La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


martedì 12 aprile 2011

Tra terra e cielo....




Non c'è assolutamente nula che mi appaghi di più, dopo una lunga e calda giornata di lavoro, come il partire sulle ruote grasse di Valchiria e passare due ore, fino all'imbrunire, a cercare quel silenzio che nell'arco della giornata non ho avuto.
Ed incontri piccoli leprotti che ti attraversano il sentiero o la strada, si fermano a guardarti e poi fuggono spaventati, giusto il tempo per immortalarli in uno scatto della macchina fotografica.
Ed il salire sulla lunga salita in ciotoli che porta al monte di Nigoline, sobbalzando e vedere un ombra in cielo... un magnifico nibbio reale ad ali distese, a caccia...
Impagabile!
E fermarsi un attimo nell'uliveto che sovrasta Adro, reso intimo dalle panche in pietra dove puoi fermarti e riposare un attimo, prima di ripartire verso casa mentre il sole scende basso sull'orizzonte.

lunedì 11 aprile 2011

Un giro tra due laghi...




Mi prende la voglia di volare sulle ruote e parto, nel caldissimo pomeriggio di sabato e quello che doveva essere un giretto di un paio d'ore diventa una cavalcata di 5 ore tra un lago e l'altro, su per la lunga salita che dalla sponda del Sebino porta a Fonteno e giu fino al lago d'Endine.....
Ho il naso e le spalle rosse dal sole ma la mente libera e l'animo sereno di chi, come sempre, trova serenità e piacere nel scorrazzare per le strade del mondo in sella ad una mountain bike.

Le cattedrali di pietra...





Girando sulla mia Valchiria incontro nuovi scorci ed immagini che mi restano impresse nella mente...
bellissime cascate, cattedrali di pietra da cui passo per non stare sulle strade battute dalle macchine e strane formazioni tra le radici delle piante a bordo lago...

domenica 10 aprile 2011

Cascata...



Ci passiamo davanti tante di quelle volte ma stavolta ho deciso di fermarmi un attimo, guardarla e rendermi conto che è bellissima!

domenica 3 aprile 2011

Una tartaruga zoppa alla South Garda Bike


Fa parte di un pacchetto all inclusive che ho sottoscritto a dicembre 2010 e meno male che sono andata a vedere quali erano le gare, ho fogli d’iscrizioni varie sparpagliati sulla scrivania che sbucano da sotto questo o quel libro che devo far mente locale e vedere bene di stendere un calendario altrimenti sono guai.
Comunque dopo il mezzo rataplam della settimana scorsa alla Tre Valli con relativa gamba incerottata e dolorante e gli urli di Paolo il fisioterapista, la ramanzina di Lorena l’amica medico ed il bel Luis che fa da coach che mi ha guardata storta tutta settimana, io sabato pomeriggio sono partita alla volta di Medole e del parcheggio camper indicatomi da Tazio via email.
Cunei sotto le ruote, oscuranti per i vetri messi posto, in quattro e quattr’otto eccomi in paese a ritirare il pacco gara ed il mio numero, 1203, deviazione verso il parco e la relativa gelateria di cui conosco la bontà solo per il fatto che Rosanna Ferrarini ha postato su Facebook una nota in cui ne decantava gusti e squisitezza….
Un nocciola fragola da leccarsi i baffi!
Due passi e me ne torno al camper, uno tra i tanti parcheggiati dai componenti della colorata tribù dei biker che sembra darsi appuntamento ogni fine settimana di qua o di la per l’Italia, nomadi per passione senza essere zingari ma con lo spirito libero che vuole solo correre.
Leggo il mio libro, ascolto un poco di musica e guardo la televisione che mi fa compagnia fino all’ora di cena, due spaghetti in solitaria ancora qualche pagina del libro ed è ora di andare a nanna, ma prima ripenso allo spettacolino hard gratuito offertomi da quel gruppo di ragazzi dei camper accanto che, incuranti del fatto che io fossi sul mio a finestre aperte, hanno fatto uno striptease da urlo…..wow che bel dormire dopo!
E’ il ritmo sincopato della suoneria che ha messo mia figlia sul telefono a svegliarmi e la voce squillante di Lorena che mi da il buon giorno a buttarmi giù dal letto alle sette o poco meno del mattino di questa domenica mattina, un cielo azzurro ed un sole splendido che annuncia una giornata splendida.
Mi vesto ed assieme a lei vado in paese, un caffé tra un saluto e l’altro agli amici, due chiacchiere e due risate ed è ora di darsi una mossa, preparare la bici e noi stesse per questa nuova avventura sui pedali.
Camper chiuso e via alla volta della zona partenza, su e giù dalla strada per scaldare le gambe e cercare di fare una gara decente….certo che i cerotti del taping del fisioterapista fanno una strana impressione sulla mia gamba malandata ed ho quasi paura di forzare, e se poi sento di nuovo quella coltellata al polpaccio che faccio?
Ho deciso di fare una gara al risparmio, partendo piano e vedere le reazioni del muscolo malandato e decidere poi di volta in volta, a sensazione, come pedalare.
Tanto arrivo prima o poi.
Via che si parte, strada asfaltata e strada sterrata poco dopo, la moto che fa avanti ed indietro tra i partecipanti avvisandoci che, se non arriviamo in tempo al cancello del punto di controllo 14 ci deviano e saremo considerati fuori tempo e di conseguenza fuori gara!
Bella sta storia, non lo avevo mica letto nel regolamento però!
A vai alloraaaaaaaaaaaaa, Kathy pedalaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
Ed eccola la salita del radar, dura e lunga ma non mollo e non metto i piedi a terra, piano piano arrivo in cima ed all’inizio di quel sentiero in discesa, tutto di traverso ed in contro pendenza ed ecco che quel ragazzo con la barbetta inizia a fare i suoi numeri: sarà caduto almeno sei volte in 200 metri ed ogni volta che chiedevo o chiedevano se aveva bisogno di aiuto si alzava, e serio come mai diceva: va tutto benissimo!
Insomma o che il suo concetto di benissimo è decisamente sfasato oppure cadendo le botte avevano lasciato il segno….
Mi rendo conto che i chilometri corrono sotto le ruote ed il tempo passa e se all’inizio facevo più fatica, ora mi accorgo che pedalo e vado e la fatica sembra non farsi più sentire.
Deviazione tra lungo e corto e la soddisfazione di fare tutto quel sentiero in discesa nel boschetto, con tutto il panettone fuori dietro la sella e scendere a tuta e vedere alcuni che fermi accanto mi lasciano passare… ma te pensa!
Faccio i single track in discesa veloci!
Bella sensazione non avere paura qualche volta, mi faccio anche una risata tutta sola e via lungo la salita che porta al ristoro ed all’inizio di quel sentiero in comune tra lungo e corto negli ultimi chilometri, lasciar passare i primi anticipati dalla moto apri pista, veder passare Marzio Deho alla velocità della luce e seguire poco dopo il gruppo cercando di non intralciare…. Ma se intralciano me mi incavolo anche però.
Chiedo strada ad una ragazza che fa di tutto, lei a piedi ed io in sella, per non farmi andare giù da quel sentiero…..quando finalmente riesco a passare ci pensa il suo compagno a fare altrettanto.. ma dico! Che cavolo vi prende?
State forse lottando per il primo posto o siete dietro con me?
Dal cartello con scritto 5 chilometri all’arrivo in poi è stato un susseguirsi di zig zag, di manfrinate varie che mi hanno fatto andare in bestia… allora! O vai o mi lasci passare!
Che vado piano lo sanno tutti ma non fatemi tirar fuori la lupa arrabbiata altrimenti sono guai e metto il rapportane ed a costo di farmi scoppiare le coronarie e saltare tutti i muscoli grandi e piccoli ed anche quelli che non hanno ancora inventato, io passo il traguardo a 38 all’ora, davanti a quei due a costo di lasciare sul loro casco il segno delle mie ruote.. e cosi ho fatto….quasi non mi fermo dall’onda che avevo preso, e si perchè se sommi velocità più peso più incavolatura salta fuori un bel rebelotto!
Un salto al ristoro ed ecco che spunta Lorena! Cavolo se ha fatto il lungo con lo stesso tempo che ci ho messo io a fare il corto son messa proprio male; invece la mia carissima amica dottoressa ha fatto il suo lavoro lungo il percorso, soccorrendo il ragazzo che le era caduto addosso in bike rompendole in chip; l’ha aiutato bloccandogli l’articolazione danneggiata ed aspettando l’arrivo dell’ambulanza per poi ripartire e fare il corto, passando il traguardo senza chip ed aspettandomi.
Andiamo assieme al camper, facciamo la doccia ed eccoci pronte per il pasta party e le chiacchiere post gara tra in tanti altri che hanno finito la loro fatica.
Chissà perché il tempo ora passa veloce, lei deve tornare a casa ed io anche ma è come se non si avesse voglia di lasciare questo mondo in cui ci troviamo e ritroviamo ogni fine settimana.
Rivedo un amico dopo tanto tempo, Gian, al tavolo con i suoi compagni di squadra, Sonia in una lunghissima fila per arrivare al parta party che noi stiamo abbandonando ma decidiamo di coccolarci ancora un attimo e la poro alla gelateria di ieri, un dolce cono per chiudere in bellezza la giornata.
Lei parte con la macchina, io preparo il camper e poco dopo sono per strada alla volta di casa ed alla vita di ogni giorno.
So che per guarire bene devo stare ferma per un po’ di tempo e che per un mese circa non devo fare gare ed ascolterò il consiglio stavolta, cercherò di allenarmi comunque nei ritagli di tempo, tra lavoro ed i corsi di aggiornamento ed i mille altri impegni che mi si presentano ogni giorno ma facendo attenzione e cercando di “usare la testa”.
Ma maggio non è cosi lontano e, dopo aver visto la nuova divisa dei ragazzi del gatto giallo di Odolo, voglio essere pronta per il loro appuntamento, piano piano arriverò al traguardo, magari ultima ma so che qualcuno di loro sarà ad aspettare anche questa tartaruga che, per allora, spera di non essere più zoppa.
Alla prossima ragazzi.

martedì 29 marzo 2011

Psicoterapeuta...

