La nuova squadra

La nuova squadra

Atletica Franciacorta

Atletica Franciacorta


Il mio credo in queste parole

Il mio credo in queste parole


Il vero leone lo vedi solo fuori dal branco.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza pers eguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo maggiore del solo respirare. solamente l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendita felicità.

(P.Neruda)

RICORDATI DI OSARE, SEMPRE!!!!


martedì 23 giugno 2009

Una grande campionessa tricolore: Anna Mei


Vittoriosa alla 6ore del Barboj ed alla 12 ore della Lunigiana, Anna Mei incarna la tenacia e l'unicità di quanti hanno fatto della passione della loro vita un punto fermo: la Mountain Bike.
Questo è il mio segno di rispetto per chi considero Grande!

Una grande campionessa: Lorenza Menapace


Una portacolori d'eccezione per la nostra endurance Mtb, Lorenza Menapace, ha vinto la 24 ore di Monaco percorrendo quasi 450 km in solitaria.
Una grande Donna, un atleta d'eccezione assoluta.
Questo vuole essere il mio tributo alla sua unicità.

domenica 14 giugno 2009

Granfondo dei Colli Piacentini…per il vino devo tornare!

Altro giro altro regalo. Ovvero altra gara ed altro pacco gara ma stavolta sono tornata a mani vuote, la mia bella e buona bottiglia di Gutturnio mi è esplosa in macchina per il caldo cosi sono arrivata a casa mezza ubriaca per le esalazioni senza berne neanche un goccetto!
Avevo letto di questa gran fondo sui vari giornali di settore, dicevano fosse “facile” e nemmeno molto lunga la Classic , l’iscrizione viene automatica e parto alle sei del mattino in solitaria.
Poco prima di uscire dall’autostrada a Fiorenzuola una macchina mi sorpassa e vedo il conducente che mi saluta ma capirò solo più avanti che è Natale Reboldi, anche lui iscritto alla gara ma a quella Marathon pero’….
Ci avviciniamo a Carpaneto assieme, il navigatore mi da strane indicazioni e faccio qualche km in più del previsto con Natale accodato alla macchina; arriviamo comunque e parcheggiamo vicini, poco distanti dalla partenza e dai servizi di gara.
La coda per il numero ed il pacco gara, il chip da noleggiare, tutte quelle cose che ormai facciamo in automatico, scambiando due chiacchiere con gli amici ed i conoscenti ed il tempo scorre veloce e dopo aver litigato con la ruota davanti di Valchiria che non voleva saperne di andare al suo posto e con il gentile aiuto di uno dei ragazzi del Team Bachetti, preso da compassione profonda vista la mia disperazione, sono pronta e faccio un giretto attorno per capire come sarà il percorso.
Tutti mi hanno detto che è facile ma mi sembra strano visto che la gara è inserita in un paio di circuiti importanti, comunque vedremo, affronterò i problemi legati al percorso man mano mi si presenteranno.
Che sono stanca è lampante, non penso di aver mai fatto 14 gare di seguito in cosi poco tempo, ed aver scorrazzato per tutta la Franciacorta un gruppo di turisti Modenesi per cantine ieri non aiuta di certo le mie performances sportive ma cosi è e va bene, avrò tempo per riposare nelle prossime settimane.
Le due parole con Alfio Montagnoli sono una piacevole abitudine ormai ed ecco che lo start arriva puntuale alle 9.30; asfalto veloce per quasi 8 km poi inizia la mia tortura: un continuo saliscendi su sentieri sterrati, single track sia in salita che in discesa, belli ma troppo pesanti per le mie gambe.
Saranno molti i km che farò a piedi in salita e qua vorrei ringraziare due persone, due splendidi ragazzi che hanno sopportato questa old lady che andava solo a spinta: Tiziano ed Andrea, i due motociclisti che si sono alternati a chiudere la gara con me.
Che pazienza devono avere!!
Al primo ristoro c’è anche un Tino…. Voglio un Crodino, che si è offerto di darmi un passaggio sul camioncino…..nooooo dai, qualche km ancora, vediamo fin dove arrivo.
Anche appena prima del secondo ristoro l’addetto dell’ambulanza mi ha chiesto se volevo ritirarmi e devo dire che ci ho pensato per un secondo, ho pensato “ma si dai, fermiamoci” ma subito dopo una sabbia sorda mi ha chiuso lo stomaco ed un “no grazie” mi è uscito da solo dalle labbra e sono risalita in sella ed ho pedalato fino alla cima di quella stramaledetta salita e poi giu per i sentieri nel bosco e quando avevo di fronte altri sentieri che non riuscivo a fare mi mettevo Valchiria in spalla e salivo a piedi e poco alla volta sono arrivata a 10 km dall’arrivo; ovvio che il passaggio alla deviazione della gara corta fosse scontato ma non mi tornavano i conti con il contachilometri e non mi torneranno fino alla fine: mi hanno sempre detto 39 Km ma io ne ho fatti 46,800 ed altri come me avevano piu o meno la stessa distanza alla fine; poco male in fondo, li ho pedalati ( o spinti).
Al cartello dei 5 km all’arrivo sorrido, ho tenuto duro e sono arrivata fin qua ora è questione di poco ed ecco quell’incredibile sentiero stretto e tecnico che ha messo a dura prova la mia capacità di guida della bike: un continuo saliscendi, su e giu, destra sinistra salto….. una specie di ottovolante tra le piante, duro perché stanca da morire ma molto divertente e sembrava non finire più.
Poi la strada e quel ragazzo con la gomma a terra a pochi km dall’arrivo e come fai a non fermarti a dare una mano? Tanto la classifica l’avranno già chiusa o quasi, ultima o penultima non cambia nulla e gli passo il mio fast, sembra funzionare e ripartiamo assieme.
Poco dopo vediamo un ragazzo con una stupenda maglia che riproduceva un capo indiano che pedalava in un modo tanto strano… mezza rotazione avanti dei pedali e poi indietro…… cambio rotto, ruote dentate andate, sta di fatto che erano 20 km che pedalava in quel modo.
Gli abbiamo dato “un passaggio” !!!!
Un po lo abbiamo spinto, un po’ lo abbiamo tirato, sta di fatto che siamo arrivati al traguardo cosi, sembravamo a braccetto, un piccolo gruppo di amici in sella alle loro biciclette.
Mi dispiace solo che ho chiesto i loro nomi per ricordarli ma purtroppo ero cosi stanca e stordita dal calore opprimente che non sono riuscita a memorizzarli, mi sarebbe piaciuto chiamarli per nome la prossima volta.
Devo aver bevuto due litri tra the ed acqua all’arrivo, una doccia fredda mai tanto gradita, il pasta party, uno sguardo alla classifica del corto che non è esposta (la lunga si), mi piacerebbe vederlo scritto il mio nome però… anche se non è importante quanto sono arrivata, tanto se c’è un primo deve esserci anche un ultimo no?
Al ritorno in macchina la sorpresa: avevo parcheggiato all’ombra stamattina ma ora è in pieno sole, ci saranno 50 gradi dentro e non riesco a salire anche perché la mia bellissima bottiglia di vino è esplosa e le esalazioni sono piuttosto “ubriacanti”…forse per questo che in autostrada ho cantato a squarciagola “non saràààààà un avventuraaaaaaaaa” di Battisti, mi avranno presa per matta scatenata sicuramente.
Ora tutto è tornato al suo posto, le divise da ciclista, le scarpe, la mia bike in garage ed io a picchiettare le dita sulla tastiera del pc per raccontare questa domenica che ho passato nel modo che amo di più…..e voi sapete qual è, giusto?
Alla prossima ragazzi.
Kathy Pitton

domenica 7 giugno 2009

Oltrepò Mtb Race: un disastro con risvolto gastronomico!

