Ciò che io sono.....per te....ed il mio ruggito lo sentirai dentro di te.

Ciò che io sono.....per te....ed il mio ruggito lo sentirai dentro di te.
Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!

martedì 31 gennaio 2012

Trofeo Angela Merici-Desenzano


Si comincia a Desenzano….in salita!!!!!

Ahi!
Ecco cosa ho detto allo squillare della sveglia domenica mattina.
Mi scricchiolavano giusto un pochetto le ginocchia, avevo la schiena che decisamente dolorava nello scendere le scale ma avevo preparato la sacca ieri sera nel tornare dalla montagna dove avevo corso sulla neve con degli amici.
Una tazza di the bollente con la mano che faceva da reggi-mento per non crollare nuovamente addormentata e quei pensieri del tipo –vado o non vado- ma ormai sono in piedi e si va.
Bike in macchina vestita calda perché fa un freddo dell’accidenti e via lungo la tangenziale verso il lago di Garda e Desenzano dove c’è la 3° edizione del Trofeo di Cantù S, Angela Merici.
Credo di aver fatto tutte le edizioni di questa gara che, quest ’anno, è parte del neonato circuito del Gliso, il 4C, 16 gare di mtb organizzate dal Csi di Brescia.
Sono iscritta al circuito, non so quante ne farò alla fine ma cercherò di essere presente sui campi di gara ogni qualvolta il lavoro me lo permetterà.
Arrivo al parcheggio del mobilificio che fa da sponsor, ritiro il numero che mi accompagnerà praticamente fino a fine stagione, il 447, e via in macchina verso il campo sportivo…..ma non si partirà da li stavolta bensì dal lungolago di fronte all’Hotel Mayer.
Ed allora scendo lungo la strada in discesa fino al lago e mi rendo conto che è lunga, davvero lunga… e sarà da fare in salita stavolta… cavolo!
Con la forma di bradipo che ho ultimamente sarà una ben lunga lotta arrivare fin lassù ma ormai siamo in ballo ed allora che le danze inizino, quel che viene poi si vedrà.
Pronti via, un po’ di caos come sempre per le griglie e la partenza a velocità controllata fin su dietro l’ospedale per poi immettersi nel percorso vero e proprio e cominciare a pedalare davvero.
Avevo preventivato due giri e due li ho fatti, con tanta fatica devo ammettere, ed ho messo i piedi a terra più volte in alcune salite ma sono arrivata al traguardo comunque, 6° ed ultima donna ma quello poco importa.
Mentre scendevo per il lungo single track la moto mi stava incollata dietro ed ho chiesto cortesemente al ragazzo se potesse evitare di stare cosi vicino, mi metteva sinceramente paura… è stato cortese ed è andato avanti, aspettandomi agli incroci.
Ho fatto gli ultimi chilometri in solitudine ma non mi turba sta cosa, l’ho sempre fatto del resto.
L’ultima discesa, l’arrivo praticamente in solitaria con solamente la Grazia a smontare le fettucce tirate sul campo, mi ha scattato la foto di rito come ogni volta dicendomi “ ero sicura che saresti arrivata”.
Eh si, ormai lo sanno, vado piano ma arrivo.
Ho rimesso Valchiria in macchina, mi sono tolta le maglie fradice di sudore nonostante il freddo pungente mentre i ragazzi della Painted War rientravano dal percorso… li avevo incontrati mentre pedalavo durante la gara, fanno la loro guerra personale a suon di colpi di cartucce colorate segnano il “nemico” e vincendo o perdendo le loro battaglie.
Vedete, ognuno di noi combatte a modo suo, chi correndo nella neve di notte come ho fatto ieri notte, chi correndo in salita come sta facendo un grande amico allenandosi per una gara di corsa extreme, come ho rifatto io stamane in sella alla mia bicicletta cercando di non restare troppo indietro rispetto al gruppo e come farò ancora nelle prossime settimane, ognuno alla ricerca del proprio Santo Graal, quel premio tutto personale che gratifica fatica e sudore, dolore e sangue e che poco ha a che vedere con una coppa o una medaglia.
Torno al mobilificio ed al ristoro the bollente e panettone scaldano mani e corpo ancora infreddoliti, due chiacchiere con gli amici e poi il saluto ad Alberto e Grazia, tanto il mio premio l’ho avuto potendo venire qua.
Ci si vede la prossima domenica, sicuramente in sella e forse con la neve ma sempre col sorriso sul viso perché la mia vita è soprattutto questo.



domenica 29 gennaio 2012

Artù ed i cavalieri della tavola quadrata



Ma non il re però…ma un bellissimo cagnolotto compagno di Marina, amica di Barbara, conosciuta sabato sera alla camminata sotto le stelle di Borno, sotto una candida nevicata che ci ha accompagnato per le tre ore occorse per ultimare il percorso della ciaspolata.

Eravamo in sei, ed Artù ci ha prima annusati ben bene per capire se eravamo simpatici oppure no, ha deciso che dall’odore potevamo esser parte del suo branco e da allora è stato uno spettacolo vederlo correre avanti ed indietro, sul sentiero che da Croce di Salven ci ha portato fino al laghetto e poi su fin quasi all’Altissimo.

Ed è iniziata cosi una bella serata cominciata con uno dei tanti volantini raccattati qua e la, il metterci d’accordo per andarci assieme, partire alle tre e mezza del pomeriggio con le ciaspole al seguito e via verso la valle Canonica.
Il cielo era gia cupo dal mattino, dalla finestra dell’ufficio guardavo le gocce di pioggia scendere piano mentre su in montagna la neve imbiancava tutto.
In macchina si parlava del più e del meno come sempre, stretti nel grosso suv di Francesco che ad un certo punto decide di uscire dalla tangenziale e scendere a Pianborno…..
Il volantino diceva che questa camminata era organizzata dall’oratorio di questo paese ma la montagna era da un'altra parte e se si imposta il navigatore in modo sbagliato si fanno giri strani ma prima o poi si arriva.

Nell’iniziare a salire lungo la strada della Malegno Borno le gocce di pioggia si sono trasformate prima in nevischio e poi in una candida nevicata che copriva tutto.
Dal centro di Borno abbiamo continuato a salire fino alla Croce di Salven, parcheggiato sulla strada e continuato a piedi fino alla colonia dove abbiamo ritirato numero di pettorale e torcia come regalo, bevuto un caffè ed aspettato le sei, ora di partenza della camminata.
Una lunga strada, che in estate deve essere uno spettacolo da percorrere in mountain bike, ricoperta di neve, si snoda nel bosco salendo piano fino ai prati in cima alla montagna; l’attenzione da porre per le tante lastre di ghiaccio dove si scivola non poco visto che, da pirlotti, abbiamo lasciato le ciaspole in macchina pensando che tanto di neve ce ne sarà poca… alla faccia del poco.
Fintanto siamo stati sulla strada sterrata ok ma nell’uscire dalla copertura del bosco si sprofondava fino a metà polpaccio ed Artù qualche volta spariva del tutto all’interno di un qualche cumulo di neve! Ma quando non sprofondava era uno spettacolo sto batuffolo di cane, praticamente correva avanti ed indietro tra quelli che lui definiva i suoi compagni e dalle mie gambe correva a quelle di Francesco, poi di corsa fino a Barbara che apriva le fila per poi tornate, una bomba energetica concentrata in un tesserino di 10 chili scarsi.
Troppo forte.
Mentre risalivamo la montagna Francesco ed io abbiamo parlato di viaggi, di bici, di gare….il nostro mondo insomma.
E’ bello essere tra amici che condividono le tue passioni, capiscono ciò che provi e ciò che senti ma soprattutto quello che cerchi, quello che ti spinge ad andare e cercare nuove vie, nuove sensazioni ed emozioni, senza porti la solita domanda…perché lo fai……
In cima, dopo quasi un ora e mezza di camminata, il ristoro con i falò accesi, la musica di due zampognari, il sapore dolce del the caldo e del vin brulè e la squisitezza della Sfongada della valle, un dolce tipico buonissimo il cui sapore mi ricorda i dolci mangiati da ragazzina.
Una piccola pausa, ci si scalda alla luce del falò, si ascolta la strana musica delle zampogne e poi via verso la valle; si chiama Val Sorda, forse per il silenzio magico di questa notte in cui i suoni sono attutiti dalla neve che cade e tutto imbianca facendo si che le nostre tracce restino sul sentiero.
Non c’è tantissima gente, forse la neve che cade cosi copiosa ha fatto cambiare idea a molti ma per me è come magia pura.
Il silenzio, le fiaccole accese lungo il percorso, il fatto che resto volutamente indietro per non parlare e non sentire le voci di altri rende questo posto un luogo dove tornare, magari la prossima estate, in bike con la compagnia di qualche amico ciclista.
Dopo tre ore siamo nuovamente al rifugio, si torna alla macchina, ci si cambia e si scende verso il paese.
Siamo affamati e stanchi per cui la prima insegna è come una sirena che chiama a se e ci si ferma.
Si vede lontano un chilometro che abbiamo fatto una ciaspolata, siamo vestiti con pile e scarponi da montagna, abbiamo ancora il numero attaccato al collo e lo zaino in spalla ed abbiamo una fame del diavolo ed ecco che ci si accomoda attorno ad una tavola….quadrata però, non rotonda come vorrebbe la tradizione delle leggende Arthuriane.
Un ora passa tra i piatti tipici di questa Valle che si affaccia sul nostro lago, siamo a casa ma sembra un altro mondo, un oasi di silenzio parallela al nostro caos quotidiano.
Dopo cena si torna a valle quasi in silenzio, forse abbiamo assimilato un po’ di quel silenzio in Val Sorda e vogliamo portarlo a casa per tirarlo fuori quando ci servirà. Alle 23 sono nuovamente a casa, disfo lo zaino re ripongo tutto preparando al contempo un'altra borsa, le scarpette ed il casco… domani sarà un'altra storia.