Potresti essere cosi gentile da darmi il numero di telefono del tuo di psicoterapeuta tesoro?
Anche se credo che con te non sia riuscito a fare un gran lavoro visto che ti mancano le palle....
Buona giornata e un bacio grande cosi!
K

lunedì 28 marzo 2011

Gran fondo Tre Valli


È aria spinta verso il basso, sposta i rami e le foglie e fa mulinare tutto attorno come impazzito, resta questo il ricordo più grande di questi due giorni in Veneto per la Granfondo Tre Valli.
La gara in se è un ricordo vago di fatica a dolore e quel tarlo in fondo al cervello che continua a ripetermi, come una vocina interiore, di lasciare le gare agli altri e di fare altro.
Ma il perché mi sia rimasto in mente solo l’arrivo dell’elicottero del soccorso per quella ragazza di cui ignoro il nome non mi è dato spiegarlo, so solo che ci ho pensato tutta notte e, tutta notte, ho ripensato alle discese che ho fatto a piedi perché non avevo modo di farle in sella, troppo tecniche, ed a quelle lunghissime salite che mi hanno tolto ogni piccola goccia di energia.
Ma la storia inizia il mattino prima quando, alle nove, sono partita alla volta di Tregnago e della sua gara, l’autostrada fino a Verona ed il seguire un po’ a naso ed un po’ con il navigatore le indicazioni, entrare in un piccolo paesino e trovarmi a guadare un fiumiciattolo senza acqua sonno le indicazioni di un gentilissimo signore che, vistami in crisi con il camper a far manovre per strade nate per fa passare solo carretti, mi ha dato le dritte per uscirne, attraverso il guado in secca appunto…
E dire che, sorridendo, mi ha spiegato che ogni santo giorno si trova a dare le stesse indicazioni perchè pare che i navigatori abbiano tutti in memoria quella strada e quando succede ai tir sono guai.
Vai a fidarti della tecnologia.
Avevo mandato una mail all’organizzazione per sapere dove parcheggiare il camper e mi hanno indicato il vecchio campo sportivo del paese, si trova facilmente e le indicazioni sono veramente ben distribuite ed eccomi sistemata in un enorme piazzale sterrato con altri camper già arrivati.
Alle 14 mi avvicino al centro logistico della gara, ritiro il numero ed il chip, il pacco gara con uno smaniato anti-vento e me ne torno al “campeggio”… è si, ecco cosa è diventato nel frattempo…
Saranno arrivati almeno altri 30 camper nel frattempo ed accanto al mio ho una coppia di Modena conosciuta lo scorso anno alla Conca d’Oro; due chiacchiere e passa il pomeriggio e, verso l’ora di cena, chiudo la porta al mondo fuori, accendo la tele e mi guardo Asterix ed Obelix in francese.. si perché la mia tele decide da sola in che lingua trasmettere ed ogni film è una specie di avventura linguistica…. E notare che le pubblicità sono rigorosamente in italiano….e giuro che il telecomando non lo tocco!
Mentre la sera scurisce il cielo ed alcune nuvole fanno capolino ad infastidire i pensieri per la gara di domani, continuano ad arrivare altri equipaggi e, quando me ne andrò a dormire il campo sarà stracolmo di camper e di persone, come se fossimo in vacanza in un enorme campeggio.
Il mattino arriva, grigio e fresco e mi rendo conto di avere un po’ di paura che mi prende lo stomaco, il perché non l’ho ancora capito ma questa strana sensazione mi accompagnerà fino alla fine della giornata.
Faccio colazione ma mi rendo conto che il cibo non vuole saperne di scendere nello stomaco, mi preparo e scaldo le gambe con dell’olio riscaldante, non so bene come vestirmi, fa fresco ma se mi copro troppo rischio di sudare, se sono troppo leggera potrei avere freddo ed è forse anche peggio.
Tolgo Valchiria dal gavone e mi avvio verso la partenza, rivedo Marika che accompagna il suo compagno alla gara e fa da coach, incontro Thony Viola che gira in bike cercando altri del gruppo ma quella sensazione allo stomaco non passa, paura o apprensione che sia mi preoccupa non poco.
Le donne possono scegliere in quale griglia stare e decido per la prima, mi si avvicina Carlo Manfredi Zaglio reduce dalla strepitosa gara di ieri, un breve saluto ed un bacio porta fortuna ed è ora di partire dopo le due salve di cannone.
Via lungo la strada asfaltata e su per l’inizio della lunghissima salita che porta al 12 chilometro ed al gran premio della montagna, si lascia l’asfalto ed inizia lo sterrato, e da lassu è una fotografia unica guardare il paesaggio verso il basso.
Il percorso è veramente spettacolare e nonostante abbia il fiato corto e senta il cuore esplodere, continuo a salire, so che devo arrivare in cima ed abbasso la testa e tengo duro.
Mi passano man mano i ragazzi che conosco, arrivano i compagni di squadra che corrono come cavalli di razza e mi incitano a non mollare, quando ho fiato rispondo altrimenti un sorriso è sufficiente.
La pacca sul fondo schiena di super Mario mi da la carica e continuo a salire fin quando, eccola là la discesa, quella lunga strada bianca su di cui lasciar correre le ruote, giu fino a quando non ci si trova tutti raggruppati tra bestemmie ed imprecazioni varie…un “tappo” lungo uno stretto single track in discesa e la successiva salita, si perdono almeno 20 minuti ed i ragazzi con la voglia di correre si arrabbiano, mentre per me è un attimo di riposo.
Nel pezzo in salita cerco di correre per star dietro ad un'altra ragazza e non rallentare il gruppo ma ecco che una coltellata mi attraversa il polpaccio e mi lascia senza fiato… no di nuovo il vecchio strappo che si fa sentire, più arrabbiato che mai!
Devo fermarmi, camminare non riesco e decido di sedermi e vedere che succede.
Mi sfilano tutti e quando non resta quasi più nessuno mi alzo e salgo in sella… pedalando il dolore è minore e vado avanti stringendo i denti.
Ma poi ci si ferma di nuovo e ci indicano di scendere per una scarpata, una ragazza è caduta e si è fatta male davvero tanto, sta arrivando l’eliambulanza per portarla via.
Ed è quel rumore assordante delle pale dell’elicottero ad essermi rimasto impresso, il mulinello d’aria che spostava le foglie e di rami, ed il chiedersi perché se si corre per passione e piacere di farlo si deve arrivare a rischiare la vita quando poi,il giorno dopo, si deve tornare al lavoro e lasciare quella passione attaccata al muro in garage.
Questa cosa ha lasciato un segno dentro di me.
Non so chi fosse quella ragazza ma se poco prima avevo deciso di fermarmi questo mi ha spinto ad andare avanti e di passare quel traguardo zoppicando per lei, sono caduta poco dopo ma mi sono rialzata, avevo male ovunque ma ho seguito il percorso quasi da sola oramai, ho guadato quel fiumiciattolo sbagliando strada e finendo nella parte piu profonda dell’acqua, ho risalito la collina, sono scesa dalla parte opposta avendo davanti il Castello di Illasi…. Credo di esserci passata dentro una volta in una gara, penso fosse la Divinus Bike, qualche anno fa.
Ho continuato a salire talmente piano da notare le foglie al lato del sentiero spostarsi ed apparire dei piccolissimi topolini marroni, non più lunghi di tre centimetri, sono discesa dal lato opposto, ho fatto un pezzo a piedi sotto un passaggio dove non potevi passare in sella, ho seguito il lungo fiume in secca e l’ho attraversato per arrivare sulla strada ed al traguardo, passandolo con la testa bassa ed il numero in mano.
Ho tirato dritto verso il camper sentendo ogni singolo osso scricchiolare quando mi sono seduta e spogliata, e mentre l’acqua calda cercava di far passare un po di stanchezza mi sono fatta la domanda di sempre: perché lo fai Kathy!
Perché continuo a rimettermi in gioco in un gioco che tale non è più da tempo ma che è diventato sfida contro me stessa e contro tutti, rischiando di farmi male davvero ma continuando a testa bassa?
Non ho mai saputo rispondermi.
Zoppicando torno al parterre di gara, consegno il chip e mi metto in coda per il pasta party, due parole con i vicini di tavolo e poi me ne torno al parcheggio dopo aver salutato gli amici con una specie di appuntamento alla prossima.
Non sono in classifica ma non me ne importa un cavolo; una persona molto speciale mi ha detto che non ho mai corso per il posto in classifica ma per il piacere di farlo ed è vero, mi ci è voluta una notte intera di pensieri per dargli ragione, ho voluto provare un percorso decisamente sopra le mie possibilità, ho cercato di dare quello che avevo, ho letto negli sguardi della gente che pedalava con me la gioia di farlo per pura passione, il resto conta ben poco.
Mi ci vorrà qualche giorno per non zoppicare più ma ci si vedrà su altri campi di gara, sempre alla mia maniera, perché di più non riesco ma questo è quello che sono e che sarò ancora per un po’.

giovedì 24 marzo 2011

Castel Lantieri da paratico...ed i cani mi inseguono!!!!



Ecco oggi sono stata qua!
Bello; ed anche la torre quadrangolare giu in paese è stata bella da guardare visto che, da lontano, l'avrò vista settecento volte ma mai mi sono fermata a darle un occhiata.
Ma partiamo dal mattino, decido di passare qualche ora in bike dopo il digiuno dopo gara di domenica scorsa, salto in sella, una borraccia ed una barretta, tre euro e via, seguo il naso e vediamo dove mi porta.
Attraverso la strada ed entro nel campo, seguo la stradina sterrata fino dalla parte opposta della collina, giro verso l'esselunga e mi infilo nel sentiero che porta a Cortefranca attraverso le vigne.
Parecchio fango ma oggi si va ad andatura da turista; arrivo a Timoline, vado fino alla strada che porta alle piscine e mi infilo in mezzo ai campi tra pozzanghere e rami tagliati che fanno da tappeto; si arriva ad una cascina a Nigoline, destra su per un sentiero che mi porta alla ciclabile in ciotolo e poi la salida da scoppiapolmoni del cimitero, fin sulla collina.
Son contenta perchè riesco a farla tutta senza appoggiare i piedi a terra, seguo il naso e tiro dritto verso Adro, devio in un vecchio vicolo e salgo alla Torre... non ho la piu pallida idea di dove andare. Mi fermo, torno giu, seguo la strada in paese ed al municipio vado dritta seguendo il percorso della Franciacorta Bike, mi infango ben bene e riesco ad infilarmi in tutte le pozzanghere che ci sono nel raggio di un chilometro, arrivo sulla salita per il castello di Capriolo ed inizio a mettere i rapportini. In cima, anzichè scendere lungo la lunga discesa in asfalto che porta a Paratico, decido di arrivare fino alle rovine e scendere attraverso le stradine medioevali fino in paese... ripido da brivido, fremi tirati e la bike scende comunque!
Meno male che non saliva nessuno altrimenti sai che risate.
Alla rotonda decido di scendere verso il lago e cosi faccio, anche se seguire la strada asfaltata e trafficata non mi piace molto.
Vedo un cartello che indica il castello lantieri e sono gia a seguirlo, non ci sono mai andata.
lunga e ripida e sembra non finire mai ma alla fine arrivo in cima ma non capisco come girare attorno al castello,o meglio ai ruderi dello stesso!
Una vecchia casa scostata sulla destra, del materiale edile qua e la...un pollaio... nessuno a cui chiedere.
va beh, mi siedo su di un sasso e mangio una barretta, bevo un po e decido di scendere e vedere se dal versante opposto si può salire.
Arriva una macchina con una signora abordo e mi chiede cosa ci faccio li, le rispondo che volevo fare delle foto al castello... e si scatena un putiferio... bestemmie, cani che abbaiano,,, due lupi che mi si avvicinano ringhiando... e che cavolo è!!!!!!!!
Cristo santo ho mica rubato niente.
E poi non ci sono cartelli o cancelli con divieti vari, vedete di trattenere i cani altrimenti chiamo i marines al completo giuro!!!!
per un momentyo ho immaginato che trovassero la mia Valchiria da qualche parte e me ridotta a brandellini dai cani sepolta in qualche posto e ricoperta dalla cacca di galline....
Va beh, giu in discesa ed è scendendo che mi rendo conto di quanto fosse la pendenza in salita, arrivo sulla strada e seguo le indicazioni per la torre medioevale Lantieri ma è chiusa, aprono solo nei giorni festivi.
Gironzolo ancora un pò senza meta ed una volta sulla strada provinciale che segue il lagi, prendo la via di casa.
Un bel gitro in giro e domani si replica.

martedì 22 marzo 2011

River 2011 fatto!!!