Se penso alla gara mi viene solo voglia di nascondermi sotto un tavolo ma se apro il frigorifero mi viene un sorriso grande cosi!
E si perché va beh andare in giro a pedalare, ed i risultati sono quel che sono, ma il bello di queste escursioni in giro sono un ottima scusa per imparare la cucina locale e perché mai privarmi di gustare le specialità delle varie zone d’Italia a casa con tranquillità?
Sarà meglio cominciare dall’inizio: Oltrepò Mtb Race, la trovo su di una rivista all’interno di un pacco gara e da li al decidere di farla passa un secondo e mezzo… fa niente se mi dicono “guarda che è dura…”, la farò piano e pace al risultato.
Montalto Pavese, Lombardia si ma ci vogliono due ore di macchina da casa mia e devo partire decisamente presto se voglio arrivare ad un orario decente, ritirare il numero con calma e , magari, bermi pure un caffè.
Certo che solo al guardare la strada che porta a questo paese arrampicato per stè colline penso che sarà dura da pedalare e non aiuta certo il mezzo disastro provocato dal vento di ieri, rami ed alberi spezzati, foglie e cartelli a bordo strada, cassonetti rovesciati, le raffiche devono essere state veramente forti per fare tutti questi danni.
Parcheggio facilmente, numero 291 e pacco gara ricchissimo e presto è ora di mettersi al lavoro con la bike che mi aspetta nel baule della macchina; monto le ruote e cerco di regolare e sistemare il cambio, un poco di olio e sembra tutto ok!
Due chiacchiere con Umbry dello Sculazzo team e con Paola ammirando il suo tatuaggio nuovo sul braccio e dopo un attimo è già ora di entrare in griglia: sono sola stavolta, nessun amico/compagno di squadra ad accompagnarmi ma di amici ne ho molti nel mondo della Mountain bike compreso Ugo de Creso, lo speaker che mi saluta e fa sorridere con le sue battute!
Ci avvisano che è quasi ora di partire e di fare molta attenzione alla prima discesa, veloce ma molto rovinata dalle intemperie…mai stato tanto vero un annuncio!
Salite ripide fin da subito e la mia “dolce” mole le paga essendo partita velocemente e la discesa ti invoglia a la sciar andare ma i trattori hanno segnato profondamente il terreno al loro passaggio ed i solchi sono profondi; la terra sembra sgretolarsi in sabbia grossolana e come tocchi i freni le ruote partono per conto loro.
In alcuni punti faccio veramente fatica a tenere Valchiria alle briglie e poco dopo pagherò la voglia di velocità: derapata, perdo il controllo e volo.
Poco male, atterro sul “soffice” ma poco dopo inizierà a gonfiarsi anche il ginocchio e la mia gara finirà al 12 km.
Pazienza, non mollo quasi mai ma questa volta è quasi inutile cercare di continuare: mi ero fatta indicare la Costa Pelata come la chiamano qua, praticamente il Gran premio della montagna e da dove sono sembra irraggiungibile; chiedo all’assistenza se possono riaccompagnarmi al traguardo ed in macchina arrivo nella zona arrivo.
Credo che il ritiro sia sempre uno smacco, personalmente è una sconfitta perché non mi piace mollare a ragion veduta credo sia stata la scelta migliore: il livido è proprio grosso ed il ginocchio avrà bisogno di un sacco di ghiaccio.
Cerco di non prendermela anzi riesco anche a sorridere quando Ugo mi intervista e gli dico che ci riproverò l’anno prossimo.
Un salto al pasta party che non funziona ancora e mi accontento di un panino e poi torno nella piazzetta del paese dove mi diverto tra bancarelle di formaggi, salumi, vino e miele del Pavese!
Una sinfonia di sapori da portare a casa e la borsa che caricherò poco dopo in machina sarà parecchio pesante, diciamo che è il mio premio di partecipazione alla gara, una specie di ricompensa per essermi alzata alle 5.30 stamattina e per aver fatto 400 km tra andata e ritorno e non aver neppure attraversato il traguardo.
Torno verso casa cercando di fare in fretta, ho fatto una promessa ieri sera a mia figlia e voglio mantenerla: essere a casa prima delle 16.00.
Riesco ad arrivare, cambiarmi e ritrasformarmi nella mamma in tacchi a spillo e rossetto ed andare al concerto per pianoforte, violino e chitarra dell’Accademia Monteverdi che lei frequenta e sentirla al suo primo concerto da solista e riuscirò anche a commuovermi a vederla là, sul palco, a vincere le sue paure e le sue ansie e suonare fino all’applauso che segna la fine della sua prova.
Questo ha trasformato la mia giornata un po’ cosi cosi in una giornata da podio perché si è vero che amo la mountain bike al di la di tutto ma ho un qualche cosa di molto ma molto più importante che mi aspetta a casa: Elsa.
Per qualche giorno mi leccherò i graffi e le escoriazioni ed ascolterò le sue tirate “ e mamma quando è che la pianti…. Guarda li se una signora deve avere le gambe tutte graffiate…..” sapendo benissimo che se non esco in bici per due giorni di seguito mi domanda se sono malata, se è tutto ok!
Non so ancora dove andrò la prossima volta ma da qualche parte mi troverete a pedalare.
Kathy Pitton

lunedì 1 giugno 2009

24 ore per un avventura.


Iniziata venerdi mattina con il carico materiale sulla macchina, tenda, sedie pieghevoli, tavolino, materassino coperte e, naturalmente, Valchiria, e finita domenica pomeriggio alle 17, quando tutto quanto è tornato al suo posto a casa tra le mille domande di mia figlia e la schiena che urla vendetta!
Ma come sempre del resto, mi restano attaccate sulla pelle una grande quantità di emozioni, di sensazioni e la voglia di ricominciare tutto da capo nuovamente a dispetto di quanto pensavo in gara, quel “chi cavolo te lo fa fare, ti pagassero almeno…”.
A filmare le scene probabilmente ci sarebbe da vincere un qualche premio a Paperissima, mi sono ingarbugliata nelle corde della tenda almeno tre volte ed i picchetti che li martellavo nel terreno e loro paff che risaltavano fuori e la location poi… io ho valutato la vicinanza delle “comodità” del campeggio, i bagni, le docce ed il parta party ma l’essere vicino al cimitero ha fatto si che fino a sabato mattina fossi in completa solitudine, ma in compenso gli alti muri del cimitero stesso hanno protetto la tenda dal vento fortissimo della notte.
Arrivando prima dell’inizio della gara ho visto l’accampamento crescere poco alla volta ed animarsi di gente e colore, ho avuto il tempo di ritirare il pacco gara ed il numero con calma (ed anche di dimenticare le tessere della Fci in giro), di fare una passeggiata sul lungolago di Idro e di cenare con un gelato e fragole comodamente seduta a guardare l’area Partenza/arrivo prendere forma ed i ragazzi del “Gatto Giallo” muoversi come formichine per allestire tutto.
Il sabato mattina sembrava un altro mondo: camper e tende ovunque, ragazzi in bike a provare il percorso e dai primi commenti mi è venuta la pelle d’oca: duro e tecnico!
Ecco lo sapevo, decido di tornare dopo due anni e mi ribaltano il percorso e lo fanno difficile cosi stà Tartaruga Zoppa farà una fatica dell’accidenti!
La decisione di non provare il percorso per scaramanzia è quasi ovvia, cosi non mi spavento subito e stò tranquilla che è meglio.
Alle nove arriva anche il mio compagno di squadra e di avventura El Zambo Solitario e si accampa poco lontano seguito appena qualche minuto dopo da Beppe, anche lui in solitaria.
Breefing capitani, le regole da seguire durante la gara ed in un attimo arriva l’ora della partenza, rigorosamente in stile Le Mans che faccio, come sempre, senza correre ma con calma, avrò 24 ore di tempo per pedalare e macinare chilometri.
Qualche km in paese e poi a lato di un torrente fino alla prima salita, lunga e veramente impegnativa fino all’inizio di un sentiero nel bosco dove puoi lasciar correre le ruote della bici ma attenzione alle radici che affiorano, ai sassi che cadono dai lati e giu giu giu fino allo strappetto della cascata e di nuovo su per un lungo singletrack …. E via in discesa poco dopo su di una strada bianca fino al salto che ti porta sotto un ponte e nel greto di un torrente.
Quante volte ci sono passata sotto, quante volte ho dovuto scendere dalla bici perché non riuscivo a salire lungo la stradina pedalando e quante altre volte ho avuto paura di non riuscire a controllare Valchiria in discesa.
Spesso mi sono fermata a far passare i ragazzi più veloci, quelli che in squadra fanno due giri a manetta poi si fermano e che, qualche volta, hanno poco “rispetto” dei solitari che pedalano 24 ore e sono, di conseguenza più lenti.
Il percorso è, a mio avviso, molto bello, tecnico e vario ma concede poco spazio ai sorpassi ed è successo più volte che nella foga agonistica, una sgomitata più o meno volontaria facesse volare qualcuno giù dal sentiero nel bosco sottostante; io ho cercato di intralciare il meno possibile a discapito dei miei tempi al giro, ma non avendo velleità di podio la cosa non mi ha cambiato le vita di molto.
Quello che invece ha reso la mia 24 ore speciale sono state alcune persone che considero grandi per mille motivi: Anna Mei che passandomi accanto mi ha dato una pacca sulle spalle dicendomi di non mollare e lo ha fatto più volte, Ausilia Vistarini, la Biancaneve della mtb, che ad ogni sorpasso mi incitava ad andare avanti, a Margherita Bertamolli col suo sorriso ed a Ilaria Balzarotti con un orsetto attaccato sotto la sella (credo sia il suo portafortuna) ed a tutte quelle ragazze e donne che lottano per le prime posizioni e di cui non ricordo il nome che mi hanno spinta ad andare avanti e non mollare mai!
Ed a quei ragazzi che pare abbiano una moto sotto il fondoschiena e non una mountain bike, come Ermanno dell’Agnosine, come Zorro degli Slowbikers, Cristina Dusina che è una forza della natura e di quanti che ho conosciuto in questi anni in migliaia di km in bike che ad ogni passaggio mi dicevano una parola o mi offrivano qualcosa da bere o assistenza.
Ad altri amici che, seppur non in gara, mi hanno appoggiato come Dado che, libero dal lavoro, è venuto fin lassù per fare il tifo oppure Giorgio dei Crew che mi sono trovata lungo il percorso ad urlarmi “dai kathy…sei fuori” ed ancora Super Mario che alle otto la sera, ad un passaggio dal traguardo mi grida che la grigliata è pronta……
Si perché la mtb è anche tutto questo, l’appoggio incondizionato di persone che non conosci ma che sono parte di questo mondo e gli amici che ti incoraggiano ad andare avanti nonostante sia dura, nonostante faccia freddo e l’unica cosa che vorresti è riposare ed è li che scatta quello strano meccanismo che fa diventare la fatica un amica da cui non riesci a staccarti e di cui non hai paura.
Di notte ho deciso di riposare, non vedevo bene le asperità del terreno lungo i sentieri ed i fari sembravano solo peggiorare le cose e la decisione di fermarmi è stata per me la più giusta seguita, poco dopo, anche da Zambo.
Le ultime ore del mattino fino allo scoccare della 24 esima ora le ho passate pedalando e nell’ultimo giro ho visto poco avanti a me tutte le Ironwoman dell’endurance assieme e mi sono accodata per un attimo, ho passato il traguardo con loro, con il “brava” di Ausilia nelle orecchie mi sono avvicinata al mio “campo base” per riposare finalmente e, da brava sentimentale, due lacrime mi sono scese a rigare le guance: è stata la mia prima endurance veramente in solitaria, senza assistenza ma sono riuscita a finirla e per quanto magari non sia una grande performance, è il mio risultato e conta per me stessa.
Ora che tutto è finito e nonostante il mal di schiena e la stanchezza che tarda ad andarsene la voglia di fare qualche altra gara, di vedere altri posti è grande…. Chissà dove andrò la prossima volta.
Kathy Pitton

