La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


venerdì 12 agosto 2011

Sei Passi e la sindrome del San Bernardo!



Bella storia anzi no, bella pedalata altro chè!
Il tutto è cominciato quando, tempo fa, mi arriva in biglietteria Iveta, bellissima ciclista/ciaspolatrice che lavora all’Esselunga vicina a casa che mi porta in regalo una guida di percorsi in Mtb in giro per l’Italia.
Sfogliandola trovo il percorso fatto circa un mese fa fino alle fonti dell’Adda nel parco dello Stelvio in compagnia di Dado ed Alberto; da quel giorno ci siamo ritrovati più volte a pensare a come organizzare una due giorni a zonzo per questi sentieri e prova e riprova sono riuscita ad avere due giorni di riposo di seguito in turno per cui, calendario alla mano, ci siamo organizzati questa piccola vacanza pedalata.
Coinvolti Dante come autista ed Elsa come assistente, eccoci alle sei di martedì mattina in partenza alla volta del passo dell’Aprica con destinazione Bormio.
Conosciamo la cartina a memoria, abbiamo pianificato tutto il percorso e se tutto va bene in 5 ore saremo a Livigno passando per un paio di passi a 2300 metri nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Da Bormio, dopo aver controllato bike e zaini e fatto gli scongiuri per il tempo, partiamo in salita lungo la ciclabile che porta a Premadio e da li, dopo una pausa caffé praticamente dopo 10 minuti allo stesso bar della volta scorsa, imbocchiamo la salita che porta al lago di Cancano ed alle torri di Fraele con Dado che urla “ e qua inizia l’avventura dei nostri eroi…”; ed infatti inizia la nostra lunga avventura, in salita lungo i 23 tornanti che portano fino in cima, 13 chilometri di salita che mi mettono in crisi di brutto ma non per la pendenza ma per l’esposizione dei tratti senza parapetto… soffro di vertigine da anni ma ultimamente la cosa sembra essere peggiorata di brutto ed ho pauraaaaaaaaaa cristooooooooooooo!
Piano piano salgo, cerco di stare lontana dai bordi strada e guardo le torri dal basso, Dado va avanti poi mi aspetta e poi riparte, che pazienza che deve avere con me!
Eh gli amici veri…
Da lontano vedo dei puntolini colorati sulla parete di roccia a strapiombo, sono dei ragazzi che, sulla palestra di roccia, sembrano dei ragni appesi.. mi vengono i brividi a guardarli, non riesco nemmeno ad immaginare come ci si sente lassù attaccati ad una corda.
Ci saranno 11 minuti di differenza tra la mia ascesa e quella di Dado ma più di cosi non posso fare per cui va bene lo stesso; da li in poi, fino al lago delle Scale, un susseguirsi di pedalate e chiacchiere guardando il panorama e schivando le decine di pedoni che si sono dati appuntamento quassù in questa settimana d’agosto.
Il cielo è di un azzurro terso ma il freddo è davvero intenso, meno male che mi sono infilata la giacca anti-vento, ho le braccia gelate; solamente la schiena, dove lo zaino fa attrito, è calda, il resto del corpo, gambe a parte naturalmente, è gelato!”
Arriviamo al rifugio di San Giacomo dopo aver costeggiato il lago di Cancano e parte del lago di S. Giacomo, ci fermiamo per un piatto di pasta calda ed un thè.
Siamo congelati.
Il sole va e viene continuamente e quando sparisce dietro qualche nuvola la temperatura sembra scendere di almeno 10 gradi di botto, il the è un vero toccasana.
Il rifugio è pieno di gente e siamo piazzati accanto alla porta che, aprendosi e chiudendosi in continuazione, ci fa gelare le gambe….se poi qualche signora con uno di quei cani da borsetta che sembra un topo, tutta smorfiosa perchè “ …ma qua avranno l’acqua Perrier perché io l’altra non la bevo…”si pianta sulla porta tenendola aperta allora due madonne gliele mando di sicuro!
Mancava solo avesse anche i tacchi a spillo! Si lo so che li porto anche io ma non mi pare il caso di andare in escursione in montagna con la camicia di Chanel e la borsa Luis Vuitton e le ciglia finte…..e poi sono io quella strana che va in giro in bike!
Chiediamo il conto e mi viene un attacco della famosissima Sindrome del San Bernardo: quella che ti fa pensare.. e se resto bloccata tra le montagne ed ho freddo come faccio? Una grappa o un liquorino magari aiuta… e due bottigliette da un quarto di Bombardino montanaro finiscono come per magia negli zaini, si sa mai che possano servire.
Ripartiamo alla volta del Passo di Fraele, una lunga salita nel bosco a tornanti, e tra una pianta e l’altra, quando riuscivo a sollevare lo sguardo senza fiato, vedevo dei porcini da paura… peccato non avere ne tempo ne lo spazio nello zaino…..pero sono nel Parco, credo sia illegale raccogliere qualunque cosa, comunque sia i funghi erano bellissimi.
Di tanto in tanto incontravamo altri ciclisti che scendevano dal paso, zaino in spalla e più di una volta ho rivisto le scene di qualche film, con i contrabbandieri che portavano di qua qualunque cosa, magari non in bici ma a dorso di mulo od a cavallo ma mi sa che tra un po’, con i prezzi che hanno raggiunto le sigarette in Italia, rivedremo questi personaggi valicare il confine magari proprio in bicicletta, in fin dei conti è ecologica, non fa rumore, l’unico carburante che serve è un piatto di pasta e delle gambe buone in vece del motore.
Si sale in quota e la vegetazione diventa sempre più rada, poco alla volta il terreno diventa spoglio ma lo spettacolo dei colori della montagna è unico, le sfumature che la roccia assume diventa dominante con decine e decine di grigi, marroni, bianchi…bellissimo!
Il sentiero si stringe e spesso capita di incrociare letteralmente qualche vacca al pascolo che tranquillamente sul sentiero di certo non ci lascia il passo… anzi ci guarda con quegli occhioni languidi e non sai bene cosa fare; io almeno non sapevo bene come comportarmi, se le vado addosso con la bike, capirà da sola che non sono pericolosa?
Se poi magari lasciassero qualche torta in meno in mezzo al sentiero sarebbe meglio, quanto meno per quando arriveremo a Livigno e dovrò rimettere la bike nel gavone del camper, sai che profumino altrimenti.
Ad un segnavia ci sono due ragazzi fermi che tentano di fare conversazione con Dado che, sempre avanti a me di 200/300 metri è la che gesticola e mi fa segno di raggiungerlo: tedeschi alla ricerca di non so bene quale lago e dalla nostra cartina risultano decisamente fuori strada.
Ci chiedono dove abbiamo preso la nostra di cartina, cosi ben dettagliata e quando gli diciamo che l’abbiamo presa in un bar, in regalo, restano un poco male….la loro è una guida dal nome altisonante ma molto meno chiara, di sicuro più cara, quello è certo!
Scambiamo due pezzi di cioccolata, anche quella miracolosamente apparsa negli zaini dopo la sosta al rifugio, un ciao internazionale e via che si riparte.
Qualche goccia di pioggia giusto il tempo di farci preoccupare ed ecco che esce il sole nuovamente; appare il lago Alpisella alla nostra sinistra e siamo al passo, si inizia a scendere finalmente.
Giusy, una compagna di squadra, mi aveva avvisata sul percorso scelto, dicendomi di stare attenda alla discesa al “lag del gat” ovvero sia il lago di Livigno, strada bella ma molto esposta ed in effetti è cosi, alcuni pezzi riesco a farli in sella ma poi, quando a lato vedo lo strapiombo sulla valle sottostante, decido di scendere a piedi.
Dado ne approfitta per fumare una sigaretta ogni qual volta si ferma ad aspettare e vedo che in fondo non brontola più di tanto… credo che anche per lui alcuni pezzi siano stati da brivido!
Ad un certo punto scendono dietro a noi 4 ragazzi, armati di zaini enormi, torce sulle bici, tendina.. quelli che, qualunque cosa succeda, si fermano nei boschi a dormire, attrezzati con tutto quanto serve per una notte all’addiaccio… che bella l’avventura però!
Ad un certo punto Dado, che era andato avanti un pezzo, inizia a chiamarmi ed a ridere come un matto.. al momento ho pensato che fosse caduto, che gli fosse caduta la bike di sotto che ne so… invece rideva perché non sapeva come dirmi che, dietro la curva avrei trovato il primo vero ostacolo della nostra avventura… una specie di ponte tibetano sul salto di una cascatella, assi e tronchi tenuti assieme da del fil di ferro arrugginito… mi sono venuti i capelli grigi!
E lui che rideva.
Non vi dico i numeri cinesi per passare oltre senza farmi venire un infarto fulminante.
E da li in poi il sentiero, una striscia di roccia attaccata alla scarpata con qualche ruscello che cadeva giù una volta ogni tanto, mi ha fatto venire la tremarella alle gambe, alla pancia e se non son morta di paura li non muoio più… o quasi!
Ma poi sono arrivata in fondo ed ecco che il sentiero diventa più largo, vinco la paura e salgo in sella e fedele come un destriero la mia Valchiria mi porta a valle fino al rifugio che segna la fine della discesa.
Da li si intravede il lago e poco dopo siamo sulla ciclabile che porta in centro al paese e verso la zona dei campeggi per camper dove Dante ed Elsa aspettano il nostro arrivo; sono le 16.45 ed eravamo partiti alle 11.20 da Bormio, tutto considerato non male dai.
Ci battiamo il cinque come due ragazzini, una parte della nostra “eroica impresa” è compiuta, ora possiamo rilassarci e riposare qualche ora decidendo sul cosa e come fare per il ritorno domani.
Il B & B di Dado è poco lontano, peccato che sia in cima ad una lunga salita e mi ringhia non poco quando cap9sce fin dove deve pedalare ancora prima della meritata doccia….