Non ricordo se sia l’obbiettivo numero due oppure il tre, sta di fatto che ho concluso il River Marathon Cup 2011.
Quattro prove di pianura alla fine dell’inverno, di seguito, due nel mantovano e due in Emilia, strade e percorsi che conosco a memoria salvo le varianti dell’ultima ora per esondazione del Po’ od affluenti vari.
Questo fine settimana era la conclusione del circuito, a Pomponesco, la Granfondo dei tre Comuni in memoria di Gianfranco Ugolini ed il mio weekend è iniziato sabato mattina, con molta calma come sempre.
Certo che una settimana a casa con febbre spaccaossa ed una tosse che sembrava una riunione di fumatori incalliti non ha certo aiutato la Old Lady qua presente ma la voglia di andarci era piu forte di tutto ed allora via su quel mezzo che, per me, è casa a tutti gli effetti.
Arrivo a Pomponesco per vie alternative all’autostrada, tanto non ho fretta e passo da paesi sconosciuti e luoghi che non ho mai visto ma se non hai fretta il bello del viaggio è proprio il viaggio stesso, anche se non vai molto lontano, una volga arrivata il viaggio finisce e restano solo le immagini raccolte dagli occhi lungo la strada.
Parcheggio al solito posto accanto alla grande struttura che accoglierà il pasta party e le premiazioni, mi preparo un pasto veloce, qualche capitolo del libro che mi sono portata appresso e via a fare due passi per il piccolo paesino e la sua grandissima piazza rettangolare che finisce su di un cancello di cui restano solo i due pilastri laterali e che guarda sulla lunga scalinata che risale l’argine.
Faccio una passeggiata lungo il porticato, sono ani che vengo fin quaggiù ma non l’ho mai percorso a piedi, e vedo un piccolo e bellissimo ristorantino nascosto sotto le volte del portico, le lunghe tovaglie bianche che sfiorano il pavimento e la cristalleria lucida e brillante a riflettere la luce artificiale dell ambiente.
Poco dopo la sede del Municipio con un cartello che indica che, alla fine del febbraio 2011, i residenti nel comune sono 1711….praticamente poco più della mia frazione.
Seguo il contorno della piazza, arrivo in fondo e risalgo la lunga scalinata sull’argine e resto a bocca aperta! Vi è acqua ovunque, a destra ed a sinistra, nei campi, nel bosco, negli appezzamenti con le centinaia di piante di pero, dovunque io guardi vedo acqua e fango.
Ma lo scorso anno non passavamo di la in bike?
E dove passeremo quest’anno?
Vedo gli sguardi di altri che, come me, domani saranno in sella alla loro bike, e tutti hanno lo stesso interrogativo sul viso…ma dove passiamo?
Il vento freddo mi fa scendere nuovamente verso la piazza e continuo la mia piccola esplorazione; le case, tutte, hanno tra il piano terra ed il primo piano come una riga di umidità, non capisco se sia il segno di qualche esondazione o se sia l’acqua che spinge da sotto terra e risale lungo i muri…siamo nella zona dei fontanili se non ricordo male ed infatti mi viene confermato da uno del posto che dice: qua il fiume non arriva ma sale da sotto….
Arrivando a piedi avevo notato che, nel bel mezzo del porticato ad est c’è la facciata della chiesa parrocchiale con una strana croce gotica sulla sommità mentre il campanile è stato costruito dietro, come se fosse spostato rispetto al corpo centrale della chiesa stessa, ma forse è solo un illusione ottica, sta di fatto che decido di entrare.
Qualcuno sorriderà leggendo queste parole, conoscendo il mio stato di atea assoluta, ma ogni chiesa è fondamentalmente un opera d’arte antica e devo dire che è veramente bella nella sua semplice atmosfera di abbandono.
Non è una chiesa abbandonata ovviamente ma i colori si stanno sgretolando per via dell’umidità, i pannelli di legno portano i segni di anni di infiltrazioni d’acqua e le colonne imponenti che si levano verso quel cielo in cui salgono i canti sacri di chi li intona si sfaldano lasciando sulle mani il colore del gesso usato.
Si vede l’opera di uomini che cercano con ogni mezzo di salvare il loro luogo sacro, il luogo in cui presumibilmente sono stati battezzati e dove hanno battezzato figli e nipoti e dove verranno salutati per l’ultima volta, le impalcature messe li per salire e pulire quanto l’acqua rovina…
E’ un luogo di pace comunque ed anche se io non credo e non professo rispetto chi ha credo a sufficienza anche per me.
Ne ho osservato i colori offuscati dal chiaro scuro, le immagini dei dipinti e l’oro dell altare, ho girato tra i banchi sfogliando i libri lasciati li a far muovere le pagine con un refolo di vento entrato dalla porta e poi me ne sono andata uscendo dalla porta laterale da cui ero entrata, tornando sulla piazza, seguendone il contorno per finire il giro e tornare verso il parcheggio passando davanti al teatro 1900, un vero e piccolo teatro, più di un secolo di vita, attivissimo per un cosi piccolo paese.
Il cielo si sta riempiendo di nubi scure e la sera sta scendendo lasciando un vago rossore all’orizzonte, il parcheggio si è riempito di macchine e di ragazzi e ci metto un po’ a capire il motivo di tutto questo movimento ed un vicino di camper mi avvisa che c’è una festa stasera…. Buon per voi ragazzi, io vado a leggere.
Una cena veloce, il libro da finire e la tele che mi fa compagnia; fuori un via vai di ragazzi e macchine sempre piu intenso e credo che i motivi musicali sentiti fino alle tre del mattino mi rimbomberanno nelle orecchie per un bel po…..EEEEEEEEe l’amico Charlieeee………….
Oppure guarda come dondoloooooooooo guarda come dondoloooooooo ballo il twist………
E tutta roba del genere!
Magari se fossero stati gli AC/DC avrei dormito…..
Non ne potevo più!
Quando poi ha cominciato anche a piovere ho pensato veramente di rintanarmi sotto il piumone con i tappi nelle orecchie e dormire all’infinito.
Poi è arrivata l’alba, ha dipinto di rosso le nuvole ed ha fatto spazio al sole nascosto poco lontano; hanno iniziato ad arrivare le macchine ed i furgoni dei tanti biker, li ho sentiti chiacchierare mentre mi facevo il caffè e preparavo le borracce, aspettando il messaggio di Lorena ed il suo arrivo.
Guardando fuori dalla finestra avevo di fronte lo squadrone dello Sculazzo con le sue maglie nere mentre a destra avevo le felpe azzurre dell Emporio team, mi sentivo come in una specie di abbraccio tra amici, i visi rilassati e sorridenti, le pacche sulle spalle e le aspettative di questa giornata sui pedali.
Inizio a preparare me stessa e la bike, arriva Lorena e trova parcheggio praticamente a venti metri da me nonostante ci sia già tantissima gente attorno e scopro che ha lavorato tutta notte all’ospedale e finito il turno è partita alla volta di Pomponesco… se non son matti non li vogliamo ed i miei amici lo sono davvero!
Arriva pure Gianmaria a dirmi: ma che faccia che hai…..
Beh insomma, una settimana di febbre e tosse lasciano il segno, consono certo fresca come una rosa, sono parecchio appassita direi ma non mollo e quel che sarà sarà alla faccia del risultato finale.
Ci vuole sempre poco perché arrivi l’ora di mettersi in griglia e di scambiare qualche battuta con chi mi sta attorno ed un attimo dopo via che si parte per il giro di lancio dove, tutto sommato , tengo il ritmo abbastanza bene; si ripassa per il traguardo e via verso il percorso vero e lungo da ripetere due volte.
E qua credo di aver iniziato a dar fondo alla mia energia, spegnendomi poco a poco come una candela; il poco dormire, l’essermi alimentata non correttamente per una competizione cosi lunga, la febbre che mi ha disidratato poco alla volta e l’integrazione non corretta non hanno lasciato scampo, dopo 20 km ero al lumicino, assetata e stanca e con una gran voglia di fermarmi.
Pian piano si è avvicinato il traguardo ma il secondo giro non l’ho fatto, mi sono fermata e, dopo la piccola intervista di Alfio, me ne sono andata verso il camper ed una doccia rendendomi conto di essere sfinita.
Stavolta credo di aver dato fondo proprio a tutto quanto avessi da dare, di più non potevo e seppur sia una gara di pianura i pedali devi spingerli comunque per arrivare in fondo.
Il pasta party con Lorena e gli altri amici, l’attesa delle classifiche e scoprire che non ci sono ( per due gare di seguito mi girano i maroni), reclamare ed ottenere sia l’inserimento nella classifica All Finisher che l’inserimento nella classifica ufficiale di gara.
Aspettare la premiazione di Lorena che oggi è andata alla grande e, dopo i saluti a tutti ed un arrivederci alla prossima, mene torno al camper, con calma faccio tutta la procedura di preparazione alla partenza e finalmente metto le chiavi nel cruscotto ed avvio il motore.
Ho deciso di non fare l’autostrada neppure al ritorno, seguirò il naso e vediamo dove vado a finire, le indicazioni per Mantova e Cremona ci sono, vediamo se trovo anche quelle per Brescia.
Mentre passo lungo il ponte sul Po’ mi rendo conto che è come se avesse deciso, lui il grande fiume, di espandere il suo dominio come se avesse preso una cartina geografica ed ai lati del fiume stesso avesse messo una spanna a matita e colorato tutto di marrone, ovviamente nella realtà quella spanna è larga piu o meno un chilometro forse anche due….
E’ impressionante quanto si allarghi quando esce dal suo tracciato naturale e non vi è nulla che lo fermi, si impadronisce di campi coltivati, cascine e stalle, strade e sentieri; leggo che questa o quella strada sono chiuse, che in alcuni punti i passaggi sono a senso unico alternato oppure vengono indicate strade alternative… qua è lui a casa ed è lui che comanda.
Dopo quasi un ora di strada inizio a leggere nomi di paesi famigliari e mi trovo all’interno del parco del Mincio, un lungo nastro d’asfalto che fila diritto tra boschetti e piccoli borghi con punti di sosta per camper lungo i laghetti; avrei voglia di fermarmi ma il desiderio più grande è andarmene a casa da mia figlia.
E poi quando arrivo, scarico tutto, inizio a riporre e lavare ed in un attimo è già tutto dimenticato, la fatica e la stanchezza se ne andranno in un lungo sonno ristoratore ma la mia testa è già altrove, un'altra regione, un altro dialetto ed un altro percorso….
Sarà montagna la prossima volta, niente pianure baciate dal fiume ma sentieri in salita e discese da guidare con attenzione senza cadere, sarà molto più dura ma sarà un'altra avventura.

giovedì 17 marzo 2011

Si stava meglio quando andavo peggio…..

