Ciò che io sono.....per te....ed il mio ruggito lo sentirai dentro di te.

Ciò che io sono.....per te....ed il mio ruggito lo sentirai dentro di te.
Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!

venerdì 16 marzo 2012

Fosbike 2012...


Il fosso non c’è più!
Cavolo non c’è più.
E dire che i primi anni era cosi caotico il passaggio poco dopo la partenza, venti metri e giù dalla bici, salto del fosso e via di nuovo lungo la strada fino all’inizio dello sterrato….
Va beh pazienza, il fosso non c’è più ma ce ne sono tanti altri da passare in gara, alcuni su e giù dagli argini, altri su dei ponticelli creati per l ‘occasione con assi di legno e poi i passaggi creati nei campi tra un canale di irrigazione e l’altro con dei grossi tubi che fan si che non si debbano fare tre chilometri per passare dalla parte opposta.
Insomma ce né per tutti i gusti qua a Carpi.
Non ricordo nemmeno più la prima volta che venni quaggiù in compagnia di Dado, era ancora il Trittico del Po se non ricordo male e questa è la 21 esima edizione per cui ne è passata davvero tanta di acqua sotto i ponti e di chilometri sotto le mie ruote.
Sono arrivata alle due del pomeriggio di sabato, parcheggiato al solito posto tra le villette in un parcheggio defilato rispetto alla strada, ormai i residenti riconoscono il camper e mi salutano quando mi vedono scendere; a volte è capitato che altri concorrenti parcheggiassero qua accanto ma di solito preferiscono sostare quei 600 metri più in la, attaccati alla partenza ed al centro sportivo dove avviene sia la consegna tessere che le premiazioni ma fanno sempre festa li il sabato sera e preferisco poter dormire un po’ e godermi la tranquillità.
Decido di fare un giro, mi vesto e son pronta a partire. Appena scendo dal camper un signore, residente nella via stessa mi chiede “ e allora signora, siamo pronti per domani”???.
Rispondo con un sorriso mentre lui continua a trapiantar rose nel vialetto di casa sua… il bello è anche questo, far parte del luogo anche se non lo sei, accettata dalla gente che ormai ti considera parte del baraccone colorato organizzato ogni anno dai ragazzi della Saltafossi, un circo che dura un giorno soltanto ma che attira ogni volta 500 o 600 persone sulle loro bike colorate e, di seguito, altrettante tra famigliari ed accompagnatori.
Faccio praticamente sei pedalate e suona il cellulare, Alberto Francescon che mi chiede dove sono e perché non vado a ritirare il pacco gara per cui deviazione, due chiacchiere con i ragazzi, ritiro numero e pacco regalo e torno al camper per depositare il tutto e riparto…
Seguo le indicazioni per un po’ e poi, come spesso mi capita ultimamente, mi perdo lungo il percorso! Non è possibile cavolo ma la mia testa registra una cosa ma mi manda da un'altra e cosi torno sui miei passi, riprendo dalla prima indicazione utile e seguo finalmente la strada giusta ed arrivo al primo ponte sul fosso, quello che anni fa, in una domenica con tanto ma proprio tanto fango, mi aveva regalato un tuffo nel canale fuori stagione con Dado che si sbellicava dalle risate. Lo faccio o no????
E lo faccio si, ed in sella anche, dimenticando per un attimo la paura di quei passaggi tecnici che spesso mi hanno messo in crisi.
A furia di farli anche una polenta come me impara o no????
Pedalata dopo pedalata mi ritrovo all’arrivo ed è guardando il contachilometri che penso ci sia qualche cosa che non va… dichiarati ufficialmente 54 km in totale ma se il giro ne misura 31 ed i giri da fare sono due… la somma non mi torna.

Va beh ci penserò domattina.
Torno alla mia casetta su ruote, doccia calda, accendo la tele e mi preparo la cena; quando sono in giro cosi, in solitaria, il che succede molto spesso ultimamente, non ho voglia di uscire e girare la sera, forse perché non conosco ne il posto bene le la gente qua attorno e, sinceramente, da sola non sto poi cosi male, ho sempre un buon libro, un paio di cd da ascoltare oppure cerco tra i tanti canali del televisore se uno spettacolo mi attira più di un altro.
La sera passa cosi, velocemente e presto mi ritrovo con la testa che ciondola sulle pagine del libro che sto leggendo, mi appassiona ma sono stanca e decido che è meglio dormire.
Fisso la sveglia e poco dopo spengo le luci e le braccia di Morfeo mi portano nel suo mondo.
E deve avermi amato alla follia Morfeo per non lasciarmi svegliare, non ho sentito la sveglia e neppure l’andirivieni delle macchine al mattino.
Alle 8.30 sono ancora in pigiama, mi rendo conto che la gara parte tra un ora, ho ancora tutto da preparare e mi scordo della colazione, forse l’unica cosa importante che proprio non avrei dovuto scordare.
Alle 9.20 entro in griglia praticamente di corsa e meno male che un amico mi ha chiamata al telefono chiedendomi dove fossi finita ed un attimo dopo la gara parte e si inizia a pedalare.
Sono un diesel per cui la velocità all’inizio non arriva e lascio sfilare tutti senza fretta, il tempo non è un problema….
Il primo giro ok, buon ritmo, pedalata tranquilla ma costante, passaggi che conosco e paesaggio da guardare, qualche saluto a chi mi chiama per nome e via lungo le stradine ed i campi, raggiunta ad un certo punto da un ciclista senza casco, pantaloni lunghi tenuti alle caviglie con dello scotch arancione e con una mtb con le sacche attaccate dietro!!! E pedalava ad una velocità spaventosa.
Angelo si chiama e mi tirerà fino alla fine del primo giro, facendo si che gli stessi a ruota, dandomi le dritte per alcuni passaggi ed una mano “mentale” quando capiva che non ce la facevo più….
Si perché se non mangi sei come una macchina senza benzina, ad un certo punto vai in riserva e puf…….passo il traguardo e riparto, sperando che la strana sensazione di vuoto nelle gambe passasse…..
Il secondo giro è leggermente diverso per cu ho sperato che fosse più corto ma mi sbagliavo e me ne sono accorta al 45 esimo chilometro, quando ho pensato” e dai Kathy che ne mancano solo 7 o 8..”.
Al 55 esimo quasi urlo che non ce la facevo più ma avevo un altro angelo su ruote a seguirmi, perché il primo aveva dovuto andare a casa… il ragazzo Scopa!!!! Eh si, chissà perché faccio sempre amicizia con loro io…. Polenta!
Va beh comunque sono arrivata, passato il traguardo con segnati 59 km 560 metri, seduta per terra con un'altra ragazza appena arrivata, e siam state li a consolarci a vicenda per un momento ma più che altro me ne stavo li perché alzarmi era un vero problema.
Arrivare al camper è stato come un gran premio della montagna, fare la doccia l’attraversata del lago a nuoto, vestirmi una mezza maratona ed arrivare al pasta party un avventura nella jungla.
Ero talmente stanca che non sono neppure riuscita a mangiare, ho bevuto succhi, coca cola, caffè… qualunque cosa contenesse caffeina e zucchero e mi potesse tirare su….
Ed il viaggio verso casa è stato altrettanto faticoso.
Di solito non ho problemi a guidare il mio bestione ma stanca com’ero, e con il vento teso sull’autostrada tenerlo in carreggiata è stata dura e mi sono fermata tre volte lungo la strada del ritorno per riposare un attimo riuscendo perfino a litigare con un pinguino scemo che aveva parcheggiato nello spazio scarico camper andando a bersi un caffè fregandosene altamente se altri dovevano scaricare le acqua grigie! Ed ha scaricato chimico ed acqua grigie dappertutto meno che nello scarico sto deficiente!
Secondo me dovrebbero fare un esame ad alcuni camperisti per vedere se sono in grado mentalmente di gestire un veicolo del genere nel rispetto delle norme, senza far cretinate che poi ricadono sulla testa anche di quelle persone che le regole le conoscono e le rispettano.
Mamma che nervus!!!!!
Deve solo ringraziare che ero ko altrimenti lo mettevo al tappeto sto cretino patentato.. e sto pensando di pubblicare la targa di quel mezzo… quasi quasi…..
Comunque a casa scarico, lavaggio, ri-doccia, riposo…….alle 20 ero a nanna……..ma già penso alla mia gara di domenica prossima, la Mia Aironbike…..
Sculazzo arrivo!