Tutto ripagato dalla sontuosa cena che ci regaleremo poco più tardi, pizzoccheri e cervo in umido con polenta e per chiudere in bellezza, torta di mele con la panna.
Ce lo siamo meritato!
A nanna ora ma la notte sarà un lungo girarsi e rigirarsi nel letto con la pioggia a farmi compagnia; forse sono solo troppo stanca sta di fatto che l’alba arriva e mi trova a guardar fuori dal finestrino del camper per veder fin dove la neve caduta nella notte ha coperto i prati montani… chissà se la troveremo lungo la strada del ritorno.
Alle nove, puntuale, Dado arriva al camper già pronto per la partenza ma lo sento chiacchierare e visto che siamo lontano da casa mi chiedo con chi… ed ecco che il mondo è davvero piccolo qualche volta tant’è che accanto a nostro camper stanno due ragazzi di Iseo con cui chiacchieriamo mezz’ora prima di deciderci a ripartire per la conclusione di questo lungo viaggio in sella.
Ieri sera abbiamo deciso di fare una strada alternativa evitando la lunga salita al Foscagno su asfalto e cercando di fare solo sterrati, più adatti alle nostre ruote artigliate ed ai nostri gusti: si sale al monte Mottolino fino al Bike Park con la cabinovia, delle uova bianche giganti che portano persone e bici fino a 2200 metri di altezza e da lassù continuare verso valle.
Che vista spettacolare!
Mi sono seduta su di una panchina col fondoschiena praticamente nella neve pur di guardare tutto quel ben di Dio.
Un paradiso nel vero senso della parola.
Ed ora si scende per un pezzo lungo le piste di discesa disegnate per il Bike Park, alcuni pezzi mi fanno sinceramente paura con tutti quei salti e scendo, un po’ di traverso, un po’ sul prato, a zig zag…se ho paura non so che farci ma sinceramente in alcuni punti sono terrorizzata.
Arriverò in fondo con le mani blu dal freddo e le spalle rotte dalla stanchezza, le gambe oggi non carburano giuste e sono solo all’inizio…
Al Passo Eire ci fermiamo per una ulteriore dose di caffeina e due informazioni sul sentiero migliore da fare; un barista gentile spiega a Dado come e dove girare per fare meno fatica…..secondo lui! Va beh si inizia prima a scendere verso Trepalle e poi a salire lungo la strada che porta al Foscagno, al distributore di prende un sentiero ed ecco i segnavia che ci hanno indicato la strada tutto ieri.
Si sale, tanto si sale, uno stretto sentiero che a lato ha il bosco ma, poco alla volta la pendenza aumenta ed il bosco sparisce ed arrivo in cima arrancando in sella, curva setta a destra e non vedo oltre, la prendo larga e…….ed inizia il mio incubo peggiore!
Mi trovo davanti alle ruote della bike il vuoto sulla valle sottostante.
Non so come ho fatto a girarmi, so solo che mi sono trovata aggrappata sulla roccia con le unghie che si spezzavano, il cuore in gola e il terrore puro che mi annebbiava la vista e la ragione.
Non ricordo molto di quel momento se non le parole di Dado che mi ha presa per mano e staccata dalla parete di roccia a mi ha guidata fino a dove uno slargo del sentiero mi dava la possibilità di sedere, ha portatole bike a spalla fino lassù e poi è venuto a prendermi.
Quando avevo degli sprazzi di chiaro in quel buoi assoluto dettato dalla paura mi sentivo meschina, mi vergognavo e non facevo che scusarmi ma credo che abbia capito che in quegli attimi non ero in me.
E dire che ho volato per anni in parapendio, cercando di esorcizzare questa irrazionale paura del vuoto ma non è la stessa cosa il volo libero e la sensazione di cadere da un dirupo.
Continuerò a dirlo per molto tempo, è stato un giro fantastico ma quel pezzo non lo rifarei neppure pagata per farlo!
Siamo arrivati in fondo, un altro ruscello da guadare ed un piccolo ponte in legno da passare, un attimo di riposo con un pezzo di cioccolata ed un goccio di quel Bombardino che serviva per il gelo delle montagne.. mai stata miglior medicina.
I cartelli segnavia indicano il percorso permanete della Pedaleda, una mitica gara di mtb con partenza ed arrivo a Livigno ma mi sono spesso domandata come sia possibile fare certe salite in bicicletta se si fa fatica a farle a piedi…si perché ci si è parata davanti una parete segnata da una traccia di sentiero e quelli che la facevano a piedi facevano fatica, non ti dico io come ho fatto a salire con la mia Valchiria in spalla.
Da li in poi un continuo saliscendi fino al passo Trela a 2300 metri di altezza, il fiato corto per la stanchezza sia di ieri che di oggi, per le emozioni e magari perché quassù respirare sotto sforzo è più faticoso che altrove.
Il tempo sembra scorrere al rallentatore, abbiamo fame e siamo stanchi ma si deve continuare e ben presto vediamo più gente lungo il sentiero ed ecco, finalmente, il rifugio Trela.
Tantissima gente si è radunata quassù per pranzare in quota, ci sono bambini che giocano al pallone, gente a cavallo ed altri che prendono il sole;: ci sediamo nell’erba per riposare, bere una borraccia di acqua e mangiare una barretta energetica, ci aspetta la discesa fino al lago ed anche qua io la farò a piedi tenendo stretta la mia bike come una stampella cercando di non guardare verso il basso ed il dirupo che cosi prepotentemente attira il mio sguardo e che mi spaventa.
Dado scende e mi aspetterà a valle, io vado piano fin quando non me la sentirò di saltare in sella e continuare pedalando.
C’è parecchia gente lungo la strada e tra queste una coppia che non dimenticherò facilmente: un papà con il figlio nello zainetto che urlava terrorizzato e la mamma accanto che teneva la mano del bambino.
Il padre ad urlare continuamente al figlio e la signora a cercare di calmate entrambi.
E poi vede me e credo per una forma di cortesia mi chiede come va, se sono riuscita a salire fin lassù in bici come mai non riesco a scendere ed ecco che l’orango racchiuso nel corpo del marito si ribella ed inizia a ricoprirla di insulti,.. e perché parli con gli sconosciuti, e che c***o mi frega di sapere come ha fatto a salire e tu non parli se non te lo dico io stronza….. e cosi via dicendo…
Se non gli sono volata addosso è perché avevo dei seri problemi di equilibrio altrimenti lo tritavo di botte sto cretino dall’ormone ballerino!
Ma che gente c’è in giro dico io e perché diavolo se li sposano certi elementi alcune ragazze proprio non lo capisco. Ma tirate loro in testa un ferro da stiro e bon.
Arrivo ad un certo punto e salto in sella perché mi sembrava più alla mia portata, scendo per un bel pezzo anche abbastanza allegra, da lontano vedo un passaggio pieno di pietra e passo anche quello indenne, da lontano vedo un ponte di legno con Dado sopra che mi aspetta, faccio due pedalate in più per prendere velocità visto che è in leggera salita e non so bene come mai ma mi sento catapultare il sedere verso l’alto, mollo il manubrio e mi ritrovo ad afferrare la sponda del ponte con le mani ed un secondo dopo volo giù dal ponte con la bici ancora attaccata alle scarpe!
Una legnata pazzesca alle schiena sulle rocce sottostanti e se mi chiedete come mai nons sono finita in acqua e che non lo so ma ho visto tutte le stelle del firmamento conosciuto e quelle che non hanno ancora scoperto!
Dado che corre come un matto a soccorrermi, controlla che sia tutta intera e poi scoppiamo a ridere e piangere come due scemi dell’asilo infantile.
Mamma che volo.
E meno male che le gambe le porto coperte e le spalle anche e la schiena stà ben nascosta dalla camicia, ho dei lividi da paura.
Senza contare quello sulla fronte che tengo nascosto con un ciuffo di riccioli.
Mano male che siamo in fondo e che ora è una passeggiata.
Al rifugio ci fermiamo per un panino con le ragazze che ci chiedono da quanti giorni siamo in giro, un caffé e piano piano torniamo verso le torri di Fraele e la lunga discesa a valle fino al parcheggio di Premadio dove ci aspettano.
Mentre costeggiavamo la diga tra i due laghi gemelli mi sento chiamare da un gruppo di ciclisti che ci hanno appena incrociato: è uno dei ragazzi che incontro sempre alle 24h endurance in giro per l’Italia; ci consiglia di non scendere per le torri ma per Bosco Piano…..non seguiremo il suo consiglio, siamo entrambi stanchi e decidiamo di scendere per la strada asfaltata e non per sentieri nel bosco.
Un tornante dietro l’altro, lentamente, con le spalle indolenzite e la schiena dolorante, cercando di non guardare giù ma passa in fretta ed ecco la statale ed il paesino da cui eravamo partiti due giorni fa.
Uno accanto all’altra, in silenzio, guardiamo verso l’alto e poi sorridendo una pacca sulle spalle, ce l’’abbiamo fatta.
Compagni di pedalate e d’avventura per quella che agli occhi di tanti è stata di sicuro una mezza follia ma per noi era un percorso da fare e da ricordare magari davanti ad un aperitivo al bar con gli amici o alla cena di fine anno con la squadra.
Nessun premio se non le immagini che restano nella testa e le foto fatte per ricordare quando quelle immagini inizieranno a sbiadire.
Sei passi in due giorni posso sembrare una mezza follia specialmente in mountain bike….
Ma tutto questo si chiama passione nonostante i graffi ed i lividi e la stanchezza.
Il resto è solo quotidianità, giornate sempre uguali con poche emozioni.
Io so che queste giornate, per poche che siano nell’arco di un anno, sono il sale della mia vita; la noia delle cose sempre uguali, del fare perché si deve lo lascio ad altri.
Io voglio vivere di emozioni e se queste comportano qualche graffio beh pazienza, vorrà dire che ho vissuto intensamente.

