La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


domenica 28 settembre 2008

Una Gimondi all’anno…..

Non trovo la rima per continuare.
Passato velocemente quest’anno ed ecco l’appuntamento di casa, quello a cui non puoi mancare ma se inizio a scrivere dalla fine della giornata la giornata stessa non sembrerà un gran che visto l’epilogo.
Non risulto in classifica ed è una rabbia sorda quella che ho dentro: il mio posto, anche se tra gli ultimi mi spetta, è mio e lo voglio ad ogni costo.
Ero cosi contenta ieri sera, finito il lavoro tardi sono passata dal palazzetto dello sport e già sentivo nell’aria il suono della giornata di oggi, i colori delle bandiere sventolare al vento, il vocio delle persone a guardare curiosi i bikers che scorrazzano per il paese a scaldare le gambe… E l’alba arriva veloce, il preparare tutto ciò che serve, il mangiare quello che credi possa aiutare a reggere meglio la fatica ed è già ora di uscire di casa in bike ed avvicinarsi al paese.

L’incontrare visi noti e volti sconosciuti, in chiamarsi ed incitarsi che fa salire l’adrenalina e ti fa sorridere.
Un caffè al bar con gli amici e via, le foto di rito e le dieci si avvicinano presto e la prima griglia è già schierata ed allora entri, tanto sai che i dieci minuti in più o in meno di riscaldamento non ti cambieranno le cose ed in griglia scambi quattro chiacchiere con gli amici, Natale mi urla un saluto e pronti via tra due ali di folla fino in piazza e poi su dai che si inizia a salire.
E’ da stamattina che sento un rumorino strano, anche Dado e Zambo me lo hanno fatto notare, e, purtroppo, mi rendo conto che la ruota davanti è leggermente frenata… cosa diavolo faccio ora? Non so che fare e decido di continuare.
Beh…un agonia arrivare su al canalone!
Mi toccava spingere rapporti diversi per riuscire a salire in scioltezza e sono arrivata esausta.
Quante volte ho provato e riprovato la Gimondi quest’anno! Su e giù da Polaveno fino a riuscire a fare un tempo per me fantastico, quasi 20 minuti in meno della prima salita anni fa.
Quanti km ho macinato per riuscire una volta a fare bella figura nella gara di casa e tutto va a rotoli per uno stupido pistoncino che rompe le scatole sul disco del freno e mi rallenta si perché vado cosi veloce di solito…. Che scatole.
Il canalone è sempre la mia Nemesi e lo faccio piano anche se a furia di riprovarlo ormai lo conosco come le mie tasche…cosi non è per quel ragazzo che ha finito la sua gara proprio li, con danni notevoli e mi dispiace proprio tanto.
Il vedere tutti quegli addetti della croce rossa attorno a lui, il suo viso insanguinato, la posizione innaturale delle gambe…santo cielo ragazzi ma andate piano!!! Potete correre quanto volete appena più giù, potete volare se lo volete davvero ma qua…
Non vale la pena rovinarsi la vita in quella che dovrebbe essere una stupenda giornata di sport e di sole.
Via ora, pianura e vigneti ma è dura spingere una bike con una ruota che gira sempre meno; sono stanchissima e presto i crampi si fanno sentire. Meno male che il ristoro di Passirano arriva ed anche l’assistenza meccanica: Gotti Junior in due minuti mette tutto a posto e mi dice “devi averne fatta di fatica”!!!
Si tanta ma adesso è ok.
Ed arriva Monterossa: lo scorso anno era stata durissima col fango mentre stavolta la trovo veramente bella… i ragazzi all’inizio della prova speciale ridono quando dico loro che la faccio a piedi ed anche all’uscita del fettucciato mi sorridono e mi avvisano che gli ultimi sono ancora al ristoro…wow, tra gli ultimi del gruppo sono in testa allora! Ed ecco la discesa nel vigneto e la fine della speciale, il tecnico armeggia col tappetino dicendomi che c’è un chiodo.
Via di nuovo tra i campi e presto ecco la seconda prova speciale, a Monterotondo: entro nel fettucciato ed inizio a girare mente i tecnici prendono il sole, diavolo sono proprio in solitaria ormai….un Katyyyyyyy arriva dalla strada: è Natale Reboldi che ha finito la gara in un tempo strepitoso e mi fa compagnia per tutto il tracciato.
Che forte che è, vorrei avere la sua birra addosso ed ho 20 anni meno di lui.
Mi augura un buon fine gara e parte, andrà a casa in bike e credo abbia un sacco di km da fare ancora, praticamente fa scarico appena dopo la gara. Un fenomeno quell’uomo.
Via per la Madonna del Corno; un addetto della protezione civile mi avvisa che forse hanno già chiuso il cancello orario ma l’unico modo per saperlo è arrivare la e vedere…il tappetino c’è ma non il tecnico, passougualmente ed inizio la salire, un po’ in bike ed un po’ a piedi ed arrivo in cima ed inizio a scendere e giu fino in paese e poi in piazza e poi al traguardo col mio braccio alzato e le lacrime agli occhi come sempre quando sento il mio nome ed il mio numero, F 15.
E Dado e Dante e mia figlia ad aspettarmi, gli altri ragazzi della squadra e gli amici e quella festa che amo al di là di ogni cosa, della fatica e del sudore e dei muscoli che fanno un male cane.
Pasta party ed il piacere di scoprire che come gruppo abbiamo vinto 100 kg di pasta…mamma quanto pesano i sacchi!!!!
Sono già la tre, giro la bike verso casa contenta come sempre: mi aspetta una doccia calda e l’aspettare le classifiche, sarò tra gli ultimi ma non importa….
Invece no.
Non so perché ma non risulto in classifica, neppure nelle prove intermedie e la cosa mi fa imbestialire fino a farmi venire mal di stomaco.
Io non ho mai tagliato una gara nella mia vita, non m’importa arrivare ultima perché esiste un primo solo se ci sono quelli come me!!!!!
Quelli che si fanno in quattro per riuscire ad allenarsi di notte o al mattino presto magari quando fa un freddo cane o piove ma se non si può diversamente lo si fa con la passione unica di chi ama davvero questo sport; di quelle persone che pensano ancora che uno sport come la mountain bike possa cambiarti la vita solo in meglio, insegnandoti ad amare davvero la natura e ad apprezzare un bel panorama, un bel tramonto ed un alba sul lago.
Di quelle persone che pensano ancora e sempre più intensamente che la bike possa anche salvarti la vita se davvero lo vuoi ed allora combatti contro le salite più toste e se arrivi in cima senza fiato sarai contento perché avrai ancora quel poco di fiato per fare wow quando guarderai giù e ti renderai conto di dove sarai arrivato, e se i muscoli urleranno sarai contento di sentire quel dolore perché significa che le gambe funzionano, che il cuore batte nel tuo petto come un tamburo di guerra, la tua guerra e che vincerai ogni singola volta, solo per te stesso!!
Kathy Pitton

lunedì 1 settembre 2008

South Garda bike e una nuova Diavolina rossa…



31 agosto, seconda edizione della South Garda bike.
Lo scorso anno me l’ero persa per questioni di lavoro ma quest’anno mi sono scritta ancora alla fine di giugno ed oltre a Dado che fa parte del mio mondo in bike da tempo, una gradevole novità mi fa sorridere: Elsa cavalcherà Pendragon , la mia “vecchia” bike per la sua prima gara in mtb…
Non una gara vera e propria ma dovrà in ogni caso fare quasi 20 km con qualche salitella qua e la.
E’ bello vederla alle prese con la maglia della squadra al mattino presto, le borracce ed il casco nella sua sacca e sul furgone di Dado saranno 6 le bike da caricare.
Via che si parte, un’ora in macchina e Medole arriva presto e anche il colore dei bikers già in giro il mattino presto, i parcheggi pieni di camper e furgoni e biciclette dappertutto.
Parcheggiamo vicino al campo sportivo con le docce dietro l’angolo, all’arrivo sarà comodo averle lì a portata di mano e con piacere sento la voce di Giorgio e Silvia che mi chiamano per un saluto. Visi conosciuti ovunque, i ragazzi dello Sculazzo li riconosco da lontano per il colore scuro della maglia, il tempo passa veloce tra un saluto e l’altro.
Cerchiamo la segreteria per regolare le solite procedure d’iscrizione ma non riesco a trovare il mio nome nell’elenco degli iscritti, meno male che tengo sempre tutti i documenti da parte; devo aspettare che arrivi qualcuno dell’organizzazione per sistemare questo disguido e mi pare proprio strano visto che Dado risulta regolarmente iscritto e l’iscrizione l’abbiamo fatta assieme. Va beh, a posto lo stesso, mi danno un numero altissimo ma va bene cosi, avevo comunque deciso di fare la middle; capirò solo all’arrivo che mi hanno messo tra gli escursionisti e mi dispiace un po’ non essere nella mia categoria, la MW2… va bene cosi, velleità agonistiche non ne ho, voglio solo divertirmi pedalando.
Torniamo al parcheggio per preparare le bike e mi sento chiamare… un viso che conosco ma il nome mi sfugge.
Un vecchio compagno di studi che ha iniziato da poco ad andare in bici, si lancia nell’impresa della Marathon da 60 km, bravo!!! Due parole, un in bocca al lupo e ci si vede alla prossima.
Tattica di gara? Praticamente nessuna, solo la voglia di misurarmi come sempre con me stessa, il tagliare il traguardo come traguardo personale e null’altro, la voglia di sentire che i muscoli reagiscono alle sollecitazioni e, soprattutto, godermi il paesaggio.
Girando tra le vie del centro storico un'altra voce mi chiama: un piacere immenso conoscere finalmente Natale, un 67enne in splendida forma che vola sulle ruote della mtb come un giovanotto!!
Cavolo pero, ho ancora 20 anni di tempo per fare il giro del mondo un paio di volte almeno in bici, deve essere bellissimo a quel età avere ancora voglia di mettersi in gioco.
Dai, si fa sul serio ora, Elsa sta girando qua attorno con gli altri per scaldarsi, le chiedo di avvicinarsi e la voglia di darle un buffetto sulla guancia rivela tutta la mia parte “mammesca” e vederla stare in sella cosi naturalmente mi fa sentire bene, sarà anche orgoglio di mamma ma non so che farci.
In griglia sono già tutti schierati, le dieci si avvicinano e l’energia nell’aria si sente, palpabile come sempre…bang parte la marathon…..bang e parte la middle…..
Km in pianura, veloci come il vento, un polverone che non vi dico, qualche passaggio su asfalto e di nuovo strada bianca e poco alla volta si avvicina la prima salita, quella che porta al Radar della Nato… incrocio Silvia e Giorgio, stanno tornando in dietro, deve essere successo qualche cosa, di solito non mollano mai, mi dispiace ragazzi. La salita non è lunghissima ma si sente nelle gambe, il gruppone si è già allungato e sono nelle retrovie come sempre ma le gambe girano e affronto la salita senza fretta e poi giù per la discesa e via tra stradine di campagna e sentieri.
Bella mi piace, il percorso e un susseguirsi di cambi di ritmo, mai monotono, non troppo tosto ma neppure facile; veloce, stramaledettamente veloce quello si.
Eccola la Rocca di Solferino, passiamo all’interno, non l’avevo mai vista, bella davvero e poi giù sulla strada per poi risalire in un bosco.
Uno stupendo toboga tra le piante, mi sembra di essere sulle montagne russe, viaggio veloce e mi diverto da matti.
A quel punto il percorso incrocia la marathon e gli Elite stanno arrivando e devi dar strada e non voglio stare in mezzo a rompere le scatole quindi alcuni sentieri li faccio in parte a piedi per lasciarli passare, sono talmente veloci sti ragazzi.
Si scende e si torna su strada poi via velocemente fino al traguardo che passo a braccia alzate, lo faccio sempre perché vinco ogni volta che sento il bip bip del chip che segna il mio tempo. Piano mi avvicino al parcheggio e sono tutti lì ad aspettarmi e la mia ragazzina mi dice che si è divertita, che le è piaciuto, che siamo tutti matti ma che è bello stare in mezzo a noi: una nuova diavolina rossa!!!!
Doccia calda per lavare via la fatica e la polvere ( e quella è davvero tanta) poi via al pasta party che diventa un anguria party e li, seduti, scambiamo quattro chiacchiere con gli altri lì attorno.
Aspetto le classifiche e sarà a questo punto che scoprirò di essere nella categoria escursionisti; poco male, fa lo stesso, non sono ultima e risulto terza in questa categoria.
Il mio premio? L’aver passato una bella giornata in bike, l’aver avuto il piacere di rivedere vecchi amici, l’aver visto mia figlia muoversi in bici come se fosse la cosa che ha sempre fatto fin dalla nascita, l’aver passato un attimo seduti allo stesso tavolo con Paola e Marino del team Sculazzo, l’aver rivisto Elena Zappa dopo la brutta caduta a Pomponesco più in forma che mai…..
Insomma l’essere stata ancora una volta, per un giorno intero, nel mondo della Mtb.
E volerci tornare ancora.