martedì 6 marzo 2012

4° Xbionic - Asola






Eccola di nuovo, quarta edizione e quarta partecipazione per me.
 Sono tantissime le gare a cui ho partecipato e sono molte quelle che seguo dalla prima edizione e la Xbionic è una di queste. Sebbene sia una gara di pianura ( il che non guasta visto la mia scarsa preparazione) diventa dura semplicemente per il fatto che devi pedalare e pedalare e pedalare, senza un attimo di tregua e l’erba diventa pesante se vuoi tenere una buona media.
 Comunque sia, eccomi di nuovo a preparare sacca e scarpette, casco e Valchiria, mettere tutto sul camper ed aspettare Giusy che oggi viaggia con me. In ritardo…….eh!!!!!
Avevamo accordato di partire alle sei e mezza del mattino ma alle sette meno dieci non è ancora arrivata ed io odio essere in ritardo, sarà che ho l’orologio svizzero incorporato nel DNA, sarà una questione di abitudine ma non mi piace aspettare; comunque alla fine arriva e si parte, due chiacchiere lungo la strada accompagnate da un po’ di musica ed alle otto circa siamo ad Asola ma ovviamente, essendo tardi, i parcheggi vicini al tendone sono occupati e ci dirottano verso il grande parcheggio del centro commerciale a circa 800 metri ma in bike si fa presto ad arrivare alla verifica tessere.
Verifica fatta, pacco gara ritirato, due chiacchiere con amici e conoscenti e la sorpresa di vedere due compagni di squadra della vecchia guardia che, di solito, fanno gare su strada, G. Franco e Gianpaolo, che hanno deciso di venire a questa gara ieri sera.
Chip a posto e ci si ritrova poco dopo nel piazzale del parcheggio accanto al camper, vestizione e siam pronti per pedalare. La gara è di circa 52 km, un giro di lancio e due giri di 21 chilometri, ma non so cosa farò, devo sempre tener presente che la frattura alla spalla rompe ancora le scatole e fa male dopo circa due ore in sella per cui mi adeguerò man mano pedalo.
Arriva anche Beppe, gli altri sono dispersi tra le centinaia di ciclisti presenti, circa 1100 mi dicono, e poco alla volta ci si avvicina alla partenza ed alle griglie.
So che il regolamento cita testualmente che, se si arriva dopo le de ore esatte dallo scoccare della partenza, si verrà dirottati verso il traguardo per evitare di tenere tutta l’organizzazione in piedi fino alle 15 ed oltre lungo il percorso.
Beppe mi comunica l’intenzione di fare il “corto” ed io lo seguirò a ruota credo… vedrò lungo la strada dai!
Partenza e via lungo la strada asfaltata ad una velocità pazzesca per me, tipo 38/40 all’ora! Sarà meglio mettersi da parte e lasciar sfilare il gruppone che è meglio, senza rischiare di restare senza benzina ancor prima di partire; inizia lo sterrato e l’andatura rallenta, mi sento spesso chiamare ma non capisco che è per cui scusate se non rispondo ma l’orecchio sordo non aiuta di certo, dico ciao stela a tutti e bon!
Ecco che si ripresenta il traguardo, lo si passa tra le ultime posizioni e via per il giro lungo tra argini ed erba.
Pedalo praticamente in solitudine, poco importa, e mi guardo attorno: il paesaggio è cosi diverso da casa ma ha quel fascino particolare che lo rende diverso. Qua l’occhio spazia lontano, nulla a fermare la vista, nessuna montagna o collina, solo campi ed erba.
La media che riesco a tenere non è poi cosi male ma la spalla fa un male del diavolo e presto, troppo presto, devo iniziare quelle strane manovre di guida con un braccio solo e non è facile gestire le vibrazioni e le zolle d’erba senza cadere, arriverò a due chilometri dal traguardo in un ora e 35 minuti, per me un buon tempo… certo che i primi hanno fatto tutta la gara con lo steso tempo ma per me è un record.
Li devo decidere: se continuo ne avrò per un'altra ora almeno ma la spalla non regge lo so… il dolore è già sordo e profondo, lo pago per alcuni giorni di seguito di solito per cui, a malincuore, decido di fermarmi ad una curva ed attendere o scattare delle due ore che mi permetterà di essere comunque in classifica ad un giro. Che inizio di stagione del cavolo, sebbene conosca i miei limiti  mi dispiace non finire le cose che comincio ma posso farci ben poco e sinceramente devo prendere atto del fatto che il mio ortopedico me lo avesse detto, doloroso e lungo da passare.
Accidenti a quella pianta!
Mi reimmetto sul percorso e mi avvicino al traguardo mentre alcuni miei compagni di squadra mi superano a razzo… come vanno veloci loro….
Arrivo, Alfio mi chiama come al solito per una piccola intervista e poi via verso il camper ed una doccia calda e mentre sono sotto la doccia arriva Giusy che ha finito la sua prova. Sbuco dal finestrino del bagno e la spavento non poco facendola ridere! Passa anche un amico di vecchia data, Gianmaria, lo saluto, due parole e si torna dentro al caldo, mi vesto e sono pronta a andare al pasta party.
Una lunghissima fila ci aspetta e tocca aspettare quasi mezz’ora prima di arrivare alla distribuzione dei piatti per il nostro pranzo. Nel frattempo parlo con uno dei ragazzi dell’Emporio che mi propone di fare squadra alla 24h di Rendena a settembre…. Ci devo pensare ma di solito preferisco fare le endurance in solitaria, regolando il mio passo alla prestanza fisica del momento, se sono stanca mi fermo, se ho fame mangio, se ho sonno dormo mentre se sono in squadra un qualche regola me la devo porre… vedremo dai, non so neppure se avrò le ferie in quel periodo e con il lavoro strano che faccio non  posso prendere impegni cosi a lungo termine.
Ci sediamo a pranzo e nel frattempo espongono le classifiche che non guardo come sempre mentre Giusy è interessata non poco e sono contenta per lei nel sapere che è nona ed a premio!!!
Ma poi aggiunge: guarda che sei arrivata 14 esima… impossibile dico io, siamo in quasi 70 donne sarò tra le ultime sicuramente.
Ma la curiosità prende il sopravvento e mi avvicino ai fogli esposti: mi hanno messo a pieni giri anziché con un giro in meno…non ci sto, non mi piace sta cosa e vado a cercare Matteo dell’organizzazione per comunicarlo. Mi manda dai ragazzi della Champion chip e comunico la stessa cosa a loro, verificano e dicono ok ci pensiamo noi!!!!
Dopo la premiazione di Giusy torniamo verso casa facendo strani discorsi che spaziano dalla religione alla storia, ai libri letti e  da leggere, alle prossime gare ed a mille altre cose che ora non ricordo neppure più.
Una sosta a Provaglio al camper service per svuotare le cisterne d’acqua facendo spostare una coppietta appartata a sbaciucchiarsi….. erano imbarazzatissimi ed a me scappava da ridere… ma proprio qua dovevate stare? Con tutti i campi che in sono in giro? Va beh, beata gioventù….
Arrivo a casa, smontare il tutto è il lavoro più lungo, pulire la bicicletta, lavare la divisa, pulire il camper e sembra sempre che non finisca mai; lavatrice partita e finalmente posso riposarmi un poco sul divano ma ben presto salgo nello studio e cerco sul web i risultati dei miei compagni di squadra per pubblicarli sul sito e l’amara sorpresa di non essere in classifica morde un po’…. Anche Beppe non c’è!
Scrivo una e-mail alla Sdam sperando mi spieghino perché…. Perché mi girerebbero ben le scatole l’esser stata onesta e poi finire addirittura cancellata dalle classifiche!!!
Ma al mattino dopo mi arriva una e-mail di rettifica con l’inserimento nella classifica ufficiale sia del mio tempo che quello di Beppe.. cosi siamo a posto dai!
Ora la spalla pulsa ed è un fastidioso compagno di lavoro questo dolore ma da un lato penso che si, sono caduta, ma facendo quello che mi piace fare però e non inciampata con le ciabatte in casa magari. Sarà solo una delle tante ferite di battaglia che ogni biker si porta appresso con orgoglio, tanto di spalle ne ho due giusto? E domenica ci sarò a Carpi, un giro solo se proprio non ce la faccio ma ci sarò…..

lunedì 5 marzo 2012

Du pas soi sercoi...


