La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


martedì 18 settembre 2012

Io Barboj, tu che fai?

Come sono riuscita ad avere il giorno libero ancora adesso non lo so ma ci tenevo tantissimo a tornate dai ragazzi del Kinomana ed alla loro 6h del Barboj!
Avevo fatto la prima edizione di questa endurance parecchi anni fa e la location era totalmente diversa, a Rivalta di Lesignano de Bagni, stavolta invece e' a Santa Maria del Piano che poi e' una frazione dello stesso paese ma e' tutto diverso, niente Barboj di fango che ribollono dal terreno  ma tantissimo ruscelli e rivoli d'acqua ovunque.
Ma iniziamo dalla parte giusta!
Venerdì sono al lavoro ed inizialmente avevo pensato di partire ancora la sera ma un invito da parte degli amici ciclisti ad una cena solo biker mi fa cambiare idea e parto sabato mattina alle sei dopo una notte anzi qualche ora di sonno tribolato a seguito della cena abbondante e di qualche bicchiere di vino.
Decido di fare strada normale visto che il navigatore mi da quasi 40 chilometri in meno e mi avvio verso Asola, la strada che faccio tantissime volte durante la stagione visto che buona parte delle gare. Si svolgono da quelle parti, seguo le indicazioni per Parma e buon viaggio.
Ma come spesso succede i chilometri sono effettivamente di meno ma vado lentamente visto che ci sono autovelox dappertutto ed arriverò a Lesignano alle nove passate.
Poco male, trovo parcheggio facilmente per il bestione e vado a ritirare il pacco gara ed il numero, rivedendo dietro il bancone Vania che non vedo da parecchio tempo e mi trasferito la bar per un caffè risveglia morti e moribondi, azzannando una ciambella che sembrava guardarmi con immenso amore!!!
Accanto al camper trovo gli amici della Croce Verde di Orzinuovi, gli organizzatori della bellissima sei ore di Urcis a cui non manco mai a costo di far carte false, ci scambiamo quattro saluti e mi invitano a pranzo poco dopo  mentre stavo pensando a cosa farmi, se un piatto di pasta o un panino al bar.
Si chiacchiera e chissà come mai il tempo passa sempre velocemente mentre si e con amici e poco alla volta arriva il momento di preparare la bike e vestirsi da ciclista.
Mi chiedono di provare il percorso ma decido, come sempre, che ho sei ore di tempo per provarlo per cui tranquilla me ne sto tranquilla a girare qua attorno aspettando le 12 e la partenza la gara.
E via che si parte con nelle orecchie la musica a palla di Ugo di Cresi, piacevole compagnia nelle orecchie ed al morale, si perché a me sembra di andare più forte con gli AC/DC nelle orecchie!
Il primo giro e' una specie di perlustrazione e dopo il quarto guado ed il ponte fatto con i panca li penso che più di 5 giri non li faro' ma giro dopo giro il percorso ha iniziato ad affascinarmi sempre di più fino a diventare una specie di otto volante sui pedali.
Erano veramente tanti mesi che non mi divertivo così tanto sui pedali, un susseguirsi di sentieri da guidare nel bosco tra le piante con appese le foto di Clint Eastwood che, con faccia. Cattiva, urlava: piantaaaaaaaaaaa!
Che ridere ogni volta passavo su per pezzo tutto sassi smossi che si muovevano sotto le ruote in conseguenza del mio dolce peso e dove saltavo come una rana; e le rane le ho viste davvero nelle grosse pozzanghere appena dopo il ponte "gestito"dallo zio Willy con tanto di badile, al mio passaggio in bike sembravano scappare per non farsi stirare sotto le ruote!
I guadi poi, una specie di Ridolini ogni volta.
Il primo lo facevo ma il secondo non riuscivo perché aveva quella radice di traverso che mi facevano cadere, il terzo, più profondo, ho impiegato due giri a capire come farlo con i due fotografi che ridevano le dei matti ad ogni mio passaggio ed in una di queste foto appunto ho una faccia del tipo: ma che cavolo sto facendooooooooooo!
Ne ho fatti di tuffi, sono tornata a casa con la bike sporca di fango da paura ma le scarpette erano lustre e lucide di acqua come appena uscite dalla scatola del negozio mentre io ero coperta di fango fino alle ginocchia.
Il ristoro era posizionato appena qualche metro dall'arrivo in modo che non si dovesse uscire dal percorso, facevi rifornimento, rientravi nel percorso e via per un altro giro.
Ad ogni passaggio lungo la zona campeggio rallentavo, pit stop dagli amici dell'Urcis o da Alice che gentilissima come sempre si e' prestata per farmi da assistenza con torta Fata in casa e coca cola..... Che dire gli amici sono amici ed in questo mondo ho trovato decine di persone speciali.
Alla fine ho fatto nove giri, ho macinato una settantina di chilometri in sei ore e sono arrivata quinta andando a premio con somma felicita di mia figlia che, quando torno a casa mi chiede sempre: che hai portato a casa mamma??
La doccia calda, il ristorerò finale con tanto di servizio ai tavoli con tortellino party ed affettati freschissimi la birra in compagnia, il caffè per star sveglia lungo la strada ed alle nove parto verso l'autostrada e. Casa.
 Arrivo alle 23 , cotta e stanca dal viaggio ma non dalla 6h perché pedalare mi pesa meno che guidare, tolgo Valchiria dal camper e me ne vado a dormire.".. Non ricordo neppure come mi sono sdraiata..... Ma domattina alle sette la sveglia suonerà di nuovo, per il lavoro stavolta.
Io Barboj volentieri, voi cosa fate?
L'anno prossimo ci torno di sicuro......

domenica 9 settembre 2012

Maratona dell'acqua

Dovevo anzi volevo andare a correre a Madignano al Rally delle madonnine, avevo messo la sveglia alle sei del mattino ma poi, quando è suonata, ho spento tutto e mi son girata dall'altra parte!
Credo di avere addosso la stanchezza di questa lunghissima e strana stagione estiva, lavorare 13 ore tre volte a settimana e gli altri giorni 9 ore non è stato il massimo.
Ed allora decido di seguire un pezzo di maratona, accompagnando i corridori con la bike.
Tra di essi parecchi conoscenti, un collega, qualche amico di Facebook...
Certo che mi è sembrato stare a bordo strada per un pezzo  a guardare gli altri faticare mentre io facevo da spettatrice, il mondo della corsa è cosi diverso quello del ciclismo ed anche se qualche volta ci metto il naso, vedi le corse per beneficenza a Natale o qualche toccata e fuga nel podismo, la mia passione resta la mtb.
Ma non so come mai mi sono ritrovata a spugnare i corridori!!!
A Clusane vedo Goovanni Lazzaroni, compagno di squadra Atletica Franciacorta, che piazza spugne bagnate sul tavolo e prepara una gigantesca tanica di acqua ed era in seria difficoltà visto che era da solo ed allora eccomi a mettere le spugne in acqua e passarle ai ragazzi man mano passavano di li.
Dovevo stare in giro un oretta e sono stata li fin quasi a mezzo giorno.
Ed ho assistito ad un sacco di cose...
Quella che mi ha colpito di più è stato quel papa'/maratoneta che spingeva la carrozzina della figlia disabile dimostrando un cuore grande come il mondo intero, non puoi non applaudire un uomo cosi.
ce ne fossero in giro un pò di più...
Poi assisto alle solite battute degli "sèportivi" da bar Sport, quelli che lo sport lo vivono al bar davanti ad una birra che, vedendo passare i maratoneti, facevano battute del cazzettone del tipo " dai che sei ultimo...".
Ma perchè sta gente non se ne sta a casa che sarebbe meglio per tutti???
Poi c'era la scemo in bici, quello che deve per forza rompere i maroni a tutti e voleva a tutti i costi passare nella corsia preferenziale dei maratoneti, sbattendo contro uno, facendone cadere un altro ed all'indignazione generale dei corridori rispondeva urlando che lui fa quello che gli pare...
Per me è solo uno sfigato galattico....
Bah che gente che c'è in giro...
E son gli stessi che poi allo stadio vanno con i coltelli, che inneggiano al campione calcistico magari facendo casino, discussioni al bar sul fatto che questo o quel giocatore ha scorreggiato oppure frequenta questa o quella velina...
Mamma che squallore.
Comunque un plauso ai maratoneti ed agli organizzatori, un po meno a quanti in macchina, pur sapendo che c'era la maratona, si sono incazzati per il fatto che la strada fosse chiusa, nonostante gli avvisi esposti da due settimane.

