La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


mercoledì 18 luglio 2012

6° Trofeo S. Alberto in notturna

Erano alcuni anni che leggevo di questa garetta serale a Rivolta d'Adda e mi ero ripromessa di farla prima o poi e cosi è stato.
Per di più fa parte di quel piccolo circuito iniziato con la gara serale di Zelo Buon Persico seguita dalla gara di paullo che mi sono persa perchè avevo la pressione sotto i taccchi e stare a letto è stata la soluzione ideale, non avrei concluso un accidenti se ci fossi andata e cosi eccomi per strada dopo il lavoro alla volta della Rivoltana e di questo paese che conosco perchè ci portavo mia figlia da piccola visto che adorava il parco della preistoria ed i suoi dinosauri.
ci metto quasi un ora e mezza ad arrivare e dire che sono solamente 64 chilometri ma il traffico è veramente intenso e, probabilmente, inizia anche l'esodo dei vacanzieri per cui armiamoci di pazienza e piano piano si arriva.
Nel tardo pomeriggio avevo sentito grazia Bazza e mi aveva confermato la sua presenza e quella delle altre ragazze , Barbara, Elena, Alla, e cosi ci vengo volentieri perchè si pedala daccordo ma poi si chiacchiera del più e del meno davanti ad un panino a gara finita.
Arrivo, parcheggio vicino al campo da tennis che è anche la "sede" della segreteria, mi iscrivo e ritiro il numero e sono alla macchina per preparare la bike e me stessa.
Grazia arriva poco dopo ed assieme andiamo verso il campo di gara.
Dunque avete presente una scodella rovesciata? ecco, quello era il campo di gara.
praticamente davanti all'ingresso del parco della Preistoria vi è questo campo a scodella, dove hanno disegnato una specie di zig zag con fettucce e paletti, si sale lungo il bordo della "scodella" per ridiscendere poco dopo in una specie di loop da street bike, il tutto lungo si e no 1 cholometro e mezzo....
Sarò anche una polenta vecchiotta ma a Brescia le gare sono...gare..... cioè senza nulla togliere a questo percorso ma semra il campetto di allenamento per i nostri bambini del corso mtb....
Va beh tanto per me non cambia nulla, farò qualche giro e bon, dove arrivo arrivo...
Donne e super gentleman partino all'nizio della serata, per la precisione alle 19.45 e puntuali si parte....
Tutti subito a manetta, meno io naturalmente che me la faccio lentamente e con calma... tanto chi vince lo sappiamo di già per cui farò qualche giro e basta.
Le due salite lungo l'arginetto le faccio a piedi, sono solo 4 metri ma non riesco a partire lanciata ed arrivo sempre li troppo lenta dopo aver fatto tutto quello zig zag nel fettucciato, ma credi di essere l'unica che li ha fatti sempre ridendo e mai bestemmiando come parecchi  altri.
Un giro dopo l'altro e dopo quasi un ora ecco che la gara è finita, con i primi quasi scontati e gli altri di seguito.
Mi cambio a bordo strada come ormai siamo abituati a fare in queste occasioni, chiacchiero con Anna Elide e passa una mezz'ora; fabio Pasquali arriva in sella per un saluto e come ogni volta sorrido al suo "ciao"!    Ho sempre considerato questo ragazzo una persona speciale con quel suo sorriso franco ed aperto, due parole e me ne vado verso il ristoro, un panino mentre aspetto le altre ragazze e da seduta ascolto i commenti alla gara non senza sorridere.....
Massimo rispetto sempre ma qualche volta, vedendo alcuni "campioncini" locali che sembrano partecipare ai mondiali ogni volta salgono in sella non posso non fare un sorriso storto, un pò di sana malizia.....
Perchè non fate la Rampigolem?
Oppure la Rampinight? od ancora la Tignale Mtb race dove l'unico pezzo in piano è lungo si e no 100 metri ed il resto, se va bene, è al 15%?
Io ci provo, a piedi ma ci provo....
Che antipatica che sono....
Due chiacchiere con le ragazze, Alla che ci "ruba" il tavolo e lo trasporta poco più in la..... quel paino con la salamella buonissimo, il fresco dela coca cola e le zanzare che mi stanno letteralmente massacrando....
E' ora di tornare a casa, ho parecchi chilometri da fare e sono stanca.
Scappare sempre dal lavoro e fare decine di chilometri, poi pedalare e tornare nella notte a lungo andare stanca e non sono certo ferma nelle altre giornate, anzi....
Ma il bello forse è questo sentirsi stanche facendo qualche cosa che piace,  che appaga, ed anche se non ti porti a casa nulla se non polvere e sudore è pur sempre un modo per stare bene con se stessi.
Ora penso ad un altro percorso, magari sconosciuto, cosi, tanto per provare qualche cosa di diverso....

domenica 15 luglio 2012

La conca di Cespedosio


Non ci sono ma che tengano, è estate e che ci sia Mefistofele, Lucifero o Minosse noi andiamo in giro in bike.
Sono iscritta alla newsletter del Mtb Stezzano da un po’ e mi arrivano sempre le mail dei loro giri, dei percorsi nelle valli bergamasche e delle loro pedalate in compagnia per cui ho deciso di scaricarle tutte ed un poco alla volta valutare come e quando farle.
Compagno di merende da sempre Dado sopporta le mie idee di gironzolamenti in giro in sella potendo prendere il riposo durante la settimana visto che io di domenica solitamente lavoro.
Questo gruppo di ragazzi di Stezzano ha praticamente mappato tutte le valli bergamasche con relativi percorsi, descrivendoli in una sorta di road book che ti dice distanze, altitudine, durata, difficoltà e tutte quelle notizie che possono essere utili nell’escursionismo in mountain bike.
Si parte alle otto del mattino, grigio e nuvoloso tanto da indurmi a pensare di rinunciare ma Dado mi risponde con un : chi se ne frega… e via che si parte alla volta di Zogno ( Bergamo) ; come sempre la strada è un modo come un altro di passare il tempo chiacchierando, sbagliando strada perché non seguiamo le cartine ma è pur sempre una parte del viaggio per cui si sta tranquilli, si ascolta musica e si parla del più e del meno come sempre.
Dalla città di Bergamo seguiamo le indicazioni per la Valle Brembana e poco alla volta ci avviciniamo a quella che sarà la partenza “ufficiale” del nostro giro, la piazza del mercato di Zogno.
Le indicazioni sono chiare e la ciclovia passa a 10 metri dal parcheggio ma prima pausa caffè per una ricarica di energia.
Via che si parte.
Si inizia a pedalare lungo la ciclabile, costeggiando il fiume Grembo ed oltrepassando la vecchia stazione di San pellegrino Terme si continua verso Piazza Brembana.
È una piacevole sorpresa questa ciclabile, costruita lungo il tracciato di quella che deve essere stata una vecchia linea ferroviaria che risaliva la valle, un continuo saliscendi mai troppo pesante e le gallerie che si susseguono l’un l’altra, illuminate quel tanto che basta per vedere senza andare a sbattere lungo il piccolo marciapiede che passa al loro interno, rigorosamente con segnaletica stradale per le due corsie per far si che le bici non abbiano a scontrarsi lungo il percorso.
Abbiamo continuato a pedalare passando accanto ai paesini di San Giovanni in Bianco e Camerata Cornello senza mai lasciare la ciclabile, fermandoci solamente per afre le foto ad una cascata al di fuori di una lunga galleria sormontata da una costruzione di legno tipo casa dei sette nani, una visione veramente piacevole e piacevolissimo è il panorama che si intravede tra una galeria e l’altra, un susseguirsi di cascatelle e vallette che splendono dal tanto verde che le colora.
Ad un certo punto, dal lato opposto alla strada che stiamo percorrendo, scorgiamo il deposito edile che segna la prima deviazione che indica la salita per l’abitato di Cespedosio ed Era.
La prima parte della strada, parzialmente asfaltata, si snoda nel bosco con una serie di tornanti veramente impegnativi con pendenze medie del 15%.
Essendo l’unica strada percorribile e non essendoci deviazioni possibili, ci si mette il cuore in pace e si inizia a salire, a tratti con il rampichino ed in altri con il rapporto centrale e piano piano si sale fino alla cava posta in cima; unico “ problema” il passaggio continuo di camion che dalla cava scendono a valle ma i camionisti sanno che la strada è percorsa da ciclisti e ad ogni curva suonano il clacson lasciando il tempo di mettersi da parte.
Dado arriverà in cima 5 minuti prima di me e sembra meravigliato del fatto che siamo appunto solo 5 minuti!!!!
Dalle cave di marmo in poi la strada spiana un poco e si può godere di una bellissima vista panoramica sulla media Val Brembana e su San Giovanni in Bianco.
Giunti in cima nel paesino di Cespedosio vediamo un cartello che dice “ Rifugio Cespe Aperto” ed il decidere di fare la deviazione di 500 meri per mettere sotto i denti qualche cosa è decisamente unanime! Sono affamata ed assetata.
Quattro pedalate siamo davanti alla porta; un sacco di macchine, gente che passeggia, una piccola chiesetta li accanto dalla forma strana…. Si entra ed in un attimo ci piazzano ad un tavolo con due bottiglie di acqua e due scodelle perché qua di bicchieri non ce ne sono.
Non abbiamo prenotato ed il ragazzo del rifugio ci dice che avremo solo quello che “ avanza”…
Ok va bene tutto… ed il tutto sarà un piattone di pasta fatta in casa con il sugo di pomodoro dell’orto dietro la baita, un tagliere di salumi fatti da lui e del formaggio di malga fatto dal malghese li davanti…. E che dire, tutto buonissimo!
Ed attorno a noi un gruppo di nonni che mangia polenta e spiedo in padella, pane fatto in casa e caraffe di vino rosso!
Dopo il caffè con calma chiediamo il conto e ci chiede 10 €!!!!!
10€!!!!!
È ora di ripartire e dopo aver confermato ad un gruppetto di anziani che eravamo arrivati fin lassù in bike si riparte alla volta del paese e della strada che continua a salire verso Brembilla.
Ad un bivio abbiamo un dubbio e decidiamo di scendere lungo la discesa che va verso un prato dove un gruppo di ragazzi si è radunato con chitarre e tamburi ma ci confermano che… dobbiamo tornare indietro!!!!
Per cui su di nuovo verso l’alto dove , finalmente, incontriamo un bivio dove la strada si divide in due tronconi e si prosegue in discesa ( finalmente) fino all’abitato di Brembella.
Lungo la strada ci fermeremo più volte fare delle foto, la vista è spettacolare, un susseguirsi di piccole valli e montagne, un verde che va dalla sfumatura più scura al chiaro delle foglie novelle e nonostante il cielo sia passato dal nero del mattino all’azzurro dell’ora di pranzo al blu cupo del pomeriggio, l’ho trovato di una bellezza incredibile.
Mi sono fermata a mettere la giacca a manica lunga scendendo, il freddo era pungente nonostante non fossimo aduna quota incredibile ma attorno ai 1100 metri fa decisamente più fresco specialmente se si è all’ombra.