L’ho trovata in Internet sta ciaspolata qua, cercando non so più che cosa.
Valle di Scalve, pista degli abeti tra gli abeti appunto, credo una delle piste da fondo più belle io abbia mai calcato con gli sci e con la bike naturalmente.
Anche se la spalla sinistra rompe ancora un po’ decido di andarci nonostante domani mattina abbia la X Bionic Challenge ad Asola, ma ho voglia di muovermi dopo una settimana di sedentarietà forzata  passata tra Lugano e la fiera, i treni ed i mezzi vari per andare e venire dalla Svizzera è tantissima per cui alle cinque e mezza del pomeriggio salto in macchina con zaino al seguito, ciaspole  sul sedile posteriore e via verso la via Mala e la valle.
Ci metto poco più di un ora ad arrivare lassù e risalendo quella bellissima valle e la spettacolare strada che ne costeggia il fiume mi rendo conto che è veramente in piedi e capisco del perché feci quella  faticaccia la scorsa estate quando passammo una giornata intera su e giù per questa valle in mountain bike, Dado ed io.
La pista degli abeti è sulla strada che porta al passo del Vivione, parcheggio semi vuoto e pochissima gente in giro.
 Mi ero abituata alle centinaia di persone nelle ciaspolate fatte durante quest’inverno con Barbara e Francesco, alle migliaia di Vezza d’Oglio o della Val di Non ma qua la tranquillità regna sovrana.
Attraverso il ponte, mi avvicino agli spogliatoi usati tante volte per lasciare lo zaino quando venivo qua a sciare e trovo la zona iscrizioni ma il mio nome non risulta tra gli iscritti seppur avessi mandato una email di conferma settimana scorsa dall’ufficio ma mi iscrivono seduta stante senza troppi problemi, mi consegnano il biglietto per il ritiro del gadget alla fine della serata e siamo a posto. Torno al parcheggio e decido di dirigermi al bar per qualche cosa di caldo sebbene la temperatura esterna non sia poi cosi bassa, sette gradi circa, ma un vento fastidioso si è levato e preferisco aspettare al caldo.
Un the,ed il tempo passa veloce.
Alle sette e mezza esco e chiamo Michela, una collega di lavoro che dovrebbero essere presente stasera con delle amiche ed infatti eccola nel parcheggio, due parole con loro e poi me ne torno alla macchina, preparo le mie cose ed aspetto le otto per la partenza.
Vorrei correre almeno per buona parte del percorso, finirla il più velocemente possibile ed essere a casa verso le 22 cosi da poter dormire almeno sette ore prima della levataccia delle 5 e mezza di domattina.
Alle 20 pronti via.
Il terreno è gelato, la neve battuta per gli sci da fondo è gelata e fa da fondo compatto, senza ciaspole si scivolerebbe facilmente; inizio la mia “corsa”, piano all’inizio ma sento le gambe bene seppur un po’ pesanti e riesco a procedere bene per quasi 40 minuti.
Il percorso si snoda lungo la pista da fondo lunga 10 chilometri ma la conosco bene e so dove deviare nel caso sia particolarmente stanca; la deviazione tra corto e  lungo non è molto lontana ed al ristoro bevo al volo una tisana della valle, fatta con le erbe di questa zona, ha un spore strano, particolare, un misto tra mentuccia e camomilla ma il colore scuro indica la presenza di altro.. buona comunque.
Prima di partire avevo chiesto a Michela se poteva lei ritirarmi il gadget di fine gara perché cosi posso partire subito dopo il mio arrivo ma pensandoci durante il percorso potevo farlo tranquillamente anche io….
Eravamo circa in 120 alla partenza, tutti tranquilli meno io; ad un certo punto ho distanziato tutti forse perché ero l’unica che voleva andar via presto, gli altri oltre all’iscrizione per la camminata avevano pagato anche per la cena in uno dei ristoranti locali e quasi mi dispiace ripensando al piatto di cervo con polenta di quella volta con Dado  e le nostre bike in giro per questi monti…
Un silenzio incredibile mi accompagna e quasi mi dispiace andar veloce perché sono “rumorosa” nel bosco ed in quel piccolo tratto sul ponte di legno il raspare delle ciaspole è fastidioso a sentirsi.
Alla deviazione del percorso di fondo dei 5 km attraverso e torno verso il traguardo, arrivo marciando di buon passo, saluto un esterrefatto organizzatore che mi chiede….ma l hai fatta di corsa????
Forse sono abituati ad avere poca gente che fa la passeggiata più per stare in compagnia che altro, io giro  con le ciaspole tutt’inverno di qua e di la ed un poco di agonismo devo averlo nel sangue no???
Mi dirigo verso la macchina, ripongo tutto e parto, neppure un caffè mi trattiene ancora qua. Scendo nuovamente lungo la via Mala e di nuovo penso alla fatica lunga 18 km in salita fatta la scorsa estate ma ricordo anche la soddisfazione una volta arrivati quassi, le scorribande per la pista da forno che in estate diventa un lungo sentiero percorribile in bicicletta ed il Sali scendi lungo i ponti in legno come se fosse una specie di ottovolante tutto per noi.
E si ci torno in bike la prossima volta, forse ancora con Dado o qualche altro compagno di squadra che si lascerà coinvolgere da questa old lady sempre alla ricerca di qualche cosa di nuovo da fare e da provare.

lunedì 27 febbraio 2012

Granfondo Ugolini-Pomponesco


Ogni anno è diversa, non credo di aver mai fatto due anni consecutivi lo stesso percorso, tutto dipende dalle lune del grande Po che comanda quaggiù,  argini o non argini l’acqua passa ed inonda campi e piazze.
Eppure sono talmente abituata a queste gare di inizio stagione, piatte e veloci, che non riesco a rinunciare ad esserci, spalla rotta o meno.
E si perché la spalla rompe ancora eccome sta stronza!!
Pensavo che una decina di giorni col braccio al collo come consigliatomi da Paolo, il mio ortopedico, fossero sufficienti, ma a quanto pare il fattore vecchiaia influisce non poco sulla velocità di guarigione per cui stavolta Kathy va cosi e zitta, mica colpa di nessuno se decido di andar ad abbracciare piante.
Sabato mattina preparo il mio camper, saluto il mio lago e parto in compagnia di un nuovo computerino di bordo che , a differenza del precedente navigatore che mi mandava sempre per autostrade, mi fa prendere strade alternative mandandomi nella confusione più totale tantè che ad un certo punto  mi dirigo verso il primo casello autostradale ed imbocco la Modena Brennero, uscita Pegognaga e direzione Guastalla, attraverso il ponte sul Po’ la seconda volta nel giro di un ora ed eccomi a Pomponesco, parcheggio nel solito posto da anni e mi sistemo.
Due spaghetti per pranzo, due passi in paese a vedere la piazza rifatta di recente ed a curiosare sulla bacheca del municipio come faccio ogni anno per vedere se la popolazione ha superato la fatidica soglia dei 1800 residenti… macchè, neppure stavolta il numero è salito, sempre li attorno ai 1750 o giù di li.
Me ne torno al parcheggio e vedo che nel frattempo sono arrivati altri camperisti e tra di loro una coppia dal Friuli ed è un viso che conosco ma che non riesco ad associare ad un nome… ci si presenterà alla fine della chiacchierata e scopro che è Antonella Incristi con il marito, amica su Facebook e ciclista affermata.
Dopo le chiacchiere decido di provare il percorso, fa caldo ed il sole splende, sarebbe un peccato rinchiudersi dopo questo lungo e freddo inverno. Un cambio veloce, la bici già pronta e via verso la partenza e le frecce che segnano il percorso.
Tanta erba come sempre, il terreno è morbido e sembra di sprofondare per qualche millimetro ma poi, a furia di pedalate, si avanza, si sale lungo gli argini e quel continuo su e giu che spezza fiato e gambe e mi vien voglia di dire a quanti credono che le gare di pianura siano facili: ma se non respiri mai!!
Infatti si pedala sempre, senza tregua, ed arrivi stanco come nelle gare xc che hanno molte salite , la sola differenza è che in quel caso nelle discese si rifiata.
Pedalo tranquilla, seguo il percorso con facilità ma mi rendo anche conto che la spalla fa male e che ogni piccolo sobbalzo è doloroso…..mi da dà  pensare sta cosa.
Che faccio domani?
Bah la notte porterà consiglio.
Ritorno al camper dopo il giro completo, doccia bollente ed altra passeggiata in paese, tiro l’ora di cena guardando le poche vetrine sulla strada principale, torno a “casa”, mi preparo qualche cosa di cena ed accendo la tv che mi farà compagnia per un po’ di tempo.
Nel frattempo i pensieri frullano nel cervello…..
Ok ho deciso, un solo giro con gli escursionisti, e per la classifica del circuito pazienza.
Sono già contenta del fatto che son qua anche quest’anno a differenza di quanto pensavo lo scorso dicembre per cui gambe in spalla Kathy e pedala.
La notte passa, l’alba si avvicina, mi svegliano gli arrivi delle molte macchine con le bici sul tettuccio ed è ora di alzarsi ed andare alla verifica tessere.
Un bel pacco gara che è un premio di per sé, il numero da attaccare alla bici e torno per un the bollente, un po’ di frutta e la vestizione da biker.
Farà caldo anche oggi?
Decido per un intermedio, attacco il chip nuovo a Valchiria, il numero è a posto e sono pronta per questa nuova avventura.
Nel frattempo sono arrivati in tantissimi, saremo quasi in 600 alla partenza e quello che più mi fa piacere è che ci sono una trentina di ragazze; anni fa eravamo mosche bianche, ora è bello vedere rossetto sulle labbra e smalto sulle unghie di questi biker in gonnella, alcune delle quali determinate come se non più di tanti maschietti.
Le chiacchiere con Sonia, con Orietta e Paola, il tempo che scorre veloce ed è ora di partire, un giro di lancio di 5 km e poi la corsa vera, il percorso di 23 km da fare due volte.
Pronti via, e sembra che il tempo scappi, tutto un susseguirsi di pedalate e frenate, e poi finalmente il gruppo si dipana lungo il percorso e presto sarò quasi in solitaria.
La decisione presa durante la notte si rivelerà presto la scelta più sensata.
La stanchezza di ieri sommata alla corsa di oggi presto fanno si che la spalla sinistra sembri più pesante dell’altra con quel piccolo dolore costante sebbene sommesso ma che  non lascia mai la presa. Alla fine la somme di tanto piccolo dolore lo fa diventare tanto e forte, quasi insopportabile e rallento inevitabilmente.
Ma va bene cosi, farò parecchia strada con un signore di 72 anni, in gara regolarmente, incavolato nero perché, a suo dire, i vecchi e le donne dovrebbero fare un solo giro.
Presto sentirò arrivare la moto con il primo, quel WonderFabio che ormai sembra aver messo l’ipoteca su ogni gara con quella grinta spettacolare che lo rende unico, pedalo fino al traguardo e mi fermo, cercando l’ambulanza per un po’ di ghiaccio e raffreddare questa maledetta spalla dolorante.
Doccia veloce sul camper, un cambio di abiti ed eccomi al pasta party e ad applaudire alle premiazioni delle amiche e dei conoscenti; una sola cosa mi dispiace…sentire che viene ripreso verbalmente dai giudici ma non squalificato solamente perché nessuno ha fatto reclamo uno dei ragazzi, molto conosciuto, perché ha fatto il giro di lancio anziché sull’erba su asfalto, per far meno fatica? Per poter sorpassare tutti visto che non era in prima griglia?
Fanno fatica tutti sull’erba, campioni ed ultimi, ma se sei onesto ti adegui.
E mi dispiace veramente tanto perché ……perché lo conosco bene e non mi è mai sembrato il tipo… oppure è talmente spinto a vincere per forza che si adegua alle “esigenze”di chi comanda in squadra?
Io non giudico, non sta a me farlo ma sui blog di parecchi biker questa notizia è stata riportata per cui non né un segreto e la gente ne parla.
È ora di tornare a casa, le solite procedure per mettere il camper in “condizione da viaggio” e via per strade poco trafficate, credo fosse la Cispadana o un nome cosi ed alle 16 sono già a casa ed inizia il lavoro di scarico…. Ma non ciclistico però ma quel lava tutto, sistema il camper, lava Valchiria, mettere in ordine il caos lasciato dalla figlia 17enne mentre io non c’ero e solo verso le 20 mi siedo finalmente sul divano un attimo.
Ma io ho già voglia di tornare in sella….

