e pedalavi tra fango e neve, bardato come un orso polare, con le dita blu dal freddo ed il naso che colava congelato..... Ed è qua che ho conosciuto i ragazzi della Sacheschingem, Charlie e compagnia, compagnoni di risate e battute sul mio fondo schiena decisamente non piccolino ma che mi han sempre fatta sentire a casa anche quando arrivavo, ricoperta di fango, tra gli ultimi al traguardo.
Mi divertivo come una matta su quel percorso che mi ricordava le montagne russe, il lunghissimo single track nel bosco dove, nonostante imbranata fino al midollo, davo tutto quello che avevo pur di passare incolume.
Ed il sabbione lungo il fiume dove immancabilmente mi impantanavo o, ancora, il ghiaione dove dovevo galleggiare ed arrancavo a piedi; un anno il fiume si era ripreso e mangiato parte del percorso ed al posto della ghiaia vi era un guado da fare ad ogni giro, un freddo che non ti dico ma, nonostante tutto, aspettavo sempre la data di questa gara perchè la adoravo. E poi, otto anni fa, la prima sei ore sullo stesso percorso. Ed è iniziato questo amore a prima vista, una festa a cui non potevo mancare ed ogni singola volta arrivavo, dopo un giro o dieci, con il sorriso  sulle labbra, qualche birra in corpo e felice come non mai!
Spezzoni di film mentali mi passano nella testa, dal biker della Kinomana vestito da tortellino che pedalava cantando, a chi correva vestito  strano con parrucca e riccioli al vento, ai fenomeni che vogliono passare anche quando è veramente impossibile e ti passano sopra per poi arrivare esimi come te......
Alla festa che seguiva ad ogni gara, con lo spiedo servito al tavolo per piu di mille persone, alle premiazioni a cui a volte, per puro culo più che per merito, arrivavo anche io.
E quelle medaglie, quelle coccarde o gagliardetti sono a casa, su di una vecchia libreria dove ho raccolto la mia storia di ciclista, poco competitiva ma innamorata delle ruote grasse, ed hanno un posto d'onore perché la Urcis l'ho nel cuore.
Sabato 2 ottobre, alle 11 del mattino ero li, a Barco, con le stampelle.
Vedere Andrea che lavorava gonfiando e piazzando l'arco dell'arrivo, gli altri della squadra a tirar transenne e sistemare tutto per la buona riuscita della gara mi ha fatto sentire ancora a casa nonostante tutto.
Ho ritirato il pacco gara, ho salutato alcune persone ed alcuni ciclisti, ho fatto un giro e sono andata a sedermi lungo il percorso, quel percorso che conosco a memoria ormai.
Ed ammetto di aver avuto le lacrime agli occhi. Un nodo alla gola ed allo stomaco.
Chi mi conosce davvero sa che amo la mtb piu di tutto, che ho implorato i miei superiori di lasciarmi libera la domenica mattina per gareggiare, e l'ho fatto per anni, accettando di lavorare il sabato anche 12 ore oppure la domenica sera pur di poter correre. Mi sono allenata di notte col faro in testa, ho macinato chilometri e chilometri nei giorni liberi pur di riuscire a portare a termine le gare e cui mi iscrivevo, con tanta fatica perchè i chilometri erano sempre pochi, io pesavo sempre troppo o mi ammalavo con una facilità sconcertante.
Ho combattuto, tenuto duro, accettato di ingoiare farmaci per non  sentire male e pedalare comunque ma probabilmente, ora il mio corpo ha detto stop.
Dopo aver guardato passare lungo il percorso i ragazzi che provavano la gara, piano piano me ne sono tornata con le stampelle alla macchina e, tristemente, sono tornata a casa.
Ci ho pensato tutto il giorno, a quanti giri ( pochi di sicuro) avrei potuto fare, a quante birre mi sarei bevuta, allo spiedo di cui ho tenuto il buono sul tavolo della cucina per una settimana, alla festa ed all'aria che avrei respirato.
Ho letto le classifiche nei giorni seguenti partendo dal fondo come ho sempre fatto in 35 anni di bici, perché è li che mi trovavo, non leggendo il mio nome stavolta.
Un pò di amarezza ed un velo sugli occhi.
Ma so gia che, nonostante tutto, farò del mio meglio per esserci il prossimo anno, magari solo un giro o due ma l'aria che vi si respira mi tiene a galla per sei mesi ed è bello far parte di questo mondo di "folli" che mangiano fango e polvere e che ne sorridono.
Grazie di esserci Urcis!