Kathy Pitton

mercoledì 20 agosto 2008

Un giro in giro……al lago.

Finalmente un giorno di riposo, stacco la spina da turisti per caso e fai da te e me ne vado a zonzo in bike.
Parto alle due del pomeriggio, il sole alto nel cielo ed inizialmente penso di aver fatto una cavolata ma poi la giornata si rivela per quello che è… stupenda.
Passo a prendere Dado al suo laboratorio, praticamente lo rapisco ( e lui si lascia rapire visto che spegne il telefono per non farsi trovare dai clienti) e via che si parte per la litoranea verso nord.
Obbiettivo: giro del lago, pausa gelato da qualche parte e ritorno tre ore dopo o giu di li.
Fino a Marone la strada è trafficata dai vacanzieri, molte automobili e cerchiamo di farla a tutta per raggiungere Vello e la sua ciclabile sulla vecchia strada che costeggia il lago e, come sempre, la troviamo affollata di ciclisti come noi che a bordo lago si godono una bella giornata di sole.
Quelle pareti a strapiombo sul lago, il vento qua sempre presente e quelli scorci di panorama unici sono foto da incorniciare e riguardare nelle serate d’inverno, delle cartoline che ci faranno compagnia quando la bike starà ferma in garage e non potremo uscire…
Via fino alla fine della strada chiusa al traffico, su per la vecchia costiera fino a Pisogne e poi a seguire la provinciale verso Lovere e la parte nord del lago..
Meno male che era stanco!!!! Una tirata di quasi trenta km in poco meno di un ora e un quarto e dovevamo fare solo un giro in giro!
Pausa gelato: un fragola nocciola che mi fa venire voglia di un bis ma lo so che non si può, la ciccia non se ne va di sicuro ed allora in sella e dai che si riparte per la parte più bella del lago.
La sponda bergamasca, quella che ho sempre definito “selvatica” per quelle pareti a strapiombo sull’acqua, per quella strada in parte ricavata dalla roccia viva dove passa una sola macchina alla volta e dove si deve fare parecchia attenzione.
Accendo il fanale di coda di Valchiria ed un altro che tengo attaccato allo zaino, non si sa mai che non mi si veda in galleria… ma Dado ha un altro programma: non conoscevo questo pezzo di stradina che passa sotto l’Orrido dei Bogn.. le pareti sono lisce ed altissime sull’acqua e dei tunnel scavati ti permettono di passare li sotto evitando le gallerie per qualche pezzo… che bello questo posto.
Sembra la facciata di una cattedrale gotica.
Ci sono un sacco di persone qua attorno a prendere il sole, chi gioca a volano o a carte su tavoli attrezzati, qualche tenda, bello davvero.
Strada costiera ora e quei tunnel che un po’ mi fanno paura, le macchine ti passano veramente vicine ma presto siamo fuori ed arrivati a Riva di Solto decidiamo di fare una pausa caffè.
Seduti a guardare il lago ed a prendere il sole come i turisti veri, vediamo arrivare il battello di linea e la voglia di rompere le scatole ai colleghi in servizio prevale su tutto ed allora ecco che inforco la bike e mi presento a pontile e li prendo bellamente in giro con tanto di linguaccie finali.
A volte è bello fare un po’ i bambini!
Dai che è ora di ripartire; la strada sale un po’poi ridiscende lungo la costa e i km aumentano e la stanchezza comincia a rendere le gambe pesanti, le borracce sono quasi vuote ma siamo quasi arrivati.
Decidiamo di fermarci un attimo al nostro Covo dei Bikers per bere ancora qualche cosa in compagnia poi, dopo aver salutato gli amici, ognuno torna a casa sua: ci si sente domani per organizzare un uscita assieme o, semplicemente per sapere se le gambe fanno male….
A casa il contachilometri segna 78 km, non male per un giro in giro in compagnia.
Fino alla prossima.
Kathy Pitton

martedì 12 agosto 2008

Guglielmo in notturna… a raccogliere stelle cadenti!

11 agosto, aria di vacanza qua attorno ma siamo col naso per aria a vedere se le nuvole di questa strana estate hanno deciso di farci vedere la luna e le stelle oppure no.
Un uscita serale in gruppo, una notturna senza fretta per risalire il monte Guglielmo, una cena in compagnia e la discesa verso valle con i fanali sul casco…. Mi attirava questa cosa, lo scorso anno non avevo potuto andare ma stavolta non me la perderei per nulla al mondo.
Il solito gruppo, alcuni del G.C. Iseo, altri ancora del Racing team e della Free Bike Erbusco, una squadra di amici che hanno in comune la passione per la mtb e che, stavolta, lasciano a casa la competizione.
Ho preparato tutto ieri sera, i fanali montati sulla bike, lo zaino con quanto mi potrà servire, un fast in più, non si sa mai speriamo solo non serva a nessuno.
Dado ed io partiamo tardi, entrambi abbiamo lavorato fino alle sei; altri sono partiti alle quattro del pomeriggio da Iseo in bike, alcuni in macchina fino a Zone per poi iniziare da li a pedalare verso la cima:
pausa caffe per tirarci su di morale al bar di Cislano e su in furgone fino alla Croce di Marone; incontriamo alcuni ragazzi in salita, chi va forte e chi fa parecchia fatica ma piano piano arriveranno tutti..Il tempo di parcheggiare e le bike sono già pronte, siamo partivi già bardati di tutto punto, zaino e scarpette, casco e guanti e dai che si parte: non è molta la salita da qua ma è salita e partire sulla cementata diventa prima un problema poi una presa per i fondelli uno con l’altro e dai che cominciamo a ridere fin da subito.
Come sempre salgo piano ed ho il tempo di guardarmi attorno; qualche goccia di pioggia disturba l’atmosfera ma poi smette ed ho il tempo di guardare il cielo verso valle colorarsi di rosso scuro e rosa sul lago, il nostro amato lago: è una cartolina tanto è bello ed i colori lo rendono unico.
Arrivo all’ultimo tornante e Dario inizia a scattare le foto e visto che a me e Dado ha tagliato la testa riscendiamo per poi risalire e rifarla di nuovo tra le risate di tutti.
Alcuni del ragazzi sono gia seduti ad aspettare, altri sono ancora sul monte e scenderanno tra un po e l’atmosfera è quella di una combriccola di pazzoidi che scorrazzano qua e la con la bike: alcuni avventori della trattoria ci guardano ed ascolto i loro commenti: ma dove vanno questi qua di notte? E come scenderanno?
Vedrai che stanno qua a dormire….
Mi fermo ancora a guardare verso valle, tra una spaccatura della montagna ed il colore dell’acqua da quassù è verde smeraldo e gli ultimi raggi di sole riflettono sull’acqua, uno spettacolo!
Dai che si entra al caldo, abbiamo fame e si sente un profumino di grigliata che è un invito a tavola.
Poco alla volta siamo tutti seduti e siamo davvero in tanti, battute e scherzi, pacche sulle spalle ed il tempo vola via davanti al cibo ed a qualche bicchiere di vino, chiacchiere e racconti di avventure.
Alcune storielle di Dario e Dado fanno ridere talmente tanto che presto ci ritroviamo con le lacrime agli occhi e credo di non essermi divertita cosi tanto da un sacco di tempo.
Presto arrivano i caffe e bisogna cominciare ad organizzarci per il ritorno ma la luna che dovrebbe rischiarare il percorso si nasconde e non lascia il suo chiarore; neppure le stelle cadenti di San Lorenzo ci fanno il regalo della loro scia luminosa ed allora accendiamo le nostre torce, i fari sui caschi e sulle bike e saremo noi le stelle luminose che scendono a valle…..
Gabriele ad aprire la pista ed io a chiuderla perché la più lenta e prudente, con Sandro a farmi da cavaliere e guardando dall’alto vedo il chiarore delle nostre luci lasciare la scia in discesa e mi sembrava di essere parte di una storia di elfi e folletti dei boschi: luci che passano veloci e non vedi più un attimo dopo, solo il rumore dei copertoni sulla ghiaia e sulla terra dei sentieri verso il basso, un silenzio irreale rotto solo qua e là per un attimo dai nostri richiami o dai freni che per un attimo sibilano per rallentare la corsa.
In Croce di Marone ci fermiamo e mettiamo le bike sul camioncino di Dado.
Presto siamo a seguire gli altri verso Zone e poi giù lungo la litoranea del lago: i ragazzi davanti e noi a far loro da “Scopa” con tanto di lampeggianti a far da schermo e protezione, come quelli “veri” insomma.
Arrivati ad Iseo tutti in piazza berci la birra della staffa, per concludere una bellissima serata.
Alcuni paesani ci chiedono cosa abbiamo combinato e sentendo della nostra discesa dal Guglielmo in bike con i fari la frase “si toc mac” non si fa attendere.
E’ mezzanotte e poco alla volta ognuno di noi prende la strada di casa con un ciao alla prossima ragazzi.
Mi sono divertita da matti ed ancora adesso, mentre scrivo queste righe, ho il sorriso stampato sulla faccia.

Kathy Pitton

mercoledì 30 luglio 2008

Il ruggito dei Diavoli Rossi!!!!



Ci sono le strategie di gara adottate dagli atleti forti per vincere o per piazzarsi alla grande, ci sono quelli che vanno a correre in gare scelte da loro dalla società…. Poi ci sono io.
Gironzolo per Internet e scelgo le gare perché hanno un bel nome simpatico oppure perché le fanno in un posto che non conosco e vorrei vedere dov’è; oppure, semplicemente perché la trovo su Pianeta Mountain bike e mi colpisce il fatto che venga organizzata per beneficenza, per una bambina di nome Camilla e sono una mamma anche io e farei qualunque cosa se si trattasse di mia figlia.
Ed allora scatta la voglia di sempre,un email all’organizzazione per l’iscrizione, coinvolgo altri della squadra e via che si parte, Dado passa a prendermi alle cinque del pomeriggio a casa, bike sul furgone, mia figlia al seguito in versione fotografa ufficiale e l’appuntamento con gli altri a Nuvolento per il 1° Trofeo del Convento in un pomeriggio afoso di martedì 29 luglio.
Il ritiro del numero, un caffè e due chiacchiere con gli altri già arrivati; c’è anche Gabriele oggi pomeriggio, capitan Alberto Glisoni e Zambo con tutta la tribu al seguito.
Sento i vari commenti di quanti l’hanno provata: dura da matti!!!
Ah… andiamo bene.
Va beh, ormai siamo qua, facciamo almeno un giretto per scaldare le gambe, le sette arrivano in un attimo e via per il giro di lancio ad “andatura turistica”: 38 all’ora! Alla faccia dell’andatura turistica.
Resto nelle retrovie subito ma so che è meglio cosi, non avrò nessuno dietro e non darò fastidio a quelli che vanno come treni.
Le salite si rivelano subito toste e dure, selettive e tecniche ma siamo in ballo ed allora balliamo:
rock’n roll nelle orecchie e dove arrivo arrivo.
Del resto non c’è storia, io vado piano e non me la prendo più di tanto ma forse è questo che mi distingue: non corro per dimostrare qualche cosa a qualcuno, corro per me stessa ed ormai lo sapete, vinco ogni singola volta passo il traguardo, qualunque sia la posizione in classifica.
In alcuni tratti la salita è talmente ripida che a piedi si fa una fatica bestia ma anche gli altri vanno a spinta e quei pochi che salgono in sella, Arici, Botticini, Fappani, sono quei campioni che guardo con ammirazione ed a cui urlo il mio “vaiii” anche se non ne hanno bisogno.
La mia Elsa la trovo praticamente ovunque sul percorso con la macchina fotografica ad immortalarci.
Dado è poco più avanti di me e gli urlo di andare, di non aspettarmi, e farà bene ad ascoltarmi.
Al ristoro vedo passare Gabriele a tutta manetta, alla faccia del “non vado più, non ho tempo per allenarmi…” e gli leggo sul viso quella determinazione data solo dalla passione pura, l’amore per uno sport di fatica e sudore ma che regala talmente tanto in sensazioni che è impagabile ciò che si sente.
Sfilano poco alla volta tutti gli altri, ed inizia la discesa verso il traguardo: un toboga da affrontare a velocità folle con grinta, se tentenni sei fuori… e poco dopo vedo un ragazzo tentennare, piantare i freni e volare letteralmente nel bosco, una botta pazzesca.
Ho cercato di dare una mano al ragazzo della moto che ci seguiva, lo abbiamo rimesso in piedi mentre altri scendevano a scavezzacollo ma poco dopo l’ho visto ripartire traballando ma sulle sue gambe: avrà dei gran lividi dappertutto per qualche tempo.
In fondo alla discesa una passerella di legno e giù nel fettucciato in un campo e li mi passa Zambo e mi incita come sempre , quel “dai Ka” che mi fa da doping.
E poco dopo una specie di passaggio obbligato sotto delle docce, proprio delle docce, per una rinfrescatina generale….grandi i ragazzi dell’organizzazione a pensare anche al caldo afoso di questa serata d’estate.
Via verso il traguardo, le scale da scendere e poi asfalto, un ultima salita e poi via verso il traguardo; Dado mi aspetta poco prima dello striscione e mi fa da scorta e passo sotto lo striscione Arrivo a braccia alzate, come sempre.
Elsa con un sorriso grandioso che mi aspetta, gli amici di sempre e lo speacker che mi chiede com’è andata: bene, sempre bene.
Le docce, il pacco gara e poi al tendone delle feste dove ci aspetta la cena a base di Porchetta e le premiazioni.
Siamo seduti al tavolo tutti assieme, una piacevole compagnia dopo la corsa e la fatica e poco alla volta il tempo passa tra una battuta e l’altra.
E le premiazioni sono una sorpresa: Dado sul podio come 5° della categoria M5, Alberto Glisoni 3° M5 e la qui presente old Lady 1° categoria femminile.
Cinque Diavoli Rossi del G.C. Iseo presenti in gara, tre di loro sul podio!! Mica male direi.
Rooooooaaaaaaaaarrrrrrrrrr il nostro ruggito di guerra!
Lo speacker si ricorda di me alla gara di Pomponesco, la Gran fondo dei tre Comuni e mi chiede se conosco la novità per il prossimo anno: il Trittico del Po diventerà River Marathon Cup…
Si grazie e ci sarò perché questa old lady ha ancora voglia di gironzolare per l’Italia in mountainn Bike in compagnia di qualche altro Diavolo Rosso per ruggire ancora ma, soprattutto, per ridere ancora.