Serata Odolese

Il 25 febbraio si è svolto presso il Vittoriale degli italiani a Gardone Riviera la serata di presentazione della stgione agonistica 2012 del gruppo mtb Odolese.
Andrea Leali mi ha invitata alla serata e mi sono ritrovata a parlare sul palco in compagnia delle ragazze che corrono e vincono.. Cosa diavolo ci facevo li con loro non lo so.....
Comunque grazie, è stato bello far parte dello star sistem Mtb provinciale.

mercoledì 15 febbraio 2012

12° Memorial Massetti-Leno




Prima o dopo doveva capitare!
Devo dire che finora la fortuna ha girato dalla mia parte, cadute si ma qualche graffio e basta, forse solo la Gimondi mi ha lasciato ricordini vari in giro per le gambe ma nulla di grave.
Però questa volta ho giocato troppo con quello che non so fare, il Xc appunto.
Va beh prima vera ferita di guerra che lascia il segno, un braccio al collo non è nulla di cosi devastante, qualche giorno di riposo poi si riparte.. ma ora inizio dall’inizio….appunto!
Volantino raccattato ad una delle gare del Gliso, la conosco per il fatto che faceva parte del Winter Trophy e dell’Oglio Chiese, è stata la prima gara che ha fatto mia figlia lo scorso anno anche se con un risultato cosi cosi; il camper è pronto ma mi fa lo scherzetto di non partire per cui tolgo tutto dal bestione, butto in macchina e via verso Leno dopo aver buttato un occhio alla cartina, sicura del fatto che l’approssimazione di una spanna mi ci porti senza girare troppo a vuoto.
Arrivo presto, un caffè al bar, verifica tessere con i ragazzi che dicono “ pensavamo avessi paura del freddo”, torno al caldo ancora un poco prima di preparare bike e me stessa, aspetto Laura e le altre ragazze ed eccomi a  togliere Valchiria dalla macchina, montare la ruota davanti con fatica perché le pastiglie dei freni si sono chiuse, mi metto la maglia pesante, due paia di guanti sovrapposti e via a girare un po’ per scaldarmi le gambe anche se il freddo è decisamente padrone di me e dell’aria qua attorno.  Ci sono un sacco di persone che conosco, ci si saluta, due chiacchiere del più e del meno, le battute di chi mi chiede se ero a ciaspolare anche ieri notte per qualche monte e l’ora della partenza si avvicina.
Fabio Balbi tiene calda l’atmosfera con le battute al microfono chiamando questo o quello per un intervista; ci chiama in griglia e scopro con piacere che anche Denise è presente, temerariamente incurante del freddo, del ghiaccio e della neve.
Pronti via.
Il giro è il solito, fatto di strade ghiacciate e spolverate di neve, campi arati resi durissimi e scorrevoli nonostante le zolle, il single track diviso in due dalla strada….. primo giro via che vola, paso il traguardo facendo la battuta dell’essermi fermata a bere un caffè e via che si riparte.
Devo dire che nonostante il freddo mi sento bene, sono solo un po’ stanca….
Ma è quel poco di stanchezza che mi frega!
Arrivo al passaggio tecnico tra le piante, tentenno giusto quel secondo che basta per farmi scivolare quei tre centimetri di lato, sbatto la spalla sul tronco dell’albero di sinistra, mi avvito attorno ad esso, sento una gran legnata alla testa e culo a terra! Che botta ragazzi, resto senza fiato un paio di minuti, mi rialzo, salto in sella e via…….ma sento che qualche cosa non va, quel dolore pungente che, nonostante sia a muscoli caldi, si fa sentire.
Tiro dritto verso il traguardo, lo passo e mi avvicino all’ambulanza li accanto dove spiego l’accaduto, mi piazzano un chilo e mezzo di ghiaccio sulla spalla e bon.
Ristoro dolorante, the caldo e panino, un caffè poco dopo, la premiazione e mi chiamano perché premiano le prime 5 e sono quarta, me ne vado verso la macchina ed inizio a sentire un dolore sordo, sempre più forte man mano mi avvicino alla tangenziale.
Il ritorno a casa è stato decisamente una tribulata! Ma siccome sono una testona che la metà basta, doccia calda, pigiama, the bollente e divano, nonostante mia figlia continuasse  a dirmi. Ma non è meglio che vai al pronto soccorso mamma?
La notte è stata un incubo di fitte e l’alba ha portato consiglio: telefonata a Marina chiedendo se il marito ortopedico fosse in servizio in ospedale, una volata fino alla clinica di Ome, le lastre e la visita che confermeranno i sospetti: microfrattura dell’Acromion! Aiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Ecco. E adesso ho il braccio al collo, mi salta la ciaspolata a Collio sabato prossimo.
 La gara ad Orzinuovi che mi piace da morire domenica.
E sono arrabbiatissima, con me stessa e nessun altro perché cavolo ho voluto fare il passaggio in sella ben sapendo che quei passaggi non sono per me ma è meglio che li faccia a piedi.
Kathy sei una testa di rapa!!!!!!!!
Per cui pazienza, qualche giorno a riposo e poi si vedrà.
Ma tra poco parte il River Marathon Cup ed io sarò presente e schierata in griglia, braccio o non braccio.
Magari uno bionico però…..

martedì 14 febbraio 2012

Con le ciaspole tra Val Trompia e Val Palot


4° ciaspolata al Prato Nuovo, comune di Pezzaze……so che è per la strada che sale a Collio ma di preciso mi perdo nella cartina, comunque il volantino dice ciaspolata sotto le stelle, Barbara e Francesco ci stanno e alle 15.30 si parte.
Ormai siamo il trio delle ciaspole, sempre a girar per valli alla ricerca di percorsi più o meno conosciuti che poi ricorderemo la prossima primavera per rifarli in mtb.
Risaliamo la strada che porta a Polaveno, si scende verso la Val Trompia ed alla deviazione per Pezzaze si inizia a salire.
La strada sale lungo il versante della montagna, grassi fiocchi di neve cadono lentamente dal cielo e son belli a vedersi, ma meno male che la macchina di Francesco ha 4 ruote motrici ed i copertoni da neve.
Dal centro del paese seguiamo le indicazioni scritte su grossi cartelli gialli, la strada si stringe e la neve diventa sempre più spessa ed iniziamo ad incontrare parecchie macchine che scendono come se avessero rinunciato ad arrivare in cima.
Sono ben sette i chilometri da fare fino al punto di ritrovo dove si effettuano le iscrizioni, parcheggiare è un problema sia per il fatto che il fondo stradale è ricoperto da una spessissima colte nevosa sia per il fatto che la strada è effettivamente molto stretta. E poi ci sono i rintronati che, nonostante sia evidente il fatto che non si possa parcheggiare, si piazzano in mezzo e seraficamente se ne vanno a bar a ritirare le ciaspole senza prestare affatto attenzione al traffico ed alla difficoltà altrui di passare oltre.
Ad un certo punto scende anche un camioncino carico di sale e sabbia e si incastra tra massicciata da un lato ed una Panda dall’altra!
Nel contempo saliva anche una macchina dei carabinieri che frena e si ritrova di traverso…
Non ho parole.
Gli addetti alla logistica sembrano un po’ persi, credo che non si aspettassero cosi tanta gente ed una nevicata cosi massiccia, ci danno indicazioni un po’ contorte tantè che decidiamo di proseguire e salire più in alto possibile con la macchina.
Ed è a questo punto che tutti pensiamo: ma dall’altra parte non c’è Val Palot????
Finalmente arriviamo nella località Prato Nuovo, vediamo la cascina illuminata dai falò e tanta gente che ha deciso di lasciare le macchine giù e risalire a piedi, facendo in pratica un percorso più lungo della ciapolata stessa!!!
Parcheggio tattico a lato strada tra cumuli di neve, ci si cambia al volo e si sale lungo la strada che porta ala partenza.
Probabilmente la nevicata non era attesa ed ha fatto si che moltissime persone fossero in ritardo pertanto si partirà con mezz’ora di ritardo… ma dentro si sta abbastanza bene, il caldo è “sparato” da un enorme ventola che cerca di scacciare il gelo che non è da poco visto che il termometro segna -12!!!
Si congela se si sta fermi.
E via che si parte!
Due percorsi, un corto ed un lungo; ci si accorda di andare ognuno col proprio passo e ci si ritrova qua alla cascina al ristoro finale.
Subito la salita mi fa venire il fiatone, lascio passare quanto sono più veloci di me, cerco di trovare la giusta velocità senza strafare e via cosi, su fino al primo ristoro.
I ragazzi sono sicuramente molto piu avanti di me ma poco importa, mi stò godendo questa bella sensazione tra i boschi qua attorno.
Primo ristoro, the caldo a volontà e pezzetti di cioccolata; parecchia gente ferma a chiacchierare e tra di essi due carabinieri giovani che fanno da “scorta diciamo.
Li accanto vi è anche la deviazione tra “corto” e “lungo”, si vedono le fiaccole che illuminano il lungo sentiero in salita, molta salita per la verità… e meno ale che lo danno come percorso per bambini… ed è un urlo da bambino quello che si sente, con relativo grido di aiuto da parte di una mamma.
Il sentiero è veramente ripido e con le ciaspole si fatica a salire tant’è che un piccolo scivola verso valle e la madre, nel tentativo di raggiungerlo, cade e rotola lungo il declivio.
I due carabinieri salgono al volo per aiutare e chiedono al alcuni presenti di dare una mano… ed io col cuore di mamma sempre acceso vado a cercare di prendere il piccolino che se ne sta appeso ai rami di un cespuglio.
Il bello è che non riuscivo a salire con le racchette ai piedi e cercando di toglierle manca poco che volo pure io.
Recuperato il piccoletto che ride come un matto forse inconsapevole del pericolo, si continua per il corto con gli altri al seguito e sinceramente ho fatto una fatica bestiale.
In alcuni punti si sprofondava nella neve fino a metà polpaccio e la traccia del sentiero era troppo stretta per usare le ciaspole e talmente inclinato da rendere tutto molto complicato. Mi dispiace ma quello non è un sentiero per bambini ma per stambecchi, lo hanno detto in parecchi all’arrivo.
Comunque ci è voluta un ora per fare un chilometro e mezzo e visto che sono anni che marcio nella neve questo significa che era veramente tosto per percorso.
Gli altri hanno continuato fino alla cima, sul Medelet, e se non ho capito male l’altimetria dava 1720 metri lassù.
All’arrivo mi sono cacciata al ristoro cercando un po’ di calore, il sudore mi si era gelato addosso e mi sono ritrovata a togliere la berretta ed avere i capelli congelati in spirali ricciolute.
Ma lo sguardo sul ben di Dio preparato dalle signore del ristoro ha fatto passare a tutti sia il freddo che la fatica. Decine di torte fatte in casa, panini con salame e lardo, the bollente e vin Brulè hanno scaldato l’atmosfera.
I ragazzi sono arrivati poco dopo, stanche ed affamati come tutti e tra una chiacchiera a voce ed una chiacchiera mangiata il tempo è volato via.
Ora si scende a prendere la macchina e decidiamo di non rifare la stessa strada ma di continuare dritti ed arrivare in Val Palot e da li scendere lungo il lago ed a casa.
Detto fatto!
In pochi minuti siamo arrivati in vista delle piste da sci della piccola valle sopra il Sebino, desolatamente vuote seppur illuminate per dare la possibilità di sciare in notturna.
All’andata un ora e 40 minuti, il ritorno in poco meno di un ora….. a saperlo si faceva la salita da questa parte anche per arrivare fin lassù… ma sarà per la prossima volta, intanto però sto pensando che , nella prossima estate potremmo fare lo stesso giro in bike, salendo dai pollai della Gimondi, scendere in Val Trompia, risalire la montagna fino alla località Prato Nuovo e da li scendere sul lago tornando a casa facendo il giro della sponda bergamasca.
Lunga la storia ma in una bella giornata, per un giro in giro in compagnia si potrebbe benissimo fare… vedremo dai.