mercoledì 27 maggio 2009

Comincia l’avventura!!

Certo che una la penso e un’altra la invento….
Chissa come mai, raggiunta una certa età, si torna indietro e ci si comporta come dei ragazzini, divertendosi come dei matti.
Mai e poi mai avrei pensato, anni fa, di iniziare a far gare in mtb; certo, in bici ci sono sempre andata ma gare….mi sembrava una cosa da ragazzi, da gente con tanto di manico e coraggio da buttare, non certo per signore quarantenni in tacchi alti e rossetto, men che meno di buttarmi nell’endurance.
Ma quando, nel 2007, feci la mia prima 24h ad Idro, sotto un diluvio universale accompagnata dalla mia ragazzina che faceva il tifo, mi ha preso un virus brutale che non mi molla più e che mi tengo ben stretta addosso!!!!
Mi è entrata nel sangue quella sensazione di festa unica nel suo genere, una specie di Woodstock della mtb, dove i bikers si mescolano ai bambini sui loro tricicli, dove belle ragazze si stendono al sole per abbronzarsi e signore più soft stanno sedute all’ombra a leggere un libro, il tutto accompagnato da musica a palla di giorno e le parole dello speaker che dal palco parla ed incita chi passa dal traguardo senza fermarsi o chi parte per un altro giro.
Ed il tutto condito dal profumo delle grigliate, dalle lattine di birra divise con i vicini e dalle risate che si spargono sopra questo accampamento colorato con tende bellissime, altre rappezzate alla bene e meglio ed altre ancora che della tenda hanno ben poco ma è un unico mondo: gli endurancers.
E stamattina, quando sono partita alle 8 per andare ad Idro, avevo la macchina piena di picchetti in legno preparati da Zambo ( anche lui si è imbarcato in quest’avventura), martello e chiodi, nastro colorato ed i cartelli che ci identificheranno nel bel mezzo dell’accampamento, scelti in base ad una specie di legge non scritta che ti fa seguire l’istinto ed ecco che saremo El Zambo Solitario e Tartaruga Zoppa alla riscossa!!!!
La location del nostro accampamento: accanto al cimitero!!! E si perché se devo aver paura di qualcuno sono di certo i vivi, non i morti; anzi, magari tra gli spiriti locali trovo quello che mi proteggerà in questa bella follia: 24 ore in sella a cercar di fare più km possibile, pedalare nel calore del sole cercando di vincere la sete ed il caldo non pensando, pedalare nel buio della notte cercando di vincere quei fantasmi dentro che affiorano proprio quando la stanchezza si fa sentire e ti morde la gola, aspettando quel chiarore nel cielo che indica l’alba ed il giorno che segnerà la fine della tua sfida al mondo.
E per quanto folle possa sembrare agli occhi dei più, ci si sente dei conquistatori, dei guerrieri, ed anche se l’unica cosa che porteremo a casa sarà una foto ricordo, avremo la consapevolezza di avercela fatta.
Kathy Pitton

domenica 24 maggio 2009

Divinus Bike muy muy caliente!!!

Qualche volta penso che i detti dei nonni abbiano sempre un fondo di verità e quello che “ le stagioni non ci sono più” oggi è più azzeccato che mai!
Fine maggio, per cui primavera, e ti ritrovi con 37 gradi che scottano e bruciano, specialmente se vai a correre in mountain bike per le colline del Soave, a Monteforte d’Alpone, per la settima Divinus Bike.
Come spesso succede, mi lascio catturare da un nome, che sia un luogo o una gara non è importante ed ecco che inizio ad organizzare la trasferta, il mio fedele amico Dado di sempre( che credo ormai mi odi un po’) che passa alle sei del mattino a casa col furgone e via che si parte, destinazione Veneto stamattina, per andare a pedalare su sentieri sconosciuti tutti da scoprire e vedere com’è questa Divinus Bike.
Anzi Di-Vinus visto che nel pacco gara abbiamo trovato una bottiglia di Soave da portare a casa e bere fresca con gli amici.
Lungo la strada intoniamo perfino un “ il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei fanti il 24 maggioooooo” che non centra nulla con la Torre di San Martino della Battaglia che abbiamo intravisto dall’autostrada ma siccome li oggi facevano una rievocazione storica della guerra con gli austro-ungarici ci si è intruppato il cervello è storia per storia ci veniva da cantare quella del Piave.
Va beh, comunque si arriva a Monteforte velocemente ed alle otto siamo già nel parcheggio ad attaccare il numero sulla bicicletta ed abbiamo tutto il tempo per fare volantinaggio per la nostra Rampigolem del 5 luglio prossimo, attacchiamo anche uno striscione gigantesco lungo la strada dove tutti i bikers devono passare per cui lo leggeranno per forza.
Fa un caldo incredibile e sono solo le otto del mattino, non oso pensare a quello che sarà tra un po’.
Un giro per orientarsi, due pedalate fino in piazza per un altro caffè, uno scambio di saluti con quanti si incontrano spesso nelle gare in mtb e passa il tempo ed è ora di andare in griglia.
Griglia di merito per me ( e di sicuro si sono sbagliati) e Dado poco lontano, tanto mi raggiunge lungo il percorso.
Sono anni che partecipo a queste gare e per la prima volta vedo una griglia rosa! Tante, tantissime ragazze, non ne ho mai viste cosi tante assieme e quasi mi emoziono; quante volte ho detto che mi sarebbe piaciuto vedere piu ragazze in griglia di partenza, con lo smalto alle unghie ed il rossetto perche siamo donne anche se in mtb sporche di fango, donne orgogliose di essere li, accanto ad amici o compagni, nel mondo che ci siamo scelte per essere diverse ma noi stesse, sempre e comunque.
Ci si scambia qualche frase di incoraggiamento, si chiedono consigli a quelle che conoscono il percorso, ci si prepara mentalmente alla fatica che sarà tanta oggi con il sole a picco che brucia e da cui non puoi scappare.
Scambio un buon augurio con Marika e dobbiamo tapparci le orecchie per lo sparo della prima salva e la partenza della nostra griglia ed inizia la gara contro se stessi.
Subito in salita e sembra non finire mai e la spinta di un ragazzo è decisamente ben accettata e da li in poi sarà un susseguirsi di saliscendi fino a restare senza fiato, per la pendenza si ma principalmente per il caldo: è micidiale.
Il percorso è veramente bello, un susseguirsi di colline e vigneti e mentre sali o scendi vedi altri sopra di te nella collina accanto e sembra un pallottoliere colorato formato da centinaia di ciclisti dalle maglie colorate.
Riesco a salire per tratti dalla pendenza importante in bici ma il caldo mi stà togliendo energie e la decisione di fare il percorso corto non tarda ad arrivare.
Al primo ristoro riempio tutte e due le borracce, bevo quasi due bottigliette d’acqua ed il resto va a rinfrescare il casco e, di conseguenza, la mia testa che sta cocendo sotto il sole.
La pelle delle braccia inizia a bruciare, la maledizione dei biondi, e penso che la crema solare non serve a nulla se la lasci nell’armadietto del bagno a casa!!!
Un bel sentiero in discesa, un paio di derapate da quasi brava che mi gaso un po’( solo perchè non sono caduta altrimenti sentivate che rosario) e giù per strade velocissime; un piccolo ruscello attraversa la strada e tutti sembrano cercarlo per raffreddare un po’ le gambe e poi via di nuovo, sentiero dopo sentiero, fino a quando non sento la voce di Dado che mi raggiunge ed andiamo avanti per un pezzo assieme.
Sono tanti gli amici che mi sorpassano, ci si incita a vicenda come se quello fosse il nostro doping e, piano piano, intravedi il fondo valle e sai che l’arrivo è vicino ed allora vai più veloce, la voglia di arrivare, di una doccia fresca e di bere qualche cosa che plachi la sete ti fanno spingere sui pedali e voli fino al traguardo.
L’unica cosa a cui penso nel passare il traguardo è bere, acqua o altro non importa ma voglio bere, è incredibile la quantita di liquido che il mio fisico ha richiesto oggi, mi sembra di bruciare.
Vedo arrivare Alessandro Arabia, il mio coach virtuale e lo saluto e mi complimento con lui per il tempo: lui ha fatto il percorso lungo nel tempo in cui io ho fatto il corto…. Sembra una moto non un ciclista!!
Ora ci si rilassa, la doccia tanto sognata toglie un po’ di fatica anche se, poco dopo, ricominci a sudare ma ora siamo arrivati e non importa più; il pasta party, due chiacchiere con gli amici, un bravo a Natale che è secondo di categoria ( mi sento una polenta accanto a lui…20 anni più di me e vola!!) e l’ora di tornare si avvicina.
La classifica riporta solo gli atleti del lungo, non ho idea della mia posizione ma ormai va bene cosi, non è cosi importante in fondo.
Il caldo torrido ci accompagnerà fino a casa ma mi porto dietro, come sempre, un sacco di emozioni e di belle sensazioni ed un'altra avventura già prende forma nella mia testa… vedremo dove mi porterà Valchiria la prossima volta.
Kathy Pitton