Seguiamo una mulattiera nel bosco che ci conduce al paese di Camerata Cornello dove troviamo il Museo del Tasso, cioè colui che ha inventato il moderno servizio postale.
Nell’antico borgo medioevale il passaggio sotto lo splendido porticato medioevale in bici è veramente suggestivo, tra le arcate di pietra ed il fondo ciottolato veramente ben conservato. Si inizia a scendere lungo la strada asfaltata ora e ad un certo punto intravediamo nuovamente la ciclovia.
La prendiamo e scendiamo per una decina di chilometri facendo a ritroso il percorso dell’andata, arrivando fino ad un ponte medioevale sul quale si sale lungo una lunga scalinata dai gradoni lunghi ed in pietra e seguiamo le indicazioni per il borgo di Oneta.
Qua troveremo il caratteristico borgo con la casa natale di Arlecchino e circondato da case antiche decorate da affreschi notevoli.
Passiamo sotto un arco della chiesetta e scenderemo verso la scalinata in pietra che faremo in sella nonostante la pendenza notevole da cui scorgeremo, guardando alla nostra sinistra, le alture del Monte Molinasco e del Monte Zucco.
Arriviamo al parcheggio da dove eravamo partiti al mattino verso le tre del pomeriggio, carichiamo le bici un macchina, pausa coca cola allo stesso bar in cui al mattino abbiamo bevuto un caffè e dopo poche chiacchiere saremo di nuovo in partenza verso casa.
Ci guardiamo, impolverati e sudati, eppure ad entrambi dispiace che sia già finita, nonostante siano 6 ore che siamo in giro in bike e, mentre andiamo verso l’autostrada per far prima a tornare a casa, già sto pensando al percorso che avevo letto tempo fa, sempre da queste parti, una Valle dell’Inferno di cui non so assolutamente nulla… sarà bene che mi informi, magari settimana prossima…….



mercoledì 11 luglio 2012

Le risorgive Padane....


Non sapevo che si chiamassero cosi perché le due terre, alte e basse, si incontrano e fanno sto ambaradan qua che affiora e crea tutti quei rigagnoli e torrentelli nei campi….

Al di la di questo, lo scorso anno me l’ero persa per i soliti motivi di lavoro per cui questo anno sono a casa e ci vado.
Venerdì mattina ero uno stracchino molliccio con la pressione sotto i piedi, sabato stavo meglio ed oggi alle sette sono per strada via Rovato verso Trenzano, praticamente dietro l’angolo di casa, 15 minuti in macchina e parcheggio, tutto già pronto con transenne e striscioni e Gliso e Grazia seduti al tavolo delle iscrizioni.
Invece della tessera federale consegno la carta regionale dei servizi, vediamo se questo nuovo metodo funziona… certo che è da queste cose che capisci che il grande Fratello esiste eccome, praticamente dentro il chip della tessera c’è scritto tutto, taglia delle mutande, quando sei andato a fare pipi l’ultima volta ed occhio che ci sta pure l’indirizzo della morosa nascosta!
Il mio numero l’ho già attaccato a casa, 447 da abbonata, sto andando verso la macchina e to che spuntano Miriam e Luisa!
Cavolo che bella sorpresa, pensavo di essere l’unica pinguina femmina in giro per campi stamattina ed invece siamo in tre e tutte Diavole Rosse per di più.
Bella storia.
Le chiacchiere, il caffé, le due pedalate per far arrivare le nove e mezza ed eccoci in griglia, Luisa che gia ringhia, Miriam ed io un poco più tranquille e con l’intenzione di finire la gara con tranquillità.
Grazia parla al megafono ma quaggiù non si sente nulla ma credo siano le solite informazioni di rito per cui non ascoltiamo più di tanto. Pronti via!
Giro di 13 chilometri da fare tre volte e l’intenzione è quella di farlo due chiacchierando, pedalando tranquille divertendoci.
Certo che con questo caldo non mi aspettavo di certo di infangarmi cosi tanto ma le famose risorgive appunto fanno affiorare acqua dappertutto e le pozzanghere sono veramente tante e piuttosto grosse per cui, anche se cerco di evitarle, mi sporco ben bene e Valchiria con me.
Alla fine del primo giro il passaggio sulla ciclabile avviene tra tre transenne messe a zigzag per far si che il gruppo rallenti e poi via di nuovo verso i campi e le strade bianche.
Ci sono dei bei passaggi vicino a delle vecchie cascine, su delle lunghe strade bianche e in strade sterrate tra le piante che sono un toccasana con questo caldo torrido; i chilometri si accumulano e Mirian inizia a rallentare.. hehehe non è uguale la bici da strada alla mountainbike vero?
Molta più fatica nelle gambe e sulla schiena….. ad un certo punto il motociclista che ci segue dice: certo che però per essere nelle retrovie andate lo stesso a 30 all’ora!!!!
Ma va?????
Certo siamo in pianura, asperità non ce ne sono mas se vuoi arrivare devi spingere sui pedali, pianura o salita che sia….
Io decido di accelerare il ritmo e via dietro ad alcuni ragazzi che mi superano… e gli ultimi chilometri saranno veramente a 30 all’ora fino al traguardo dove Grazia mi urla: fermatiiiiiiiiii!!
Si perché le parole che non avevamo ascoltato prima di partire, quelle dette al megafono erano appunto che le donne avrebbero fatto solo due giri!!!!
Wow è già finita….
Luisa praticamente ha volato, io seconda e Miriam terza con calma.
Riporre la bike sporca, solito lavaggio con salviettine e bottiglie di acqua minerale perché non ho portato l’occorrente per la doccia, un cambio di maglia giusto per essere presentabile e via al ristoro a mangiare fette di anguria e melone belle fresche.
Stiamo aspettando la premiazione perché non credo che capiterà spesso di avere tre di noi sul podio, tre diavolesse tutte assieme….
Che bello però lo spirito di squadra……
Anche se un pò scalcagnati siamo un bel gruppo, ci divertiamo e se viene qualche podio bene altrimenti va bene lo stesso!
Adesso a casa a pranzo con la mia cucciola che parte stasera per l’Irlanda, beata lei e beata gioventù…..