Kathy Pitton

giovedì 17 luglio 2008

Monte Guglielmo tra asini e lama!

La montagna di casa, li, a guardarmi ogni singola mattina quando apro le griglie delle finestre di casa, quella che segna l’inizio dell’inverno facendoci intravedere una spruzzatina di neve sulla sua cima e quella croce posta li in bella mostra… quante volte mi sono detta “ci arrivo in bici un giorno” ma non l’ho mai fatto perché altri erano i giri che volevo fare, altre le mete che mi attiravano nel mio girar per boschi e valli in bike.
Era tanto tempo che volevo rifare una giornata intera a zonzo sulle due ruote, come tanti anni fa, quando la mountain bike era una novita, le ragazze in bici pochissime ed i posti da scoprire tantissimi.
Punto la sveglia alle 5 del mattino, lo zaino è subito fatto, borracce e qualche barretta, due soldi, il cellulare e via da casa poco prima delle sei.
Fa freschino stamattina ma sui pedali ci si scalda velocemente; un caffè dalla Barbara che mi da della matta scatenata e poi via, lungo la litoranea fino a Marone e poi su a Zone, salita interminabile su asfalto fino alla località Cislano e qua una pausa ci vuole, sono già cotta.
E’ facile pensare che con tutti i km che faccio sia semplice arrampicarsi su per montagne ma gli anni sono passati ed inesorabilmente la stanchezza arriva prima, le gambe diventano pesanti e la schiena urla vendetta del tipo : “appena arriviamo giu a casa vedrai…”
L’ultima volta che sono arrivata fino alla Croce di Marone la strada era tutta sterrata ma ora hanno asfaltato una buona parte della stessa e si sale piu agevolmente ma la pendenza ragazzi, non ti da un attimo di tregua, senza respiro, e presto inizia lo sterrato e si saltella qua e la.
C’è un gran traffico di jeep della Croce Rossa e dei Pompieri, vanno su al Rifugio Almici dove viene organizzata una randonee di giovani, un qualche cosa che ha a che fare col papa in Australia, o giu di li… va be insomma un gran via vai di mezzi pesanti e uffa, spesso mi devo fermare per farli passare ma poi faccio una fatica dell’accidenti A RIPARTIRE.
Un po a piedi, un po in sella, piano piano arrivo fino alla Croce di Marone e mi fermo per un the caldo: avevo bisogno di riposare un momento, ho anche un po freddo. Mi siedo e mi metto a guardare in giro; c’è una bellissima cascina ristrutturata con un sacco di animali, cani, asini e… non ci posso credere! Dei lama. Sono proprio dei lama. Pensavo di vedere male, di avere le allucinazioni o di aver fatto un salto temporale in Perù… dei lama sul monte Guglielmo!!!! Li belli pacifici in mezzo al pascolo, probabilmente si trovano bene, magari il clima è pure simile al loro luogo d’origine. Ma pensa te.
Dai che si riparte, è lunga fino in cima.
Strada cementata, poi ricomincia lo sterrato, su e su e su ed intanto il sole fa capolino tra le nuvole, speriamo che non piova, è già dura cosi.
Ci sono un sacco di escursionisti a piedi, alcuni salgono veloci come il vento, altri passeggiano ma a me sembra che vadano tutti più veloci di me….
Andando piano ho il tempo per guardarmi attorno e non posso non vedere questo panorama spettacolare: sembra una cartolina.
Che bello quassu, una calma ed un silenzio quasi irreali, solo il mio ipod nelle orecchie ma presto lo tolgo, il silenzio ha una sua magia che vorrei incamerare per quando tornerò giu tra il traffico ed il caos di tutti i giorni.
Inizio a vedere la prima malga e so che la cima è vicina, solo un poco di nebbia si è alzata ma non riesce a nascondere un gruppo di mucche con tanto di campanacci al pascolo: come faranno a stare cosi arrampicate su quei declivi scoscesi lo sanno solo loro: mucche coni freni!
Dai Kathy che ci sei quasi.
Sono sinceramente stanchissima e faccio un paio di km a piedi e mi siedo ad un tornante in un area pic nic e non ci credo! Sbuca un altro ciclista ed è… Zambo!!!! E vien su in sella, sembra un motorino.
Ma dico io, l’hai fatta in gara pochi giorni fa questa salita, domenica prossima vai in Val Saviore e come allenamento ti fai il Guglielmo… mostro, sei un mostro!!!
Lo aspettano dei colleghi di lavoro sulla cima, riparte poco dopo e ci provo a stargli dietro ma rinuncio subito: a piedi che è meglio.
Eccolo finalmente la in cima il Redentore!
Ed il rifugio è li accanto, solo una salita a dividermi da un panino e da un the caldo.
A piedi.
Ci sono un sacco di persone quassu, stanno facendo dei lavori e si fermano a pranzo.
Poco distante stanno montando un maga palcoscenico per la festa di domani sera, gente che va e che viene, montano fili elettrici e installano casse acustiche. Per una sera anche il Redentore sentira la musica sparata a tutto volume verso il cielo....si perché qui oltre al cielo non c’è null’altro.
Nel rifugio si sta bene e mi siedo vicino al fuoco ed il suo calore mi avvolge e stò cosi bene li al caldo ma meglio pensare ascendere ora, si stanno alzano le nubi e non vorrei trovarmi a meta discesa sotto un diluvio.
Alla malga lascio il passaggio alle mucche, quassù la precedenza ce l’hanno loro, stanno rientrando dal pascolo e pare conoscano la strada di “casa” da sole: dilidin dilidong din dong….
Se penso alle ore passate a salire fin quassu mi fa un poco rabbia il fatto che ci si metta cosi poco a scendere, nessun ostacolo tra me e la valle, solo i tornanti e qualche mezzo della Protezione Civile che incrocio man mano, qualche baita di montagna e molti pascoli e presto sono quasi a valle… ruzzolone compreso.
Quello fa parte del gioco e visto che lividi precedenti stavano sparendo mi pare giusto averne di nuovi come rimpiazzo: ho preso un tornante un po’ stretto e rataplam a gambe all’aria.
Nulla di grave, solo il morale un po’ a terra ma non basterà questo a guastare una bella giornata.
Quando torno a casa da queste mie cavalcate, lavo la bike per prima e poi i piace ripensare al giorno appena trascorso, a quanto ho visto ed a quanto mi è piaciuto quel senso di libertà, senza ore da rispettare, orari da far combaciare, impegni da mantenere.
Ed anche se sono stanca e magari la schiena rompe le scatole, faccio finta di non sentirla e chiudo gli occhi e sono ancora la…. Su quella salita, a guardare quel panorama, a gustarmi quella discesa….a sorprendermi per un lama tranquillo tra gli asini in un posto che non è il suo ma che lo è diventato.
Kathy Pitton

domenica 6 luglio 2008

6 ore del Barboj


Che nome strano, mi sono detta leggendolo, chissa dov’è…..
Un paesino a 13 chilometri da Parma, sulle colline: Lesignano de Bagni.
Il parco del Barboj si trova nel suo territorio, al confine col comune di Rivalta, tra calanchi e crinali scoscesi a perdita d’occhio, macchie di colore bruno, giallo e verde…Un vero piacere per gli occhi.
Per arrivarci si sale e si sale su stradine che sembrano fatte solo per i trattori e quando sei in cima inizi a scendere per poi risalire poco dopo, un susseguirsi di saliscendi che mi han fatto pensare più di una volta di essermi persa.
Poi eccolo il parco, lo si vede dall’alto ma quello che mi ha catturato lo sguardo è l’arco gonfio d’aria che si staglia verso il cielo, l’arrivo e la partenza di questa strana gara di mountain bike della durata di sei ore, una endurance organizzata per la prima volta dal gruppo Kinomana.
Quasi tre ore di macchina in questo caldo sabato di luglio, partenza alle otto del mattino cercando di schivare le code dei vacanzieri diretti sulla riviera adriatica e l’arrivo sul posto abbastanza in orario; tutto il tempo per ritirare il pacco gara ed il numero e guardarsi attorno un attimo.
Che strano parco!! Praticamente è pelato… non ci sono piante se non qualche rara eccezione; in compenso coltivazioni a perdita d’occhio e trattori ovunque e scopro poco dopo che fanno anche una gara con i trattori alla Festa del raccolto, una specie di tradizione locale che finisce, come sempre , a tortellini e Lambrusco.
E quelle strane pozze di acqua grigia che bolle.. terme!!! Sono terme. Ecco perchè ci sono tutte ste persone che si impiastricciano mani e braccia con questo fango e stanno li, al sole che brucia da matti, per farlo asciugare e poi lavar via alle fontanelle.
Musica ed aria di festa ed è contagiosa questa atmosfera.
Bike da preparare, borracce da riempire, Elsa che decide di stare in macchina a leggere perché il sole scotta veramente tanto e ci si brucia ed il tempo scorre veloce e l’una del pomeriggio si avvicina, la partenza della gara si sente nell’aria e lo speaker annuncia il breefing capitani poco dopo.
Descrivono il percorso, ci avvisano che le discese sono velocissime, attenzione innanzi tutto e precauzioni ai guadi dei torrenti: sono tre!!!
Un anello di sette km circa, due salite molto impegnative e tecniche e due discese da urlo.
Poco dopo parte la prima ambulanza: ma dico, non siamo ancora partiti, bell’inizio.
Una ragazza provando il percorso di gara a tutta è volata alla prima discesa: dislivelli attorno al 27%. Polso e braccio fratturati.
Accidenti, mi dispiace veramente per lei e penso che il giro di ricognizione non lo faccio, farò il primo giro in gara a ritmo di passeggiata, cosi, non si sa mai…
Partenza in stile Le Mans, bici a terra e noi di corsa, un ragazzo mi da una mano a partire e mi augura un “ e vai kate…” chi è non lo so però, ha la maglia del Golf Hotel Franciacorta… boh!!
La prossima volta chiederò il nome.
Prima salita, ghiaia per una cinquantina di metri e poi asfalto e poco oltre inizia la prima discesa: i primi 500 metri volano ma poi sembra che la strada sparisca davanti a me, freno per istinto ma è cosi ripida che non ti fermi e un momento di panico mi prende… oddio adesso volo!
Un ragazzo forse capisce la mia paura, forse ne sente l’odore e mi affianca e quel “non mollare, stai indietro” mi scuotono ed arrivo in fondo senza danni… mamma che scossa di adrenalina però. Poi giu ancora ed ecco il primo guado e si passa senza danni… poi su e su e su ancora e non riesco piu a stare in sella, è un muro da scalare e vedere altri che non riescono a farla in sella mi rinfranca un poco.
Alla fine della salita una cascina e un miraggio..una fontana ed una canna dell’acqua. Il sole è implacabile, 38 gradi, sento la pelle che scotta e non ho fatto ancora un giro e quella doccia improvvisata fa piacere e sono in molti ad approfittarne.
Poi giu di nuovo, un'altra discesa tanto ripida che puoi frenare fin che vuoi ma vai giu e non ti fermi ed allora decido che le faccio a bordo campo, nell’erba, li almeno i freni un poco funzionano, i copertoni fanno presa e rallento.
Altri due guadi di seguito con tanto di passerelle da superare, qualcuno vola e cade, altri come me decidono che un piede a terra non cambierà di molto le cose e via di nuovo tra i campi e di nuovo su e su a spinta.
Poi giù un'altra volta fino alla salitona in asfalto che ti porta sui calanchi di queste colline da dove ti butti in una discesa infinita verso il traguardo con a lato i declivi impervi a volte e coltivati altre volte ancora, un susseguirsi di colori che catturano e sembrano un quadro di Monet.
Un attimo di pausa al traguardo, una fetta di anguria fresca e poi via un altro giro ed una altro ancora fino a quando non reggo più…
In alcuni tratti mi fa compagnia per un attimo la mitica Ausilia Pistarini, la Signora delle 24 ore italiane, campionessa italiana single speed, e scopro una persona stupenda, amichevole anche con un illustre sconosciuta come me, uno scricciolo di donna dalla forza infinita e dal viso dolcissimo; forse è per questo motivo che la chiamano Biancaneve.
E quel suo “non mollare”, il “ci si vede al traguardo” fanno un gran piacere…. Macinerà un infinità di giri prima della fine delle sei ore di gara.
Un ragazzo buca e gli passo il fast, un altro è senza acqua e non mi costa cosi tanto passargli una delle mie borracce, ne ho sempre due; all’arrivo uno di loro mi insegue per pagarmi la bomboletta …ma dai.. lascia stare.
Fallo anche tu se dovesse servire ad un altri, è solo un piccolo gesto.
I ragazzi dell’organizzazione sono stupendi davvero, sono ad ogni angolo e chiedono se hai bisogno di aiuto, di acqua, di assistenza; e le ragazze al ristoro dispensano una montagna di frutta fresca, davvero gradita con quel caldo pazzesco, e litri di the freddo, succhi di frutta, acqua e Sali e una serie di sorrisi che sono un piacere, in particolare quelli della signora col pancione, carina da morire davvero.
Le docce sono a turni e riesco ad infilarmi prima che arrivino tutti i ragazzi, Elsa fa la guardia fuori dalla porta e cerco di essere velocissima per non far aspettare nessuno ma tutto è ok, siamo tutti stanchi e ce la prendiamo con comodo tra una battuta e l’altra.
Il team Todesco vince il primo assoluto a squadre, altri vengono premiati perché piu giovani o più lontani, la ragazza caduta con polso fratturato viene premiata come la più sfortunata… poi le soloriders…. Prima una ragazza che la scorsa settimana ha vinto la 12 ore della Lunigiana: si chiama Bacchiavini come alcuni degli amici della squadra dello Sculazzo, magari è parente di “Bomber” Luca Bacchiavini, che vola sulle ruote grasse o del Signor Bacchia…
Seconda Ausilia “Biancaneve” Pistarini e terza questa Old lady delle ruote grasse…..wow, qualche volta combino qualche cosa di buono anche io!!!!
E’ una festa dopo le premiazioni, Tortellino party per tutti, crudo di Parma affettato al momento e melone a volontà, affettati di ogni genere e dolci fatti in casa… lambrusco e bianco di Scanzano…wow ragazzi!!!!!
L’atmosfera è rilassata e si è tutti amici anche se non si conosce il nome del vicino di posto, e poco a poco si avvicina l’ora del ritorno a casa: domenica lavoro per cui è meglio rimettersi in macchina e tornate in Lombardia.
Ho scoperto un altro pezzetto di Italia che non scorderò, ho conosciuto gente che, come me, ama la mountain bike sopra tanto altro, ho un nuovo ricordo ad addolcirmi la vita e una fotografia da mettere nel mio album dei cimeli.
Ed è stato bello, al di là del risultato.