E’ da domenica pomeriggio che mi frulla sta frase per la testa, sembra perfino di sentire la voce di mio nonno che la diceva spesso per i più disparati motivi, dalla pioggia incessante che allagava i campi a Monticelli al sole troppo caldo che bruciava le piante di vite a Gaina.
Ma torniamo al presente vah, i ricordi devono restare nel cassetto delle memorie e vediamo di mettere ordine alle sensazioni, seppur negative.
Dunque, terza prova del River la Fosbike mi ricorda ogni singola volta tanto fango perché, forse, in 5 anni che la faccio, una sola volta ho pedalato con il sole e da Carpi ho sempre portato a casa tanto di quel fango, sulla macchina o sul camper da aver bisogno di una gran buona volontà per pulire tutto.
Ormai anche a casa lo sanno, parto il sabato mattina con la mia casa/lumaca, bike nel gavone, arrivo e parcheggio strategico, ne troppo lontano dalla partenza ne troppo vicino, ritiro del mio numero di gara e di quello di Lorena e mi ritiro presto nonostante i ragazzi mi abbiano invitato alla cena che si tiene nel paesino li accanto, ma dovrei spostare il bestione e preferisco di no, un piatto di pasta in solitaria ed a nanna presto con un libro in mano.
Mi sveglia il ticchettio delle gocce di pioggia sul tettuccio del camper e rido da sola nella notte per non scoraggiarmi del tutto.
Sono un po’ stanca in verità ed il dormire e sprazzi e bocconi non aiuta ma il mattino arriva presto, il viavai di quanto arrivano solo ora al campo di gara ed il chiacchiericcio della gente li attorno mi tiene compagnia.
Sento uno strano bit bit arrivare dallo zaino e mi accorgo che il cellulare ha deciso di spegnersi per carica insufficiente!
Bella storia ed adesso come rintraccio Lorena?
Esco e mi avvio verso la partenza, incontro Umbry/Uranio Zanichelli che, gentilissimo, mi presta un telefono e riesco finalmente a chiamare casa, rassicurare tutti che stò bene e non mi hanno rapito i marziano (che non farebbero di certo un affare visto il caratterino che mi ritrovo), recupero Lorena al volo e ci prepariamo alla partenza, rinviata di mezz’ora per sistemare una parte del percorso.
Pronti via, il fosso subito dopo 100 metri da saltare e via lungo la lunga strada asfaltata fino all’inizio degli sterrati lungo gli argini e gli argini stessi.
Lo conosco il percorso, più o meno in verità, mi sembra che abbiano cambiato il giro o che comunque ci sia qualche cosa di diverso dal solito ma pedalo ed anche se vado piano tengo una buona media, percorso pianeggiante senza asperità se non gli argini da salire e scendere.
Ma non avevo fatto i conti con la sfiga!
Nel fango si scivola d’accordo e se sei su di un ponticello fatto di legno sopra un fosso, , reso scivoloso dalla pioggia che non aveva ancora smesso di cadere e senti la bike che va di qua e di la e non la tieni ti rendi conto che non può essere solo il bagnato ed il fango; e se poi, nello scendere dalle assi finisci con la ruota dietro nel fossetto e ti ribalti, ringrazi qualche strano folletto che non ti ha fatto finire direttamente in acqua che, per poco profonda che sia, sempre acqua fangosa è!
Mi rialzo predicando in un qualche lingua tipo @!=?-°à°§ etc. etc. ma guardando la ruota mi accorgo che non solo è buca ma anche storta!
Credo di non averci pensato neppure 10 secondi, una pietra li vicina mi ha dato una mano a “rimettere in carreggiata” il cerchione, due bombolette di fast e mezza e sono ripartita dopo ben 20 minuti se non di più.
Nessuno mi ha chiesto se avevo bisogno di una mano, io lo chiedo sempre quando passo e vedo qualcuno fermo in panne, ma probabilmente erano tutti troppo presi dalla propria performance per dare una mano, mi sono arrangiata come sempre, mi sono messa a ruota di un tipo con i baffoni alla Carlo Umberto e via…..
Ed ho passato il traguardo del primo giro in 1h e 52 minuti, non doppiata dal Fabio Pasquali il che, per me, equivale ad aver vinto la gara.
I ragazzi dello Sculazzo a farmi il tifo al passaggio, la moglie di Umbry con il suo “vai Kathy” non mi ha fatto minimamnete pensare di fermarmi, ho continuato dritta lungo la strada e via, secondo giro secondo regalo… un par di balle!
Ad un certo punto, cercando di tenere a bada il fiato che mi sibilava fuori dalle orecchie, vedo che un sacco di gente tira dritto lungo l’argine mentre io ed un altro paio facciamo su e giu…..
Il mi sono fatta tutto il boschetto a zigo zago ed altri belli sparati dritti come missili…..
Sulla strada che si faceva in doppio senso di marcia ne ho sentite una carrettata perchè facevo zig zag tra i birilli ma scivolavo lungo l’argine ed alla fine l’ho fatto a piedi ma latri, con il bene placido degli sbandieratori tiravano dritti….
Sono stata zitta ed a testa bassa sono arrivata al traguardo con la ruota dietro con i raggi rotti, un po’ storta ma arrivata in 1h e 15…e mi dicono che ne hanno tagliato un pezzetto alla fine; io non so bene, il mio conta chilometri segnava 53 km, togline 5 o 6 dei giretti qua e la prima della partenza ( ed io non provo mai il percorso),il che ci poteva anche stare….
Ma Fabio non mi aveva doppiato ed ero contenta.
Torno verso il camper, vado fino alla fine della strada dove c’era il passaggio di quanti ancora in gara ad aspettare Lorena, aspetto 10 minuti ma sono gelata e decido di andare a fare la doccia!
Quanto mai non ho il vizio di guardare le classifiche!
Si perché quando torno al pasta party mi dicono sei 11 esima.
Ma poi mi ritrovo 14 esima ed ultima donna perchè mi hanno tolto un giro. E la giustificazione è che ci ho messo troppo poco tempo a fare il secondo!
Un paio di palle cazzzxxxxxxxxxxxxxx.
Mi sono rotta il fondo schiena tutto l’inverno in palestra, con Lewis James dietro il collo con la frusta o quasi per fare una stagione decente, il che significa non sempre maglia nera.
E ci riesco, magari dietro ne ho solo sei o sette ma ci riesco.
Ho rinunciato al cibo che preferisco, ho rinunciato alle passeggiate in bike per un allenamento mirato di un ora sola magari ma spacca polmoni, ho perso peso, ho aumentatola potenza e sti qua mi dicono che ci ho messo troppo poco a fare il secondo giro?
Sono stata ferma ben 20 minuti a riparare il riparabile, il secondo giro era più corto di non so quanto e mi tocca anche stare zitta?????????
Ed oltre il danno la beffa naturalmente perchè stò scherzetto mi è costato ben 230€.
Un giramento di maroni ecco cosa è stata la Fosbike stavolta.
Non per la gara in se ne tanto meno per gli organizzatori che hanno fatto un lavoro egregio con un tempo non certo ideale per la mtb, ma perché i furbi, quelli veri, non li becca mai nessuno?
Forse aveva ragione mio nonno, era meglio quando arrivavo sempre ultima, mi aspettavano, mi facevano l’applauso ed a volte prendevo un premio come ultimo classificato.
Lewis mi ha lasciata in pace sta settimana, vuoi per la brutta tosse che ho, vuoi per la febbricola che non mi da tregua da tre giorni ma mi ha già detto che da lunedì non mi lascerà più un attimo di respiro, sembra che sia lui quello desideroso di riscossa….
Io so solo che il camper è già pronto, Valchiria è pronta e la sacca ha già tutto dentro per domenica prossima a Pomponesco, non cerco ne riscossa ne vendetta ma stavolta me la prenderò proprio comoda.
E dovranno aspettarmi.

domenica 13 marzo 2011

I'm the Team manager


Venerdi 11 marzo, ore 20.00 a Sirmione, Crono prologo della Brescia Cup sul percorso degli Internazionali d'Italia.
Tre squadre di diavoli Rossi in azione ed io .......per una volta senza bike ma in veste di team Manager a ritirare numeri di pettorale e pacchi gara!
Bravi i ragazzi e le ragazze con i team cosi composti:
Gruppo "rosa"
Gozzini Miriam
Lancini Luisa
Ferrari Giuseppina

Gruppo A
Lanza Carlo
Ulrich Christian
gervasoni Michele

Gruppo B
Zamboni Mauro
Viola Antonio
Zanotti Michele

Di sicuro ci siamo divertiti!

lunedì 7 marzo 2011

X-Bionic….ma il corto non lo faccio!