domenica 2 settembre 2012

10° 24h Val Rendena



E’ stato un addio.
Cosi almeno sembra….
E devo dire che mi sono commossa quando Sandro Ducoli è salito sul palco ed ha definitivamente detto che per lui è stata l’ultima edizione, la 10°, come organizzatore e si chiude un epoca nel vero senso della parola.
Mi sono avvicinata all’endurance circa 10 anni fa con l’approccio tipico di chi non ne sa assolutamente nulla ma mi affascinava questo competere contro se stessi anziché contro un avversario fisico, il tempo che scandisce fatica e chilometri ed il mettersi in gioco ogni volta cercando di inanellare un giro in più, una manciata di chilometri più della volta precedente, combattendo contro un nemico più subdolo ancora della fatica, la propria paura.
E ricordo ogni singola endurance fatta, dalla 24h di Idro del 2007 sotto un torrente d’acqua dove si procedeva arrancando in 10 centimetri di fango o la 6h del Barboj sotto un sole cocente che mi ustionò a tal punto le braccia ed il naso da dover ricorrere alle cure di un medico per settimane dopo……
E non dimentico di certo la mia prima Valrendena, parecchi anni fa, dove l’aver fatto 11 giri mi faceva sentire come se fossi un campione assoluto anziché la scarsa ciclista che pedala per passione che sono in realtà.
Ma non dimentico il sorriso di Sandro di allora e quelli che seguirono nel corso degli anni, in particolare quello del 2010 quando mi fecero l’onore più grande, quello di assegnarmi il premio Franca Visentin, amica ciclista passata a miglior vita troppo presto lasciando un vuoto tra le file delle donne biker delle 24h.
Ed è in questo ambiente che ho conosciuto persone come Margherita, Ausilia, Lorenza, Ilaria, Giuliana, Patrizia, Raffaella, Astrid e tante altre donne sui pedali che della resistenza e della fatica hanno fatto la loro vita ed il far parte di loro, sebbene solo marginalmente, mi rende orgogliosa di essere loro amica.
Ricordo i particolari di ogni 24h come se fossero successi un attimo fa forse perché sono stati, e sono, eventi unici nel loro genere come quell’anno in cui, parcheggiato il camper in zona paddoc, ebbi quella discussione con un gruppo di ragazzi che mi avevano piazzato un generatore dietro il mezzo ed una volta acceso, aveva riempito di fumi di scarico il camper tanto che mia figlia stette male o quando, un'altra edizione ancora, intravidi la tenda del gruppo Kinomana e mi avvicinai urlando “Vaniaaaaaaaaaaaaaaaa” abbracciando forte un’amica ciclista che non vedevo da tempo, Vania appunto!!!!
E poi c’è l’incontrare quelle persone che incontri solo qua ma si è amici veri come se ci si vedesse ogni giorno, come Pino, che ho chiamato Doc per anni, semplicemente perché aveva scritto “Doc” sulla vecchia mtb.
Insomma Val Rendena è unica.
E quest’anno lo è stata nuovamente per tutto questo e per quello che è successo in questi due giorni.
Partita venerdì alle 16 appena finito il lavoro sotto un cielo grigio, la lunga strada fino lassù passando dal lago d’Idro, parcheggiare nella solita zona accanto ad altri camper ed intravedere subito Tiziano che non vedevo dallo scorso anno con cui chiacchiero un poco prima di sistemare il “campo base” per la notte, chiamare a gran voce Patrizia ferma poco oltre che prepara la tenda assieme ad una sua amica ed accettare un calice di Prosecco dai ragazzi che hanno il campo attaccato al mio cosi, tanto per, come per festeggiare qualche cosa che non sappiamo ancora.
Verso le 20 mi avvicino alla tenso-struttura che fa da base logistica e cenare tra le tante persone presenti in compagnia di Giuseppe del Barilla Team con una mega-porzione di Canederli e carne e, dopo un caffè, tornarmene al camper per riposare.
Al mattino presto il campo è un fermento, nella notte sono arrivate decine di persone e le tende sono aumentate a dismisura, sono praticamente circondata.
Una camminata fino al municipio per ritirare il numero ed il buono per il paco gara ( un bellissimo trolley personalizzato), la spesa al supermercato locale dove trovo il formaggio che mia figlia adora, il ritorno al camper ed inizia la pioggia… e sarà sempre più intensa tanto che penso di non partire a mezzogiorno.
Ma poi sei li e come si fa a non partire….
E sotto un diluvio iniziare questa nuova avventura lungo un percorso che ha poche varianti rispetto alle edizioni precedenti, non si gira più attorno alla fontana di Caderzone Terme ma si passa sopra il ponte che porta al passaggio nel campo da golf e si fa ancora quella strada sterrata accanto al la galleria della tangenziale passandoci poi sopra e salire nuovamente verso il golf e Bocenago.
Stavolta non si sale nel vicolo e non si scende dalla scalinata ma si va e si torna sulla strada in pavè, lo stesso pavè che farà parecchi disastri perché bagnato….
E di voli ne ho fatti ben 4, non sempre nello stesso punto ma sempre per colpa del bagnato….
Dopo due ore e mezza decido di fermarmi e di leccarmi le ferite; una doccia calda lava fango e stanchezza, un paio di buste di ghiaccio secco raffreddano le botte ed una buona dose di Lasonil farà il resto…..
E poi mi sdraio sul letto, stanca morta e mi addormento!!!!
Non sarò presente alla comunicazione della sospensione della gara alle 21.30 perché troppa pioggia rende tutto più complicato e pericoloso; non assisterò al continuo spegnersi delle luci lungo il percorso a causa della pioggia e non sarò presente al ripartire della gara alle 7 del mattino perché……
Perché mi sono addormentata alle 20.30 o poco dopo e mi sono svegliata alle 9 del mattino!!!!!!!!
Praticamente ho fatto un endurance di nanna.
Robe da matti.
Saranno state le botte oppure la stanchezza, o ancora le lunghe giornate al lavoro senza riposi di questa strana stagione oppure ancora il freddo, fatto sta che mi sono risvegliata con la certezza di aver fatto una gran dormita e una gran corta 24h.
Beh la bike non l’ho più tolta dal gavone, mi sono preparata la colazione facendo finta di essere in campeggio in vacanza, sono tornata in paese a fare la spesa visto che domani sera parto veramente per le vacanze qualche giorno ed ho atteso la fine della gara tra gli spettatori, tra le non poche domande del tipo “ successo qualche cosa Kate”????
Alle 12.30 ho pranzato con Stefano al pasta party degli atleti e poco dopo riavvicino a Sandro per salutarlo ma lui, con u sorriso mi dice” ti fermi vero? Ti premio….”
Stavolta sorrido io…
Premi l’ultima concorrente ma sai anche che per me è un gesto importante.
Sarà l’ultima edizione della Tua Rendeva Sandro e questo premio sarà il mio ultimo premio del Sandro Ducoli come patron della gara e non sarà un gadget qualunque messo li sulla mensola, no non lo sarà.
Perché ogni singolo premio, per poco valore possa avere agli occhi di altri per me è un grande ricordo, un pezzetto di quei momenti passati quassù, è un risentire quelle gocce di pioggia sulla pelle del viso, avere ancora la pelle d’oca dal freddo o le unghie delle mani di una strana sfumatura di blu…. È un pezzo della mia vita.
Sono sempre stata una sentimentale, forse tipico del fatto che sia donna o semplicemente perché ho un animo più sensibile di altri ma sono ridiscesa verso il mio lago d’Iseo col magone e pur se so che può sembrare stupido, che posso tornare qua tutte le volte che voglio è come se mi avessero tolto qualche cosa.
Non so ancora che cosa ma so che mi mancherà quel non so che…..
Forse tra qualche tempo, rigirandomi in mano quei premi, pezzetti di legno o plastica che siano, capirò quello che è in realtà questa mancanza, questa assenza e, forse, cercherò di colmare quel vuoto magari, semplicemente, ripensando ai bei momenti passati con tanti amici su questo percorso, tra queste montagne e tra le sculture di legno che rendono ancor più bella questa valle.