domenica 17 maggio 2009

9 colli off road ed un bicchiere di San Giovese.


Lo scegliere le gare in base al nome mi porta spesso cosi lontana da casa che la trasferta si trasforma in una piccola vacanza ed inizia col caricare la bike ed i bagagli in macchina questo fine settimana sui pedali.
330 km da percorrere ed arrivare allo stadio di Cesenatico e ritirare il pacco gara dell 8° edizione della 9 Colli Off Road e poi alla ricerca del piccolo albergo che ho prenotato online e la fortuna mi ha sorriso stavolta perché è praticamente dietro l’angolo ed a due passi dal mare.
Il tempo per mettere tutto in camera, Valchiria compresa sotto lo sguardo sorpreso dell’albergatore e via in spiaggia, a piedi nudi nella sabbia… che bella sensazione, era tanto tempo che non lo facevo.
Ma il pensiero và alla gara di domattina, all’altimetria, all’arrivo in salita tosta sotto l’arco medioevale di Montiano, questo paesino a pochi km dal mare dove però non trovi un metro di strada o piazza in piano!!!! O Sali o scendi, nessuna via di mezzo.
Va beh ci penserò domattina e poi devo ancora capire sta storia della partenza alla “francese”…
Il suono della sveglia mi ruba un bel sogno e giu a far colazione alle sei e mezza del mattino, nessuno in giro a quest’ora, solo le Old Lady suonate come me che vanno in bicicletta per l’Italia.
Alle sette e mezza sono già a Montiano, parcheggiare è abbastanza facile e la bike e pronta poco dopo, bandana del Pirata, due borracce per la sete che mi terrà compagnia di sicuro sotto questo sole e zaino in spalla.
Nella piazza bandiere e transenne che fanno parte dell’arredamento di ogni gara di mountain bike, l’arco colorato della partenza e lo striscione dell’arrivo che si tende sotto uno stupendo arco antico ma se guardo giu mi vengono i brividi: sembra la salita della Madonna del Corno, quella chiamata muro del Pianto…ogni bikers bresciano e bergamasco la conosce e sa quanto è dura ed il sapere che è all’arrivo, cioè quando sei cotto dopo ore in sella, mi da un po’ da pensare.
La voce dello speaker mi è famigliare e guardalo la Biker Alf, Alfio Montagnoli per la cronaca!
Un saluto e le due battute di rito come sempre quando ci incontriamo in giro per l’Italia e chiedo come funziona sta cosa della partenza francese: praticamente parti quando vuoi tra le 7.30 e le 9.00.
Però mi dicono che con il mio numero devo partire alle 10 nella griglia degli agonisti… ma no che non aspetto due ore qua in giro e dai che parto tra gli escursionisti, forse non risulterò nella classifica finale ma che importanza ha? In fondo io vinco sempre quando vedo lo striscione “Arrivo”per cui via che si parte per una nuova avventura.
Parecchi tratti di trasferimento in asfalto ma saranno molte le volte in cui mi fermerò nell’arco della mattinata a guardar giu per i crinali delle colline ai piedi degli Appennini, uno spettacolo grandioso!
Sembra tutto disegnato con la riga, sembra che persino le piante di pesche ed albicocche che si perdono a vista d’occhio, siano “ordinate”in grandi appezzamenti quadrati e qua interviene mia figlia che , all’arrivo , mi spiegherà la cosa delle Centurie romane, cioè il fatto che in epoca romana il territorio di conquista venisse diviso in quadrati o rettangoli di una strana unita di misura detta Iugero….cioè la quantità di terreno che un bue poteva arare in un giorno! Non ho parole!!!!
Va bene comunque stà di fatto che che Iugero o no ho pedalato per ore in un territorio bellissimo, curato e piacevole davvero.
E ad un certo punto , su di una stradina bianca, pareva avesse nevicato tanto era lo spessore del polline di pioppo sul terreno e, passandoci in mezzo con la bike, si sollevava regalandomi delle suggestive sensazioni di leggerezza.
Poi quel single track lunghissimo, divertente tanto da sembrare un ottovolante, e mi sono dimenticata della fatica, del sudore che mi colava sul collo e delle gambe che non volevano più saperne di andare in salita ed allora mi sono fermata per un momento, una barretta ed una borraccia d’acqua seduta a bordo sentiero a guardare gli altri passare ed a rassicurare quanti mi chiedevano se era tutto ok.
Via che riparto e poco dopo mi ritrovo ad imboccare un cunicolo scavato nella roccia con torce a terra per illuminare la strada ma lo stordimento dato dal passaggio dalla luce del sole al buio totale mi spaventa per un momento ma mi regala poco dopo la sensazione di scivolare letteralmente sulla roccia fino all’uscita dalle “segrete” di questo castello.
Bellissimo!!!
La deviazione per il “corto”, una trentina di km o poco piu, dettata più dallo scrupolo di seguire le indicazioni del mio doc. in seguito ad un piccolo incidente occorsomi la scorsa settimana, mi porta abbastanza presto verso il traguardo e verso quella micidiale salita vista poco prima di partire.
Un pezzo dovrò farlo a piedi, non riesco proprio a stare in sella, la pendenza è troppa, ed anche cosi la fatica mi sembra enorme e lo spiazzo davanti ad una casa mi regala un attimo di sosta per riprendere fiato e vedo che anche altri lo fanno.
Gli ultimo metri a piedi e poi la mano “gentile” di qualcuno che mi spinge in salita per farmi passare sotto lo striscione in sella ed al mio arrivo vedo gli occhi blu della mia ragazzina, venuta fin quaggiù per veder arrivare la sua mamma fuori di melone come dice lei…. E qua partirà la lezione di storia di cui ho scritto poche righe fa!
Le foto di rito ed un arrivederci ad Alfio alla prossima volta, una doccia calda che con la polvere lava via anche un po’ di stanchezza e poi tutti al pasta party con tanto di piadina e fragole grosse, succose e dolci ed un bicchiere di vino rosso con cui brindo a me stessa ed a tutti quelli che , come me, non hanno paura di mettersi in gioco attaccandosi un numero alla schiena e pedalare per ore arrivando stanchi ma con un sorriso, magari tra gli ultimi, ma sentendosi bene.
Alla prossima ragazzi.
Kathy Pitton

giovedì 14 maggio 2009

Pacco gara Franciacortino alla Rampigolem 2009

Zone (Bs)
Il 5 luglio sembra ancora lontano ma già giungono le iscrizioni a questa gara di mountain bike che guarda il lago d’Iseo dall’alto del Monte Guglielmo ed il Comitato Organizzatore ha deciso di rendere il pacco gara più ricco con una bottiglia di vino della vicina Franciacorta, oltre alla pompa tascabile personalizzata, agli integratori ed alla bottiglia d’acqua.
Unica nel suo genere in quanto totalmente off road in assenza totale di traffico, la Rampigolem vuole, con la sua 5° edizione, bissare il successo delle passate edizioni, in particolare l’edizione 2008 che ha visto alla griglia di partenza il campione italiano Cominelli, giunto al traguardo in 40 esima posizione in quanto attardato da ben due forature durante la gara.
Ricordiamo inoltre la possibilità di gareggiare gratuitamente utilizzando la convenzione stretta tra il C.O. e gli albergatori di Zone, rendendo la gara stessa una piccola vacanza in un incantevole angolo di terra bresciana.
Informazioni sulle iscrizioni e descrizione percorso le potrete trovare sul sito www.rampigolem.it.