Che settimana.
Tre giorni alla fiera di Lugano, rientro in treno giusto in tempo per ritirare materiale e biglietti per la fiera di Padova, rientro sabato sera alle 23.30 in treno, a nanna 4 ore, un caffè al volo e via in camper a prendere Zambo e poi verso Asola e la sua X-Bionic.
Arriviamo ad Asola, parcheggiamo il gigante tra decine di altri camper e macchine ed un caffé ci vuole, sto dormendo in piedi.
Meno male che la sacca l ho preparata lunedì altrimenti, come minimo, lasciavo a casa o il casco o le scarpette, la bike è pronta, solo un po’ sporca ma nulla in confronto alla bici di Mauro…..dire ricoperta di fango è dir poco!
Ma Zambo, si tratta cosi la tua cavallina?
Capisco tutto, il poco tempo, la stanchezza ma faccio a meno di fare la doccia io piuttosto ma Valchiria deve essere splendente e lucida, scodinzolante e con la voglia irrefrenabile di correre!
Verifica tessere tra decine di facce conosciute, ritiro del pacco gara strepitoso come sempre, un giro in giro per dare un occhiata e la sosta al bar diventa obbligatoria, brioches compresa, solo un pezzetto però!
Mi raggiunge Lorena in uno stato di grazia fantastico, con un sorriso che le va da un orecchio all’altro e sono contenta per lei, era triste ultimamente e mi dispiaceva parecchio, beviamo un altro caffé in compagnia e poco dopo ci si saluta e si va a preparare la bici per la gara.
Abbiamo parecchio tempo davanti ma come sempre sembra passare velocemente; un poco di riscaldamento su e giu dalla strada dove parte la gara, i saluti ed i convenevoli con amici e conoscenti ed un giro in giro nel piccolo parco adiacente….
E sono li che aspetto Zambo che ha deviato non so dove che mi si avvicina un gruppetto di biker con la maglia del Monticelli ed una ragazza, Anna, mi chiama per nome e mi dice: sono una tua ammiratrice e seguo il tuo blog…
Oh mamma.
Poco dopo entriamo in griglia, io in prima con il numero rosso e Mauro in quarta col numero bianco ma prima, come sempre, quel picchiare le nocche delle mani l’uno sull’altra, come porta fortuna.
E la tensione sale, ho sempre paura di queste partenze a razzo su asfalto, siamo in tanti e se uno cade l’effetto domino è assicurato, speriamo sempre non accada nulla.
Con me Stella, che come sempre illumina l’aria col suo sorriso ed anche lei esprime il suo timore per la partenza, speriamo bene dai ragazza.
Pronti via con i Red Hot Chili Pepper a manetta……o almeno credo…..via veloci lungo l’asfalto del lunghissimo giro di lancio di questa gara che sarà di 55 chilometri; via veloci e mi sfilano i ragazzi piu agili e li lascio passare, devo ingranare prima di spingere sui pedali ed il polpaccio malandato è rigido e dolorante, non posso forzare subito, deve scaldarsi prima.
Si imbocca una strada fangosa, tutti in fila pian piano e la battuta di alcuni ragazzi dietro a me….…” non dire niente a questa signora altrimenti son guai…”….ma ragazzi voi siete ciclisti, io di solito me la prendo con i motociclisti….
Beh ridono tutti ed è un bell’inizio per questa lunghissima gara.
Si ripassa sulla strada della partenza ed inizia la gara vera, quella dura, con fango del primo campo dove vedo una Laura Moretta dal volto triste tornare indietro a piedi per la rottura del deragliatore e mi dispiace un sacco per lei.
Iniziano le strade bianche ed i sentieri, a volte il fango sembra pongo e l’erba lungo gli argini ti rallenta ma non si smette mai di pedalare.
Ed è questa la caratteristica delle gare di pianura, devi sempre pedalare e non hai respiro; un giro unico stavolta, senza nessuna possibilità di venir doppiata per cui mettiamoci il cuore in pace e passiamo almeno 4 ore sui pedali.
Lo scorso anno Mauro mi aveva dato un ora e passa ed avevo fatto il corto, stavolta devo fare il lungo per forza se voglio entrare in classifica per cui vediamo di arrivare in fondo, anche piano ma arrivare.
Al primo ristoro riempio la borraccia, rubo un paio di biscotti e via, il bivio non dovrebbe essere molto lontano ormai.
Ed eccolo il cartello con scritto LUNGO_CORTO.
No, il corto non lo faccio, neanche morta.
Anche se le gambe fanno male e sono stanca, anche se la voglia di arrivare e riposare è tanta tiro dritto e non lo faccio il corto, non se ne parla a costo di arrivare ultimissima e quando hanno già finito la pasta del party dopo gara.
Allora io dico: piacerebbe anche a me tagliare su asfalto ed arrivare prima ma mi da fastidio anche solo il pensiero di farlo e giro per un sentiero segnalato come percorso gara nel boschetto con la sabbia che rompe le scatole… supero due ragazze dal numero bianco e le sento dire che se tornano indietro e seguono l’argine arrivano prima… al ristoro mi fermo, riempio nuovamente la borraccia e riparto…..salgo da sotto il ponte e mi dicono che mancano 15 km al traguardo, pedalo per piu di mezz’ora e me le ritrovo davanti!
Beh mi girano neanche un pò le palle!
Il bello è che sono belle tranquille e, quando le sorpasso sembra che facciano di tutto per ostacolarmi…. Beh porco mondo azzardatevi a passarmi davanti al traguardo che vi brucio, voi e le bici assieme.
Le incenerisco con lo sguardo e credo abbiano ben capito di non azzardarsi a farlo; il bello è che sento una delle due dire: “ no pasemo dal chip…”in dialetto veneto….
Recupero ancora quattro ragazzi e mi scappa da ridere! Per anni io e Dado abbiamo fatto a gara per vedere chi dei due arrivava ultimo, per il premio della maglia nera ed ora, non so se riderne o dispiacermi, faccio di tutto per superare anche solo due o tre persone e non averla più quella maglia che il più delle volte era una bottiglia di spumante o una confezione di biscotti… ma era divertente però.
Ma Dado non corre più.
Passo il traguardo e vedo che ci ho messo “ poco”, cioè quasi 40 minuti meno di quanto preventivato.
Arrivo al camper e noto che Mauro ha già caricato la sua bike, sarà a fare la doccia di sicuro ed è quello che faccio anche io ora con piacere…come adoro l’acqua calda che scorre e toglie il sudore e lo sporco ed un po’ di fatica.
Lo chiamo ed è meravigliato dal fatto che io sia già arrivata, hehe Zambo se mi impegno un pochino di più e se mi riposassi in modo decente potrebbe essere che ti stia appiccicato al fondoschiena….sarebbe una bella conquista!!!
Dai Mauro, scherzo…non ti raggiungerò mai, sei troppo veloce per me ma ti tengo d’occhio però e vedi riguardarti alle spalle qualche volta.
Andiamo assieme al pasta party e, mentre ci mettiamo in fila per il pranzo, vedo Paolo Alberati, lo chiamo e saluto e ci abbracciamo come vecchi amici.
Due parole e poi lo lascio ai suoi impegni, iniziano le premiazioni e lui,da campione qual è sale sul podio; la gara è stata vinta dal bionico Fabio Pasquali, quest’ anno vola sulle ruote che sembra in moto e, tra le ragazze, Angela Perboni seguita sul podio dalla mitica Lorenza Menapace che, per una volta, ha abbandonato le gare endurance per una gara in pianura.
Finito il pranzo ci avviamo verso il parcheggio e si parte, non senza fermarci prima al negozio della xbionic a ritirare la restante parte del pacco gara, le calze tecniche da ciclista.
Ci vorrà più di un ora per arrivare a casa di Zambo, breve sosta caffè e poi via verso casa mia e verso il meritato riposo.
La stanchezza è proprio tanta stavolta, il lavoro e le poche ore di sonno hanno condizionato non poco la mia giornata sui pedali ma in fondo penso che non posso dare di più ed anche se gli occhi mi si chiudono davanti alla classifica ufficiale online, il sorriso mi viene facile.
Vado a nanna proprio presto stasera ma prima devo constatare con mano se l’onestà sportiva esiste oppure no…. No, decisamente no visto che le due ragazze sono regolarmente in classifica dietro a me….La frase detta sul percorso di gara era solo per le mie orecchie e forse, per scaricarsi la coscienza.
Non è cosi che si fa ma è un problema loro non mio, meglio tra gli ultimi ma onestamente.

lunedì 28 febbraio 2011

Aironbike 2011: la lotta nel fango!