Alla prossima ragazzi

giovedì 30 agosto 2012

Dolomiti del Brenta-Bregn de l'Ors

L'orso l'ho visto!!!!


Ero talmente persa dalla stanchezza che ne vedevo uno dietro ogni pianta, in compagnia di Gengis Khan ed il mahatma Gandi...
Scherzi a parte, credo sia stato uno dei giri più bello che io abbia mai fatto ed anche i miei compagni di viaggio sono dello stesso avviso, nonostante la stanchezza assoluta e l'orticaria che ci viene al solo sentir parlare di mountain bike!!!!
L'aver sottovalutato sia la distanza in chilometri che l'altimetria ha lasciato il segno nei muscoli delle gambe e della schiena ma credo che sia solo una delle cose che ricorderò di questa giornata e forse la cosa minore perchè lo spettacolo delle Dolomiti è unico, incredibile e spettacolare.
L'inizio di questa giornata è stata la settimana scorsa quando, di ritorno dal Rifugio Lorenzini, Alberto ha iniziato a parlarci di questo posto dove andava in campeggio da ragazzino assieme al padre e da cosa nasce cosa e poco dopo ci si ritrova davanti al pc a scaricare percorso e cartina, si controllano i turni di lavoro di tutti e riuscendo a trovare un giorno in comune, si decide e si organizza.
Si parte al mattino alle 5, due ore di viaggio fino a Tione di Trento alla ricerca del campo sportivo da dove parte la cicliabile e l'inizio del percorso scelto.
Un caffè lo abbiamo bevuto strada facendo in un bar, ci abbiamo mangiato assieme una fetta di strudel di mele cosi tanto per non perdere gli zuccheri.....
Bike pronte e giacca invernale infilata visto che ci sono 16 gradi ed ho un freddo dell'accidenti, passiamo qualche minuto a guardare e studiare i segnavia e partiamo... sbagliando ovviamente!!!
Cosi abbiamo fatto subito otto chilometri che non centravano nulla con quanto dobbiamo fare in realtà; si torna all'inizio e si imbocca, finalmente, la ciclabile giusta e via verso Pez, un piccolissimo paesino di 5 case dove vorremmo fermarci per un altro caffà ma non c'è un bar e si continua scendendo lungo la ciclabile....
Un immenso bosco ci circonda, un silenzio che da quasi fastidio....
Arrivati in fondo alla discesa ci rendiamo conto di dover tornare idietro un pezzo e salire su di un sentiero sterrato che entra nel bosco in salita, è interamente ciclabile anche se la pendenza inizia a farsi sentire e da li si raggiunge una strada asfaltata dove eravamo poco prima!!!!!!!
Andiam bene, indietro ed avanti come dei gamberi.
Continuiamo a salire lungo l'asfalto finoa prendere una strada di campagna che passa tra campi coltivati e bosco che, a sua volta sbuca in cima su di un tornante e da li si entra in un altra strada boschiva che sale verso Iron.
La forestale sale  completamente all'ombra nel  bosco fiancheggiando un ruscello che trascina rocce e tronchi verso valle, una musica quell'acqua che mi accompagnerà per tantissimi chilometri.
Alberto è molto più avanti ed anche se non trovo giusto che partendo in compagnia uno decida di andarsene per fatti suoi abbandonando il gruppo in un luogo dove il telefono non prende e,  se succede qualche cosa, puoi chiedere aiuto solo agli orsi ed alle aquile, continuo a salire sapendo che la strada è una sola, sempre in salita.
Nelle rocce accanto alla strada trovo spesso delle immagini sacre lasciate da chi, magari, in esse trova pace e conforto. Le ho fotografate anche se ai miei occhi altro non sono che immagini e basta pensando a qualte volte mia mamma avesse cercato di farmele amare ma sono sempre state quel qualche cosa che non capivo e che ho archiviato in una parte del cervello.
Dopo svariati chilometri ecco i cartelli che indicano  l'ingresso uffiiale nel Parco delle Dolomiti del Brenta e nella Vall'Algone, questo paradiso di silenzio ed alberi.
Si continua a salire e ad un certo punto raggiungo Dado ed assieme arriviamo fino ad un ponte dove ci fermiamo  cercando di capire da che parte è andato Alberto...... aveva girato a destra per raggiungere quello che una volta era il campeggio della sua infanzia.
Sul ponte c'è una vipera arrotolata che ci ricorda che qua siamo a casa loro e che è il loro habitat naturale, per cui all'occhio.....
Via che si riparte.
Poco dopo raggiungiamo il rifugio  Ghedina dove ci fermiamo per due panini e rifornimento borracce, da quqa in poi l'acqua è veramente poca per cui meglio essere preparati; panini con lo speck, col formaggio, coca cola e caffè... una mezz'ora di pausa per poi risalire in slla rifocillati e più stanchi di prima... si perchè quando si riparte chissà com'è siamo stanchi e non riposati.
Si torna a salire verso le altre malghe e la sbarra da dove n on possono più proseguire le autovetture e dove un gentilissimo ragazzo in uniforme da guardia del parco ci consegna una cartina e ci spiega il percorso da li in poi......si sale, si sale e si sale.
Il panorama è decisamente bellissimo e si intravedono delle piccole baite tra le piante dei boschi circostanti che sembrano uscire da una cartolina, bellissime e curate, balconi e davanzali ricolmi di gerani colorati, le tende alle finestrelle che vogliono  solo indicare che alcune persone amano questi posti tanto da aver deciso di vivere in mezo alla natura ed al silenzio.
Ma i chilometri nelle gambe stanno diventando veramente tanti e sono stanchissima, per di più sto finendo l'acqua nonostante sia partita a "pieno carico", borracce e zaino idrico e la sete è tremenda quando pioi sai di non avere più scorte.
Incontro una jeep solitaria che scende ed al mio segnale gentilmente si fermano ed alla richiesta di acqua mi regalno la loro bottiglia con un sorriso avvisndomi che per arrivare alla malga Movlina manca poco poù di un chilometro e che i miei compagni di avventura sono poco più avanti.
Guardando la strada che scende dietro a me mi rendo conto che la pendenza è costante, mai meno dell'8%, quel continuare a salire che ora mi sta sfiancando, sono arrivara quasi al 40 esimo chilometro di salita...ed ecco la la malga e sopra di essa la traccia del Passo chiamato Bregn de l'Ors!!!!
Finalmente acqua a volonta, un bagno e gente attorno che non so bene come diavolo sia arrivata fin quassù visto che mi è sembrato di essere sempre da sola sulla strada.
Un attimo di riposo, le informazioni chieste ad un ragazzo che porta l'uniforme delle guardie del parco, l'avviso che la discesa verso valle non sarà facile visto il sentiero che vogliamo fare ma si decide di avanzare e di non fermarci.
Il passo è li, posso quasi toccarlo ma mi sembra tanto lontano, siamo tutti stanchi e quei 150 metri in salita lungo un crinale tagliando la cresta del passo, spingendo la bike, mi sembra un impresa titanica e solo quando vedo il sentiero che scende a valle tiro un sospiro di sollievo.
Il mio contachilometri segna 44.600 metri di salita!!!!! sono mica pochi.
Siamo a 1836 metri di quota e le pareti delle DOlomiti sembrano innalzarsi come a riparare dl vento e si vede il rifugio dei 12 Apostoli, 200 metri piu in alto.... ci si può arrivare solo su di un sentiero tra rocce dolomitiche e pertanto senza bike al seguito... meno male altrimenti quei due qua si inventavano di arrivare fin lassu!!!!
Si inizia a scendere lungo un sentiero al cui inizio troviamo un indicazioe: bici a mano, estremamente pericoloso.
Cominciamo bene...... e saranno 2 chilometri da incubo su di un sentiero di rocce e tronchi, radici e lastre di roccia a strapiombo... e fa niente se la sotto vedevo il lago di Valagola, mi sono presa una serie di spaventi da urlo!!!!!
Comunque piano piano siamo scesi ed il laghetto è veramente bello, abbiamo guadato il ruscello che lo alimenta e siamo scesi lungo il sentiero fino alla palizzata della malga successiva, l'abbiamo aggirata e da li inizia la discesa verso sant'Antonio, 20 chilometri di strada nel bosco da guidare ed abbiamo iniziato ad incontrare gente che saliva, gente in bicicletta ad a piedi con zaini e bastoncini....
Qua poco distante ci sono gli impianti di risalita del Dos dei Sabion, una zona molto frequentata durante la stagione invernale per gli amanti dello sci mentre d'estate sono gli amanti del trekking a farla da padrone... o i fulminati come noi che giriamo in mtb.
Al paesino di Sant Antonio una breve sosta tecnica perchè la bike di Alberto ha dei problemi al cambio ma poi si riparte, un chilometro su asfalto in slita e di nuovo giu fino a Pinzolo dove, dopo una pausa caffè, decidiamo di non seguire più la strada consigliata dal percorso ma di scendere lungo la statale fino a Tione, sono 23 km di discesa.....
E si parte, loro sparati come palle di fucile, io con piu calma.
Passando per Strembo vedo parte del percorso della 24h di Valle rrendna a cui parteciperò sabato e domenica prossima, e pensando al fatto che è l'ultima edizione mi dispiace un sacco, era una specia di appuntamento fisso di fine estate... pazienza.
Pedalo con calma, sono stanca e la strada scende in discesa per cui seguo le ruote di Valchiria fino a Tione, raggiungo il parcheggio del centro sportivo ed i ragazzi sono la ad aspettarmi, carichiamo le bici, togliamo le scarpette da ciclista e si riparte verso casa, saranno quasi due ore di strada.
Radio accesa in sottofondo, Alberto che sonnecchia, Dado serio alla guida ed io nel mezzo che cerco di non sbatacchiare di qua e di la nelle curve..... Siamo tuti e tre cotti e quando raggiungiamo casa mia, il vederci scendere dal furgone sembra una scena dia Ridolini.... ahi ahi ahi.. male ovunque!!!!
75 km in sella, 45 di salita, 9 ore in giro di cui 7 in sella.... non male per una giornata in giro tra amici...
Chissà dove ci porterà lo spirito di avventura la prossima volta....