Kathy Pitton

lunedì 30 giugno 2008

FranciacortaBike un po’ assetata…


Ci ho pensato parecchi giorni prima di decidere in via definitiva di parteciparvi e fino a domenica mattina sono stata nel dubbio: quella discesa “assassina” mi terrorizzava davvero tanto.
Va beh la faccio a piedi…. Eppoi vado piano e dietro non avrò più nessuno!!!
Ormai è un dato di fatto che le retrovie siano più tranquille per cui bike in spalla e via alla volta di Erbusco, poco lontano da casa stavolta, i compagni di merende e bike di sempre, Dado con suo furgone e Zambo che troviamo sul posto.
Siamo in tantissimi stamattina, 700 iscritti, il colore ed il putiferio di ogni gara di Mountain bike, elettricità nell’aria che si respira e ti resta dentro, le chiacchiere davanti ad un caffè, il saluto agli amici ed ai bikers che conosci ed i riti di ogni gara, diversi per ognuno di noi ma guai a prendersi in giro: una carezza a Valchiria l’ho già fatta a casa mentre le attaccavo il numero 14, quello che mi da diritto alla prima griglia tra i Vips della bike….scappo ogni volta. E si, sono delle schegge e li in mezzo sono a disagio, meglio nelle retrovie, nessuno che spinge e corre per le prime posizioni.
Abbiamo il tempo per scaldare un po’ le gambe, una decina di km gironzolando qua attorno e le 9.30 si avvicinano veloci e non ho ancora deciso se faccio il percorso lungo o il corto… lo deciderò strada facendo.
Il sole è già alto e scalda parecchio, meno male che ho preparato due borracce e prima di mettermi in griglia bevo un bicchierone d’acqua e, forse, devo ringraziare questo gesto dettato dall’istinto.
Il solito pugno a Dado e Mauro, il nostro modo di dirci “in bocca al lupo” perché siamo una squadra ma ognuno farà la sua gara personale, ognuno dovrà gestire le proprie forze senza l’aiuto degli altri…
Via ora ed è già ressa alla prima strettoia, fondo ghiaioso in salita, c’è chi spinge, chi urla di spostarsi, chi si accoda o accosta per far passare.
Fa caldo, veramente caldo ed il sole è implacabile sin dai primi chilometri; anche se scorrono sotto le ruote velocemente sento i raggi caldi sulla pelle delle braccia e sul viso e quelle poche zone d’ombra nei vigneti non portano ne refrigerio ne tregua al calore.
Mi sorpassa Alberto, il “capitano” della nostra squadra, farà da fine corsa.. è appena rientrato da un infortunio alla spalla e, secondi lui, è fuori forma!!! Ma se io non riesco a stargli dietro neanche col turbo inserito, alla faccia del fuori forma…
Via via che si avvicina il Monte Alto, la sete fa da padrona e le borracce iniziano ad alleggerirsi del loro carico d’acqua e quando la salita inizia davvero a farsi sentire nelle gambe mi acorgo che la prima è già finita e la salita è ancora lunga e tutta al sole.
Quando finalmente si entra nel bosco ed inizia quello strappo micidiale fino alla cima del monte, alla Croce, non ho più un goccio di acqua e l’ombra non mi ripaga dell’arsura alla gola!
Come molti altri arrivo in cima ma la sorpresa amara è che non c’è un ristoro, si deve scendere fin dopo la discesa Assassina per trovarlo ed allora rubo, letteralmente rubo una bottiglia d’acqua ad uno della Protezione Civile.. e lo farò ancora molte volte prima della fine.
Come già provato la scorsa settimana e quella ancora prima, la scarpata in discesa non riesco a farla ed allora scendo a piedi e riesco a scivolate più di una volta anche cosi; la presenza di più postazioni della croce Rossa mi fanno pensare che sia caduto più di qualcuno, spero solo che nessuno di loro si sia fatto male seriamente.
Finalmente la fine di questo incubo roccioso!
E posso pedalare nuovamente tra le vigne della mia Franciacorta; crinali di colline moreniche a perdita d’occhio, su per le stradine tra i campi e le vigne, giu tra i filari dove i grappoli verdi spiano tra le foglie… è uno spettacolo.
Ma la stanchezza è tanta e la sete forte.
Molti sono i ragazzi che ho visto rinunciate, è dura certo, lo so ma non mollate ragazzi! Se questa old lady riesce ad arrivare lo potete fare anche voi! Ma i crampi dovuti al caldo ed alla mancanza di liquidi fanno strage.
Sono in compagnia di tre ragazzi, ricordo il nome di uno solamente, Rinaldo, e mentre pedaliamo ci si tira su di morale uno con l’altra, dai che siamo quasi arrivati: il corto, opto per il corto, non ce la faccio più.
E cosi è. Passo il traguardo e lo speaker Fabio mi saluta come sempre: lo conobbi lo scorso anno alla sei ore Morenica in Piemonte e da allora l’ho incontrato più volte in giro per i campi di gara: la scorsa settimana alla Sunset mi ha quasi consolato dicendomi al traguardo (mentre comunicavo il mio ritiro ai giudici) “e dai Kate che nelle endurance vai meglio”; in effetti è vero.
Mauro arriva appena dopo di me, ha fatto la lunga nello stesso tempo in cui io ho fatto il percorso corto: mica male, bravo.
So che Dado non è ancora arrivato, ma stavolta ho le chiavi del furgone e posso riporre Valchiria e farmi una doccia tranquilla….quasi!
Abbiamo fatto quasi una rivolta: ma dico io, i maschietti avevano a disposizione una marea di docce, alle ragazze un microscopico spogliatoio con scritto “arbitro” e lo abbiamo trovato occupato da tre baldi giovanotti nudi come dei rospi!
Fuori raus ale!!!!!
Saremo anche in poche ma ci siamo eccome!
E mentre l’acqua calda scivolava sulla pelle e sui muscoli doloranti, ho fatto il punto della giornata e, come sempre, ho sorriso: certo è una gara durissima e non so se la farò ancora, il difetto maggiore è stato la mancanza di rifornimento idrico. E’ vero che non è colpa di nessuno se il sole picchiava da matti e c’erano 40 gradi e forse devo ringraziare personalmente tutti quei ragazzi della Protezione Civile a cui ho fregato da bere: RAGAZZI GRAZIE SONO IN DEBITO.
Con me negli spogliatoi oltre alle ragazze che non conosco personalmente c’è Silvia Pasini; ho imparato a conoscerla in questi due anni, quante volte l’ho vista sul podio o in gara accompagnata dal suo inseparabile Giorgio.
Lei è una campionessa vera.
Sono una bella coppia di atleti, compagni di squadra e nella vita: al traguardo di una gara Giorgio, arrivato prima di lei, l’ha attesa e si è tolto il casco al suo arrivo con tanto di inchino…. Siete un piacere per gli occhi ragazzi, davvero e spero di incontrarvi tante altre volte.
Torno al furgone ed aspetto Dado che arriva poco dopo, anche lui distrutto dal caldo e dalla sete.
Subito a bere ed a mangiare qualche cosa, siamo tutti stanchi e lo stare seduti a polentare un poco non dispiace a nessuno.
Mi guardo attorno, pensavo che la mia Elsa venisse a farmi le foto di rito ma oggi non c’è, sarà per la prossima volta…e scopro che non sono la solita maglia nera: nel “corto”, categoria femminile, sono al terzo posto… e va bene, ci sarà qualcuno che dira: ma eravate solo in tre?
Non lo so però mi sono anche abbronzata oggi,sono a strisce come una zebra: mani bianche, avambracci rossi come gamberi, spalle bianche… gambe metà e metà.
Bello, mi sa che lancio una nuova moda.
E va bene cosi, fino alla prossima.