E non manco neppure quest’anno alla mia gara di inizio stagione preferita su tante altre.
Sarà l’atmosfera, saranno gli amici, sarà quel non so ché della golena del Pò sta di fatto che mi sono iscritta ancora a fine Dicembre ed a tutto il circuito per di più, cosi so già cosa fare nelle domeniche a venire.
Credo di averla corsa in tutte le salse, con la nebbia che quasi mi perdo, col sole invernale che mi aveva ustionato le braccia, sotto un diluvio, nella neve…ma credo anche che la gara del 2011 non la dimenticherò facilmente, dire unica è dir poco.
Venerdì sera il camper era già pronto, mancava solo la sottoscritta e relativa bicicletta al seguito, per cui sabato mattina pieno di gasolio e via verso l’autostrada e la pianura emiliana.
Un vecchio cd con i successi degli anni 80 mi fa canticchiare lungo la strada ed all’ora di pranzo sono già parcheggiata tra altri camper a 200 metri dalla linea di partenza.
Mentre l’acqua per la pasta inizia a bollire, guardo i ragazzi del Team Sculazzo che, come formiche, finiscono di piantar cartelli con le indicazioni, scaricano camion di viveri e pacchi gara e finiscono di montare il tendone gigante che accoglierà premiazioni e pasta party alla fine della gara.
Il sole è splendido in cielo e, seppur freddo, il clima è ideale per correre in bike anche se è ancora inverno.
Finito il mio pasto in solitaria con il telegiornale a farmi compagnia in sottofondo, raggiungo il parterre ed i ragazzi mi accolgono come sempre con il calore di un sorriso e l’invito a seguirli nel track test del pomeriggio ma ho promesso ad un amica, Lorena, di iscriverla alla gara e devo aspettare le 14.30 per farlo per cui il giro di prova lo farò piu tardi da sola.
Ritiro i pacchi gara, metto tutto sulla mia casa da trasferta ed in un attimo sono in versione biker, pronta a pedalare sugli argini del grande fiume.
L’ho visto tantissime volte ma ogni singola volta, mentre passo sul lungo ponte che divide l’Italia in due, mi impressiona cosi maestoso ed imponente con quella calma placida che inganna perché può trasformarsi in un gigante che spazza la pianura lasciandosi dietro solo detriti.
Lo si vede ed intuisce dalle decine di cascine che, lungo gli argini, sono chiuse ed abbandonate, con i tetti quasi crollati su loro stessi; ma come dar torto a quanti hanno abbandonato la campagna ed il duro lavoro del coltivatore quando ogni loro sforzo poteva venir meno con un solo colpo del grande fiume che, in piena, abbatte gli argini e tutto cancella lasciando solo desolazione alle spalle quando rientra nel suo alveo naturale.
Certo è un poco desolante vedere cosi grandi casolari lasciati in stato di abbandono ma capisco anche chi non se la sia più sentita di combattere contro madre natura sapendo di poter perdere tutto in un attimo.
Ma il pedalare su questi argini ha il suo fascino, una magia particolare che mi piace ricalcare ogni anno ed è cosi che farò il lungo giro nel pomeriggio arrivando al camper verso le cinque e mezza, quando già il sole comincia a calare all’orizzonte.
Se il tempo regge sarà una gran bella gara, veloce ed a parte alcuni tratti con del fango sarà un bel viaggiare.
Una doccia calda e, poco dopo, l’invito di Fabione a cenare con lui, famiglia, e un campione vero, Paolo Alberati.
Ne sono onorata e mi preparo alla serata.
Poco dopo mi bussano alla porta e Marino, uno dei mitici componenti del Team Sculazzo, mi invita ad una pizza con loro li vicino; grazie ragazzi ma stasera ho già un invito1
Anche se ho rifiutato so che potrò un'altra volta tornare e cenare con loro, sono amici da tempo ed in loro compagnia stò proprio bene.
Arriva Fabio con moglie e figlia, raggiungiamo Paola Parmeggiani al Old River ed aspettiamo il campione che arriva un attimo dopo.
Sarà una bellissima serata, abbiamo parlato di tutto e mangiato ridendo e scherzando fino al dolce portato da Paolo stesso direttamente dalla Sicilia, cannoli siciliani ripieni di ricotta dolce, una bomba energetica.. chissà se fa bene ai ciclisti!
Chissà perché quando si sta bene in compagnia il tempo passa velocemente ed è ora di tornare e cercare di riposare un poco.
Un breve saluto ed un buona notte a domani ed eccomi nuovamente nella casina ambulante, salto nel letto e cerchiamo di dormire che domani arriva veloce.
Mi sveglia uno strano tamburellare sul tetto alle 4 del mattino, una scrosciante pioggia che fa crollare la mia speranza di una gara veloce ed asciutta….
E continuerà tutta notte, a tratti mista a neve, un freddo gelido al risveglio in una grigia mattinata con due gradi centigradi, le facce sconsolate di quanti arrivano in macchina per la gara e lo sguardi cupo dei ragazzi che con impegno avevano preparato una gran bella gara ma al tempo non si comanda purtroppo.
Arriva Lorena, uno scambio di battute amare sulla giornata che si prospetta ed è ora di prepararci: mi infilo tutto quello che reputo utile per cercare di scaldarmi un poco, due paia di soprascarpe per tenere i piedi caldi, i guanti lunghi per le mani le cui dita si intorpidiscono, casco occhiali ed eccomi pronta ad affrontare il freddo….e non solo!
Devo ringraziare Fabio Pasquali che, nel salutarmi, ha buttato li una frase che mi ha colpito e che ho memorizzato: bisogna mettere un cambio e tenerlo fino alla fine altrimenti col fango rischi di non riuscire a cambiare più.
Quanto è stato vero!
Un giro per scaldarci le gambe ma presto si deve entrare in griglia: numero rosso, prima griglia tra i “cavalli da corsa” che scalpitano e, come sempre, sono in ansia per la partenza che mi mette paura.
Pronti via sotto una pioggia incessante, giro di lancio di 5 km e poi due giri da 21 km.
I primi 2 chilometri vanno, tra erba e poco fango ma poco dopo, scendendo verso la riva del torrente Crostolina o Crostolo come lo chiamano, si presenta un incubo di fango e mota dove restare in piedi è quasi impossibile, dove vedo cadere gente a destra e sinistra, davanti a me e sento le imprecazioni di quanti dietro non riescono a stare in equilibrio.
Ho fatto alcuni tratti in sella il resto con Valchiria in spalla con i piedi che venivano letteralmente risucchiati da una colla marrone che sembrava messa li per fermarci e non farci continuare.
Cadere cosi, senza riuscire a stare in piedi, scivolando come se fossimo su del sapone.. pazzesco.
Ho visto ragazzi buttare letteralmente la bike e terra e mollare, altri che avevano problemi con cambio e freni che tutto facevano meno che frenare…
Sembrava un girone dell Inferno di Dante dedicato ai biker.
Alla fine del giro di lancio, 5 chilometri ripeto, tanta gente si è ritirata senza neppure iniziare veramente la gara.
Io ho continuato, a testa bassa perché volevo finirla ad ogni costo, non esiste un po’ di fango ed un diluvio che possa fermarmi, no Iron kate non si ferma.
Ricordo una distesa di fango, ovunque.
Ricordo di aver pedalato il più possibile cercando di non cambiare per non avere problemi con il cambio, cosa che ho visto accadere a moltissimi ragazzi.
So di aver fatto tanta strada a piedi sprofondando nella mota e portando Valchiria a mano o sulle spalle e di essermi fermata più volte a “spremere” le gambe come un tubetto di dentifricio perché il fango reso liquido dalla pioggia mi aveva riempito i copri scarpe ed avere i piedi tanto appesantiti da non riuscire più a sollevarli, oppure di aver fatto alcuni argini scivolando sul fondo schiena ed alla fine non riuscire a sollevare la bici imprigionata dal fango che la tratteneva nel terreno.
In un tratto, fatto da tutti rigorosamente a piedi tanto era impossibile pedalare, un ragazzo mi ha detto: “questa non è una gara ma una prova di sopravvivenza”…eppure, nonostante tutto questo, nonostante la stanchezza assoluta che mi ha fatto sentire dolori ovunque, sono riuscita a continuare ed a sorridere ad ogni scatto dei fotografi, a fare una battuta ad Uranio quando, superandomi, mi ha detto” porta pazienza Kathy…”
Beh al tempo non si comanda Umbry, voi avete fatto un lavoro egregio nonostante tutto!
Quando ho rivisto l’ultimo chilometro con nuovamente quella distesa di fango l ho aggredita e sono riuscita a farla quasi tutta in sella, scivolando a destra ed a sinistra e rischiando pure di andar sparata nel canale ma ho tenuto duro e quando ho messo le gomme sull’asfalto ed ho passato il traguardo mi sono messa a ridere come solo un bambini che si diverte può fare.
Ad aspettare quanti arrivavano al traguardo Tiziano Salati e gli altri componenti dello staff che mettono al collo dei partecipanti una medaglia a forma di ruota dentata personalizzata con il logo della gara ….sarà un bel ricordo.
Guardandomi attorno ho visto le facce esterrefatte degli spettatori che vedevano arrivare una serie infinita di personaggi ricoperti letteralmente dalla testa ai piedi di fango e solo poco dopo, vedendomi allo specchio, mi sono resa conto della condizione in cui ero, una specie di Troll marrone con gli occhiali.
Ho aspettato 15 minuti al lavaggio bici senza riuscire a lavarla perché qualcuno si divertiva a fare “pulizia di fino” alla propria bike incurante del fatto che decine di persone stavano aspettando in file e, siccome avevo freddo, decido di non pulirla ma di farle fare un tuffo in una mega pozzanghera li poco distante giusto per togliere il più grosso e di fare la doccia, sono congelata fino al midollo.
Per evitare di portare chili di fango in camper mi spoglio fuori, metto tutto in un sacco e l’acqua che mi passerà addosso sarà di una calda tonalità marrone mentre scende nello scarico; ho fango nel naso, tra i capelli, nelle orecchie e tra i denti e mi sento sporca anche se appena lavata.
Il pasta party al caldo e le premiazioni che seguiranno sono un ricordo vago seppur piacevole, la stanchezza si fa sentire ed ho freddo, le mani sono gelide e non riescono a scaldarsi, le labbra tremano e sono di uno strano color violetto… ho solo voglia di dormire.
Ritiro il mio premio, un pesantissimo pacco pieno di leccornie e torno al camper ma aspetterò un poco prima di partire, sono troppo stanca e non me la sento di entrare in autostrada e di guidare due ore.
Mi riposo un po’ e, quando decido di partire verso casa, il messaggio di mia figlia mi avvisa che ad Iseo nevica mentre qua sta ancora piovendo.
Lungo la strada le gocce di pioggia poco alla volta si trasformano in neve e, verso sera, ci sarà un bel po’ di bianco ad colorare i campi della Franciacorta mentre parcheggio e scarico tutto, lavo Valchiria dalla montagna di fango che ci siamo portate a casa dalla trasferta emiliana e mi siedo finalmente davanti ad una tazza di caffé bollente.
La stanchezza è davvero tanta ma ho anche quella bella sensazione dentro di aver fatto qualche cosa di speciale, di aver alimentato una passione che mi ha dato la possibilità di conoscere persone stupende, campioni veri nello sport e veri campioni nell arte del saper vivere, amici unici che magari vedo poco ma che restano tali nonostante la lontananza e di conoscere ogni volta persone nuove, vedere facce sorridenti nonostante siano ricoperte da uno spesso strato di fango color cioccolata.
Perché ogni domenica è una sorta di avventura, sempre diversa e sempre unica.

domenica 20 febbraio 2011

Winter Trophy e vai!