giovedì 4 agosto 2011

In notturna a trovar funghi

2 agosto, un caldo che te lo raccomando e sono qua, alle 4 del pomeriggio , ad attacar fanaleria varia alla mia mtb.
Tra le email arrivate nei giorni scorsi c’era quella di Dario Sbardo che ci invitava a questa notturna, una classica di mezza estate per noi del gruppo ruote grasse G.C.Iseo.
I ragazzi partiranno alle 17.30 da Gabry, altri davanti al negozio Fattore Ciclo di Pilzone alle 19, io è meglio che parta per affari miei altrimenti non riesco a star al loro passo e rallenterei tutti.
La cena è prenotata verso le 20.45, per cui con calma parto da casa alle 17.20 e me ne vado in paese, sosta da Gabriele per comprare le batterie della luce posteriore lampeggiante che non funziona più e via lungo la litoranea fino a Sulzano.
Sosta da Cristina per due parole ( lei oggi lavora io scorrazzo in bike), le rompo un po’ le scatole e riparto verso Sale Marasino.
Un sacco di traffico in giro, d'altronde la gente è in vacanza, ma il mio passo è tranquillo, lo zaino pesa un po’ ma non mi preoccupo più di tanto, piano piano salirò sulla montagna alle spalle del lago ed arrivo al ristorante, eccome se ci arrivo, due salamine sono prenotate a nome mio e guai a che le tocca!
Arrivo alla rotonda con le indicazioni per Località Portole ed inizio a salire.
Su asfalto, un tornante dietro l’altro, un caldo micidiale e la pendenza da matti non aiutano certo le mie gambe a pedalare ma Kathy non mola e salgo, lentamente ma salgo fino a quando un arancione con l’ormone ballerino (olandese per la precisione) decide di iniziare a suonare il clacson a manetta.
Allora cristo!, tu acceleri schiacciando con il piede una tavoletta, a me tocca pedalare e se i tornanti sono stretti e tanto in due non ci si passa, cosa diavolo suoni a fare?
Perfino due tizi a passeggio col cane gli hanno fatto dei gestacci, personalmente l’ho lavato di madonne in olandese visto che lo parlo esattamente come parlo l’italiano! E che cavolo….
En po’ de bromuro magare…..
Ad un certo punto la strada si stringe ulteriormente e sta scendendo un camioncino, preferisco fermarmi che rischiare di finire contro il muro e la scusa è buona per riprendere fiato e chiedere ad una signora seduta sul balcone se mi riempie la borraccia di acqua con la canna del giardino… all’inizio sembrava non volesse farlo….ho chiesto solo dell’acqua mica 50 euro…..alla fine d3ecide che probabilmente non sono pericolosa cosi combinata, in bicicletta e con lo zaino a spalla, sudata fradicia e riempio la borraccia di quel prezioso liquido, un poco caldo ma quando la sete è tanta va bene anche cosi.
Continuo la salita e tornante dopo tornante ecco Portole e l’olandese di prima con il cane a passeggio!
Mi ha vista arrivare ed è scappato verso un cancello, l’ha chiuso ed è fischiato dentro casa…ma te pensa, magari credeva fossi Kathy due la vendetta ma sinceramente quello che dovevo dirgli lo avevo già fatto, non mi mescolo con i cretini prima che mi contagino con la loro stupidità. Semplicemente un senza palle, macchina grossa cervello poco.
Il bello è che c’era li una signora anziana seduta lungo il muretto della strada che ha visto la scena ed ha detto: la madona siura, el gà ciapàt pora…..
Mi sono sbellicata dalle risate.
Nel piazzale di fronte alla Trattoria Portole ci sono due deviazioni, una a destra per Dazze l’altra a sinistra per la Forcella di Sale e Pastina.
Ho seguito la cementata per la Forcella che tanti ricordi porta alla memoria, i miei voli in parapendio lungo la dorsale che scende a lago, quante volte ho volato da lassù fino a bordo acqua di fronte al porto di Sale Marasino, quanti ricordi dolci ed amari, fino a quell’atterraggio controvento che mi ha lasciato una lunga cicatrice sulla schiena…quanti anni sono passati eppure la voglia di volare c’è ancora, mista ad un poco di timore ma la sensazione di onnipotenza che provavo lassù tra le nuvole era unica.
Chissà, forse un giorno ci torno a cacciare il naso tra le nuvole, per vedere se sono ancora fredde ed umide, se possono ancora darmi la sensazione di essere sospesa tra la bambagia ad un chilometro da terra.
Sono riuscita a pedalare fino alla deviazione tra Forcella e Pastina e li, troppo dura per me, ho messo i piedi a terra ed ho continuato camminando.
Un attimo dopo sento una presenza dietro a me in salita e vedo sbucare Michele Canotti, in sella che, a fatica, saliva lungo la rampa in cemento.
Si è fermato un attimo ed è ripartito, ci siamo dati appuntamento in cima.
Sono riuscita a ripartire di fronte alla sorgente Gaionvere o un nome simile dove ho pure riempito la
borraccia, non ho visto cartelli che dicevano non potabile per cui….frescaaaaaaaaaaa buonaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Quasi mi ci tuffo nella vasca di raccolta.
Da li in poi, un continuo saliscendi lungo una strada di terra battuta e ciottoli, qualche strappo ancora su cemento ma poco dopo mi trovo lungo il sentiero del Cai che viene fatto dai ragazzi della Proai Golem a piedi, la Sky Marathon di quelli duri a morire, quelli che la corsa in montagna la mangiano a merenda.
Vi sono un sacco di case quassù ed il panorama è spettacolare, il lago sembra una pozzanghera piccola e lontana eppure è ad appena mezz’ora di strada un macchina, poco più in bicicletta, bellissimo quassù comunque.
Poco dopo arrivo in uno spiazzo e vedo un gruppo di tende; alcune decine di metri e le tende sono davvero tante ed i ragazzi che le abitano anche, con zaini buttali qua e la, le chitarre appoggiate…un gruppo di scout che passerà la notte in montagna mi guardano passare sorridendo, avran pensato “questa è matta”!
Arrivo finalmente a Pastina, praticamente qua la strada finisce. Mi siedo all’ombra, ordino una coccola gelata e guardo il panorama aspettando che qualcuno del gruppo si faccia vivo.
Michele si era piazzato nel prato a riposare, chiacchieriamo un pezzo di tutto e di più ed ecco che arrivano i primi del gruppo che scende dalla montagna, quelli che hanno fatto Santa Maria-Nistisino-Pastina per single track vari nel bosco.
Venti muniti dopo iniziano ad arrivare quelli partiti alle sette dal negozio di Carlo e verso le otto e mezza siamo inventi seduti al tavolo a cenare, ridere e scherzare.
Ma prima abbiamo ammirato il mega fungo trovato da Ghigo e Thony nel bosco, sette etti di bestia che passeremo alla signora del ristorante da fare in insalata.
Cena a base di tagliatelle con i funghi e maccheroncini agli asparagi, grigliatona, insalata patate e dolce il tutto condito con vino rosso, coca cola ed acqua.
E le risate, da tenersi la pancia.
Al seguito di Andrea due ragazze che ci hanno raggiunto in macchina, forse un poco spaesate all’inizio ma che credo si siano divertite da matti dopo.
Verso le dieci e mezza abbiamo iniziato a preparare uomini e mezzi per la discesa alla luce delle lampade e led sulle bike, qualcuno con dei fari giganteschi sul casco, tutti comunque con le luci segnaletiche lampeggianti, la discesa è tosta e la velocità non sarà da poco per cui occhio…
Decido di partire tra gli ultimi per non intralciare ma poi non mi sembra di andare cosi piano, anzi….
Ghigo mi fa da cavaliere e comunque alla fine di ogni tratto tecnico il gruppo si ferma ad aspettare e le ragazze dietro sono dei tesori perché con i fari della loro macchina rendono la strada più visibile.
Ad un certo punto uno dei miei due fanali si sgancia e rotola lungo la discesa, Ghigo lo prende al volo e si continua fino in fondo dove,, in un attimo lo riattacco e riparto. Strada asfaltata ora fino a Sale Marasino dove metà del gruppo girerà verso casa mentre i restati vanno verso Iseo facendo uno strano sentiero che sinceramente non riuscirei a ritrovare da sola di giorno.
Credo si tratti di alcuni pezzi della Antica Valeriana, ed intravedo dei piccoli strapiombi accanto al sentiero ma la notte aiuta a non vedere il pericolo e farò a piedi un solo pezzetto, credo 50 metri, in compagnia di altri, troppo scosceso, per il resto tutto in sella, salite comprese.
Si arriva Sulzano sbucando dietro la chiesa su di una strana acciottolata che fa saltellare qua e la e da li, sul provinciale e tutta fino ad Iseo.
Mi hanno tirato il collo da matti.
A Pilzone Ghigo è partito ed a Covelo hanno superato i 40 all’ora…io ho mollato ad un certo punto…. Mi veniva un attacco di cuore!
Giù per Via Mirolte e Piazza Garibaldi dove la gente del paese ci gridava “Siete matti”! e sosta al bar in via Campo per una birra finale come brindisi per una bella serata in compagnia.
La gente di Iseo presente ci guarda sorridendo, capisci dal loro sguardo che non capiscono la nostra passione per queste scorribande notturne in sella ma è proprio questo il bello, siamo diversi, siamo istintivi…..e ci divertiamo.
Gli ultimi 3 chilometri li faccio in solitaria verso casa, qualche stella solitaria a rischiarare la strada che passa accanto alla riserva delle torbiere ed a rendere il paesaggio notturno spettacolare.
Una doccia calda, ancora un po’ d’acqua, una carezza alla sella di Valchiria ed a nanna tutte e due, tra poche ore si torna al lavoro ma la testa macina già altri percorsi….
Forse settimana prossima..

martedì 2 agosto 2011

Val di Scalve e cascate del Vò

Che giro in giro oggi.

E dire che avrei dovuto essere a Bormio per la Granfondo della Valtellina ma, come spesso mi succede per colpa del lavoro, ho dovuto rinunciare.
Devo dire che la fortuna mi ha ampiamente consolato considerando che, nel ritirare il pacco gara, Giusy ha preso anche la busta sorpresa con una vacanza a Bormio per due persone!
E mi hanno chiamato almeno 10 persone per ribadire il concetto sul mio fondoschiena, lo sapevo anche prima di avere un gran culo……intendo grosso mica bello e va beh daiiiiiiiiiiiiiiii insomma!
Una volta che gira giusta fatemi sbollire la rabbia di non essere li a fare la gara con voi, mi consolo con una vacanzetta sui monti come Heidy.
Comunque sta di fatto che il giorno di ferie chiesto sei mesi fa mi è rimasto sul turno e dopo la serata di sabato a lavorare, decido che la domenica a casa sul divano non la passo di sicuro, due sms a Dado e via che alle otto del mattino è a casa mia a prendermi col furgone e si parte con destinazione Valle di Scalve e Via Mala.
Prima tappa dopo 6 minuti di viaggio in paese da Gabriele per un caffè ed un saluto alla truppa su ruote che li si ritrova per l’uscita in compagnia domenicale mentre in 5 sono a correre in valle mentre il settore strada si ritrova in piazza Garibaldi alle 9.
La strada lungo il lago è abbastanza tranquilla a quest’ora ed un poco più di 40 minuti ci troviamo a risalire la valle verso Angolo terme, poco dopo Boario.
Lasciamo il furgone all’ingresso della prima galleria, ci si veste e prepara, si riempiono le borracce ed eccoci pronti per l’avventura di oggi: risalire tutta la Via Mala fino a Schilpario, seguire la strada fino al Passo del Vivione, scendere lungo le piste di sci nordico della località Fondi in zona miniere, sconfinare alle cascate del Vo e tornare sani e salvi a valle senza danni.
La conosco bene questa strada, l’ho fatta tante volte ed ha un fascino tutto particolare; la valle cosi stretta che sembra una fenditura ricavata da un taglio netto nella roccia, l’acqua che scorre in fondo, gelida e spumosa che erode le rocce li accanto, il color bronzo stemperato sulle rocce che rendono, quando il sole picchia i suoi raggi sulle pareti, uno scintillio particolare ed incantato che riflette la luce come se ci fossero mille specchietti inglobati nella roccia stessa….
È veramente bello.
So che la vecchia sede stradale, quella scavata dai Romani al tempo dello sfruttamento delle miniere, esiste ancora al di fuori delle gallerie e visto che, per bene illuminate che siano non sono il massimo per i ciclisti, decidiamo di avventurarci a lato delle stesse, sperando non sia troppo accidentato e rovinato.
Scavalchiamo il guard rail e seguo un sentiero e mi trovo davanti ad uno spettacolo a dir poco spettacolare.
Qua comanda madre natura, con la sua forza a scavato profondamente questa valle con la pressione dell’acqua ed è proprio un mondo d’acqua quello in cui ci avventuriamo.
Cade dagli speroni di roccia sopra la nostra testa cadendo sul vecchio selciato e, da li, nella valle sottostante; non ho idea di quanto sia l’altezza che mi separa dal fondo valle ma è un salto da brivido ed un po’ soffro di vertigini per cui non mi avvicino più di tanto al vecchio parapetto rovinato dal tempo ed in alcuni punti crollato trascinato dalla potenza dell’acqua.
Piante ed erba sono cresciute lungo le rocce rendendo il piano percorribile molto limitato ed esposto ma è di una bellezza incommensurabile e ti vien normale chiederti con che potenza sia scesa l’acqua della diga del Gleno verso valle quando crollò nel 1923 vista la larghezza molto limitata del letto del fiume sottostante.
Le alte pareti del canyon avranno di certo fatto da “compressore” spingendo la forza catastrofica dell’acqua a velocità pazzesche.
Proseguiamo lungo il costone sporgente, in alcuni pezzi è largo quasi quanto una strada ad una corsia, in altri si riduce alla larghezza di un metro ed in sella hai una prospettiva diversa ed ho sempre la paura di cadere di sotto; farò parecchi pezzi a piedi, nell’acqua e nel fango scivoloso ma mi sento più sicura.
Incontriamo un escursionista a piedi che ci guarda sorridendo…chissà cosa avrà pensato nel vederci li ma è gentile a spiegare che poco più avanti dovremo scavalcare del lastroni di roccia e fare molta attenzione.
Ed eccoli i lastroni, scivolosi e taglienti, le bike in spalla ed avanti a piedi.
Poco dopo sbucheremo in un apertura che da direttamente sull’ultima delle tre gallerie che avremmo dovuto fare in sella; molto il traffico presente, da qua si passa per Colere ed il Passo della Presolana ed oltre alle macchine vi sono decine di ciclisti che, vedendoci sbucare praticamente dalla roccia ci chiedono “ma dove cavolo eravate”?
Nel mondo di Narnia a fare una specie di Jungle trail.
Da li in poi inizia la lunga salita che porta a Schilpario.
Dado va più veloce di me e gli dico di andare pure, io ho il mio paso e non ho intenzione di forzare, sono quasi 18 km di salita fino a dove voglia mo arrivare noi, se sforzo troppo non arrivo più per cui, piano piano mi arrampico lungo la valle, fermandomi di quanto in quanto per una fotografia. Che bello però, mi fa compagnia il rumore del torrente Povo li accanto, delle mucche al pascolo con i campanacci al collo ed il colore verde delle montagne li attorno.
Gli ultimo 4 km sono i più duri, la pendenza aumenta e fa caldo ma eccolo finalmente il cartello Schilpario ed ecco Dado seduto sul muretto all’ingresso del paese che mi aspetta.
Mi prende in giro perché mi ha “dato” 12 minuti….ma poi scopro che ha chiesto a tutti i ciclisti che salivanose avevano visto una bionda riccia con la maglia come la sua… fa il duro lui!!! Ma si preoccupa per un amica…
Arriviamo in piazza alla ricerca dell’ufficio turistico, comperale cartine con i percorsi da mtb e ci sediamo al sole per un aperitivo.
Ci sono in giro un sacco di persone e, poco dopo, escono dalla chiesa un gruppo di Alpini con tanto di fanfara e si mettono a suonare, tapum tapum tapum…
Li seguiamo fino al mulino antico in sella saltellando a ritmo di musica.