Kathy Pitton

domenica 22 giugno 2008

Sunset Bike 2008


Lo so lo so che avevo detto “ non ci torno più lassù…” ma come si fa!!!
E quei ragazzi dell’organizzazione lo sanno si come si lusinga una old lady, mettendola nella brochure informativa della gara con tanto di foto al traguardo dello scorso anno e pubblicando il mio resoconto di gara….
E poi questo paesino della Val Sabbia non so, ha una magia tale che mi è entrato nel sangue tant’è che Ono Degno di Pertica Bassa mi piace proprio e con la tribu al seguito ecco che ci torno per la seconda edizione della Sunset Bike.
Il risultato sportivo,…… beh lasciamo perdere, credo di essere l’unica ciclista che riesce a capottarsi in salita per ben due volte però sono tornata a casa con il sorriso sulle labbra e con me anche il compagno di bike e merende Dado, mia figlia, Dante e tutti glia latri.
Anche lui è rimasto affascinato da questo angolo di tranquillità assoluta, da quei declivi che sembrano usciti da un quadro del passato, da quell’infinito spazio dove far vagare lo sguardo verso valle e scoprire sfumature di verde che non si vedono spesso in pianura.
Salendo lassu ieri pomeriggio, ben sapendo che la gara sarebbe stata quasi impossibile per noi da finire, abbiamo guardato attorno ed assaporato il paesaggio per mantenerlo in memoria una volta tornati alla nostra vita frenetica di ogni giorno, al mondo in cui abbiamo deciso e scelto di vivere a scapito della tranquilla serenità di angoli come questi.
E’ stato bello rivedere i ragazzi dalle magliette rosse dell’organizzazione che si davano da fare da matti facendo si che tutto funzionasse alla perfezione e ci sono riusciti eccome.
Prova unica del Provinciale di Mtb, un parterre con nomi illustri, 250 iscritti ed altrettanti partenti, un sacco di ragazzi categoria esordienti, molti escursionisti che come me ci provano e ci mettono il cuore e l’anima sui pedali.
Il numero 17 da attaccare alla bike, uno stupendo pacco gara da portare a casa, e una pedalata al tramonto che mi fa venire il fiatone subito su per la salita che è la partenza e poi via nella parte vecchia del paesino, su su fino al primo capitombolo…e non so neanche come ho fatto.
Va beh, organizziamoci che si riparte; Dado mi guarda in viso e continua a dirmi “ sei strana oggi…” come se leggesse sul mio viso l’epilogo della giornata, e non faccio in tempo a finire la prima discesa ed iniziare nuovamente a salire che patapam sono nuovamente a terra!
Ma dico, ci si cappotta in discesa, il come faccio a farlo in salita non lo so proprio ed a stò punto decido di rinunciare.
A malincuore torno al traguardo e comunico ai giudici la mia decisione.
Quelle poche volte in cui mi sono ritirata ho sempre sentito un buco allo stomaco, un magone dell’accidenti… ogni rinuncia è una sconfitta in fondo.
Passano man mano i ragazzi, passa Francesco dell Iseo Racing Team, la nuova “squadra corse” del paese, Cesare poco dopo ed entrambi mi chiedono che succede, rispondo con un alzata di spalle… fa niente dai, andrà meglio la prossima volta.
Poi arriva Zambo ed anche lui mi fa lo stesso sguardo…. E’ una muta domanda, ma so che conosce già la risposta: difficilmente rinuncio, oggi, evidentemente, non è giornata.
Capita e si deve accettare anche questo in uno sport dove la fatica è una parte dominante, dove una caduta può compromettere tutto il lavoro che hai fatto per prepararti.
Do la colpa al caldo improvviso e fastidioso, al cambio che non ha funzionato ma, in fondo, so che Valchiria funziona benissimo ed il caldo era si intenso ma non cosi tanto.
Va bene cosi.
Aspetto che arrivino tutti e nel mentre ho il tempo per guardarmi attorno, per guardare donne con i capelli sotto un fazzoletto che rastrellano il fieno in campi dalla pendenza quasi impossibile, donne anziane sedute sull’uscio di casa che lavorano antichi ricami che non si vedono quasi più e che ti guardano con uno strano sorriso, forse pensano che siamo tutti matti.
Intanto nell’aria si spande un profumo di spiedo che è un invito, che risveglia una fame che il caldo aveva allontanato e ci si avvicina al campo sportivo per la premiazione e per la cena.
Zambo vince nuovamente un pacco regalo con ogni ben di Dio dentro e lo chiamo al telefono per avvisarlo, ha dovuto partire presto con sua figlia per tornare a casa; lo ritiriamo noi per lui.
Sul palco passano i campioni conosciuti e quelli che saranno i campioni di domani e vengono distribuite le maglie di Campione Provinciale.
Noi festeggiamo a base di uno spiedo fantastico, salamele e dolce al cioccolato.
Non siamo neppure in classifica ma abbiamo passato un bellissimo sabato pomeriggio in un luogo magico in cui torneremo ancora…. In sella alle nostre bike.

Kathy Pitton

giovedì 19 giugno 2008

Il Monte Alto….è proprio alto!!!

Giornata di riposo e di riposare non se ne parla proprio.
Due commissioni, un aperitivo al bar con Dado e poi a casa, vestizione da ciclista e via tra i campi.
Il terreno è pesante, non drena l’acqua caduta per quasi due mesi di seguito, le pozzanghere sono profonde e le ruote grasse di Valchiria vi affondano e la fatica si fa sentire nelle gambe.
Oggi voglio salire sul monte Alto, fino alla croce e seguire il tracciato della Franciacortabike che si terrà il 29 giugno.
Attraverso Cortefranca evitando la strada asfaltata, conosco ogni sentiero qua attorno e mi avvicino al cimitero di Nigoline, una salita non male a ciottoli e poi asfalto fino in cima: tre tornanti spacca polmoni prima di tornare sulle strade bianche che attraversano i vigneti della Franciacorta.
Via veloce ora ed attraverso Adro e guardo il monte da lontano, come un miraggio che si presenta davanti agli occhi ma che non riesci a toccare, un traguardo che voglio toccare e mettere in tasca oggi pomeriggio.
Cavolo che caldo che fa, dopo tanta pioggia il sole è implacabile, come se volesse riprendersi il tempo perduto nascosto dietro le nuvole.
La pendenza della strada aumenta poco alla volta ed inizia ad avvicinarsi il momento di scalare e di alzarsi in sella…. Da lontano il monte mi guarda dall’alto ed io guardo lui, so che sarà fatica e sudore ma voglio provarci ed anche se sono sola in sella oggi e sarebbe sempre meglio essere in due, non si sa mai, mi avvicino sempre piu e la salita aumenta la pendenza e ed dura davvero ora.
Il passaggio in un borgo medioevale, una fontanella e decido che è meglio riempire la borraccia mezza vuota, la sete è sempre uno dei miei problemi; conosco questa strada, l’ho fatta spesso e quei tre tornanti sono proprio tosti ma non mollo, metto il rampichino e spingo sui pedali fino in cima. Un automobilista mi sta dietro ed evita di sorpassarmi in curva, mi ha lasciato il tempo di rientrare nel tornante, grazie davvero…. Un incitamento dal finestrino fa piacere, sempre!!
Su, su, sempre piu su fino alla cava poi la chiesetta degli alpini ed ancora la strada bianca che sale ancora e si trasforma in una pietraia… ma ho il tempo di vedere centinaia di farfalle di tutti i colori! Uno spettacolo incredibile tant’è che mi fermo e penso “ chissà se la loro polverina mi può dare una mano ad andare più veloce..”, l’ho raccontato talmente tante volte ad Elsa che quasi ci credo anche io… Ma si dai, qualche volta è bello credere anche alle favole che ci hanno raccontato da ragazzini e che ora raccontiamo ai nostri figli, la polvere di farfalla fa volare!
Ed allora dai che si pedala su per la salita e zitti!
E magari…. Quanto è tosta, alcuni pezzi li faccio a piedi, non riesco proprio a pedalare fino su. Poi il fango non aiuta di certo. Dove il sole non è riuscito a passare tra le foglie degli alberi del bosco è un pantano pazzesco, sprofondi con ruote, scarpe e non ne vieni fuori se non a spinta.
Ho perso di vista le frecce rosse che segnano il percorso e ad un certo punto ho perfino l’impressione di essere già passata da quel punto, oppure sono solo stanca e non molto obbiettiva, non so bene ma vado avanti.
Una freccia la vedo e mi indica ancora di salire e quello che vedo non mi piace: un solco profondissimo in un mare di fango d’argilla rossa, non riesco quasi a stare in piedi da ferma, spingere la bike diventa davvero difficile, continuo a scivolare e stò pensando seriamente di tornare indietro ma non cambierebbe di molto la situazione, avrei lo stesso problema scendendo… arranco su e su ed ancora e, finalmente, vedo che spiana, ci sono degli alberi e finalmente vedo la croce della cima.
Sono arrivata, stanca morta ma in cima.
Devo scendere ora e non sarà facile vista la salita e poco dopo iniziano i guai davvero: fango fango e fango ovunque! E quando questo finisce inizia la discesa tecnica nella pietra ed io la trovo un po’ da folli.
Scendo a piedi e faccio una gran fatica a stare in piedi anche cosi, cado e mi rialzo ed alla fine non so neppure quante volte sono caduta.
Sono letteralmente ricoperta di fango da capo a piedi, sono sprofondata fino alle caviglie e le scarpe sono avvolte da una massa uniforme marroncina.
Quando arrivo in fondo, tra i campi, mi siedo un attimo a riposare ed a pensare: non so se la faccio questa gara, non sono cosi brava e quelle discese sono davvero al di fuori della mia portata; ci ho messo quasi quattro ore per fare quello che sarebbe meta del percorso di gara, forse è meglio rinunciare stavolta.
Giro la bike verso casa, ancora una mezz’ora in sella prima di arrivare, mi ci vorrà tempo per lavare Valchiria, la catena da ingrassare e poi metterò me in lavatrice!
Però stò cosi bene dopo, la stanchezza pesa sulle spalle e nelle gambe, andrò a letto presto e domani sarò di nuovo pronta per un altro giro tra le mie vigne, sui miei monti e forse avrò anche il coraggio di domare quella brutta bestia che è la Franciacortabike!!!!