domenica 15 gennaio 2012

2° Sapori di Malga


Eccomi nuovamente alle prese con i volantini.
Pezzi di carta colorata scaricati da Internet o raccattati in giro che ammiccano dalla scrivania..
Il letargo è durato abbastanza, i rotolini di cicio si accumulano sui fianchi ed io ho voglia di fare qualche cosa di diverso dal leggere, sebbene i libri siano il mio grande amore dopo Valchiria.
Venerdì mattina arrivo ad Iseo, aperitivo con amici al Lume e Barbara mi chiede come stò, cosa stò progettando e le butto li sta cosa, la Sapori di malga a Caregno dove sono stata anche lo scorso anno; in quattro e quattr’otto non sono più una Kate solitaria in giro con ciaspole e racchette e ci si mette d’accordo per la serata di sabato, passa lei con Francesco da casa mia e si parte in compagnia, cagnolini compresi!
Fantastico direi.
Sebbene sia un gatto solitario anzi una gatta mi piace a volte stare in compagnia nelle mie scorribande di qua e di la, con le ciaspole o la mia mountain bike; mi piace la sensazione di essere si sola a camminare o correre ma il fatto di avere qualcuno che mi aspetta al traguardo è comunque una bella sensazione.
Alle 5 di sabato eccoli arrivare con il macchinone di Francesco, cagnolini al seguito tutti eccitati per la nuova avventura di cui credo abbiano sentore; Bella ha tanto pelo ma Kim ha una specie di cappottino per tenerlo al caldo visto che ha il pelo raso!
Per arrivare a Caregno risaliamo il monte di Iseo fino a Polaveno, poi Gardone ed Inzino, da li le indicazioni per Caregno ed il ristoralte La Fabbrica da dove parte l’evento.
Lo scorso anno un poco di neve l’avevo trovata ma quest’anno, visto la carenza di precipitazioni, le ciaspole non le ho neppure portate, gli scarponi da trekking bastano ed avanzano.
La lunga sequela di tornanti fino sul versante triumplino del Guglielmo fa proseguire con prudenza e lentamente ma alle sei e mezza siamo al ritiro pettorali e ci regalano una confezione di salsa allo zenzero e zucca.
Un caffè e due chiacchiere, un salito alle persone note o conosciute, un paio di foto accanto al falò con i cani che diventano irrequieti, lo sparo dei primi fuochi d’artificio e via che parte la lunga camminata per le strade ed i sentieri montani.
Ho la torcia notturna, di quelle che si attaccano al casco della bike o si mette semplicemente sulla testa e devo dire che aiuta parecchio, la luna sembra scomparsa dietro il crinale della montagna nonostante il cielo sia uno spettacolo unico per la stellata che palesa, le costellazioni sono cosi chiare che sembra di poterle toccare.
Il percorso è stupendo e si snoda tra boschi e sentieri su per giù come lo scorso anno; il primo ristoro dopo un paio di chilometri offre the caldo e ci dicono di tenere il bicchiere per il ristoro successivo dove troviamo Vin Brulè, cotognata di mele e cioccolata.
Seguo il sentiero e guardo le stelle, alcune persone mi superano, altre restano indietro, Barbara e Francesco sono più avanti ma io seguo il mio passo, senza ne forzare ne strafare, è troppo bello il silenzio che mi circonda e le stelle stanno a guardare da lassù, come cantava Celentano tanti anni fa.
Mi piace riconoscere il piccolo carro mentre l’orsa maggiore brilla li vicino e sembra diventare gigantesca più mi alzo lungo il percorso; sono nitide contro una notte scura e tersa, un freddo che punge ma che non infastidisce più di tanto anzi sento caldo mentre cammino in salita appoggiandomi sui bastoncini.
In alcuni tratti sono completamente sola ed in un lungo prato decido di fermarmi un attimo e sedermi su di una roccia.
Ogni volta faccio una di queste camminate nella notte, con o senza neve, i pensieri vanno a tempo fa, quando le facevo in compagnia di una persona speciale; chissà perché negli altri giorni della mia vita non ci penso quasi più mentre, ora, qua nel silenzio di questa montagna di casa, ne sento tanto profondamente la mancanza.
Forse perché questi sono i suoi ambienti, sono i luoghi dove lui ama camminare e stare mentre il mio mondo è fatto di rumore, viaggi, aeroporti, fiere all’estero, lingue straniere diverse e quell’essere a casa ovunque senza troppi problemi.
La mancanza di radici profonde che mi spinge spesso a “migrare” senza troppi rimorsi, quell’essere a casa dove appoggio la borsa che molti amici veri ormai conoscono, la perenne voglia di fare qualcosa, qualunque cosa pur di non dover stare ferma non sempre ha aiutato i miei rapporti interpersonali e cosi, ora, qua nel silenzio mi ritrovo a pensare a come avrebbe potuto essere diversa la mia vita se avessi avuto più stabilità ma sul forse e sui ma non si fonda nulla purtroppo.
Mi rialzo e riparto verso valle, seguendo la scia delle luci di quanti come me hanno deciso di passare una serata alternativa al freddo.
Arrivo alla malga successiva ricalcando parte del percorso dell’inizio e trovo uno splendido ristoro a base di crostini con formaggio, lardo, salame, frittata, frittelle, di tutto e di piu…. Ma mi fermo poco, troppo caos e la magia di una notte stellata si perde tra gli schiamazzi della gente presente che sembra fare a botte per un pezzetto di formaggio spingendo e sbraitando lasciando l’educazione a casa come spesso accade.
Riparto per la parte finale del percorso, un lungo prato da discendere, un ultimo ristoro che salto, e via verso il traguardo, un tratto di strada asfaltata al buio.
Lo squillo del telefono rompe il silenzio poco dopo, sono Barbara e Francesco che mi chiedono dove sono e dico loro di voltarsi perché sono a venti passi dalla loro macchina.
Sembra passato un solo attimo e sono due ore che cammino per la montagna; un cambio veloce, i cani in macchina e stiamo già scendendo verso Gardone Valtrompia e casa.
Alle 22 sono a casa, una doccia bollente cancella il sudore e parte della stanchezza ma sto già pensando alla prossima volta, ho trovato un volantino che dice che il 28 gennaio a Pianborno c è una camminata notturna…..
Io non stò ferma, mi piace troppo scorrazzare in giro per il mio mondo fatto di montagne, sentieri e strade bianche, prati d’alta montagna che profumano anche d’inverno…
Quale profumo?
Quello della libertà.

L'addio ad un amico


Ciao Mario.