giovedì 23 agosto 2012

Valsorda, Rifugio Lorenzini e malga Guccione

Se hai voglia di pedalare sta tranquillo che trovi percorsi e sentieri ovunque. Ed è quello che capita sistematicamente a me che passo il tempo libero a spulciare siti web e cartine nei posti piu disparati per trovare quel percorso che mi ispiri più di altri.
Avevo fatto una ciaspolata lo scorso inverno con Barbara e Francesco qua a Borno e nella Valsorda e gia allora avevo pensato tra me e me , mentre salivo con le ciaspole ai piedi lungo la strada ricoperta di neve verso la cima, che durante l'estate doveva essere uno spettacolo rifare questi percorsi in sella ad una mtb....
e cosi, detto fatto, scovo il sito di Borno turismo e trovo ben otto percorsi differenti già belle che fatti, ne propongo un paio ai ragazzi, Dado ed Alberto, e si decide pronti via!
Questa settimana ho solamente il mercoledi di riposo per cui alle sette del mattino colazione al  volo, zaino pronto e Valchiria lucida, do da mangiare al gatto Swarzt e loro  arrivano col furgone poco dopo, carico tutto e via verso la valle e la salita della Malegno Borno.
Come al solito viaggiando con due uomini è un continuo batture, scherzi, risate e devo dire che ormai tutto questo fa parte del viaggio in se ed è stramaledettamente divertente.
Stavolta poi Alberto se ne è inventata una da fuori di melone, la volta scorsa era il serpente da un occhio solo, stavolta è la maglia traforata anti sudure da ciclista....
si perchè ha dei buchini che lasciano traspirare il sudore ma, adesso si ride, gli fanno male ai capezzoli!!!!!
Dice che passano attraverso la maglia, si gonfiano e gli fanno male... beh ho iniziato a ridere ad Iseo ed ho smesso a Borno nel parcheggio del cimitero dove abbiamo lasciato il furgone.
ma dove diavolo va ad inventarsele sto ragazzo qua lo sa solamente lui.
Il percorso scelto per oggi non è tra i più difficili tant'è che i chilometri non sono tanti, ma la salita ha dei pezzi da fare con la bike a spalla per cui diventerà impagnativa per quello, comunque via che si parte ma si devia per il caffè della partenza in paese.
Facciamo lo slalom tra le bancarelle del mercato, la gente ci guarda sorridendo e, di sicuro, pensando che siamo un poco fuori.
Un caffè e l'immancabile brioches per Dado che sembra sempre avere fame, due chiacchiere e  si parte davvero stavolta.
Inizia la lunga salita , 5 chilometri di asfalto che rompono non poco le scatole visto che si parte a freddo, si segue la segnaletica per Croce di Salven e si sale, piano piano.
Lo zaino pesa, le gambe devono ancora scaldarsi ed intanto guardo il panorama.
I ragazzi sono più avanti ma non è più un problema, loro sanno che io in salita patisto  parecchio e loro si fermano qualche minuto ad aspettare questa old lady che arranca su per la strada piano piano.
Poco dopo Salven ecco la deviazione a sinistra indicata come Via Valsorda, inizia lo sterrato ed inizia il divertimento.. si perchè su asfalto non è che mi piaccia molto andare in mtb.
La strada sterrata si inoltra nel bosco, una leggera pendenza che non fa mai venire il fiatone sebbene non ti lasci mai un attimo  senza pedalare, ma si sale e lo spettacolo della valle sottostante è veramente bello....
I chilometri sotto le ruote passano, il terreno diventa leggermente più "infido" con rocce che ti fanno scivolare ma si sale ed anche io non trovo particolari difficolta, non ho ancora messo il rampichino per cui va bene cosi.
Arriviamo ad un bivio dopo una decina di chilometri, da un lato sale stile arrampicata da capre mentre stando a destra sembra più dolce e decidiamo per quello che  sembra il percorso meno complicato..... ma ben presto ci accorgiamo che forse era meglio dalla parte opposta!!!!
Incontriamo dei raccoglitori di funghi che ci avisano che poco più avanti il sentiero è "scomparso" a seguito di una frana e che si deve deviare nel bosco; ci dicono anche che la devazione nel bosco è segnata e di non preoccuparsi.
Sarà una lunghissima arrampicata con le bike in spalla e devo dire che è stata una delle parti piu dure della giornata ma la mtb avventura è anche questo per cui va bene cosi e ridiamoci sopra... mi verranno i bicipiti alla Hulk.
Finalmente arriviamo ad un enorme prato con una roccia in mezzo dove sbucano un sacco di segnavia del cai e le indicazioni per il rifugio Lorenzini dove abbiamo in programma una sosta mangereccia e vi troviamo un signore che ci chiede come mai non siamo saliti dalla strada....... ci guardiamo l'un l'altro e chiediamo " quale strada"???????
La famosa salita stile capre era lunga poco più di 200 metri trasformandosi poco dopo in una comoda carrereccia pedalabile... ah!!!! e va beh ormai siamo qua, mezzi morti di fatica ma siamo su, va bene lo stesso no???
Seguendo le tracce del percorso scaricato da Internet sapevo che d li in poi vi era un bel pezzo da fare tra rami e radici, rocce e tronchi per cui, dopo un  attimo di riposo ci siamo diretti nella direzione malga Guccione con le bike in spalla.
Che faticaccia però.