domenica 5 febbraio 2012

1° Xc Parco dello Strone

Valchiria sei grande!!
E si, quando ci vuole ci vuole.
La stò trascurando in questo periodo, era sporca da domenica scorsa e da prima ancora, credo dal Raid d’Inverno di Crema l’11 dicembre, abbandonata in un angolo della taverna…..
Eppure lei stamattina, nella neve di Pontevico, ha risposto alla mia chiamata, io pedalavo e lei stava in equilibrio sulla neve, solo una derapata in una curva a destra ma per il resto perfetta la mia cavallina da corsa.
L’ho letteralmente buttata in macchina ieri sera tornata dalla ciaspolata di Vezza d’Oglio, sveglia alle sei e via per arrivare in questo paese che ho individuato sulla cartina, entrata in autostrada a Rovato, destinazione Brescia per lo svincolo con la Cremona.
Trovo neve che cade piano ma la strada è pulita, gli spazzaneve ed i spargi sale stanno lavorando da stanotte ma, raggiunto lo svincolo per Cremona appunto, tutto cambia.
La ne e c’è eccome sul manto stradale, si scivola parecchio per cui avanti a 50 all’ora… in autostrada.
Bah!!!
Uscita Pontevico, seguo le indicazioni per il paese ma ad un certo punto devo fermarmi a chiedere informazioni per raggiungere questa frazione, Bottegno.
Parcheggio nell’aia di una cascina di fronte alle stalle strapiene di vitellini come indicatomi da un addetto al percorso e due passi fino al bar che fa da ritrovo e punto iscrizione.
Il numero l’ho già, devo solo fare la verifica e sfoggio la mia tessera bianca modello 2012 nuova di zecca, ritirata ieri mattina da Gabriele.
Un caffè con le ragazze, due chiacchiere con Cecco ed Ezio, la lunga coda per il bagno e sono le nove meno un quarto, ora di preparare la mia bike e me stessa per questa galoppata nella neve.
Nevica tantissimo, fa molto freddo ed è un attimo avere le mani ed il viso congelati; coperta bene, due maglie termiche, due paia di calze, doppi guanti pesanti ma il freddo punge ugualmente come a ribadire che l’inverno è inverno e sta nevicando per cui silenzio e pedala.

Ed è quello che faccio infatti.
Monto la ruota a Valchiria, le do un po’ di olio, due pedalate qua e la ed è ora di partire per questa nuova avventura in sella, gara nuova di zecca ma che in parte ricalca una vecchia cross country che facevamo anni fa a Verolanuova nel Parco dello Strone.
Pronti via.
Lunghe strade bianche completamente innevate ed il cercare di capire dove mettere le ruote per non scivolare fa andare tutti al rallentatore per i primi chilometri; sentieri larghi che danno la possibilità di superare senza intralciare, single track nel bosco che danno comunque modo di non dar fastidio agli altri…
Mi piace.
Il ponte da passare dove una volta si faceva il guado nel fiume ( e meno male che non lo si fa con questo freddo), il sentiero poco dopo e l’argine da superare che faccio a piedi risalendo in sella una volta in cima, l’ultimo chilometro del primo giro nel campo arato che con la neve è fattibilissimo e meno faticoso di quando la coltre bianca non c’è.
Se fossi superstiziosa mi sarei ritirata alla fine del primo giro visto che sul ponte un gatto mi ha tagliato la strada ed era nerissimo… ma i gatti sono i famigli delle streghe per cui amici miei no???
Eh si, Valchiria è la mia scopa….. a detta di qualcuno!
Allora occhio malocchio prezzemolo e finocchio non statemi in mezzo alle scatole altrimenti… heheheh.
Passo il traguardo felice come mai perché il mio obbiettivo era non farmi doppiare prima della fine del primo giro di 10 chilometri e ci sono riuscita per cui obbiettivo number one ok!
Via per il secondo giro conoscendo la traiettoria da tenere, seguendo le scie lasciate dagli altri nel manto bianco, fare una curva a manetta e riuscire a stare in sella riprendendo la giusta direzione dopo una serie di zig zag ma non mollando mai.
E di nuovo la neve che schizza, il ponte da passare, le strade innevate che attutiscono i rumori , le foglie mescolate alla neve stessa che per assurdo creano un cuscinetto e rendono i passaggi più veloci e scorrevoli ed io ho voglia di canticchiare perché stò andando bene e mi piace la sensazione che sento nelle gambe e nei polmoni e, nonostante stia gareggiando, trovo il tempo di guardarmi attorno, di vedere i fossi ed i canali gelati, le piante cariche di neve che abbassano i rami e rasentano i nostri caschi, sorridere a quanti corrono a piedi nel parco facendo spazio quando passiamo noi….
E gli ultimi due chilometri farli il più velocemente possibile, passare il traguardo con un sorriso sul viso con il giudice che mi urla “ Kate sei fantastica”,,,, facendomi emozionare.
Il the bollente per scaldare la gola e le mani gelate e la corsa alla machina per togliere le scarpette e cercare di scaldare i piedi congelati con tanto di alluce blu che ancora ora fa male ma sentirmi bene, tanto bene, nonostante il freddo ed i chilometri di corsa di ieri notte nelle gambe e nella schiena che pensavo avrebbero reso la mia gara odierna un supplizio.
Mi cambio all’addiaccio come tutti del resto, il ristoro oggi è stranamente a pagamento ma poco importa, due euro non mi cambiano la vita, le chiacchiere con Sonia, Elena e Roberta, le risate per rubarci le sedie accanto alla stufa e la premiazione a cui chiamano anche me, 4°.
Certo sono stanca, la strada verso casa sembra più lunga di stamattina ma con la musica che mi fa compagnia arrivo, tolgo Valchiria dal baule e la metto in taverna, al caldo.
Ha un po di fango addosso come il trucco sbiadito di una signora alla fine di una lunga giornata fuori casa ma è bellissima, la curva elegante del telaio in titanio argento e la serigrafia nera che la distingue da tante altre bike, la sella che ha decisamente bisogno di una pulita e le ruote artigliate che amo cosi tanto, questa cavallina di razza che mi segue ed asseconda come poche altre hanno saputo fare… grazie Valchiria.
Tu non tradisci mai, non giudichi ma dai tutta te stessa per accontentare me in questo bellissimo gioco che si chiama mtb.
So che te ne starài li, al buoi fino a domenica prossima quando, alle sei del mattino, verrò a prenderti e ti porterò in un qualche altro campo infangato e pieno di neve, per correre, per giocare ancora un po’.
Sei grande Valchiria.

12° Ciapolata a Vezza



Eccola di nuovo.

