La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


lunedì 13 settembre 2010

Giusto per rompere un po’ i maroni…..

…. Dico a te, mister con la maglia verde della Montorfano bike.
Se hai qualche cosa da dirmi, sono qua, non vai a rompere i maroni ai miei compagni di squadra la domenica mattina quando sono in giro in bike.
Ti do forse fastidio?
Ti infastidisce il fatto che se arrivo ultima ci faccio una risata sopra e ci scrivo un racconto?
Tu chi sei, spiegami….
Arrivi primo alle gare a cui partecipi?
O sei uno dei tanti “esimi”……. Senza nulla togliere agli “esimi” stessi visto che son loro a fare le gare…
Si perché se ti irrita cosi tanto il fatto che alla qua presente “ultima” diano un premio, beh tesoro il problema è solo tuo; e se credi, come hai detto, che le gare le scelgo dove ci sono poche donne non sono non hai capito proprio niente, ma non hai la piu pallida idea di chi hai di fronte.
Se pensi che il premio sia cosi importante per questa old Lady sei talmente fuori strada da non rientrare in rotta neppure con un satellite spaziale della miglior generazione elettronica; sono andata a casa talmente tante volte senza ritirare ciò che mi veniva attribuito, perché ultima, o penultima oppure motivi vari che a Te non devono interessare, che avrei potuto mettere i piedi un supermercato.
Io non pedalo per i premi o per i meriti o la gloria come probabilmente fai tu… o magari solo ci speri!
Io pedalo perché mi piace e non devo rendere conto ne a te ne a nessuno di come pedalo, di quando e quanto pedalo, se pedalo o se vado a piedi!
Il poi definire la nostra squadra un gruppo di “brocchi con la pancia” e che “ quelli forti sono quelli dell’Iseo verdi..”… beh stela hai ragione per una cosa: quelli forti sono i verdi, nati come squadra corse e come tale si allenano e partecipano e quando qualcuno di loro si ben piazza o vince, sono io la prima a complimentarmi….Quante volte ho dato due pacche sulla schiena di Stefano Lazzari o di Nino Nulli o, ancora, Marco Bosio…ma perché principalmente sono Amici, con la A maiuscola.
E se sono bravi e vincono la cosa non può che farmi piacere.
Il definire noi un gruppo di polentoni… beh tesoro tutto dipende da come decidi di vivere; noi ci divertiamo e magari finiamo una gara o un uscita a pane e salame, facendo due risate e prendendoci in giro ma siamo AMICI, di quelli veri, quelli che in gara se uno cade si fermano a dare una mano e non ci passano sopra come fanno i presunti ganzi che si credono campioni del mondo, sei capace di rinunciare ad arrivare al traguardo se un amico ha bisogno del tuo aiuto, magari buttando alle ortiche un circuito ma quell’amico, in quel momento aveva bisogno di te… tu lo faresti?
O se quelli che nel canalone, pur di passare, non ci pensano due volte a buttarti a terra e pazienza se ti spacchi una spalla, tu dei conquistare quei due secondi che ti porteranno ad arrivare 800esimo……
Me so chela, come mi hai definito tu, che scrif so internet… e alura?
Ti obbliga qualcuno a leggere ciò che scrivo?
Sei padronissimo di lasciare un commento, anche negativo se la cosa ti fa piacere, non cancello mai nulla, anzi ho reso i miei profili pubblici intenzionalmente in modo da poter condividere le idee, uguali o diverse che siano, con chiunque.
Conosco un sacco di gente che pedala, chi bene e veloce come fai tu, o quelli come me, che accettano di arrivare ultimi senza troppi patemi o malumori; se fosse cosi fastidioso ce ne staremmo a casa, ma il bello stà proprio nel’arrivare, a dispetto di tutto e tutti, in particolar modo quelli come te che criticano.
Conosco anche gente che, pur di non arrivare ultimo si ritira…che gusto c’è?
Finiscile le cose se le cominci ed abbi abbastanza palle da accettarne il risultato, buono o cattivo che sia.
Non ti paga nessuno per quello che fai o pensi di voler/poter fare.
Ed allora, caro il mio ragazzo, lascia in pace le persone come me; non ti rubo nulla in fondo, forse solo un poco di aria da respirare.
Vedi, pensavo che questa fosse la mia ultima stagione con la tessera da agonista ma quando mi arrivano alle orecchie queste sparate beh allora penso che la rinnovo, giusto per rompere i maroni a quelli come Te.
Ciao
Kathy Pitton

Ps: se vuoi mandarmi a quel paese fai pure, ti lascio anche il mio numero di cellulare 339 7655182

lunedì 6 settembre 2010

Premio Franca Visintin 2010

La mia medaglia tricolore

24h Val Rendena 2010





Ho pianto.
Una stretta al cuore ed un nodo alla gola, una tristezza infinita dentro per Lei che non c’è più ma la consapevolezza grandissima che io posso onorarne il nome ed il ricordo, pedalando con la stessa sua passione.
Ho avuto l’onore di conoscerla, anche se solo per poco ma ci sono persone che non si dimenticano mai, Franca è una di loro.


Ho volutamente iniziato questa storia alla rovescia, con l’ultima frase che ho scritto, quella che avrebbe dovuto chiudere queste pagine ma credo che in queste parole ci sia la sintesi stessa della mia 24h di Val Rendeva, un appuntamento immancabile ormai nel mio calendario mtb annuale, per la gara, per la gente e l’atmosfera, una festa che ti entra dentro e ti resta appiccicata addosso come miele.
Fino a poche ore prima della partenza ero insicura, stavo combattendo contro una bronchite che mi ha lasciato degli strascichi, una tosse spacca ossa e la febbricola che non voleva saperne di lasciarmi in pace; vado, non vado…..
Eppoi vado, non importa, il corpo guarirà prima o poi, non mi va di aspettare un altro anno fino alla prossima…..
Bike sul camper, tutto pronto o quasi ed alle sei di venerdì sera si parte per Strembo; arrivo, parcheggio in una delle tante porzioni di terreno dedicate alle squadre e di corsa alla festa pre gara, spiedo e polenta, musica e tanto di ballerine brasiliane… è si, perché in fondo la 24ore Cup altro non è che un immensa festa itinerante composta da camper, bike, ciclisti seri ed altri per caso, bambini che corrono e cani che abbaiano, musica e tanta, ma tanta allegria!
Il sabato mattina ci sono le solite pratiche burocratiche, chip da ritirare, pacco gara e numero di pettorale, sono Lady 7, solitaria per vocazione, ciclista per diletto e passione….
Chissà com’è ma l’ora della partenza arriva sempre velocemente, è ora di mettersi in piazza ed aspettare il via a suon di AC/DC e rivedere le facce amiche di sempre, i ragazzi del tandem ed il solitario Pino che vedo ogni volta nelle gare come questa; un abbraccio, una stretta di mano ed un in bocca al lupo, ci si vede lungo il percorso, sono cosi tante 24 ore da passare in sella.
E devi saper staccare la spina, la testa deve prevalere su tutto il resto, il corpo deve solo seguire le “direttive” del boss lassù, quella parte di te stesso chiusa in un casco….se spingi troppo non arrivi in fondo, se non bevi e non mangi finisci benzina e non arrivi più….
Chi non ha mai provato a mettersi in gioco come solitario non riesce a capire cosa sia davvero lo sforzo estremo, il portarti al limite massimo delle tue forze e resistere, continuare fino alla fine.
Il percorso è su per giù come lo scorso anno, prato, ciottoli, qualche pezzo d’asfalto e sterrato, le radici che, dopo passaggio su passaggio vedi ancor prima di arrivare, pietre che si sono smosse durante la gara che vedi spostate dai passaggi e cerchi di evitarle…e cosi avanti, per ore…..
Prima caldo, poi poco a poco il vento che rinfresca, cambi le maglie e ti copri, ti fermi per mangiare e bere, riparti… un susseguirsi di chilometri sotto le ruote e nelle gambe…..
Guardo gli occhi delle persone accanto al percorso di gara, ti osservano, commentano, a volte sorridono ma poco alla volta vedi le loro espressioni cambiare e dal considerarci dei pazzoidi su pedali si passa al pensare che siamo tosti, dei duri, un po’ miti ed un po’ eroi di un mondo parallelo fatto di fatica, sudore e tanta determinazione.
Conosco campioni che macinano 500 km p o più a gara col sorriso sulle labbra, arrivare e scendere dalla bike come se avessero fatto una passeggiata; conosco donne di puro acciaio come Lorenza ed Anna, Ily o Raffaella che, dopo 400 e più chilometri arrivano alle premiazioni con le unghie smaltate, un filo di rossetto e la mini gonna di jeans, più femminili di qualsiasi fotomodella su carta patinata, piccole donne dal corpo esile ma con una forza inarrestabile dentro.
Accanto a loro sono solo una piccola barca di carta che galleggia nel mare delle loro azioni ma sono orgogliosa di essere loro amica.
La notte tra sabato e domenica io ho dormito, al caldo, mentre loro pedalavano e solo alle 5 del mattino sono ripartita, due giri una sosta, altri tre ed un altra sosta, cosi avanti fino alle 12 ed all’arrivo accanto a Pino stanchissimo e svuotato dallo sfinimento.
Mi dispiace non averlo salutato alla fine, ci si vedrà alla prossima endurance.
Una doccia calda per lavare via fatica, sudore e stanchezza, che non se ne va mai in realtà, il pasta party in compagnia e le premiazioni.
Nonostante la mia appannata prestazione sono decima categoria Lady, mi chiamano sul palco e mi mettono una medaglia al collo, mi riempiono le mani di premi e le foto di rito…..
Ed è qua che Sandro Ducoli, patron della 24h e grande amico, parla appunto di questo Premio Franca Visintin 2010 , voluto dalla famiglia per ricordare la figlia endurancer scomparsa da poco e darlo in premio ad una persona “speciale”………
Tenacia?
Far play?
Non lo so ma quando ha fatto il mio nome mi è esploso il cuore dentro.
Ho pianto sul palco alla consegna, ho bagnato di lacrime le guance di Sandro quando mi ha abbracciata, non riuscivo a parlare quando, scesa dal palco, le persone presenti, ed erano centinaia, si sono complimentate con me.
Ho tenuto la mia targa abbracciata come se fosse (ed è) una delle cose più importanti del mondo, anche quando Lorenza mi ha detto: “mi piace come pedali, sorridi sempre…..”
Posso solo dire Grazie! A tutti.
Come ciclista valgo sempre poco ma la mountain bike è una passione vera e grande ed è la cosa più bella e gratificante del mondo per me.
Kathy Pitton