E dire che si intravedeva la cima ma sembrava allontanarsi anzichè avvicinarsi, scherzi della stanchezza e della fame visto che mezzogiorno era arrivato e passato.
E qua c'è l'avventura guanto fregato dalle formiche.
Formiche grosse come la falande del mio dito mignolo scorrazzavano tra le radici e le rocce dove noi arrancavamo con le bike e ci sta visto che è il loro habitat naturale.... ma che le formiche fregassero i guanti dei ciclisti questa non la sapevo ne me l'aspettavo però!!!!
Dunque Dado si ferma perchè camminando cosi in salita si è accorto che una scarpa, probabilmente non allacciata stretta gli aveva fatto venire una vescica al calcagno. Siccome nello zaino ho sempre un "di tutto un pò" per il pronto soccorso, decidiamo di mettere un cerotto e disinfettare tutto per evirare che sanguini e poi renda complicata la discesa verso valle; si toglie i guanti e li mette sulla roccia li accanto... e mentre toglie scarpa e calza ed io ed Alberto tiriam fuori il pronto soccorso, vediamo uno dei due guanti che si allontana...... cioè mi sembra che scivoli giù per la scarpata tra le piante.......... invece erano una ventina di formiche che si stavano trasportando il guanto sulla schiena!!!!!!!!!!!!!!!
Quasi cadiamo nel burrone per prenderlo e non lo abbiamo preso.....robe da matti. Ci siamo guardati e abbiamo iniziato a  ridere che basta, fregati dalle formiche giganti!!!!
Robe da matti... e Dado che con un guanto solo per tutto il giorno l'ha solevato per aria al grido Black Power.... una volta o l'altra ci arrestano.
Scollinati finalmente ci siamo trovati  in un altro prato enorme con al centro un laghetto per abbeverare le mucche, lo abbiamo attraversto tutto ( il prato non il laghetto) ed in fondo, dopo un piccolo passo su pietre, abbiamo visto Pratolungo ed il rifugio nel mezzo.
Discesa facendo lo slalom tra le mucche sdraiate a terra e risalita al Lorenzini tra gli sguardi incuriositi degli escursionisti a piedi; scesi dalla bike, abbiamo chiesto se potevamo mangiare qualche cosa ed alla conferma della cucina aperta ci siamo rilassati, cambiando le maglie e bevendo coca cola mentre aspettavamo il pranzo.
Vi erano parecchie altre persone arrivate lassu a piedi o in seggiovia e quando ci hanno chiesto da che parte eravamo saliti hanno fatto occhioni meravigliati... il sentiero 6 del Cai è considerato piuttosto " difficile".... beh siam qua no??? e non è che siamo in forma atletica smagliante....
Pasta rossa preceduta da un piatto di affettati, due risate chiaccherando con gli altri avventori, caffè e grappa perchè in montagna si deve..... però il vino no perchè dovevamo scendere... non so quale sia il male minore.
Ora si scende a valle per una strada piuttosto sconnessa passando dalla malga Guccione dove ci fermiano per prendere del formaggio Silter... buono da paura. Un chilo a testa da mettere nello zaino, come se non fossimo già carichi abbastanza e giu di nuovo passando per strade sconnesse e boschi fino a quando non si raggiunge la seggiovia. da li la discesa è ancora più in pendenza ed io ho qualche problema per cui, avendo il canotto della sella fisso, faccio parecchi pezzi seduta sul telaio di Valchiria ma si viaggia scomodi e le gambe fanno male per cu alcuni pezzi li faccio a piedi. I ragazzi mi aspettano a valle sapendo benissimo che sarò giù poco dopo di loro e non li ringrazierò mai abbastanza per tutte le volte che mi hanno aspettato.
C'è una bar nella baita Corna Rossa dove ci fermiano a prendere un gelato, due chiacchiere e poi si riparte, ormai il paese è li dietro l'angolo e sbuchiamo alla pista di pattinaggio di Borno, un paio di chilometri  dal nostro parcheggio.
Il cielo si è imbronciato, le nuvole nere cariche di piogghia stanno diventando sempre più grandi ed i tuoni sono veramente forti.....carichiamo le bike in macchiana e scendiamo a valle, scappando in pratica alla burrasca che seguirà, con grandine e raffiche violente di vento.
Il vento in effetti ci ha "seguito" fino a valle e tutti e tre eravamo contenti di questa frescura, dopo setimane a 35 gradi  un po di pioggia non può che far bene ma purtroppo si fermerà in valle e non scenderà fino al nostro lago.
Abbiamo avuto anche l'avventura di avere davanti un "nonno" su di una panda rossa che metteva le frecce nelle curve e le faceva passando sui cordoli dei marciapiedi, che in tangenziale viaggiava praticamente contromano o a cavallo delle strisce e quando siamo finalmente riusciti a superarlo gli abbiamo suonato e urlato da matti, continuando a cantare a squrciagola fino a Sale Marasino dove abbiamo fatto una sosta.....birra e pesciolino!!!!
Lo so lo so che siam fuori ma che bello però.....
Io non so bene cosa mi riserva il futuro e credo che nessuno di noi lo sappia ma di certo so che continuerò a pedalare in giro, cosi, alla desperados come diciamo noi Diavoli Rossi.
Mi diverto, sto bene prima durante e dopo e torno a casa stravolta dalla stanchezza ma contenta tanto che me ne sto sul divano in solitaria a coccolare il gatto che , probabilmente, penserà "ma che cavolo di padrona strana ho io...".
I will ride, forever, questo è sicuro....