Con te credo che se ne sia andata quella parte scanzonata e casinara della mia giovinezza eppure, mentre ripenso a te, non posso che sorridere.
Quanti anni avevamo?
Io 12 e tu 17 se non ricordo male, con quei sogni che tutti i ragazzi hanno e fanno a quell’età, con la voglia di scappare e fare cose “grandi” per lasciare il segno, per essere diversi ed unici.
Quel tuo sorriso ironico e mascalzone, la scuola un po’ si ed un po’ no…. Ricordo ancora tuo padre che parlava col mio, accompagnato dal vostro cane, quello stupendo dalmata chiamato Oro….
Quanto tempo è passato da allora.
Ti vedo li ora, con la staticità data dalla vita che ti è scappata dal corpo e rivivo ogni risata, ogni corsa sul lungolago, ogni uscita con quell’immensa compagnia fatta di amici veri, su motorini scassati, le prime sigarette rubate e fumate un tiro tu ed un tiro io, le birre bevute per sentirsi grandi ed essere solo dei piccoli uomini ( e donne) che vogliono farsi vedere forti…
E non eravamo mai soli noi perché c’eravamo sempre, bastava un fischio.
E poi la moto anzi le moto, le corse pazze sentendosi liberi di volare fino a quel giorno in cui tu hai volato davvero, portando sul corpo i segni che hanno condizionato la tua vita per sempre.
Eppure hai vissuto ugualmente, lavorato, viaggiato nonostante il tuo handicap non da poco.
Quanti aperitivi abbiamo bevuto in compagnia sul lungolago?
Tu, io, a volte Dado, altre volte ancora qualche tuo amico olandese e mi facevi tradurre le cose più balzane….

Poi arriva questa settimana, una delle tante giornate in cui sono ad Iseo di “passaggio” tra un giro a Venezia e le vacanze in Slovenia e ti vedo al Lume, con la fatica che ti segnava il viso per i movimenti che avevi dovuto fare per entrare e sedere al tavolino e ti abbraccio come sempre e ti do il “bacio di Natale”, quel rito tutto nostro da 30 anni a questa parte; un aperitivo noi tre, tu, Dado ed io, gli amici da una vita e certo non immaginavo di non incontrarti più.
Te ne sei andato cosi, velocemente, al tavolo del ristorante dove cenavi in solitudine sebbene attorniato da decine di persone e neppure la mano amica di un medico seduto al tavolo accanto ti ha trattenuto tra di noi.
Un laconico messaggio di Dado mi avvisava dell’ accaduto e mi chiedeva di rinviare l’uscita in bike per rendere omaggio a te e sono corsa a casa tua, quella dei tuoi genitori dove la tua famiglia ti ha portato per l’ultimo saluto.
Ho pianto chiedendo scusa ai presenti, chiusa in un mio dolore profondo, in un angolo di quella stanza con il tuo cane, quello che chiamavi Pantofola, che mi guardava e sembrava capire quello che provavo.
Vai in pace Mario perché dalla vita che ti ha tolto tanto hai preso tutto quello che hai potuto, rubandolo a morsi e facendola tua comunque e stai sicuro che farai parte dei miei ricordi per sempre.
Un brindisi amico mio
Kathy

sabato 31 dicembre 2011

Tiriamo le somme del 2011

Eccomi a fine anno
Se guardi indietro vedo un sacco di pedalate, tanti giri in giro, un viaggio all’estero come ogni stagione per provare un modo diverso di vedere la mtb, un sacco di amici e conoscenze nuove, un bell anno insomma.
Cominciamo a vedere cosa ho combinato:
All finisher al Winter Trophy;
8° assoluta di categoria sempre al Trophy
All finisher al River Marathon Cup;
8° di categoria al River
Quasi all finisher al Giro delle Regioni mtb perchè, come una scemotta, non ho finito la Conca d’Oro;
All finisher alla Night on Bike;
5° assoluta al Night on bike di categoria
10° al Campionato Italiano soloriders endurance ad Idro
5° al campionato italiano d’inverno.
8° al italiano endurance Val Rendena;
3° assoluta alla 6 ore di Malignano;
1h25 minuti in meno alla GimondiBike rispetto al tempo del 2010;
38 gare in totale
24 volte a premio
Alla Conca d’Oro, nonostante la disastrosa prestazione vengo premiata come “old lady” con un mega trofeo dagli organizzatori.

I ragazzi della mia squadra mi premiano alla cena della società per “l’impegno profuso in favore del gruppo ciclistico Iseo…”
Alla cena della Odolese vengo premiata con una stupenda targa per le mie “attività sportive e di scrittrice in ambito ciclistico…”
I miei piccoli ciclisti della scuola mtb Diavoli Rossi mi chiamano Maestra Ka e mi piace un sacco.
Durante l’anno sono usciti tre miei nuovi libri:


Un giro in giro
Correndo nella neve sotto le stelle
Le tracce del Gliso
Per concludere direi una cosa… essenzialmente mi sono divertita da matti, ho fatto una delle gare da mito che ogni biker vorrebbe fare almeno una volta nella vita, la Black Forest Ultra marathon, ho nella testa tanti flash di situazioni e gare che non dimenticherò facilmente ed ho ancora una gran voglia di pedalare nonostante il costante e fastidioso mal di schiena che mi accompagna da tempo.
Cosa farò la prossima stagione?
Non lo so ancora di preciso, deciderò man mano, ma so che non lascerò la mia amata Valchiria perché non riesco proprio a farne a meno.
E se qualcuno farà il solito sorriso ironico quando mi vedrà su qualche campo di gara beh… sarà solo un suo problema.
Ora me ne vado in vacanza.

giovedì 29 dicembre 2011

2° Natale in Bici ad Iseo

E come lo scorso anno ci siamo ritrovati in Piazza Garibaldi, in sella alle renne, bardati di rosso a pedalare per il centro storico con i piccoli della scuola Mtb Diavoli Rossi.
Una vigilia di Natle alternativa ma sicuramente divertente.

lunedì 26 dicembre 2011

Il libro di Elsa

I figlio son pezzi e core....
Beh si, la mia lo è!
Una grande rompiscatole (come la mamma dicono i più), testarda come un mulo, determinata come un bufalo inferocito, non molla mai...
E legge due libri a settimana, e scrive e suona la sua amata Gibson.
Questo è stato il mio regalo di Natale per lei, ho raccolto le pagine in giro per la sua stanza, della sua storia, scritta da lei, e l'ho fatta pubblicare.
Ciò che ne è uscito è questo ed ha solo 17 anni!
Brava ranocchia, è una bella storia.
Tvb
Mamma Ka

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale

Buon Natale a chi mi segue su questo blog, sorridendo alle mie parole o ridendone; auguri a chi mi legge, chi mi odia, chi mi ama ed a chi sono totalmente indifferente.
Buon Natale a chi amo da sempre e che non scorderò mai, a chi è mio amico sincero, a chi è mio amico e basta ed a chi fa finta di esserlo.
A quelli che mi criticano non sapendo neppure di cosa stanno parlando, a quelli che mi leggono sulle riviste o negli articoli sui giornali... a tutti insomma,
Buon Natale ed un immenso anno 2012 pieno di pedalate, di giri in giro, di escursioni e gare, di discese e salite, di splendidi singke track e lunghe strade bianche.
Kathy Pitton

giovedì 22 dicembre 2011

Le tracce del Gliso


Un omaggio al mitico Glisoni Alberto per il suo compleanno!!!!
Augurissimi Alberto...