venerdì 8 maggio 2009

Una lepre in mtb

Finalmente il mio giorno di riposo ed il sole splende alto nel cielo e non posso pensare ad altro che alla mia mtb.
A mezzogiorno in punto parto, zaino in spalla, due borracce, una vaga idea del dove andrò in sella a Valchiria e via… sterrato a dieci metri da casa mia, strade bianche e mi avvicino alle colline di Corte Franca ed alla salita in ciotoli del cimitero di Nigoline; inizio a salire ed ecco che sbuca dalla curva una macchina in retromarcia e, sinceramente, un bello spavento non me lo toglie nessuno!!! Ma io dico, con tutto lo spazio che c’è, in retro devi scendere da quella strada? Bah, valla a capire la gente!!!
Un po’ lo spavento, un po’ la pendenza, sta di fatto che non riesco a ripartire ed allora scendo con l’idea di ricominciare dal basso; stà di fatto che vedo la strada sterrata li accanto, un invito a seguirla e visto che non la conosco, non ho bisogno neppure di pensare un secondo che le ruote vanno per conto loro in quella direzione.
Entra nel bosco e poco dopo inizia a salire, un fondo smosso dalle piogge insistenti appena finite e dai detriti delle piante, ma seguito a pedalare e mi ritrovo a fiancheggiare un ruscello e la strada è delimitata ai lati da vecchie mura in pietra e, poco più avanti, uno slargo ed una cascina.
Bel posto, non ci ero mai stata prima e dire che sono anni che giro per la Franciacorta in bike; seguo la strada e trovo anche un piccolo ponte in legno a scavalcare il ruscello ed anche due bisce nere piuttosto lunghe che mi attraversano la strada…. Una strizza!!! In dialetto li chiamiamo bes bastuner, credo sia chiamato Frustone in altre parti d’Italia, ho trovato il nome scientifico, viridiflavus, su Google... va beh, comunque si chiami mi sono presa una strizza che saltavo sulle gomme della bike che sembravo na rana.
Poco dopo incrocio la solita strada sterrata che va verso Adro e sbucano tre ragazzi del Racing in allenamento, mi piacerebbe seguirli ma mentre loro fanno un km io ne faccio mezzo....
Passo per il paese di Adro e decido di fare la salita fino agli alpini, praticamente un pezzo del percorso di gara della FranciaciortaBike, non avendo una meta precisa vado un pò a naso, decido strada facendo dove girare. Salgo su, dura come sempre quella salita e poi giù fino al lago a Paratico con l’idea di andare a mangiare un gelato alla Gatta! Niente da fare, tutte le gelaterie sono chiuse e mi devo tenere la voglia di dolce ed accontentarmi di una barretta alle nocciole!
Seguo la strada lungo il lago pensando di raggiungere Tavernola Bergamasca ma la strada non mi piace, troppo traffico e poco dopo giro la bike e torno verso casa via sterrati ma poco prima di girare nella mia via, decido di proseguire per la Riserva delle Torbiere e la Gimondi Bassa....
Che strano giro stò facendo! Il percorso permanente lo conosco a memoria, ogni sentiero ed ogni curva mi sono cosi famigliari, ogni sasso sembra essere al suo posto da anni ed il terreno ha tenuto bene nonostante le piogge.
Poco prima del maneggio di Monterotondo la mia giornata si trasforma in un qualche cosa di veramente inaspettato! Una lepre decide di buttarsi sotto le mie ruote ed io faccio un volo in un cespuglio di spine a bordo sentiero, resto a terra io e la lepre anche.
Ci ho messo un momento a togliermi spine dappertutto, ma davvero dappertutto... un male dell’accidenti e lei li , a zampe per aria, un bestione da far salmi per un esercito!
L’ho presa per le orecchie e l’ho infilata nello zaino, magari se mi vedeva qualcuno mi beccavo anche una multa ma io mica l’ho fatto apposta di metterla sotto, è lei che si è buttata sotto le ruote.
Me ne sono tornata verso casa con lo zaino decisamente pesante e mi sono accorta solo dopo che spuntava un orecchio dall’apertura, qualcuno sicuramente avra pensato che avevo cacciato di frodo da qualche parte... ma il bello arriva adesso.
Apro il garage, appoggio la bike al muro per lavarla, tolgo lo zaino e lo metto nel cestino della bicicletta di mia figlia ed il tutto comuncia a saltellare qua e la... mi sembrava di essere in un film di Harry Potter.
Il vicino curioso, quello che spia sempre dalla finestra ne avrà da raccontare per una settimana, come minimo pensava che stessi facendo delle strane macumbe... comunque sta di fatto che la lepre mi ha rosicchiato un pezzo di zaino e quando ho chiuso il garage, era li che saltava in giro buttando per aria le lattine di colore di Dante.
Robe da matti!
Il bello è che sono andata in paese e l’ho raccontata a Gabriele che credo stia ancora ridendo.
Quando sono tornata a casa ho aperto il garage e lei è balzata verso la libertà, come è giusto che sia.
Ho fatto 68 km in mtb oggi, ed è stata una giornata decisamente strana ma questo non toglie il fatto che non la dimenticherò; credo che queste cose, queste avventure se vogliamo chiamarle cosi, capitino solo a quanti come me vanno in giro anche solo per guardarsi attorno senza dover correre a tutti i costi ed allora hai il tempo di “assaporare” anche queste cose, questi incontri fuori dal comune. Ho un pò di graffi nuovi in giro alle gambe e sulle braccia ma li considero una specie di riconoscimento per la mia passione per le ruote grasse ed una specie di “grazie” da parte della lepre con le orecchie lunghe.
Kathy Pitton

mercoledì 29 aprile 2009

Rampigolem news ( 3 )

Nonostante il clima ben poco primaverile porti ancora copiose nevicate ad imbiancare la cima del Monte Guglielmo, il Comitato Organizzatore della Rampigolem non si lascia scoraggiare e continua il proprio lavoro.
Continuano, nel frattempo, ad arrivare telefonate ed email per ricevere informazioni in merito alla convenzione stipulata con gli albergatori della zona che renderà possibile soggiornare in hotel e gareggiare gratuitamente, trasformando cosi la gara in una breve vacanza con la famiglia e sono inoltre arrivate le prime iscrizioni che, al momento, nonostante manchino ancora più di due mesi alla gara, hanno raggiunto le 50 unità.

Il Comitato Organizzatore è certo che saranno in molti ad accettare la sfida ed a conquistare la cima del Monte Guglielmo!!!
Con dispiacere ci vediamo costretti, per direttive della Federazione Ciclistica Italiana, a non organizzare la gara allievi ed esordienti inizialmente prevista dal programma.

Ulteriori informazioni sulle iscrizioni e sulla tipologia del percorso le potrete trovare sul sito della gara stessa: www.rampigolem.it

domenica 19 aprile 2009

Vignalonga da maglia nera!!