domenica 29 agosto 2010

Uffaaaaaaaaaaaaaa


Ho la febbre!
La tosse!
Ho le ossa tritate e mi fanno male anche quelle che non hanno ancora inventato!!!
Mi sono saltate ben 2 gare cavolo!
Niente salita delle Pertiche!
Niente Gir de Gnard!!!!
Strauffaaaaaaaaaaaaaaaa

domenica 22 agosto 2010

1° Trofeo dell’Altopiano… senza benzina!!!!


Diesel o benzina, verde o meno che sia, qualunque motore necessita di benzina e fin qua non ci piove! Ma che servisse anche alla mountain bike lo sapevate?
Eh, appunto, benzina per far girare le gambe che dovrebbero spingere sui pedali o almeno cosi dovrebbe essere no?
Già vado piano di mio, le salite poi le soffro tutte che è una meraviglia e le discese se sono troppo…discese …le patisco perché ciò paura e sono un impiastro da premio Nobel, se poi magari non mangio la sera prima perché sono al lavoro, vado a casa e non dormo e butto la bike in macchina alle sei del mattino e mi fiondo a Serle per il 1° Trofeo dell’Altopiano senza neppure un caffè decente, voglio poi vedere come diavolo ti pedalo, che sia in salita, in discesa o in pianura….
Però sono stata la prima ad arrivare stamattina, alle sette meno un quarto ero li seduta sulle scalette che portano su alla verifica tessere che non si poteva ancora fare, visto che i giudici sono arrivati poco dopo; poco alla volta sono arrivati tutti, facce note ed amici e due chiacchiere si scambiano volentieri.
Torno alla macchina per preparare la bike, attacco il numero, metto le scarpette ed il casco e sono pronta per chiacchierare con Fabiana che ha dimenticato i guanti a casa… ne ho sempre due paia nella sacca, gliele presto volentieri uno.
Prova percorso, o almeno la prima parte con la salita che porta alla effettiva partenza con tutto l’ambaradan con l’arco ed il rilievo elettronico dei chip!
Pronti via: partenza a velocità più o meno controllata e partono tutti come dei razzi; ci metto un po’ ad arrivare in cima e mi farà compagnia, come sempre d'altronde, il motociclista servizio scopa, simpatico il ragazzo e scopro anche che è quello che fa i miei calzini da ciclista che compro sul mercato ad Iseo.
Bella storia, la volta prossima gli chiedo lo sconto!
Ma quando non ne hai non c’è storia e le salite sono dure e non vado su, mi sento le gambe vuote ed il fiatone non riesco proprio a controllarlo oggi, sarà il caldo, sarà la fame o la stanchezza. Sta di fatto che non c’è storia.
Ma io non torno indietro, non esiste che io torni indietro, deve succedere qualche cosa di veramente importante per far si che io molli ed allora avanti a piedi e non mi interessa un accidente di cosa pensano gli altri, l’ho cominciata e la finisco!
L’ironia della sorte è che avevo detto. Anche se la dovessi fare a piedi la faccio, due ore e arrivo.. e due ore sono state infatti….
Ma è stata una pena nel vero senso della parola.
Spesso avevo sentito i vari amici o compagni di squadra parlare del “restare senza benzina” ma non mi era mai successo in tutti questi anni ed ora ho capito cosa significa il non riuscire a fare neppure un passo, il non riuscire ad arrivare perché non ne hai più e non riesci ad andare avanti e ti sembra di stare male.
Ho chiesto dello zucchero o delle caramelle ai passanti…… a Vittorio Casciotta che, passandomi accanto, mi ha incitata come fa di solito,ma neppure lui aveva qualche cosa nelle tasche della maglia; un ragazzi, appena qualche metro più avanti di lui mi ha lanciato una fialetta di integratore, non so il suo nome ma lo ringrazio di cuore, devo a lui il fatto di essere arrivata in cima alla salita e di essere poi scesa a valle ed al traguardo, senza non sarei arrivata mai.
Grazie, mille volte grazie, chiunque tu sia e se per caso leggi queste righe, ti prego, la prossima volta incontri questa Old Lady fatti riconoscere, probabilmente non avrai più di un sorriso come ringraziamento, ma sarà sincero e verrà dal cuore, sinceramente.
Sono arrivata su, allo striscione del traguardo e come spesso accade stavano togliendo gli striscioni ma uno dei giudici mi ha detto: e ti sei lasciata qualcuno alle spalle……
Come no, sono ultima che di più non si può… ma qualcuno aggiunge “ e no, hai dietro quelli che si sono fermati…”.
Due fette di anguria, due bicchieri di the freddo ed è ora di tornate sul mio lago, al lavoro come ogni domenica pomeriggio ma il pensiero è andato spesso all’Altopiano delle Cariadighe o almeno credo cosi si chiami: è uno spettacolo!
Non avevo mai pedalato cosi a lungo, nella parte in discesa, su dei sentieri nel bosco cosi belli; anche se non ero molto lucida viste le condizioni in cui ho finito la gara e se alcuni sentieri erano tecnici e richiedevano parecchia attenzione, mi sono piaciuti e tanto.
Ci torno a settembre, in settimana magari, quando il mio lavoro sarà meno pressante ed avrò più tempo per uscire in bike e prendermela comoda, senza fretta stavolta e sicuramente non mi dimenticherò di portare due panini ed un paio di cioccolatini, che non centrano nulla con la dieta del ciclista ma fanno un gran bene all’umore.
Kathy Pitton