mercoledì 22 agosto 2012

2° Cross di Cortefranca


Rieccola.
E mi piace da matti.
Forse perché si svolge sui percorsi tra le vigne che mi hanno visto iniziare a pedalare tanti anni fa, forse perché conosco ogni singolo sentiero sul quale si sviluppa il percorso, fatto stà che mi piace questa gara.
Il fatto poi che questo anno si faccia durante l’estate anziché l’autunno come la stagione scorsa mi piace ancora di più per cui, ancora con i bolli addosso della caduta alla 2h del Forest, puntuale suona la sveglia alle sette, colazione con calma e via verso Timoline e la segreteria di gara.
Ci saranno Luisa e Miriam per il fatto che si sono iscritte al circuito mentre Giuseppina è in vacanza in montagna da qualche parte al fresco, so di sicuro che parteciperà Antonio e lo scoprire che siamo in 10 del gruppo a gareggiare oggi mi fa piacere.
Ho il mio numero personalizzato, 447, per cui le operazioni di iscrizione vanno veloci e poco dopo saremo al bar per un caffè con Dado, Alberto e Dario inversione turisti per caso.
Sono quasi 200 i partecipanti, vuoi perchè molti non sono andati in vacanza, vuoi che non ci siano gare in concomitanza qua vicino fatto sta che in poco più di mezz’ora il paese si riempie di ciclisti colorati, di voci e richiami ed il vedere tutti stì ragazzi che vanno su e giù dalla strada per scaldare le gambe prima della gara mette allegria anche alla gente che sta a guardare.
Alle 9.30 pronti via.
L’asfalto scappa veloce sotto le ruote fino alla rotonda della chiesa, l’imbocco della strada sterrata che porta alle cantine Bosio e la deviazione verso santa Giulia e da li in poi un susseguirsi di strade bianche e strade di campagna.

Parto nelle retrovie come al solito in compagnia di Miriam e Frantone ma presto rimango da sola, stranamente davanti a loro e via cosi per quelle strade che cosi spesso ho calcato con Valchiria, nella polvere che tante volte ha raccolto le mie lacrime in momenti di tristezza intensa o le gocce di sudore dopo ore in sella, quelle stradine che conosco cosi bene e che ormai fanno parte del mio Dna.
La salitella lunga poco più di 50 metri dopo la cantina di Berlucchi che mai riesco a fare in sella, la discesa subito dopo che fila tra gli alberi e la discesa ancora dopo che passa su sassi e detriti, dove trovo dado and Co. ad aspettarmi e che mi urlano “stai attenta che qua si vola” avendo visto tanti altri cadere per la troppa velocità.
Ed il piacevole sentierino in single track dietro al Number One che lo scorso anno non faceva parte della gara ed avere i ragazzi che mi fanno la scorta fino alla fine del circuito.
Mi lasceranno alla fine del primo giro, mentre passo sulla linea del traguardo, mi fermo per due bicchieri di acqua e riparto.
Stesso giro e stesso regalo….
Mi piace e lo faccio con calma ripercorrendo le tracce del giro precedente, ascoltando le ruote sulla ghiaia ed il fruscio delle stesse sulle foglie; qualche battuta con chi segnala lungo la strada lo svolgimento della gara, il sorriso a Grazia a far foto, il ciao urlato a Francesco che in località San Carlo fa lo sbandieratore e mi avvicino al traguardo, tranquilla.
Adoro questa sensazione, il cuore che batte e le gambe che bruciano, segno del mio essere qua, tra gli amici, facendo quel qualche cosa che mi piace da matti.
E quando passo il traguardo sono contenta, come sempre.
Una fetta di anguria, due bicchieri di Sali, un saluto alle ragazze e via verso casa dove mi aspetta una doccia, l’uniforme ed il lavoro fino a sera inoltrata.
Chissà come mai, quando al mattino posso fare la mia garetta, il lavoro del pomeriggio scorre via veloce e presto viene sera senza che continui a guardare l’orologio, come se l’energia spesa al mattino mi si riconcentrasse nei muscoli nel pomeriggio e mi facesse star bene, una sorta di rebound psico fisico che dura per ore.
La prossima uscita non sarà una gara ma la sto gia pregustando, sarà quel nostro scoprire un pezzetto di mondo che non conosciamo oppure dove siamo stati e dove vogliamo tornare, cercando quella “scoperta” in luoghi dove di solito le mountain bike non vanno.
Alla prossima ragazzi.

sabato 18 agosto 2012

Ciclovia del Mincio-Peschiera d/g Mantova e ritorno.


Erano anni che dicevo “ la faccio la faccio…” e poi, per un motivo o l’altro, ho sempre rimandato.
La scorsa estate, parlandone con Dado, avevamo deciso che , prima o poi, avremmo fatto da Iseo a Venezia in bicicletta passando appunto su questa ciclovia, per stare il piu possibile fuori dalle strade trafficate degli autoveicoli ma rimanda ora e rimanda domani non siamo ancora riusciti a partire.
Stavolta, dopo aver fatto per settimane montagne e valli, abbiamo deciso di farci questa passeggiata sfidando il caldo torrido e l’afa di questo periodo.
Alberto è libero dal lavoro e ci segue ben volentieri.
Siamo tutti e tre reduci dal ferragosto lavorativo, io in biglietteria, Alberto al ristorante e Dado a dare una mano tra i tavoli ed i commensali , ma alle sette del mattino eccoci pronti alla partenza, le bike sul furgone, gli zaini in spalla e tanta ma tanta voglia di pedalare per non pensare al lavoro per un giorno.

Lungo la strada si chiacchiera e le battute si sprecano, con due uomini al seguito poi che parlano sboccatamente di donne, serpenti con un occhio solo che ci vedono benissimo quando serve, ragazze più o meno vestite che si sono presentate al ristorante o viste a spasso sul lungolago… eppure non mi sento fuori posto, faccio parte di questo gruppo di matti da talmente tanti anni che mi considerano uno di loro… si proprio UNO… non fanno molto caso al fatto che io sia una donna e credo sia proprio questo il fatto che con loro stia cosi bene.
Dall’uscita dell autostrada si vede già la ciclabile lungo il fiume, ve ne sono due, una da unlato ed una dall’altro….
Parcheggio poco lontano e si scende togliendo i nostri splendidi cavallini dal furgone ma… ma la bici di Dado ha la ruota posteriore a terra!
Poco più avanti vi è un noleggio bici e ci rivolgiamo a loro per sapere se possono fare una riparazione d’emergenza e ci indicano un meccanico un chilometro più in la e ci si va, due sui pedali ed uno spingendo.
Il meccanico controlla la situazione e laconicamente ci dice: copertone da cambiare!
A però!!!
Insomma tra una cosa e l’altra, monta di qua e smonta di la, cambia questo e cambia quello passa un ora e più e cosi, invece di partire alle otto e mezza alla volta di Mantova città ci mettiamo in viaggio verso le 10.30.
Seguiamo la strada lungo il fiume fino ala diga, non si può sbagliare neppure volendo e poco alla volta si inizia ad intravedere prima l’antica chiesa di Mozambano, poi le torri ed ecco il passaggio sotto le rovine di un castello, le torri medioevali ed il fiume che gioca coni mulini a Borghetto sul Mincio; che meraviglia questo posto.
Ci siamo fermati sul ponte, abbiamo scattato una marea di foto e poi, a malincuore quasi, siamo ripartiti lungo la strada che costeggia il fiume.
Breve sosta sul ponte che porta a Volta Mantovana e pit stop nel piccolo caffè per riempire le borracce, un saluto veloce ad un gruppo di ciclisti che conosco con la solita battuta di Dado che dice: ma te in incognito mai vero???????
E via di nuovo, vorremmo essere a Mantova all’ora di pranzo o quanto meno poco dopo.
Si pedala veloci, il terreno scorre sotto le ruote e passa anche la parte più “noiosa” del percorso, quella che posta al paese di Soave; più che noiosa è che le piante sono poche ed il caldo è tremendo per cui si pedala a testa bassa cercando di passare più velocemente possibile.