domenica 18 dicembre 2011

3° corsa di Babbo Natale



Un volantino come tanti altri che gira per casa, raccattato in giro da qualche parte non ricordo più dove, una curiosità che mi gira dentro come sempre e da li alla decisione di andarci passa un attimo.
Ieri sera alla cena dei biker del gruppo poi scopro che Beppe e Mauro ci vanno in bici per cui ci si mette d’accordo per l’orario di ritrovo in castello a Brescia e vado a dormire con la sveglia puntata alle sette del mattino.
La tosse non è ancora passata ma se mi copro bene non dovrebbero esserci problemi no???
Sveglia che trilla e ci metto un attimo a tirarmi assieme dopo il cotechino e la quaglia con polenta di ieri sera a cena, un caffè per svegliare il cervello e mi vesto da corridore stavolta, non da biker!
Da casa in città ci vuole una mezz’ora circa, su per la rampa che sale in castello da Via San Faustino mezza devastata dai lavori per la metro e parcheggio a bordo strada.
Ci sono un sacco di persone già vestiti da Babbo Natale che corrono in giro, fa cosi strano vederli ma poco dopo eccomi bardata esattamente come loro, cappello con pompon compreso ad aspettare i ragazzi che sono partiti da Bornato in bici.
Sbucano dalla rampa che sale lungo il castello, si iscrivono e in un attimo eccoli trasformati in Babbi pedalanti.
Il percorso si snoda nel centro storico della città. Basta seguire le frecce dipinte per terra ed i cartelli posti agli angoli della strada; mi accompagnano lungo il percorso fino al bivio lungo/corto dove li incito a partire per una pedalata seria stavolta, io arriverò prima o poi.
E’ cosi diverso il mondo della corsa a piedi rispetto alla bike, muscoli diversi che fanno un male dell’accidenti nonostante le migliaia di chilometri sui pedali ma si sa che sono due sport diversi e per tanto si deve accettare che l’allenamento di uno non sia valido per l’altra attività.
Si raggiunge il traguardo dalla parte opposta della partenza, lungo una lunga salita dal lato est del castello, attraverso un portale ed una scalinata in pietra lunghissima e ripida che non conoscevo, veramente bella da vedere, un poco meno da percorrere visto la stanchezza che mi attanaglia le gambe e la schiena e certo è che la tosse ed il raffreddore non aiutano di certo una performance più o meno sportiva.
Un goccio di the caldo ed un panino all’arrivo e sono pronta a tornare verso casa, scendendo lungo la rampa del castello fino a Piazza Arnaldo e seguendo la tangenziale verso il lago.
Non sempre rispondo al cellulare quando guido ma stavolta l’ho fatto seguendo un istinto e la notizia datami mi ha rattristata non poco: Adriano mi avvisava che suo padre, Piero, era spirato al mattino.
Gli avevo fatto visita giusto il pomeriggio di ieri per portargli un piccolo presente per Natale, lo facevo ogni anno da sempre visto che era il mio padrino oltre che un carissimo amico di mio padre.
Aveva preso il “posto” di papà quando era morto, gli facevo gli auguri alla festa del papà ogni anno e mi prendeva in giro sempre per il fatto che, appena nata, gli avevo fatto pipì sui pantaloni….
Ora se ne è andato anche lui e spero che, finalmente, possa essere sereno.
Chissà magari esiste davvero un paradiso, un luogo dove si sta dopo la morte terrena e se cosi fosse mi piace pensare che sia li con mio padre a mandarsi a quel paese in furlan come facevano da vivi, o che faccia un giro di valzer con mia madre visto che entrambi amavano tantissimo ballare.
Ieri mi ha fatto un sorriso enorme quando mi sono avvicinata al suo letto e con un sussurro mi a detto: une busade frute….
Un bacio piccola…
E’ stato il suo addio, un addio tutto speciale, solo per me.
Solo per me perché lui capiva la mia voglia di correre, di andare, di fare perché io ero simile a lui. Lui sapeva, a differenza di altri, come mi sentivo dentro quando si fa di tutto per non pensare a quanto ti manca qualcosa o qualcuno, lui mi guardava e capiva e mi spingeva a correre e fare ancora di più… persè jo ai capit frute…..
Era il padre che non avevo più, un pezzetto di famiglia in terra straniera a cui rivolgersi in caso di bisogno, un porto sicuro in cui approvare in attesa che le tempeste si plachino.
E di nuovo un pezzetto di cuore mi è morto oggi.
Ma la ricchezza che ho sono i ricordi, i gesti che faceva, il sorriso che mi rivolgeva e l’abbraccio in cui potevo rifugiarmi ed i ricordi non me li può togliere nessuno.

lunedì 12 dicembre 2011

Raid d'Inverno - Crema

Santa Maria della Croce....
Credo sia l'unica cosa che ricorderò del Raid d'Inverno 2011 di Crema, competizione mtb tornata dopo 11 anni di assenza ma che non farò mai piu!!!!!
Gia le sensazioni all'inizio della settimana non erano un gran chè, quelle sensazioni di pelle che mi fanno decidere se andare ad una gara oppure no; lo avevo detto a Gabriele venerdi sera, durante un aperitivo al volo finito il lavoro ma ormai ero iscritta ed avevo pagato l'iscrizione per cui sui parte sabato mattina in solitaria, Giusy ha rinunciato per un mal di gola e Dado arriverà domani mattina e cosi anche Lorena.
Arrivare a Crema è una cosa veloce, ci metto poco piu di un ora guidando tranquillamente, mi dirigo verso Viale Indipendenza e le piscine, indicate nel sito dell'evento come parcheggio per i camper e non solo non trovo altri camper ma mi è impossibile entrate, troppo stretto il passaggio.
Mi fermo a lato strada e chiamo l'organizzazione... mi viene risposto di andare in Viale S. Maria della Croce.... ed allora perchè avete scritto via Indipendenza sul sito?????
Arrivo in S. Maria ma della tensostruttura enorme descrittami pocanzi al telefono non c'è traccia... altra chiamata e mi dicono: ma devi andare in via Serio..........
mi stanno già girando i maroni!
Cristo, non ho una 500 ma un bestione di 7 metri da gestire, come se fosse facile girarlo di qua e di la!
Ok, parcheggio e salgo a piedi lungo la strada alla ricerca della segreteria....
la famosa tensostruttura che dovevo vedere c'è, certo che c'è ma all'interno delle mura vecchie di una costruzione, tant'è che dalla strada non si vede assolutamente nulla.
Segreteria aperta, pacchi gara non pronti, il famoso capo tecnico non c'è, non sono arrivati....
all'interno del pacco gara alla fin ci sono 6 succhi di brutta in brick e del budino, un pacchetto di cicche e due barrette  ed il capo tecnico ve lo diamo domani mattina.....anzi no... tra un ora.... ma no dai passate dallo stand di....... e vi danno quello che manca.. cioè una bandana.
Ergo 30/35 euro di iscrizione.
Me ne torno al camper, accendo il riscaldamento e mi fa compagnia la tele accesa.
Arrivano altri due camper, meno male cosi non sono sola quaggiù.
La notte passa tra un colpo di tosse e l'altro, non sono messa proprio benissimo ma ormai siamo in ballo e balliamo.
Mi sveglia un messaggio di Lorena che non sa dove andare a parcheggiare perchè non vi sono indicazioni di nessun genere sulla strada e non è facile arrivare qua; la stessa cosa farà Dado poco dopo, anche lui perso per Crema alla ricerca del parcheggio.
Alla fine ci si ritrova tutti davanti ad un caffè, ascoltando le opinioni di quanti ieri hanno provato il percorso e si sono persi!
Cominciamo bene direi!
Partenza ufficiale alle 10.... ma prima dicono che hanno rubato le fettucce durante la notte,,..... e passa mezz'ora.
Poi che un ciclista ha voluto provare il percorso e si è fatto male cadendo.......si pechè si prova un persorso di 58 km prima della gara, cosi... mezz'ora prima....
poi che uno in moto voleva rimettere le fettucce ed è caduto nel fosso...... poi che hanno devastato il percorso corto per cui lo hanno annullato.......
alla fine delle finite siam partiti alle 10 50.
Barbara, iscritta al corto, voleva rinunciare.... e con lei altri escursionisti... beh non è prorpio uguale fare 25 km o farne 60 no????
Pronti via, per qualche km su asfalto; il gruppone si dipana lungo la strada, i veloci davanti gli altri a seguire.....ed ecco la prima deviazione, sinistra su sterrato, e poi boh!
destra o sinistra?
andiamo a sinistra e poco dopo ci avvisano che dovevamo andare dalla parte opposta, si torna indietro e via un altra volta; ad un certo punto, pur avendo dietro un gruppo di escursionisti mi ritrovo a seguire le fettucce ed a girare a destra e ritrovarmi, dopo tre km nel nulla piu assoluto, ne indicazioni, ne cartelli e neppure un addetto al percorso, sono tornata indietro e sulla strada ho chiesto informazioniad un ragazzo della protezione civile che, seraficamente, ha ammesso di non avere la piu pallida idea di dove fosse il percorso da seguire! ma scusa un attimo, fai parte dell'organizzazione o no?
Si, ma mi hanno dato una cartina che non capisco.
Prendo nuovamente la strada e poco dopo un altro addetto mi mada a sinistra e di nuiovo, dopo 5 km, mi trovo nel nulla, tra canali d'acqua e cascine diroccate.
Chiamo Dado al cellulare, risponde che anche loro si sono persi e che hanno ritrovato il percorso poco più avanti.... ma lui mi conosce e sa che vado nel panico... chiama l'organizzazione e poco dopo il mio telefono squilla e mi ritrovo a parlare con il maresciallo del carabinieri di Crema che, preoccupato, mi chiede dove sono e se mi sono persa e se sono caduta!
Ma cristo santo, siamo tutti fuori?
me ne torno sulla strada, ho fatto 30 km finora e non ho la più pallida idea di dove sono. Seguo il provinciale fino ad un paese poco lontano, chiedo delucidazioni ad un gruppo di ciclisti da strada che ridendo mi dicomo: ma stai facendo il Raid??? sempre cosi è stato...
Andiam bene.
Ad un bivio rivedo le fettucce ed una macchina dei carabinieri a cui richiedo indicazioni e cominciano a raccontarni una sequela di nomi di strade... ma scusate un attimo, non so neppure dove sono, se mi parlate di via Duca d'Aosta o di Via San Pincopallo mica so dove diavolo si trovano... seguo un ciclista col numero attaccato al manubrio, perso anche lui e meno male che non ce la nebbia.
Ci ritroviamo in un guazzabuglio di stradine lastricate, seguiamo le indicazioni per Crema e finalmente ritroviamo il percorso ufficiale di gara, Nel frattempo i Km sono diventati 52.
Ristori neanche l'ombra, paesi morti dove non c'è un anima in giro, provinciali attorno al quale non c'è il nulla assoluto, pazzesco.
Seguirò il percorso ufficiale fino alla fine per altri 15 km, arrivo al traguardo distrutta e stanca.
Ma non è nulla in confronto a Lorena che di km ne ha fatti 82, senza acqua  e senza nulla da mangiare, senza assistenza alcuna se non quella di uno "sfortunato" biker come lei.
Sono arrivati quando le premiazioni erano già iniziate, sono stati addirittura escusi dalla classifica perchè sono " arrivati tardi" !
Tardi un paio di palle!
Il regolamento dava 5 ore di tempo per finirla e per tanto fino alle 16 loro sarebbero stati regolari.
Per concludere questa brutta giornata agli Elite hanno dato i sacchetti di cioccolatini e come premio di categoria un pandoro... buono ma me lo compravo da sola, fin li ci arrivo ancora.
Ho saputo di gente che ha girato due ore per poi tornare al traguardo sconsolata; Nicole ha girato con un  gruppo arrivando al traguardo prima degli Elite e nessuno sembrava aver fatto molto caso alla cosa, non all'arrivo loro ma al fatto che la gente continuasse a perdersi.
Grazie alla mia buona stella cado molto poco in mtb ultimamente ma se fossi caduta la nel bosco, tra quei canali, in mezzo al nulla assoluto, magari facendomi male seriamente, come avrei potuto tornate indietro?
Ho aspettato Lorena che nel frattempo si è cambiata, ho salutato alcune persone e me ne sono tornata a casa; potranno rifarlo il Raid ma io di sicuro avrò altro da fare... perferisco un bel giro in giro con Alberto, Dado, Mauro e  Giusy piuttosto che buttare le mie energie, e sono state tante, in questa competizione che mi ha delusa su tutti i fronti.
Posso solo immaginare cosa sarebbe successo se il tempo non fosse stato clemente.