Obbiettivo number one del 2011 centrato.
Fare e finire il nuovo circuito di Matteo and Co., il Winter Trophy appunto.
Cominciato per ridere come sempre stamattina ho finito due dei tre giri della gara di Cavriana che, oltre al circuito citato, era inoltre il Campionato Italiano d’Inverno Mtb organizzata dall’Udace.
E dire che non ci volevo venire visto le tre giornate alla Borsa del Turismo di Milano ed il mio rientro ieri sera tardi, perché dopo la fiera ho voluto andare alla presentazione del nuovo libro di Mauro Corona e se dormi si e no quattro ore non sei sicuramente in condizioni perfette, men che meno per affrontare un Campionato Italiano….
Ma siccome la mia testa pensa una cosa ma il mio corpo ne fa un'altra, alle cinque stamattina ero a preparare la sacca e la bike che, poverina, aveva addosso ancora la polvere di domenica scorsa a Leno, il ché fa capire quanto sono uscita in bicicletta questa settimana.
Camper sempre pronto e via verso la bassa, tangenziale per Montichiari e giù di li fino a Cavriana, litigo con la radio che mi fa ascoltare solo Radio Maria e niente altro alchè spengo e canto io…; seguo le indicazioni ed in un attimo sono al campo gara, posto riservato per i camper e via a fare l’iscrizione che mi ero ripromessa di mandare giovedì e che non ho fatto per dimenticanza….
Va bene lo stesso, mi iscrivo al momento, tessera a posto, 353 da appiccicare a Valchiria e pronti..
Circa…
Il terreno è pesante, il cielo è grigio e le prime goccioline cadono piano piano, una qua ed una là….. no dai, non piovere per favore.
Il gruppo degli “Altri enti”parte alle 9 mentre i ragazzi tesserati Udace alle 10.30 per cui in un attimo è già ora di partire.
Il sorriso di Roberta, il saluto di Sandra, il tifo di Laura sono le cose che fanno star bene e che mi fanno pensare: beh sarà dura ma la finiamo, vero Kathy?
Il proposito è quello di fare un giro, vediamo lungo la strada quello che poi effettivamente sarà perché i progetti posso cambiare “in corso d’opera” oppure può capitare quel qualche cosa che ti fa cambiare idea sul momento.
Ecco che Alfio inizia la lunga chiamata dei nomi, categoria per categoria e si parte scaglionati, si sfila lungo un campo delimitato dalle fettucce e poi si inizia il lungo sali scendi per sentieri e strade bianche, il lungo single track nel bosco su di un terreno pesante con al moto dietro a tutti a chiudere la fila.
Partendo nel gruppo di coda hai dietro la moto per forza. A lui basta girare la manetta del gas per accelerare, se poi il motociclista in questione ha l’ormone ballerino per motivi suoi o per carenze di vario genere diciamo, senza entrare troppo nei dettagli, e spara un paio di frasi che ti fanno girare giusto un pochettino le scatole, vedi che sta vecchia gallina qua si inchioda, gira la bike, gli va incontro e lo lava di madonne che ne basterebbero la metà.
E dopo averlo diffidato dall’avvicinarsi più di venti metri altrimenti sarebbe stato a rischio di estinzione in modo piuttosto violento, sono risalita in bici e con calma, ma proprio tanta calma, ho ripreso a pedalare, ho finito il primo giro discese toste comprese, ho avuto il subdolo piacere di vedere il suddetto pinguino cadere a gambe per aria sullo stesso sentiero tecnico, ho passato il traguardo e sono ripartita per il secondo giro con la lingua di fuori, il cuore a 200 ma con un nervoso addosso che se mordevo qualcuno moriva li stecchino in tre secondi.
Il secondo giro è stato durissimo.
Mi sembrava di non andare avanti, di non arrivare mai in cima ed avevo l’impressione che le gambe si stessero consumando per auto combustione.
Mamma che fatica.
Mi sono fermata un paio di volte a parlare con i ragazzi lungo il percorso ma per riprendere fiato perché non ne avevo proprio più e tutti mi hanno detto la stessa cosa: non mollare Kathy.
Io non mollo, faccio una fatica bestia, arrivo sempre al limite ma non mollo, mai!!
Mai!
L’ultimo chilometro è stato il più duro e credo che la gara sia stata per me, per la poca preparazione e perché nell’ultima settimana non ho avuto ne la possibilità di allenarmi ne la possibilità di riposare in modo adeguato dopo il lavoro in fiera, una delle più dure che ho fatto. Che bella però!
Si bella.
Può sembrare un controsenso ma non lo è.
Un percorso da mangiare sui pedali a grandi bocconi, brevi rampe che non lasciano scampo se sbagli il rapporto e discese velocissime e tecniche che non ti danno la possibilità di esitare ne di sbagliare altrimenti sei a terra tra i rami bassi del bosco.
Un bosco i cui rami ti sfiorano il casco mentre le radici delle piante, che affiorano sul sentiero, cercano di frenare la tua corsa ed a volte ci riescono, facendoti sbandare e devi controllarti con tutta te stessa e con tutta la concentrazione che ti è possibile se non vuoi cadere malamente.
Eppure, quando passo il traguardo mentre l’ultimo gruppo dei ragazzi Udace parte per la sua gara, sembra passato solo un attimo dalla partenza; due bicchieri di the caldo, un tramezzino, ritiro le chiavi da Alfio che gentilmente si presta a tenerle mentre gareggio e torno al camper per una doccia veloce.
Stavolta l’acqua che scorre sulla pelle non riesce a portar via anche la stanchezza, è proprio tanta oggi.
Ma poi, cambiata e pulita, mi avvicino alla zona arrivo, riconsegno il numero e vado al pasta party dividendo tavolo e compagnia con Baldassarre e sua moglie, con Natale Bettineschi ed molti altri.
Iniziano a premiare noi “Altri Enti” e mi consegnano un pacco per il quinto posto di categoria e Matteo vorrebbe scusarsi per quando successo lungo il percorso, la mia piccola discussione con il motociclista…. Ma non voglio le sue scuse, non è il caso, non è ne colpa sua ne dell’organizzazione.
E poi io i miei casini me li risolvo sempre da sola, il tipo l’ho ribaltato di mio e per me è finita qua.
Lui continuerà a sparare cavolate sui fondoschiena delle varie “ultime” in gara ed io continuerò ad andare in bike, più piano magari cosi lo faccio tribolare un po’ di più, ci vogliono almeno sei maremoti per fermarmi e non è neppure detto…..
Mi fermo ancora a lungo per vedere le classifiche del circuito, farò anche da “appoggio” al pc per Alfio mentre, dopo la premiazione del Campionato Italiano, metteremo l’Inno di Mameli alla consegna delle maglie tricolore.
Adesso si torna a casa sotto una pioggerella leggera, un ora di strada canticchiando tra me e me mentre il tempo scorre lento ed i miei pensieri vanno alle prossime pedalate, al fango che troverò lungo gli argini e nella golena del Po’ tra una settimana.
Ma quella sarà un'altra avventura.

martedì 15 febbraio 2011

Memorial Massetti Leno



Ieri sera, arrivata a casa dalla Valle, ho riposto le ciaspole al loro posto e preparato la sacca, anzi no, due sacche.
Scarpette e caschi da mtb trovano posto nelle borse assieme ai guanti ed alle maglia della mia/nostra squadra...
Per la prima volta mia figlia Elsa non sarà la mia accompagnatrice ma correrà a fianco a me, non ho ancora capito se lo fa perchè vuole effettivamente provare o solo per spirito di emulazione di questa mamma un pò fuori dagli schemi tradizionali.
Comunque sia, quando vado a letto, la sveglia la punto alle 6 del mattino e devo dormire in fretta se voglio riposare un poco.
Quando suona fatico ad alzarmi ma lei, forse la paura o la preoccupazione dell esordio, è già sveglia e si stà vestendo.
Il camper è pronto, mettiamo tutto a bordo e via verso la bassa e le sue pianure.
Leno non è lontano e presto siamo li nel parcheggio con altri camper e le macchine di chi come noi, si alza all alba per assecondare questa strana passione, la voglia di fango e di pozzanghere come se, ogni domenica,uomini e donne si potessero trasformare nei ragazzini che erano, con diritto di sporcarsi senza troppi pensieri e con la voglia di divertirsi.
Numeri da ritirare, verifica tessere e si inizia a preparare la bike e forse sono piu in apprensione io di Elsa.
Semplice cuore di mamma che ha paura che la sua piccola si faccia del male, o forse la paura che una brutta esperienza la allontani da questo mondo che io adoro ma in cui lei stà facendo i suoi primi passi.
Incontro le tante facce conosciute e qualche faccia nuova, io mi sento a casa lei forse un poco meno ma tutti la acolgono con un sorriso e chiedono chi è...
Forse la cosa la imbarazza un poco ma è sorridente e le brillano gli occhi.
La porto a provare una parte del percorso e la vedo bene in sella ma le ho promesso di non lasciarla sola e farò la gara con lei, il risultato non conta nulla stavolta.
Si parte per categorie e le donne sono l ultimo gruppo.. siamo ben 13 oggi e sono veramente tante considerando che siamo in 200 in totale.
Ricordo i tempi in cui quando eravamo in tre eravamo tante, ora sorrido e sono contenta che molte altre abbiano capito che la mtb nulla toglie alla femminilita, amzi trasforma tutte in angeli grintosi e bellissimi.
Pronti via, dietro al gruppo con calma per non spaventarla; piano piano andiamo avanti, forse troppo piano ma non voglio che abbia l'impressione di essere d'intralcio e scopro che nelle discese tecniche è piu brava di me!
L'emozione, la stanchezza e forse la paura le faranno decidere di fermarsi alla fine del primo giro mentre io continuo e cercherò di correre come mai per recuperare un po del tempo perduto.
Ad un certo punto vedo il ragazzo della moto che doverebbe afre da apri piosta, ribaltato nel fosso accanto al percorso, immerso nel fango fino alle ginocchia e con la moto a ruote per aria.
Al momento rido ma poi mi viene spontanei chiedere se è tutto ok e se ha bisogno di aiuto... che sta gia arrivando.
Si perchè Fabio Pasquali, che era appunto preceduto dalla moto stessa, ha già dato l'allarme passando il traguardo, lo stesso Fabio che ha dato il benvenuto a mia figlia nel mondo delle ruote grasse e che ha vinto in modo strepitoso la gara.
Al passaggio sotto l arco dell'arrivo il sorriso di Angela Perboni che mi urla brava! ( lei che ha vinto anche stavolta dice brava a me).
La mia gara è stata senza molta storia ma stavolta ho voluto che Elsa fosse la protagonista e devo dire che le mie amiche biker l hanno accolta con una sorta di "battesimo", un pacca sulle spalle per dirle dai! non mollare...
E lo dico pure io, dai piccola, non mollare, mai, c'è un mondo fantastico dietro ogni curva ed alla fine di ogni sentiero, in cima ad ogni salita che ti fa dannare e sudare ma che ti regala un vista spettacolare una volta arrivata in cima e sono conquiste ogni volta.
E' stato bello vederla pedalare nell ippodromo di Leno in sella al mio vecchio cavallo Pendragon che ora è suo di diritto.