Dal mulino in poi seguiremo la strada per il passo del Vivione ma ci fermeremo prima, alla trattoria Capriolo per il pranzo.
C’è pieno di gente, tutti motociclisti ma un tavolo per due c’è e ci sediamo a leggere il menù!
Crepes alla Val di Scalve e brasato di cervo con polenta, vinello rosso della casa, caffè e limoncello…il dolce no perché ci sentivamo in colpa.
Alla faccia degli atleti!
Praticamente alle 14 eravamo ancora li a pancia all’aria a prendere il sole, le bike abbandonate li accanto appoggiate al muro di cinta del ristorante ed a guardare le moto che passavano e salivano verso il passo.
Ma ci decidiamo a partire o no?
Penso che il primo km verso la località Fondi e l’ingresso delle miniere sia stato il più faticoso che abbia mai fatto…il cervo mi girava nello stomaco e scalciava da matti! Buono lui ma decisamente non un pranzo adatto a dei ciclisti ed anche Dado era nella stessa condizione.
Poco alla volta arrivo all’ultimo tornante e vedo che le finestre delle baite sono tutte aperte, decido di controllare se vi è una persona e mi fermo; una di queste baite è quella di Roberto, un mio collega e so che sua madre ci passa ogni anno un mese…ed infatti eccola la signora Ancilla, seduta a giocare a carte con un amica.
Mi fermo un attimo a salutare, due chiacchiere e quando mi chiede se può offrirci un caffè Dado replica con un”sarebbe meglio una bombola di ossigeno”!!
Saluti e baci e si riparte, verso valle stavolta, seguendo la pista di fondo che costeggia il torrente.
Uno spettacolo di sentiero nel bosco, su e giù tra le piante, il torrentello da passare su dei ponti o da guadare in alcuni punti, bello e scorrevole ed in poco tempo ci ritroviamo al palazzo del ghiaccio di Schilpario.
Quanta strada abbiamo fatto.
Ma vogliamo fare ancora una deviazione verso le cascate del Vo, la strada che ci porta fin lassù è all’ingresso del paese dopo essere scesi lungo i tornanti ed il ponte.
Si inizia nuovamente a salire su di una strada sterrata che presto diventa dura da percorrere a causa delle grosse pietre smosse che non ci rendono di certo la vita facile in salita.
Sorrido nel sentire i commenti delle persone presenti lungo il percorso, li sento dire: “ certo che sono tedeschi, che coraggio arrivare fino a lassù in bicicletta”!.
Chissà come mai se ci sono due in bici con lo zaino a spalle e che fanno percorsi alternativi devono essere per forza tedeschi!
Dado è un Iseano purosangue, io importata dalla Svizzera d’accordo ma vivo qua da talmente tanto tempo che sono più italiana che elvetica ormai, parlom bresà anche se’n và en bici!
Che belle le cascate.
Dado ne guada un pezzo in sella, io preferisco il ponte ma come sempre vorrei una foto ma Dado, chissà come fa, tutte le volte mi fa un filmato strano e di foto neppure l’ombra.
Va beh ne farò a meno anche stavolta.
Inizia a piovere nel giro di due minuti, il repentino cambio di tempo tipico della montagna; via verso la valle con attenzione, la strada è sdrucciolevole ma comunque i 35 all’ora si fanno…..anche se Dado mi ha dato un vantaggio di qualche minuto perché credeva che andassi pianissimo!
In alcuni tratti di discesa, nella parte più stretta della Via Mala dove le rocce sono vicinissime e l’acqua cade direttamente sul piano stradale dalla montagna sovrastante, si levavano strani banchi di nebbia…certo il calore del sole durante il giorno scalda sia l’asfalto che la roccia ed ora, con la pioggia, si raffreddano emanando vapore.
Ma lo stesso vapore si leva anche dall acqua che scorre tra le rocce e che gira per qualche secondo nelle marmitte dei giganti creando dei gorghi, ed è cosi strano passare attraverso banchi di nebbia a fine luglio.
Ecco la galleria e rifacciamo al ritorno ilo stesso percorso dell’andata perché troppo suggestivo e decisamente più bello ed affascinante della nuda roccia delle gallerie… ed altre al rumore dell’acqua non ci sono macchine a farti il pelo oltre che ad assordarti le orecchie.
Stessa sensazione di prima, pericoloso ma ipnotizzante, alcune foto e poi via, di nuovo lungo l’ultimo pezzo di strada ed il parcheggio dove avevamo lasciato il furgone.
Sembra passato poco tempo invece è stata una giornata intera.
60 chilometri nelle gambe, un po’ di pioggia a rinfrescarci ed un poco di stanchezza in più oltre che alle gambe sporche di fango ma tutto questo se ne va con una doccia calda ed un po’ di riposo; il resto, le sensazioni ed i colori, mi resteranno dentro per un bel po’ come ogni volta e potrò fare a meno di guardare le fotografie perché le immagini restano stampate nella memoria.
La prossima volta voglio arrivare fino alla vecchia diga del Gleno, un amico mi ha detto che ci si può arrivare mentre all’ufficio turistico dicono di no…ma siccome l’amico è un biker come me penso proprio che farò una foto alla mia Valchiria lassù prima o poi.

sabato 30 luglio 2011

7° Rampinight

Giovedì a pranzo con mia figlia a Monteisola, pesciolino abbondante e polenta… un cibo da atleti da apura…. E allora ci vado o no?
E ci ho pensato durante tutto il pranzo mentre i chiacchiericcio di Elsa e degli altri commensali sembrava il brusio del vento tra le foglie di alcune piante.
Iscritta col fattore K da Gabriele tempo fa, non ho ancora ben capito cosa sia sto K qua e perché l’abbiano chiamato cosi e non che ne so, X factor, Y list o che altro, posso decidere all’ultimo minuto di partire o meno.
Al lavoro fino alle cinque con uno sguardo al cielo che praticamente alle 16 puntuale, come un cucù svizzero, si annuvola e manda lampi e tuoni come se lo pagassero, decido di tornare in Valle Sabbia anche quest’anno.
Tanto i ragazzi della Odolese e gli organizzatori della Rampinight mi conoscono, sono il solito impiastro da un giro più panino e bon, cosi corsa a casa, tolgo la divisa, butto la bike in macchina e via che si parte con mia figlia che dal divano mi guarda da sotto in su menando la testa di qua e di la come per dire: ma te quando è che ti metti a posto?
Un ora scorre via guidando ed ascoltando i Nickelback, giù dai tornanti delle coste ed ecco che il cartello del Motodromo svetta lungo la strada.
E dire che la prima volta, anni fa, non sapevo neppure che esistesse sto posto e non sapevo di certo che ci avrei passato ogni anno una sera in sella alla mia bike.
Movimento attorno, le facce di sempre a salutare, i camper parcheggiati sono più del solito ma scopro che domani o domenica ci sarà un qualche gara in moto di rilievo ed alcuni partecipanti sono già qua per saggiare il terreno.
L’elenco degli iscritti riporta un sacco di nomi importanti e mi sento solo un granello di sabbia in mezzo a loro: Lorenza Menapace, Alverà, Pasquali, Claudia Paolazzi, Viviani…..nomi legati alle prime posizioni di classifica, tante maglie tricolori che sfileranno sotto i rami dei boschi qua attorno questa sera.
Ogni volta penso al cosa ci faccio io qua in mezzo e mi scappa da ridere ma poi dico a me stessa che importa, ci provo, vedo di finirla ed il resto conta ben poco.
Alberto Gli soni e Grazia in veste di fotografi ( ma mi aspetto di rivedere Alberto in sella prima o poi), Giorgio e Silvia con cui scambiare due chiacchiere mentre ci si prepara e mi becco anche una lavata di testa per il fatto che Valchiria è sporca… hai ragione Giorgio, la stò maltrattando ma lei mi accetta per quel che sono e sa che se non l’ho lavata e lustrata stavolta è perché sono un po’ presa dal lavoro, dai mille impegni e da una testa matta che, in questo periodo, ha pensieri strani e che spesso vaga per un mondo tutto suo.Prometto, domani la lavo, ingrasso la catena e la coccolo un po’!
108 il numero, solito chip strano da attaccare al casco ma basta che funzioni e va bene cosi e via a fare un po’ di riscaldamento e ben presto mi schiero in griglia, quella lunga serie di barriere gialle da dove scattano le moto in corsa e dove noi biker appoggiamo le ruote delle mtb in attesa che i giudici diano il via.
Una sola rampa di lancio verso l’alto stavolta, rampa stile Stargate che sembra finire direttamente tra le nuvole.. meno male che è una sola, lo scorso anno erano due!
Via che si parte o meglio loro partono, io pedalo, arrivo all’inizio della rampa, scendo e spingo fino i cima, vedo come è la salita e decido di scendere a piedi….. praticamente quando mi immetto sul percorso credo che gli altri siano quasi a meta strada.
Comunque pedalo, un accordo di sguardi alla moto scopa che capisce al volo il mio motto chi va piano arriva sempre e mi lascia pedalare in pace.
Salgo su per quella strada sterrata, arrivo in cima ed inizio la lunga salita su asfalto che di solito facevo a piedi mentre stavolta la pedalo tutta, arrivo alla deviazione ed inizio a scendere, passo tra la gente che non capisce come mai sono cosi indietro ma io vado avanti e quelli che mi conoscono e sono sul percorso mi dicono: e vai Kathy!
Perchè io arrivo, più dopo che prima ma arrivo.
Inizia la lunga discesa che alla Conca d’Oro si fa alla rovescia e mi fa penare tutte le volte, seguo il sentiero e passo il punto in cui, gli altri anni, di solito mi doppiavano ma stavolta no!
La mia non è una gara contro gli altri ma solo con me stessa, il guadagnare 10 minuti piuttosto che 8 fa si che io vinca, solo me stessa d’accordo ma è un migliorare quello fatto e chi se ne importa se gli altri fanno due giri mentre io ne faccio uno solo.
Sono qua perché i piace mica perché devo timbrare il cartellino!
Incontro Enrico Andrini in panne con la sua bike e mi dispiace vederlo ritirare ma capita e si deve accettare il rischio di rompere la catena o forare e non riuscire ad aggiustare la bici fa parte del gioco anche se ti lascia l’amaro in bocca, special modo per i ragazzi come lui che di solito volano e vincono.
Continuo lungo il sentiero e sento arrivare le moto e Pelizzari seguito poco dopo da Fabio Pasquali, volano sulle ruote come sempre.
Fabio, da cavaliere come sempre, mi dice di stare attenta con l’oscurità nel bosco, si vede male….grazie Fabio lo so, conosco questo percorso bene ormai ma mi fa piacere il fatto che tu ti sia preoccupato per me.
Poco alla volta mi sfilano in tanti, a tratti spingo su altri pedalo, arrivo sulla strada asfaltata ed inizio a scendere verso il paese e la voce dello speaker che dice i nomi di quanti sfilano davanti a lui sul traguardo.
Sono scoppiata a ridere quando, passando sulla linea del traguardo mi ha fatto un ululato di incoraggiamento ed un applauso a scena aperta definendomi temeraria!
Temeraria… no solo un poco incosciente magari, decisamente tenace e testarda come un mulo quello si ma temeraria no… mi spaventano le discese e quel sentiero nel bosco con la scarpata accanto mi ha fatto accapponare la pelle da matti dalla paura ma io passo, evito di guardare giu a vado piano terrorizzata dal fatto di fare un tufo nel vuoto o nel torrente li sotto.
Come sempre sembro appena arrivata ed è ora di tornare a casa.
Fabio mi saluta e scopro che era terrorizzato di cadere lungo la discesa, deve partire per le vacanze.. …..conosco una ragazza che emetterebbe fulmini e saette dagli occhi se non potesse partire stasera.. vero Fabio??
Buone vacanze.
Un cambio veloce, un panino al ristoro ed è ora di partire, la classifica la guardo domani su internet, tanto lo so che devo guardare in fondo ma, come dice un amico biker, si deve avere del coraggio per attaccare il numero e mettersi in griglia, ci si mette in discussione accettando anche di essere maglia nera; ma quell’ultimo era comunque li, a faticare, magari più degli altri, per arrivare facendoci sopra una risata.
Mi dispiace solo che, come detto dal Gliso, con due squadre di ciclisti ad Iseo che praticano la mtb, ci fossi solamente io a rappresentarle.
Comunque è stato bello, anche in solitaria perché da sola, in questo ambiente, non mi sento mai.