Vi è un tratto veramente bello, tra le piante con un canale accanto e dei parapetti in legno che decorano il percorso, veramente piacevole da vedere.
Poco alla volta ci avviciniamo alla città, si inizia a vedere la torre da lontano ed in un attimo ci troviamo sulle sponde dei laghetti di Mantova caratterizzati dalle isole composte dai fiori di loto, infestanti si ma spettacolari da vedere.
Da li seguiamo la ferrovia verso il centro e sebbene sia quasi tutto chiuso per il periodo di ferragosto, una volta raggiunta Piazza Erbe ci si presenta davanti la stupenda torre dell’orologio che, nonostante le transenne davanti a seguito del terremoto di maggio, è veramente bella da vedere cosi come la chiesa circolare li accanto.
Ai piedi della torre vi sono decine di tavoli di un ristorante dove decidiamo di fermarci per pranzo.
Accolti molto cortesemente dal personale che ci fa spazio li accanto per parcheggiare le bike, ci presentano un menu ma le decisioni le avevamo prese da tempo mentre si pedalava, per cui Alberto ed io andiamo di tortelli di zucca con amaretti e Dado per i bigoli con sugo di salsiccia!!!!
Pranzo da biker naturalmente!!!!!!
E seguiranno verdure in pinzimonio e macedonia mentre Dado si fara’ anche un piato di brasato di somarello…….
Ed alle 14 si deve ripartire.
Facciamo un giro largo per passare da Palazzo Ducale, ci immettiamo sulla ciclabile del lago inferiore e rifacciamo la strada fatta stamane, con molta più calma però…

Ci sarà un'altra sosta al bar sul ponte per Volta Mantovana per riempire borracce e pance di liquidi, una piccolissima e veloce pausa a Borghetto, un altra ancora per ammirare gli aironi cenerini e le cicogne che nidificano lungo il corso del fiume ed una finale a Peschiera al ritorno, dopo aver pedalato per 97 chilometri.
Siamo riarsi dalla sete, siamo cotti dal sole ma abbiamo le facce contente, stanche ma contente come sempre del resto.
Chissà come mai ci pesa sempre meno questa “fatica” sui pedali mentre quando suona la sveglia per il lavoro si brontola…..
Lungo l’autostrada si chiacchiera del più e del meno, ci si rilassa un po’ e si desidera una doccia ma la testa è già da un'altra parte, alla settimana prossima in cui forse riusciremo a fare un altra uscita lunga, mettendo assieme i riposi di tutti e cercando di farli coincidere e facendo il possibile per non incasinare troppo la vita ai rispettivi compagni/figli/mogli etc.
Guardandomi all’uscita dalla doccia noto che le righe dell’abbronzatura da ciclista sono sempre più accentuate e sono una “ zebra a pois” come dice mia figlia…
Ma che importanza ha, io sono contenta cosi….

mercoledì 15 agosto 2012

2h del Forest

Questa è nuova di zecca.
Si arricchisce sempre di più l’offerta di gare del Gliso e del Csi ad Iseo e sinceramente posso solo esserne contenta.
Anche se alcune, come la Iseo-Culmi non riesco a farla e mi presto come sbandieratore, le altre le faccio eccome a costo di farne metà a piedi e siccome ultimamente succede spesso, non me la prendo più di tanto e va bene cosi.
Visto che sta settimana sono stata in giro per qualche giorno, l’iscrizione ad Alberto l’ho mandata un poco in ritardo e pagherò domenica mattina alla verifica tessere tanto credo che di me si fidino ormai.
Ed eccomi qua, alle otto del mattino a ritirare il numero ed aspettare le altre ragazze della squadra….. si perché ridendo e scherzando sono riuscita a coinvolgere Luisa, Giusy e Miriam in queste gare ed a farle iscrivere al circuito per cui vediamo di arrivare tra le prime cinque squadre a fine stagione.
Ecco Luisa e Miriam, Giusy arriva appena dopo, siamo qua agguerrite e pronte alla battaglia o meglio, Luisa e Giusy si, io e Miriam un po’ meno.
Il percorso è “alla Gliso” per cui gnecco come un biscio incavolato, bello nonostante ciò……infatti da lassù si ha una vista incantevole sul paese e sulle torbiere ed il percorrere i filari di vite e l’uliveto è veramente piacevole.
Comunque alla fine mi faccio un giro qua e la per il paese per scaldare un poco le gambe, un caffè da Gabry in compagnia di Thony Viola e Cozzoli, compagni di squadra ed oggi di pedale visto che partecipano alla gara.
Verso le nove mi avvicino alla strada che sale verso il Forest, la salita che caratterizza la partenza. Non siamo in tantissimi e tra i pochi vi sono Fabio Pasquali, Botticini, Sarre… gente forte, che viaggia veloce….. sarà una bella battaglia oggi.
Alle 9.30 si parte, in salita ovviamente e qua iniziano le rogne per me.
Arrivati in cima si svolta verso l’agriturismo e si sale poco dopo verso la vigna, un pezzo in piano ed una rampa a salire, un altro pezzo in piano ed una rampa, una specie di zig zag tra i grappoli di uva… si torna su di una strada in discesa, quella della Gimondi per intenderci, arrivati in fondo della quale si svolta velocemente a sinistra facendo attenzione alla ghiaia…..
Si ma l’attenzione la prestano solo quelli che sanno come andare in bici perché sono molti quelli che mollano troppo ed arrivati in fondo volano letteralmente mentre chi la conosce modera la velocità arrivando in fondo alla discesa senza troppi danni.
Da li si entra in un uliveto attraversando un piccolo pezzo di asfalto.
Da li si risale e via verso il traguardo salendo nuovamente verso la parte bassa dell’agriturismo in mezzo a delle piante di fico.
Ed è sotto una di queste piante che mi fermo a riprendere fiato ed a mangiarne uno alla fine del primo giro, con la moglie di Sarre che ride e la Grazia che mi fa le foto.
Via per il secondo giro in compagnia di Miriam.
Avevo detto che avrei fatto due giri, d come stava andando pensavo di farne tre ma il destino non sempre ti è amico.
Dado ed Alberto mi avevano avvisato di stare attenta e cosi ho fatto infatti ma quando poi subentra la sicurezza di se tutto si complica; infatti alla fine del secondo giro, nel passaggio tra asfalto e l’uliveto, ho preso il saltello troppo alla leggera ed ho sentito Valchiria scodare e sono volata!
Una frazione di secondo per pensare “ non atterrare sulla spalla rotta a febbraio” ed ho portato avanti il braccio destro ma la botta è stata tremenda lo stesso.
Il fianco, la gamba, il braccio, ed una botta alla testa attraverso il casco…. Che male cavolo!
Ci ho messo un attimo a rialzarmi, stordita e senza fiato con l aiuto di uno che stava li accanto.
Da li ho proseguito per un pezzo a piedi, tropo dolorante per risalire in sella e l’ultimo pezzo pedalando con parecchia fatica.
Ho avvisato Grazia che mi sarei fermata e sono andata al ristoro, qualche bicchiere di the per lavare la polvere dalla gola, la canna dell’acqua per lavare la polvere dalle gambe e fare la conta dei danni sulla pelle e tre fette di anguria per calmare l’arsura.
Le botte sono tante ma sembra che non ci sia nulla di importante….. solo un dolore sorso al fianco destro che spero passi velocemente e non lasci strascichi.
Chiacchierando con Miriam aspettiamo la fine della gara e l’arrivo delle ragazze….. Luisa seconda, Giusy terza, Miriam quarta ed io, nonostante tutto in classifica come quinta e tutte a premio.
Wow!
Ed anche la classifica di squadra ne guadagna….. eravamo 15esime fino a sabato scorso, grazie alla nostra “ performance” di oggi e con l’aiuto di Thony e Massimo Cozzoli siamo 6 nella classifica speciale delle squadre del circuito 4C.
Magari non sarà un circuito nazionale titolato ma di sicuro è un piccolo circuito locale che ha preso parecchio piede e se c’è lo zampino del GLiso l’anno prossimo sarà ancora più ricco.
Le premiazioni arrivano ed alle 12.30 me ne torno in bike traballante verso la machina con in mano un sacco premio pesante che mi fa sbandare qua e la in discesa e spero di non cadere di nuovo…
A casa la doccia veloce mentre con una mano cerco la camicia della divisa, un morso ad una mela e via di corsa verso il lavoro passando prima da Gabriele per il solito “ rapporto gara” ed un caffè.
Sempre di corsa sono, ma il bello forse è proprio quello.
Il braccio è tutto sbucciato ed un enorme livido sta uscendo e di sicuro resterà per un bel po’ cosi come il livido alla gamba destra ma quello che mi preoccupa di più è il dolore sorso all’altezza dei reni….
Speriamo non sia nulla di grave e comunque come è venuto passerà pure io dico…
Adesso pensiamo al lavoro questa settimana che ha Ferragosto in mezzo, poi vediamo cos’altro inventare per pedalare un po’….