venerdì 20 agosto 2010

Tempio di Minerva in Spinera



Finisco di lavorare alle sei e mezza mercoledì e mi arriva un sms di Dado che, dopo essere sparito per mesi, ha deciso di rimettersi a pedalare seriamente…”che fai domani”???
Domani, cioè giovedì 19 agosto, sono di riposo, a casa non c’è anima viva per cui ho già in mente un lungo giro in mtb, da Iseo lungo il lago dalla parte bergamasca fino a Lovere, ciclabile lungo l’Oglio fino al Tempio di Minerva a Breno passando per il parco archeologico di Cividate Camuno.
Alle otto del mattino Dado suona il campanello, un caffè e via che si parte, zaino in spalla, lungo la trafficata strada costiera in una stupenda giornata estiva.
Lungo la litoranea sono veramente tanti i ciclisti, una tribù itinerante colorata e vociante.
Sosta caffè obbligatoria al bar di Tavernola Bergamasca dove tutti i ciclisti in transito si fermano, più per i pettorali delle due bariste che per il caffè……
Ci troviamo altri membri della squadra, quelli del settore strada, già di ritorno dal loro giro; si chiacchiera mente arrivano i caffè e quando dico loro dove vorremmo arrivare ci dicono “a però..”!!!
Si riparte, la caffeina in circolo ci ha dato quel poco di carica in più e si pedala lungo la costa fino a Lovere dove un'altra pausa ci fa anche riempire le borracce alla fontana della piazza XII Martiri.
Dai che è lunga.
La strada lungo l’Oglio la conosco bene, si chiacchiera del più e del meno, attraversiamo vigneti e frutteti e la voglia di rubare un poco di uva è tanta ma facciamo i bravi e si continua a pedalare; ad ogni fontanella ci si ferma per il pieno e per gettarci un po’ di acqua fresca sul viso e sulle braccia ma le soste sono brevissime e piano piano risaliamo la valle.
L’ultima volta avevo dovuto uscire dalla pista vicino all’ospedale di Esine per dei lavori in corso, sapendolo stavolta evito la strozzatura e scendo sulla strada, pausa panino in un bar con risvolto tecnico per pompare le gomme della bike di Dado e via verso Breno, ultimi sei chilometri.
Il Tempio di Minerva si trova poco prima della lunga salita che porta in paese, sulla destra una secca curva ci fa scendere lungo una discesa ed eccolo in cancello del sito archeologico…chiuso!!!!!
Chiuso!!! Allagato dall’esondazione del fiume di questi giorni e con i mosaici ricoperti di fango, la Sovrintendenza ai bei archeologici ha deciso di chiudere il sito.. che rabbia, settanta km fino quassù ed è stato inutile!
Facciamo una pausa di riflessione e dopo un breve riposino decidiamo di ripartire, seguendo la strada indicata che dal Tempio porta ai siti archeologici di Cividate.
Bellissima strada, molto in pendenza ma veramente bella.
Passa per alcune vecchie cascine e regala una vista incantevole su di alcuni scorci della Valle che altrimenti sarebbero impossibili da vedere; avevo sentito parlare di questa nuova galleria aperta da poco al pubblico per il transito dei pedoni e delle biciclette e pure Dado me ne aveva accennato ed eccola, un lunghissimo tunnel scavato nella roccia viva. Completamente illuminata e … refrigerata!!!
Ci saranno tre gradi li dentro e le gocce d’acqua che cadono dalla volta sono pezzetti di ghiaccio che sembrano trafiggerti; che lavoro che hanno fatto, la tecnologia al servizio dell’archeologia, mantenendo il sito intonso hanno permesso di passare senza assolutamente disturbare ne snaturare il luogo, bello.
All’uscita un grande tavola di legno mostra il processo di lavorazione del tunnel e della scoperta del Tempio di Minerva, i progetti futuri e gli sviluppi possibili.. devo ricordarmi di tener d’occhio questa zona nei prossimi tempi.
Poco più avanti un arco ci fa passare nella piazza del paese e, continuando, si scende verso il fiume ed il Parco del Barberino, un altro sito bellissimo dove l’uomo è riuscito a coniugare antico e moderno, dove trovi delle panche accanto al fiume ed il nastro della stradina sterrata che scorre tra i campi e le coltivazioni.
Stavolta due grappoli di una nera li abbiamo “rubati” sotto o sguardo divertito del contadino, due chiacchiere mentre svuotiamo le borracce e la decisione lampo di fare il bagno nel fiume!!!
Non un vero bagno, la corrente è troppo forte, ma una “passeggiata” con i piedi ammollo nell’acqua gelida si però!!
Ahhhhhhhhh che bello!!
Bike abbandonate sulla sabbia, seduti su dei massi a fare i turisti per caso una mezz’ora, altri ragazzi che arrivano poco dopo con la nostra stessa idea, mi sembra di essere in vacanza ma il tic tac dell’orologio ci riporta alla realtà, dobbiamo scendere a valle e le nuvole che si stanno accumulando sulle cime dei monti li attorno non promettono nulla di buono.
Decidiamo che la prossima sosta sarà a Costa Volpino per un gelato, un pieno di zuccheri per gli ultimi 30 km fino a casa e cosi sarà, un nocciola fragola da leccarsi i baffi.
La costa scorre sotto le ruote, sembra più lunga di stamattina ma la stanchezza inizia a farsi sentire e le ore in sella sono veramente tante, tra pedalate e soste siamo a sette ore e mezza e ci vorrà ancora un po’ per arrivare a casa.
Passando il ponte di Sarnico, il confine tra Brescia e Bergamo, l’aria di casa si fa sentire e ci ritroviamo a pedalare più velocemente ma a Clusane, ultimo atto di una magnifica giornata, ci fiondiamo in un campo a sgraffignare due grappoli di uva bianca che pizzica un po’ ma ha quel gusto unico delle cose fatte di nascosto, come due “vecchi” bambini alle prese con il vasetto della marmellata.
Qua ci si divide dopo 140 chilometri.
Dado verso Iseo centro ed io sulla mia collina e verso una doccia calda sperando che mi tolga un po’ di stanchezza dalle spalle, si perché questa old lady stasera va a cena con un amica…..ma mi sa che sarò a casa presto ed altrettanto presto mi infilerò nel letto, forse per sognare o progettare un altro giro in mountain bike, zaino in spalla e tanta voglia di scoprire qualche altro posto, magari non tanto lontano ma che ho assolutamente voglia di andare a vedere.
Kathy Pitton

Ciclovia dei 4 laghi

Non sapevo neppure esistesse questo progetto della Regione Lombardia, unificare il Garda, il Sebino, il Como ed il lago di Varese con una unica e lunga serie di ciclabili più o meno facili, 320 km di strade bianche, sterrati tra vigneti e colline ed alcuni tratti promiscui tra biciclette e veicoli…
Fatto sta che scopro parta da Sarnico in fondo al lungolago, risale la lunga salita napoleonica dalla pendenza da mal di pancia e poi, quando la lingua si è attorcigliata ben bene attorno alle ruote e, per quanto tu cerchi di cambiare ma non trovi altre ruote dentate, ecco che scendi in un sentierino in discesa… e riprendi fiato!!!
Il sentiero è parecchio scosceso, pietre smosse dalle copiose piogge di questa estate acquosa, il rombo dell’Oglio sottostante mi ha fatto un po paura, corre come se avesse uno squadrone di bufali alle calcagna, ed il fatto che spesso il parapetto in legno sia crollato mi ha messo un poco in crisi ma è di una bellezza unica, selvatica quasi, e mette alla prova i miei riflessi e la capacità di governare la bike.
Alla fine si sbuca a Castelli di Caleppio e si deve salire lungo una serie di tornanti fino in cima alla collina per pii ridiscendere tra vigneti e prati lungo il fiume….
Cosi avanti per un bel po, un seguire di salite e discese, fiume accanto alle ruote e passaggi tra le piante di un bosco, costeggiare canali e zig zagare tra pedoni a spasso ed altri ciclisti.
Come spesso capita però nel mio girovagare senza meta, accade che non presto attenzione ai segnali e perdo la direzione e mi ritrovo in piccoli borghi sperduti dalle strade di ciottoli, santelle e chiesette che sembrano nascoste dalle piante, alla ricerca di un segnale stradale che mi riporti su strade conosciute.
E poi vedo un cartello che indica il Parco dell’Oglio Nord, entro ed inizio a girare per campi a non finire; dopo due ore comincio a pensare di aver perso la trebisonda e trovo una cascina abitata, sei o sette cani che mi corrono incontro abbaiando come forsennati, un contadino che mi guarda con uno sguardo tra la derisione e l’incredulo…. Praticamente ho girato in tondo per due ore, trentasette km tra canali da irrigazioni e coltivazioni di mais, stalle dimesse e lunghe strade bianche che sembrano non finire mai.
Praticamente il figlio, preso da compassione, mi guida col trattore fino alla strada provinciale… un grazie ed arrivederci e, finalmente, un cartello con scritto Chiari 13 km…..
Ussignur oggi non arrivo più!!!
Il bello è che ancora adesso mi domando come diavolo ho fatto ad arrivare dalle parti di Chiari se ero nella bergamasca, sono sicura di aver letto il cartello con scritto Gandosso ad un certo punto….
Bah!!!
Dopo quello che mi è sembrato un eternità vedo l’indicazione per la ciclabile dell’Oglio e la seguo fino a Capriolo, da li in poi verso il lago e casa.
Tradotto in tempi: 4h e 30 minuti in sella per 70 km.
Meno male che mi porto sempre lo zaino con due barrette e due soldi, prima o poi capiterà che mi perdo da qualche parte e dovranno venirmi a recuperare con l’elicottero…
La voglio rifare, tutta stavolta, con un minimo di organizzazione e cartina, seguirla fino alla Martesana vicino a Milano, ho già trovato tutte le info su internet.
Ho voglia di pedalare per ore e non fa niente se mi perdo tanto, prima o poi, la strada di casa la ritrovo.
Kathy Pitton