Era stata la mia prima ciaspolata anni fa e da allora è diventata un appuntamento fisso di inizio febbraio.
Parto sempre presto, verso le due, per trovare parcheggio facilmente e non sempre è facile visto che ci sono 4000 partecipanti ogni anno e Vezza d’Oglio non è certamente una metropoli.
Ho chiamato Roger stamattina, di solito passo da lui a Breno per un caffè ma stavolta l’appuntamento salta, è impegnato con la Protezione Civile da qualche parte e non sarà a casa….. pazienza sarà per la prossima volta!
Risalgo la valle lentamente, non ho fretta, sono sola e la musica mi fa compagnia.
Ho quasi caldo in macchina visto che sono vestita da neve ma meglio caldo che freddo, posso sempre spogliarmi mentre se fosse il contrario batterei i denti e peggiorerei solo il raffreddore che mi tormenta da tempo.
I paesini della Valle Camonica si susseguono uno dietro l’altro, la neve diventa sempre più tanta ai lati strada e le montagne in lontananza ne sono completamente ammantate e sembrano brillare di luce propria.
Chi ha fretta mi supera ma vedo che molti, rendendosi conto del fondo stradale scivoloso, superano si ma poi si mettono loro a 40/50km all’ora, per cui tanto valeva restare dietro no???
Ed eccolo lo striscione del parcheggio, le macchine sono ancora poche e posso parcheggiare al numero 1, di solito ero al 4, parecchio lontano.
Parcheggio, infilo gli scarponi da trekking che mi accompagnano ogni volta e che ormai sono comodi come pantofole, mi metto lo zaino a spalle e le ciaspole nella sacca e via verso la partenza del bus che ci porterà in centro al paese ed al ritiro del pettorale.
La gente è veramente poca finora ed in un attimo ritiro tutto compreso il gadget di quest’anno che è un porta chiavi con delle piccole ciaspole attaccate, mi siedo su di una panchina ed inizio ad attendere.
Non ho voglia di infilarmi in un bar ed aspettare tre ore o fare il giro dei ristori a bere the o vin Brulè, anche se sola sono attrezzata ed un libro mi farà compagnia mentre attorno si fa ressa a ritirare pettorali e ciaspole a noleggio.
Leggo ed il tempo vola, qualcuno mi chiama per nome e vedo facce amiche, due chiacchiere ed in poco tempo arrivano le sei, ora in cui è meglio avvicinarsi alla partenza.
Siamo meno del solito dicono gli organizzatori, i pulman che di solito arrivano da lontano hanno rinunciato per il maltempo, evitando di rischiare di trovar neve lungo la strada e far fatica a rincasare a notte fonda.
Comunque in piazza si ammassano piu di 3500 persone più gli imbucati si arriva al ragguardevole numero di 4200 persone stimate.
Io mi dirigo verso il Centro Adamello dove parte l’agonistica e guardo partite questi 120 ragazzi che di professione corrono… corrono come gazzelle nella neve!
E subito dopo partiamo noi.
La vene è soffice, in alcuni punti, nonostante le ciappole ai piedi si sprofonda ma poi tutto diventa meccanico, le gambe girano bene ed io mi guardo attorno.
Ormai conosco il percorso a memoria, fa parte del mio Dna da 12 anni.. anzi no, un anno ci hanno fatto salire per una valle laterale visto che la neve si era trasferita ai Carabi e qua l’erba imperava nonostante fosse febbraio!
Al primo ristoro c’è pochissima gente, siamo decisamente tra i primi, un the caldo e via di nuovo… nonostante o zaino riesco a correre anche se a passo corto e continuo cosi fino alla deviazione tra percorso corto e lungo, opto per lo short track visto che domani sono a correre in bike e via verso il traguardo.
Un'altra piccola sosta all’ultimo ristoro, guardo i dolci ma lascio perdere, ho sete e bevo tre the caldi che scaldano e danno gli zuccheri che mi servono per arrivare.
Farò l’ultimo chilometro con un “ragazzo” della mia età che, galantemente, 10 metri prima del traguardo rallenta e mi lascia passare.
Blocco il cronometro su 1h 28 minuti, 10 minuti più dell’anno scorso ma stavolta con la neve.
Sono sudata fradicia.
Salgo verso il ristoro, mi cambio al volo in bagno e mi siedo quasi in solitudine nella vastissima sala dove verrà servito il pasto per gli atleti.
Il “cavaliere” di poc’anzi è seduto poco lontano ed alza il bicchiere di vino verso di me, un “alla salute” che ricambio volentieri.
Niente chips elettronici quest’anno, non capisco perché ma forse è meglio cosi, il tempo che ho fatto lo conosco bene come so a memoria i tempi di ogni anno passato.
Mentre cerco di mangiare qualche cosa la tosse nervosa che mi prende ogni volta corro forzando più di quanto dovrei mi tormenta ma vedo che anche il mio antagonista ne soffre e mi dice: troppo pochi Sali…..
Terrò presente grazie.
Forse troppo stanca per mangiare o semplicemente dovevo aspettare un poco più di tempo fatto stà che
buona parte del vassoio resterà intatto, mangio la fettina di dolce quella si, buona…
E’ ora di partire, raccatto lo zaino e le ciaspole e mi avvio verso la fermata del servizio trasporto atleti verso i parcheggio ed ho fortuna perché l’autobus è li ad aspettare e si parte nol giro di tre minuti.
Butto tutto in macchina e parto mentre inizia a nevicare fitto fitto per cui prudenza a scendere lungo la strada della valle.
E mentre guido penso che anche stavolta l’ho finita per il semplice gusto di farla e con un buon tempo per di più.
Questa corsa in notturna fa parte del circuito di Coppa Lombardia, ogni anno vi sono più persone che la fanno, con scopi ed obbiettivi diversi, il mio obbiettivo è semplicemente quello di esserci.
Perché è bello anche cosi.
Perché in fondo io faccio ciò che mi piace
Perché io non devo dimostrare un bel cavolo a nessuno, prima o ultima che io sia.
Perché cosi, guardando negli occhi una persona che mi ha detto “ di piantarla di fare scemate perché alla tua età ti stanchi…” potrò ribattere che io ero li, mentre qualcun altro era sul divano a grattarsi le palle!!! Ma il bello è che non sempre chi le ha.. le ha davvero… non so se mi spiego.
Adesso vado a dormire perché alle sei la sveglia suona, neve o non neve!

martedì 31 gennaio 2012

Trofeo Angela Merici-Desenzano


Si comincia a Desenzano….in salita!!!!!

Ahi!
Ecco cosa ho detto allo squillare della sveglia domenica mattina.
Mi scricchiolavano giusto un pochetto le ginocchia, avevo la schiena che decisamente dolorava nello scendere le scale ma avevo preparato la sacca ieri sera nel tornare dalla montagna dove avevo corso sulla neve con degli amici.
Una tazza di the bollente con la mano che faceva da reggi-mento per non crollare nuovamente addormentata e quei pensieri del tipo –vado o non vado- ma ormai sono in piedi e si va.
Bike in macchina vestita calda perché fa un freddo dell’accidenti e via lungo la tangenziale verso il lago di Garda e Desenzano dove c’è la 3° edizione del Trofeo di Cantù S, Angela Merici.
Credo di aver fatto tutte le edizioni di questa gara che, quest ’anno, è parte del neonato circuito del Gliso, il 4C, 16 gare di mtb organizzate dal Csi di Brescia.
Sono iscritta al circuito, non so quante ne farò alla fine ma cercherò di essere presente sui campi di gara ogni qualvolta il lavoro me lo permetterà.
Arrivo al parcheggio del mobilificio che fa da sponsor, ritiro il numero che mi accompagnerà praticamente fino a fine stagione, il 447, e via in macchina verso il campo sportivo…..ma non si partirà da li stavolta bensì dal lungolago di fronte all’Hotel Mayer.
Ed allora scendo lungo la strada in discesa fino al lago e mi rendo conto che è lunga, davvero lunga… e sarà da fare in salita stavolta… cavolo!
Con la forma di bradipo che ho ultimamente sarà una ben lunga lotta arrivare fin lassù ma ormai siamo in ballo ed allora che le danze inizino, quel che viene poi si vedrà.
Pronti via, un po’ di caos come sempre per le griglie e la partenza a velocità controllata fin su dietro l’ospedale per poi immettersi nel percorso vero e proprio e cominciare a pedalare davvero.
Avevo preventivato due giri e due li ho fatti, con tanta fatica devo ammettere, ed ho messo i piedi a terra più volte in alcune salite ma sono arrivata al traguardo comunque, 6° ed ultima donna ma quello poco importa.
Mentre scendevo per il lungo single track la moto mi stava incollata dietro ed ho chiesto cortesemente al ragazzo se potesse evitare di stare cosi vicino, mi metteva sinceramente paura… è stato cortese ed è andato avanti, aspettandomi agli incroci.
Ho fatto gli ultimi chilometri in solitudine ma non mi turba sta cosa, l’ho sempre fatto del resto.
L’ultima discesa, l’arrivo praticamente in solitaria con solamente la Grazia a smontare le fettucce tirate sul campo, mi ha scattato la foto di rito come ogni volta dicendomi “ ero sicura che saresti arrivata”.
Eh si, ormai lo sanno, vado piano ma arrivo.
Ho rimesso Valchiria in macchina, mi sono tolta le maglie fradice di sudore nonostante il freddo pungente mentre i ragazzi della Painted War rientravano dal percorso… li avevo incontrati mentre pedalavo durante la gara, fanno la loro guerra personale a suon di colpi di cartucce colorate segnano il “nemico” e vincendo o perdendo le loro battaglie.
Vedete, ognuno di noi combatte a modo suo, chi correndo nella neve di notte come ho fatto ieri notte, chi correndo in salita come sta facendo un grande amico allenandosi per una gara di corsa extreme, come ho rifatto io stamane in sella alla mia bicicletta cercando di non restare troppo indietro rispetto al gruppo e come farò ancora nelle prossime settimane, ognuno alla ricerca del proprio Santo Graal, quel premio tutto personale che gratifica fatica e sudore, dolore e sangue e che poco ha a che vedere con una coppa o una medaglia.
Torno al mobilificio ed al ristoro the bollente e panettone scaldano mani e corpo ancora infreddoliti, due chiacchiere con gli amici e poi il saluto ad Alberto e Grazia, tanto il mio premio l’ho avuto potendo venire qua.
Ci si vede la prossima domenica, sicuramente in sella e forse con la neve ma sempre col sorriso sul viso perché la mia vita è soprattutto questo.



domenica 29 gennaio 2012

Artù ed i cavalieri della tavola quadrata



Ma non il re però…ma un bellissimo cagnolotto compagno di Marina, amica di Barbara, conosciuta sabato sera alla camminata sotto le stelle di Borno, sotto una candida nevicata che ci ha accompagnato per le tre ore occorse per ultimare il percorso della ciaspolata.