sabato 7 luglio 2012

24h della Serenissima


Ogni anno decido di fare qualche cosa di nuovo, quel qualcosa di diverso per ravvivare un po’ il panorama del gia fatto, del gia vissuto e stavolta ho optato per alcune endurance che non conoscevo.
All’inizio della stagione è stata la volta della 24h di Cremona, bellissima volo a parte, stavolta mi sono avvicinata a Venezia e per la precisione al Barbarano Vicentino e la terza edizione della sua gara endurance appunto.
Tornata da Carpendolo e la sua notturna, ho il camper già pronto, ci metto Valchiria ancora impolverata, dormo 4 ore e parto ai primi raggi del sole non prima però di aver litigato con il distributore di carburante self service che, quando ci sono gli sconti, chissà come mai, non funziona mai a dovere!
Seguo l’autostrada con calma, sono poche le macchine in giro alle 5 del mattino, ascolto musica e penso a come gestirò questa gara sconosciuta cercando di fare del mio meglio divertendomi e cercando di non farmi del male.
Il caldo torrido di questa settimana mi accompagna fin dal mattino e mi sa che sarà una bella battaglia con caldo e con il sudore, so che il percorso è piuttosto impegnativo ma, come sempre, valuterò man mano senza complicarmi la vita ancor prima di partire.
Esco dall’autostrada e seguo le indicazioni stradali per questo paesino tra le colline vicentine e presto arrivo dalle parti del campo sportivo che fa da base logistica all’evento; sono già tantissime le tende ed i camper presenti, seguo una stradina e dopo aver un poco tribolato ad uscirne parcheggio a 250 metri dal tendone ed all’ombra innanzitutto, in un lungo viale alberato che è parte del percorso di gara.
Mi avvicino alla segreteria, cerco il mio nome nell’elenco degli iscritti ma non mi trovo!!!!
E dire che mi ero iscritta a Cremona con quell’offerta Serenissima+ Val Rendeva e non ci sono…..
Chiamo il “capo” e si risolve tutto velocemente, ho il numero 93 e sono una delle 11 solitarie femminili.
Scopro poco dopo che questa gara è anche prova del Campionato Tricolore solitari endurance e non lo sapevo proprio per cui diventa una sfida nella sfida ancora più dura di quanto di solito è una gara di resistenza.
Mi preparo, salto in sella e giro qua attorno per cercare di capire come è il percorso, arrivo in piazza da dove si partita alle ore 13, mi mangio un gelato con tutta calma e torno al camper per preparare le borracce e tutto quello che presumo possa servirmi in questa lunga pedalata in solitaria.
Avvisano con il microfono che la partenza sarà posticipata alle 13 per poter meglio organizzare l’assistenza lungo il percorso, dovuto al fatto che le previsioni dallo un bollino nero ovvero 41 gradi alle 13 e 45 alle 15… pazzesco, ci si arroventerà pedalando.
Il rischio disidratazione sarà altissimo e dovrò fare molta più attenzione di quanto avevo preventivato all’inizio, il caldo lo patisco parecchio.
Vedo persone che conosco, scambio qualche battuta, mando un messaggio a Patrizia che non vedo da due anni ma che trovo nell’elenco iscritti e ci diamo appuntamento in piazza all’ora di partenza. Verso le 12.30 mi avvio in sella a Valchiria verso la fontana e la linea di partenza, cerco un poco di ombra ed il sole scotta tantissimo, tanto che tutti sembrano volersi rifugiare negli androni e sotto le tettoie ma il caldo è soffocante e c’è ben poco da fare se non bagnare i caschi nella fontana e sperare che il clima un poco cambi.
All’una in punto si parte, con calma i solitari e di corsa i ragazzi delle squadre.
Inizio subito in salita verso il castello e le sue rampe, la discesa lungo i campi e le vigne e cominciamo a capire che saranno 24 ore molto lunghe, 6 km e mezzo con 170 metri di dislivello a giro che si accumuleranno nelle gambe fino a domani alle 13….
Una lunga strada da percorrere.
Il sole brucia, il sudore scorre sul collo e si asciuga subito lasciando una scia di sale che brucia ancora di più…. Dopo due ore ho il cervello che fuma e decido che mi devo fermare, non posso rischiare di stare male, sono qua da sola e dovrò pur tornare a casa in qualche modo domani pomeriggio per cui, torno al camper e mi distendo dopo una doccia….
Sdraiata sul letto sento le gocce di sudore scorrere sulla pelle e sono immobile nel caldo arroventato del mio mezzo e dire che sono all’ombra.
Riesco pure a dormire tre ore ma inzupperò completamente il lenzuolo ed il materasso e devo continuare a bere per reintegrare ciò che ho perduto.
Le bottiglie vuote si accumulano nel sacco della plastica e dire che non stò neppure pedalando, posso solo immaginare come sarà dopo in sella.
Alle sei e mezza mi rimetto in sella dopo un piatto di riso e della frutta al tendone ristoro.
La lunga salita da fare a piedi, quella poco dopo in sella fino in cima alla collina sul nastro d’asfalto ed il passaggio di fronte al camper di Angy che fa da supporter a Nico ed a Simona, passare sotto il nebulizzatore d’acqua per aiutare a scacciare il calore rovente del sole sulla pelle e l’ingresso su di quella specie di terrazza naturale che porta sui vigneti con il castello in fondo a cui si arriva dopo il passaggio sotto la torre; uno spettacolo di territorio che si apre davanti agli occhi, le decine di terrazze coltivate a vite e le colline a perdita d’occhio dove si intravedono rocche e cascine…. Bellissimo.
Dopo il passaggio davanti al castello si discende un ripido pendio per poi risalire lungo i filari e raggiungere una “discesa pericolosa”, lunga e smossa ma che si fa senza troppi problemi con un poco di attenzione, un'altra salita dura e lo scollinare in cima dopo vari Sali scendi tra le vigne, un'altra discesa tosta con pietra e radici che finisce con una brutta curva a destra e via lungo la strada bianca e l’argine poco dopo per raggiungere, dopo circa un chilometro, il traguardo e ripartire.
Ogni giro è come segnare un punto sul proprio tabellone personale, dai che si riparte.
In compagnia di Patrizia pedalerò fino alle tre del mattino, una sosta per mangiare qualche cosa e poi ripartire guardando l’alba dalla cima della colina con il castello alle spalle.
Uno spettacolo.
E vedere Matteo il fotografo appostato lungo la discesa che faccio urlando come una pazza mentre lui mi fotografa ridendo ed accorgermi che, nonostante il caldo, la stanchezza, la sete ed i dolori alle gambe la giornata sta passando e sembra un attimo solo trascorso ed invece l’arrivo si avvicina.
Alle 11.30 mi fermo, pausa caffé e via ma con la macchina fotografica in tasca, voglio un ricordo di questi posti da portare a casa e saranno parecchie le foto che farò prima di arrivare al traguardo con sosta ghiacciolo in cima alla collina in compagnia di un gruppo di biker di Gardone Val Trompia che ridono come dei matti quando vedono che mi siedo sotto il vaporizzatore d’acqua a mangiarlo!!!!
Avevo caldo, tanto caldo.
E quando mi chiedono: “ma non fai ancora un giro, hai tempo…” rispondo con un” ma neanche se mi pagano, sono cotta”!!!!
L’arrivo al traguardo con Patrizia accanto, mano nella mano come quelli “veri”, la doccia ed il cambio d’abiti e la camminata fino al tendone del pasta party e le premiazioni, scoprendo con piacere che sono 5° di categoria e 7° assoluta tra i solitari……
Ma non è il pacco dono che mi arricchisce ma tutto quello che ci sta attorno: i volti sorridenti dei ragazzi, l’aria carica di energia che si respira e la voglia di fare e di stare qua…. Tutto questo è mio per un giorno.
E poi, come tutto, finisce la festa e si riparte verso casa, guidando adagio su di un autostrada trafficata ed intasata e saranno parecchie le soste dovute alla stanchezza.
Quando arrivo a casa sembra sempre che non sia passato neppure un attimo dalla partenza, Valchiria torna al suo posto, tutto finisce in lavatrice ed io sotto la doccia ma non vi è acqua che riesca a lavare via queste belle sensazioni, le emozioni e l’appagamento che mi da questo mondo fatto di pedali e di chilometri.
Ed ogni volta mi guardo dietro, tra le cose passate, fatte e vissute, posso solo sorridere nel ricordare ciò che ho fatto, a modo mio naturalmente ma con il cuore e con un sorriso… e tra quelle cose, tra quelle persone e quelle emozioni vi è sempre un volto che sembra solo abbozzato e sospeso come un ologramma, diafano come ogni desiderio o ricordo……….. ed ogni volta, ogni “avventura”, ogni singola emozione la dedico a quella parte rimasta dentro di me che , come un pirata, sta volando nel vento, lontano, ma tanto vicino da sentirne il battito del cuore.