martedì 10 agosto 2010

Cross tra gli ulivi




Dico sempre che io con il cross country non centro nulla ma poi, immancabilmente, mi trovo a rompere le scatole a Gabry per il fattore K di questa o quella gara qua e la per la provincia e si sa che tra Brescia e Bergamo imperano le Xc appunto.
Cosi eccomi iscritta alla 2° edizione del Cross tra gli ulivi di Roè Volciano che mi dicono sia Vallesabbia ed io credevo Lago di Garda; sono in compagnia del nostro Xc man della squadra, lo Zambo nazionale, in crisi per il fatto che ha dovuto spolverare il cancello depositato in fondo al garage visto che ha rotto il telaio del suo cavallo domenica scorsa in Valtellina.
Alle sei e mezza del mattino, puntuale, eccomi al parcheggio a Camignone ad aspettarlo, arrivo, carico in macchina tutto l’ambaradan composto da ruote, bike e sacca e via, alla volta della tangenziale verso il Garda.
Niente traffico o quasi ed in poco tempo ecco la deviazione per Tormini e Roè, basta seguire le frecce ed ecco lo striscione della partenza, parcheggio facile e caffè in compagnia.
Giorgio mi viene incontro e mi consegna il premio di domenica scorsa, materiale tecnico per la bike, si chiacchiera un poco e poi via alla verifica tessere ed a preparare la bike per questa nuova pedalata.
Facce note, i campioni locali, alcuni con titoli europei ed italiani, un sacco di ragazzi e tante ragazze finalmente.
Poco alla volta questo mondo, che fino a pochi anni fa era prettamente maschile, vede apparire sempre più donne e sono tante le trecce e le unghie smaltate che si intravedono in griglia ogni volta, è cosi bello vedere quei visi giovani e determinati, anni fa ero sola o con poche altre compagne di avventura.
Dai che si pedala.
Salite toste, discese tecniche, so da subito che sarà fatica e sudore ma lo considero un gioco, una scommessa con me stessa e ci rido sopra.
Il primo gruppo parte alle 9.10, gli uomini alle 9.30 ed è meglio cosi, ci si sgranerà lungo il percorso e si rischia meno di dar fastidio quando passeranno a razzo.
Pronti via, asfalto e subito su in salita in una stradina con i sassi belli grossi dove devo fare l’equilibrista, poi giù sulla strada e su in paese per quella salita che non riesco a fare neppure a spinta quasi.
Trovo Laura in cima a farmi un po’ di tifo e Raffaella poco dopo che mi incita, mi scappa da ridere in queste occasioni: come diavolo faccio a fare quelle salite dove mi ribalto indietro????
Non ho mai imparato cavolo, faccio prima a scendere ed arrampicarmi; svolta su di un vicolo ciottoloso e avanti cosi fino al bosco ed a quel sentiero che non è brutto, parecchio tecnico magari.
Non mi ricordo di preciso ma ad un certo punto ho intravisto il lago sottostante ed il golfo di Salo… che bello! È la stessa vista che avevo lungo il percorso di gara della 6 ore del Golfo, non si dimenticano certi scorci e certi panorami.
Ci sono dei guadi e poi sento arrivare la moto del primo gruppo di ragazzi…..li lascio passare senza troppi problemi.
Poco dopo vedo che scendono…. E che discesa.
Corta, una specie di argine secco ed in piedi, per me insormontabile…mi hanno sempre spaventato questi ostacoli, forse alcune cadute di troppo hanno segnato corpo e cervello per cui li evito… ma devo scendere se voglio continuare ed allora aspetto che non ci sia nessuno e giu…..
Ma si dovrebbe sempre seguire l’istinto, lo so, ed infatti la paura mi fa toccare i freni e volo, letteralmente volo per aria, carpiato e capriola annessa con atterraggio non sul morbido ma sull’anca destra con un crac da paura……
Sento Eugenio che mi chiama, mi ha vista volare e si è preoccupato parecchio; gli dico di andare, sembra tutto a posto….Ezio subito dopo si ferma ma anche a lui dico di ripartire….
Avete presente quando muovi le dita dei piedi per vedere se funziona tutto e fai altrettanto con le mani… tutto ok sembra ed in quel momento passa Zambo che si ferma preoccupato ma gli urlo di ripartire, vai e finisci la gara, io stò bene credo…
Sono finita, nell’atterraggio, su di un cespuglio di spine ed ho le gambe che sembrano state attaccate da un branco di gatti selvatici ma sono più preoccupata per la botta all’anca…. Che male che fa e pedalare è un dolore unico.
Un pezzo a piedi e poi risalgo, ormai è andata cosi.
Dopo poco una salita tra gli ulivi e una lunga discesa parecchio in pendenza dove trovo Grazia a far foto ed in fondo tre addetti della Croce Rossa che mi disinfetteranno i tagli alle gambe….Ti ritiri??? neanche morta!
Piano piano passo accanto al traguardo per continuare il giro e finire la gara; la salita fino in cima alla collina e la lunga discesa bellissima tra le piante fino alla strada ed il traguardo.
Sento chiamare il mio nome e mi dicono di fermarmi, finita……
Arrivo alla macchia e lo scendere dalla bike e difficoltoso, fa male la botta, metto via tutto, mi cambio ed aspetto Mauro al ristoro ma dobbiamo esserci sfiorati, lui scendeva da una parte e d io andavo da un'altra perché, poco dopo mi chiama al telefono per chiedermi:” ma dove sei”??
Si saluta e si parte…. Grazie Zambo!! Sa che sono in servizio nel pomeriggio e che devo scappare come al solito per cui, avendomi dato un passaggio, deve scappare anche lui.
E’ stata una strana gara questa, mi è piaciuto il percorso, la zona è bella, sono solo le mie gambe che non centrano nulla con queste competizioni….ma il resto del mio corpo, il cervello principalmente, funzionano per conto loro ed allora eccomi qua, a smaniare sui tasti del pc per scrivere ed aver voglia di tornare in sella ed andare chissà dove… magari mi tengo quel volantino che mi hanno dato con il numerosi gara, che parla di una 1° edizione di una cross country sull’ altopiano di Serle, chissà com’è, non ci sono mai stata…..
Kathy Pitton

domenica 1 agosto 2010

Alone Bike nel mondo di Narnia.



Alone Bike…bicicletta solitaria, più o meno cosi recita il nome in inglese, Memorial Jose Pellegrini che non so chi fosse ma doveva essere una persona importante se hanno deciso di dedicarle una competizione sportiva e Casto, Valle Sabbia, uno dei pochi paesi di questa valle che non conosco e che non ho percorso in mountain bike.
Volantino recuperato da qualche parte, iscrizione e pronti via alle sei del 1 Agosto, non so neppure dove sia di preciso, un puntolino sulla cartina tra la Val Trompia e la Valsabbia, vicino a Lumezzane o poco più giù e decido di affidarmi al navigatore e di ascoltarlo stavolta e non fare di testa mia come al solito….quanto mai!!!
Allora per la strada di Polaveno no perché con il diluvio dell’altra sera c’è stata una frana, Lumezzane non mi piace la strada del Dosso dei Galli o come si chiama ed allora faccio le coste dalla città verso Odolo e fin qua tutto ok.
Seguo la suadente vocina del trabiccolo di bordo e seguo per Agnosine e già li cominciano a venirmi alcuni dubbi, strade tanto strette che vado al rallentatore, ad un certo punto sparisce anche l’asfalto, boschi dappertutto e nessuna anima viva in giro… vero è che sono le sei e mezza ma comincio a preoccuparmi, meno male che parto sempre presto.
Su e giù, un tornante dietro l’altro e scendo su di una strada trafficata finalmente per vedere , poco dopo, il cartello con scritto Alone 4 km.
Ok ci siamo penso al momento, ed inizio a salire su questi stretti tornanti con le pareti a strapiombo; mi ritrovo davanti ad una stretta galleria, sembra un vecchio passaggio per carrozze e dal lato opposto mi accoglie un mondo diverso…
Pareti scoscese a strapiombo, ruscelli, stretti ponti su di cui passa una sola automobile che sembra del tutto fuori contesto nel luogo, rocce che sembrano allungarsi sulla strada ed un continuo salire ed intravedere la vale sottostante che sembra uscita da un film, Narnia appunto..
Sempre piu stretta la strada e nel pensare “ spero di non incontrare un macchina in senso opposto…”, come la legge di Murphy insegna, tacchete che arriva e tutti fermi, retromarcia e manovre varie per passare; e poi su ancora fino al paesino che sembra uscito da un qualche cartolina, non c’è un pezzo di strada dritto a pagarlo, anche i balconi sono in pendenza.
Trovo parcheggio sul sagrato della chiesa accanto alla partenza ed all’automobile di Alfio Montagnoli che ci terrà compagnia con la sua musica e la sua voce durante la gara. Un attimo dopo un'altra macchina si affianca e ne scende il mio campione preferito, Carlo Zaglio a cui regalo subito una copia del mio “libro” come promesso assieme ad un bacio sulla guancia; mi ha fatto un grande regalo rendendosi disponibile a premiare i miei ragazzini del corso mtb della nostra squadra e di certo non è stata colpa sua se il tempo ha deciso di scatenare un mezzo diluvio quel pomeriggio ed abbiamo annullato la garettina del ragazzini, trasferendoci all’oratorio e rinunciando alla sua presenza, sarà per la prossima spero.
La verifica tessere, il 153 mi accompagnerà stavolta, un bellissimo borsone nero porta ruota con il simbolo del gatto giallo dei ragazzi della Odolese come pacco gara e su a preparare la bike.
Silvia e Giorgio mi fanno compagnia, provo un pezzetto del percorso prima della partenza e la prima salita è da brivido….cavolo che arrampicata.
Sembra sempre che il tempo mi scappi di mano ed in un attimo ci chiamano in griglia, si parte alle nove in punto ma i giudici di gara chiedono un minuto di silenzio per i ragazzi caduti in Afganistan e non si sentirà una mosca volare, un silenzio quasi irreale e siamo tutti a testa bassa.
Mi viene solo un pensiero, portate a casa i nostri ragazzi, vanno a combattere e morire per una causa non loro, non nostra; quella parte di mondo non ci vuole e lo dimostra ogni volta scoppia una nuova bomba e torna un aereo con una bara avvolta dal tricolore.
Passa il minuto e tutto torna esattamente come prima, musica a palla e voci concitate, si parte per una nuova sfida: su per quella salita in coda al gruppo, piano piano tanto non scappa nulla e sento una voce che mi dice “ma tu ci sei sempre…”, non so chi sia ma è un viso familiare, ciò significa che pure tu sei sempre in giro per gare….
Giorgio mi invita a continuare e tener duro, inizio il pezzo a piedi e la moto dietro che si ferma e sorride… lo guardo e gli dico: vai pure se vuoi, vado piano io….
Saranno moltissime le volte che mi fermerò a guardare a valle, uno spettacolo veramente bello, mancava solo di veder volare qualche animale preistorico ed ero a posto….una pace che non sentivo da tempo, un silenzio che invitava alla riflessione, a guardare senza parlare per non disturbare.
Il percorso si snoda su di un continuo saliscendi e, ad un certo punto, passa praticamente sulla porta di casa di una cascina, con tanto di nonno seduto fuori appoggiato al bastone che ci guarda passare con un sorriso; anche Big Luciano sta li seduto, ha deciso di fare una gara anomala oggi… e mi siedo con lui a fare due chiacchiere e tirare il fiato rifiutando però il bicchiere di rosso altrimenti torno a valle con l’elicottero altro che bike.
Riparto dopo il passaggio dei primi, con Zaglio al comando e gli altri incollati dietro, scendo a lato del sentiero per non intralciare ed arrivo in paese, passaggio sotto gli archi delle case, un paio di ripidissime discese da ribaltamento e la salita verso il traguardo, con Alfio che mi saluta e chiede come è andata: come sempre, in bike un mezzo disastro ma a guardar panorami ed innamorarmi dei posti benissimo!!!
Valchiria riposta in macchina, una corsa al rinfresco per un po’ d’acqua, due saluti ed io sono pronta a ripartire, non ho il tempo di guardare la classifica ne di aspettare le premiazioni, si perché per ironia della sorte sono anche a premio: materiale tecnico per la bike e sarà Giorgio a ritirarmi tutto mentre io sarò già sulla strada di casa.
A casa, come al solito, tutto di corsa, mangiare qualche cosa, infilarmi l’uniforme e via al lavoro fino alle 19; la classifica l’ho guardata solo ora alle 22, mentre sto scrivendo queste righe.
Ma ci voglio tornare ad Alone, nella Valle Duppo, perché un posto cosi, incantato e silenzioso, era tempo che non lo trovavo e mi piacerebbe poterlo scoprire con calma, con la macchina fotografica per fissare le immagini non solo nella mente per poterle rivedere tutte le volte che voglio, con lo zaino in spalla e fermarmi ed accettarlo quel bicchiere di rosso in quella cascina lassu, magari seduta nell’erba sul crinale, per guardare a valle e volare con i pensieri….
Kathy Pitton