Un anno senza Urcis

Urcis.
Un nome che racchiude in se tutto un anno di attesa, la certezza di divertimento, risate e birra a volontà. Eppoi lo spiedo.
Ma racchiuso in questa parola strana sta tutto un mondo, fatto di pedalate, risate, sudore e fatica, amici, fenomeni, terra e fango, polvere e sabbia.....
E da sempre ne faccio parte.
Ma quando si mette assieme sfiga, età, poco allenamento e, forse, un poco di voglia in meno, capita che ti fai male seriamente una settimana prima e passi questa settimana cercando di rimediare, tra un medico ed un altro, tra cure improbabili e tentativi che sfociano, irrimediabilmente, nella delusione del "lasciar perdere" perché altro da fare non c'è.
Quanti anni sono passati dalla priva volta su ruote grasse lungo gli argini del fiume nel parco dell'Oglio? non lo ricordo neppure. Era una gara invernale, a febbraio se non ricordo male, e pedalavi tra fango e neve, bardato come un orso polare, con le dita blu dal freddo ed il naso che colava congelato..... Ed è qua che ho conosciuto i ragazzi della Sacheschingem, Charlie e compagnia, compagnoni di risate e battute sul mio fondo schiena decisamente non piccolino ma che mi han sempre fatta sentire a casa anche quando arrivavo, ricoperta di fango, tra gli ultimi al traguardo.
Mi divertivo come una matta su quel percorso che mi ricordava le montagne russe, il lunghissimo single track nel bosco dove, nonostante imbranata fino al midollo, davo tutto quello che avevo pur di passare incolume.
Ed il sabbione lungo il fiume dove immancabilmente mi impantanavo o, ancora, il ghiaione dove dovevo galleggiare ed arrancavo a piedi; un anno il fiume si era ripreso e mangiato parte del percorso ed al posto della ghiaia vi era un guado da fare ad ogni giro, un freddo che non ti dico ma, nonostante tutto, aspettavo sempre la data di questa gara perchè la adoravo. E poi, otto anni fa, la prima sei ore sullo stesso percorso. Ed è iniziato questo amore a prima vista, una festa a cui non potevo mancare ed ogni singola volta arrivavo, dopo un giro o dieci, con il sorriso  sulle labbra, qualche birra in corpo e felice come non mai!
Spezzoni di film mentali mi passano nella testa, dal biker della Kinomana vestito da tortellino che pedalava cantando, a chi correva vestito  strano con parrucca e riccioli al vento, ai fenomeni che vogliono passare anche quando è veramente impossibile e ti passano sopra per poi arrivare esimi come te......
Alla festa che seguiva ad ogni gara, con lo spiedo servito al tavolo per piu di mille persone, alle premiazioni a cui a volte, per puro culo più che per merito, arrivavo anche io.
E quelle medaglie, quelle coccarde o gagliardetti sono a casa, su di una vecchia libreria dove ho raccolto la mia storia di ciclista, poco competitiva ma innamorata delle ruote grasse, ed hanno un posto d'onore perché la Urcis l'ho nel cuore.
Sabato 2 ottobre, alle 11 del mattino ero li, a Barco, con le stampelle.
Vedere Andrea che lavorava gonfiando e piazzando l'arco dell'arrivo, gli altri della squadra a tirar transenne e sistemare tutto per la buona riuscita della gara mi ha fatto sentire ancora a casa nonostante tutto.
Ho ritirato il pacco gara, ho salutato alcune persone ed alcuni ciclisti, ho fatto un giro e sono andata a sedermi lungo il percorso, quel percorso che conosco a memoria ormai.
Ed ammetto di aver avuto le lacrime agli occhi. Un nodo alla gola ed allo stomaco.
Chi mi conosce davvero sa che amo la mtb piu di tutto, che ho implorato i miei superiori di lasciarmi libera la domenica mattina per gareggiare, e l'ho fatto per anni, accettando di lavorare il sabato anche 12 ore oppure la domenica sera pur di poter correre. Mi sono allenata di notte col faro in testa, ho macinato chilometri e chilometri nei giorni liberi pur di riuscire a portare a termine le gare e cui mi iscrivevo, con tanta fatica perchè i chilometri erano sempre pochi, io pesavo sempre troppo o mi ammalavo con una facilità sconcertante.
Ho combattuto, tenuto duro, accettato di ingoiare farmaci per non  sentire male e pedalare comunque ma probabilmente, ora il mio corpo ha detto stop.
Dopo aver guardato passare lungo il percorso i ragazzi che provavano il percorso, piano piano me ne sono tornata con le stampelle alla macchina e, tristemente, sono tornata a casa.
Ci ho pensato tutto il giorno, a quanti giri ( pochi di sicuro) avrei potuto fare, a quante birre mi sarei bevuta, allo spiedo di cui ho tenuto il buono sul tavolo della cucina per una settimana, alla festa ed all'aria che avrei respirato.
Ho letto le classifiche nei giorni seguenti partendo dal fondo come ho sempre fatto in 35 anni di bici, perché è li che mi trovavo, non leggendo il mio nome stavolta.
Un pò di amarezza ed un velo sugli occhi.
Ma so gia che, nonostante tutto, farò del mio meglio per esserci il prossimo anno, magari solo un giro o due ma l'aria che vi si respira mi tiene a galla per sei mesi ed è bello far parte di questo mondo di "folli" che mangiano fango e polvere e che ne sorridono.
Grazie di esserci Urcis!