mercoledì 4 luglio 2012

Carpenbike in the night 2012

Eccola di nuovo.

Negli ultimi due anni l ho sempre fatta perché parte del circuito Night on bike ma quest’anno Matteo, l’organizzatore, è diventato papà per cui a qualche cosa dovrà ben rinunciare… e tra queste cose c’è appunto quel bellissimo circuito in notturna che mi piaceva tantissimo ma cosi è per cui la faccio ugualmente anche senza circuito di appartenenza.. o meglio, fa parte dell’Oglio Chiese limited Edition.
Fuga dal lavoro come al solito con i pantaloncini da ciclista sotto la divisa da marinaio, Valchiria in macchina con addosso la polvere di ieri sera a Zelo, un tre quarti d’ora circa per arrivare e di corsa all’iscrizione visto che ho beccato incidenti di qua e di la per arrivare fino a qua.
Le ragazze sono già col numero attaccato, due parole e via a preparare la bici, tra 15 minuti si parte e sono ancora in versione “civile”.
Ci sono anche i ragazzi dello Sculazzo team con le loro single speed , quasi 200 iscritti il che non è poco per una gara di venerdì sera; ascolto i commenti di quelli che l’hanno provata, più dura dello scorso anno, non si sale più lungo la strada asfaltata in salita ma da un sentiero alternativo bello in pendenza….
Va beh vedremo strada facendo.
Praticamente non ho neppure il tempo di scaldare le gambe che gia ci chiamano in griglia e bam via che si parte lungo la strada nel paese vecchio, la lunga strada asfaltata da seguire ed eccolo il sentiero in salita… che faccio a piedi.
Già faccio una bella fatica se ho i muscoli caldi, a freddo non ci penso proprio per cui tranquillamente a piedi porto su la mia bike e scollino passando sotto il getto d’acqua che un signore ha messo gentilmente a disposizione visto il caldo africano che ci tormenta.
Il resto del percorso è più o meno come lo scorso anno, un continuo Sali scendi da spacca gambe e la discesa fino al traguardo e la piazza con la folla di persone a fare il tifo e via per il secondo giro…. Più piano ancora in verità ma è intenzionale stavolta, non sarei in grado di farne tre per cui rallento e mi faccio doppiare dal primo che va come una schioppettata.
Alla fine ci si ritrova nella piazzetta che ha fatto da luogo di ritrovo, vi è un grandissimo ristoro, tantissima gente che parla e chiacchiera e le ragazze che mi chiamano, ci si scambia impressioni e battute e Barbara mi omaggia di un dolce tipico di crema come ringraziamento del fatto che, a Piubega, l’abbia “nastrata” con il kinesio tape per un brutto ematoma che si è completamente riassorbito nello svolgimento della gara stessa!!!!!
Hehehe lo so che funzionano i miei nastri colorati, li ho usati tanto di quel tempo quando avevo la spalla data per spacciata dall’ortopedico e da operare assolutamente… sono passati 6 anni ma non mi sono mai fatta operare, ho avuto la costanza ferrea di mettere e togliere i nastri una volta a settimana per sette mesi di seguito e poi solo all’occorrenza.
E dire che mi avevano detto che :
non avrei più potuto andare in bike
non avrei mai più potuto nuotare se non per poche vasche e non certo la traversata del lago
avrei dovuto stare col braccio al collo sei mesi e poi chissà……
ed invece la vecchia Kathy ha ancora la sua spalla, ci sono anche piombata addosso tre volte schiantandomi con la bike ma pedalo ancora e niente cicatrici di interventi che poi non sempre assicurano una completa ripresa.
Ne ho già troppe di cicatrici addosso, bastano ed avanzano anche se non sono sempre quelle visibili che fanno male.
Poi ho nastrato Angela alle ginocchia ed alla fine Elena per farle fare uno “scarico” passivo ai muscoli delle cosce ed arrivare cosi senza acido lattico nelle gambe all’allenamento successivo.
E devo dire che questa mia nuova “versione”, quella del operatore di tape neuro muscolare mi piace, quanto meno non ho buttato tutto il tempo studiano per un anno di seguito tutte le sere su libri di fisiologia umana, anatomia del muscolo e delle articolazioni.
La soddisfazione di sentire amici a cui lo applico che dicono” Kathy non mi fa più male…”!!!! oppure ancora una frase buttata li del tipo “ i tuoi cerotti colorati sono fantastici!!!
Ed anche mia suocera a 73 anni che dice alla vicina 84enne: “go po a me i ceroc come Balotelli”!!!! mi ha fatto scompisciare dalle risate.
Per qualcuno è solo una moda da seguire ma per chi, come me, si è curata anni fa, quando era una tecnica praticamente sconosciuta, è una soddisfazione vedere la faccia della gente che deve ammettere suo malgrado il fatto che fanno tanto e bene!
Comunque, tra una chiacchiera e l’altra è ora di tornare a casa.. si perché io tra qualche ora riparto…..
Me ne sono inventata un'altra ma ve la racconto la prossima volta!