venerdì 30 luglio 2010

Lo Junior Group "Terremoti" del G.C.Iseo!!


Bellissima festa ieri pomeriggio, 29 luglio, all'oratorio di Iseo per la consegna delle maglie e dei diplomi del corso di avviamento alla mtb per piccoli organizzato dal nostro G.C.Iseo.

35 dei 37 partecipanti presenti alla consegna del riconoscimento di fine corso ed al rinfresco seguito subito dopo.
I nuovi Diavoletti Rossi, sorridenti e soddisfatti, hanno salutato istruttori ed aiutanti e posato per le foto ricordo.
Alla prossima.
La foto è stata gentilmente concessa da http://www.fotogliso.com/ sul di cui sito troverete tutti gli scatti di questo mese in sella.

martedì 27 luglio 2010

1° Remedello Bike



Avrò visto il cartello “Remedello” almeno dieci volte ultimamente mentre passavo sulla tangenziale di Montichiari per andare a correre da qualche parte; l’unica altra volta che ho sentito questo nome è stato quando Gabriele mi ha raccontato di esserci stato in collegio ai tempi della scuola superiore fatto stà che mi ci ritrovo una domenica mattina prestissimo per una delle prove dell’Oglio Chiese Challenge.
Alle sette e mezza sono già qua, verifica tessere ed un caffè al bar dell’oratorio assieme a pochi altri avventori, aria frizzantina tanto che sto bene in machina mentre aspetto che si animi un po’ questo paesino della bassa.
Poco ala volta arrivano macchine e camper, alcuni provano già il percorso, altri si siedono a chiacchierare, c’è un aria rilassata di vacanza, saranno le vacanze imminenti di molti a rendere tutto più soft senza quell’elettricità nell’aria tipica dei parterre di gara.
Preparo la bike, casco e scarpette e sono pronta; la borraccia c’è e saltiamo in sella a pedalare un poco.
Non si parte dal centro del paese ma lungo una stradina bianca appena dopo il cimitero, senza le mie montagne all’orizzonte mi sembra sia tutto più grande e ci sia un sacco di spazio ma so che è solo una sensazione data dalla prospettiva diversa e dalla possibilità dello sguardo di spaziare senza confini visibili sulla linea dell’orizzonte stesso.
Visi conosciuti da salutare, altri volti nuovi che comunque fanno un cenno col capo, un riconoscersi parte dello stesso branco, la sensazione di appartenenza ad una “tribu” che è una specie di biglietto da visita e non è piu importante il nome che porti ma la maglia che indossi, ciò che rappresenti.
Elena del Team Novagli, gentilissima, mi fa avere il pacco premio di domenica scorsa, non avevo potuto fermarmi per una questione di orari e lo ha ritirato per me.
Dai che si parte, scaglionati per categorie come sempre a due minuti un gruppo dall’altro e via lungo le strade bianche fino a quel campo dove è stata tagliata una striscia di erba giusto giusto per far passare noi biker, uno zig zag tra l’erba e quei canalini per l’acqua che tagliano il terreno….. il primo o salto, il secondo anche , il terzo……..mi ci pianto dentro con la ruota davanti e faccio una specie di capriola atterrando sul morbido…il mio morbido però!!! Che botta.
Salto in piedi tipo molla con una serie di @%&//(=?^ che è meglio non ripetere, controllino che sia tutto a posto e via che si riparte fino all’argine dove c’è un muro da salire….cioè loro lo salgono io non ci provo neppure!!!
Scalato il muro si pedala sull’argine in cemento e pietra fino ad un campo, sentierino stretto ed altre strade bianche fino ad un guado dove mi impantano ben benino le scarpe e poi via…
Un pezzo di asfalto ed ecco il traguardo giusto in tempo per ripartire: secondo giro e secondo regalo.
Stavolta il canaletto nel campo so dov’è per cui attenzione Kathy, il morbido fa ancora male da prima; mi superano i primi e da doppiata mi guardo in giro e vedo delle gran belle cascine, dei vecchi casolari tenuti benissimo, vecchi carri bestiame trasformati in giganteschi vasi fioriti da cui cadono gerani colorati, un bel vedere insomma.
Certo che la giornata è proprio l’ideale per pedalare, i temporali delle scorse notti hanno rinfrescato l’aria e questo vento, a parte sollevare un poco di polvere, non da per niente fastidio, anzi è piacevole.
Traguardo, battute scambiate come sempre, un via veloce alla macchina per cambiarmi e riporre Valchiria ed il ristoro è un miraggio gradevolissimo con le sue fette di anguria e le focacce.
Avevo deciso di regalare una copia del mio libro a Matteo dell’Emporio Team, e questo ragazzone che fa?
Vuole la dedica e l’autografo e quando gli racconto del perché l’ho pubblicato, mi mette in mano 20 euro e mi dice:” mettili in cassa Kathy”… ma allora non ti ho regalato il libro, l’hai comprato e non hai voluto neppure il resto!!!!
Anche Fabio Pasquali mi chiede a cosa servono i proventi e gli racconto della nostra nuova avventura come G.C.Iseo, del corso di avviamento alla mtb per piccoli e della straordinaria partecipazione di 37 ragazzi che sono fantastici!!!
Quanto vorrei davvero che il corso diventasse permanente, che i più piccoli imparassero in tutta sicurezza che la mountain bike è bellissima, che il casco in testa è da tosti e non da sfigati come qualcuno erroneamente crede, che la libertà che ti regala la mtb è impagabile…..
Quanto mi piacerebbe davvero avere un posto aperto tutto l’anno dove farli correre e se penso che quattro settimane fa alcuni di loro avevano appena tolto le rotelle e che ora fanno la bascula, saltano il gradino, fanno lo slalom tra i paletti ed i birilli, sanno prendere una borraccia in corsa con una mano sola beh…un pochino di orgoglio lo sento ma non perché io insegno loro( non sono in grado di insegnare proprio niente a nessuno), ma perché Gabriele in prima persona, Mauro, Carlo, Marco, Antonio, Giusy, Luisa, Coffetti ed io abbiamo deciso di regalare loro del tempo nostro ed il vederli sorridere e ridere a crepapelle è la cosa più bella del mondo.
Me ne torno a casa con un altro pacco premio, settima donna e sette donne premiate, un cambio veloce e da ciclista per passione mi trasformo in marinaio per dovere e via al lavoro fino a sera.
Ma la testa è già da un'altra parte, su di un altro percorso ma non so ancora dove.
Kathy Pitton

lunedì 19 luglio 2010

Acquafredda … ed aria calda!!!