Eravamo in sei, ed Artù ci ha prima annusati ben bene per capire se eravamo simpatici oppure no, ha deciso che dall’odore potevamo esser parte del suo branco e da allora è stato uno spettacolo vederlo correre avanti ed indietro, sul sentiero che da Croce di Salven ci ha portato fino al laghetto e poi su fin quasi all’Altissimo.

Ed è iniziata cosi una bella serata cominciata con uno dei tanti volantini raccattati qua e la, il metterci d’accordo per andarci assieme, partire alle tre e mezza del pomeriggio con le ciaspole al seguito e via verso la valle Canonica.
Il cielo era gia cupo dal mattino, dalla finestra dell’ufficio guardavo le gocce di pioggia scendere piano mentre su in montagna la neve imbiancava tutto.
In macchina si parlava del più e del meno come sempre, stretti nel grosso suv di Francesco che ad un certo punto decide di uscire dalla tangenziale e scendere a Pianborno…..
Il volantino diceva che questa camminata era organizzata dall’oratorio di questo paese ma la montagna era da un'altra parte e se si imposta il navigatore in modo sbagliato si fanno giri strani ma prima o poi si arriva.

Nell’iniziare a salire lungo la strada della Malegno Borno le gocce di pioggia si sono trasformate prima in nevischio e poi in una candida nevicata che copriva tutto.
Dal centro di Borno abbiamo continuato a salire fino alla Croce di Salven, parcheggiato sulla strada e continuato a piedi fino alla colonia dove abbiamo ritirato numero di pettorale e torcia come regalo, bevuto un caffè ed aspettato le sei, ora di partenza della camminata.
Una lunga strada, che in estate deve essere uno spettacolo da percorrere in mountain bike, ricoperta di neve, si snoda nel bosco salendo piano fino ai prati in cima alla montagna; l’attenzione da porre per le tante lastre di ghiaccio dove si scivola non poco visto che, da pirlotti, abbiamo lasciato le ciaspole in macchina pensando che tanto di neve ce ne sarà poca… alla faccia del poco.
Fintanto siamo stati sulla strada sterrata ok ma nell’uscire dalla copertura del bosco si sprofondava fino a metà polpaccio ed Artù qualche volta spariva del tutto all’interno di un qualche cumulo di neve! Ma quando non sprofondava era uno spettacolo sto batuffolo di cane, praticamente correva avanti ed indietro tra quelli che lui definiva i suoi compagni e dalle mie gambe correva a quelle di Francesco, poi di corsa fino a Barbara che apriva le fila per poi tornate, una bomba energetica concentrata in un tesserino di 10 chili scarsi.
Troppo forte.
Mentre risalivamo la montagna Francesco ed io abbiamo parlato di viaggi, di bici, di gare….il nostro mondo insomma.
E’ bello essere tra amici che condividono le tue passioni, capiscono ciò che provi e ciò che senti ma soprattutto quello che cerchi, quello che ti spinge ad andare e cercare nuove vie, nuove sensazioni ed emozioni, senza porti la solita domanda…perché lo fai……
In cima, dopo quasi un ora e mezza di camminata, il ristoro con i falò accesi, la musica di due zampognari, il sapore dolce del the caldo e del vin brulè e la squisitezza della Sfongada della valle, un dolce tipico buonissimo il cui sapore mi ricorda i dolci mangiati da ragazzina.
Una piccola pausa, ci si scalda alla luce del falò, si ascolta la strana musica delle zampogne e poi via verso la valle; si chiama Val Sorda, forse per il silenzio magico di questa notte in cui i suoni sono attutiti dalla neve che cade e tutto imbianca facendo si che le nostre tracce restino sul sentiero.
Non c’è tantissima gente, forse la neve che cade cosi copiosa ha fatto cambiare idea a molti ma per me è come magia pura.
Il silenzio, le fiaccole accese lungo il percorso, il fatto che resto volutamente indietro per non parlare e non sentire le voci di altri rende questo posto un luogo dove tornare, magari la prossima estate, in bike con la compagnia di qualche amico ciclista.
Dopo tre ore siamo nuovamente al rifugio, si torna alla macchina, ci si cambia e si scende verso il paese.
Siamo affamati e stanchi per cui la prima insegna è come una sirena che chiama a se e ci si ferma.
Si vede lontano un chilometro che abbiamo fatto una ciaspolata, siamo vestiti con pile e scarponi da montagna, abbiamo ancora il numero attaccato al collo e lo zaino in spalla ed abbiamo una fame del diavolo ed ecco che ci si accomoda attorno ad una tavola….quadrata però, non rotonda come vorrebbe la tradizione delle leggende Arthuriane.
Un ora passa tra i piatti tipici di questa Valle che si affaccia sul nostro lago, siamo a casa ma sembra un altro mondo, un oasi di silenzio parallela al nostro caos quotidiano.
Dopo cena si torna a valle quasi in silenzio, forse abbiamo assimilato un po’ di quel silenzio in Val Sorda e vogliamo portarlo a casa per tirarlo fuori quando ci servirà. Alle 23 sono nuovamente a casa, disfo lo zaino re ripongo tutto preparando al contempo un'altra borsa, le scarpette ed il casco… domani sarà un'altra storia.

domenica 15 gennaio 2012

2° Sapori di Malga


Eccomi nuovamente alle prese con i volantini.
Pezzi di carta colorata scaricati da Internet o raccattati in giro che ammiccano dalla scrivania..
Il letargo è durato abbastanza, i rotolini di cicio si accumulano sui fianchi ed io ho voglia di fare qualche cosa di diverso dal leggere, sebbene i libri siano il mio grande amore dopo Valchiria.
Venerdì mattina arrivo ad Iseo, aperitivo con amici al Lume e Barbara mi chiede come stò, cosa stò progettando e le butto li sta cosa, la Sapori di malga a Caregno dove sono stata anche lo scorso anno; in quattro e quattr’otto non sono più una Kate solitaria in giro con ciaspole e racchette e ci si mette d’accordo per la serata di sabato, passa lei con Francesco da casa mia e si parte in compagnia, cagnolini compresi!
Fantastico direi.
Sebbene sia un gatto solitario anzi una gatta mi piace a volte stare in compagnia nelle mie scorribande di qua e di la, con le ciaspole o la mia mountain bike; mi piace la sensazione di essere si sola a camminare o correre ma il fatto di avere qualcuno che mi aspetta al traguardo è comunque una bella sensazione.
Alle 5 di sabato eccoli arrivare con il macchinone di Francesco, cagnolini al seguito tutti eccitati per la nuova avventura di cui credo abbiano sentore; Bella ha tanto pelo ma Kim ha una specie di cappottino per tenerlo al caldo visto che ha il pelo raso!
Per arrivare a Caregno risaliamo il monte di Iseo fino a Polaveno, poi Gardone ed Inzino, da li le indicazioni per Caregno ed il ristoralte La Fabbrica da dove parte l’evento.
Lo scorso anno un poco di neve l’avevo trovata ma quest’anno, visto la carenza di precipitazioni, le ciaspole non le ho neppure portate, gli scarponi da trekking bastano ed avanzano.
La lunga sequela di tornanti fino sul versante triumplino del Guglielmo fa proseguire con prudenza e lentamente ma alle sei e mezza siamo al ritiro pettorali e ci regalano una confezione di salsa allo zenzero e zucca.
Un caffè e due chiacchiere, un salito alle persone note o conosciute, un paio di foto accanto al falò con i cani che diventano irrequieti, lo sparo dei primi fuochi d’artificio e via che parte la lunga camminata per le strade ed i sentieri montani.
Ho la torcia notturna, di quelle che si attaccano al casco della bike o si mette semplicemente sulla testa e devo dire che aiuta parecchio, la luna sembra scomparsa dietro il crinale della montagna nonostante il cielo sia uno spettacolo unico per la stellata che palesa, le costellazioni sono cosi chiare che sembra di poterle toccare.
Il percorso è stupendo e si snoda tra boschi e sentieri su per giù come lo scorso anno; il primo ristoro dopo un paio di chilometri offre the caldo e ci dicono di tenere il bicchiere per il ristoro successivo dove troviamo Vin Brulè, cotognata di mele e cioccolata.
Seguo il sentiero e guardo le stelle, alcune persone mi superano, altre restano indietro, Barbara e Francesco sono più avanti ma io seguo il mio passo, senza ne forzare ne strafare, è troppo bello il silenzio che mi circonda e le stelle stanno a guardare da lassù, come cantava Celentano tanti anni fa.
Mi piace riconoscere il piccolo carro mentre l’orsa maggiore brilla li vicino e sembra diventare gigantesca più mi alzo lungo il percorso; sono nitide contro una notte scura e tersa, un freddo che punge ma che non infastidisce più di tanto anzi sento caldo mentre cammino in salita appoggiandomi sui bastoncini.
In alcuni tratti sono completamente sola ed in un lungo prato decido di fermarmi un attimo e sedermi su di una roccia.
Ogni volta faccio una di queste camminate nella notte, con o senza neve, i pensieri vanno a tempo fa, quando le facevo in compagnia di una persona speciale; chissà perché negli altri giorni della mia vita non ci penso quasi più mentre, ora, qua nel silenzio di questa montagna di casa, ne sento tanto profondamente la mancanza.
Forse perché questi sono i suoi ambienti, sono i luoghi dove lui ama camminare e stare mentre il mio mondo è fatto di rumore, viaggi, aeroporti, fiere all’estero, lingue straniere diverse e quell’essere a casa ovunque senza troppi problemi.
La mancanza di radici profonde che mi spinge spesso a “migrare” senza troppi rimorsi, quell’essere a casa dove appoggio la borsa che molti amici veri ormai conoscono, la perenne voglia di fare qualcosa, qualunque cosa pur di non dover stare ferma non sempre ha aiutato i miei rapporti interpersonali e cosi, ora, qua nel silenzio mi ritrovo a pensare a come avrebbe potuto essere diversa la mia vita se avessi avuto più stabilità ma sul forse e sui ma non si fonda nulla purtroppo.
Mi rialzo e riparto verso valle, seguendo la scia delle luci di quanti come me hanno deciso di passare una serata alternativa al freddo.
Arrivo alla malga successiva ricalcando parte del percorso dell’inizio e trovo uno splendido ristoro a base di crostini con formaggio, lardo, salame, frittata, frittelle, di tutto e di piu…. Ma mi fermo poco, troppo caos e la magia di una notte stellata si perde tra gli schiamazzi della gente presente che sembra fare a botte per un pezzetto di formaggio spingendo e sbraitando lasciando l’educazione a casa come spesso accade.
Riparto per la parte finale del percorso, un lungo prato da discendere, un ultimo ristoro che salto, e via verso il traguardo, un tratto di strada asfaltata al buio.
Lo squillo del telefono rompe il silenzio poco dopo, sono Barbara e Francesco che mi chiedono dove sono e dico loro di voltarsi perché sono a venti passi dalla loro macchina.
Sembra passato un solo attimo e sono due ore che cammino per la montagna; un cambio veloce, i cani in macchina e stiamo già scendendo verso Gardone Valtrompia e casa.
Alle 22 sono a casa, una doccia bollente cancella il sudore e parte della stanchezza ma sto già pensando alla prossima volta, ho trovato un volantino che dice che il 28 gennaio a Pianborno c è una camminata notturna…..
Io non stò ferma, mi piace troppo scorrazzare in giro per il mio mondo fatto di montagne, sentieri e strade bianche, prati d’alta montagna che profumano anche d’inverno…
Quale profumo?
Quello della libertà.