Le colline di casa, quei filari di vite dove spesso mi sono fermata per guardare le poiane appollaiate tra i rami delle piante, le strade bianche dove da anni passo ed ascolto il fruscio dei copertoni sulla ghiaia e quelle salite dove il respiro si fa corto ed il cuore accelera fino a diventare un tamburo di guerra nel petto….casa mia.
Un angolo di mondo che non cambierei con null’altro, un orizzonte infinito dove far scorrere lo sguardo e perdermi nei pensieri che passano nella testa con la carezza del vento sulla pelle del viso….la mia Vignalonga è anche questo.
Ogni anno penso… “no non la faccio, è troppo dura” ma poi, ogni volta, mi iscrivo e mi metto in griglia e come va và ed è innegabile ormai che la voglia di pedalare ha il sopravvento sul resto.
Stamattina tutto pronto come sempre ma mancherà il compagno di viaggio di sempre, il mio amico Dado, anzi no, ci sarà comunque perché arriva a prendermi alle 7.30 ma non farà la gara in forma ufficiale ma come Bike Angel per me.
Non ne aveva voglia, non gli andava di iscriversi ma lo avrò accanto come sempre fino alla fine, una scorta speciale assieme a Francesco dell’organizzazione che farà la scopa in bike.
E non immaginate quanto mi piaccia l’idea di non avere la moto dietro che accelera e sbuffa ma la voce ed il viso di un amico che sa che in salita non valgo un accidente e che le discese troppo tecniche mi spaventano ma che, comunque, mi ha incoraggiato dall’inizio alla fine.
Ed inizia cosi una altra giornata in sella a Valchiria, nel mondo della mtb dove mi trovo cosi bene ed i visi conosciuti che fanno un sorriso ed un saluto è d’obbligo per tutti ed è piacevole sentirsi chiamare da Zaglio e sentirsi dire…”leggo i tuoi resoconti di gara…”.
In questo mondo in cui sono entrata in sordina, in punta di piedi anni fa e da cui faccio fatica a staccarmi anche se, ormai lo so, dovrò andarmene prima o poi come ciclista e rimanere come spettatrice, ma è cosi difficile mollare; ed allora attacco il numero 62 alla bike e via a scaldare le gambe su e giù dalla strada ma non voglio neppure esagerare perché la salita all’inizio è dura da matti per me e la conosco e so che devo tenermi le energie, già ne ho poche!
Una ragazza mi chiama e, finalmente, conosco di persona Marika con la quale spesso chiacchiero in rete su Facebook ed una parola tira l’altra e presto danno il via alla gara.
Ci si sgrana su per la salita ed alla torre di Adro inizia una specie di battaglia con le pietre, il terreno sdrucciolevole e la pendenza che non perdona…accetto anche una spinta dai ragazzi del Rodengo Saiano …su su finche riesco e poi piede a terra ed a spinta.
Ed incontro alcuni ragazzi a cui si è rotta la catena e che mestamente tornano verso la partenza, la loro gara finisce qua; poco dopo incontro anche Zambo con il copertone tagliato ma riesce a riparare in qualche modo con Francesco e riparte in salita dicendomi che farà il corto visto il tempo che ha perso…io avevo deciso ancor prima di partire di fare il corto, altrimenti non arrivo più.
Riesco anche a fare alcuni tratti in salita in sella ma su alcune pietre la ruota dietro scivola e cado malamente ed è forse un bene perché mi arrabbio e se poco prima avevo meditato il ritiro ora sono decisa ad arrivare a tutti i costi, ultima ma non mollo!!
Ed arriva la cima e la croce e la vista sul crinale è fantastica ma ora l’attenzione deve andare alla micidiale discesa tra le rocce dove scivolare è un attimo e piano piano scendo a valle; ma finita la parte rocciosa inizia il pantano vero, quel terreno tanto inzuppato d’acqua che risucchia scarpe e caviglie e si pattina e, come sempre, il pensiero del “ma chi diavolo me le fa fare ste robe qua” arriva e rido quasi da sola.
Dado fa strada, mi avvisa quando diventa particolarmente pericolosa ma comincio ad andare e , come dice Francesco, inizio la mia gara.
Passo davanti a casa e la voglia di infilarmi in garage è grande ma via sulla strada e verso la Riserva delle Torbiere e all’improvviso mi accorgo che non siamo sul percorso provato giorni fa ma veniamo deviati su altri sentieri che si conosco, ma che non facevano parte della gara! Sono tranquilla per il fatto che la scopa mi segue e se per lui è ok lo è anche per noi ma pare strana questa deviazione e presto mi rendo corto che per un qualche motivo stiamo deviando parte del percorso originario e ci avviciniamo alle Cantine Berlucchi tagliando quasi 10 km di percorso.
Non capisco ma continuo a pedalare e quando arrivo sul ponte della statale e mi dicono che il traguardo è a 5 km è quasi un sollievo, sono cotta…talmente cotta che quasi taglio la strada ad Ermanno dell’Agnosine….scusa scusa scusa scusa!
Vigne ed ancora vigne e la salita cementata della Ferghettina che taglia le gambe definitivamente, gli ultimi tornanti a piedi e giu nella strada sterrata fino in fondo ed il cartello che indica 500 metri all’arrivo mi sorride.
L’arco del traguardo lo passo ma non ho voglia di alzare il braccio stavolta, sono stanca, forse troppo.
Poi, come ogni singola volta, passa tutto, si ripone la bike sul furgone, una doccia fredda per lavare via il fango e cambiarsi, un panino e le chiacchiere con gli amici fino alle premiazioni ed è bello vedere i volti sorridenti di quanti hanno fatto di questo sport uno stile di vita.
E come ogni anno alla Vignalonga premiano le maglie nere e del percorso corto sono io: sono la maglia nera storica di questa gara e sinceramente ne vado orgogliosa perché essere ultima significa anche che io ero qua in griglia stamattina, che ho pedalato tre ore nel fango, che sono stanca morta ma che stò bene e che ho avuto la fortuna di essere circondata da un sacco di amici e da due angeli in bicicletta.
Se per voi è poco…beh, mi dispiace per voi!
Kathy Pitton

martedì 14 aprile 2009

Rampigolem news( 2 )

La neve brilla ancora sotto i raggi del sole sulla cima del Monte Guglielmo ma il Comitato Organizzatore della 5° Rampigolem non si fa certo intimorire e prosegue con i preparativi.
Riscuote successo, tra i molti bikers che già hanno chiesto informazioni via email o telefonicamente, la convenzione con gli albergatori locali che darà modo agli atleti di gareggiare gratis ed agli accompagnatori di passare un fine settimana all’insegna della natura con uno sguardo sul lago, potendo approfittare delle possibilità escursionistiche offerte dal territorio di Zone e delle sponde del Sebino restando poco lontani dal “campo di gara” e dagli atleti.
Verrà riproposta anche quest’anno una gara parallela per allievi ed esordienti ed è, inoltre, in preparazione un pacco gara che riscuoterà sicuramente un notevole successo.
In distribuzione in questi giorni nelle varie manifestazioni mtb della Lombardia ( e non solo) il volantino esplicativo della gara, dove potrete trovare ulteriori informazioni sull’iscrizione alla stessa, descrizione percorso e dislivelli che sono inoltre consultabili sul sito web www.rampigolem.it.
Siete pronti ad accettare la sfida?

Comunicato stampa

martedì 31 marzo 2009

Rampigolem news!!!

Nonostante manchino ancora tre mesi alla partenza di questa 5° edizione della Rampigolem, il Comitato Organizzatore ha già messo all’opera “uomini e mezzi” per far si che, come ogni anno, la gara sia un successo.
Aperte ufficialmente le iscrizioni mantenendo lo stesso costo dello scorso anno, non verrà comunque meno la qualità dei servizi che hanno contraddistinto le passate edizioni di questa affascinante gara che scala le pendici del Monte Guglielmo a Zone, con uno splendido colpo d’occhio sul lago d’Iseo.
Novità di questo 2009 è la convenzione stipulata con gli albergatori di Zone che darà la possibilità a chi deciderà soggiornare qualche giorno prima della gara del 5 luglio di partecipare alla stessa senza pagare l’iscrizione.
Ulteriori informazioni le potete trovare sul sito ufficiale della gara www.rampigolem.it


Comunicato stampa.
Kathy Pitton

domenica 22 marzo 2009

River Marathon Cup: fatto!!!!!

E’ si, si iniziano delle avventure che coinvolgono ogni singola fibra di cui siamo composti e si arriva alla fine delle stesse con la soddisfazione dell’avercela fatta, di aver finito un qualche cosa iniziato quasi per gioco….
Quattro settimane, quattro domeniche tra bassa Lombardia ed Emilia Romagna, su e giù da argini e fossi, nell’erba e nel fango facendo il possibile per finire in tempi decenti percorsi scorrevoli ma tosti, stramaledettamente tosti.. come la Xbionic di oggi, per uomini bionici, donne toste e teste matte come me!
Ed è un film sempre uguale e già visto decine di volte, partenza presto con gli occhi ancora mezzi socchiusi dalla voglia di dormire, un caffè per cercare di connettere ed una colazione più o meno razionale per non rimanere senza benzina a metà strada quando il traguardo è ancora lontano e la deviazione del percorso corto è passato da qualche chilometro e non si può più tornare indietro; e la mia giacca antivento è sempre bombata all’altezza dei reni, barretta che non si sa mai, bustine di miele che magari mi fanno andare avanti qualche chilometro di più, ci scappa anche una brioches che dovrebbe placare la fame se il ristoro non c’è oppure è lontano…
E le borracce con i Sali e non sapere mai quali sono quelli giusti ed alla fine mescolarli un pochino tanto sanno quasi tutti d’arancia!!
Filosofia spicciola di una biker per passione che non ha mai tempo per allenarsi, che litiga col capo in ufficio per i giorni di ferie nel periodo di gare che sono sempre di domenica e che lavora nei festivi…
Sole! Una stupenda giornata dopo la neve di venerdi, terreno scorrevole e veloce, anche troppo veloce per le retrovie; partenza a tutta e poco dopo rendersi conto che i 30 all’ora è meglio mollarli subito se voglio riuscire a finirla tutta questa prima edizione della Xbionic e scendere piano piano ai 20 orari sicura di poterli tenere fino alla fine e poco importa se mi ritrovo subito dietro a tutti, andando piano ho il tempo di gustarmi la strada perché il viaggio vero è il percorso stesso, quando arrivo al traguardo finisce tutto.
Ho visto anche dei falchi lungo la strada mentre si levavano in volo al mio passaggio, disturbati forse dal rumore delle mie ruote sulla ghiaia delle strade bianche; di sicuro so di aver salutato tante persone, quelli che hanno dato il loro tempo per assistere noi biker lungo il percorso di gara e mai, nelle decine e decine di gare che ho fatto in giro per l’Italia, ho visto cosi tante persone lungo il percorso: sembravano dappertutto!
Ed a quel ciclista che mi ha detto: ma perché diavolo li saluti!! vorrei rispondere che loro mi hanno permesso di fare la gara in tutta tranquillità, di attraversare strade con il traffico automobilistico aperto senza dover guardare a destra e sinistra, dando il loro tempo per noi! Eppoi salutare non costa nulla!
Mi sono fermata per vedere come stava uno dei ragazzi Sculazzo, una maschera di sangue tanto si era ferito durante la gara e mi è venuto spontaneo fermarmi e dare la pompa ad un altro ragazzo fermo con le gomme a terra… poi mi ha raggiunto e mi ha ridato tutto ringraziando e ripartendo a razzo tant’è che non l’ho più visto tanto era veloce.
Al ristoro sosta viveri e mi raggiunge la moto! No Kathy, non va bene! Non ultima dai pedala!
E parto e la mia “performance” mi porta a superare cinque persone ed arrivare al traguardo in solitaria in 2h 57 minuti per 54 Km!!! E già vi vedo a sorridere…
Lo so che vado piano!!
Ma il traguardo lo passo col braccio alzato ugualmente e quando mi danno la bottiglia di vino come maglia nera femminile ci faccio anche una risata!
Il vino lo berrò alla vostra salute ragazzi.
Il tempo passa veloce al pasta party circondata da amici, mi guardo le premiazioni, faccio due chiacchiere e guardo Dado infilarsi gli occhiali regalati a tutti gli all finisher e so che anche lui è contento di aver fatto questo Marathon tour anche se, a gennaio, non ne era molto convinto.
Torniamo a casa e la stanchezza si fa sentire oggi più di altre domeniche, una gara veramente dura stavolta ma quello che porto dentro è, come sempre, tutta una serie di sensazioni, di colori ed emozioni; ho nuovamente scoperto una parte di territorio lombardo fatto di strade di campagna lungo gli argini dei fiumi, di chilometri e chilometri di prati e campi dove si può ancora respirare l’aria che non sa di smog e gas di scarico, dove puoi vedere le prime primule selvatiche che sbocciano o semplici fiori di campo bianche che si muovono al vento come danzando… ma per assaporare tutto questo devi essere come me, stare nelle retrovie e lasciar correre gli altri che non hanno il tempo di ascoltare il vento con in sottofondo i Deep Purple!
Ma è una sensazione cosi bella ragazzi…..
Kathy Pitton

domenica 15 marzo 2009

Mi piace stà Fosbike!