Sei e mezza pronti via!
Quel dolorino alla gamba sinistra che non vuole saperne di andar via, magari se avessi fatto scarico sabato invece di lavorare tutto il giorno sarebbe stato meglio ma, considerato che altro non potevo fare, metto la bike in macchina e si parte alla volta di Acquafredda, non ho ben chiaro dove sia ma ho letto il cartello mi pare dalle parti di Carpendolo… andiamo un po’ a naso, prima o dopo arrivo.
Si chiama Chiese Bike questa gara dell’Oglio Chiese, su e giù dagli argini del fiume di sicuro, spero solamente che non abbia piovuto cosi tanto anche nella bassa altrimenti non so come la mettiamo tra fango e zanzare.
Arrivo velocemente, non è che ci sia in giro tanta gente al mattino presto di domenica, piazza del paese con tanto di cartello “verifica tessere” ma lo strano è il non vedere l’arco dell’arrivo… che non c’è proprio.
Capisco solo al ritiro del numero il motivo di quest’assenza: si parte lungo l’argine maestro per cui due chilometri fuori paese.
Ci fosse un cartello almeno, giro a naso, parcheggio davanti ad una chiesa, monto la ruota davanti di Valchiria e faccio un giro per capire da dove si partirà; in effetti è parecchio fuori dal centro abitato, si segue una ciclabile in mezzo alla campagna e si arriva in uno spiazzo vicino al fiume dove ecco finalmente l’arco di Arrivo e Partenza ed il rilievo chip.
Un lungo fettucciato affianca il rettilineo di partenza, inganna non poco perché uno pensa: faccio questo e sono al traguardo!! Invece nada de nada!!! Si è giusto a metà perché il giro tracciato ti riporta sull’argine e via a pedalare in un paio di campi e ci vuole un po’ prima di arrivare al traguardo.
Comunque, dopo le solite chiacchiere pre gara mentre altri si dannano per scaldarsi, eccoci schierati per categorie, si parte ogni due minuti e, praticamente, mentre partiamo noi, da lontano si sente la moto che annuncia l’arrivo dei primi del primo gruppo.
Bella storia.
Via che si parte, sterrato veloce, qualche tratto d’erba ed eccolo quel pezzo che sembra non finire mai nella sabbia dove sprofondo e non vado avanti neanche a spinta.
A piedi faccio prima, corro un pezzetto con la bike in spalla e poi via in quel sentiero nel bosco tutto da guidare, destra sinistra giu su di la e di qua.
Bello!!!
E poi il campo fino alla porcilaia con relativo profumino che non vi racconto, passaggio in apnea per quanto possibile e poi quel campo di soya credo, piantine piccole e basse con le foglie strane, un sentiero largo 10 centimetri che non basta neppure per le pedaline e ne esco con ciuffi di piante anche nelle scarpe; altro fettucciato e un altro argine, giù all’arrivo e via che si parte per un altro giro.
È divertente, niente da dire, magari come panorama non è un granchè ma mi piace e dopo la gara di venerdi un qualche cosa di tranquillo va giusto bene.
Pensavo di fare due giri, ne ho fatti tre, tranquilla e senza fretta, tanto chi deve vincere lo si sa già, io faccio da contorno.
Alla partenza la temperatura era quasi gradevole dopo una settimana a 38 gradi, la pioggia della scorsa notte ha rinfrescato, ma poco alla volta il sole di luglio scalda e l’aria diventa caldissima e respirare diventa pesante ed è ironico il nome del paese: Acquafredda ed aria calda.
Finisce la gara, recupero macchina, cambio maglia e consegna numero, un salto veloce al rinfresco dove due fette d’anguria sono gradite da tutti assieme a the e acqua fresca, saluto Angela e decido di partire senza aspettare le premiazioni, non credo che il mio settimo posto porti a premio…….ma non fare mai i conte senza l’oste….. il premio l’avevo invece e sarà Elena a ritirarlo per me.
Sergio dell’Emporio team mi manderà una mail per farmelo sapere ma purtroppo i miei orari di lavoro strani mi fanno scappare verso il lago e casa, dove lascio sacca e bike e, messa l’uniforme, me ne vado in servizio fino alle 19.00.
Ho venduto un altro libro dei miei a Paolo del Montirone, il ricavato andrà alla scuola di mtb per ragazzi del mio gruppo, e sono contenta perché chi ama la mountain bike capisce anche il motivo per cui faccio tutto questo, il voler trasmettere la mia e la nostra passione ai ragazzini che sono il futuro di questo sport, insegnar loro che il posto in classifica conta fino ad un certo punto, che la lealtà sportiva è importante e che lo sport di per sé è una gran bella cosa.
Domenica prossima sarò da qualche altra parte a pedalare, senza fretta, su qualche sentiero che non conosco e, di sicuro, troverò altri spunti per raccontare o raccontarmi o, semplicemente, guardarmi attorno.
Kathy Pitton

sabato 17 luglio 2010

6° RampiNight…..bella storia!




Ormai la mia macchina conosce la strada per la Valle sabbia da sola, deve solo fare i conti col traffico e col caldo torrido di quest’estate che sembra abbia fatto le valigie dall’Africa e si sia trasferita in Lombardia.
Sono arrivata a casa alle sei, dieci minuti dopo ero in macchina nuovamente con la bike di traverso nel baule e la sacca sul sedile, una barretta in mano e un caldo dell’accidenti che mi fa sudare stando seduta a guidare, direzione tangenziale per Brescia e le coste fino a Preseglie, al motodromo del Galaello.
Continuo a dire che non ci torno, che è ora di piantarla di fare ste cose, che sono una ciclista solo di nome e non di fatto, che magari bisogna allenarsi ed essere in grado di fare un po’ di salite ma poi, chissà com’è mi ritrovo a mandare fax e ad iscrivermi a questa o quella gara e, guarda caso, la Valle Sabbia è sempre sulla mia strada.
Ho pensato di arrivare in ritardo, traffico da fine settimana e lavori in corso, un lento avanzare fino a Concesio per poi, finalmente, riuscire ad uscire dal caos ed iniziare a salire per i tornanti che portano fino ad Odolo.
E mentre guido ho il tempo per ripensare alla prima volta di questa gara, con mia figlia al seguito piccola che passò la serata a guardare ragazzi giostrare con bici da trial; oppure ancora con Dado, amico ciclista che non pedala più ormai, a guardare la salita della partenza come se fosse una rampa di lancio stile Stargate e, mentre penso a tutto questo, eccola la svolta per il motodromo.
Stranamente il parcheggio è mezzo vuoto, vero è che ci sono gli Italiano domani e molti sono a provare quel percorso, e vedo molte delle facce note di sempre, un ciao veloce e raggiungo Zambo al controllo tessere.
105 il mio numero, il chip personale mi evita la coda al ritiro ed è ora di preparare la bike per la partenza.
Le rampe di lancio sono due quest’anno, una di seguito all’altra e non le provo proprio, anzi meglio andare in griglia va che è meglio.
Un sorriso stampato sulla faccia da ragazzina mi accoglie: Roberta Maestri, amica su Facebook e compagna di pedalate in altre occasioni, un saluto e due chiacchiere ed è ora di partire, con pasticcio del giudice che dice “due minuti” e tutti credono sia il countdown e via…..
Cento metri e sono piede a terra assieme a Luisa Palini, altra amica pedalatrice appena tornata dal Camino de Santiago de Compostela….ha fatto tutti gli 800 km…( sono davvero cosi tanti?????) in 40 giorni! Non ho parole… mi vergogno a dire che sono stanca dopo un uscita col caldo di 30 km.
Via che si parte; la conosco, so che alcune salite non riesco a farle e non me la prendo piu di tanto, neppure alle battute di qualcuno che, con un sorriso che sa tanto di presa per i fondelli mi chiede se sono sicura di finirla…
Beh quello che dico sempre è: certo che la finisco, a piedi piano piano, bike in spalla serve, magari anche canticchiando tra me e me, quanto meno io ho la voglia di provarci e se il risultato è quello che è pazienza!
Cosa cambia in fondo?
Non mi paga nessuno, non devo render conto di quello che faccio e se lo faccio è perché mi piace, se agli altri non va giù non so che farci, mi metto da parte nei sentieri per non intralciare chi corre per vincere e poi parto io.
E riesco anche a divertirmi magari guardando proprio le espressioni di quanti, seduti lungo il percorso a guardare ed incitare, lo sport lo fanno a tavolino oppure al bar davanti ad una birra….
Io la birra me la bevo con una pizza in compagnia magari di amici, dopo aver pedalato per ore o aver spinto la bike per arrivare, il resto è solo una storia, parole al vento che mi sfiorano e mi fanno solo il solletico.
Il risultato è sempre quello che è, ma cerco di arrivare in fondo, nel bene o nel male.
Dopo la gara e dopo aver con piacere “venduto” un paio dei miei libricini rossi a Roberta e Sergio ed averne regalato uno al Dottor Formenti, appoggiata con un braccio alle spalle di Alberto Glisoni, abbiamo scherzato sul fatto del “ vincere facile”…
Ma il problema non è andare a ritirare un premio, che reputo sempre meritato se te lo danno, il problema è di quanti non si presentano per cui, se arrivi terzo su tre, oppure quarta su quattro o settimo su sette e ne premiano dieci, chi ci ha rimesso sono quelli che hanno deciso di non essere qua ma di stare a casa perché faceva troppo caldo, oppure che ne so, dovevano andare al mare…
Noi eravamo qua, il premio ce lo siamo meritato e ce lo portiamo a casa.
A tal proposito ho deciso di dare una festa e di offrire una ventina di bottiglie tra Lambrusco e Bollicine perchè a furia di portarle a casa e non berle non so più dove metterle….
Panino e salamina, mezza birra perché l’altra se l’è tenuta il birraio visto che l’ambaradan della birra alla spina è rimasto senza gas, una porzione di patatine, due o tre baci di ciao alla prossima e via a casa, si lavora al mattino presto.
E pensare che c’è Silvia che ha vinto la gara, è anche caduta e deve andare a far notte….eppoi sono io quella un po’ fuori schema.
Ai ragazzi della Polisportiva Preseglie un grazie ed un ciao alla prossima, perché si cari miei, io ci sarò anche l’anno prossimo… credo….. magari fate una rampa di lancio in meno dai…..
Kathy Pitton