martedì 26 luglio 2011

Tignale mtb Night Race

Edizione uno e , come sempre mi lascio intruppare dalle novità.
Sono curiosa come una gatta e le domande che mi girano per la testa sono mille, come sarà, dove la fanno, sarà complicata, dura da matti che mi sbrindello tutta o arriverò al traguardo sana e salva…
Praticamente mentre leggo la notizia sono già iscritta, con l’incoscienza tipica che mi distingua come al solito.
I ragazzo dell’Odolese sanno come coinvolgere le old Ladies come me nelle loro avventure ed io mi lascio trascinare con uno spaghetto cotto.
Venerdì anomalo, ho chiesto un cambio turno ai colleghi e lavoro al mattino a Sulzano fino alle 14, una volata a casa, due giri del tavolo in compagnia di Elsa e sono pronta: la borraccia, le scarpe e la sacca sono in macchina, manca solamente la mia bicicletta e detto fatto sono per strada.
Lo so che è presto ma conosco la strada, e la gardesana di venerdì pomeriggio viene presa d’assalto dai turisti, preferisco partire presto ed arrivare prima, avrò tempo per un caffé ed una prova percorso.
Come detto ecco che da Salò in poi è una colonna unica e si procede a passo d’uomo ma la pazienza è dei forti dicono e la musica mi fa compagnia assieme a tanti pensieri, neppure mi accorgo che passa quasi un ora e mezza; sono nella zona delle gallerie di Toscolano, so che all’uscita di una di queste c’è la strada che sale verso Tignale.
Ed eccola e si inizia a salire.
Che spettacolo la vista da quassù.
Tornante dopo tornante mi arrampico sulla montagna ed il lago dall’alto sembra diventare sempre più piccolo e più blu; passo il paesino di Tignale e vado verso la frazione da cui partirà la gara questa sera alle 20.30.
Una piccola frazione dove le strade o salgono o scendono, qua il piano deve essere un concetto ben poco conosciuto; seguo le indicazioni delle frecce gialle e blu della gara e mi ritrovo alla piscina comunale, tante macchine parcheggiate ed gia un po’ di ciclisti in giro tra i quali Giorgio, Silvia, Jordy ed il Dottor Formenti più abbronzato che mai.
Verifica tessera, il chip da mettere sul casco incollato, un caffé i compagnia di Baldassarre e signora e decido di preparare la bici e di provare parte del percorso.
Azz………….
La prima parte bella, un po’ di ghiaia smossa lungo il sentiero in salita ma piano si sale, la cementata poco dopo ma breve, il passaggio sul bel sentiero nel bosco a lato della strada asfaltata e giù lungo i tornanti che ho fatto in salita….e poi curva secca a destra e…..
Sono stata li a guardarla un po’ e me ne sono tornata alla partenza da dove ero venuta.
Se avessi fatto quella salita in prova col cavolo che la facevo anche in gara, avrei esaurito tutte le energie da subito.
500 metri al 30%.
Un mezzo incubo, anzi no, un incubo intero.
Da ribaltamento in particolar modo per quelle come me che hanno il fondoschiena pesantoccio da tirar su a furia di pedalate!
Va beh ci penserò quando sarà il momento.
Ritorno alla partenza, gironzololo attorno,. aspetto che arrivino Antonio e Francesco per far squadra almeno un momento… è cosi bello quando non ci sono solamente io del G.C.Iseo.
Iniziano ad arrivare un sacco di persone, Luisella, Fabio Pasquali, Francesca, Simone che mi chiederà, scusandosi per questo, quanti ani ho perchè sua madre, che è li ad applaudirlo, lo vuole sapere… eh, 50 tondi ragazzo, non son pochi per mettersi in discussione in queste gare lo so ma mi piace troppo per smettere, magari l’anno prossimo, chissà….
Avvisano che la partenza sarà ritardata di 15 minuti per dar modo a tutti di arrivare in tempo, parecchia gente è rimasta imbottigliata nel traffico del venerdì sera sulla litoranea e tra di essi anche Lorenza Menapace, la mia campionessa amica preferita.
Cavolo ho dimenticato il fanale, senza nel bosco non si vede un accidenti ma ecco che Giorgio mi viene in aiuto prestandomene uno dei suoi.
È ora di partire, giro di lancio per sgranare il gruppo vista la presenza di personaggi illustri come Bettelli e Ragnoli e tanti nomi importanti nel panorama mtb italiano…che cosa ci faccio io qua non l’ho ancora capito, faccio numero d’accordo, per il resto….
Pronti via, lungo la strada fino in paese, due chilometri che a me sembrano 20 vista la velocità e la salita e la catena decide di scendere a metà!
Mi fermo in parte a sistemare ed un signore mi filma mentre, porconando in russo per non farmi capire, sistemo il danno e riparto mentre gli altri stanno già tornando e filano verso il traguardo e la partenza vera.
Va beh pazienza, faccio il giro dell’isolato da sola e passo dall’area partenza già in ritardo rispetto al gruppo… anzi no, c’è un'altra ragazza con me, poco più avanti.
Giù nel parco, seguo le frecce, salgo lungo la salita sterrata, faccio un pezzo a piedi dove non riesco a pedalare, Giorgio mi fa una foto e via verso la cementata.
A spinta fino in cima e giu in sella lungo il sentiero che fiancheggia la strada cercando di non rompere le scatole agli altri che hanno già fatto il giro! Sono solo un due ma cavolo se vanno, sembrano in moto, gli altri no, quelli “normali” come me vanno più piano.
Giù lungo la strada asfaltata e stavolta la salitona al 30% la devo fare, rampichino e su, dura da morire, col cuore che scoppia dal torace ma la gente ti applaude, non puoi mollare, non si molla e si va su tra gli applausi e gli incitamenti dei presenti… per un attimo ti senti un campione anche se tra gli ultimi.
In cima arrivo stravolta e la salita poco dopo nel sentiero tecnico diventa difficile più del dovuto anche perché non vedo bene ma poi sono in fondo sulla strada e via verso gli ultimi due km e l’arrivo.
Dovrei fare ancora un giro ma c’è la fettuccia tirata, stanno arrivando tutti e non si vede piu nulla all’interno del bosco.
Ripongo la bici, mi avvicino al ristoro ed ho una sete tremenda, le fette di melone fresche tolgono arsura e polvere dalla gola; poco dopo inizia il pasta party e mi siedo con Silvia e la loro compagnia.
Sembra passato un solo attimo dalla partenza da casa ed è già ora di ritornare, sono stanca e quello strano crac alla schiena che ho sentito in salita ora è diventato un dolore sordo e fastidioso e dovrò fermarmi più volte lungo la strada verso casa per il dolore.
Chissà cosa mi sono fatta stavolta.

Ma non è importante.

Prima di ripartire però ho guardato le premiazioni ed Antonio Inverardi è a premio, quinto di categoria, è belo vedere i miei colori premiati ed il sorriso di chi riceve il premio.
Scarico la macchina ed è giù l’una di notte, lavo via polvere e un po’ di fango dalle gambe con una lunga doccia bollente e cerco di rilassarmi non pensando al dolore alla schiena, passerà esattamente come è venuto, deve essere cosi.
Ora, col senno del poi, posso dire che la Tignale Night race è bellissima, merita la pena di arrivare fin lassù e la fatica di pedalare lungo quei sentieri, c’è della bella gente e mai avrei immaginato che un paesino di 1000 anime potesse avere 200.000 presenze di turisti all’anno… questo è quanto mi è stato riferito, ma guardando le immagini del lago, i parapendio ed i deltaplano che volteggiano lassù posso credere che sia un paradiso per chi ama il volo libero.
Forse ci tornerò, chissà.
Mai è una parola che non mi piace perché limita l’immaginazione, la parola forse da più speranze e possibilità.
Alla prossima.