giovedì 29 settembre 2016

Un po di Po-Guastalla

Tornare in Emilia, pedalare nella golena del grande fiume... si mi piace.
Partire il giorno prima cosi, con la scusa , passo da Pegognaga dove pranzo con Resia e tutta la truppa, arrivare a Lido Po alle tre del pomeriggio e saltare subito i sella per fare due pedalare qua e la, decidere di seguire il fiume verso est e salire su di un arginello che si inoltra verso l'orizzonte.
E saranno tre ore in sella, qua e la, manco sapendo dove sono diretta e, sinceramente, poco mi interessa.
Non ricordo neppure quanti anni sono passati da quando scesi qua sul Po la prima volta, sicuramente fu durante una delle tante gare fatte con Dado in uno dei circuiti di pianura che facevamo ai tempi.
E ricordo con piacere le gare in golena, quando ci si perdeva lungo il percorso, vuoi per la nebbia o il fango, vuoi semplicemente perché ci si fermava ad un bar per bere qualche cosa, ben lontani dalla trans agonistica di tanti altri.
Le sfinite risate, i panini mangiati da ingordi accompagnati dal Lambrusco, le battute scherzose e le ammaccature delle immancabili cadute.
Eppure si stava bene, i graffi si portavano con orgoglio ed erano medaglie da mostrare orgogliosi e poco contava se non facevano pandan con il vestito della festa, a noi piaceva cosi.
Sono passati anni ed ora, da qualche tempo, scendo da sola in camper, vuoi perché gli impegni di lavoro non lasciano scelta, vuoi perché il tempo passa e non sempre si ha voglia di rimettersi in gioco.
E mi godo il piatto paesaggio, tanto diverso dal mio, scruto tra le infinite distese di piante piantate come filari verso l'infinito, intravedo il luccichio dell'acqua ed i pensieri vagano...
Solo quando finisco l'acqua nella borraccia mi rendo conto che è ora di tornare verso il parcheggio, il crepuscolo scende presto e vorrei essere nel mio camper di notte.
Ed anche sulla via del ritorno non posso far a meno di sorridere guardando le casupole sparse nella campagna, a ridosso degli argini o più basse, in balia di quel grande fiume che qua comanda e non ci son ragioni, quando decide di uscire dagli argini esce e sommerge tutto.
Dopo la lunga pedalata ho ancora il tempo di soffermarmi lungo le sue sponde e guardarlo, immenso, potente, dalle sfumature verdi ed azzurre. Lascia ampi spazi di spiagge lungo le sue rive, spiagge che altre volte non affioravano.
Quante volte l'ho visto, diverso ogni volta, talmente alto da far paura o sei metri più basso da dovermi sporgere per vederlo scorrere; altre volte ancora dover cambiar paese e location perché si era mangiato parte del percorso. Ancora si scorgono sulle mura del lido le tacche di massima altezza ed alcune sono vicinissime al tetto.....
La notte porta sonno e riposo mentre l'alba porta con se la voglia di risaltare in sella e ripartire.
e cosi faccio.
Altro giro, seguendo parte del percorso fettucciato ed arrivando, poi dopo, fino in paese dove trovo un mercatino con mostra di fiori, piante ed animali....
Torno alla base e vedo che i ragazzi dello Sculazzo, come delle formichine operose, iniziano a montare il campo base,da dove partirà la gara e dove ci saranno iscrizioni e ristoro.
le chiacchiere si susseguono, qua conosco tanta gente, la voglia di esserci ancora è grande ed attaccare il numero alla bici è un po come fare un salto temporale nel passato, quando le gare erano 40 all'anno, quando mi allenavo ogni singolo giorno e la bici era una naturale continuazione del mio corpo. Ora è diverso.
L'età, i malanni e gli acciacchi, questa salute ballerina che non perdona mi fanno allenare poco, il peso sale, faccio tanta fatica ed a volte la stanchezza è veramente tanta per cui me ne vado a dormire presto.
Ma in questi attimi, il rivedere facce conosciute, parlare di gare e percorsi, mi fa tornare indietro di anni e stagioni e mi sento BENE:
Ed è ora di partire; griglia per categorie con appello, e via che si parte.
Il percorso è stupendo, asciutto e veloce, ed il lungo single track mi piace da matti. Su 10 km 8 sono in sentiero, il resto bosco e strada bianca, a parte un tratto di sabbia antipatica.
Ed il primo giro se ne va, segue il secondo che condizionerà, per l'ennesima volta, la mia condizione fisica.
Una buca di sabbia che non riesco a fare in bici, la faccio a piedi senza problemi. Al primo giro sono scesa e risalita seppur a fatica, la seconda volta non va... e l'addetto al percorso molto gentilmente mi aiuta a portare di la la bici, io scendo a piedi..... nel salire lo scosceso scalino di sabbia dal lato opposto sento uno strappo ed una fitta al polpaccio  che mi lascia senza fiato.... devo sedermi per non cadere dal male!!!
Aspetto quasi 10 minuti prima di riuscire ad alzarmi... due passi a piedi usando la bici come stampella, risalire in sella pedalando solo con la gamba sinistra ed a denti stretti arrivare al traguardo.
Il dolore è immane.
Chiedo del ghiaccio agli addetti dell'ambulanza ma sembra solo peggiorare. Mi cambio in camper e vado alla premiazione..... il dolore mi fa sudare freddo, devo farmi aiutare da un amico per tornare al camper con il premio in mano...
Prima di ripartire decido di aspettare un poco, per vedere se miglioro ma non va.....
Il pensiero di dover guidare il camper fino a casa per quasi 200 km mi fa sudare freddo ma in qualche modo devo tornare. Decido di provarci ed arrivare fino a Pegognaga dove, nel caso, chiederò ospitalità a Resia....
Ma tengo botta come dicono gli amici emiliani...
Ed a casa arrivo, verso le 21, dopo aver guidato tre ore a 60/h in autostrada; di solito sono a casa in un ora e mezza ma stavolta è andata cosi.
Decido di rimandare a domani lo svuotamento del camper da bici e cose varie, devo sdraiarmi....
E come purtroppo pensavo, il danno è importante.
Forse i muscoli logorati dall'età, dal poco allenamento, da tanto altro, si sono lacerati profondamente provocando versamento ematico ed ora, giorni dopo, mi ritrovo con la gamba nera gonfia e dolente.
Tra qualche giorno avrò una visita dall'ortopedico specializzato in traumatologia sportiva, ecografie e tac.... ed il responso so già che sarà, per il mio già sbalestrato morale, una mazzata.
Mi chiedo solo se, anche stavolta, sarò in grado di rimettermi in piedi.
O se avrò effettivamente voglia di farlo.
Eppure ero cosi felice di essere tornata in sella, con tanti progetti per la testa, con quei punti fermi fissati li davanti, quell'ambizione di voler fare ancora cose prima di smettere del tutto...... ma di nuovo il destino beffardo mi ha fermata.
E non so più cosa pensare.....