5 del mattino ed avrei voluto buttare la sveglia dalla finestra…a già la Fosbike a Carpi.
Meno male che ho preparato tutto ieri sera altrimenti, come minimo, dimentico le scarpe stamattina.
Caffè, ho bisogno di caffè!
Ma come diavolo ho fatto non lo so, sento uno strano sssssssssssss in cucina e la macchinetta del caffe americano fa fumo ed invece dell’aroma dei miei chicchi tostati sento solo odore di plastica bruciata…a cominciamo bene!
Opto per il the e aspetto di sentir arrivare Dado ma se gli offro the storpia il naso ed allora non lo faccio neppure entrare in cucina e si parte subito con l’intenzione di bere un paio di tazze fumanti lungo la strada.
Le solite chiacchiere, un po’ di musica e vediamo, tra la foschia, la palla rossa fuoco del sole che si leva all’orizzonte…e se ne esce con: cos’e’ quello?
Dire che lo guardo strano è poco…ma il sole Dado!!
No che non è il sole ma il Giappone! Guarda li, Sol Levante….
Ussignur cominciamo bene davvero oggi, io brucio la macchina del caffè e lui da i numeri!
Ridendo e scherzando arriviamo fino al solito autogrill ed una sosta è quasi obbligatoria; ci si rimette in marcia e, poco dopo, leggo “attenzione nebbia tra Modena e Carpi”.
Bang, detto fatto, eccoci avvolti da una spessa coltre bianca che fa sembrare tutto ovattato e silenzioso, meno male che siamo partiti presto; si procede lentamente ma piano piano arriviamo al casello di Carpi ed inizia la ricerca della partenza di questa gara in mtb: Fosbike appunto.
226 il mio numero, il saluto ai tanti amici bikers della zona ed ai molti bresciani che come noi, ogni domenica mattina, partono presto per pedalare in giro per l’Italia.
Ci si scalda un po ma le nove e mezza arrivano in un lampo ed il via viene dato a suon di musica a manetta tra una nebbia fittissima che, quasi, non fa vedere il fossato posto poco dopo la partenza… fossato che io aggiro passando a lato.
E mi ricordo ben dello scorso anno in cui quasi non ne esco più, una marea di fango lo rendeva sdrucciolevole ma quest’anno il tempo, quanto meno la pioggia, ci ha graziato: asciutto, scorrevole e veloce, tanto veloce.
Inizia cosi la mia gara, decisa a finirla tutta e facendo il percorso lungo stavolta, facendo del mio meglio per arrivare in fondo canticchiando.
Ci si sgrana velocemente tra gli argini e le strade bianche ma sento le gambe girare bene e la musica del mio ipod mi tiene compagnia; intravedo Dado qualche volta tra un argine e l’altro in mezzo a molti altri e spero di non rimanere troppo indietro o da sola che ,qualche volta, è anche peggio.
Vedo un cartello, lo leggo ed inizio a ridere: ATTENZIONE ATTRAVERSAMENTO RICCI, OCHE E GATTI!!!!
Non mi era mai capitato di leggere un avviso cosi, ma proprio mai.
Poco dopo c’è il primo ristoro e due chiacchiere con le signore addette alla distribuzione sono quasi d’obbligo ed arriva Elvis….. si dai lo so che non è l’Elvis the Pelvis ma lo devo ringraziare perché mi ha fatto compagnia per un bel tratto di strada, mi ha tirato in alcuni punti e mi ha fatto piacere.
Il sapere poi che ha 67 anni e che lo scorso anno è andato in India in bici beh, un pochino di invidia l’ho provata.. chissa’ cosa farò io tra vent’anni!!! Non lo so mica se me ne andrò in giro ancora in bike di qua e di la per il mondo.
Su da un argine, giu da un altro, alcuni a piedi perché sono tipo discesa libera e non me la sento proprio, poi l’ultimo dai che ce la faccio e rataplam a gambe per aria con tanto di fotografo che immortala il volo!
E seduta nell’erba faccio in tempo a vedere le lepri che corrono lungo l’argine, uno spettacolo! Hanno delle orecchie lunghissime e si fermano un attimo e guardare sti pazzoidi con maglie colorate che pedalano nel loro territorio finendo a ruzzoloni giù dagli argini…..
Ho il tempo di guardarmi attorno pedalando e vedo fin dove sono esondati i fiumi ed i canali fino a pochi giorni fa, un sacco di acqua ovunque, fango duro che si stà seccando e si spacca col caldo e forma uno strano effetto tra le radici degli alberi.
Dai Kathy che ci siamo quasi, guardo il contachilometri e mi rendo conto che di strada ne ho macinata parecchia e che manca poco alla fine; lascio il gruppetto che era con me all’ultimo ristoro e pedalo in solitaria fino alla fine, quando entro nell’ultimo km e passo vicino al parcheggio dove molti stanno già riponendo le bike in macchina o nei furgoni e mi accoglie un Vai kathy urlato dai ragazzi dello Sculazzo e da altri di cui non ricordo il nome ma a cui mando un bacio grande cosi!!!! E vedo il traguardo e Dado che mi aspetta e sono di un contento che non potete immaginare: si perché ho finito la mia gara e, secondo le mie capacità, con un buon tempo.
Lo scorso anno avevo fatto la “corta” in 2h e 30 minuti, quest’anno la gara intera, 50 km nello stesso tempo: per me è una vittoria!
Ed anche Dado ci ha messo quasi un ora meno dello scorso anno, ci sentiamo dei draghi! Magari qualcuno sorriderà al nostro tempo ma noi due ci siamo divertiti, come sempre del resto.
Doccia, pasta party in compagnia di amici, la bandana della Aironbike rosa con scritto ONLY FOR REAL CYCLING WOMAN consegnatami da una delle moglie/fidanzate dello Sculazzo Team, ed il sentirsi bene con me stessa sono tutto quello che desidero da queste giornate perché, in fondo, basta poco per volersi bene e stare bene grazie anche ad amici speciali che mi seguono in bici in giro qua e la e che, se non possono venire con me, sono comunque il mio doping personale.
E vi adoro tutti!
Alla prossima domenica ragazzi.
Kathy Pitton