sabato 23 luglio 2011

Laghi di Cancano e Torri di Fraele

Sapevo neppure che ci fossero queste torri e lo stesso vale per i laghi di Cancano e San Giacomo, è proprio vero che qualche volta si conosce meglio il resto del mondi che casa propria.
Comunque torniamo alla scoperta di questi posti ed al come sono arrivata ad organizzare una trasferta fin quassù in Valtellina.
Lo scorso inverno ho partecipato, come ogni anno, a diverse corse con le ciaspole ed ho conosciuto Iveta, una ragazza polacca che vive a Corte Franca da anni ormai col marito.
Anche lei appassionata di bicicletta, me la sono vista arrivare un giorno in biglietteria con una guida sui percorsi più belli da fare in nord Italia in sella ad una mtb..mai regalo è stato più gradito!
Tra le tante proposte descritte su questa guida del Touring trovo il Paso dell’Alpisella e le fonti dell’Adda.
Mi hanno incuriosito subito e ne ho parlato con Dado, tornato in sella dopo quasi due anni di assenza ed in lui
ho trovato subito l’ok per questa escursione da organizzare in un giorno libero per entrambi.
E martedì mattina alle sei siamo partiti alla volta del passo dell’Aprica e Bormio.
Ci fa compagnia Alberto, nuovo iscritto al nostro gruppo ciclistico ed amico di Dado, ciclista da sempre ed appassionato delle lunghe uscite in sella come noi.
La giornata è un po’ grigia, le previsioni danno pioggia nel pomeriggio ma noi siamo ottimisti e sull’ottimismo appunto puntiamo la giornata.
Abbiamo iniziato a ridere appena partiti e devo dire che a furia di ridere quasi mi faccio la pipi addosso… e la causa di queste risate sono le cose piu stupide, vecchie canzoni cantate a squarciagola o lo squillo del cellulare di Alberto che trila ogni 5 minuti… lui ufficialmente è al lavoro!
Arriviamo ad Edolo ed una pausa caffé è necessaria a tutti e tre per svegliarci definitivamente, le brioche sono un optional per scaldarci visto che le temperature sono piuttosto bassine.
Dopo una buona mezz’ora si riparte verso il passo ed i suoi tornanti.
Faremo una deviazione verso la località Stazzona, perché secondo i ragazzi si risparmiano circa 20 km di strada, un tornante dietro l’altro stretti stretti e se si incrocia un'altra macchina bisogna stare attenti mica poco.
Troviamo anche un cartello lungo la strada, vendono patate mele e gouda, il frutto dell’ eterna giovinezza… non so bene cosa sia ma mi terrò informata sull’argomento!
Ci vorranno circa tre ore per arrivare a Bormio e risalire verso la Valdidentro e la località Isolaccia dove ci fermeremo a far rifornimento di panini con la mortadella ed a bere un caffé.
La signora del bar, gentilissima, mi regalerà una cartina della Valtellina dettagliata e veramente bella, con un sacco di percorsi da fare in bicicletta.
Via che si riparte verso le Torri di Fraele!
Beh uno spettacolo simile non me lo aspettavo di certo.
Due torri di pietra costruite a ridosso della pietra montana del Parco nazionale dello Stelvio, messe a far la guardia ai vecchi passi che collegavano la Valtellina all’Engadina ed alla Germania, facevano parte di una vecchia fortificazione ormai distrutta sul passo del Fraele, detto anche “delle scale” per le traversine di legno che, utilizzate come gradini, venivano appoggiate sullo scosceso roccione sottostante per facilitare il passaggio.
Guardandole dal basso verso l’alto pare di vedere una scena di un qualche film, adesso tanto di “moda” con le torri maledette abitate da un qualche stregone tipo Moldegord o roba simile… fanno un certo effetto, ed a tratti pare si confondano con la roccia della montagna.
Lungo quei lunghissimi tornanti che salgono fin lassù abbiamo visto decine di ciclisti, impegnati a domare quelle pendenze quasi impossibili su strapiombi da brivido dove i parapetti non esistono proprio.
Mi sono venuti i brividi guardandoli salire.
Superate le torri dopo un tunnel scavato nella roccia viva, ecco aprirsi una valle e si vede il piccolo lago di Scale e, costeggiandolo, si vedono in lontananza le due costruzioni, quella della A2A che gestisce il bacino artificiale dei laghi di Cancano e le dighe e la casa che ospita l’ufficio informazioni del Parco dello Stelvio e la scuola Nazionale di Mtb Alta Valtellina.
Parcheggiamo il furgone e ci guardiamo in giro: alcune macchine, persone che si preparano per una passeggiata, ciclisti che arrivano dalla sponda del lago e le dighe dalle dimensioni impressionanti.
Scopro che esiste una terza diga sommersa, segnalata sulle cartine informative e guardo il profilo del lago che abbiamo intenzione di seguire.
Non vi è nulla di particolarmente impegnativo ma l’altitudine rende tutto più complicato, arriveremo fino a 2250 metri oggi.
Fa freddo e meno male che mi sono portata il giubbotto invernale, peccato aver dimenticato i guanti invernali ma pazienza, vedrò di scaldarmi strada facendo.
Via che si parte.
Fiancheggiamo il lago sinistro del lago di Cancano fino alla diga ed è un continuo saliscendi su di una strada a volte in terra battuta altre su vecchio asfalto molto deteriorato e pieno di buche.
Da ogni lato si guardi si vede acqua scorrere e spesso dovremo “guadare” piccoli ruscelli che ci si parano di fronte sulla strada.
La diga centrale che separa i due bacini artificiali si delinea netta davanti a noi e non sono poi cosi tanti i chilometri che ci separano da essa.
Il vento è gelido ma poco alla volta pedalando ci si scalda.
Mi fermerò speso per fare delle foto ed i ragazzi mi aspetteranno oppure sarò io a doverli rincorrere ma siamo in vacanza oggi giusto?
Ed allora tutto con calma please!
Superiamo la diga e seguiamo la strada lungo il bacino di San Giacomo.
Un susseguirsi di piccole cascinette ristrutturate, casette dalle imposte colorate e ciclisti, tanti ciclisti come noi.
Alcuni sbucano dai passi che portano al lago della Mora oppure a Livigno, con pesanti zaini sulle spalle e vestiti decisamente da inverno… c’è la neve sui passi.
Noi continuano a seguire le indicazioni per la chiesetta di San Giacomo ed una volta raggiunta, decidiamo di andare a Pia de Grat…non ho idea di cosa sia ma ci piace il nome ed allora giù seguendoli sentiero, attraversando una pietraia e guadando tre fiumiciattoli che con forza vanno verso valle.
Vediamo la deviazione verso il passo dell’Alpisella e scopriamo che è parte del percorso della maratona delle Alpi di mtb. 144 km di sterrati su e giù dai passi alpini tra Italia e Svizzera.
Che spettacolo.
Altro fiume ed altro guado cercando di non bagnare le scarpe e non congelarci i piedi e poi su quella strada tra i pini e gli abeti in discesa per chilometri verso quella piana il cui nome ci ha colpito cosi tanto.Sarà una discesa divertente, lunga ed appagante e sono veramente tanti i ragazzi e le ragazze in mtb che incontreremo lungo il percorso.
Giunti in fondo alla piana si decide di tornare verso l’alto e di seguire il percorso originale per cui, ora, tutto in salita ma con calma si arriva in cima ed è passata più di un ora dalla deviazione e tre dalla partenza.
Si continua.
Ecco di nuovo la diga centrale che attraverseremo in bicicletta ma mi fa una strana impressione vedere a pelo d’acqua le rovine delle costruzioni sommerse, quelle che un tempo erano abitazioni ora sono solo lo spettro di esse.

Vi è anche una lunga costruzione credo pre-bellica, sembra un deposito o parte di una caserma, chissà cosa era in verità.
Circa a metà della diga vi sono delle costruzioni al cui interno si vedono lucine verdi e rosse, deve essere la centrale di comando, da qua controllano il deflusso delle acque e credo regolino lo stesso in caso di troppa o troppo poca acqua nell’invaso.
Giunti dal lato apposto rifacciamo la strada di prima verso nord per raggiungere il Rifugio di San Giacomo che avevamo visto al mattino e che ci è stato caldamente raccomandato da Albano per il fatto che si mangia benissimo… e noi ascoltiamo i consigli degli amici per cui all’una e mezza siamo seduti senza perdere di vista le nostre biciclette e ci facciamo consigliare da una gentilissima ragazza sulla cucina di casa.
E si parte con gli antipasti seguiti da polenta e stracotto, costine e salame ai ferri.. e vinello rosso.
Abbiamo cominciato a ridere alle due ed abbiamo smesso alle sei e mezza.
E per finire dolce della casa a base di mirtilli e more in salsa con la panna e grappa alle fragole!
Ed in discesa andavamo come Mandrake dopo, con la testa leggera ed il cuor contento che la metà bastava.
Ed abbiamo riso tanto ma tanto ma tanto.
Arrivati al furgone abbiamo riposto le biciclette, ci siamo cambiati e vestiti caldi con il riscaldamento acceso e siamo ridiscesi a valle ma la storia non finisce qua.
E no perché Alberto aveva in serbo una sorpresa, la visita ad un suo fornitore che a Bormio fa formaggi e salumi per cui, dopoaver scorrazzato tra i vitellini cosi carini dagli occhi languidi che mi guardavano strano, mi sono ritrovata in mano un sacchetto con un formaggio Scimudin o un nome cosi, uno yogurt da mezzo kg appena fatto alle fragole e una Slinzega che credo sia una specie di bresaola, il tutto condito con la simpatia ed un caffé dal padrone di casa!
E vaiiiiiiiiii.
Ed ora verso casa, cantando vecchie canzoni di Mal dei Primitives fino a piangere dal ridere, intervallate da Ska a tutta manetta con Dado che guidava ballando.
Che giornata ragazzi.
Il bello è che la vogliamo rifare perché è stata troppo bella ma vorremmo farla in due giorno con tanto di sconfinamento in Svizzera, pane e wurstel e ritorno.
Prima della fine di questa strana estate la facciamo, potete scommetterci.

mercoledì 20 luglio 2011

Granpremio Margherite – Solarolo di Goito

Ero stanca! Dovevo riposare!
Venerdi non sono andata a correre ma stamattina mi è presa la fregola di corsa ed alle sei ero a far colazione, alle sette meno un quarto in tangenziale a cercare questa frazione di Goito che non trovo neppure sulla cartina….meno male che c’è Google maps!
Una gara in puro stile bassa pianura, nessun metro di dislivello ma tanta erba, argini e campi, va bene cosi, si pedala, io sono contenta e non penso troppo e la mattina corre via veloce.
Quasi mi perso in questo territorio che per me non ha punti di riferimento, tutto piatto stile tabula rasa, un caldo allucinante già alle otto del mattino e nessun anima in giro a cui chiedere informazioni.
Paso e ripaso davanti ai cartelli che indicano il paese di Ceresara, alla terza volta mi viene un nervoso che basta!
E che cavolo, ho letto questo nome altre volte ne sono sicura, non ricordo dove ma l’ho in fondo alla memoria, magari prima o poi mi viene in mente, o, forse, ci sono già stata in qualche gara anni fa, non so ma mi infastidisce perfino rileggere sempre questo nome…il perchè appena lo so lo dico.
Finalmente vedo una macchina con le bike sul tetto prendere l’unica strada che non avevo ancora imboccato ed ecco una chiesa, tre case ed un bar, un cartello scritto col pennarello nero “iscrizioni” e sono arrivata finalmente.
Due o tre Ciao Kathy, la tessera in fondo allo zainetto che non trovo ed iscrizione fatta e siamo a posto.
Un caffè ordinato quasi a gesti ad un sorridente occhi a mandorla che però capisce ben poco della mia lingua, una mezz’ora a perder tempo qua e la ed è meglio che prepari la bike che è meglio.
Si parte alle nove e mezza, tre giri da 9 km, alle 11 sarà tutto finito ed all’una sarò puntuale al lavoro, come se nulla fosse!
Certo che è desolante non vedere anima viva in giro, forse perché sono abituata al caos del lungolago di Iseo, ai turisti, all’aperitivo al bar…qua ho incontrato si e no 6 persone ed ormai sono le nove del mattino!
Ho parcheggiato praticamente davanti alla chiesa della frazione, tolgo la bici dal baule e faccio due pedalate qua attorno e da dietro l angolo sbuca Gianmaria, era una vita che non lo vedevo, credo che l’ultima volta sia stata alla Conca D’Oro dove avevo avuto una giornata decisamente no ed avevo deciso di mollare le corse in mtb ….cosi non è stato evidentemente visto che son qua.
Pedaliamo in giro assieme per un poco chiacchierando del più e del meno, ci concediamo ancora un caffè prima della partenza e via che ci si schiera sotto l’arco blu.
Pronti via!
100 metri, curva a destra, altri 100 metri ed a sinistra nel campo ed inizia la gara.
Sono in fondo dietro ad Ulderino e faro tutto il primo giro seguendolo a ruota,… per la verità ci ho provato a superarlo ma non ci sono mai riuscita!
Cavolo ma non molla un secondo eppure mi sembra di andare abbastanza oggi.
Il percorso si snoda a ridosso di canali irrigui nei campi, tra strade bianche e qualche pezzetto di ciclabile, è veloce ed in un batter d’occhio sono al traguardo, ci passo sotto e via per un altro giro.
Lui è sempre li davanti ma ora ci provo… e riesco a superarlo!
Vado e pedalo, canticchio dentro di me una vecchia canzone dei Genesis, penso a chi vorrei fosse qua con me ma non c’è più e, poco alla volta, mi ritrovo nel pezzo di parco delimitato dalle fettucce colorate e mancano solo 300 metri al traguardo.
Chissà perché quando penso il tempo mi vola via ma anche se un mezzo sorriso amaro resta sul mio viso io stò continuando a vivere mentre altre persone, a modo loro, hanno rinunciato.