giovedì 8 dicembre 2011

Uscita d'autunno

Fantastica uscita stamane in compagnia di dado ed Alberto.
Ritrovo da Gabri alle 8.30, eravamo una marea di Diavoli Rossi, sembrava la mattina della Gimondi.
Un caffè in compagnia e poi via, per gruppi, i tranquilli come me assieme, i Tornado per lunghe cavalcate ed i long rider per conto loro... ma lo spirito era assieme al gruppo, come sempre.
Freddo ma il sole presto ci ha scaldato anima e corpo e le tre ore passate in sella sono state fantastiche nei colori dell'autunno.

Donne biker a cena alla Locanda della Zia


domenica 20 novembre 2011

Grazie ragazzi!!!

Grazie ragazzi!

Di cuore.
Un grazie enorme per avermi fatta sentire a casa in mezzo a voi, per quel invito inviatomi in mail su Facebook.
Sono queste le cose che mi fanno rimandare di anno con anno la “pensione” ciclistica, l’appendere la bike al chiodo ed il dedicarmi ad altro che spesso dico e che non faccio mai.
Sono arrivata ad Odolo abbastanza presto nonostante fossi in giro dalle sei e mezza del mattino per lavoro, trovare Elisabetta ed altri conoscenti appena entrata nel ristorante, le chiacchiere mentre, piano piano la sala si riempiva di gente e facce conosciute ed il successivo trasferirsi nella zona ristorante e sedermi con loro, raggiunti poco dopo da Carlo Zaglio e Leo Arici.
Le chiacchiere con Andrea Leali sul perché ho scritto i miei libricini sulla mountain bike, la successiva intervista davanti alle telecamere spiegando della nostra scuola di mtb dei Diavoli Rossi…. Ed il tempo è passato tra una portata e l’altra, le chiacchiere e le battute e la frase “cattivella” di Carlo che poi tanto cattiva non è stata ma solo pura verità…..
Ma quando mi hanno chiamato nuovamente sul palco per consegnarmi una targa ricordo con impressa la data del 19 novembre 2011, giorno che non posso dimenticare in quanto compleanno della mia Elsa, con la motivazione che sono un atleta alternativa…….
Beh non posso che ringraziare tutti.
Non avete neppure lontanamente idea di dove è schizzato il battito del cuore….
E quando poi il presidente della squadra mi ha chiesto di spiegare “la mtb… con parole mie”…..
Beh non sono riuscita a dire tutto se non la parola libertà….
Libertà… tanto scontata come parola ma per nulla scontata nella vita di tutti noi e di tutti i giorni.
Provate ad analizzare una giornata intera, dalla sveglia del mattino all’attimo in cui spegnete la luce per andare a dormire la sera e vi renderete conto di non essere liberi per niente.
Il suono della sveglia e dovete alzarvi dal letto, magari stanchi per le fatiche della giornata precedente o perché mille pensieri non vi hanno lasciato dormire.
La libertà di restare nel letto al caldo non vi spetta, dovete alzarvi e da li inizia una lunga e frenetica giornata tra lavoro, correre a portare i figli all’asilo od a scuola, la spesa, il cartellino da timbrare, il capo che urla, il sollecito della banca, la bolletta che scade, il mutuo da pagare…. O semplicemente la cena da organizzare, la riunione di lavoro o di qualche associazione di cui fai parte oppure il corso che frequenti per migliorarti……
E tutto questo è TEMPO che scorre tra le tue dita come la sabbia di una spiaggia assolata, non riesci a fermarla come se fosse una clessidra che, inesorabilmente porta in tempo con se, facendo cadere la sabbia nella parte sottostante di se stessa.
Ed allora ti rendi conto che non sei libero di gestire i tuo tempo come vorresti ma sottostai al dovere prima di tutto, perché cosi è dettato da sempre…..
Ma io ho deciso di prendermelo quel tempo e di gestirlo da sola.
Avrò forse meno soldi in tasca ma si impara a gestire un budget più piccolo; non uscirò a cena tutte le sere ma un piatto di pasta con gli amici veri è più buono se sei in buona compagnia anche seduto attorno al tavolo della cucina ed in piatti di carta; potrò avere il piacere si svegliarmi con i raggi del sole anziché il suono sgraziato di una sveglia elettronica ed andrò a dormire quando davvero sarò stanca.
Ma tutto questo solo per dare un senso alla parola libertà…..
Che per me è lasciare l’orologio a casa, mettere 5€ nello zaino assieme ad un panino con la mortadella ed una banana, saltare in sella a Valchiria alle sette del mattino di una giornata di primavera e seguire il naso oppure il vento, seguendo sentieri e strade sterrate che portano dappertutto e non saper neppure dove sono.
Riempire la borraccia alla fontanella di una chiesa o in una piazzetta, fermarsi a guardare un ruscello che scorre magari con i piedi a mollo nell’acqua fresca e guardare le farfalle.
Oppure ancora fermarmi a rubare l’uva in un campo sedendomi su di una pietra e far cadere due chicchi per le formiche.
Tornare solo a sera inoltrata col giubbino catarifrangente giallo che fa scappar da ridere ma che sembra attirare le zanzare a nugoli, stanca, con 100 e passa chilometri nelle gambe, venti fotografie della macchina digitale ed un sorriso che va da un orecchio all’altro.
O decidere di fare una gara e fermarsi a lasciar passare tutti cosi non rompo le scatole, prendermela comoda e magari fermarmi a raccogliere le fragole selvatiche mentre gli addetti al percorso mi guardano straniti…
Questa è la mia mtb.
Questa sono io.
Alternativa certamente.
Unica?
Forse
Sicuramente sincera e sinceramente innamorata delle ruote grasse.
Ora, oltre a tutte le parole che stanno sopra posso solo scrivere grazie.
Grazie ai ragazzi della mia squadra che sopportano la vecchia leonessa anche quando ruggisce e che mi hanno dato un premio alla cena per la mia passione e il legame che ho con il gruppo.
Grazie alle ragazze della mia squadra che sopportano questo vecchio “capitano” che le rincorre a far foto.
Grazie a quanti mi fanno un sorriso in gara o lungo i sentieri perché é e sarà sempre il mio premio più bello.
Grazie ai ragazzi del Gatto Giallo per l’invito e per avermi fatto sentire una di loro.

domenica 6 novembre 2011

1° Cross di Cortefranca.....le tracce del GLiso!