martedì 3 luglio 2012

Mtb sotto le stelle


Zelo Buon Persico 28 giugno 2012



Affascina la notte in sella…. Anche se qua non si parla di una notturna a raccattare le stelle da qualche parte scendendo lungo la montagna.
Ho trovato il volantino nelle mie scorribande su internet, ho pensato “perché no” e decidere di partire è stato un attimo.
Ho solo dovuto delegare per una sera la scuola mtb dei piccoli Diavoli Rossi della mia squadra ma siamo in tanti ed hanno capito senza problemi la mia voglia di pedalare.
Zelo Buon Persico è un paesello ai confini di Milano sebbene sia in provincia di Lodi, vi ero già stata due anni fa con Lorena per il Rally dell’Adda, un classico percorso di pianura piatto e velocissimo, adatto alla calura estiva ed alle mie gambe.
Scappo dal lavoro alle 17, un cambio veloce a casa, butto Valchiria in macchina e via che si parte, via Chiari e la tangenziale che porta verso la Rivoltana, il navigatore mi dice di svoltare di qua e di la ma io seguo le indicazioni per Milano e via.
Sono solo 70 km ma il traffico è tantissimo, si viaggia un poco a rallentatore ma ascolto musica, penso alle mie menate varie e poco alla volta mi ritrovo quasi al traguardo.
Una sola cosa mi ha sconcertata: a Spino d’Adda la strada è diventata una carreggiata sola lungo un canale e devo dire che al pensiero di incrociare un'altra macchina mi venivano i brividi… ad un certo punto sono anche tornata indietro per seguire una freccia verso il centro e vedere se ne venivo fuori.
Comunque alle sette meno un quarto sono al banco dei giudici di gara a fare la verifica tessere e prendere il numero ed il bello è stato parcheggiare accanto a Grazia e suo figlio cosi abbiamo cominciato subito a chiacchierare; era dalla 24h di Cremona che non ci si vedeva e parlando e scherzando abbiamo provato il percorso, un lunghissimo fettucciato nel campo di grano, un passaggio in un prato e di nuovo fettuccia e zig zag di qua e di la.
Piatto si ma veloce e quel continuo cambio di ritmo mi ha fatto pensare alla lezione che abbiamo tenuto settimana scorsa ai ragazzini della scuola mtb, l’insegnare loro ad aggirare gli ostacoli arrivando larghi per poi chiudere subito dopo….
Quante volte l’ho fatto!!!!
Poco meno di un ora ma abbastanza per sudare come mai in questa torrida serata estiva.
Il bello è che la serata coincideva con la semi finale dell’europeo di calcio per cui tutti, giudici compresi, alla fine della gara si sono radunati sotto lo schermo al campo sportivo e non ci sono state storie, le premiazioni sono state rimandate alla fine della partita.
Abbiamo ingannato il tempo al tendone gastronomia con panino e salamino, coca cola e caffé, tra una chiacchiera e l’altra e la decisione, se riesco, di farlo tutto questo piccolo circuito serale.
Con Grazia ci siamo accordate di trovarci cosi venerdì prossimo a Paullo ( Milano) per la seconda prova, sempre serale.
Vedremo come va, senza pretese come sempre, con la sola voglia di trovarci e pedalare in compagnia e finire con le gambe sotto ad un tavolo per farci due risate.
Alla prossima.

lunedì 25 giugno 2012

Edolo-Iseo via Concarena


Eppoi sono sempre io quella che progetta cose strane.
Stavolta è stato Dado a pensarla, ad informarsi sugli orari del treno e sull’eventuale itinerario. Si perché stavolta siamo partiti in treno da Iseo alle 9 e mezza del mattino, abbiamo caricato le nostre cavalline a bordo con tanto di biglietto di supplemento e gli sfottò degli amici capotreno e capo stazione che ci hanno dato dei matti scatenati come al solito.
Perché una la studio io ed una la studia lui, tre le pensiamo mentre pedaliamo ed un paio le sogniamo di notte.
Comunque eccoci in viaggio, parliamo per un ora e mezza, tanto è il tempo che ci mette il treno ad arrivare in alta valle, guardiamo dal finestrino e, come al solito, ci prendiamo in giro ma stavolta ho un arma in più, la strana voce di dado visto che lo hanno operato alla gola poco tempo fa e parla con raschietto ….tutto strano insomma.
Arrivati ad Edolo decidiamo di cercare l’ufficio turistico per una cartina che non troviamo, deviamo verso la piazza e un bar per un panino con coca cola, giusto per un carico di zuccheri e carboidrati prima della lunga galoppata fino a casa.
La piazza è caoticamente percorsa da macchine e camion, tutti in fila lentamente, sembra che sia il risultato di un incidente poco più a monte e tutto questo rumore stride con la calma che solitamente cerchiamo in giro in bike.
Dopo il caffè via che si parte evitando l’ingorgo e tagliando per il parco, si sbuca poco più a valle ma finalmente il traffico scorre.
È forse l’unica parte del “viaggio” che non mi piace, strada asfaltata fino a Capo di Ponte ma d'altronde non conosciamo i sentieri qua attorno e senza una cartina è un po’ un azzardo girare a vuoto per cui via di pedale con una media altissima e si scende tra traffico pesante e non ma ben presto saremo alla deviazione per la ciclabile e l’Antica Via Valeriana.
Non sapevo che arrivasse fin quassù, credevo finisse a Pisogne o poco oltre ed è in fondo una piacevole sorpresa.

Inizia la lunga salita sulle strade lastricate di antiche pietre sulla quale camminavano i viandanti provenienti dalla città, loro viaggiavano per espiare colpe e peccati, noi viaggiamo per il piacere della scoperta ed ogni angolo di paese vediamo diventa una scoperta, antichi cortili, piccoli borghi quasi dimenticati e lasciati come vennero costruiti centinaia di anni fa, strade tanto strette che mi permettono di avere una mano sul davanzale di una cucina e l’altra nella camera da letto del dirimpettaio, io e la bike rappresentiamo tutto lo spazio possibile….
Bellissimi questi piccoli paesi di cui ho sentito spesso il nome ma che mai avevo visitato, Cemmo, Losine, Cerveno, Ceto…. Oppure vi ero passata ma sulla strada principale, mai all’interno del centro storico che trasuda storia antica da ogni pietra e da ogni fontanella.
E saranno queste fontane a scandire questa caldissima giornata, perché ad ognuna abbiamo attinto acqua per le borracce ed abbiamo immerso le mani per rinfrescarci; ne abbiamo viste veramente a decine.
Una salita dietro l’altra, alcune mi mettevano a dura prova tanto da farmi mettere i piedi a terra e continuare spingendo la bike, altre riuscivo a terminarle col cuore in gola e le gocce di sudore che bruciavano gli occhi ed il viso scottato dal sole.
Ma arrivati in cima, a pochi metri dalla Concarena tanto amata dagli antichi Camuni e dove cosi spesso negli anni sono venuta a “festeggiare” l’equinozio, guardando verso il basso e la strada, vedendo le macchine grandi come zollette di zucchero e con gli occhi che potevano spaziare sulla valle intera ho pensato “ne è valsa la pena”.
Uno spettacolo unico, le montagne attorno, le piane di un verde brillante, le cascine disseminate lungo le vallette e le conche interne disseminate di angoli all’ombra con sottili strati di neve rimasti dallo scorso inverno, una natura rigogliosa e pura che mi ha fatto dimenticare la fatica, il caldo, il sole che bruciava la pelle delle spalle e del viso e la sete che sembrava non passare mai nonostante le borracce bevute.
Inizia la lunga discesa verso valle e Breno seguendo a tratti il fiume Oglio, sterrato per la maggior parte passando per la via Crucis di Cervino dove per un attimo perdiamo le indicazioni e non volendo seguire la strada asfaltata, chiediamo informazioni al primo ciclista che passa…..
E qua inizio a ridere!
Allora tra me e Dado parliamo 8 lingue giusto?
Ed a chi andiamo a chiedere informazioni?
All’unico, dico unico ciclista sordo muto della Valle Canonica!!!!!!!!
Che è stato squisito e gentilissimo ed a segni ci ha indicato la strada ma mettetevi al mio posto ed immaginate Dado che cercava di capire ed all’inizio non aveva colto il fatto……….
Da scompisciarsi dalle risate!!!!!
Pausa caffé e pipì e via che si riparte.
A Breno faremo una piccola deviazione per salutare un caro amico, Roger, che da qualche anno sta lottando con una brutta bestia che non lo lascia in pace…. Lo abbraccio stretto ogni volta passo da qua e cerco di infondergli un poco della mia forza…..
Borracce piene e si riparte.
Hanno deviato la ciclabile all’interno del Tempio di Minerva in Spinera ed è bello il nuovo tratto, meno duro del precedente e ti regala una bella vista sulle rovine storiche; da li si raggiunge il famoso tunnel scavato nella roccia viva e dove le temperature raggiungono cifre quasi da inverno inoltrato tanto che all’interno, sui cavi della luce si deposita la brina… un piacevole intermezzo dopo ore al caldo torrido di questa giornata che segna i 38 gradi.
Il parco del Barberino, il fiume che scorre li accanto, una pedalata dietro l’altra ed il tempo scorre veloce ed i chilometri si accumulano sotto le ruote.
Ad un certo punto mi accorgo che ogni tre o quattro pedalate perdo un giro, una pedalata a vuoto.. che strana sensazione… resto indietro e man mano ci avviciniamo a Darfo la cosa peggiora sempre di più.
Ad un certo punto iniziano a non entrare più i cambi e resto con il padelline, spingi e spingi e la fatica è tanta dopo cosi tanti chilometri.
Piano piano arriviamo a Pisogne, deviamo per Costa Volpino per la pausa gelato e mentre siamo seduto alla gelateria mi ricordo che poco più avanti c’è il negozio di Cicli Bettoni.. due pedalate e sono li.
Mi guardano la bici, spiego il problema ed al momento mi dicono: non è una gran bella cosa sai….. mi sono preoccupata non poco, tanto che avevo già detto a Dado che saremmo rientrati verso Iseo in battello ma le magiche mani del tecnico hanno risolto il problema: una mollettina sottile come un ricciolo di capello all’interno della ruota si era rotta e non faceva agganciare la cricca…. O una roba cosi insomma, mezz’ora e la mia bike era di nuovo perfetta.
E si riparte, Lovere, Castro, Riva di Solto, Tavernola….. altra pausa caffé ed acqua, siamo un poco cotti.
Uno squillo del telefono avvisa Dado che Alberto ci viene incontro da Sarnico per fare gli ultimi chilometri assieme ed eccolo spuntare con il sorriso che lo distingue sempre.
Gli ultimi chilometri scorrono piano sotto le ruote, sono stanca ed il caldo torrido di questa giornata non ha certo aiutato, per di più ho le braccia viola dal sole… eppure la crema l’ho messa ma cosi tante ore di esposizione certo non sono il massimo per una pelle chiara come la mia.
Pazienza, ci saranno chili di dopo sole ad aspettarmi nei prossimi giorni.
Ecco Clusane e poco dopo il bivio per Cremignane e casa mia.
Non vedo l’ora di fare una doccia tiepida e di stendermi un attimo sul divano, sono proprio cotta stavolta….ma prima di lasciar andare Dado ed Alberto abbiamo parlato di una cartina che ho a casa, con i sentieri che vanno al Passo Crocedomini….. tra qualche giorno magari…..