Kathy Pitton

lunedì 26 maggio 2008

12 ore mtb del Magredi


Ci ho messo un pochino di tempo a capire quale fosse il significato di questa parola…. terre magre.
Quella materia magra composta di terra e sassi che poco regala agli uomini anche se lavorata, tipica di questa parte del Friuli, ed è in queste terre che ho voluto provare una nuova avventura endurance di mtb a cavallo della mia Valchiria.
Due e-mail per inviare l’iscrizione, la risposta da parte dell’organizzazione e via che si parte, un sabato mattina, alla volta di San Quirino, Pordenone.
Accetto la sfida con me stessa per questa 12 ore che parte a mezzanotte del sabato ed arriva all’ora di pranzo della domenica, una battaglia con la stanchezza, il sonno ed il freddo.
Anche in Friuli in tempo è stato inclemente negli ultimi giorni ed ha piovuto tanto da lasciare vaste pozzanghere e veri e propri laghetti all’interno del parco che ospita questo evento sportivo.
All’arrivo ho la fortuna di incontrare proprio uno degli organizzatori, Livio, ed è sempre lui che mi indica dove parcheggiare e piantare la tenda che sarà il mio “campo base” durante tutta la gara.
Il posto affidatomi è esattamente sul percorso, accanto all’arrivo, ai servizi ed al tendone ristoro.
Il tempo passa veloce tra il piantare picchetti e far si che la tenda non mi crolli sulla testa ed il sistemate tutto quanto occorre; ho anche il tempo di provare il percorso prima che faccia buio, lo percorro piano e cerco di memorizzare i passaggi più ostici e tecnici, con la notte sarà più difficile capire come comportarsi in gara.
Il terreno è davvero pesante in alcuni punti ma ho passato di peggio in altre gare ed il pensiero corre alla 24 ore di Idro dello scorso anno, un mare di fango ed acqua che ci ricopriva dalla testa ai piedi, ti si appiccicava addosso e appesantiva la bike tanto da doversi fermare spesso a lavarla.
La sera arriva ed un cielo sempre più scuro non promette nulla di buono ma tutti siamo li, col naso per aria e diciamo “ma non vedrai, non pioverà stanotte…”, un modo come un altro per convincere noi stessi che andrà tutto bene ed anche l’evidenza delle prime gocce di pioggia non ci fa arrendere.
Ordiniamo la pizza tutti assieme e nel capannone centrale si cena e si conversa.
Mi ero messa un po’ in disparte, defilata, non conosco nessuno dei bikers friulani ma loro mi chiamano e mi invitano al loro tavolo; non siamo in tantissimi, molte squadre hanno dato forfait per il tempo, altre non hanno confermato l’iscrizione ed è un peccato perché i ragazzi dell’organizzazione si sono dannati per far si che andasse tutto bene; scopro pure che sono quasi tutte squadre dei vigili del fuoco e tra loro dei veri campioni che difendono i colori nazionali in gare di grosso livello.
Alla fine della cena sono “adottata” vigile del fuoco anche io.
Decido di riposare un po’ prima della gara ma dormire è impossibile, l’adrenalina fa battere il cuore veloce ma li, sdraiata in tenda, ripenso al percorso, cerco di vederlo nella mia testa come se fossi in bike e memorizzo quei due o tre passaggi che non mi piacciono molto.
Mi accorgo anche che mi pervade una calma serena, una consapevolezza: so che ce la posso fare, con calma come sempre ma arriverò fino in fondo; e so che dovrò dosare le forze, non ho cambio in corsa durante la gara, sono nella categoria Only e qua la classificano Extreme!
Ho preparato una serie di borracce, barrette energetiche, qualche piccolo panino, qualche cosa di dolce, tutto a portata di mano ed avendo la tenda vicino al percorso devo solo fare una piccolissima deviazione di alcuni metri per fare rifornimento…. E proprio carino il mio campo base con tanto di picchetto fuori e le insegne del G.C. Iseo scritte in rosso, ho fatto le foto per i posteri!
Dai che è ora, mezzanotte di avvicina; si parte in stile Le Mans, a piedi o di corsa e la bike 300 metri più avanti. Tutti quanti decidono di partire a piedi, c’è tutta la notte per correre,.
Via nel parco, lungo i muri perimetrali di questo bel posto, e poi fuori, sulle strada che fiancheggia i muri stessi e di seguito nel magredo friulano.
I primi giri scorrono veloci, i km si accumulano nelle gambe ma è tutto ok…. E poi il buio mi assale! La batteria dei fari ha mollato di punto in bianco e mi ritrovo all’oscurità più completa circa a metà percorso ed un attimo di paura e di smarrimento… che faccio ora?
Meno male che sono in una zona del percorso in cui si vedono le luci del paese vicino, in mezzo ai campi sarebbe stato molto peggio! Vado a memoria per un chilometro e mezzo poi mi raggiunge un altro ciclista e gli chiedo di rallentare giusto il tempo di uscire su strada: seguo la sua luce e ben presto sono all’arrivo, lo passo gridando “21” il mio numero per i giudici di gara e di corsa a cambiare la batteria.
Di nuovo nella notte spingendo sui pedali ma dopo tre ore inizia un diluvio incredibile, è talmente forte la pioggia che seppur con i fari al massimo quasi centro un albero all’interno del parco…ero a destra e credevo di essere dal lato opposto del sentiero.
Molti come me decidono di fermarsi un poco, sparando spiova velocemente o, almeno, si riduca l’intensità del temporale: mi rifugio nella tenda, mangio qualche cosa e mi stendo sul materasso ed iniziano i guai….i muscoli sentono la stanchezza ed il freddo e lo stare fermi non aiuta di certo. Mi avvolgo nella coperta dopo essermi cambiata e messa cose asciutte e poco a poco mi rilasso, mi scaldo e mi viene sonno!!! No non va bene cosi, sono le quattro e mezza del mattino, non si dorme ma si pedala! Meno male che il gallo dei contadini li vicino mi viene in aiuto tant’è che tutto ad un tratto si mette a cantare nonostante sia notte fonda, diluvi di brutto ed il sole sia in vacanza alle Barbados.
Dai Kathy che si riparte. Un the caldo dai ragazzi allo stand e via in sella a Valchiria per un altra lotta nel fango.
Ed è lotta davvero stavolta, fango ovunque ed in alcuni tratti si scivola, l’acqua non viene drenata dal terreno e sono talmente vaste le pozzanghere che puoi fare ciò che vuoi ma devi entrarci per passare oltre; ho fango sul viso, tra i denti e su per il naso, non capisco piu dove finisce il pantaloncino e dove iniziano le mie gambe ma tengo duro e via un giro dopo l’altro ed il cielo si schiarisce poco alla volta ed alzo il viso per far si che la pioggia mi lavi via un po’ di fango.
E qua la domanda di molti è: perché lo fai?
Il cosa mi spinga o ci spinga a fare questo non lo so, so solo che spesso, in queste “battaglie” contro gli elementi, la pioggia ed il fango, trovo il tempo per combattere altre battaglie, per sconfiggere altri demoni e paure e mi sento BENE ed ho sempre una gran voglia di ridere quando rivedo le foto, di come sono conciata all’arrivo di qualche gara, altro che Signora in tacchi a spillo e rossetto, sembro la reclame di una guerra di fango che però vinco!!!
Alle 8 del mattino la direzione di gara decide che per le condizioni pessime del tempo e del terreno, la gara viene interrotta e la classifica stilata in base ai risultati conseguiti sino a quell’ora.
Cerchiamo di lavare via il fango da noi stessi e dalle bike (prima loro), riesco a rendermi presentabile con tanto di gonna, maglietta e rossetto… siamo donne no? E che diamine ci spetta di diritto il farci belle!!
Iniziamo a smontare tutto, tenda e picchetti e poi ci avviciniamo al tendone ristoro per qualche cosa di caldo e le premiazioni.
La squadra che vince è la squadra dei vigili del fuoco che il prossimo mese andra ai campionati a Cuneo se non sbaglio… bravi ragazzi, tutti bravi.
Alla fine tocca anche a me.
Sono abituata ad avere spesso la maglia nera della mia squadra e se non me la danno mi arrabbio pure ma stavolta sono in cima: un trofeo per essere l’unica donna che ha finito la gara, un altro ancora per essere una lady categoria Extreme ed uno stupendo cesto con ogni ben di Dio dentro.
La mia foto ricordo e la promessa di tornate il prossimo anno magari con altri compagni di squadra a rifare una gara che mi è piaciuta, tempo a parte!!!
Ma al tempo, all’età ed alle donne non si comanda.

Kathy Pitton

lunedì 12 maggio 2008

Una Conca d’Oro un po’ ammaccata.

Torno in Val Sabbia con la mia mtb dopo quasi un anno e combino un mezzo disastro! Probabilmente doveva andare cosi, ma va bene lo stesso.
Era un sacco di tempo che pensavo di fare questa gara, ne avevo letto sulle riviste di Mountain bike e sul web, mi attirava questa sfida alle porte di casa; un sacco di km da gennaio ad ora, 10 gare nel carnet personale e per prepararmi meglio i consigli di amici ciclisti più esperti…
Ci sono arrivata preparata, non sono un razzo in salita e conosco i miei limiti pertanto sono partita consapevole di dover faticare ed anche se ho la bike nuova, la mia Valchiria, le gambe sono sempre le mie vecchie gambe ed io sono sempre la vecchia Kathy.
Ma stavolta ci vorrà un po’ di tempo per riprendersi, dovrò leccarmi le ferite per qualche giorno.
Ormai siamo come il Trio Lescano del secolo scorso, Dado e Zambo mi fanno da spalle e via che si parte alle sette del mattino per Odolo.
Arriviamo presto, Mauro conosce tutte le scorciatoie, parcheggiamo tra altri furgoni, il colore di sempre ci avvolge ed è un piacere ascoltare i mille dialetti italici e le lingue straniere di quanti, come noi, passano i loro giorni di festa pedalando.
Ci sono tutti i campioni oggi, una griglia d’onore con nomi famosi, quelli che la bike la “usano” per lavorare.
Qualche volta li invidio per il tempo che possono dedicare allo sport che amo cosi tanto, ma forse mi diverto più io che pedalo solo per passione, dovendo rubare tempo al sonno ed alla mia famiglia per allenarmi.
Dai che si parte, ho il 1511 di pettorale.
Zambo parte alle 10 con la marathon, Dado ed io alle 11 per la classic, un percorso meno lungo e massacrante ma tosto da matti ugualmente.
Via e si inizia subito a salire ma scorre veloce sia la strada sotto le ruote che il tempo e ben presto si incrocia il percorso della marathon ed iniziano a passare alcuni che mi conoscono e mi incitano…Dai non mollare!!!
Mai si molla, assolutamente, devo essere proprio ko per fermarmi.
Il 20 km segnerà la fine della mia gara con gli altri e l’inizio della mia gara personale.
Discesa in single track, veloce e tecnica. Ci ho messo anni ad imparare a scendere senza danno da quei sentieri ed ora volo sulle ruote, impari sulla tua pelle come si fanno le curve, come si salta e come si schiva… ma se lungo il percorso salgono due ragazzini in bici per emulare i grandi che vedono in gara e te li trovi davanti all’improvviso, hai pochissimo secondi per decidere: o addosso a loro o a lato.
Sarà l’istinto materno, sarà quel non so che ma ho deciso di gettarmi a lato e mi si è capovolto il mondo. Sono rimasta senza fiato per la botta alle costole e velocemente mi sono arrivate alla mente le immagini di me stessa alla Gimondi del 2004, caduta nel canalone all’inizio della gara e fine della stessa dopo 4 ore di fatica pura con le costole rotte e non ti dico le botte varie.
Tagli, escoriazioni e quel dolore sordo che non passava ed uno dei due ragazzino che mi chiede con uno sguardo terrorizzato se stò bene.
Non sono riuscita a rispondere.
Dieci minuti ferma per poi decidere di ripartire; qualche biker mi ha chiesto se tutto era ok, facevo un cenno con la testa ma credo fosse più per rassicurare me stessa che loro.
Alla fine della discesa ho cercato qualcuno dell’organizzazione ma non ho trovato nessuno ed ho continuato.
Quando alla fine ho visto qualcuno dell’assistenza mi sono sentita dire che non avevano il servizio scopa e dovevo tornare in bike comunque all’arrivo, di tagliare il percorso ed andare ad Odolo.
Non avevo neppure idea di dove ero, come si fa a tagliare un percorso se non sai dove diavolo sei?
Ed allora mi aspettate all’arrivo, perché io arrivo.
Ho usato l’acqua della borraccia per lavarmi le ferite, ho fatto la salita del Bertone a piedi, sono arrivata in cima piangendo dal male, ho mandato un messaggio ai ragazzi dicendo loro che ero caduta e che ci avrei messo due ore in più del preventivato ad arrivare, di portare pazienza… li ho fatti aspettare e mi dispiaceva da matti, ho fatto far tardi a tutti ma non l’ho fatto apposta.
Avevo pensato di fare la gara in tre ore e mezza, l’ho fatta in cinque e sono arrivata conciata da cani ma sono ARRIVATA UGUALMENTE!!!!
Facendo la doccia mi sono resa conto delle botte ma passeranno come sempre.
L’ironia della cosa è che nel pacco gara c’e una bellissima maglia tecnica nera, il colore dell’ultimo arrivato: stavolta me l’hanno data in anticipo.
Ci ho fatto sopra una risata.
Un piatto di pasta e via che si torna a casa, oggi è la festa della mamma ed Elsa mi aspetta per festeggiare.
Avrò tempo per leccarmi le ferite e guariranno come sempre perché ho ancora un sacco di chilometri da fare, perché voglio salutare i miei amici biker in giro per l’Italia, perché il mondo su due route è appagante.

Kathy Pitton

domenica 20 aprile 2008

Vigna...lunga e bagnata

20 aprile ed appuntamento con la “classica” di primavera organizzata dalla mia squadra, la Vignalonga.
53 km tra le vigne della Franciacorta, percorsi che sono cosi famigliari a miei occhi ed alle ruote della mia bike.
Ci sarà da fare i conti con l’ acqua caduta ininterrottamente per una settimana ed anche se ieri il sole è sbucato dalle nuvole ed ha scaldato la terra, non credo che tutta quella pioggia si sia magicamente dispersa nella terra, pozzanghere e terreno molle ci faranno compagnia.
Alle otto si parte, poca la strada da fare stamattina e già si incontrano bikers che scaldano le gambe; parcheggiamo in un campo vicino alla partenza, pacco gara e numero da attaccare al manubrio e via a girare qua attorno per vedere se il terreno è davvero cosi pesante come pensiamo.
Sono davvero parecchie le pozzanghere e fango ce né in giro, ci sarà da sporcarsi un bel po’ oggi.
Ci si conosce quasi tutti, gli auguri di rito ed i gesti scaramantici che ognuno fa di nascosto vengono accettati con un sorriso ed è cosi veloce il tempo che passa che presto ci si avvicina alla partenza e si parte per il giro di prova, serve per sgranare il gruppo e far si che nelle griglie ci si metta per ordine di numero.
Pronti via!
Aspetto di proposito che si sgrani il gruppo, non sono molto ok stamattina ma la voglia di correre è più forte di tutto ed eccola quella sensazione che amo: adrenalina che scorre nelle vene, cuore che accelera e la consapevolezza di esserci, di far parte di un gruppo, di fare qualche cosa per me.
Prima salita e sento la moto dietro a me, credo di essere quella che chiude il gruppo ma non importa, so che riuscirò a finirla anche stavolta.
Iniziano i sentieri ed effettivamente il terreno e parecchio pesante, in alcuni punti si sprofonda non poco, faccio prima a piedi ma non voglio mollare e la mia musica mi fa compagnia….
Si avvicina il Muro della passione, il gran premio della montagna, quanto è tosto!!! Non sono mai riuscita a farlo in bici, la spingo su e faccio una gran fatica anche a piedi ed in cima un nonno con il suo cane mi offre una caramella per tirarmi su.
Buona! Grazie di cuore, un po’ di zuccheri non guastano mai.
Giù a capofitto per la discesa ed al bivio per il San Michele trovo Marina, un amica biker che mi fa un tifo da stadio e si è portata tutta la famiglia, fanno un casino che mi fa ridere da matti ma, in fondo, mi fa piacere.
Via ora, pezzi della Gimondi, sentieri nel bosco che conosco, vigneti a perdita d’occhio… un gran bello spettacolo offrono le mie colline della Franciacorta.
Ad un certo punto si leva in volo un bellissimo nibbio, è uno spettacolo!
E poco dopo ne vedo un altro ancora, sono una coppia che si leva in volo a caccia; sono tornati e sono bellissimi; erano quasi scomparsi dalle nostre campagne ed il fatto che siano tornati mi rende immensamente felice!!
I nativi americani consideravano i rapaci il simbolo della libertà ed io decisi, anni fa, di renderli parte di me, scegliendoli come simbolo per un tatuaggio.
Mi rendo conto di non andare tanto veloce, la stanchezza si fa sentire, ma questa lentezza mi permette di guardare attorno, di assorbire i colori di quanto vedo ed, essenzialmente, di guardare dentro me stessa.
Il traguardo è solo la fine del viaggio, il viaggio vero è quello prima di arrivare, quel “mentre”che ti permette di vivere queste sensazioni che sono si fatica e sudore ma è proprio questo il bello del viaggio, anche in Mountain bike.
Ed ecco l’ultima discesa; la moto mi ha “abbandonato” tempo fa, sa che conosco la strada per arrivare al traguardo e quando lo passo mi aspettano gli amici con il loro applauso ed il sorriso della mia ragazza che, come sempre, si è fatta accompagnare dal suo papà a fare le foto alla mamma “fuori come un geranio”.
Un the, un piatto di pasta ed il tempo passa e le premiazioni iniziano.
Tanti volti conosciuti sul podio, quelli che viaggiano davvero come treni;
e come ogni anno, una specie di tradizione ormai, chiamano anche me, ultima della squadra ma non ultima stavolta, per la maglia nera che porto con orgoglio, sempre.
Perché io c’ero!