Non so chi ha fatto la scelta giusta, so solo che non posso stare ad aspettare per quel poco tempo che resta da vivere, si perché io vivo qua ed ora, ed il tempo fugge via, in un attimo appena trascorso mi sono ritrovata ad essere una donna di 50 anni quando solo ieri ero una ragazza di 25 con lo zaino a spalle a far scavi archeologici in Perù o ad inseguire zebre e gnu in qualche savana africana…
Tempore fugit.
Panta rei.
Questo non significa che non sia disposta ad allungare la mano dietro a me ma ora non lo posso fare, non ci sarebbe nessuno a prendere quella mano ed a stringerla ed allora pedalo, corro, scrivo, leggo, respiro e ricordo ogni singolo attimo ma non scordo neppure di toccarmi le ferite rimaste a segnare quel tempo.

Il ristoro è li, una coca cola a dissetarmi e spazzare la polvere dalla gola, le chiacchiere a spazzare i pensieri dalla testa, due risate per tornare di buon umore e rivedere il sole.
Valchiria torna in macchina, una sistemata veloce pulendo la polvere dalle gambe con l’acqua minerale delle bottigliette che tengo nel baule, una maglia pulita e sono quasi presentabile; aspetto Gian e gli scrocco un succo al bar aspettando le premiazioni…siamo entrambi a premio, lui terzo di categoria ed io quarta.
Un cestone enorme di prodotti alimentari graditissimi sempre sono il nostro premio ed alle 11.45 sono già in viaggio verso casa.
Lungo la strada decido di ascoltare un vecchio disco del Jethro Tull, che voglia di risentirli dal vivo in un bel concerto…
Ma ora pensiamo ad arrivare a casa, doccia al volo, un panino e la divisa da ciclista viene spodestata per un po’ da quella ufficiale di marinaio… ma solo per poco….
Ho già in testa dove andare tra qualche giorno e sarà un'altra storia da raccontare.

lunedì 18 luglio 2011

Piane di Bossico

E’ qua dietro l’angolo praticamente, 40 minuti di macchina ma siccome come sempre andiamo in giro per il mondo e non sappiamo cosa abbiamo dentro casa, non ci ero mai stata.
Avevo sentito alla radio, in non ricordo quale programma, una pubblicità sui sentieri di Bossico e siccome sono curiosa come una gatta ed ho un collega che abita li, mi sono fatta procurare delle cartine dei sentieri, ho coinvolto Dado nel progetto di una giornata lassa gironzolare in mtb ed ecco che è martedì e si parte alle 9 del mattino.
40 minuti di strada fino a Lovere, si sale per Clusone ed eccola li la deviazione per Bossico, una lunga serie di tornanti che sembrano salire e salire verso il cielo e poco dopo eccoci parcheggiati vicino al campo di calcio.
Due passi fino alla piazza per capire da che parte girare, un caffé al bar per svegliarci invia definitiva e due panini al supermercato li accanto per non morire di fame e siamo pronti…
Si torna al furgone, ci si infila le scarpette ai piedi, si inforcano le bike dopo aver sistemato lo zaino in spalla e via che si parte con la cartina a portata di mano.
Decidiamo di seguire le indicazioni per le Tre Mantelle salendo lungo una difficile salita che porta a mezzacosta sopra il paese e che,poco dopo, diventa una bella sterrata da pedalare in tutta tranquillità.
La vista è spettacolare da quassù, si vede tutta la valle sottostante, credo sia la val Borlezza.
Arriviamo alle tre Santelline, costruite attorno al 1900, raffigurazioni sacre che indicavano la via ai viandanti; decidiamo di seguire il sentiero a sinistra, in discesa, e si scende veloci nel bosco fino ad una sbarra che ci impedisce di continuare, c’è una riserva, non so se di caccia o cosa sta di fatto che non possiamo continuare oltre.
Seguendo il sentiero ci accorgiamo che diventa sempre piu tecnico e finiamo nel letto di quello che è, presumibilmente,il letto di un ruscello.
Si torna indietro.
Dalla santellina in poi, il sentiero sale a destra e decidiamo di arrivare alla chiesetta dei caduti.
La strada si snoda nel bosco, tutta pedalabile, ed è veramente bella cosi all’ombra.
Abbiamo lasciato l’afa sul lago oggi e sebbene il caldo si faccia sentire, il vento e l’ombra delle piante ci protegge ed in alcuni tratti ho quasi freddo.
Arriviamo alla chiesa dei caduti dopo quasi un ora in sella e ci troviamo u piccolo laghetto circondato da un prato in leggero dislivello, parecchi tavoli in legno con le panche per un pic nic e tanta gente a prendere il sole, bambini che giocano e cani che abbaiano qua e la seguendo i bimbi.
Come è tranquillo qua.
Decidiamo di consumare il nostro pranzo quassù.
La fontana di acqua li accanto ci riempirà le borracce più di una volta ed il tempo scorre veloce, si stà bene e le chiacchiere ci fanno compagnia.
Vediamo partire un gruppo di motociclisti tedeschi verso un sentiero che non avevo notato e, guardando la cartina, capiamo che va verso il colle di San Fermo a 1250 metri di altezza… ci guardiamo e via che si parte, deciso ad occhi chiusi, si va fin lassù.
La salita è durissima in alcuni tratti ed io farò parecchia strada a piedi con Valchiria a spinta ma mi consola vedere che alcuni motociclisti fanno una fatica dell’accidente a salire, non sono solo io ad avere problemi allora!
Dado mi precede di un bel pezzo e ad un certo punto lo sento chiamare: Kathyyyyyyyyyyyyyy ne vale la penaaaaaaaaaa!!!
Capirò quando arriverò in cima il perché di quell’urlo lassù.
Che spettacolo!
Arrivo in cima e mi si apre un mondo meraviglioso: il Monte Colombina domina una piana verde con al centro un laghetto circondato da fiori, un prato vastissimo puntellato qua e la da piccole cascine ristrutturate con i gerani alle finestre ed al centro di tutto ciò una chiesetta del 1902, ristrutturata dagli alpini negli anni 80, in pietra e legno con un piccolo portico davanti all’ingresso.
La chiesetta è chiusa ma si può guardare all’interno dalle finestrelle ai lati del portale d’ingresso, chiuse solo dalle grate di ferro battuto che riproducono fiori e foglie.
Stupenda.
Ci sediamo all’ombra accanto ad un ragazzone del posto, tatuato dalla testa ai piedi, con cui scambiamo due chiacchiere.
Quassù non hanno l’acqua ci racconta ed è l’unica cosa che manca, per il resto la pace, il silenzio, il sole ed il cielo a portata di mano sono una ricchezza inesauribile.
Parliamo del più e del meno, sarà gentilissimo a riempirci le borracce ed a darci informazioni per la discesa a valle.
Seguiremo il sentiero che porta alla località Forcellino seguendo una vecchia mulattiera e, sulla culma del monte, staremo a guardare a valle.
Da un lato la Val Borghezza, dall’altro il lago d’Iseo dall’alto ed a nord la Valle Camonica.
Che spettacolo!
Ma la parte più bella è il vedere tre coppie di falchi che volteggiano a caccia in un lento girare sopra le nostre teste, sono cosi rari ma quassù, nel silenzio assoluto, trovano il loro habitat naturale.
Iniziamo a scendere lungo il sentiero ma è duro e difficile, una frana ha mangiato il sentiero e si deve scendere nel bosco, praticamente con la bike a spalla ed aggrappandosi alle piante per non scivolare a valle lungo la scarpata.
Sarà lunga arrivare fino al ciglio di frana ed iniziare a scendere normalmente.

Vediamo una casetta ristrutturata dopo quasi un ora di discesa e se c’è una casa ci sarà una strada pensiamo… e cosi infatti!
Poco dopo ecco uno slargo nel bosco e l’inizio di un largo sentiero battuto che porta a valle…sembra il canalone della Gimondi, divertente da scendere in bike anche s piuttosto tecnico ma poco alla volta e con molta attenzione si arriva in fondo senza danni o quasi, quei graffi qua e la che son solo medaglie.
Arriviamo in località Monte di Lovere, seguiamo per la località Prati di Sta e dopo una lunghissima discesa che pareva non finire mai su di una strada di pietra battuta siamo alla fontanella della Località Pila; da li alla Piazzetta di Bossico sono solo pochi minuti.
Arrivati in piazza prendo il cellulare e chiamo betta, una carissima amica che qua risiede e lavora, seguo le sue indicazioni ed arriviamo all’ambulatorio dentistico dove svolge la sua attività, ci offre un paio di bottiglie d’acqua, scambiamo due chiacchiere e la promessa di rivederci per una cena senza biciclette naturalmente!
Un saluto e si scende nuovamente ma…ma siamo morti di fame!

Al bar della piazza di fronte alla chiesa ci fermiamo ed ordiniamo due piadine, coca cola e caffè.
Ora, seduti al fresco della piazzetta, ci accorgiamo di essere stanchi; ci sono 35 gradi ma il vento ti fa percepire una temperatura inferiore, ho le braccia ed il viso arrossati dal sole e stasera sarà meglio mettere della crema per evitare di trovarmi col naso spelato.
Dopo aver pranzato/merendato visto l’orario, ci avviciniamo al furgone ma prima una puntatiti al negozio di alimentari dove stamane ho comprato i panini, mi interessa quel formaggio di malga piccante vorrei portarne a casa un pezzetto.
Le bike a bordo, le scarpe ed il casco nella sacca e via che si parte verso casa.
Arriveremo verso le sette di sera, stanchi morti ma veramente contenti, valeva la pena arrivare fin lassù; hoscoperto dei posti stupendi poco lontani da casa dove la pace e la tranquillità fanno da cornice a dei paesaggi incredibili.
A volte si cerca lontano da casa quello che hai dietro l’angolo senza neppure saperlo….ma ora lo so!
Le piane di Bossico sono veramente belle e ci sono decine e decine di sentieri da battere con le ruote di Valchiria e ci tornerò lassu magari seguendo il sentiero fino al Rifugio Magnolini a 1680 metri di altezza.
So che da li posso passare alla Val di Scalve ed alla distesa infinita dei suoi boschi dove di solito vado a far sci di fondo durante l’inverno, sarebbe bello fare gli stessi sentieri pedalando.
 Prima o poi ci andrò.

martedì 12 luglio 2011

Balla con i lupi

Bella storia questa qua, lupi veri, grigi, al guinzaglio, che giravano tra di noi biker senza il minimo timore, ne da parte nostra che da parte loro.
E sono veramente belli da guardare, maestosi e fieri.
Avevo letto di questa corsa di notte con i lupi grigi tempo fa, su Mtb Magazine e ne avevo cercato notizie su internet decidendo, poco dopo aver letto, di partecipare prima o poi.
Lo scorso anno ci avevo pensato ma non mi andava di andarci da sola per cui, quest’anno, con l’amico Dado rientrato in sella dopo quasi due anni, partenza alle sei e mezza alla volta di Monticello Brianza dove abbiamo un appuntamento virtuale con Lorena, Simona e Robert.
Seguiamo le indicazioni del navigatore dopo l’uscita di Agrate e presto ci troviamo in questo paesetto brianzolo dove cerchiamo Villa Greppi da dove partirà questa pedalata notturna.
Che bel posto però!
Un antica dimora nobile divisa in tre grandi costruzioni all’interno di un parco bellissimo, e su ogni gigantesca terrazza un gruppo musicale, blues, jazz e rock… ad ognuno il proprio genere musicale insomma.
Consegno il modulo di iscrizione e ritiriamo i nostri pacchi gara, una bella maglia con i lupi disegnati sopra, una quantità di dolci e la borraccia personalizzata come ricordo oltre che ad una medaglia di plastica che vale come buono pasto.
Ci sono centinaia di persone che girano per il parco, genitori con bambini piccoli per mano, ragazzi che ridono, ciclisti più o meno seri, gente con vecchi cancelli colorati e biker dalle bike tecnologiche fino ad una bicicletta elettrica!
E va beh che non è una competizione ma una bici elettrica non me l’aspettavo proprio, sono poi 15/18 km, si può pedalare tranquillamente…..non avevo fatto i conti con l’oste!
Al parcheggio incontriamo le ragazze con Robert, si stanno preparando e poi, tutti assieme si va alla partenza e si aspetta tra musica, birra alla spina e panini alla salamella.
Alle 21.30 pronti via!