martedì 13 luglio 2010

2° Xc in Maddalena



Che disaster!!!
E perché faceva caldo, e perché io in salita non vado neanche con la teleferica, e perché mi sono trovata alla fine del primo giro con quelli del secondo che mi venivano in senso inverso, fatto stà che non ho proprio idea di come avrei fatto a finirla sta garetta qua sulla montagna in mezzo alla città.
Però mi dispiace, si perché lo scorso anno l’avevo finita, un giro solo ma lo avevo fatto, stavolta non ne ho avuto la possibilità.
Che vado piano lo sanno anche i sassi credo, però di solito non mollo e rampichino o a spinta arrivo in fondo, stavolta mi sono trovata Manfredi Zaglio sul sentiero di gara che mi veniva incontro, giustamente visto che lui stava facendo il secondo giro ed io ero al primo ma non avrei mai pensato che una gara di cross country fosse tracciata in modo che un giro andasse in senso opposto all’altro.
Va beh, vorrà dire che alla prossima volta domanderò se vogliono anche quelli lenti che vanno a spasso e, magari, proverò il percorso per capire se gira in un verso solo.
Ma al di là della gara stessa, è stato un bel pomeriggio, caldo da tropici che neppure l’altezza del Monte Maddalena ha stemperato, mia figlia farmi compagnia ( ed è la parte più piacevole del pomeriggio) e mi sono portata a casa delle crostate comprate lassu’, cosi poi dopo averle mangiate andrò ancora più piano…
Ed è stato strano vedere Zambo in cima alla salita ad aspettarmi per farmi la foto, lui che di solito mi da mezz’ora in gara appiedato dal soffitto del suo ufficio che gli crolla addosso mentre lavora, miracolato di turno decisamente visto che il suo collega è messo molto peggio!!!
A guardarlo sembra abbia avuto una brutta discussione con una pantera, graffi a gogo sulle braccia e sulle mani, testa un poco ammaccata ma tutto ok secondo lui.
Ed in veste di spettatore si presenta mentre io faccio una faticaccia della malora ad arrivare in cima alla salita in asfalto sotto un sole che cuoce le bistecche senza gas; giro su di una strada leggermente in discesa in compagnia della solita moto scopa e poi quel sentiero nel bosco, bellissimo come lo scorso anno, in compagnia di uno dei ragazzi dell’ MBO, Massimo.
Sembra un ottovolante, su e giu tra le piante, scorrevole d asciutto a differenza dello scorso anno in cui il fango abbondava…
E sarà lui a scortarmi all’arrivo quando deciderò mesta mesta di ritirarmi; non avrebbe avuto senso aspettare la fine del passaggio di tutti del secondo giro per seguire il percorso di gara, tenere tutti in ballo due ore non mi piace proprio.
Elsa mi fa una foto al passaggio sotto lo striscione Arrivo, anche se è un arrivo che non conta nulla, andremo assieme a prendere i panini e le patatine e ci siamo sistemate su di un tavolo a fare il nostro pic nic guardando quelli che la gara l’hanno finita davvero.
Oggi è andata cosi, pazienza.
Aspetto l’arrivo di Carlo Zaglio per chiedergli una cosa: se se la sente di essere mio ospite, anzi no, ospite del G.C.Iseo, l’ultimo giovedì di luglio, per premiare i nostri ragazzi del gruppo pulcini mtb, la nostra micro-scuola di mtb per bambini, 37 angioletti scatenati che fanno un pandemonio ogni lunedì e giovedì sera per un ora e mezza!!!!
Sarà bello vedere consegnare le maglie della squadra ed il diplomino ai ragazzi da parte di un Campione del Mondo.
Il tempo passa, due saluti alle ragazze e si torna verso il lago; non ho combinato un gran chè oggi ma, qualche volta, staccare la spina fa bene, se non al fisico, all’anima di sicuro.
Kathy Pitton

Rampigolem: 456 volte grazie.




456 iscritti, 409 partenti, 402 arrivati!!!
A Voi, tutti quanti, un grazie di cuore.
Grazie per averci creduto ed un grazie per aver avuto fiducia di noi, un piccolo gruppo di provincia che ha messo anima e corpo in questa avventura e che, poco alla volta, è arrivata alla sesta edizione.
Sono passati 10 giorni dalla gara ma ho ancora negli occhi il sorrido di quanti, arrivati al traguardo, hanno detto: bella!!
Dura lo è, lo sappiamo, arrivare in cima al Guglielmo è lunga e la discesa poco dopo non è uno scherzo, tecnica e tutta da guidare con attenzione ma abbiamo fatto il possibile per rendere tutto più “facile” a Voi bikers, uomini e donne dalla pelle dura e dall’ spirito forte….
Tre ristori ufficiale che sono diventati cinque al mattino della gara, guardando l’azzurro del cielo ed indovinando il caldo che si sarebbe fatto sentire poco dopo; kg e kg di angurie e frutta che assieme alle bottiglie di acqua e bibite Vi hanno tolto l’arsura e la polvere dalla gola, 500 panini ed altrettante porzioni di pasta che, assieme ai dolci, alle focacce e pizzette, hanno cercato di calmare la Vostra fame dopo la corsa.
Abbiamo preparato 170 premi che abbiamo distribuito con immenso piacere a quanti di Voi hanno raggiunto un obbiettivo, dal primo assoluto al gruppetto venuto dall’Emilia Romagna.
Ma dietro tutto questo ci stanno quelle piccole storie che ho raccolto all’arrivo, mentre con altri compagni di squadra toglievo il chip e consegnavo la maglia ricordo, a quei ragazzi arrivati ridendo perché leggermente brilli dopo la sosta all’ultima malga dove hanno avuto dai padroni di casa, un bicchiere di Verdicchio ed un pezzo di formaggio di malga decisamente non parte del ristoro… ed arrivare a valle un poco “canterini” direi.
Ancora quel biker arrivato tutto graffiato per una caduta ed alla mia domanda “ stai bene”? sentirmi rispondere “ Benissimo grazie”!!!
Tutto questo ci ha ripagato dell’immenso lavoro fatto nelle giornate precedenti, le nottate a preparare i pacchi gara sperando che nessun temporale arrivasse a disturbare la festa, alle serate passate a spostare tavoli e panche in palestra a Zone perché tutti potessero avere un posto a sedere per riposare e mangiare qualche cosa dopo la gara, al pensare alle docce delle poche donne per non farle aspettare troppo a lungo, ai parcheggi che sono un grosso problema in un paesino che si inerpica su per la montagna e dove lo spazio è quello che è.
Grazie ragazzi, 456 volte grazie!!!