Credo che non ci sia sentiero della nostra Franciacorta che non abbia le tue impronte, vero Alberto?
Dopo la Vignalonga, la Rampicando, il Cross delle Torbiere, la Iseo Culmi te ne sei inventata un'altra, il Cross di Cortefranca appunto.
Conoscendoti so che il tuo cervello starà già tirando le somme di questa giornata e progettando un'altra storia, un'altra gara, un altro tracciato, lasciando le tue impronte in giro per il territorio come a rimarcarne l’appartenenza ed il possesso.
Se tu fossi vissuto in tempi antichi ti avrei visto bene come un condottiero sempre alla ricerca di nuove terre da conquistare, un luogo nuovo dove piantare lo stendardo della tua casata certo che, chiunque giunga dopo nel tempo, riconosca il tuo passaggio, esattamente quello che sta succedendo ora.
Credo che ogni biker della provincia conosca i tuoi sentieri, i percorsi delle tue gare, gli stessi sentieri e gare che sono diventati parte di quei biker e di me che, come molti altri, segue le tue tracce facendole proprie.
Sono arrivata a casa stanotte dopo alcuni giorni a San Marino, avevo promesso di essere presente a dare una mano ed alle sette ero li in giro, bici in macchina, a preparare pacchi gara e numeri da distribuire; ho fatto il regolare controllo tessera decisa a non partecipare se fosse servito un aiuto ma Grazia mi ha chiaramente detto che la gara l’avrei fatta e cosi è stato.
Alle nove e venti ho tolto Valchiria dal baule, ho montato la ruota davanti e ho fatto 5 minuti di pedalata giusto per partire con le gambe in movimento, ho raggiunto i ragazzi della mia squadra ( e vederne otto con la mia stessa divisa mi ha fatto star bene) e pronti via che si parte per il giro di lancio tra le pozzanghere ed il fango fino alla salita del Santa Giulia e via per la ciclabile e la salita subito dopo.
All’inizio pensavo di fare un giro solo ma arrivata all’arrivo non ci ho più pensato ed ho pedalato lungo quei sentieri ancora una volta cercando di stare in parte e di lasciar passare che aveva fretta e godendomi la pedalata ( perché per me lo è stata) lungo quelle strade bianche, le pozzanghere ed il fango, sorridendo a chi mi faceva il tifo e ridendo alle battute della gente che vedendomi in affanno mi incitava a non mollare! Io non mollo, boia chi molla diceva quello la ed io non mollo neanche morta.
Se quando arrivo non c ‘è più nessuno pazienza ma arrivo di sicuro.
Il tempo non è stato clemente negli ultimi giorni ed il terreno è pesante, in alcuni tratti decisamente poco scorrevole e scendo spingendo la bici ma non mi fermo e riparto sempre.
Lascio strada a quelli che corrono per vincere, io pedalo per guardare il panorama, fare lo zig zag tra le pozzanghere e sorridere anche alle gocce di pioggia che ogni tanto decidono di farsi sentire sulla pelle del viso.
Vedere Baldassarre lungo il percorso senza bici mi sembra cosi strano e lo è ancora di più quando vedo Fabio Pasquali a pochi metri dall’arrivo, in jeans e giubbotto, a fare da “ scorta tecnica” a Pasquali senior…Fabio senza bici è come un estate senza sole o un inverno senza neve, stona nell’ambiente circostante.
Il bello è che fa il tifo anche a me.
Quando passo sotto lo striscione dell’arrivo alzando il braccio come se avessi vinto facendo ridere il giudice del Csi ed Alberto in veste di fotografo, sto cosi bene nonostante senta sotto i denti il fango che cerco di sputare e sciacquare con l’acqua della borraccia.
Alcuni amici che non vedo da tempo sono fermi ad applaudire chi taglia il traguardo ed il rivedere Pierangelo dopo anni, con qualche capello grigio, mi fa capire che il tempo è passato inesorabilmente per tutti e che se mi sento vecchia qualche volta credo che la stessa sensazione la sentano anche gli altri, senza esclusione alcuna.
Sono ricoperta di fango ma la battuta del giudice è che ho il numero pulito e che devo aver evitato tutte le pozzanghere per non sporcarmi… a me sembra che sia bello sporco con grumi di roba appiccicata addosso che dovrò lavare prima di riconsegnare alla Tagracer.
Torno alla macchina, tolgo il casco e smonto la bike, la doccia la farò a casa, tanto ci metto due minuti ad arrivare fino a Cremignane; guardo il telefono che avevo lasciato nello zaino e trovo un sms di Zambo che, laconicamente, avvisa di aver bucato a metà del primo giro e di essersi ritirato.
Mi dispiace, sembra che la sfiga si sia appiccicata a lui in quest’ultimo periodo dell’anno, spero vivamente che passi; gli altri componenti della squadra sono tutti regolarmente arrivati, Giusy terza, io quarta, Michele Quaranta nono, Zanotti e gli altri ok……ed un benvenuto a Massussi alla sua prima gara con la nostra maglia!
Un diavolo Rosso in più a lasciar traccia di se.
La doccia a casa è veloce, un cambio d’abito ed eccomi nuovamente al parterre di gara alle premiazioni ed al ristoro.
Due chiacchiere con Fabio che mi confessa di aver sofferto a stare a bordo campo perché non è il correre per vincere che gli manca ma l’atmosfera, quell’aria che si respira che piace tanto pure a me, quell’essere parte di un qualcosa di unico ogni volta, di un pezzetto di mondo speciale che sa di sudore, fango, fatica ma anche tantissima stima per l’amico/avversario, il rispetto degli altri sempre e comunque.
Torno a casa con un pacco dono come premio consegnatomi dal sindaco ma prima di andar via ho guardato in faccia per un attimo Alberto.
Il Gliso che conoscono tutti, l’Algebra che conoscono alcuni e l’Alberto che conoscono in pochissimi oggi era qua con noi, per noi, per farci divertire nonostante il fango e la pioggia.
Ha creato un nuovo percorso che molti di noi rifaranno in allenamento o semplicemente per fare in giro in bike e lo ha fatto seguendo una passione che lo ha rapito anni fa e che non lo lascerà mai più.
Ma in quegli occhi oggi ho visto anche la preoccupazione di una parte di lui solitamente nascosta, quella di padre; mi ha fatto immensamente piacere constatare che il tam tam mediatico con sms e post su Facebook ha funzionato visto le tante persone che si sono presentate alla verifica tessere offrendo aiuto per la gara ed ancora di più mi ha fatto piacere sentire che suo figlio sta meglio.
Per una volta ho visto Alberto nudo, con la spada e lo scudo abbassati come se non sapesse come difendersi da un attacco esterno e lo posso capire, ogni genitore può sentire lo stesso dolore nell’impossibilità di fare qualche cosa per il proprio figlio ma credo anche che Attilio abbia la sua stessa forza, la sua stessa testardaggine e ne uscirà bene ed a testa alta, alla Gliso insomma.