I lupi grigi sono davanti con i ragazzi del Torrevilla, gli organizzatori, si scende lungo il viale di ingresso alla villa e giu per la strada e poi finalmente lo sterrato da mordere con le ruote di Valchiria.. ma non si morde un bel niente!
Non è una competizione e qua vanno tutti piano, anzi no pianissimo, ci metto mezz’ora per fare due km.
Il percorso è bellissimo ma c’è troppa gente ed è piu il tempo che passo ad agganciare e sganciare il pedale che quello che passo realmente in sella a pedalare….nelle discese poi non vanno proprio per paura, nelle salite “perché ci sono i sassi che si muovono” oppure “perché è in piedi….”.
Sinceramente dopo un po’ faccio di tutto per superare qualcuno ed andare avanti.
E dire che la location è bella, la musica che ti coglie all’improvviso dietro una curva con la Cavalcata delle Valchirie di Wagner è intrigante e coinvolgente e le illuminazioni lungo il percorso veramente belle….quando poi da lontano vedo la scritta Pedala coi lupi incendiata ad arte beh non posso dire che non mi piace, anzi!
Ma resta il fatto che c’è gente che cade a destra e sinistra senza motivo apparente, cade nelle ortiche, nel fossetto li accanto, nel campo di grano e sul sentiero da fermo!
Uno mi è venuto addosso solo perché si è sentito sfiorare da un qualche insetto! Ussignur…
C’è gente senza casco, bambini che sono stufi e piangono e mamme mezze isteriche perché i papa’ sono andati avanti senza di loro, coppiette che si spronano a vicenda e “fenomeni” che sembra stiano facendo la Dolomite Superbike!
Ho dato due giri di pedale e mi sono involata, raggiunta poco dopo da Dado e via verso l’arrivo di sta cosa strana.
Il bello è che mi è pure piaciuta, per l’atmosfera, per l’organizzazione perfetta, per la musica e gli effetti speciali ma, secondo me, c’era troppa gente sul percorso.
Forse la soluzione sarebbe far partire due gruppi distinti, i meno esperti dietro e gli altri davanti oppure mettere un limite alle iscrizioni seppur sia per beneficenza, ma questo non spetta a me ne deciderlo ne farlo.
Alla fine arriviamo al parco, mettiamo la bici sul furgone e, dopo un cambio veloce, via al pasta party; la coda è lunghissima e mentre aspetto che tocchi a noi dado opta per una media alla spina, fresca, deliziosa che scende in gola come un rosolio che allieva fatica ed arsura….mi ritrovo mezza brilla per il fato che è da mezzogiorno che non mangio nulla!
Meno male che tocca a me al ristoro: paella valenciana, pasta al pesto, maccheroni al ragù, cotoletta, wurstel ai ferri, due muffin alla crema, una fetta d crostata ed una bottiglia d’acqua!
Alla faccia della dieta del ciclista.
E ci accomodiamo nel salotto del jazz, mangiando in compagnia di musica stupenda ed altri che, come noi, sono affamati e stanchi ma contenti di essere li.
Ad un paio di ragazzi che si lamentavano del “percorso difficile” non sono riuscita a non dire “ma difficile dove scusa? Per gli ultimi due km di salita!!!????
Abbiamo fatto veramente tardi, è mezzanotte e mezza e siamo ancora qua…Lorena e Simona arrivano poco dopo a cena ma noi decidiamo di partire verso casa, abbiamo parecchi chilometri da macinare ed anche ieri sera, alla festa celtica, ho fatto tardi per cui, se domattina voglio essere al lavoro con una faccia decente meglio avviarci!
Sbagliamo l’uscita da parcheggio ed usciamo dall’entrata… e uno!
Sbagliamo strada e finiamo quasi a Lecco … e due!
Finalmente troviamo le indicazioni per Milano ma l’ingresso della tangenziale è chiuso per lavori.. e tre!
Cambiamo direzione ma non troviamo l’autostrada… e quattro!
Aiuto la birra ha colpito ancora!
Decidiamo di fermarci ad un distributore per un paio di caffé a testa per schiarirci le idee e finalmente siamo sulla strada giusta.
Ho fatto la doccia alle due e mezza del mattino e mi è sembrato un secondo solo tra l’appoggiare la testa sul cuscino ed il suonare della sveglia al mattino alle sette e mi ci sono voluti tre caffé e sembrare almeno sveglia., un pochino solo però.
Fa nulla, forse ci torno anche l’anno prossimo con la scusa che i lupi sono belli ed io li adoro, che vendono la bandana con i nomi di tutti quelli che hanno partecipato nell’edizione precedente e la mia la voglio per i posteri, i nipotini di quando farò la nonna pedalante su è giù per il lungolago.
Non una gara stavolta ma, qualche volta, in buona compagnia, è bello anche cosi!

giovedì 7 luglio 2011

Giro d'Italia in rosa

Sono andata a vedere le ragazze del giro passare, poco dopo la loro partenza da Rovato... le trovo bellissime. Mi girano giusto un po le scatole quando penso al tam tam mediatico dei giro d'Italia degli uomini e tutti li a guardare ed applaudire, mentre stamattina solo brontolamenti da parte dei soliti sportivi da bar con relativa birra davanti per il fatto che dovevano chiudere le strade mezz'ora.  Mondo al maschile che quanche volta mi fa girare le palle alla grande.  E dire che la fatica è la stessa anzi, forse, per motivi biologici, per le donne la fatica è maggiore particolarmodo in alcuni periodi ma quasto evidentemente non conta, se non  hai il pisello sei meno.... e che cavolo! Comunque lo spettacolo c'era eccome ed erano bellissime. Ed il mio spirito era con loro e lo sarà fino alla fine del giro d'Italia donne...e ragazze, dimostrate  a sti pirlotti che sui pedali la determinazione è donna, che la fatica è la stessa e che la caparbietà con cui arrivate al traguardo è da grandi campioni, anche senza il pisello!

martedì 5 luglio 2011

Xc Castiglione delle Stiviere

Ultima prova del circuito Night on bike 2011, ultimo venerdi sera di corsa dal lavoro a casa, cambio praticamente sulle scale, bike in macchina e via verso Castiglione. La conosco questa gara, il percorso che sale su quella scalinata fino all’orologio del castello che sembra partire verso il cielo, la discesa lungo la scalinata che porta in piazza e le scale nel parco.
Ma la scalinata non si dimentica facilmente, sembra una rampa di lancio, forse è per questo motivo che l’hanno chiamata Stairway to night… proprio una scala verso la notte a toccar le stelle.
Comunque arrivo, parcheggio, cerco la verifica tessere che non è nel arco come lo scorso anno ma nella piazza di partenza, un caffe anzi due cosi mi sveglio dal torpore pomeridiano, due chiacchiere con Simone e me ne torno alla macchina e preparo la mia bicicletta chiacchierando con Fabio Pasquali ed i suoi.
Sono sinceramente stanca dopo la gara di martedì sera con relativo arrivo a casa a notte fonda, il mercoledì al lavoro, il giovedì a far pacchi gara fino a tardi per la Rampigolem, oggi al lavoro e le corse fin quaggiù ma il circuito lo voglio finire e vorrei tenermi il quinto posto nella classifica generale femminile.
Un giro in giro, l’incontro con Paola anche lei reduce dalla staffetta di martedì, i soliti amici e le persone che incontri dappertutto in gara, le chiacchiere per passare il tempo ed è ora di partire, donne nell’ultimo gruppo.
Pronti via, la salita subito verso il cielo spacca fiato e gambe e l’ultimo pezzo lo faccio a piedi ma non sono la sola però!
La lunga discesa verso la scalinata e la piazza ma già sopraggiungono i ragazzi partiti prima di noi, Fabio mi chiama a gran voce e li lascio passare, non avrebbe senso non farlo, hanno vantaggio di tempo e velocità.
Arrivo in piazza, giro attorno al monumento e ecco sopraggiungere una faccia conosciuta con la gomma posteriore a terra…. E mi chiede se gli do la ruota di Valchiria… è no, stavolta no!
Devo finire la gara, a costo di farla a piedi.

Arrivo al parco, il saliscendi dei sentierini e l’altra scalinata, la ghiaia che schizza ovunque al passaggio e le teste di cavolo che pacificamente in mezzo non hanno ancora capito che se gli si va addosso si fanno male……per me qualcuno è suonato tanto ma tanto proprio, particolarmente quelli che arrivano da paesi lontani che proprio non vogliono adeguarsi alle abitudini ed alle usanze locali.
Il bello è che guardano tranquilli i bambini sul percorso di gara e quando gli arrivi praticamente addosso e gli urli “Stradaaaaaaaaaaaaaaa” ridono anche, pare ti prendano per il culo….
Che faccian poi loro, io vado per la mia strada, evito ciò che posso ma di sicuro non vado a cadere io per la stupidità altrui.
Il primo giro va, il secondo è una mezza agonia, metà lo faccio a piedi ma arrivo al traguardo, a piedi o no io arrivo.
E cosi sarà infatti.
Nona su dieci ragazze, quinta nel circuito su sedici, io sono contenta cosi.
Aspetto le premiazioni facendomi una sommaria doccia con le bottiglie di acqua che tengo nel baule, mi cambio e torno al ristoro per il mio panino con la salamela e la birra offerta dall’organizzazione e mi siedo in compagnia della signora Pasquali con la quale chiacchiero un ora circa.
Il tempo passa, arrivano le premiazioni, salgo sul palco due volte con Fazione che mi fa le foto, applaudo alle altre ragazze e la serata volge al termine.
Torno al parcheggio con quella strana apprensione che mi prende sempre quando lascio Valchiria da sola, sono terrorizzata dall’idea che me la rubino, metto i sacchi premio nel baule..e sono praticamente la spesa di due settimane, parto e me ne torno verso casa.
Arriverò a notte fonda, sono tutti a dormire mentre scarico la macchina e metto le cose a posto; il tempo per una doccia ed una stanchezza assoluta si impadronisce di me, una notte di sonno pesante mi farà bene anche perché la sveglia è li che mi guarda e so che suonerà alle sei e mezza del mattino….
Ma sono contenta cosi, il mio mondo mi ha regalato ancora emozioni, un sorriso e la voglia di provarci ancora.

sabato 2 luglio 2011

All Finisher Night on Bike 2011

Finita! e stavolta sono riuscita a meritarmi il premio per la 5° piazza!

Eccomi in compagnia dell'amico/speaker Alfio Montagnoli...che mi mette sempre in crisi col microfono!

Grazie BikerAlf.