L'addio ad un amico


Ciao Mario.

Con te credo che se ne sia andata quella parte scanzonata e casinara della mia giovinezza eppure, mentre ripenso a te, non posso che sorridere.
Quanti anni avevamo?
Io 12 e tu 17 se non ricordo male, con quei sogni che tutti i ragazzi hanno e fanno a quell’età, con la voglia di scappare e fare cose “grandi” per lasciare il segno, per essere diversi ed unici.
Quel tuo sorriso ironico e mascalzone, la scuola un po’ si ed un po’ no…. Ricordo ancora tuo padre che parlava col mio, accompagnato dal vostro cane, quello stupendo dalmata chiamato Oro….
Quanto tempo è passato da allora.
Ti vedo li ora, con la staticità data dalla vita che ti è scappata dal corpo e rivivo ogni risata, ogni corsa sul lungolago, ogni uscita con quell’immensa compagnia fatta di amici veri, su motorini scassati, le prime sigarette rubate e fumate un tiro tu ed un tiro io, le birre bevute per sentirsi grandi ed essere solo dei piccoli uomini ( e donne) che vogliono farsi vedere forti…
E non eravamo mai soli noi perché c’eravamo sempre, bastava un fischio.
E poi la moto anzi le moto, le corse pazze sentendosi liberi di volare fino a quel giorno in cui tu hai volato davvero, portando sul corpo i segni che hanno condizionato la tua vita per sempre.
Eppure hai vissuto ugualmente, lavorato, viaggiato nonostante il tuo handicap non da poco.
Quanti aperitivi abbiamo bevuto in compagnia sul lungolago?
Tu, io, a volte Dado, altre volte ancora qualche tuo amico olandese e mi facevi tradurre le cose più balzane….

Poi arriva questa settimana, una delle tante giornate in cui sono ad Iseo di “passaggio” tra un giro a Venezia e le vacanze in Slovenia e ti vedo al Lume, con la fatica che ti segnava il viso per i movimenti che avevi dovuto fare per entrare e sedere al tavolino e ti abbraccio come sempre e ti do il “bacio di Natale”, quel rito tutto nostro da 30 anni a questa parte; un aperitivo noi tre, tu, Dado ed io, gli amici da una vita e certo non immaginavo di non incontrarti più.
Te ne sei andato cosi, velocemente, al tavolo del ristorante dove cenavi in solitudine sebbene attorniato da decine di persone e neppure la mano amica di un medico seduto al tavolo accanto ti ha trattenuto tra di noi.
Un laconico messaggio di Dado mi avvisava dell’ accaduto e mi chiedeva di rinviare l’uscita in bike per rendere omaggio a te e sono corsa a casa tua, quella dei tuoi genitori dove la tua famiglia ti ha portato per l’ultimo saluto.
Ho pianto chiedendo scusa ai presenti, chiusa in un mio dolore profondo, in un angolo di quella stanza con il tuo cane, quello che chiamavi Pantofola, che mi guardava e sembrava capire quello che provavo.
Vai in pace Mario perché dalla vita che ti ha tolto tanto hai preso tutto quello che hai potuto, rubandolo a morsi e facendola tua comunque e stai sicuro che farai parte dei miei ricordi per sempre.
Un brindisi amico mio
Kathy

sabato 31 dicembre 2011

Tiriamo le somme del 2011

Eccomi a fine anno
Se guardi indietro vedo un sacco di pedalate, tanti giri in giro, un viaggio all’estero come ogni stagione per provare un modo diverso di vedere la mtb, un sacco di amici e conoscenze nuove, un bell anno insomma.
Cominciamo a vedere cosa ho combinato:
All finisher al Winter Trophy;
8° assoluta di categoria sempre al Trophy
All finisher al River Marathon Cup;
8° di categoria al River
Quasi all finisher al Giro delle Regioni mtb perchè, come una scemotta, non ho finito la Conca d’Oro;
All finisher alla Night on Bike;
5° assoluta al Night on bike di categoria
10° al Campionato Italiano soloriders endurance ad Idro
5° al campionato italiano d’inverno.
8° al italiano endurance Val Rendena;
3° assoluta alla 6 ore di Malignano;
1h25 minuti in meno alla GimondiBike rispetto al tempo del 2010;
38 gare in totale
24 volte a premio
Alla Conca d’Oro, nonostante la disastrosa prestazione vengo premiata come “old lady” con un mega trofeo dagli organizzatori.

I ragazzi della mia squadra mi premiano alla cena della società per “l’impegno profuso in favore del gruppo ciclistico Iseo…”
Alla cena della Odolese vengo premiata con una stupenda targa per le mie “attività sportive e di scrittrice in ambito ciclistico…”
I miei piccoli ciclisti della scuola mtb Diavoli Rossi mi chiamano Maestra Ka e mi piace un sacco.
Durante l’anno sono usciti tre miei nuovi libri:


Un giro in giro
Correndo nella neve sotto le stelle
Le tracce del Gliso
Per concludere direi una cosa… essenzialmente mi sono divertita da matti, ho fatto una delle gare da mito che ogni biker vorrebbe fare almeno una volta nella vita, la Black Forest Ultra marathon, ho nella testa tanti flash di situazioni e gare che non dimenticherò facilmente ed ho ancora una gran voglia di pedalare nonostante il costante e fastidioso mal di schiena che mi accompagna da tempo.
Cosa farò la prossima stagione?
Non lo so ancora di preciso, deciderò man mano, ma so che non lascerò la mia amata Valchiria perché non riesco proprio a farne a meno.
E se qualcuno farà il solito sorriso ironico quando mi vedrà su qualche campo di gara beh… sarà solo un suo problema.
Ora me ne vado in vacanza.

giovedì 29 dicembre 2011

2° Natale in Bici ad Iseo

E come lo scorso anno ci siamo ritrovati in Piazza Garibaldi, in sella alle renne, bardati di rosso a pedalare per il centro storico con i piccoli della scuola Mtb Diavoli Rossi.
Una vigilia di Natle alternativa ma sicuramente divertente.

lunedì 26 dicembre 2011

Il libro di Elsa

I figlio son pezzi e core....
Beh si, la mia lo è!
Una grande rompiscatole (come la mamma dicono i più), testarda come un mulo, determinata come un bufalo inferocito, non molla mai...
E legge due libri a settimana, e scrive e suona la sua amata Gibson.
Questo è stato il mio regalo di Natale per lei, ho raccolto le pagine in giro per la sua stanza, della sua storia, scritta da lei, e l'ho fatta pubblicare.
Ciò che ne è uscito è questo ed ha solo 17 anni!
Brava ranocchia, è una bella storia.
Tvb
Mamma Ka