mercoledì 20 giugno 2012

Coypus Cup- Mezane di Calvisano

Xc di pianura, spacca gambe e spacca balle.. quanto meno per me!
Non so perchè ma è una delle poche gare che non mi è piaciuta... bah sto invecchiando, sono diventata selettiva, ipercritica ed antipatica.

X Trofeo el Rocol-Cazzago San Martino

Quasi quasi mi dimenticavo di aver fatto questa gara... meno male che ho le foto .......

venerdì 15 giugno 2012

Il disastro di Moglia




Dopo aver stipato per una settimana materiale di vario genere in salotto, ci mettiamo quasi due ore a caricare il camper per la seconda spedizione in Emila.
Mai avrei pensato che la generosità dei miei compaesani arrivasse a cosi tanto, mi sono ritrovata a gestire 13 quintali di materiali quali coperte, trapunte, lenzuola, sacchi a pelo, vestiti e giochi per bambini, pampers, tende da campeggio ed il farci stare tutto sul camper in un viaggio solo si è rivelato impossibile per cui eccomi in partenza per Ostiglia stavolta, dopo aver passato la scorsa settimana 4 giorni a Pegognaga.
Mi accompagna Lorena, si è presa due giorni di ferie per questo “viaggio” che tutto è meno che avventuroso e si parte alle 18 dopo essere corsa a casa dal lavoro, un cambio d’abito veloce, scarpe da ginnastica ai piedi ed un caffè caldo per allontanare stanchezza ed un po’ di fame.
Il cartellone attaccato sul retro con scritto “materiale pro terremoto” ed il logo del G.C.Iseo l’ho messo con l’intenzione di far capire ai bisonti della strada che se vado piano è perché sono solo un pochino sovraccarica ed il frenare è un poco difficoltoso per cui mi scuseranno se in autostrada farò solamente i 70 lm/h.
Via che si parte ed è proprio in quel momento che mi arriva un messaggio che avvisa di dirigersi verso Moglia perché hanno più bisogno di aiuto.
Lungo la strada chiacchiere a gogò ed è bello essere i compagnia stavolta, il tempo scorre e la musica fa da sottofondo, e me ne infischio dello strombazzare di alcuni camionisti che vorrebbero andassi a 120 all’ora, sorpassate pure, no problem gente!
Un bip bip attira la mia attenzione ed abbassando il volume della radio ascolto il messaggio che il navigatore mi manda, ovvero che l’autostrada A22 Brennero all’uscita di Pegognaga è interrotta per un incidente e che ci sono 5 chilometri di coda per cui, ragionandoci un po’, decido di uscire a Sommacampagna e continuare via strada normale,
tutto sommato non è male, traffico poco, qualche deviazione per evitare il centro di qualche piccolo paesino, poco più avanti cartelli per deviazioni obbligatorie a seguito del terremoto ma poco alla volta mi avvicino a Moglia.
Ed eccolo in cartello che indica il paese ma i miei occhi hanno già registrato la desolazione di case crollate, cascine distrutte, tende ovunque e persone radunate in piccoli gruppi, seduti lungo le strade o in luoghi aperti come ad aspettare un'altra scossa ed un altro crollo.
Il campo sfollati lo si vede da lontano, decine e decine di tende blu e verdi della protezione civile, quelle grandi bianche della Regione e quelle rosse dei vigili del fuoco sembrano colorare quel campo che trasuda tristezza; una tenda porta lo stemma del comune, un'altra quella della caserma dei carabinieri, un'altra ancora è la sede della scuola e comincio a rendermi conto che il paese è tutto li, trasferito gioco forza fuori dal centro perché il centro stesso non è più agibile e non esiste più.
Chiedo informazioni sul dove scaricare e mi portano ai magazzini centrali dove viene ammassata tutta la roba che verrà distribuita il giorno seguente alle famiglie, ci mettiamo un ora in tre a scaricare tutto….. e mentre lavoriamo il Pezza ( signor Antonio al secolo), ci racconta il suo terremoto, l’aver perso casa ed officina, il non avere più nulla se non quello che ha addosso ma ritiene di essere fortunato perché ha ancora le mani ed una gran voglia di lavorare.
Non posso non ammirare il suo coraggio.
Torniamo al campo e ci invitano ad entrare nell’ufficio che si occupa dello smistamento materiali dove lasciamo le generalità e chiediamo cosa possiamo fare per il giorno dopo, vogliamo dare una mano a questa gente e ci accolgono a braccia aperte, vuoi per la specializzazione medica di Lory o per la mia disponibilità a fare qualunque cosa serva.
Nel frattempo è un susseguirsi di richiami, squilli di telefono, persone che corrono, pianti, e la stessa responsabile che ci confessa di essere al campo da 15 giorni dimenticandosi di famiglia, figli adulti.. e si sente in colpa ma troppo è il caos generato da questo evento naturale e troppo è il bisogno di mani che lavorano.
Torniamo al camper e decido di parcheggiare in un grande piazzale dove già si trovano altri mezzi, lontano da tetti che possono crollare e pali della luce… non si sa mai.