11° Caspolata al chiaro di luna

Non posso mancare a questa edizione, è il mio decennale.
Ne persi solamente una, non ricordo quale ed a casa ho una collezione di robette in legno, ogni anno diverse, che vengono consegnate come pacco gara e che mi restano come ricordo.
Delle piccole ciaspole in legno, un porta oggetti fatto a ciotola, un porta penne, un portaritratti, un piccolo quadro che raffigura il simbolo della ciaspolata, un porta chiavi, un infinità di piccoli oggettini di legno che mi portano ogni volta in Valle Camonica per questa "gara" sulla neve con le ciaspole.
Quest'anno ne ho fatte parecchie, un po' ovunque in giro per le valli qua attorno ma qua non manco e l'iscrizione l ho fatta piu di un mese fa.
Alle due del pomeriggio sono già per strada, tappa obbligata a Breno da Roger per vedere come stà, un caffè e due chiacchiere e poi via, verso Vezza d'Oglio.
Ci arrivo verso le 16, mi fanno parcheggiare al parcheggio numero 8 ed aspetto la navetta che mi porterà in paese ed al ritiro del pettorale.
Un sacco di gente come ogni anno del resto, un modo diverso di vivere la montagna rispetto al più tradizionale sci, frotte di ragazzi che, in compagnia, faranno la gara ridendo e scherzano.
Incontro Nadia, Milena, Daniela ed un sacco di altra gente di Iseo, i ragazzi della Odolese Mtb al completo, ciclisti che durante l'inverno alternano corsa e ciaspole per tenersi allenati ed altre persone che conosco, alcune di nome altre ancora di vista.
Sono sola come sempre ultimamente ma ormai la solitudine è diventata quasi una scelta, forse perchè cosi posso affrontare le mie "avventure" in pace, senza dover sempre mediare sui tempi, se faccio tardi o se voglio andare a fare qualche cosa lontano e fuori mano.
Certo, le volte in cui sono salita fin quassù in compagnia mi sono divertita ma posso divertirmi anche cosi, guardandomi attorno e sorridendo al ricordo di quelle belle avventure perchè sono tutte dentro i miei ricordi e per sempre con me.
Devo far passare quasi due ore per cui tappa al Retrò caffe per un the caldo e dopo poco, mi immetto nella grande piazza cha fa da partenza dove la musica di radio Numberone rimbomba tra le facciate delle case e la chiesa.
Prearo le ciaspole fuori dalla custodia, assetto lo zaino in modo che sia facile trasportarle fino alla prima neve che è quasi un utopia visto che hanno trasportato la stessa con 200 camion dal Tonale fino a qua per fare la striscia larga 4 metri e lunga 12 km, per far correre prima gli agonisti e poi le 4000 persone iscritte alla cara amatoriale.
In val di Non mi ero iscritta alla campetitiva, qua ho preferito non farlo, non ha molto senso, non sono un corridore ma un ciclista o almeno ci provo.
Alle sette pronti via.
meno male che mi ero messa davanti ed a sgomitate cerco di uscire dalla massa, corro lungo la strada del apese fino all'imboccatura del sotto-passaggio e poi via.
Non amo molto correre a piedi, mi fanno male le ginocchia ma ormai sono mesi che, nonostante tutto, continuo a correre, poco ma costantemente ed una volta scaldati i muscoli, vado, piano ma vado.
Giu alla piana di fronte al Centro Adamello corro verso la sctriscia bianca che, netta, si vede dall alto; il primo km lo faccio senza ciaspole di corsa, poi le infilo, allaccio e via... è piu difficile cavolo, le gambe devono tenere una posizione innaturale e sono pesanti e le ginocchia scricchiolano.
Ma io vado avanti, piu lentamente ma continuo, non si molla Kathy non si molla mai.
Al ristoro rubo solo del the caldo che finisco di bere correndo, se mi fermo non parto piu; ho fatto alcuni tratti da sola, la maggior parte delle persone la fa come passeggiata ed è giusto cosi in fondo, ma io voglio arrivare in fretta e tornare a casa perchè domani corro in bike.
Vedo l indicazione del passaggio al percorso breve, giro e via verso il traguardo; gli ultimi 400 metri non riesco a farli di corsa, ho male dappertutto ed arrivo al traguardo al passo.
mentre mi tolgo le ciaspole sento chiamare il mio nokme, sono i ragazzi della Odolese che mi chiedono come è andata...ho il fiatone, la schiena a tocchettiti, le ginocchia che scricchiolano ma bene dai... si bene.
E mi sento bene.
Super Mario mi arriva alle spalle e mi da un "amichevole" pacca sul fondoschiena scherzando coem fa sempre...lui corre davvero ed ha fatto il lungo in un ora e sette minuti.
Il mio tempo, il migliore di sempre sul corto, è di un ora e 7 minuti al mio orologio, 1h e 14 al rilievo cronometrico.
Sono contenta, ho fatto veramente un buon tempo per me stessa, 25 minuti meno dello scorso anno, seconda donna al traguardo in una classifica che non da premi ma solo soddisfazioni personali.
Vado fino alla grande sala dove si cena, mangio qualche cosa ed il tempo scorre piu lento ora, sono stanca ed è presto quando mi avvio verso la partenza delle navette che mi riporterà giu al parcheggio.
Dovro aspettarla un bel pò, forse l organizzazione di solito perfetta di questo evento ha subito un piccolo intoppo, ma una volta a bordo passa tutto, il freddo e la stanchezza.
Butto tutti in macchina, avvio il motore e mentre scendo a valle ripenso alla prima volta che sono salita fin quassu per questa gara, con Barbara, 10 anni fa ed a tutte le altre volte, con persone diverse, con un amico...
Ogni volta mi sono portata a casa delle belle sensazioni ed anche stavolta, nonostante sia sola,non sento il solito vuoto dato dalla solitudine; forse la solitdine stessa mi sta insegnando qualche cosa, stà rafforzando quella parte di me che ha bisogno di cure.
Affido i miei pensieri alle piccole mongolfiere di carta che , a centinaia, hanno solcato il cielo notturno mentre correvamo, sotto le stelle semi nascoste dalle poche nubi che avrebbero dovuto portare la neve e che invece hanno mancato al loro dovere ma non per questo è stata una brutta serata, anzi.
E' solo un piccolo tassello in più della mia vita.

lunedì 7 febbraio 2011

9° Giro delle cascine - Winter Trophy


I ragazzi dell Emporio Team sanno inventare ogni anno delle sfide nuove e per questa stagione si parte con il Winter Trophy, tre prove di seguito con il finale a Cavriana per la prova del Campionato Italiano mtb Udace.
La prima prova oggi, domenica 6 febbraio, tra la nebbia ed il freddo della bassa pianura padana, il Po poco lontano ed un sacco di chilometri da macinare da casa mia per arrivare in questo paesino dal nome altisonante di Torricella del Pizzo, provincia di Cremona.
Alle 6 e mezza parto da casa con la mia compagna in macchina, il cielo è ancora scuro e fa proprio freddo.
Questo strano inverno che ci regala pioggia a catinelle e giornate dal sole splendente non mi tiene ferma a casa, la voglia di andare è sempre tanta ed un nuovo circuito mi incuriosisce sempre per cui navigatore puntato verso sud e via.
Il sole si alza piano sulla pianura con un colore rosso sangue tingendo di colore le nuvole prima e l'orizzonte poco dopo e, mentre guido, mando un messaggio ad un amico, gli scrivo che mi manca, in particolare nelle lunghe ore passate a guidare per raggiungere questo o quel campo di gara.
Mi sento sempre piu sola ultimamente, come una vecchia pianta che sta seccando e che non trova modo di alimentarsi, saranno gli anni che passano, saranno le scelte fatte sarà forse questo vecchio cuore sntimentale che si innamorava ogni giorno di un alba o di un tramonto oppure, semplicemente, di parole lette su di un buon libro e fatte mie perchè mi trasmettevano emozioni; ora non trovo emozione guardando un tramonto, vedo solo il mio di tramonto, non provo nulla guardando l'alba perchè le mie credo di avere consumate tutte e sono poche le parole lette in un libro che mi restano provocando emozioni.
Decisamente questo non è un bel periodo per il mio "io", spero che almeno sui pedali io possa ritrovare la mia voglia di sorridere.
Ci metto parecchio tempo per arrivare e ad un certo punto vedo delle macchine con le bike sul tettuccio che vengono in senso opposto al mio, giro la macchina e le seguo, non possono che andare alla partenza di questa gara, non vi è null altro qua attorno ed infatti, poco dopo, ecco l'arco della partenza e le facce sorridenti dei biker ella domenica.
l'iscrizione ed il numero, un saluto alle amiche che non vedevo da tempo, un abbracio con Tiziano Salati del Team Sculazzo che mi ospiterà per la prossima edizione dell'Aironbike e via a preparare la bike e me stessa.
Un circuito classico di pianura, sterrato fangoso e gli argini da salire o scendere sull erba, un giro di 8 chilometri da ripetere tre volte per noi donne e quattro per i ragazzi. Non provo il percorso, avrò tempo di farlo durante la gara e giro li attorno per scaldare mani e piedi che si sono letteralmente congelati dal freddo.
La nebbia si leva ed uno splendente sole comincia a scaldare il terreno e l'atmosfera ed ecco la voce di Alfio che mi chiama, le due domande che mi fa sempre e la mia risposta come da routine: sono qua perchè mi piace.
Si parte per categorie e le donne sono le ultime e troviamo il tempo e la voglia tutta femminile di scambiarci le solite battute e di scherzare sul fatto che tutte ci mettiamo il rossetto prima di partire, come se fosse un gesto scaramantico.
Pronti via.
Il terreno ghiacciato si lascia andare ai primi raggi di sole e non so decidere se è meglio il terreno gelato dove rischi di cadere continuamente o il fango che ti trattiene e fa scivolare e ben presto mi ritrovo con la bike piu pesante di 2 kg per tutto il fango raccattato che fa da freno tra la ruota ed il forcellino.
Mi fermo, lo tolgo e riparto, come fanno quasi tutti del resto.
Il tempo passa, i chilometri anche ed ecco il traguardo e la fine della gara.
Ci metto un bel momento a togliere almeno il grosso del fango accumulato e meno male che ho un vecchio lenzuolo in macchina per coprire i sedili e cercare di non sporcare.
Un cambio veloce perchè la doccia la farò a casa e via al ristoro al caldo.
Mi siedo ad uno dei tanti tavoli predisposti dall organizzazione con un the bollente e della crostata e mi guardo attorno, tirando le somme della giornata: sono parecchie le cose che ricorderò di oggi.
Nulla hanno a che vedere con la gara, quella è una cosa a parte, ma è bello ripensare agli occhioni castani di Denise, piccola campioncina di 15 anni con gli occhi spalancati sul mondo oppure all abbraccio di Nicole, giovane promessa della mtb lombarda che corre con il papà e la sorella e mi abbraccia ogni volta come se cercasse conforto tra le braccia di una madre e mi fa piacere, molto.
La dolcezza della compagna di Fabio Pasquali a cui regalo un libro e lei lo vuole pagare mentre io provo piacere a farle questo piccolissimo presente di racconti dove vi è anche il suo amore.
E Fabio Pasquali stesso con cui parlo sempre volentieri, questo ragazzo campione di onestà e bellezza interiore che guarda le persone con uno sguardo aperto e schietto che mi piace da morire perchè in quegli occhi vedo un raggio di sole ogni volta.
Ed è bello vedere i volti contenti di chi, come me, passa qualche ora sulle ruote della mountain bike per nutrire una passione grande e sincera senza paura di sembrare ridicolo al resto del mondo.
E sorrido ripensando allo sguardo di quel signore alla partenza che ha sussurrato un " son tutti matti" vedendoci passare sporchi ed infangati ma felici come ragazzini con un giocattolo in mano.
Un premio anche per l'ottava donna e mi porto a casa il solito "sacco della spesa" come dice Elsa che vale molto solo per il fatto che ho pedalato con il cuore mettendo in quelle pedalate tutta me stessa, con un sorriso.