Grazie Alberto.

mercoledì 2 novembre 2011

18° Trofeo Cantine Virgili-Mantova



Ultime gare di stagione, ultime pedalate per la pianura Lombarda e non mi importa se devo fare un ora di strada per arrivare a Mantova città, parto alle 6 del mattino e seguo la tangenziale.
La gara di domenica sul Po mi ha stancata ma non mi va di stare a casa sul divano, dopo due ore sarei idrofoba per cui, stanca o no, me ne vado a fare questa garetta passando il 1 di novembre in sella e non a portar fiori ai morti come fanno tutti oggi, come se fosse obbligatorio ricordare le persone trapassate solamente in questa giornata ed andare al cimitero tutti tirati a bigolo con le face di circostanza mentre negli altri giorno dell’anno non si ricorda ne pensa a nessuno…lo trovo ipocrita, fermo restando che ognuno fa quello che gli pare ma nulla può impedirmi di dire ciò che penso.
Arrivo alle sette e 40 alla cantina Virgili, sede e partenza di questa gara che si snoda lungo le campagne mantovane a ridosso della città, parcheggio il bestione in modo da non dar fastidio a nessuno e vado al bancone delle iscrizioni, ritiro il numero e ritorno al caldo.
La nebbia è fastidiosamente umida, il freddo mi entra nelle ossa e sembra che neppure la giacca pesante riesca a tenermi calda; mi cambio con calma sebbene la gara parta alle 9, preparo la bicicletta e via a scaldarmi un poco pedalando qua attorno.
Le facce sono quelle di sempre, le ragazze poche ma i sorrisi sono quelli che ricordo, quelli che esprimono la gioia di poter essere qua, nonostante il freddo e la nebbia.
Dai che si parte.
Alle nove in punto ci chiamano in griglia e si parte a scaglioni per categoria e noi donne siamo le ultime a partire.
Un breve tratto di strada sterrata e poi quello strano tratto che tanto mi ricorda un percorso di Four cross, le gobbe di terra a farti saltare al di la di loro stesse per averne un'altra subito dopo.. e cosi per alcuni tratti….sembra l’ottovolante!
Subito dopo la terra compatta è segnata dal passaggio dei primi e quella curva a destra sembra addirittura in parabolica se segui le scie degli altri ma se non vuoi seguirle e ne esci ti trovi nella terra morbida e sprofondi.. che strana partenza.
Poco dopo il sentierino tra le piante, la salita verso la strada asfaltata, un altro sentiero da fare a tutta perché in salita altrimenti ti pianti e via lungo le strade sterrate e bianche, i campi ed i sentieri al loro lato.
È un percorso molto veloce, sei chilometri a giro per quattro giri ma ecco che se non combino un qualche casino non sarei Ironkate no?
La nebbia e la mancanza delle lenti da vista mi fanno perdere l’orientamento e ad un certo punto mi ritrovo a pedalare contromano rispetto agli altri e devo dire che resto sconcertata non poco da sta cosa ed i ragazzi che incrocio ancora più di me. Mi fermo, giro la bici e li seguo per rendermi conto che da li ero gia passata prima. Va beh avrò fatto 500 metri in più, cambia nulla.
Il secondo giro va meglio, la nebbia si è levata un poco ed io sono un po’ più convinta di fare la ciclista, il bello è che trovo sempre qualcuno che mi chiama per nome e mi dice : daiiiiiiiii
Un giro dopo l’altro e la gara finisce e seppure in pianura, con poche asperità o difficoltà, mi è piaciuta forse appunto per la sua semplicità che a fine stagione, con quasi 40 gare nelle gambe, va bene e non ti stanca da matti.
E poi devo fare i conti con la schiena che, se pedalo non fa male ma nel momento stesso in cui scendo mi fa vedere le stelle….vedrò di risolvere anche sta cosa, con calma e senza fretta… magari un due o tre mesi alle Barbados….
Eh magari.
Doccia caldissima sulla mia casetta su ruote, un cambio veloce per tornare al ristoro e rendere il numero, ritiro la tessera e mi avvicino al ristoro, ho deciso di fermarmi poco e tornare presto a casa oggi.
Voglio salutare le ragazze che credo non vedrò durante la stagione invernale ma Sonia mi ferma e dice: guarda che premiano le prime cinque a differenza di quanto dice il volantino ed essendo quinta mi fermo.
Un cestone enorme che fatico a portare al camper, mi dovrò fermate due volte per la pesantezza.
Poco alla volta il parcheggio si svuota, spengo il gas, chiudo tutto facendo tutte quelle manovre che vengono richieste prima della partenza, accendo un cd che mi terrà compagnia fino a casa, innesto la prima e via verso Brescia ed il mio lago.
La stanchezza di questa lunga stagione si fa sentire ma è come dover lasciare andare un amante per la sua strada, non vuoi oppure non puoi per paura di restare senza stimoli; hai sempre l’impressione che la passione che metti in questo sport possa spegnersi all’improvviso come una fiammella di candela e che non si riaccenda più la prossima primavera…..
Ho sentito tanti ragazzi alla premiazione dire: questa era l’ultima di stagione…..
Ma sono sicura che, domenica prossima vedrò parecchie di quelle facce al Cross di Corte Franca nonostante la lunga stagione, il freddo e la probabile pioggia che danno i meteorologi perché la passione è grande e se è vera non si spegne mai.

domenica 30 ottobre 2011

Rally dell'Oglio



15° edizione, decisamente longeva come manifestazione sportiva.
Ne ho fatte tre o quattro delle precedenti edizioni e lo scorso anno, sebbene iscritta, mi girai dall’altra parte nel letto sentendo la pioggia battente che cadeva al mattino.
Stavolta no, ho deciso che lo faccio il Rally, bello o brutto che sia, ho voglia di pedalare… e cosi pensando mando l’iscrizione una settimana prima pagando 15 Euro anziché 10 perché come al solito capisco fischi per fiaschi.
Ma se facessi la brava qualche volta però…
Giovedì sera cena in agriturismo con i vecchi compagni di corso, cena a cui non rinuncerei per nulla al mondo e che si ripete a cadenza semestrale dal 2000…….e fin qua nulla da eccepire, era giovedì… però se poi replico il sabato sera a casa di un amico biker in Croce di Marone con altri 14 pedalatori mezzo fulminati come me, pasta al tartufo, tagliata ai ferri, salamine e spiedini e dolci di ogni genere ( quest’ultima parte è colpa mia che ho fatto 5 torte una diversa dall’altra), poi non puoi pensare la domenica mattina alle 5 e mezza di essere sveglia e pimpante nonostante l’ora dormita in più!
Nel sentire la sveglia mi è venuto male!
O mamma è già ora di alzarsi dal letto, ho la testa che gira per il mondo da sola, il the nella tazza di brontolo sembra farmi venire il mal di mare per cui non faccio colazione, butto la sacca sul camper e quasi dimentico la bike, mi infilo le scarpe da ginnastica, imposto il navigatore perché stamattina non sarei in grado di arrivare da nessuna parte e via, verso la bassa e Casalmorano, Cremona.
52 km passano veloci, la radio accesa col volume a tutta per stare sveglia, il pensiero che Lorena è già la ad aspettarmi con le mille cose da raccontare come sempre…insomma in poco più di 50 minuti sono li a cercare un parcheggio per il mio bestione senza dar fastidio a nessuno.
Al controllo tessere mi avvisano che ho pagato di più per cui non devo dare la cauzione per il chip, ho il mio numero in mano e cerco Lory che arriva puntuale con un amico da presentarmi.
La gara parte alle nove e mezza, il tempo scorre veloce per cui meglio non perdere tempo ed andare ad infilare scarpette e casco, tolgo Valchiria dal gavone e me ne vado a gironzolare in giro per scaldarmi un poco.
La nebbia rende tutto strano, soffice… si insomma hai quella sensazione di ovattato che sembra voler cancellare rumori e suoni, perfino i copertoni sulla ghiaia paiono avere un suono diverso.
Mentre me ne torno verso la zona di partenza un signore elegante mi chiama: “Signora dell’Iseo……”. Beh posso essere solo io quella che cercano no? Son qua da sola stavolta.
Mi fermo e chiedo che succede; è un giudice di gara, presente la volta scorsa a Bagnolo Cremasco e gentilissimo, chiede come sta la collega caduta la settimana scorsa, Silvana.
Sta bene grazie, si è ripresa, la botta al ginocchio è migliorata e credo che stamattina sia uscita in bike con degli amici.
È quasi ora di partire.
Noi faremo un giro di lancio di 6 chilometri poi ci immetteremo nel circuito vero e proprio di altri 26 con un totale di 32 km finali ( a me ne risulteranno quasi 4 in più all’arrivo ma tant’è..).
Partiamo al contrario degli altri e per un paio di minuti c’è stato un po’ di caos con bici girare a destra ed a sinistra senza saper bene da che parte girare, alla fine comunque tutto ok, un gruppo parte verso destra ed un altro verso sinistra; ci immettiamo su di un campo di pannocchie tagliate, robe da matti! Un saltellare a destra e sinistra e non andare avanti neppure a spingere e se uscivi dal tracciato delle bici davanti a te sprofondavi nel fango appiccicaticcio, quello che sembra mastice e non ti molla più.
Ciclabile poco dopo e via per strade bianche e sentieri.
L’ho presa con calma oggi, un po’ la nausea per i bagordi della sera prima, un po’ per il fastidioso mal di schiena che mi tormenta da tempo, la tattica di gara è pedalare senza tirare troppo e quel che viene viene.
Ricordo sempre i particolari di ogni percorso e di questo non dimentico di certo il lungo single track nel bosco e neppure quello lungo il fiume, una specie di Urcis lunga quasi il doppio!!
Bello, anche se un po’ “morbido” per il fango formatosi a seguito della nebbia che rende tutto umido e scivoloso.
Una pedalata dietro l’altra mi avvicino alla fine della gara e solo negli ultimi chilometri Fabio bionic man mi doppierà.
Supero alcuni concorrenti, giusto per convincermi che nonostante tutto la gara l’ho fatta bene e non sono arrivata ultima e via verso il traguardo dove mi aspetta una tazza di the bollente.
Quando arrivo è sempre la stessa cosa che penso… ecco, ce l’hai fatta Kate.
La vecchia leonessa ruggisce ancora qualche volta anche se azzoppata dal mal di schiena o dalla nausea per la serata pre-gara.
Il ristoro, le chiacchiere con Lory, il piacere di rivedere Elena Zappa sui campi di gara e sul podio, due parole con la vincitrice, Lorena Zocca, il saluto delle altre ragazze e le chiacchiere con i “ragazzi” bergamaschi dai baffi grigi della Lakota Bike, quello che ai profani di questo mondo sembra magari solo un caos più o meno calmo è il sale della mia attuale vita.
A volte mi dimentico i nomi delle persone che incontro e che mi chiamano e sono in imbarazzo non sapendo come rivolgermi loro ma un sorriso lo faccio volentieri e non è mai forzato, anzi fa stare bene anche me.
Me ne torno al camper dopo aver applaudito le ragazze a premio, le prime dieci, ed il mio 11esimo posto non è altro che un piazzamento ma va bene cosi perché il mio premio l’ho già avuto, l’essere qua, ancora e comunque.
Tornando a casa lungo la tangenziale, guidando con calma, penso che martedì mattina mi alzerò presto e magari una puntatina a Mantova la faccio, c’è l’ultima gara del Trofeo Assindustria di Matteo….
Quasi quasi un giro vado a farlo.