giovedì 15 settembre 2016

San Ba Run - Brescia

Trovo il post su Facebook e siccome ci ero già stata lo scorso anno decido di tornarci!
Uscita dall'ufficio alle 17.30, di corsa verso casa, infilare le scarpe da running , mia figlia che dice " vengo pure io" il che mi lascia basita... e si parte verso la città.
la gente è poca purtroppo ed un po mi spiace visto che l'organizzare eventi sportivi è sempre un bell'impegno; ci iscriviamo e ci danno due borracce come premio di partecipazione.....
si parte; uno zigzagare lungo le strade del quartiere San Bartolomeo con Elsa che dice " ma che brutto vivere qua"..... eh...... e se ci nasci? non hai alternative...
Infatti alcune strade sono veramente squallide, altre meno, ma se sei abituato a vivere sul lago, in una zona residenziale ti rendi conto di quanto sei fortunato.....
Si passa di fronte alla casa con ruota ad acqua che è il museo del ferro della città di Brescia e si entra in un parco che, col buoi piu totale, mi sconcerta non poco.
Lo scorso anno credo fosse stata fatta prima o semplicemente ci avevano fatto partire mezz'ora in anticipo appunto per evitare il buoi piu completo.....si vede davvero poco e meno male che la tecnologia aiuta, si accende la torcia del telefonino per andare avanti.
E poco dopo si arriva al traguardo, due grissini al ristoro, una bottiglia d'acqua anche qua tutto rigorosamente al buio.....
alle 21 siamo già  a casa, doccia calda e pigiama... di km ne abbiamo fatti anche oggi e va bene cosi...
Vediamo che fare la prossima volta....