domenica 8 marzo 2009

Sul fiume col sole

Granfondo dei tre comuni, un ritorno sugli argini del Po da dove mi ero allontanata la settimana scorsa dopo l’Aironbike di Guastalla, e Pomponesco, questo paese della bassa padana, si trova esattamente dall’altra parte del fiume.
Stessa levataccia alle 5.30 del mattino, furgone in arrivo alle 6 e via; ormai una routine consolidata, non abbiamo bisogno di parlare troppo Dado ed io, anzi ci si capisce al volo.
Ormai questa strada la conosce anche il furgone da solo, come se avesse il pilota automatico inserito e noi due abbiamo il tempo di guardarci un po’ attorno, di mettere l’immancabile cd di Elvis e di canticchiare lungo la strada.
Una stupenda giornata di sole, questo è già di per sé un risultato, ora dobbiamo solo cercare di far bene la gara e di portare a casa qualche punto del River Marathon cup.
La sosta lungo la strada per un caffè e poco dopo le otto siamo al parcheggio del centro sportivo assieme alla solita e colorata carovana di auto, camper e furgoni carichi di bike e bikers scalpitanti!
Una lunga fila al ritiro numero ma presto posso attaccare il numero 272 su Valchiria e mi preparo decidendo che è meglio stare leggeri oggi, fa gia caldo ed il sole stà scaldando ancora di più.
E’ un piacere sentire il suo tepore sulla pelle e penso anche che avrà asciugato il percorso dalla pioggia della scorsa settimana rendendolo più veloce e scorrevole.
L’onda nera della “marea” Sculazzo si fa presto vedere, ma quanti siete ragazzi!!! Poi le altre maglie conosciute, gli Mbo, gli Slowbikers e tanti con la maglia gialla del gruppo Rosa Carni, i padroni di casa ed organizzatori della gara odierna; quest’anno hanno intitolato la gara ad uno loro atleta scomparso la scorsa estate, Gianfranco Ugolini, mentre si stava allenando sulle strade di casa da un ubriaco…
Gironzoliamo un poco attorno per scaldarci e mi avvicino alla partenza dove Alfio Montagnoli, lo speaker mi chiama per dire due parole sulla festa della donna: ciò che esce dalle mie labbra è che non ci si deve ricordare delle donne solo nella giornata del 8 marzo ma sempre, come sempre si dovrebbe pensare alle PERSONE in genere, semplicemente rispettando l’unicità di ognuno di noi, uomo o donna che sia.
Decidiamo di entrare in griglia, le 9.30 arrivano in un lampo e ci viene chiesto un minuto di silenzio per Ugolini… mi viene il magone anche se non ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente forse per il fatto che un suo compagno di squadra è accanto a me in griglia e gli si inumidiscono gli occhi ed a questa old lady vengono in mente un sacco di amici che non ci sono più ma vivono nei ricordi di ogni giorno e le lacrime vengono anche a me!
Poi passa tutto, la musica a palla dei Guns ‘ n Roses ed il via e si parte per il giro di lancio di 5 km… ci saranno molti altri km dopo….
Su dagli argini e giu poco dopo, il fango non è molto ma sembra colla sotto le ruote; il gruppo si sgrana e si allunga lungo le strade da percorrere e qualche volta mi pare di girare in tondo e di essere sempre allo stesso punto!!
Ma il tempo passa ed i km si accumulano nel contachilometri e nelle mie gambe e tra non molto sarò arrivata e la voglia di una doccia calda mi fa pedalare più forte per arrivare prima; la mia gara personale contro il tempo, la mancanza di allenamento e molte altre cose la vinco ogni volta a modo mio, non prendendomela se sono tra gli ultimi o se quelle dannate salite mi fanno andare in corto circuito le gambe ed il respiro, tanto quando arrivo in cima riprendo fiato ed ho tempo per guardarmi attorno e vedere quello che tanti, correndo veloci, si perdono.
Un ultimo strappetto ed un urlo da parte del Bacchia: ma amore mio vuoi che ti spinga? E ridendo di rimando gli dico che vorrei solo un bacio!!
Arrivo al traguardo col mio braccio alzato ed ho un sacco di amici da salutare, le pacche sulle spalle distribuite ed avute sono la “paga” di noi bikers per passione.
Via a fare la tanto desiderata doccia calda: sfrattiamo un paio di ragazzi che si erano appropriati della nostra doccia e faccio due chiacchiere con le altre ragazze, quelle che vanno forte da matti e che sono sul podio tutte le domeniche.
Aspetto Dado al traguardo che arriva poco dopo scortato dalle moto di fine gara, è stanco ma so che è contento di aver finito anche questa avventura.
Ho il tempo di fare due foto agli Slowbikers in gruppo e via al pasta party dove vengo ospitata al tavolone dei ragazzi dello Sculazzo Team; battute e risate, quattro chiacchiere in compagnia fanno si che il tempo passi velocemente.
Un viso giovane e sorridente mi si avvicina: ti ricordi di me?io ti ho riconosciuta subito!
Ma certo che mi ricordo di Lisa Bacchiavini, abbiamo fatto la 6ore endurance assieme al parco del Barboj lo scorso anno… è bello rivedere questa ragazza… vola sulle ruote grasse!!! Avete presente un treno? Beh lei è di sicuro il Pendolino Milano Roma!
Piano piano si avvicina l’ora di rientrare, la strada è lunga ma decidiamo di fare una deviazione: un caffè a Brescello, il paese di Don Camillo… ultime parole famose.. si perché dopo aver girolato per un ora di qua e di la del Po, non solo non lo abbiamo trovato (eppure i cartelli stradali li avevamo visti) ma siamo arrivati all’ingresso dell’autostrada per non so quale strada alternativa ed il caffè abbiamo deciso di berlo lungo la strada del rientro.
Lasciandoci la pianura alle spalle ci si è parato di fronte lo spettacolo delle nostre montagne innevate; come un richiamo della foresta per due come noi che hanno l’abitudine di guardare verso nord ogni mattino nell’aprire le finestre ed il cielo cosi terso ed azzurro fa sembrare la neve brillante come argento colato.
Ci sono nubi bianche sparse come pennellate nel cielo azzurro, sono forse quelle nuvole che già domani riporteranno la pioggia ma oggi abbiamo avuto una giornata stupenda a contorno di quello sport che tanto amiamo.
Il posto in classifica? Beh sinceramente non lo so e non è che il saperlo mi cambi molto le cose, va bene cosi, come sempre.
C’è già un'altra gara a calendario domenica prossima…..
Kathy Pitton

domenica 1 marzo 2009

Un Aironbike… senza aironi.

Alcune giornate nascono strane, sono imprevedibili e per quanto fai, non riesci ad ottenere quello per cui hai lavorato, con rammarico ed anche un poco di rabbia.
La mia Aironbike è iniziata nel pomeriggio di ieri, sabato, in una sgambata per campi in bike per quello che doveva essere un richiamo muscolare prima della giornata di oggi, la prima granfondo di stagione, ma qualche cosa è andato storto e mi sono ritrovata in un fosso a gambe all’aria e la mia amata Valchiria con il deragliatore a penzoloni ed il forcellino spezzato.
Era come se la sua “ferita” fosse la mia ed un singhiozzo mi è salito in gola: adesso che faccio? E la gara di domani?
Ero ancora mezza impantanata nel fango che già chiamavo il meccanico col telefonino ma era prevedibile il fatto che di sabato pomeriggio tardi fosse impossibile cambiare il pezzo rotto; orgoglio ferito e morale sotto i tacchetti delle scarpe da mtb!
Gli ho portato la bici speranzosa in quel miracolo che già sapevo impossibile e poi, mestamente a casa a leccarmi le ferite, più morali che fisiche dopotutto ma qualche volta sono quelle che non si vedono a far più male.
Erano due mesi che preparavo questa gara ed anche senza velleità di vittoria o piazzamento ero sicura di poter far bene, a modo mio e piano piano ma sarei arrivata al traguardo con il braccio alzato come sono solita fare, una conquista guadagnata pedalando con passione.
Ed allora sono scesa in garage a spolverare Pendragon, il mio “vecchio” cavallo da corsa, quello che lo scorso anno avevo passato a mia figlia, facendolo adattare a lei, alla sua statura e di conseguenza, troppo piccolo per me; ho alzato la sella di quel poco possibile ed ho deciso di non rinunciare a priori a tornare a Guastalla per questa gara che lo scorso anno mia aveva regalato tante emozioni e soddisfazioni….. ma… esiste un ma.
Partiti presto come sempre, un caffe in autostrada e dopo due ore di macchina eccoci al Lido Po, sulle rive del fiume padre per eccellenza della Pianura Padana.
Pacco gara e numero 212 da attaccare alla bike, un saluto agli amici del team Sculazzo e di molti altri conosciuti qua e la e via a provare un po di percorso, leggermente diverso dallo scorso anno, l’esondazione del fiume non ha permesso i passaggi in golena ma solo lungo gli argini, sarà veloce come gara, 44 km da fare a tutta.
Già dalle prime pedalate sento che sono troppo bassa, pensavo di aver risolto ma ora mi rendo conto che la bici non va bene per me, le ginocchia iniziano subito a far male e per quanto faccia non sarà una bella gara.
In griglia le solite battute, gli auguri ed in bocca al lupo scambiati con chi conosci, la pacca a Dado che si sente un leone oggi e via che si parte: i primi km vanno via veloci ma poi, poco alla volta le gambe non girano più e vado avanti troppo lentamente e quei 23 chilometri del primo giro mi sembrano eterni, non riesco neppure a star dietro ad un bambino seguito dal suo papà….
Quando vedo il cartello dell’ultimo km è quasi un sollievo e decido di fermarmi, nessun secondo giro per me, mi fermo e basta ed aspetterò Dado al traguardo.
Ho il tempo di fare la doccia e di riporre tutto sul furgone e lui arriva tutto contento del suo tempo ed io sono contenta per lui.
Tortellino party, le premiazioni dove applaudo i ragazzi premiati che conosco, Fabione, Paola e Giulia, Elena e Laura e, dopo un caffè, ripartiamo verso casa.
Ascoltiamo Elvis e canticchiamo mentre lasciamo Guastalla con destinazione Iseo e mi rendo conto che il grigiore della giornata mi ha contagiata, che la pioggia che ha iniziato a cadere appena prima di mezzogiorno ha reso ancora più triste il mio “non risultato”, un giro solo non conta ai fini della classifica di gara.
Forse mi dispiace solo il fatto di aver gettato al vento tutto il River Marathon Cup, ci tenevo a finirlo…pazienza.
Domenica prossima sarò a Pomponesco per la Granfondo dei Tre Comuni con la mia cavallina guarita, pronta a correre e con una gran voglia di rivalsa.
E spero di rivedere gli aironi stavolta, gli stessi che lo scorso anno mi avevano fatto sorridere.
Kathy Pitton