Due passi alla ricerca di un posto dove addentare un panino e, cosi facendo, ci avviciniamo a quello che una volta era il centro del paese…….
Sono senza parole, sembra di vedere uno di quei film di guerra, macerie ovunque, transenne dove si trovano pareti pericolanti, lo sfacelo della chiesa e lo sguardo perso della gente che vaga tra le strade scavalcando massi e cemento, cercando forse in quel disastro la propria identità, la via dove vivevano o semplicemente, un pezzo della loro vita.
Solo una luce accesa al centro della piazza, un bar aperto che sembra irreale in mezzo a tutto quel disastro e le persone sedute sotto la pianta che parlano sottovoce come se avessero paura di risvegliare quel demone che scuote la terra e distrugge la loro esistenza.
Gentili fino all’impossibile, credo capiscano che siamo li per dare una mano e come per incanto ci troviamo sedute a parlare con loro, un piatto con del pane rimediato e del formaggio, due birre senza bicchiere perché sarebbe un lusso trovarli e passiamo due ore a parlare con loro, con la signora che gestisce il bar ( o quello che ne resta) ma capisci la loro voglia di rivalsa, di ripartire e va bene anche un tavolo sotto la pianta in mezzo alla piazza, due sedie spaiate ed una panca di legno ma loro ci sono e vogliono essere li perché li è la loro vita.
Ho sempre creduto di essere una specie di roccia sulla quale passava tutto ma mi sono ritrovata con il magone dentro perché tutto questo non è paragonabile a quello che ho vissuto la settimana scorsa, non che a Pegognaga fosse migliore, non mi permetterei mai, ma forse perché vivendo solo all’interno del campo non ho “vissuto e sentito” quello che la gente del posto sentiva a sua volta, le case che ho visto erano lesionate ma molte di loro erano utilizzabili mentre qua non esiste più nulla o quasi.
Lentamente nella notte siamo tornate al camper ed entrambe avevamo ben poca voglia di parlare; poco dopo eravamo a letto, ognuna con i propri pensieri e con i propri demoni.
Ho faticato a dormire ed alle 4 del mattino ci ha pensato la terra tremante a svegliarmi, sbattendomi qua e la e quel rumore sordo che non dimentichi e sembra un urlo scaturito dalla profondità del terreno… paura, tanta.
E nonostante fossimo in un luogo dove nulla poteva crollarci addosso le urla della gente si sono fatte largo nella notte, gli allarmi delle macchine saltavano e laceravano l’aria rendendo tutto ancora più caotico e la paura è rimasta sospesa nell’aria rendendola densa e difficile da respirare.
Anche quando tutto è tornato alla normalita’ sembrava che la paura avesse creato una specie di limbo dove vagare, senza soluzione, senza fine ed il dormiveglia che ne è seguito mi ha portato alle sette del mattino, stanchissima e con ancora il lavoro vero da iniziare.
E si cerca di non pensare, fai colazione chiacchierando del più e del meno ma l’istinto ti fa guardare il piccolo pupazzo appeso per vedere se dondola oppure no, bevi un caffè di fretta e cerchi di non pensare al tremore delle tue mani, sei pronta per uscire ed ogni mezzo serve a non pensare alla scossa della notte precedente.
Ci presentiamo al campo e ci dirottano verso la zona “bambini” dove daremo una mano ai ragazzi dell’animazione.
Alcuni sono già presenti, altri arriveranno nel corso della mattinata, molti piccoli e tra di loro uno in particolare mi ha colpito, il piccolo Luca, due occhi sbarrati e tristi su di un viso dolce da matti, aggrappato, come se da questo dipendesse la sua vita, alle spalle del padre che cerca di convincerlo a staccarsi ed a scendere…
Sarà una lunga battaglia, tra pianti ed urla, ma alla fine resta con me, piangendo disperato e nascondendo il viso sulla mia spalla. Ogni suo singhiozzo mi ha colpito nell’anima perché ognuno era un grido di paura verso quella terra che tremava, verso quel qualcosa che non capiva e non poteva controllare, la stessa cosa che gli ha fatto crollare la casa e che gli aveva tolto le sue cose, i giochi e, principalmente, la sicurezza.
Poco alla volta sono riuscita a farlo disegnare ma la sua tristezza era immensa e mi ha coinvolta profondamente.
Anche quando, finalmente, mi ha regalato un sorriso, sentivo dentro di me la sua paura accentuata forse dalla simulazione di terremoto voluta dalla Protezione Civile a tutti i costi…. sebbene fossimo in mezzo ad un campo con nulla sulla testa.
Poco alla volta è arrivata l’ora di pranzo ed i piccoli sono tornati a casa mentre noi siamo state invitate a pranzo dai Vigili del Fuoco, ragazzi a cui andrebbe dedicato un monumento nazionale per la loro opera in zona terremotata.
Gli stessi vigili che nel pomeriggio dovranno abbattere la torre campanaria della chiesa, unica superstite nel centro del paese.
Tra qualche risata e due chiacchiere è passata un ora mentre in cielo si formavano enormi nuvole nere che nulla di buono presagivano e ben presto Giove Pluvio ha scaricato grandine ed acqua come se quella terra non fosse già abbastanza martoriata.
Il pomeriggio passa e decidiamo di partire verso Novi, vorrei salutare Alberto che li abita….o meglio abitava, ora è in una tenda come moltissimi altri visto che la sua casa ed il suo bar sono crollati l’una sull’altro.
Lo chiamo, mi da le indicazioni e partiamo.
Molte sono le strade interrotte e per fare sei chilometri ne faccio venti circa ma presto sono a Novi e lo chiamo, sarà lui a raggiungerci in macchina…..
E cosi ci si abbraccia, si parla un po’, ci si abbraccia di nuovo e le lacrime scorrono sul viso di entrambi ma non servono le parole, lui sa che gli sono vicina e che potrà contare su di me se dovesse aver bisogno.
Gli amici sono anche questo, non serve essere vicini fisicamente, il cuore lo è sempre.
Quando ripartiamo passiamo sulla strada piu facile per raggiungere l’autostrada, cosi facendo passo davanti ad uno dei tanti caseifici devastati e dalla strada si vedono le centinaia di forme di Parmigiano impilate tutte sghembe tra le pareti semi crollate, un pugno nello stomaco!!! Le comprerei tutte se potessi ma a prezzo pieno però…….
Il viaggio verso casa avrà ancora una piccola e veloce deviazione a Pegognaga, dove mi fermo per un attimo a salutare i ragazzi del campo sfollati dove sono stata la settimana scorsa e li trovo bene, poco alla volta il loro campo si sta svuotando ed è untene.
Una breve deviazione per le vie del paese per far vedere a Lorena com’è, un gelato in compagnia e si torna verso il camper e l’autostrada per tornare a casa senza deviazioni stavolta.
Chissà come mai il viaggio di rientro sarà piuttosto silenzioso per entrambe, ognuna persa nei propri pensieri o negli incubi.
A casa tutto torna alla normalità ma nella sera mi trovo a ripensare al visetto di Luca, alla sua paura e disperazione, agli occhi di quanti hanno perso tutto ma nonostante ciò lottano per la loro terra con ferrea determinazione e con un orgoglio che altro non fa che accrescere la mia stima per questa gente eccezionale.
Perché ne sono certa, si rialzeranno alla grande, urlando al mondo ed al resto d’Italia il loro orgoglio di Emiliani e Lombardi e sono orgogliosa di averli come amici e di aver fatto, seppur poco, qualcosa per dar loro una mano.

domenica 10 giugno 2012

Terremoto in Emilia

La vaga sensazione di dondolare sul soppalco ed un secondo solo per capire che non è solo un sogno ma realtà ed i sensi si allertano, la paura mi secca la saliva in bocca, il battito accelera e sento ogni singola vibrazione della pelle, la mente corre lontano a 35 anni fa, alle urla di terrore che rimbombavano nelle orecchie, alla folle corsa verso un qualunque punto che non si muovesse, che non sobbalzasse….
E mi ritrovo sulle scale di casa con il piumone in braccio, le chiavi del camper ed apro la porta uscendo di corsa in pigiama con la voce di mia figlia che mi dice” è tutto finito mamma!... ma non riesco a pensare se non a quei giorni di ragazza, alla casa dei nonni rasa al suolo da un nemico invisibile ma spietato come il terremoto, al pianto dei bambini ed al terrore puro negli occhi della gente friulana.