lunedì 24 ottobre 2011

Lago Gerundo


Non esiste da secoli per cui non mettetevi a cercarlo su Google che tanto non lo trovate!
È stato prosciugato dai Romani ed al suo posto ci sono campagne coltivate a granoturco e mais, quei bei campi che quando ci passi in mtb ti fanno tribolare di brutto saltellando di qua e di la come in un frullatore gigantesco.
Stavolta non sono sola in giro ma in compagnia di Giusy, Silvana ed Ezio.
Tre diavole rosse ed un friulano in trasferta alla conquista delle campagne cremonesi o questa era l’intenzione iniziale.
Accordateci da giorni, alle sei e mezza si parte da casa mia, Giusy ed io in camper e gli altri in macchina con destinazione bassa Lombardia e Bagnolo Cremasco; ci si iscrive li dalle sette e mezza in poi per cui nessun problema se si arriva un poco tardi.
La strada è silenziosa e buia, campagna scura e nebbiosa, un freddo pungente che ci fa chiudere le giacche anche durante il viaggio finché non si scalda l’ambiente e, chiacchierando del più e del meno, arriviamo a Bagnolo, parcheggio il bestione e si va alle iscrizioni.
205 malati di due ruote sono qua, nonostante il freddo e nonostante si scriva sulle riviste specializzate che la stagione delle ruote grasse sia finita, ma a noi non importa, si pedala eccome, freddo o non freddo, fango o asciutto, e lo si fa con la forza e la passione di sempre.
Ci danno anche un pacco gara non previsto, piccole cose che fanno piacere, un caffé caldo e due chiacchiere ed è quasi ora di cominciare a pedalare.
Il camper è comodo perché ci si cambia al caldo ed in un attimo eccoci trasformate da “ragazze” in biker con casco scarpette e guanti, guerriere per gioco e per qualche ora.
Una mezz’ora a pedalare attorno per vedere com’è la strada, 5 o 6 giri attorno al campo sportivo su quella che dovrebbe essere la pista di atletica ed è ora di schierarsi in griglia, divisi per categorie; oggi sono in veste di “capitana” della squadra femminile, non mi hanno risparmiato ne battute ne prese per i fondelli ma siamo tra amici ed il bello è proprio questo.
Silvana ha un attimo di strizza pre-gara ma la capisco, l’ho sempre avuta anche io per cui capisco benissimo come si sente; basta andare piano, non si deve dimostrare nulla a nessuno, segui il tuo ritmo ed arrivi, sempre.
Via che si parte.
Asfalto per un chilometro circa e poi campi, strade bianche e sentieri, scorrevole e veloce, compatto e gelato in alcuni tratti il terreno favorisce lo scorrere delle ruote; solo alcuni punti sono insidiosi, la discesa su di un argine con risalita appena dopo ed un pezzo di campo con delle buche da ribaltamento.
Il primo giro vola, Silvana davanti a me e Giusy già alla rincorsa delle prime, pedalo tranquilla sapendo e sentendo che stò andando bene, che le gambe girano e che la schiena non da fastidio.
Passo il traguardo ed inizio il secondo giro.
Sempre seguendo il ritmo del mio respiro mi accorgo che ho recuperato terreno, che il tempo mi sorride e sono contenta perché tutto sta andando per il verso giusto ma…..
C’è sempre un ma.
Strada bianca, ghiaia su di cui è meglio non frenare, curva secca a destra in un campo e mi trovo davanti Silvana, caduta malamente, con i soccorritori accanto…piange dal dolore e si stringe un ginocchio.
Mi fermo.
La gara non è più importante ora ma lei si.
È un amica, una compagna di squadra ed ha bisogno di aiuto.
Aspetterò con lei l’arrivo dell’ambulanza e solo allora riprenderò la mia corsa, nonostante abbia insistito perché partissi prima mi è parso giusto cosi.
Ormai la gara è andata ma nonostante tutto pedalo fino al traguardo sentendo in lontananza la moto scopa ma arrivo comunque e scopro di essere in classifica ad un giro dalle ragazze ed ottava di categoria.
Non è che sia cosi importante ma va bene cosi.
Giusy felicissima di essere 4° e meritatamente per di più ha un sorriso radioso e decisamente contagioso.
Recuperiamo la bici di Silvana che nel frattempo è stata portata all’ospedale di Crema per accertamenti ed Ezio la mette in macchina mentre io mi occupo di recuperare la sua tessera federale consegnata agli organizzatori dai giudici di gara.
Ezio parte di corsa verso l’ospedale con l’accordo che ci si sente poco più avanti per ragguagli e noi due diavole superstiti ci avviamo al ristoro dopo aver fatto la doccia.
Amici con cui chiacchierare del più e del meno, amici che non vedevo da tempo perché pedalano in circuiti diversi che chiedono cosa è successo alla componente del trio mancante…il tempo scorre veloce e ci chiamano per le premiazioni.
Entrambe portiamo a casa due scatoloni di formaggi assortiti offerti dallo sponsor della gara e sulla strada del ritorno saranno parecchi i compagni di squadra che ci chiameranno per sapere com’è andata la gara e la giornata.
Mi dispiace per il fatto che una di noi si sia ferita ma fa parte del gioco, della passione che ci portiamo dentro.
Quando arrivo a cara trovo la mia dolcissima ragazzina con gli occhi pieni di lacrime: ha visto morire in diretta uno dei suoi campioni, il suo idolo, il pazzo Sic dalla capigliatura impazzita ma dal sorriso disarmate e la domanda che mi ha fatto mi ha lasciata senza parole:
“perché si può morire a 24 anni per una passione mamma?
Perché si deve morire facendo qualche cosa in cui si crede ciecamente e che si ama alla follia?”

NON SO COSA RISPONDERE PICCOLA.
So solo che, a volte, si segue quella passione senza pensare perché ti prende il cuore e stringe, non facendoti vedere quale sia il limite da non superare e la fatalità purtroppo è li, dietro l’angolo, pronta a prendere quello che non si vorrebbe lasciar portar via ma non possiamo farci nulla.
Capisco che a 16 anni tutto questo possa sembrare assurdo e che solo da adulti si capisce che contro il destino non puoi combattere.
La mia giornata finisce cosi, cercando di consolare il mio piccolo angelo, la persona più importante del mondo per me e per oggi la mia Valchiria se ne starà in garage da sola perché Elsa è più importante.
Ci saranno altre giornate in sella, tra il fango, belle storie da raccontare, ma ora posso solo chiudere gli occhi e pensare a quella mamma, una donna che ha perso il suo piccolo, cercando di mandarle un pensiero, di esserle accanto nel suo dolore, tanto immenso da spaccare un cuore.
Il resto non conta nulla.