domenica 12 agosto 2012

Maniva - Rifugio Bonardi - Dosso dei Galli


Ed ecco che suona la sveglia, sono le sette.
Fa fresco quassù ed anche se sono sotto il piumone la voglia di alzarsi non arriva proprio ma mi decido e scendo dal letto.
Un caffé per cercare di svegliare tutto quanto, qualche biscotto per addolcirmi la giornata, un sms ad una persona speciale lontana ed è ora di vestirmi e preparare la bike per un altro giro, in compagnia stavolta.
Verso le otto arriverà Dado ed oggi mi farà compagnia per una nuova scorribanda su e giù per i monti.
Ed eccolo arrivare, puntuale come un orologio svizzero.
Parcheggia il furgone e decidiamo di regalarci u altro caffé, al bar stavolta, i miei dormono ancora e non voglio svegliarli.
Poco dopo siam pronti per la partenza; nel piazzale nel frattempo sono arrivate altre macchine con ciclisti a bordo, scaricano i mezzi e partono per la cima, credo che siano diretti nella nostra direzione… come si suol dire mal comune mezzo gaudio!
Dado è sempre più veloce di me ma lo sappiamo entrambi per cui non me la prendo troppo se m lascia indietro, tanto so che mi aspetterà più avanti da qualche parte, fermo accanto alla strada con la scusa di fumarsi una sigaretta o di un pit stop.
Anche lui si meraviglia della ripidità della salita a San Colombano, come me ieri non se l’aspettava cosi in piedi e le pendenze cosi sostenute dopo un po’ di tempo ti tagliano le gambe e la stanchezza si fa sentire.
Poco alla volta saliamo, una sosta alla fontana come ieri per rifiatare e riempire le borracce e poi via verso la vetta.
Lui è sempre un tornante avanti a me, lo vedo mentre inizio a salire e lui sembra tornare indietro ma ad un livello più alto del mio, una specie di gioco con le biglie dei tempi passati dove le biglie siamo io e lui.
Quando finalmente arrivo al bivio che porta da un lato al Bonari e dall’alto al pianoro del Maniva lo vedo a far foto al gruppo di ciclisti che sono partiti poco avanti a noi stamattina.
Non è che ci abbiano lasciato indietro tanto dopotutto, siamo partiti a 10 minuti un gruppo dall’altro….
Comunque tra di loro due mi salutano, i visi sono vagamente famigliari ma non riesco a piazzarli… ed ecco che loro stesi mi aiutano: hanno fatto la 24h di Cremona lo scorso aprile con me e lo scorso anno la 6h di Urcis… ecco perché sono visi famigliari!!!
Loro tornano giù mentre noi continuiamo fino al Rifugio Bonardi che non è po cosi lontano ma la strada è sempre rigorosamente in salita e la stanchezza dopo quasi tre ore si fa sentire.
Ma ecco il rifugio, leghiamo le bike appena fuori ed entriamo.
Decidiamo di pranzare anche se sono solo le 11. 45 e ci portano uno stupendo tagliere con salumi e formaggio, due coca cola ad annaffiare il tutto e poco dopo un caffè
Che bello il riposo del guerriero
Solo che poi ripartire diventa un problema.
E ci pensiamo su un bel pezzetto prima d decidere se scendere o continuare anche perché si è levato un vento freddo che da fastidio e che con le sue raffiche ti sposta di qua e di la e non è molto piacevole quando a lato strada hai un burrone e nessun parapetto!!!!
Saliamo piano piano e dopo parecchi tornanti ecco sbucare le parabole della vecchia base Nato: sono enormi!!!!
Le avevo sempre viste in fotografia ma dal vivo, sebbene semi distrutte dalle intemperie e dall’abbandono e degrado, fanno impressione davvero.
Hanno messo un cancello alla fine della strada per evitare che la gente si arrampichi fino lassù ma ci si gira attorno senza troppi problemi in fondo.
Forse il vento sempre più gelido, la stanchezza, la pappa nella pancia, stiamo li a guardarci in giro e nessuno dei due ha ancora il coraggio di dire basta, adesso torniamo giù…
L’idea iniziale era quella di scendere fino a Crocedomini ma dopo un po’, quasi in simultanea, la decisione di tornare suo nostri passi e scendere verso Collio.
Tornati al rifugio mi fermo un attimo per prendere dell’acqua e quando esco trovo dado in compagnia di una coppia di signori che parlano del più e del meno e poco dopo siam li a raccontarci di viaggi avventura, di quando, 25 anni fa, avevo attraversato gli Usa con un camper saldato stile cassone del camion, dove gelavi d’inverno e friggevi d’estate, oppure di quando avevo fatto quel viaggio pazzesco nella foresta tropicale del Laos e della Cambogia in sella ad una moto da cross…. Dio che bei tempi quelli!!!!
Nessun pensiero per la testa se non quelli di scoprire il mondo, la voglia di essere un esploratore ed un viaggiatore e mai un turista, avventatezza assoluta dei ventenni che si sentono padroni del mondo e se ripenso alle volte in cui abbiamo rischiato davvero di non tornare a casa… beh un attimo di brivido mi corre lungo la schiena!!!!
Iniziamo la luna discesa e lui naturalmente viaggia a velocità super sonica ma va bene cosi, io scendo piano anche perché ho la mano sinistra che fa un male cane e non ne capisco il motivo.
Poco alla volta sono lungo la strada che va verso Collio e la discesa diviene più dolce, arrivo in paese ed al parcheggio e dado è la che mi aspetta con Elsa che fa capolino dal finestrino del camper.
Sembra passato un momento e siamo già tornati!
Chissà perché quando siamo in sella il tempo passa sempre velocemente mentre invece i giorni che intercorrono tra un uscita e l’altra sembrano non passare mai.
Dado riparte, noi abbiamo il camper da mettere in sicurezza, devo fare un salto dalla Zia a salutare e già che sono li la “in cerotto” di fucsia sperando che i miei tape funzionino anche con lei.
Ed ora si parte e si rientra sul lago, un ora di guida e poco alla volta il caldo si fa sentire ed il fresco della montagna diventa un ricordo, si inizia nuovamente a sudare, a lavorare e quei due giorni appena passati diventano un ricordo.
Ma ho in mente un giro in giro, magari in pianura stavolta…..
Forse tra qualche giorno riesco a scappare di nuovo….