 
Sembra solo ieri ed era il 1976.
Al mattino la rincorsa ai messaggi su Facebook, sapere che gli amici stanno bene ma che la terra continua a tremare, che torri antiche e palazzi crollati feriscono il cuore della gente e che, purtroppo, ci sono dei morti.
Non so in verità perché è scattata questa molla nella mia testa, la voglia di fare qualche cosa che andasse al di là del sms solidale che non so mai se arriva o no ed io seguo il cuore più del cervello ed ecco che, il giovedì mattina, scrivo un post sulla mia bacheca, uno su Twitter, un altro ancora su di un foglio di carta che distribuisco nella mia via ed inizia questa cosa che non so come definire, una corsa al portarmi materiali che posso portare giu col camper, un aiuto vero e concreto per chi ha perso casa e lavoro ed ora ha solo una tenda sulla testa.
In 72 ore ho ricevuto 13 quintali di materiale vario, coperte, trapunte, lenzuola, sacchi a pelo, abiti per bambini, ombrelli……una marea di roba che ho stipato in casa fino a non riuscire più ad entrare.
Ho riempito il camper talmente tanto, da pavimento a soffitto, da lasciar solo lo spazio nella postazione guida, testando i freni per vedere quanto mi serve per fermare questo bestione con 700 kg in piu del dovuto, due tute e due maglie di ricambio ed eccomi in viaggio….
Ma prima ho passato il tempo a telefonare a destra ed a manca alla Protezione Civile fino a trovare chi mi indirizzasse verso la destinazione giusta che sarà il campo sfollati di Pegognaga.
Quante volte ho fatto questa strada per arrivare alla Aironbike di Guastalla o la Fosbike di Carpi, il ponte sul grande Po e le cascine la sotto ma stavolta è diverso.
Alcuni tetti di quelle stesse cascine sono crollati, le strade sono transennate perché troppo pericoloso passarvi, le fettucce che di solito delimitano i campi gara ora segnano percorsi obbligati all’interno dei paesi e stavolta non vi è quel colore dato dalle maglie dei ciclisti ma la tristezza di combattere contro un nemico invisibile e vigliacco che colpisce a tradimento, senza preavviso, lasciando dietro di se solo paura e non gioia.
Poco alla volta arrivo a Pegognaga incassando non poche strombazzate dai camion che mi seguivano visto la mia andatura da lumaca, esco dall’autostrada ed il paese è li, poco dopo il ponte e ciò che vedo è strano all’inizio, cioè tutto normale… o meglio cosi sembra ma avvicinandomi comincio a vedere le strade sbarrate dalle transenne, le fettucce tirate all’imbocco di alcune vie, poca gente attorno come se il tempo si fosse fermato.
Chiedo ad un signore fermo accanto alla strada dove è la tendopoli e mi indica la strada sbarrata poco più avanti, aggiro le transenne ed ecco l’ingresso del campo di calcio comunale presidiato dalla protezione civile in uniforme.
Mi avvicino e parcheggio e chiedo del responsabile e scopro che avevano avvisato del mio arrivo, mi fanno entrare all’interno del campo dove parcheggio e mi si avvicina il “capo campo”, il signor Giuseppe a cui dico quello che ho portato….. “ sei arrivata giusto in tempo…”
Aveva piovuto tutto il giorno e la gente nelle tende aveva freddo per cui le mie coperte e trapunte, cosi strane all’inizio di giugno, sono apprezzate e gradite dai più…..
E qua inizia una parte che non mi piace, cioè il vedere gente che si accaparra coperte come se dovesse venderle fin quando non do fuori di matto, chiudo le porte del camper e non do più nulla a nessuno!!!!!
E che cavolo.
Ed allora mi raggiunge il capo della Protezione civile…… qualche volta penso che la divisa dia alla testa a qualcuno, con tutto il rispetto per i più ma sto tipo qua proprio non mi va giù; il fatto poi che si metta a darmi ordini come se io facessi parte di un qualche reggimento poi…
I ragazzi volontari del campo mi invitano alla loro tavola per cena, chido loro cosa c’è da fare domattina e vedo la meraviglia nei loro occhi, “…ma ti fermi”?
Certo che mi fermo, fino a giovedì sera per cui quattro giorni.
Alle 11 me ne vado a letto, tra una scossetta e l’altra, ed è una sensazione strana, come se stessi cadendo……ma alle 4 di notte sento armeggiare alla porta del camper e dopo un mio urlo intimidatorio chiedo chi è….
In poche parole trovo fuori dalla porta uno della Procivil che mi chiede una coperta perché ha freddo.
Ma cribbio santo hai mica visto che ora è?????????????????????????????
Mattino presto, la sveglia suona e si inizia una lunga tre giorni di lavoro, lavare pomodori, tagliare verdure, preparare i piatti per 200 pasti alla volta, riempire le grosse celle frigorifere con l’acqua in bottiglia portata dai camion, le casse di versure da sistemare, le decine di chili di pasta da versare nelle vasche d’acciaio e consegnare alla ditta che cuoce, la frutta da preparare, le scorte da controllare e tra una cosa e l’altra far camice agli extra comunitari che le regole ci sono in un campo sfollati e non si può fare come cavolo si vuole, che gli orari dei pasti sono affissi e che non sono a casa loro per poter comandare il pranzo o la cena all’ora che fa loro più comodo.
Ma quello che più mi ha ferita ne profondo è veder gettare il cibo, lo sguardo di presa in giro quando ti dannavi l’anima per far tutto in poco tempo cercando di rispettare idee e religioni diverse e non veder dalla parte opposta un ben che minimo sguardo di intesa o una mano d’aiuto.
Questo mi ha ferita.
Ma il dolore più grande è stato vedere giovani coppie con due figli piccoli dormire in macchina e presentarsi al campo solo per lavare i bambini, non chiedendo nulla di più se non un po’ di calore; neppure a pranzo si fermavano perché, detto da uno di loro..: ho perso la casa ma il lavoro l’ho ancora per cui posso comprarmi il prosciutto da solo….
E poco dopo discutere con un altro che vuole la coca cola o la fanta e non l’acqua ed allora non ci ho più visto e gli ho detto di uscire dal campo ed andare al supermercato a comprarsela la coca cola….
I quattro giorni sono volati via, tra stanchezza e sfinimento, tra lo sguardo impaurito di qualche bambino ed il sorriso sdentato di un anziano che regala uno spiraglio di sole a me ed agli altri volontari; stoccare i vestiti dividendoli tra tipologie in scatoloni diversi, distribuire i giocattoli tra i bambini o i lecca lecca vedendoli sorridere, raccontare loro una storia e cercare di essere serena anche quando la terra continua a tremare sotto i piedi o quando, alle 4 di notte, la scossa sarà cosi forte da farmi cadere dal letto.
Oppure prendere mezz’ora di pausa, seduta fuori dalla cucina di campo e chiacchierare con il vice sindaco, Stefano, parlando dei danni strutturali alle scuole ed il suo dubbio sul cosa fare, sul come iniziare a lavorare, tra beni culturali che vorrebbero conservare e buon senso che dice di buttar giù tutto e ricominciare.
Ed ascoltarlo mentre mi racconta di quando, tre anni prima, aveva imposto al consiglio comunale di adottare le normative anti - sismiche e sentirsi deridere e sbeffeggiare come matto per il fatto che li di terremoti non ne sarebbero venuti mai…..
Ed ancora discutere con l’Asl che ci imponeva la cuffia sui capelli mentre le tubature delle foglie, esplose, riversavano il contenuto sulla strada al di la del muro o vedere gente che, pagata per assistere le persone, se ne stava tranquillamente seduta a leggere il giornale mentre i volontari, tutti, si dannavano per far funzionare anche quello che era impossibile far funzionare.
Questo terremoto mi ha lasciato dei segni, non fisici ma morali.
Riconosco la grandiosa dignità della gente emiliana che, tutta assieme, si sta muovendo per tornate alla normalita.
Guardo ammutolita le persone che già stanno approfittando della situazione augurando loro ogni possibile accidente esistente ed ancora da inventare o scoprire.
Abbraccio con il cuore in mano i ragazzi che ho conosciuto in questi giorni, tutte quelle persone che, con me, hanno cercato di far vivere il campo sfollati come se fosse una piccola cittadina senza problemi.
Io sono dovuta tornare a casa, da mia figlia ed al mio lavoro ma loro sono ancora la, con le maniche arrotolate, la schiena curva e tanta voglia di fare e sono sicura che faranno, tanto.
Con il pensiero sono ancora la con loro e le foto resteranno per ricordare i loro volti, facendomi compagnia.