Kathy Pitton

lunedì 31 marzo 2008

Lessinia legend

Lessinia legend…..
….la tua leggenda adesso mi appartiene!!!

E si ragazzi, ci sono posti dove si vorrebbe andare ma non si trova mai il tempo, luoghi di cui hai sentito parlare e che non conosci e capita anche di sentire per tante volte di una gara in mtb sui Monti Lessini e ti prende una voglia di andarci che non ce nè proprio e vai che ti iscrivi, mandi il fax ed il percorso te lo guardi dopo e li cominciano i guai.
Porco mondo quante salite…
Va bene, ormai è fatta, la data si avvicina e ti rendi conto che di km nelle gambe ce ne sono ma che di salita ne hai fatta ben poca e quegli stramaledetti kg sul groppone non se ne vanno neppure con l’affettatrice ma tanto sai che ci andrai ugualmente e farai di tutto per tagliare il traguardo con il braccio alzato al cielo.
Stavolta siamo in tre sul furgone alle sette del mattino, Zambo viene con noi a Verona, fa la marathon….. Io e Dado la classic, più corta, tanto per non fare brutte figure ed arrivare tutti interi nel tempo limite delle cinque ore.
Una lunga coda all’uscita dall’autostrada fino alla zona di partenza, trovare un parcheggio non è cosi facile ed alla fine parcheggiamo in un campo tra le sterpaglie.
Mamma quanta gente, parlano di tremila iscritti più tutti quelli che vengono a vedere la partenza, i compagni, le mogli ed i figli…. un gran casino come sempre.
Tra il ritiro del numero e della busta gara non abbiamo praticamente il tempo di scaldare le gambe e la pagherò cara, partire a freddo è sempre un rischio in particolare per quelli come me che non hanno tantissimo allenamento ma non posso fare altrimenti e , poco dopo, vado in griglia con Dado, alle dieci si parte mentre gli altri,i temerari della marathon, partono dopo mezz ora.
Stavolta mi sono attrezzata per la mia sete, due borracce ed il camel bag sulla schiena, vediamo se arriverò ancora disidratata.
In griglia vedo visi conosciuti, qualcuno mi chiama per nome, altri mi fanno un cenno con la mano, Umbry del Team Sculazzo mi avvisa che i primi Km sono di asfalto per cui veloci, attenzione innanzi tutto.
Via che si parte ed intravedo la mia cucciola che mi scatta una foto; passerà la mattinata poco lontano al Museo-Parco Naturale di Bolca, un centro di ricerca sui fossili molto importante per le ricerche nel settore: la mia piccola scienziata si porterà a casa anche un fossile per ricordo, un pesciolino stampigliato su di un pezzo di roccia.
Inizia la salita ed inizia la fatica, il cambio che rompe le scatole e mi fermo per capire cosa diavolo non và: spero che la bike nuova arrivi presto, questa mi stà facendo diventare matta!
Si ferma un ragazzo, lo avevo conosciuto a Pomponesco, e in quattro e quattr’otto mi sistema il cambio e dai che ce la posso fare.
Qualche pezzo a piedi spingendo la bici, altri pedalando e canticchiando senza ipod stavolta, l’ho dimenticato nel marsupio sul furgone; tanti mi passano accanto, volano che sembra abbiano un motorino sotto il fondoschiena, il Vai kathy di alcuni mi fa, come sempre piacere e sorrido guardandoli… quanto sono giovani!!!
I ragazzi dello Sculazzo poi mi incoraggiano, Dai non mollare!! Ma io non voglio mollare, vado solo piano, tanto ho tempo fino alle tre.
Lo scorso anno feci la 6 ore Morenica a Vialfrè, Torino, e tra le poche Solo Ladies vi era la Paolazzi con la maglia di campionessa italiana, e tò che me la ritrovo qua in salita e mi saluta e le urlo di andare, dai campionessa, ci si rivede a Torino il prossimo autunno, puoi giurarci ragazza.
Ed un altro poco dopo: Hey Kathy ci si vede alla Sunset Bike a giugno… non lo so mica se ci torno la prossima estate, ho ancora le allucinazioni per quelle salite al tramonto in Valle Sabbia però ne era valsa la pena, alla fine ci hanno servito uno spiedo favoloso e la musica ci ha fatto compagnia tutta la serata.
Ormai lo sapete, quello che amo di questo sport sono le persone, i luoghi, la competizione sana che si sente nell’aria e nei piccoli gesti lungo il percorso; spesso mi fermo a chiedere se cè bisogno di aiuto quando qualcuno ha bucato, hanno aiutato anche me a volte ed un grazie era la sola cosa che potevo dare e dire in quel momento; capita di restare senza acqua ed è dura quando fa caldo e non mi è costato nulla il dare una borraccia delle mie ad un ragazzo in panne senza liquidi e con i crampi, ne avevo a sufficienza per tutti e due ed il traguardo non era poi cosi lontano.
Oggi devo un grazie particolare a Marino per quel “ molla i freni…” e si, li ho mollati in discesa e mi sono divertita come una matta, vincendo la paura che spesso mi ha frenata, mi spiace solo per quel ragazzo che ha fatto un volo dell’accidenti, spero che non si sia rotto nulla.
Il traguardo è arrivato, il mio braccio alzato ed un sorriso grande come una casa sulla faccia e Dado ad aspettarmi, ha fatto un tempone oggi, bravo e meno male che non ci volevi venire perché l’altimetria sembra l’elettrocardiogramma di uno che ha un infarto! (parole sue).
Devo averne tre o quattro dietro della classic ma non è molto importante, io c’ero.
Mi fermo un attimo con Paola e Giulia a chiacchierare e ci si da un appuntamento alla prossima gara; ritiro il mio pacco gara con la maglia da ciclista della Lessinia ed una bottiglia di vino bianco Soave da bere a casa con gli amici.
Mi sembra passato solo un attimo dalla sveglia delle 5 e mezza stamattina e la giornata è volata via tra una pedalata e l’altra, una salita da togliere il fiato ed una discesa da urlo, due chiacchiere con gli amici ed un arrivederci alla prossima.
Portiamo tutto al furgone ed aspettiamo Zambo che arriva poco dopo stanco ma lo so che è contento: basta guardarci negli occhi per vedere quello scintillio che ci accompagnerà fino alla fine della stagione.
Un cambio veloce, doccia e pappa: siamo un po’ tutti affamati.
All uscita dal tendone ristorante vedo Umbry con uno strano copricapo tipo capo tribu cannibale, ossa incrociate e teschio… he he he, ho fatto la foto per i posteri.
Ciao a tutti ragazzi, alla prossima.
Si torna a casa ora ed abbiamo voglia di canticchiare sulla strada del ritorno e non fa niente se fa un po male dappertutto… Un po della leggenda della Lessinia ora è mia.

Kathy Pitton

domenica 16 marzo 2008

Trittico e Lambrusco


Non avrei pagato un centesimo di scommessa su me stessa lo scorso dicembre se mi avessero detto che le avrei fatte tutte e tre: Aironbike, Fosbike e Granfondo dei tre comuni…. A modo mio, con calma, ma le ho fatte e sono contenta di averci provato. Stamattina un cielo grigio ed alcune gocce di pioggia ci hanno accompagnato fino quasi a Pomponesco ma poi, poco alla volta, il cielo si è aperto e la giornata si è trasformata in un giorno ideale per pedalare, ne caldo ne freddo, al giusta dose di tutto insomma.
Niente Elvis ad accompagnarci fin quaggiù in pianura stamattina ma Ligabue, visto che questa è la sua terra, e da allora Lambrusco e popcorn mi frulla nella testa e l’ho canticchiata sottovoce per tutto il percorso, veloce e piatto, duro e selettivo ma bello davvero.
Ma più che della gara in se, quello che oggi mi fa volare le dita sulla tastiera sono le persone, la gente, i ragazzi, tutti quelli insomma che ho conosciuto in questa breve ma intensa avventura nelle golene del Po’, una parte d’Italia da me molto poco conosciuta e che è stato piacevole scoprire ed apprezzare.
Negli ultimi sei/sette anni ho incontrato un sacco di persone in giro per l’Italia in bike, alcune le ricordo con piacere, altre sono solo visi e sguardi a cui non riesco ad associare un nome, altri ancora solo ombre presenti nel mio passato; quelli di cui ricordo il nome però sono la maggioranza ed è un vero piacere rivederli o risentirli, a volte solo con una email oppure un sms.
Non dimenticherò mai la simpatia di Flavio dei CO2 piemontesi, gli organizzatori della 6 ore Morenica o dello staff della 24 ore del lago d’Idro oppure i ragazzi di Pertica Bassa in Val Sabbia con la loro Sunset Bike al tramonto (neppure la fatica dimentico di quell’arrampicata!!!!!), e non dimentico la mitica Vecia Ferovia de la Val de Fiemme in Trentino.
Da quest’anno poi credo di avere dei nuovi amici tra i mitici del Team Sculazzo, Fabione, Umbry, la Paola, Tiziano e tutti gli altri di cui non ricordo il nome; ho incontrato stupende persone che amano la mountain bike come me, magari fanno notte col faro in testa per allenarsi un po’ e mettere km nelle gambe perché gli orari del lavoro non permettono altro.
Al mio arrivo oggi al traguardo (un giro solo per me), lo speaker mi ha chiamata per nome e, mettendomi un microfono nelle mani, mi ha chiesto di spiegare la “mia mountain bike”, il mio modo di vedere questa fatica trasformata in passione e stile di vita… e dire che di solito le parole non mi mancano! Stavolta ci ho messo un attimo a rispondere, pensavo di non riuscire a dire quanto sento ogni volta salgo sulla mia bici e parto; come fai a spiegare che la carezza del vento è un invito a chiudere gli occhi e pensare di essere ovunque nel mondo, come faccio a far “sentire” quelle sensazioni che mi regalano le gocce di pioggia sulla faccia a cui non scappo e che i muscoli non fanno male ma mi fanno sentire viva, mi fanno sentire vera e che se mi scappa una lacrima quando passo il traguardo non è debolezza ma sono semplicemente contenta?
Solo alcuni lo capiscono e lo si legge loro negli occhi.
Ho incontrato molta gente e tra di loro anche molti campioni ma la maggior parte sono come me, persone comuni che partono nelle retrovie ed arrivano dopo tutti, quando hanno già smontato tutto.
Ma sono convinta che questi siano i veri vincitori, senza la Bike full carbon ma con un vecchio cancello che pesa un quintale e mezzo, con cambio che rompe le scatole ed i freni che fanno di tutto meno che frenare ma si arriva comunque.
Ho incontrato vere Signore della mountain bike come Elena Zappa che ti saluta anche se sei un illustre sconosciuta e che ti dice In bocca al lupo oppure Adriana Tomasini, la dolcezza fatta persona che a fine gara pensa di portare due dolcetti ai figli a casa ma anche tante altre persone un po meno Signore, che ti guardano dall’alto in basso solo perché non sei un fuscello e non voli sulle ruote come loro….
Io vinco ogni singola volta passo il traguardo, vinco per me stessa e per nessun altro e nessuno sguardo dall’alto in basso mi farà mai smettere di essere quella che sono: semplicemente Kathy.
Per un attimo solamente oggi, quando i ragazzi del Team Sculazzo hanno preparato i trofei del Trittico, ho sentito salire una lacrima agli occhi e la mia ragazzina se ne è accorta…. Mi ha stretto la mano e tutto è passato ma dentro, non immaginate dentro di me cosa sentivo:uno di quelli era mio!
Per tanti potrà essere solo un pezzo di vetro decorato, un gadget come tanti altri da mettere nel sottoscala e da dimenticare ma per questa old lady significa essere riuscita a finire un circuito, aver raggiunto un obbiettivo ed essere pronta per conseguirne un altro forse più ambizioso, più duro ma altrettanto gratificante.
Spero tanto che Elena Zappa si riprenda presto dalla brutta caduta di oggi e di rincontrarla presto su di un altro percorso di gara, vincente come sempre.
Ragazzi, quando avete fretta di passare basta chiamare strada, non ho mai intralciato nessuno ed è perfettamente inutile ed estremamente pericoloso passare tanto vicino da agganciare gli altri.
Ci vediamo alla Lessinia Legend, sarò una di quelle lente ma arriverò prima o poi….
Kathy Pitton