Kathy Pitton
Membro del Comitato Organizzatore G.C.Iseo
Rampigolem 2010

lunedì 5 luglio 2010

Stairway to Night



Nessuna gara ha un nome cosi azzeccato, scalinata verso la notte…..
Quarta ed ultima tappa della Night on Bike, spettacolare circuito cittadino serale di mtb inventato di sana pianta dai ragazzi dell’Emporio Team 2, questa gara a Castiglione delle Siviere era tosta ma tanto però… almeno per me.
Scappata dal lavoro alle cinque di venerdì 2 luglio per riuscire ad arrivare in tempo, bike in macchina e via lungo la tangenziale cercando di passare dalla città prima del caos del fine settimana, arrivo a Castiglione dopo un lungo e tortuoso giro, seguo le frecce e parcheggio poco lontana dal ritrovo e mi accorgo che Zambo ha parcheggiato a cento metri da me e siamo praticamente arrivati assieme.
Verifica tessere, un occhiata al percorso ed alcuni passaggi mi fanno un po venire i brividi, pazienza, li farò con calma.
Raggiungiamo la piazza San Luigi da dove si parte e dove sentiamo la musica e la voce di Montagnoli, un giro in giro e mi fermo a salutare un po’ di gente, quel salotto pre gara che non ti fa scaldare i muscoli ma che ti fa star bene di testa; poi ho visto la salita la in fondo che dovrò fare in gara e mi ha fatto paura, come diavolo faccio a fare una scalinata in salita???
Inizia cosi presto la chiamata in griglia per categorie, sono veramente tante le ragazze stasera e mi fa piacere, un po’ di colore rosa non stà male in fondo tra un folto gruppo di bikers e ci si schiera pronti a partire a tutta…o quasi!
Cento metri, curva secca a sinistra e su per quella lunga salita fino alla scalinata che porta all’orologio del castello, gradini di ciotoli e pietra con a lato una stretta striscia di ciotoli senza gradini, pendenza del 26%, breve ma tanto intensa che pare non finire mai.
A piedi salgo i gradini, qualcuno dice “ perché non tagli di qua, tanto poi devi scendere..” ma non rispondo io, ci pensa un'altra persona che non conosco ma pare lui conosca me…” no lei no, lei le fa tutte e le finisce..”
In cima alla salita mi fermo a riprendere fiato un attimo, risalgo in sella e scendo per la velocissima discesa che porta a delle altre scalinate, in discesa stavolta; q7ualche volo spettacolare lo vedo fare ed allora scendo dalla bike e me le faccio a piedi, tranquilla come non mai.
La piazzetta con la fontana a cui girare attorno, la lunga discesa fino al parco e le scale di legno, bruttissime, saranno in moltissimi a farle a piedi.
Poi via, le stradine bianche del parco pubblico della città, il ponte di metallo ed in un attimo ti ritrovi nella piazza della partenza e via per un altro giro.
Mi hanno già doppiata ma so di dover finire la gara non prima del suono della campana da parte dei giudici per cui di nuovo su per quella scalinata che sembra guardare il cielo, la discesa e le scale fino alla piazza, sembra tutto al rallentatore, forse è il caldo oppure la sete ma continuo perché non si molla, mai.
Quando passo la linea dell’arrivo è sempre un emozione, anche da ultima o penultima che sia; è quanto mi circonda che mi piace, che mi da quello che , in fondo, cerco in questo mondo a due ruote.
Un cambio veloce alla macchina, una sommaria doccia rustica con le bottiglie di acqua minerale che tengo perennemente nel baule ed un passaggio al ristoro dove mi aspetta una montagna di frutta e tante chiacchiere con gli amici.
Le classifiche esposte dicono 12 donna al traguardo e 6° di categoria del circuito… mi sono lasciata scappare il quinto posto per soli 5 punticini, accidenti a me!!! Magari bastava pedalare solo un pochino in più per essere a premio. Pazienza andrà meglio la prossima volta.
Torno a casa dopo aver applaudito le amiche e gli amici a premio, sono stanca e domani comincia un'altra avventura, la nostra Rampigolem, non da ciclista però ma da organizzatore, coordinatore, addetto ai paletti, alle insegne, allo sbandieramento ed a tutto quello che servirà al momento.
Kathy Pitton

giovedì 1 luglio 2010

2° Staffetta del Po’




Bella, come lo scorso anno.
Indimenticabile perché le punture di zanzara che mi tormentano ancora adesso con il loro prurito sono talmente tante che ho rinunciato a contare le toffole una volta arrivata a 40, cerco di non pensarci e mi gusto la bottiglia di Lambrusco fresca con un pezzo del Parmigiano avuti in premio.
Bella soprattutto perché ogni volta scendo quaggiù a trovare i ragazzi dello Sculazzo mi sento un pochino a casa ed il loro “Ciao Kathy” quando arrivo mi fa stare bene ed anche Marina che mi segue ogni volta, si sente ben accetta e si diverte.
Da esperimento della scorsa stagione, credo ormai sia diventata una specie di appuntamento fisso e, cosi come la Aironbike, mi iscrivo come trovo il volantino ondine, mi preparo e scendo in Emilia Romagna.
Marina arriva a casa mia verso le 16, due chiacchiere mentre mettiamo tutto in macchina e si parte, il tempo passa tra risate e musica canticchiata da entrambe, i mitici Genesis che non tramontano mai, e sembra che quell’ora passi tanto velocemente che siam già a Guastalla a parcheggiale al Lido Po’, tra altri runner agguerriti e bikers in assetto da corsa.
181 il nostro numero di coppia femminile, pausa the freddo e due litri di Autan ( che non funziona molto a dir il vero) ed è ora di prepararsi.
La scorsa settimana il grande fiume è nuovamente uscito dagli argini ed i ragazzi del team hanno dovuto cambiare il percorso rispetto alla scorsa edizione; faccio un pezzo del sentiero che costeggia la Crostolina, un affluente e resto un po’ sconcertata: ma non era una strada, piccola d’accordo, ma pur sempre una strada!!!
E’ rimasto un sentierino che in alcuni punti è stato mangiato dalla furia dell’acqua, largo poco più di una spanna, dove si saltella mica male, meglio togliere il lock agli ammortizzatori vah, altrimenti sai le braccia che lavoro avranno da fare.
Inizia lo speaker a chiamare tutti all’ordine, ci si mette sull’erba ma è tutta una gran confusione, si va di qua no di la…. Chi parte e dove……
Me ne stò li a guardare l’agitazione generale tranquilla e pacifica, cosi come ha detto il Bacchia: quando arriva lei inizia la festa, hanno già finito tutti!
E certo, è proprio questo il bello, prenderla con filosofia, tanto che cosa cambia in fondo?
Pronti via partono i runners… ci sono delle ragazze tanto magre che ce ne vorrebbero tre per fare una me, sembrano volare sospese sopra il terreno ed anche Marina è tanto esile che vicino a lei sembro un gigante.
E va bene mi metterò a dieta, che scatole…. Però pedalo lo stesso.
Fanno un primo giro di circa 800 metri per poi si immettono in quello che è il percorso vero….. e quando tornano partiamo noi bikers che, nel frattempo, ci siamo messi tutti belli schierati a pettine sul lato sinistro della strada e nel veder spuntare i corridori sul ponte via a pedalare.
Vedo Marina sbucare ed il giudice urlare 181 e via….. mamma che fatica, tre gare in tre giorni le paghi!
Finisco il giro di 13 km circa e lei parte a tutta birra; ho tempo per riposarmi, bere qualche cosa che la vedo spuntare dal ponte e via…..
Stavolta le gambe girano però; ho accumulato ritardo nella prima frazione ma ci metterò quasi 8 minuti in meno a fare la seconda, accompagnata dai ragazzi dello Sculazzo in bike e Marino che mi spinge per duecento metri lungo la ciclabile prima dell’arrivo!!!
E va bene, sarò anche tra gli ultimi ma sono strafelice come tutte le volte che passo il traguardo e vado incontro a Marina che finisce l’ultima frazione, ci abbracciamo e via a fare la doccia per scacciare le zanzare che, come ti fermi, ti assalgono senza pietà.
Doccia tiepida, bike in macchina, Autan a litri e via al ristoro ed a mangiare il panino con la salamela. Ho una fame del diavolo e me ne mangerò due tra due chiacchiere e gli applausi alle premiazioni.
Mi accorgo che iniziano alla rovescia, di solito premiano gli ultimi e poi i primi invece, facendo ala rovescia, avrò la graditissima sorpresa di saperci a premio, quinte!!!
Bottiglia di Lambrusco rosso, un kg di Parmigiano Reggiano, una polo rossa e tante ma tante risate.
C’è musica a palla e tanta allegria nella notte di Guastalla, il grande Po’ scorre tranquillo li accanto e solo quando guardi il muro della casa di fronte e ti accorgi fin dove è arrivato il livello dell’acqua durante la piena che un pochino di paura, o forse semplicemente rispetto, si fanno sentire.
Nella notte parliamo del più o del meno viaggiando verso casa, dovrò cercarmi un compagno nuovo per la staffetta do Orzinuovi l’11 luglio, Marina sarà in vacanza, ma quella è un'altra storia che solo forse inizierà.
Adesso mi basta ricordare questa per star bene ed aver voglia di correre ancora.
Kathy Pitton