domenica 9 marzo 2008

Fosbike

Fossi e bike


Porco mondo piove!
Già la cera di Dado stamattina è tutta un programma, quando arriva gli passo una tazza gigante di caffè ed una cioccolata con le nocciole per tirarlo su…”ma non poteva star su il tempo ancora una mezza giornata? Sembra un dispetto fatto apposta per farmi tribulare in sella alla bike.”
E si perché si torna in pianura, a San Marino Carpi provincia di Modena e se sono bagnati i sentieri lungo gli argini sai che ridere pedalare stamattina.
Il cielo e proprio color piombo ma verso Mantova sembra schiarire ed un piccolo pezzetto di cielo azzurro sembra sbucare dalle nuvole, spero esca un poco di sole.
Stiamo andando a fare la Fosbike, la seconda tappa del Trittico del Po, un circuito di pianura per mountain bike.
Il nome mi ha incuriosito da subito e, leggendo qua e là, trovo un sacco di notizie e tra queste anche il fatto che si devono attraversare alcuni fossi, alcuni in sella altri a piedi ed il primo praticamente a ridosso della partenza, a circa 100metri dalla stessa.
Bah, vediamo cosa combino stavolta.
Numero sulla bike, due borracce perché ho sempre sete e via a vedere com’è. Un bel po di fango, questo è certo ma è pianura, non dovrebbe essere difficile arrivare in fondo, guai a mollare.
Dai che si va in griglia e Fabione mi urla un saluto e mi dice anche che ha un mio premio in macchina, quello del quinto posto dell’Aironbike di domenica scorsa. Mica lo sapevo di aver preso un premio! Forse la preoccupazione per il fatto che Dado non arrivasse più al traguardo, forse semplicemente perché non vinco mai nulla certo è che non pensavo di avere diritto alla premiazione. Grazie ragazzi.
Pronti via e non sono ancora tutta seduta sul sellino che già devo scendere per attraversare il primo fosso e poi via, sulla strada e si viaggia veloci.
Il gruppo si sgrana poco alla volta ed ognuno inizia la propria gara con se stesso e con gli altri ma il fantasma più grande è sempre e solo dentro di noi.
Ho la mia musica nelle orecchie oggi ed è piacevole viaggiare con i Rolling Stones a palla e mi pare proprio ridicolo il fatto che alla maratona di New York abbiano proibito agli atleti di portare il loro lettore mp3, viene considerato doping! Ma che siamo diventati tutti matti? Doping! Ma dai che allora è meglio riempirsi di porcherie chimiche per andare veloci. Sarà poi più salutare un po’ di Rock’n roll vecchia maniera……io canto e chi se ne frega se quando mi sorpassano e stò cantando The wall oppure I’m a rock’n roll singer degli AC/DC qualcuno sorride e pensa che sono fuori…questo è il mio modo di essere e se mi volete sono cosi, fuori ma con il sorriso sulle labbra sempre.
Qualche ragazzo mi passa vicino e dice “vai kathy” e voi non avete idea di quanta carica mi danno, una birra nelle gambe…va bene una birra piccola visto che vado piano ma mi piace da morire e vi adoro tutti….. vedete di pedalare che dovete arrivare bene in classifica.
Un'unica cosa manca… mi piacerebbe vedere tante ragazze in griglia, veramente tante. Donne anche se sporche di fango, magari col rossetto come la sottoscritta e con le unghie lunghe, con la grinta e la determinazione che ci appartiene da sempre magari con le lacrime agli occhi ma con la voglia di fare e di lottare. Forse un giorno ci saranno tante Giulia ed Elena, Erika ed Anna, tante old ladies come me a cui non interessa molto il posto in classifica ma che riescono a divertirsi un mondo comunque.
Se non ci fosse tutto stò fango che mi fa scivolare di qua e di la, sembra di essere su di uno snowboard non in bicicletta, magari andrei più veloce; però i km li macino ed anche se sembra passata un eternità arrivo al traguardo che passo con il braccio alzato, come sempre.
E non ditemi più che le gare in pianura sono facili, cavolo devi sempre pedalare come un matto!
Chissà dove è Dado, non vorrei abbia bucato un'altra volta ma abbiamo i cellulari oggi cosi, nel caso, siamo in comunicazione…… vado a bermi un the caldo, ho sete e, sinceramente, una fame da lupo. Hanno delle torte buonissime, la focaccia, un sacco di frutta fresca e the e bevande varie a volontà.
Eccolo finalmente, ultimo e un po’ stravolto.
Come al solito una sequela di bip bip bip bip perché ovviamente è colpa mia se lui si fa trascinare ogni domenica a spasso per l’Italia a pedalare!!! Ma va là che in fondo sei contento, lo so….
Pasta party ed un bicchiere di vino rosso, un caffè e via a lavare le bike che sono piene di fango che sembra colla e cemento mescolati, si fa un sacco di fatica a pulirle in modo decente.
Ci siamo tolti il fango di dosso ed il circo colorato ha tolto il suo tendone, restano pochi segni attorno del passaggio di 350 bikers e del loro seguito.
Un saluto ai pochi rimasti ed un appuntamento alla prossima domenica a Pomponesco per un'altra cavalcata magari con il sole cosi ci abbronziamo un pochino.

Kathy Pitton

domenica 2 marzo 2008

Aironbike 2008


Scommetto che state pensando “ha sbagliato a scrivere…” e invece no! Aironbike è proprio il nome giusto, non parlo della piu famosa Iron Bike, quella è per i tosti alla Rambo, a me piacciono le cose un poco più tranquille e gli aironi sono bellissimi.
Ed allora, come al solito, rompo le scatole al compagno di viaggio preferito e via che si parte, un quarto alle sette del mattino, bike nel furgone e una tavoletta di cioccolata con la C maiuscola, sottolineata ed anche in grassetto visto che l’ho portata apposta per Dado da Lucerna, dalla chocolaterie più antica della Svizzera.
Destinazione Guastalla, Emilia Romagna, la zona di Don Camillo e Peppone tant’è che Brescello è li vicino.
Il sole si alza all’orizzonte e sembra una palla di fuoco, senza occhiali da veramente fastidio ma preannuncia una giornata stupenda ed un gran caldo.
Abbiamo fatto tutta la strada con la musica preferita di Dado, mica lo sapevo che era un appassionato di Elvis Presley, il re del rock’n roll…. Wow, non male come inizio di giornata.
Arriviamo e sistemiamo il furgone nel parcheggio con tanti altri, pettorali e chip da ritirare, un caffè al bar per far passare un po di tempo e stiamo a guardare dei mostri appesi alle pareti del bar: dei siluri impressionanti! Uno aveva una bocca tanto grande che avrebbe potuto ingoiare la mia testa e la signora del bar mi ha detto che quello era un esemplare piccolo! Alla faccia del piccolo dico io, se ti trovi di fronte un mostro simile batti tutti i record di nuoto pur di scappare.
Fa già caldissimo e sono solo le nove del mattino, decidiamo di vestirci leggeri, pantaloni corti e giacca estiva per ripararsi dal vento che, vi assicuro, aveva raffiche notevoli.
Via a far girare le gambe un pochino prima di metterci in griglia ed attendere la partenza delle dieci in punto.
Musica, vociare, il solito mondo colorato che non ti stanca e ti fa sentire a casa ogni domenica mattina.
Elena Zappa mi saluta e mi dimentico di complimentarmi con lei per il titolo italiano appena conquistato, lei è una tosta e vola sulle ruote grasse, io arranco un po’ ma arrivo, prima o poi…
Dai che si parte, strada sterrata veloce, argini del Po da seguire e gli occhi corrono al fiume che attraversa la nostra pianura Padana, immenso e maestoso. Non lo avevo mai visto da cosi vicino, è veramente bellissimo, e ci sono tantissime persone che pescano, che passeggiano e prendono il sole, un ragazzo in canoa risale a fatica la corrente e sembra una dura lotta tra lui ed il grande fiume…
Ci sono un sacco di cascine qua attorno ed alla memoria arrivano le scene dei film di Don Camillo e della sua tonaca svolazzante, di quell’Italia che non esiste più se non su vecchie pellicole ormai abbandonate, ma non credo verranno dimenticate.
I chilometri scorrono sotto le ruote ed un po’ la stanchezza si fa sentire; arriva la parte di gara con la prova speciale, un percorso tutto su e giù che ricorda molto il 4cross, una tecnica di corsa mtb dove 4 atleti si sfidano a tutta su dossi e discese.
Esco da quel tratto che sembro frullata a velocità doppia!
Ho parecchia sete forse anche per il fatto che il vento fortissimo solleva molta polvere, la sento tra i denti ed i capelli, negli occhi e sulla pelle ed il sole cosi caldo fuori stagione non aiuta di certo.
Passo il traguardo e mi fermo e guardo gli altri sfilare uno alla volta.
Aspetto Dado e mi toccherà farlo per quasi due ore con non poca preoccupazione tanto che , ad un certo punto, vado dall’organizzazione e chiedo piuttosto energicamente, che lo trovino! Sono io quella che va piano, ero preoccupata di brutto, stavano smontando tutto e di lui neppure l’ombra.
Ad un certo punto parte un quad alla sua ricerca e, poco dopo, riappare dicendomi che stava arrivando.
“Adesso lo mordo”! è il primo pensiero che mi passa per la testa ma poi, nel vederlo arrivare con il copertone avvolto attorno al manubrio ed una camera d’aria al collo non riesco a dire altro che “ ma che diavolo è successo”?
Ha bucato due volte! Dico io, una volta va bene ma due è proprio sfiga nera, cosi si è fatto gli ultimo otto chilometri a piedi con la bike in spalla.
Probabilmente si è fermato un attimo a riposare proprio mentre passava la moto scopa sul percorso e non lo ha visto.
Portiamo tutto al furgone, ci togliamo la roba sporca ed andiamo a mangiare qualche cosa: siamo entrambi affamati.
E’ finito quasi tutto ma ci recuperano due porzioni super abbondanti di tortellini, una caraffa di bianco fresco, tre brioches e due bottiglie di acqua, caffè ed anche una fettina di crostata.
Poi con calma andiamo a vedere se ci sono delle foto nostre, lui ne trova due ma io non trovo nulla, pazienza, stavolta niente ricordo della gara.
Decidiamo di andarcene ed arriva di corsa uno dell’organizzazione e gli consegna una scatola che è il premio dell’ultimo arrivato: contiene ogni ben di Dio. Formaggio, vino, pasta, riso, gnocchi, biscotti… conviene arrivare ultimo qualche volta!
Ed anche il pacco gara era notevole, con un salame intero, una confezione di gnocchi e delle barrette, mica male davvero.
Non risultiamo in classifica, lui perché quando è arrivato non c’era più l’addetto al cronometraggio, io perché mi sono fermata alla fine del primo giro ma mi sembrava di aver capito che fosse quello che dovevo fare… va beh, ok comunque bellissima gara che rifarò di sicuro il prossimo anno e la prossima domenica torno da queste parti di sicuro ma quella sarà un'altra storia.
Abbiamo parecchi km da fare per tornare a casa e le montagne che all’andata erano alle nostre spalle ci si parano davanti bellissime, svettano in questo cielo azzurro e terso in una giornata ventosa e caldissima di inizio marzo, un acconto di primavera molto piacevole dopo un freddo e lungo inverno.
Vediamo perfino un camionista fermo sulla corsia di emergenza in mutande che, seduto dietro al suo tir, prende il sole….robe da matti.
Eppoi dicono che siamo noi biker quelli fuori come balconi….

Kathy Pitton